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Come si vive in Romania: la storia di Elena

Come si vive in Romania

Già, come si vive in Romania?

Oggi cercherò di dare una risposta a questa domanda che io considero molto difficile. Perché non è immediato spiegare come si vive in un luogo e ci vuole un attimo per cadere negli stereotipi, fornendo un’immagine distorta della realtà.

Le cose sono sempre più complesse di come sembrano e io voglio rispondere raccontandovi la storia di Elena.

Chi è Elena

Elena è una signora di circa 65 anni, con il fazzoletto in testa e un sorriso gentile.

Noi l’abbiamo conosciuta mentre passeggiavamo per il centro di Brasov, nei pressi di Piazza Sfatului.

Tutte le sere arriva con il pullman dal paese vicino, con le braccia cariche di ceste. All’interno, ci sono i fiori che lei raccoglie nel bosco accanto al suo giardino e che confeziona in mazzetti da vendere ai turisti.

La prima volta che incrociai il suo sguardo rimasi colpita da una forza d’animo che non si piega al trascorrere del tempo. Quella sera d’estate non potemmo fare a meno di avvicinarci a lei, aprendo la conversazione con un un rispettoso “Buna Seara”.

Dopo qualche convenevole per rompere il ghiaccio e un te caldo preso insieme nella pasticceria accanto, mi azzardai a porle qualche domanda. Quella che era una semplice chiacchierata si è trasformata in un’intervista a tutti gli effetti, che sono felice di aver registrato con il mio cellulare.

Oggi ve la propongo su questo blog, perché nessuno meglio di lei può parlare della vita in Romania.

Ho scelto di lasciare tutto com’è nell’originale, senza apportare ritocchi o correzioni, perché le sue sono parole talmente profonde che richiamano una saggezza di altri tempi, preziosa per tutti coloro che hanno voglia di conoscere, senza per questo giudicare.

Buona lettura.

Come si vive in Romania: l’intervista a Elena

M: Elena, che bel nome hai, è anche quello di mia madre. 🙂 Posso chiederti perché sei qui? Vieni tutte le sere?

E: Vendere i fiori è il mio secondo lavoro. Non lo faccio sempre, solo in Primavera e in Estate. Al mattino mi alzo presto e vado in cerca dei fiori più belli. Poi li confeziono realizzando questi mazzetti, che vendo qui a Brasov. Vengo con il pullman tutti i pomeriggi, tranne la domenica che mi riposo.

M: Qual è il tuo lavoro principale?

E: Io vivo in campagna, in un paese fuori Brasov. Mio figlio dice che è talmente piccolo che non è scritto nemmeno sulle carte geografiche, lo trovi solo su quella del Municipio. Io vivo vendendo i prodotti del mio orto e le galline. Sono fortunata perché ho uova in abbondanza, così posso vendere quelle in più.

M: Questo è già un lavoro a tempo pieno, direi. Come ti è venuta in mente l’idea dei fiori?

E: Una mattina di Primavera ero andata nel bosco a raccogliere la legna per la stufa. Il prato intorno a me era pieno di fiori. Quando ero giovane lavoravo in un negozio, io realizzavo gli addobbi per le feste proprio con i fiori e le piante. Ma non qui a Brasov. All’epoca, c’era Ceausescu e dal Municipio ci indicavano dove andare a lavorare. Quelli del paese stavano soprattutto in fabbrica, ma se non c’era posto venivamo mandati altrove. All’epoca io lavoravo in Bucovina e tornavo a casa due volte al mese. Comunque, quella mattina ho ripensato al mio lavoro e ho avuto l’idea di comporre questi mazzetti e venderli.

M: Perché qui a Brasov e non in paese?

E: Da noi tutti hanno un giardino e i fiori non mancano, ma in città non è così, quindi comprano i fiori perché sono attratti dalla campagna e poi ci sono molti turisti.

M: Vivi da sola? Prima parlavi di un figlio…

E: Ne ho 3, tutti maschi, ma sono andati via. Vivono in Italia e tornano qui per Natale e durante le vacanze estive.

M: Ci parli un po’ di loro?

E: Il grande ha 40 anni, poi ne ho uno di 35 e infine c’è il piccolo di 29. Sono partiti perché volevano una vita migliore e tutti dicono che in Italia gli stipendi sono più alti che da noi. Vivo da sola da quando mio marito è morto. Però mia sorella abita nella casa di fronte e tutti i giorni mi incontro con le amiche. M fanno compagnia dopo pranzo, quando preparo i fiori prima di venire qui. Però l’inverno passiamo sempre la sera insieme, parlando davanti alla stufa.

M: Vivono sole anche loro?

E: Quasi tutte. Alcune hanno ancora il marito o qualche figlio che ha deciso di restare qui. Ma la maggior parte di noi ha almeno un parente che vive all’estero. Ormai è diventata una cosa normale, ma, certo, la nostalgia si fa sentire.

M: Ti manca la tua famiglia, vero?

E: Molto. Queste partenze sono una cosa buona perché migliorano la vita di tanti giovani, però pensa a quante famiglie sono divise. Noi siamo un Paese spaccato.

M: Sei mai stata in Italia?

E: Si, tre volte, in vacanza. I miei figli mi chiedono sempre di trasferirmi da loro, ma io non posso. Qui c’è la nostra casa, ci sono i nostri ricordi. Non possiamo andare tutti via, qualcuno deve restare. Io un giorno non ci sarò più, ma spero sempre che i miei figli tornino a casa. Se non lo faranno, spero almeno che ricordino sempre da dove vengono. Altrimenti la nostra storia e le nostre tradizioni andranno perse e non ci sarà nessuno a insegnarle a chi verrà dopo. Figlia, tu sei madre? Non ancora? Non dimenticare mai una cosa: le tradizioni sono importanti, perché faranno sempre parte di te e raccontano le tue origini. Insegnalo ai tuoi figli, un giorno. E tu, figlio, hai una doppia responsabilità, perché da quando sei partito appartieni a due Paesi. Sii degno di tutto questo.

Quella sera andammo via dopo aver comprato tutti i mazzetti di fiori che Elena aveva ancora nel cestino.

Il suo racconto, semplice e senza giri di parole, spalanca le porte su un Paese meraviglioso dalla storia difficile. Un Paese che lotta contro i fantasmi del passato e guarda al presente, nel tentativo di conciliare le due cose.

La Romania è una nazione spaccata, come la definisce Elena, dove i giovani vanno via e le persone si sono ormai abituate a quella che gli antropologi chiamano “cultura dell’esilio”.

Grazie, Elena, per averci raccontato la tua vita e per la testimonianza preziosa che ci hai lasciato: le tradizioni sono una parte di noi. Dimenticarsene significa perdere l’identità.

Grazie, per averci mostrato una piccola parte della vita in Romania.

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2 risposte su “Come si vive in Romania: la storia di Elena”

Sono molto interessato a trasferirmi in Romania nelle campagne intorno a Brasov e con le dovute informazioni e la pensione più i miei risparmi acquistare una casa indipendente con un po’ di terreno .

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