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Viaggio in Albania del Nord: il racconto di un Paese incantato

viaggio in Albania

Chi viaggia per passione lo sa. Esistono dei luoghi, vicini o lontani che siano, verso cui si sente una strana attrazione. Un senso di appartenenza che non si può spiegare a parole. Luoghi che ti fanno sentire a casa perché é come se ti aspettassero da sempre. Oggi voglio raccontarvi del mio primo viaggio in Albania, una terra che mi ha rubato il cuore e insegnato tanto.

Pregiudizi sull’Albania

All’epoca studiavo ancora all’università. Ricordo bene la faccia sconcertata della gente quando parlavo di questo viaggio in Albania, che avrei fatto con alcuni compagni di corso.

“Ma che ci vai a fare? Ma non è pericoloso?”

Questo testimonia solo uno dei tanti preconcetti non solo nei confronti dell’Albania, ma in generale verso tutti i Paesi dell’Est, che molto spesso vengono percepiti come distanti, oscuri e pericolosi.

La verità è che, prima di partire, non mi chiesi mai se davvero ci fosse questo pericolo. Però non posso dimenticare l’adrenalina pura mentre preparavo la valigia e il mio sorriso stampato sulla faccia, mentre l’aereo atterrava sulla pista dell’aeroporto di Tirana.

Ecco perché ho scelto prima di tutto di parlare del mio viaggio in Albania. Per raccontare quello che ho trovato e demolire quegli stereotipi che tanto impazzano nella nostra quotidianità.

In questo racconto voglio essere il più fedele possibile alla realtà, quindi ho deciso di pubblicare il mio diario di viaggio, lasciandolo esattamente così come lo scrissi durante la visita dell’Albania on the road.

Estratti del diario di viaggio in Albania

9 Luglio: prima della partenza

Ci siamo! Finalmente la valigia è pronta. Questa sera la luna splende su Torino, ma io sogno già quello che mi attende domani. Sono emozionata, non credo di riuscire a dormire stanotte.

11 Luglio: l’arrivo in Albania

Siamo arrivati a Tirana ieri sera. Mentre l’aereo atterrava, avevo il naso schiacciato sul finestrino, curiosa di scoprire cosa ci riserverà quest’avventura.

Non appena siamo usciti dall’aeroporto siamo stati circondati da un gruppo di ragazzi che, mezzo in albanese, mezzo in inglese, ci chiedevano :”Taxi? Taxi per Tirana?”. Non mi aspettavo tanto movimento a quell’ora, era quasi notte fonda.

La signora dell’albergo in cui alloggiamo è molto gentile. In realtà, più che di un albergo, si tratta di una pensione. Ci sono, credo, solo 7 stanze e una sala comune per la colazione. Stamattina ci ha accolto il profumo del caffè turco e del pane appena sfornato. Mi piace questa semplicità. In Italia sarebbe impossibile, a meno che non si abbia un laboratorio con una certa metratura e permessi a non finire. In Albania invece mi sembra tutto più immediato e il pane è buonissimo, infinitamente migliore di quello che si vende nei supermercati.

13 Luglio: Tirana

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Oggi siamo stati a Tirana. La città è più piccola rispetto agli standard di Roma, ma è caotica. Non riuscirei mai a guidare qui, a ogni incrocio o rotonda gli automobilisti spuntano come funghi, talmente veloci che sembra si materializzino dal nulla!

Tirana è uno strano concentrato di colori e modernità. Colori perché ci sono palazzi di ogni sfumatura cromatica. Modernità perché le idee da queste parti corrono veloci. Pare che tutti abbiano fretta di andare incontro al futuro e questo si traduce in uno sviluppo importante del settore dei servizi. Call center, banche e centri internet sono le attività più diffuse in tutta la zona del centro.

Quasi ogni angolo della città racconta un dettaglio della storia comunista. A partire da Piazza Skanderberg. Questa piazza prende il nome dal combattente albanese che sconfisse l’impero Ottomano e al centro c’è una statua dedicata a lui. Mi hanno raccontato che, prima del crollo del comunismo, accanto alla statua ce n’era un’altra che raffigurava Enver Hoxha, tanto per testimoniare le manie di grandezza del regime.

