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Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

Articolo aggiornato il 24 Agosto 2022

santuario santissima trinità vallepietra

Oggi voglio parlarvi di un luogo molto speciale, il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra. Talmente speciale che sembra uscito da una fiaba, abbarbicato tra precipizi e speroni rocciosi.

Il Santuario è molto conosciuto in tutto il centro Italia, tuttavia non è molto facile da raggiungere. Per questo, alla fine dell’articolo troverete tutte le informazioni pratiche per organizzare la visita al Santuario.

Il Santuario e la Santissima Trinità: le origini tra storia, fede e leggenda

Il fascino del Santuario affonda le radici nella sua origine misteriosa, a metà fra il mito e la fede. Non è semplice tracciare un confine netto tra i due campi.

Per la gente del luogo, infatti, i due aspetti si fondono dando origine a un’interpretazione difficilmente spiegabile con la razionalità. Io stessa ho ascoltato diverse versioni mescolate tra loro fin da quando ero bambina.

Le leggende

  • Partiamo con la leggenda più conosciuta a livello popolare. Si racconta che un contadino stesse arando i suoi campi. Improvvisamente, i buoi sarebbero precipitati con tutto l’aratro lungo uno sperone roccioso alto circa 300 metri. Il contadino, affacciandosi per guardare sotto il burrone, avrebbe trovato i buoi miracolosamente vivi, inginocchiati davanti al dipinto della Santissima Trinità.
  • Secondo un’altra leggenda, si narra che due uomini provenienti da Ravenna, si sarebbero rifugiati sul Monte Autore -dove attualmente sorge il Santuario- per sfuggire alle persecuzioni di Nerone. Avrebbero poi ricevuto la visita degli apostoli Pietro e Giovanni e ricevuto cibo e acqua da un angelo. Sarebbe infine apparsa la Santissima Trinità, che avrebbe benedetto il Monte Autore, dando al luogo un ‘importanza pari a quella di Gerusalemme e del Monte Sion.

L’interpretazione storica

Al di là dei racconti popolari, comunque, esisterebbe davvero un collegamento tra il Santuario della Santissima Trinità, l’Oriente e la Terra Santa. Secondo alcuni studiosi, infatti, il Santuario sarebbe stato fondato da monaci orientali. A testimonianza di questa ipotesi ci sarebbe lo stile del dipinto della Santissima Trinità, identificato come bizantino, e i nomi antichi dei luoghi circostanti. Pare infatti che, fino al secolo scorso, i monti attorno al Santuario si chiamassero Sion e Cappadocia, come l’ antica regione bizantina che oggi appartiene alla Turchia.

Indipendentemente dall’origine, il Santuario della Santissima Trinità attira ogni anno moltissimi visitatori.

Il Santuario della Santissima Trinità e le cappelle

Per raggiungere il Santuario si cammina a piedi per circa un quarto d’ora a partire dal parcheggio su strada. La cosa impressionante durante la camminata è il paesaggio circostante. Il precipizio da un lato, un enorme sperone roccioso dall’altro. Tanto alto da far girare la testa.

santuario santissima trinità vallepietra

All’arrivo, quasi sorprende la piccola struttura scavata letteralmente nella roccia. Modesta e spoglia, al suo interno contiene soltanto il dipinto raffigurante la Santissima Trinità.

santuario santissima trinità vallepietra

Oltre al Santuario, nella stessa area, scavate nella roccia ci sono tre cappelle. La prima è la Cappella del Crocifisso. Le altre due sono dedicate a San Giuseppe e a Sant’Anna -la madre della Vergine Maria-:

Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

La cappella è davvero minuscola, eppure è molto bella nei suoi colori vivaci e negli archetti che sovrastano l’altare. Effettivamente, anche in questo caso, c’è qualcosa che richiama l’Oriente, quindi, forse, la teoria dell’origine bizantina è davvero la più probabile.

santuario della santissima trinità a Vallepietra

Perché visitare il Santuario?

Se vi state chiedendo perché dovreste visitare il Santuario, non esiste una sola risposta. Molti scelgono di recarsi in questo luogo per motivi religiosi, ma non c’è solo questo.

Il Santuario si trova incastonato in un bellissimo angolo del centro Italia, quasi lungo la linea di confine tra Lazio e Abruzzo, circondato da boschi suggestivi.

Lo sperone roccioso ha il potere di far sentire incredibilmente piccolo e indifeso chiunque lo guardi. E subito si pensa ai tempi antichi, a come sia stato possibile, senza nessuna tecnologia, vivere e costruire il Santuario in un luogo tanto remoto.

L’amore per questo Santuario è insito nella gente del posto, tanto che ogni anno sono molti i pellegrinaggi organizzati e, lungo la strada per raggiungerlo, ci sono moltissime croci piazzate dalle diverse delegazioni.

santuario santissima trinità vallepietra

Anche Giovanni Paolo II amava il Santuario. Si dice che fosse molto devoto alla Santissima Trinità e, da queste parti, la sua visita è ricordata con gioia anche a distanza di molti anni.

L’unica nota negativa, purtroppo, è il commercio degli oggetti più svariati che viene permesso nel piazzale antistante il Santuario. Credenti o meno, sono profondamente convinta che un luogo sacro vada rispettato, ecco il motivo per cui non ho comprato mai nulla in quelle bancarelle. Fosse per me, le farei sistemare accanto al parcheggio, dove, tra l’altro, ci sono diversi punti ristoro dove è possibile acquistare anche specialità del territorio.

Informazioni utili per visitare il Santuario della Santissima Trinità

Come arrivare

Una volta usciti dall’autostrada -si esce a Carsoli dalla Roma- l’Aquila, ad Anagni-Fiuggi dalla Milano-Napoli- la località di riferimento è Vallepietra.

Da quel momento si percorre una strada di montagna piuttosto isolata e occorre seguire le indicazioni stradali per raggiungere il Santuario.

Orari di apertura

Il Santuario della Santissima Trinità è aperto dalle 7,00 del mattino fino alle 18,00 -chiude alle 19,00 nei giorni festivi- e resta chiuso durante il periodo invernale.

L’ultimo giorno di apertura è il 1 Novembre. Se potete, visitate il Santuario durante la settimana in quanto la domenica è spesso molto affollato.

Altre informazioni pratiche

Il Santuario è situato in montagna, quindi vi consiglio di portare con voi una giacca per le prime ore del mattino, anche in estate, in quanto le giornate possono essere particolarmente ventose. Scegliete scarpe basse e un abbigliamento comodo.

Il costo del parcheggio nei pressi del santuario è di 3,00 euro al giorno.

Voi conoscete questo Santuario? Ci siete mai stati? Se vi va, raccontatemi la vostra esperienza.

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Cosa fare a Trevi nel Lazio, tra boschi e cascate

Articolo aggiornato il 10 Agosto 2022

Cosa fare a Trevi nel Lazio

Cosa fare a Trevi nel Lazio, nella Valle dell’Aniene

Oggi voglio parlarvi di un luogo non lontano da casa mia. Uno di quei luoghi da cartolina, ancora sconosciuto al turismo di massa e che, proprio per questo, difficilmente troverete nelle classiche guide turistiche. Sto parlando di Trevi nel Lazio.