Il dettaglio che ricorda di più la dittatura però sono le strutture stesse dei palazzi. Sono realizzati tutti a grandi blocchi, un tratto tipico del periodo sovietico. Chissà, forse i colori delle facciate servono a dare vivacità ai quartieri, la vita in Albania non doveva essere affatto facile e una rivoluzione non si dimentica da un giorno all’altro.

15 Luglio: Albania del Nord

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Oggi abbiamo cominciato il nostro giro alla scoperta dell’Albania. Ci siamo diretti verso Nord e il traffico di Tirana ha lasciato spazio a paesaggi incantevoli. Le cime delle Alpi albanesi incorniciano i boschi e i numerosi centri medioevali, dove la vita segue ancora schemi tradizionali.

Questa è la parte più vera dell’Albania, dove non è ancora arrivato il turismo di massa. Spero che le autorità sappiano conservare queste meraviglie e non cedano alla tentazione di costruire ovunque hotel e centri turistici.

La cosa che mi colpisce di più è la pace che si respira. Niente stress, niente fretta, ma tanti sorrisi dipinti sui volti che si affacciano dalle botteghe e dagli usci delle case.

25 Luglio

Senza sapere perché, mi sono sempre sentita attratta dall’Albania e durante questo viaggio sto scoprendo tantissime cose. Ogni borgo, ogni villaggio ha qualcosa da raccontare.

Mi trovo nel cuore dei Balcani, ed è come essere sospesa nel tempo. Al mattino mi sveglio al canto dei muezzin. Qui Islam e Cristianesimo convivono in modo apparentemente tranquillo e quasi mi sembra strano. Se tutti facessero così, si eviterebbero tantissime guerre religiose. Però chissà, mi viene da pensare che spesso la religione è solo un pretesto e dietro ogni guerra si nascondono la voglia di potere e il sogno del denaro.

Kruja

La prima cittadina che abbiamo visitato dopo aver lasciato Tirana è Kruja. Abbarbicata sulle montagne, Kruja sembra uscita davvero dal Medioevo. Le case antiche e i vicoli di pietra fanno da contorno al castello, dal profilo alto e imponente.

Tutte le stradine convergono verso il centro, dove ci sono diversi bazar. Kruja è famosa per i tessuti. A ogni angolo si vedono le donne che, con i telai tradizionali, filano i tessuti da vendere al mercato. Ho comprato un centro tavola per mamma, interamente ricamato a mano. Sono certa che le piacerà tantissimo. Se fosse qui impazzirebbe dalla gioia e comprerebbe ogni pezzo di tessuto in circolazione. Il ricamo a Kruja è una vera e propria arte e non c’è donna qui che non sappia usare il telaio. Oltre che una tradizione, rappresenta anche un’entrata molto importante per le famiglie e permette alle donne di emanciparsi dai vecchi schemi ed essere economicamente indipendenti.

Lezhe

Mentre Kruja è la vecchia capitale del regno albanese, Lezhe è la città più antica. Risale ad alcuni secoli prima di Cristo ed è il punto di confluenza tra la montagna e il mare.

Qui è possibile visitare sia il castello che la tomba di Skanderberg, ma non è la storia a rendere speciale questo luogo.

Mi piace l’aria che si respira a Lezhe, è come se nessuno dormisse mai. I pescatori lasciano le loro case quando è ancora buio e tornano al tramonto con le barche cariche di pesce. Proprio quando nei locali fanno capolino i giovani del posto. Una specie di equilibrio tra modernità e tradizione che scomparirebbe presto, se dovessero arrivare i grandi flussi turistici.

Si dice che la sabbia di Lezhe abbia poteri curativi e la gente accorre da molte parti del Paese. In particolare, la spiaggia di Shengjin è rinomata per alleviare dolori muscolari e alle ossa. Dovrei proprio provarci, in questi giorni abbiamo camminato tantissimo che quasi non mi sento più le gambe.