In realtà tutta la zona circostante è un mondo incantato da scoprire e assaporare piano piano. Ho pensato, quindi, di cominciare con questo articolo al quale, nel tempo, ne seguiranno altri. Il mio desiderio? Condurvi per mano alla scoperta del Lazio più nascosto, alla ricerca di luoghi dove la vita è ancora tranquilla, luoghi dove si può vivere e viaggiare lentamente.

Cosa fare a Trevi nel Lazio, un borgo quasi sconosciuto

Questo borgo di poco più di 2000 anime, si trova in provincia di Frosinone, incastonato tra i Monti Ernici e i Monti Simbruini.

Come la maggior parte dei piccoli comuni del Lazio, Trevi ha origini antichissime, tanto che ne esistono testimonianze dettagliate sin dai tempi dei romani.

A Trevi nel Lazio la vita scorre lenta e per questo è la meta ideale per chi è in cerca di una vacanza tranquilla e rilassante, a contatto con la natura e le tradizioni laziali. Tutti i paesini della zona sono accomunati da queste caratteristiche, l’ideale sarebbe quindi concedersi un po’ di tempo per scoprire questo angolo del Lazio senza fretta.

Al di là del centro abitato di Trevi nel Lazio, l’attrazione più caratteristica è proprio quella della natura.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Trevi nel Lazio è inglobato nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Tutta l’area protetta è di origine carsica e la sua caratteristica principale è rappresentata dai boschi fittissimi, costituiti soprattutto da faggi, castagni e noccioli. Gli animali sono parte viva e integrante del parco. Molti di essi appartengono a specie protette. Soprattutto il lupo, che solo in anni molto recenti ha fatto la sua ricomparsa. Oltre al lupo, gli abitanti tipici di questi boschi sono l’orso, la volpe, il capriolo e l’aquila.

Trevi nel Lazio e la natura

Se vi state chiedendo quale sia il paesaggio tipico di queste parti, date un’occhiata qui:

cosa fare a Trevi nel Lazio

Già, perché uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il territorio di Trevi nel Lazio è proprio l’acqua. Ci sono ben due fiumi che scorrono limpidi e puliti, dalle acque cristalline come solo chi abita in alta montagna può conoscere. I due fiumi sono l’Aniene e il Simbrivio.

La presenza di questi fiumi si è rivelata fondamentale per lo sviluppo dei territori circostanti e della città di Roma. A questo proposito esiste la leggenda secondo cui l’acqua della Fontana di Trevi proverrebbe esattamente da questi fiumi. Per gli abitanti di Trevi, la prova della veridicità della leggenda starebbe nel nome stesso della fontana; Fontana di Trevi, appunto.

Questi luoghi sono amati e frequentati dagli appassionati degli sport all’aperto, ma non solo. Non ci sono soltanto bikers ed escursionisti, ma anche turisti della domenica che amano rilassarsi all’ombra degli alberi.

Quando ero bambina, assieme a tutta la famiglia, appartenevo a questa categoria. Ricordo ancora che mio nonno legava il cocomero a una pietra, utilizzando una fune, per raffreddarlo in acqua. In effetti, l’acqua è davvero fredda, eppure a me è sempre piaciuto entrarci a piedi nudi e divertirmi a raccogliere pietre colorate.

Le cascate di Trevi nel Lazio

cosa fare a Trevi nel Lazio

Ed eccola, la vera meraviglia del luogo: le cascate. Questa è un’attrazione che vale davvero la pena di visitare, nonostante il percorso non troppo comodo per raggiungerla.

Fino a non molto tempo fa, infatti, bastava attraversare un ponte. Dopo il crollo accidentale, l’unico modo per arrivare alle cascate, è il percorso privato del ristorante “Le Cascate”, con accesso visibile dalla strada.

Si tratta di un percorso di fortuna, accidentato e improvvisato con tavole di legno. Secondo me, data la bellezza e l’importanza di questi luoghi, dovrebbe essere tenuto molto meglio. Comunque, basta avere ai piedi un paio di scarpe comode, il sentiero non è difficile da percorrere.

cosa fare a Trevi nel Lazio

Le cascate di Trevi si trovano nella zona di Comunacque, chiamata così in quanto sorgono nel punto di confluenza tra l’Aniene e il Simbrivio. Questo angolo di bosco è davvero suggestivo.

La sensazione infatti è quella di essere in una qualche località sperduta. Il rumore assordante dell’acqua, il fiume cristallino e il muschio sulle rocce lo rendono un luogo magico, come una sorta di mondo delle fate.

Perché non pensare, allora, a un weekend alternativo, diverso dalle classiche e famose città d’arte? Credetemi, dopo un fine settimana trascorso da queste parti, tornerete a casa davvero rigenerati.

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Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2022

borghi del lazio

Vado subito al sodo: in questa mini guida andremo alla scoperta di alcuni borghi del Lazio, per una vacanza alternativa all’insegna del benessere e della tranquillità, perfetta anche per i bambini.

Buona lettura!

Visitare i borghi del Lazio: ecco cosa troverete

Lo so, pensando al Lazio viene subito in mente Roma. Eppure la mia regione è costellata di tesori nascosti che attendono solo di essere scoperti.

Gli ingredienti di questo viaggio? Arte, natura e buon cibo, il tutto accompagnato dai ritmi lenti di una volta.

Visitare i borghi del Lazio significa scoprire tradizioni e modi di vivere che difficilmente troverete in una grande città come Roma. Vuol dire andare alla scoperta di un territorio apprezzandone le caratteristiche e le usanze che vengono ancora trasmesse di generazione in generazione. Con calma, appunto, perché la lentezza aiuta ad assaporare meglio quello che, altrimenti, verrebbe solo percepito di sfuggita, senza riuscire ad apprezzarne la ricchezza.

Borghi del Lazio: i più belli provincia per provincia

Come si intuisce dal titolo di questo paragrafo, ho scelto di suddividere i borghi in base alla provincia. Cominceremo il nostro viaggio partendo dal Nord della regione: da Rieti a Viterbo, passando per il centro -Roma e Frosinone- fino a giungere alla volta della zona costiera, a Sud del Lazio, in provincia di Latina.

  • Chiaramente questa non è una guida definitiva sui borghi del Lazio; per fare questo avrei dovuto scrivere un libro intero. Nel paragrafo introduttivo di questo articolo, ho parlato di mini-guida. Quello che vorrei suggerire con questo post, infatti, è un’idea di viaggio, un’ispirazione, segnalandovi volta per volta qualcosa sul borgo di cui vi parlo e le attrazioni più belle da visitare.
  • Potete personalizzare il vostro itinerario in base al luogo dove vivete. Se venite da altre zone d’Italia, potreste scegliere un viaggio itinerante, oppure optare per la visita a un paio di borghi dopo un soggiorno a Roma. Se invece siete di queste parti, potreste concentrare la visita ai borghi durante i weekend, ottimi per le gite fuori porta.

Provincia di Rieti

Amatrice

borghi del Lazio

Non è un caso che abbia scelto di iniziare con Amatrice. Prima del terremoto era tra le punte di diamante dei borghi del Lazio. Onestamente non sono più andata dopo il sisma, quindi non mi sento di consigliarvi cosa vedere. Andate, allora, per aiutare l’economia di Amatrice e non dimenticare le sue vittime e i sopravvissuti, dotati di una dignità e una forza d’animo non comuni. Acquistate i prodotti locali dai piccoli commercianti e gustatevi un ottimo piatto di bucatini all’amatriciana, il simbolo del borgo.

Castel di Tora

Conosciuto come Castel Vecchio fino al 1864, il borgo di Castel di Tora si affaccia direttamente sul Lago del Turano. Qui vi racconto la mia esperienza in campeggio sul lago: Campeggio libero (o quasi) nel Lazio? Al Lago del Turano!

Da non perdere:

  • l’eremo di San Salvatore – a picco sul lago-
  • la Chiesa Barocca di San Giovanni Evangelista
  • il Convento di Santa Anatolia

Collalto Sabino

Situato a 980 metri s.l.m., il borgo antico è un’insieme di piccole abitazioni in pietra e vicoletti in selciato, capaci di riportare indietro nel tempo. Dall’alto della collina, una rocca del ‘600 domina su tutto il territorio di Collalto Sabino.

Da visitare:

  • il castello baronale con il parco interno
  • percorsi e sentieri naturalistici nei boschi circostanti

Foglia

Il nome del borgo è di chiare origini pagane. Foglia deriva infatti da Fauna, la moglie di Fauno, il dio della campagna, venerato dai popoli latini e sabini.

Questo splendido borgo è situato lungo le rive del Tevere ed è ottimo per trascorrere una domenica all’insegna del cibo locale e della cultura. A proposito di cultura, non perdete una visita a Palazzo Orsini.

Ecco invece qualche proposta culinaria:

  • fettuccine con asparagi, pancetta e pecorino
  • strozzapreti al sugo con guanciale, cipolla e peperoncino

Greccio

borghi del Lazio

Questo borgo laziale è conosciuto in tutta la regione per i suoi presepi durante il periodo di Natale. La componente religiosa a Greccio è molto forte e si può respirare tutto l’anno.

Cosa visitare a Greccio:

  • Museo Nazionale del Presepe
  • santuario francescano del presepe
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Sentiero degli Artisti -all’interno del centro storico-

Se amate la natura, vi consiglio di scoprire i molti sentieri naturalistici e religiosi poco lontani da Greccio.

Orvinio

Il borgo di Orvinio è situato all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, quindi nei dintorni si possono fare diverse escursioni naturalistiche. Orvinio, situato a metà tra collina e montagna, rappresenta bene lo stile di vita tranquillo tipico dei paesini di provincia. A livello culinario sono ottimi i piatti a base di funghi porcini e le zuppe di farro.

Da visitare:

  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati

Provincia di Viterbo

Civita di Bagnoregio

borghi del lazio

Civita di Bagnoregio è la perla dei borghi del Lazio in provincia di Viterbo. Si tratta di un borgo fragile, conosciuto anche come “la città che muore”. Civita infatti sorge su uno sperone d’argilla, sempre più soggetto alla naturale erosione del tempo. Per questo, secondo molti geologi, Civita di Bagnoregio è destinata a scomparire.

Sutri

Definito come il borgo dei Volsci e degli Etruschi, il nome Sutri rimanda chiaramente al dio Saturno e ne fa intuire le origini antiche e pagane. Si trova arroccato su uno sperone tufaceo ed è circondato da tantissimo verde.

Da visitare:

  • l’ Anfiteatro romano
  • la Chiesa di San Francesco
  • la Chiesa di Santa Maria Assunta

Torre Alfina

Torre Alfina rappresenta un ottimo esempio di buona valorizzazione dei territori, in quanto riesce a sfruttare al meglio tutte le risorse storiche, artistiche e culturali, piazzandosi a buon diritto tra i borghi più belli del Lazio.

Cosa vedere:

  • Museo del Fiore
  • Chambre d’Amis – una mostra di arte moderna permanente allestita all’aperto-
  • Bosco del Sasseto, ideale per itinerari naturalistici

Vitorchiano

Se volessi riassumere in poche parole il borgo di Vitorchiano lo descriverei come un mix tra arte, cultura e natura.

Da visitare:

  • varie Chiese più il Palazzo Comunale all’interno del borgo
  • Trappa Cistercense – un convento appartenente all’ordine trappista, famoso per la produzione di miele e marmellate-
  • Selva di Malano – un percorso naturalistico dove ammirare reperti etruschi-

Provincia di Roma

Canterano

Conosciuto come “il borgo delle scale”, Canterano si trova all’interno del territorio del fiume Aniene. Il centro storico perfettamente conservato è un gioco intricato di vicoletti, stradine e scalinate, sembra di tornare direttamente al Medioevo.

Da visitare:

  • il cimitero ottocentesco
  • la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove, secondo la tradizione cristiana, sarebbe apparsa la Vergine Maria

Castel Gandolfo

borghi del lazio

Castel Gandolfo è il luogo di villeggiatura del papa. Questo elegante borgo pullula di importanti palazzi e ville storiche. Inoltre, è arricchito dalla presenza del lago. Castel Gandolfo è incluso nel territorio dei Castelli Romani, un itinerario di tutto rispetto che può rappresentare l’alternativa alla più caotica Roma.

Castel San Pietro Romano

Abbarbicato su un colle, Castel San Pietro Romano si affaccia su Palestrina, a 4, anzi, 5 chilometri da casa mia – affacciandomi alla finestra, mentre scrivo questo post, riesco a vederne le mura cittadine-.

Per questo presto ve ne parlerò in un articolo a parte in modo più dettagliato. Per ora, vi anticipo solo 3 elementi che caratterizzano questo borgo: ritmi lenti, aria buona e ottima cucina locale. Che ne dite, è abbastanza per visitarlo?

Percile

Percile è conosciuto come il borgo dei 2 laghi, Marraone e Fraturno. Entrambi si trovano in un’oasi fatta di boschi e percorsi naturalistici, ideale anche per bambini.

Attrazioni culturali a Percile:

  • le chiese del borgo – Santa Anatolia, Santa Lucia e Santa Maria della Vittoria-
  • Palazzo Borghese -oggi sede del Municipio, una volta apparteneva alla famiglia Orsini-

Subiaco

Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta dei borghi del Lazio arriviamo a Subiaco. Anche in questo caso, non siamo troppo distanti da casa mia, quindi prossimamente vi racconterò per bene cosa vedere in questo splendido borgo. Per il momento, vi consiglio di non perdervi il monastero di San Benedetto.

Provincia di Frosinone

borghi del Lazio

Atina

Bastano poche parole per descrivere questo borgo, ovvero tanta arte circondata dal verde.