Scodra

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Questo viaggio è emozione pura. Ora ci troviamo a Scodra, nella parte Nord-Occidentale dell’Albania.

Scodra –Scutari in italiano- è una città molto antica, famosa per il suo lago. Ci sono tantissime spiaggette, ieri però ci siamo allontanati da quelle più frequentate e abbiamo scoperto una caletta bellissima circondata dal bosco. Quando mi sono tuffata in acqua ho spaventato un gruppo di scoiattoli che cercavano ghiande nella radura.

Scodra si trova in un territorio dove ci sono tantissime cose da vedere. Dal castello di Rozafa si gode di una vista bellissima di tutta la vallata. Si vede anche la parte del lago che appartiene al Montenegro.

Poco lontano c’è un bellissimo borgo musulmano che quasi nessun turista conosce. Si chiama La Kale. In realtà è molto piccolo, saranno una decina di case di pietra ed è arroccato su una montagna. La Kale sembra uscito dalle mani di un pittore e quando siamo arrivati ho pensato subito ai film sulla Terrasanta. Ci siamo arrivati passando per un ponte antichissimo che qui chiamano Ura e Mesit e una volta serviva da collegamento tra l’Albania e il Kosovo.

2 Agosto: le tradizioni

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Questa parte dell’Albania non finisce mai di regalare soprese. Non è solo per la storia e i villaggi, ma anche per i mercati e le ceste di frutta. Per il sorriso della gente e per le sue radici.

Adoro il modo di vivere delle persone. Qui si affrontano le difficoltà con un uno spirito di forza non comune e le tradizioni hanno ancora molto valore.

La domenica le famiglie si riuniscono nelle case e i bambini imparano la storia grazie ai racconti dei nonni. Gli anziani qui hanno un ruolo di grande importanza e tutta la loro esperienza è vista come un tesoro da custodire e tramandare nel tempo.

Se l’inverno è il periodo del raccoglimento, l’estate, soprattutto dalle parti di Scodra, sembra un inno alla vita. La sera i giovani e le famiglie si riversano nelle strade della città, in un turbinio di persone, bar e caffè fumanti. I nonni trascorrono il tempo sugli usci delle case, giocando a scacchi imperterriti e per nulla disturbati dal caos della vita notturna.

Mi dispiace andarmene da Scodra perché lascio un pezzetto del mio cuore.

4 Agosto: Bulqize

Ogni giorno che passa amo sempre più questo Paese, con tutti i suoi contrasti e la sua storia complicata. Gli albanesi convivono quotidianamente con tutto questo. Il benessere e lo sviluppo non sono ancora riusciti a cancellare i segni della guerra. Così, dietro ai palazzi moderni costruiti di recente, spuntano scene di povertà e arretratezza.

Bulqize è un esempio tipico di questa situazione. Si trova a Nord-Est del Paese, poco distante dal confine con la Macedonia, e fa parte del distretto di Diber.

Qui le montagne e i boschi circondano le case come in un abbraccio e ci sono dei bellissimi sentieri naturalistici. A Bulquize la vita è più dura rispetto ad altre province albanesi.

La città si regge interamente grazie alle miniere di cromo. Gli stipendi, però, sono bassi e ai lavoratori vengono imposti turni di lavoro massacranti.

Quasi tutti gli abitanti di Bulqize lavorano in miniera, non ci sono alternative. Chi può, se ne va, a Tirana o all’estero, in cerca di un futuro migliore.

Domani lasceremo questa parte del Paese per dirigerci a Sud, lungo la costa. Ho ancora negli occhi la bellezza dei sentieri e, nella mente, la quiete dei laghi. Eppure, mi sembra già di sentire il profumo del mare.

Questa è la prima parte del mio diario di viaggio in Albania. A questo link trovate la seconda parte del mio racconto, tra spiagge accoglienti e addii nelle notti d’estate: Cosa vedere in Albania del Sud: diario di viaggio tra storia e mare

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