Cosa vedere all’interno del borgo:

  • Duomo di Santa Maria Assunta
  • Palazzo Visacchi
  • Convento di San Francesco

Da non perdere, fuori dal borgo:

  • Cimitero “Vecchio”- con architetture di origine romana, inclusa domus + strada lastricata
  • Chiesa di San Marciano
  • Collina di Santo Stefano – un’ area naturalistica con testimonianze di architettura romana e medioevale-

Boville Ernica

Questo borgo antichissimo, famoso per il ricamo artigianale, risulta completamente inglobato all’interno della cinta muraria cittadina, ed è un concentrato di arte. I periodi storici più rappresentativi vanno dal ‘300 al ‘700.

Ecco cosa vedere:

  • Chiesa del Battista
  • Piazza Sant’Angelo
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Abbazia di San Pietro Ispano, con grotta, cripta e Cappella Simoncelli -con opere d’arte provenienti dall’antica Basilica di San Pietro in Vaticano-

Castro dei Volsci

Anche in questo caso, le origini sono molto antiche e il nome del borgo significa “castello dei Volsci”.

In questo borgo, dove nacque Nino Manfredi, le stradine tortuose si susseguono svelando la presenza di antiche botteghe molto caratteristiche.

Cosa vedere:

  • Monastero di San Nicola + chiesa
  • Chiesa di Santa Maria
  • Chiesa di Santa Oliva

Pico

Questo borgo, inserito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, conserva tutta la bellezza del centro storico medioevale.

Da non perdere:

  • Casa Landolfi + giardino -tra l’altro il borgo ospita un Parco Letterario dedicato a questo scrittore-
  • percorsi naturalistici nei pressi del centro abitato

Da acquistare:

  • ricami artigianali
  • ceramiche
  • oggetti in vimini

Borghi del Lazio in provincia di Latina

Eccoci arrivati all’estremità della regione. In questa parte finale del nostro viaggio ci sono due borghi di rara bellezza che si affacciano sul mare.

San Felice Circeo

Come si intuisce dal nome, le origini di San Felice Circeo sono a cavallo tra storia e mitologia. Secondo la leggenda, l’attributo circeo richiamerebbe alla maga Circe dell’Odissea. La sua casa sarebbe stata il promontorio che cade a picco sul mare.

Chiaramente l’attrazione principale di questo borgo è il mare, circondato da lunghe spiagge rigogliose di vegetazione mediterranea.

A livello storico, invece, ecco cosa non dovete perdere:

  • il sito archeologico di Villa dei Quattro Venti – con reperti romani-
  • il Giardino Panoramico di Vigna La Corte
  • la Porta del Parco -antica cappella dei templari-
  • la Torre dei Templari – all’interno c’è una mostra molto interessante sull’Homo Sapiens-

Sperlonga

borghi del Lazio

Anche in questo caso è il mare a fare da padrone, con il blu che risalta sul bianco degli intonaci del borgo, tutto da scoprire tra vicoletti e ripide scalinate. Ve ne parlo dettagliatamente nel mio articolo: https://michelamilani.it/cosa-fare-a-sperlonga/

Come vedete, viaggiare alla scoperta dei borghi del Lazio permette di scoprire angoli nascosti e ancora incontaminati. Secondo me potrebbe essere un’idea da prendere in considerazione per la prossima estate. Se cercate una vacanza tranquilla, all’insegna del relax e della cultura, un viaggio simile fa sicuramente al caso vostro, non credete?

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Visitare i Castelli Romani: conosciamo il territorio

Articolo aggiornato il giorno 11 Maggio 2022

Visitare i Castelli Romani

Visitare i Castelli Romani significa addentrarsi in un mondo forse meno conosciuto rispetto alla Capitale, ma altrettanto affascinante.

Oggi voglio parlarvi di questo territorio e del perché merita un po’ di tempo per essere visitato.

Visitare i Castelli Romani: tutto quello che c’è da sapere

I Castelli Romani comprendono una vasta porzione della provincia di Roma.

Purtroppo, secondo me, non sono valorizzati come dovrebbero. Di conseguenza, non sono tantissimi i turisti che si avventurano oltre il centro della Capitale, anche perché, diciamocelo, a livello di trasporti e di informazioni turistiche, ci sono parecchie carenze e dal mio punto di vista è un vero peccato. Non solo perché ci sono moltissime cose da visitare, ma anche perché i Castelli Romani rappresentano bene quelle tradizioni e i modi di fare che spesso sono associati alla Dolce Vita romana.

Il territorio

Geograficamente parlando, il territorio dei Castelli Romani è situato a sud-est di Roma. Come ho accennato qualche riga fa, si tratta di una zona abbastanza ampia e i paesi che ne fanno parte risultano ubicati in modo un pochino dispersivo.

Per questo motivo, il consiglio è di munirvi di una cartina della regione o di un navigatore nel caso decidiate di viaggiare in automobile. A mio avviso si tratterebbe della scelta migliore in quanto, come dicevo, i collegamenti pubblici extraurbani non brillano per efficienza.

I borghi

I Castelli Romani includono i seguenti borghi: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.

Nell’ultimo paragrafo di questo articolo troverete una serie di suggerimenti su cosa visitare nei vari paesi.

Qualche curiosità storica

I Castelli Romani sono racchiusi nel cuore dei Colli Albani, una zona di origine vulcanica.

A livello storico, ruotano attorno agli eventi della capitale. Tuttavia questi territori sono molto più antichi; infatti i latini si insediarono nell’area dei Castelli circa 4 secoli prima dei romani.

Una conferma importante di questo arriva direttamente dalla letteratura. Nell’ Eneide si narra che Julio, il figlio di Enea, fondò la città di Alba Longa, situata proprio da queste parti. In seguito, Alba Longa avrebbe fatto parte della Lega Latina assieme ad altri insediamenti cittadini limitrofi.

I Castelli Romani tra storia, natura e buon cibo

Quando si parla di un territorio che include diversi paesi, è difficile condensare in poche righe cosa visitare e perché. Infatti, non solo potrebbe risultare molto riduttivo, ma va detto anche che ogni borgo ha conservato la sua unicità, quindi il rischio è di non rendere giustizia a una zona decisamente variegata.

Tuttavia, sono almeno 3 i motivi per cui visitare i Castelli Romani:

  • l’architettura storica
  • le bellezze naturali
  • l’enogastronomia

A livello storico, le attrazioni da visitare riguardano soprattutto le ville e gli edifici religiosi, di cui, come dicevo, troverete una lista alla fine dell’articolo.

Ora vorrei spendere due parole sugli altri due punti per darvi un’idea un po’ più precisa.

Le bellezze naturali

Visitare i Castelli Romani

Ciò che rende davvero unico tutto il territorio è un mix fatto di boschi e sentieri, senza dimenticare la presenza del lago.

Quasi tutti i borghi dei Castelli rientrano nel Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani. Il Parco è un tripudio di faggeti e castagneti; fatta eccezione per alcune cime, i boschi diradano spesso in dolci colline. Nel Parco è possibile ammirare diversi animali selvatici e, per gli amanti delle camminate, non mancano certo i percorsi esplorativi.

Una delle attrazioni naturali più suggestive è il lago, che abbraccia diversi comuni. Tecnicamente appartiene ad Albano, ma, data la particolare conformazione, con le rive che lambiscono il territorio di Castel Gandolfo, i residenti lo associano sempre a questo borgo, noto, tra l’altro, per essere la residenza estiva dei Papi.

L’enogastronomia

Visitare i Castelli Romani

Ora preparate le forchette. Già, perché i Castelli Romani sono famosi anche per i vini e l’ottimo cibo.

Molte ricette riprendono i piatti tipici romani, tuttavia, ogni borgo ha la sua specialità.

Qualche esempio?

Nei dintorni, la cittadina di Nemi è molto conosciuta per le fragole, mentre il borgo di Colonna, interamente circondato dai vigneti, è rinomato per il vino novello. Ariccia, invece, è famosa per la porchetta, da gustare sola o nei panini.

Sapete di cosa parlo, vero?

Ditemi se non vi viene fame:

Visitare i Castelli Romani

Cosa visitare ai Castelli Romani

Come promesso, ecco la lista delle cose più interessanti da vedere, suddivisa borgo per borgo.

Albano Laziale

Da vedere:

  • Duomo
  • Chiesa di San Pietro
  • Catacombe di san Senatore
  • Cisternoni

Ariccia

Da vedere:

  • Piazza della Repubblica
  • Teatro Bernini
  • Chiesa di Santa Maria Assunta

Castel Gandolfo

Da vedere:

  • Palazzo Pontificio
  • Lago
  • Parco Regionale dei Castelli Romani

Ciampino

Da vedere:

  • Villa Maruffi
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
  • Parco Regionale dell’Appia Antica

Frascati

Da vedere:

  • Le Ville -Tuscolana, Torlonia, Falconieri-
  • Cattedrale di San Pietro
  • Palazzo dei Vescovi

Genzano di Roma

Da vedere:

  • Chiese
  • Infiorata
  • Museo delle Navi Romane

Grottaferrata

Da vedere:

  • Ville -Arrigoni Muti, Gavotti Gioacchini, Cavalletti-
  • Palazzo Santovetti
  • Castello de Paolis
  • Boschetto di Grottaferrata

Lanuvio

Da vedere:

  • Santuario di Giunone
  • torri medievali
  • Palazzo Colonna

Lariano

Lariano è un piccolo borgo famoso soprattutto per il cibo. Il suo pane è conosciuto in tutta la zona e ogni anno si svolge anche la Sagra del Fungo Porcino. A livello naturalistico, vi consiglio il Monte Artemisio, conosciuto anche come il Maschio di Lariano.

Marino

Da vedere:

  • Area archeologica
  • Marino sotterranea
  • Chiesa del Santissimo Rosario

Montecompatri

Da vedere:

  • Palazzo Annibaleschi
  • Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo
  • Convento di San Silvestro
  • Bosco del Tuscolo

Monteporzio Catone

Da vedere:

  • Ville Rinascimentali
  • Duomo

Nemi

Da vedere:

  • Santuario del Santissimo Crocifisso
  • Centro storico

Rocca di Papa

Da vedere:

  • Fortezza Pontificia
  • Santuario della Madonna del Tufo
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso

Rocca Priora

Da vedere:

  • Santuario della Madonna della Neve
  • Palazzo Savelli
  • Centro storico

Velletri

Da vedere:

  • Palazzo dei Conservatori
  • Palazzo Ginnetti
  • Palazzo Comunale
  • Cattedrale di San Clemente
  • Museo Civico Archeologico

Perché scegliere i Castelli Romani

Insomma, i Castelli sono la meta ideale per coppie e famiglie per un viaggio all’insegna del gusto, della storia e di una natura incontaminata, lontani dal caos della Capitale.

Forse non saranno altrettanto famosi, ma non hanno nulla da invidiare alla loro sorella maggiore.

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Promozione turistica

La riqualificazione del Fosso di Folignano: il ruolo del GAL e le opportunità per i Monti Prenestini

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

Esiste uno stereotipo secondo il quale, chi ha un blog e scrive di viaggi, deve essere onnipresente. Fiere, mostre, eventi e chi più ne ha, più ne metta.

Io però ho scelto un modo diverso di fare blogging, accettando che, almeno per me, è impossibile esserci sempre e comunque.

Questo è il caso di un evento a cui non ho potuto partecipare, ma che voglio raccontarvi. Un po’ perché riguarda direttamente il mio territorio, ma, soprattutto, perché merita davvero. Non si tratta del solito evento mordi e fuggi, che lascia il tempo che trova, finendo nel dimenticatoio il giorno successivo. In questo caso, parliamo di una promozione virtuosa del territorio, che, a lungo andare, porterà benefici concreti a tutti i suoi abitanti e ai turisti che sceglieranno di visitarlo.

Ma partiamo dall’inizio.

La riqualificazione del Fosso di Folignano

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

Domenica 24 Ottobre, si è tenuta un’escursione al Fosso di Folignano, un angolo dalla bellezza suggestiva praticamente sconosciuto a chi si accinge a visitare la capitale.

L’escursione aveva l’obiettivo di far conoscere i lavori di riqualificazione nei quali l’associazione GAL ha avuto un ruolo centrale.

Prima di spiegarvi cos’è il GAL, ci tengo a raccontarvi qualcosa, seppur molto brevemente, di questi luoghi in cui sono nata e cresciuta, dove ho scelto di tornare dopo gli anni a Torino e, in seguito, di restare.

I Monti Prenestini, poco lontani dai Castelli Romani, si trovano a Nord-Est della capitale e racchiudono paesini ricchi di storia e tradizioni. Come accade spesso alle piccole località, fin ora hanno pesantemente risentito della vicinanza a Roma, che ne ha eclissato le potenzialità ma non certo la bellezza. Solo recentemente si è capito che la chiave per farne destinazioni turistiche di tutto rispetto è la valorizzazione delle peculiarità locali e qui entra in gioco il GAL.

Cos’è il GAL

L’acronimo GAL sta per Gruppo di Azione Locale e si tratta di un’associazione nata allo scopo di valorizzare le risorse del territorio, con l’ambizioso progetto di creare un modello di turismo sostenibile, in sinergia con le imprese agricole, turistiche e commerciali del posto.

Come associazione, il GAL promuove progetti nei comuni che vi hanno aderito.

La regione Lazio è suddivisa in due GAL distinti – che nella prima pubblicazione di questo articolo avevo confuso, quindi rettifico, mi perdonate?-

Uno è il GAL “Terre di Pre.Gio”, in cui rientrano:

  • i Monti Prenestini – con San Vito Romano, Olevano Romano, Genazzano, Cave e Capranica Prenestina-;
  • la Valle del Giovenzano, con Saracinesco, Sambuci, Pisoniano, Gerano, Ciciliano e Cerreto Laziale.

La sigla “Pre.Gio”, deriva dall’unione, non solo simbolica, dei nomi di questi due territori del Lazio.

L’altro GAL, quello a cui faccio riferimento in questo articolo, è il GAL dei Castelli Romani e Monti Prenestini.

Il progetto

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

La riqualificazione del Fosso di Folignano si inserisce nell’ambito della conservazione delle risorse naturali locali ed è stata finanziata dal GAL e dai Monti Prenestini per un valore di 79,000 euro -fonte: montiprenestini.info-.

Il Fosso di Folignano fa parte del Monumento Naturale della Valle delle Cannucceta, luogo amato sia dalle famiglie che dagli appassionati di trekking ed escursionismo.

Negli ultimi anni, a causa del processo di erosione naturale, la zona si prestava sempre meno come meta green. Da oggi, invece, ha tutte le carte in regola per tornare a essere una meta tutta da scoprire all’interno degli itinerari naturalistici dei Monti Prenestini.

All’inaugurazione erano presenti i vari sindaci dei comuni limitrofi e, come afferma il primo cittadino di Castel San Pietro Romano, Gianpaolo Nardi:

[…] i comuni possono intercettare i fondi europei, se hanno il coraggio di mettersi in rete per una progettazione comprensoriale. […] Il GAL rappresenta una realtà […] importante per il nostro territorio e ci aspettiamo di proseguire questo percorso insieme agli altri comuni e le aziende private […]

Le opportunità per i Monti Prenestini

La speranza, allora, è che davvero il futuro veda una sempre più stretta collaborazione tra il GAL e le istituzioni, senza dimenticare le imprese locali, che sono la linfa, non solo economica, dei Monti Prenestini e dei Castelli Romani.

Soprattutto, personalmente mi auguro una valorizzazione reale delle nostre risorse naturali e culturali, cosa che, in passato, purtroppo è mancata, soprattutto nei comuni dei Monti Prenestini.

Valorizzare la realtà locale significa -anche- saperla raccontare. Se i comuni dei Monti Prenestini riusciranno a far propria questa sfida, allora avranno -anzi, avremo- tutte le caratteristiche per presentarci come un circuito turistico integrato, non alternativo, ma complementare alla capitale.

Perché dovremmo sempre ricordare che non è una gara a chi arriva prima, si tratta piuttosto di lavorare di pari passo, offrendo ai turisti un ventaglio di scelta capace di andare oltre il Colosseo e i Fori Imperiali.

Solo così il turismo diventerà una risorsa anche per i piccoli comuni e questa è una partita ancora tutta da giocare.

Per essere sempre aggiornati sulle novità del GAL, i bandi di gara e i progetti finanziabili, vi invito a consultare il sito https://www.galcastelli.it/

Se volete saperne di più sui Monti Prenestini, partite da qui: Le montagne di Karol Wojtyla: sulle orme di San Giovanni Paolo II

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Gite invernali in centro Italia

gite invernali in centro Italia

L’estate è agli sgoccioli e presto lascerà il posto alla stagione fredda. Questo non significa che dobbiamo per forza chiuderci in casa. Ecco quindi qualche idea per delle gite invernali in centro Italia.

Perché stare all’aperto in inverno

Una volta, quando lavoravo come receptionist d’albergo, una coppia di ragazzi russi mi chiese come arrivare al mare dal centro di Roma. Nonostante fossero i primi di Marzo e le temperature erano particolarmente basse, loro volevano andare a nuotare.

Dovettero intuire la mia perplessità, perché mi dissero più o meno queste parole: ” Voi italiani siete il popolo più pigro del mondo. Anche se avete il sole quasi tutto l’anno, passate tantissimo tempo in casa e sono in pochi a fare sport all’aperto. Come dovremmo vivere allora noi russi? Se aspettassimo il bel tempo per uscire, non faremmo praticamente nulla”.

Diciamoci la verità, da questo punto di vista, è vero che siamo pigri. Quante volte passiamo le domeniche sul divano, rinunciando a uscire in inverno solo perché fa freddo?

Questa cosa sembra non spaventare chi vive nei Paesi del Nord. Ricordo che, quando vivevo a Dublino, i bambini trascorrevano molto tempo all’aperto e tutti facevano sport nei parchi anche sotto la pioggia.

Da quando mi sono sposata, poi, mi si è aperto davvero un mondo, perché il marito è nato e cresciuto in uno dei posti più freddi di tutta la Romania, dunque è abituato a fare tutto con le temperature molto rigide e pure io sono sulla buona strada.

I medici raccomandano di passare del tempo all’aperto in inverno -bambini inclusi- perché migliora l’umore e rafforza le difese immunitarie. Non sono certo un medico, quindi mi limito a riportare quel che dice la pediatra della mia piccola, fatto sta che quando trascorro la giornata fuori mi sento molto più carica.

Cosa troverete in questo articolo

Si sa, in Italia le ferie si concentrano soprattutto in estate e durante l’anno diventa più difficile viaggiare. Per questo, oggi vi propongo qualche idea per delle gite fuori porta da fare in inverno nella zona del centro Italia.

Sono tutte destinazioni poco distanti da Roma, ideali per staccare la spina la domenica, senza bisogno di avere tanto tempo a disposizione.

Troverete i link agli articoli dove racconto questi luoghi nel dettaglio.

Buona lettura.

Gite invernali in centro Italia: qualche idea per il fine settimana

Vi anticipo subito di cosa parlerò nei prossimi paragrafi:

  • mare in inverno
  • camminata
  • scampagnate invernali
  • luoghi sacri
  • borghi italiani

Andare al mare in inverno

Io amo tantissimo il mare, quindi ne approfittiamo per raggiungere la costa ogni volta che abbiamo un giorno libero.

In questa foto ero incinta di Elisa Maria:

gite invernali in centro Italia

Magari non si può fare il bagno, ma ci sono altre alternative. Ecco qualche idea:

  • passeggiare lungo la riva;
  • guardare sassi e conchiglie sulla battigia dopo la mareggiata;
  • giocare con la sabbia – con i bambini è divertentissimo-;
  • leggere un libro rilassandosi al sole;
  • mangiare il pesce in un ristorante godendosi la vista del mare.

Come promesso, vi lascio qualche link dove racconto di alcune città sul mare in centro Italia. Se avete qualche domanda scrivetemi pure, sarò felice di rispondervi.

  • Qui vi parlo di Terracina, una città che in estate è meta ideale per tutta la famiglia. Terracina ha un bellissimo centro storico e tanti parchi in cui passeggiare anche in inverno. La sua attrazione principale è il Tempio di Giove. Vacanze al mare in centro Italia? Si, a Terracina! Troverete tutto cliccando sugli articoli correlati.
  • Poco lontano da Terracina c’è Sperlonga, un luogo che sembra una bomboniera e si trova letteralmente a picco sul mare. Non è comodissima se viaggiate con bambini piccoli, ma se capitate da queste parti vi consiglio comunque di farci un salto. Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Camminare

gite invernali in centro Italia

Camminare all’aperto è una delle nostre attività preferite e lo facciamo spesso anche in inverno.

Per me è un vero toccasana perché mi rilassa tantissimo e migliora qualsiasi giornata storta.

Centro di Gubbio-Basilica di Sant’Ubaldo

Sono circa 40 minuti di camminata in salita. Si parte dal centro di Gubbio fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo ed è il percorso della tradizionale Festa dei Ceri.

Qui si possono ammirare dei bellissimi boschi. Ecco il link sull’articolo di Gubbio, dove- tra le altre cose-vi parlo di questa passeggiata: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città.

Cave-Rocca di Cave (provincia di Roma)

Sono circa 7 chilometri di tornanti in salita, quindi non è proprio semplicissimo, ma il percorso è su strada asfaltata e questo aiuta tanto -almeno a livello mentale-.

Il vantaggio è il silenzio perché le macchine che passano si possono contare sulle dita di una mano. Se vi avventurate su questa strada quando c’è la neve, beh, sarà davvero magico. L’ultima volta noi eravamo talmente concentrati sul paesaggio che non abbiamo nemmeno pensato di scattare qualche foto.

Capranica Prenestina-Guadagnolo (provincia di Roma)

Questa camminata -di 9 o 10 chilometri- conduce al borgo abitato più alto del Lazio.

Anche qui, a eccezione dei ciclisti e qualche automobile, vi troverete a tu per tu con la montagna. La camminata è molto facile perché anche in questo caso c’è la strada asfaltata, ma ve la sconsiglio in caso di neve perché non è detto che il percorso sia praticabile.

Ecco cosa fare una volta arrivati in cima: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Pic nic all’aperto

Adoro mangiare all’aria aperta soprattutto dopo aver camminato.

Non amo troppo le aree attrezzate dove bisogna pagare per entrare. Preferisco i luoghi più liberi, dove si può stare davvero a contatto con la natura e accendere il fuoco per riscaldarsi.

Questa è un’idea per tutta la famiglia: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati. Nell’articolo vi parlo di un pranzo in estate, ma si può fare benissimo anche in inverno, credetemi, è tutto sperimentato 🙂

Serve solo qualche accortezza in più per proteggersi dal freddo:

  • indossate sempre un cappello o una fascia per riparare le orecchie e la fronte dal vento, che qui è molto forte da Novembre ad Aprile;
  • andate nelle ore centrali della giornata, la fascia migliore è quella 11,00-15,00;
  • portate una coperta da mettere sotto il telo per evitare che l’umidità salga in superficie bagnandovi i vestiti.

Visitare Chiese e Santuari

Durante le domeniche invernali usciamo spesso al mattino per visitare qualche luogo sacro vicino a casa nostra. Per pranzo di solito ci fermiamo nei vari ristoranti tipici, riscaldandoci davanti a un bicchiere di vino. Questo ci evita di restare chiusi in casa anche quando piove o fa molto freddo.

Il centro Italia è pieno di Chiese e Santuari che si possono visitare tranquillamente in mezza giornata.

La lista sarebbe lunghissima, ne cito solo alcuni:

Visitare i borghi italiani in inverno

gite invernali in centro Italia

Fare un giro per i borghi del nostro Paese è un modo perfetto per spezzare la routine della settimana. Soprattutto nel periodo invernale, quando ci sono pochi turisti e si ha il tempo di apprezzare la tranquillità spesso difficile da trovare in estate.

Su questo punto non mi dilungo troppo. Vi lascio il link con il mio articolo sui borghi del Lazio, dove troverete l’elenco e le caratteristiche principali di ognuno: Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow.

Spero di avervi regalato un po’ di ispirazione per le gite fuori porta da poter fare in inverno, che non significa solo hotel di lusso e sport invernali. A volte basta davvero poco per evadere, anche con un tempo minimo a disposizione.

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Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

Santuario della Mentorella

Una delle cose più interessanti da visitare a Guadagnolo e dintorni è certamente il Santuario della Mentorella, di cui -come avevo promesso- vi parlo in questo articolo.

Se mi seguite, sapete già che è un luogo a pochi chilometri da casa mia. Per noi è un posto speciale perché Karol Wojtyla lo amava profondamente e lo visitò ben 7 volte.

Ora vi racconto tutto.

Dove si trova la Mentorella

Il Santuario, il cui nome completo è della Madonna delle Grazie della Mentorella, si trova a ridosso dei comuni di Capranica e Guadagnolo, al centro dei Monti Prenestini.

Se non fosse per un cartello che ne indica la direzione, pochi saprebbero della sua esistenza perché è letteralmente nascosto dalla montagna, quindi non si vede dalla strada.

Forse anche per questo ha il pregio di conservare una grande sacralità, senza i mercatini di oggetti sacri che spesso in Italia violano i Santuari.

La prima cosa che si può notare all’arrivo, infatti, è proprio il grande silenzio che avvolge ogni cosa.

Questa è la strada da percorrere a piedi dal parcheggio fino all’entrata, dove tutto è immerso nel verde dei boschi:

Santuario della Mentorella

Forse anche per questo San Giovanni Paolo 2° era molto affezionato al Santuario, tanto che amava ripetere spesso una frase che è scolpita nella memoria della gente di queste parti:

Questo luogo mi ha aiutato tanto a pregare.

Oggi, una statua di Karol Wojtyla accoglie i fedeli all’entrata del Santuario, raccontando una fede che resiste al passare del tempo.

Santuario della Mentorella

Il legame del Santuario con la Polonia, però, non si esaurisce con la figura del papa polacco, ma ha origine negli anni ’60. Per capire meglio, torniamo indietro e ripercorriamo tutta la storia.

Storia e origini del Santuario della Mentorella

Partiamo dall’inizio, ovvero dalla conversione di Sant’Eustachio.

Non ci sono notizie certe su questo Santo. Secondo la tradizione cattolica era un soldato romano che si convertì al cristianesimo dopo aver avuto un’apparizione di Gesù Cristo. Inizialmente, a ricordo di questo evento, venne costruita una prima cappella nel punto esatto dell’apparizione, che oggi coincide con quello che è il campanile della Chiesa.

Un paio di secoli più tardi, Costantino 1°, l’imperatore romano convertito anche lui al cristianesimo, decise di far costruire il Santuario.

In seguito, per diversi secoli, la Mentorella fu custodita dai monaci benedettini, dunque apparteneva all’Abbazia di Subiaco, per poi subire un primo restauro dal padre gesuita Anastasio Kircher.

Durante il periodo dell’unità d’Italia, il Santuario della Mentorella divenne proprietà dello stato italiano e solo in seguito fu ricomprato dal Vaticano.

Poi, dopo un lungo periodo in cui – di nuovo- sembrava essere dimenticato, negli anni ’60 – e qui arriviamo ai giorni nostri- il cardinale polacco Wladyslaw Rubin si adoperò per la sua rinascita.

Inizia così il legame ininterrotto con la Polonia, che spiega la presenza dei numerosi nomi polacchi sulle lapidi del cimitero del Santuario.

Santuario della Mentorella

Ora, la razionalità mi impone di precisare che non esistono fonti circa la nascita della Mentorella e che le uniche notizie certe si hanno a partire dalla giurisdizione benedettina. Però i Santuari si visitano per fede e la fede non ha bisogno di prove, quindi per me questa è storia vera – forse lo è anche per voi che mi leggete, perché dubito che un ateo troverebbe interessante un pellegrinaggio, ma se mi sbaglio fatemelo sapere- 🙂

Cosa vedere al Santuario della Mentorella

Adesso parliamo nello specifico di cosa vedere.

La Chiesa

Partiamo dall’interno della Chiesa, dove, a prima vista, tutto sembra molto semplice.

Santuario della Mentorella

Se avete questa impressione, non posso darvi torto. Il pavimento in piastrelle consumato dal tempo e dai passi dei fedeli, le capriate in legno e le mura decorate solo in parte non sembrano avere granché da raccontare. Ma non lasciatevi ingannare da questa semplicità solo apparente, perché il Santuario della Mentorella nasconde dei veri tesori. Per trovarli bisogna concentrarsi sui dettagli.

Gli affreschi

Vere e proprie opere d’arte, gli affreschi della Chiesa ripercorrono la storia del Vangelo e quella di alcuni tra i Santi più famosi:

  • il sogno di San Giuseppe con il messaggio dell’angelo circa il concepimento miracoloso di Gesù;
  • la raffigurazione della Santa Vergine con Gesù Bambino;
  • San Michele Arcangelo;
  • Santa Maria Maddalena;
  • San Benedetto da Norcia;
  • San Casimiro -il patrono della Polonia-.

La Cappella di Sant’Eustachio

Questa cappella interna alla Chiesa è costruita all’interno della roccia e racconta, attraverso una serie di raffigurazioni, la conversione del Santo e il martirio, probabilmente voluto dall’imperatore Adriano.

La Statua della Madonna delle Grazie

Si trova nella navata centrale accanto all’altare maggiore. Per i fedeli, il suo valore sta in ciò che rappresenta e nella rosa d’argento che Benedetto 16° volle donare a Maria Santissima nel 2005, anno in cui anche lui si recò in visita al Santuario.

Uscendo dalla Chiesa, c’è la parte che secondo me è quella più emozionante di tutta la visita, un percorso che abbraccia tutto il Santuario e fa battere il cuore di chi crede.

La Scala Santa

Santuario della Mentorella

Si comincia percorrendo la Scala Santa.

Secondo la tradizione cattolica, percorrendola con fede è possibile ottenere l’indulgenza parziale tutti i giorni e l’indulgenza plenaria il Venerdì Santo prima di Pasqua a condizione di:

  • confessarsi;
  • fare la Comunione;
  • recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria e una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.

Il campanile

Al termine della Scala Santa si arriva al campanile, dove Gesù apparve a Sant’Eustachio.

La grotta di San Benedetto

Santuario della Mentorella

Scendendo attraverso una scalinata costruita tra le rocce, si incontra, infine, la grotta di San Benedetto da Norcia. Secondo la Chiesa, infatti, il Santo visse in questa grotta per tre anni prima di fondare l’Ordine dei Benedettini.

Questo piccolo varco tra le rocce oggi è meta di molti fedeli che vengono a rendere omaggio a San Benedetto per le grazie ricevute ed è perennemente illuminato dalla luce delle candele, che restano accese anche di notte.

Santuario della Mentorella

Il Santuario della Mentorella è tra i più antichi del Lazio e uno dei più importanti del culto mariano. Un legame con Roma e la Polonia che unisce i Monti Prenestini in un cammino di fede attraverso l’Europa e che vi consiglio di venire a scoprire almeno una volta. Credetemi, ne vale davvero la pena.

Vi potrebbe interessare: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

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Le montagne di Karol Wojtyla: sulle orme di San Giovanni Paolo II

le montagne di karol wojtyla

Nonostante questo blog non parli di religione, mi è capitato diverse volte di accennare alla mia fede quando vi ho raccontato di alcuni santuari nel Lazio.

In questo articolo vorrei prendervi per mano e condurvi tra le montagne di Karol Wojtyla, a due passi da casa mia.

Questi luoghi avevano un posto speciale nel cuore di San Giovanni Paolo 2°. Ripercorrere le sue tracce, quindi, è un modo per sentirlo più vicino, con un senso di appartenenza che, chi crede, conosce bene -e se siete arrivati fin qui, significa che anche voi credete- 🙂

Le montagne di Karol Wojtyla: i Monti Prenestini

San Giovanni Paolo 2° amava profondamente la montagna. Durante gli anni del suo pontificato venne tante volte da queste parti.

Si racconta che spesso venisse qui in segreto, per raccogliersi in preghiera abbracciato da una natura incontaminata.

Cosa vedere nei Monti Prenestini e dintorni

Siamo nel cuore della provincia di Roma. Il territorio è quello dei Monti Prenestini, dove Monte Guadagnolo, con suoi 1218 metri, è la cima più alta.

I Monti Prenestini sono un’antica catena montuosa di origine calcarea e si snodano attraverso una serie di borghi molto caratteristici, ancora lontani dal corri corri delle grandi città.

Includono i seguenti comuni:

  • Castel Madama
  • Sambuci
  • Casape
  • San Gregorio da Sassola
  • Zagarolo
  • San Vito Romano
  • Castel San Pietro Romano
  • Rocca di Cave
  • Cave – il mio paesino-
  • Genazzano
  • Capranica Prenestina
  • Poli
  • Gallicano nel Lazio
  • Palestrina

Mi rendo conto di essere di parte, perché io vedo questi luoghi con gli occhi dell’amore, ma visitare i Monti Prenestini può essere davvero una fonte di scoperta. Infatti, il bello di questi borghi è che sono tutti diversi tra loro.

Hanno in comune le piccole dimensioni, ma ognuno di essi conserva le sue caratteristiche, quindi non ne troverete due uguali. Si va dai meravigliosi scorci che guardano alla capitale, ai piatti tradizionali della cucina romana, reinterpretati però in chiave popolare. Senza dimenticare una ricchissima tradizione folcloristica che spesso va a braccetto con le tradizioni religiose, ecco spiegata in due parole la bellezza di questi luoghi. Magari ve ne parlerò in altri articoli, altrimenti adesso scriverei un libro e forse più di uno.

Come dicevo prima, Monte Guadagnolo è la cima più alta dei Monti Prenestini e Karol Wojtyla era letteralmente innamorato di questo territorio.

Come vedrete, questo non è un itinerario nel senso classico del termine, perché non ci sono i giorni ne i percorsi dettagliati, che ho scelto di non indicare proprio per lasciarvi il più liberi possibile di ripercorrere i passi di San Giovanni Paolo 2° in base al vostro sentire personale.

Le montagne di Karol Wojtyla: Guadagnolo

Ho appena detto che questo viaggio non è proprio un itinerario. In realtà non è nemmeno un pellegrinaggio, ma un modo per accostarsi al papa polacco e sentirlo più vicino nei luoghi che portava nel cuore.

Per questo, ho pensato di includere una lista con le diverse attività da fare da questi parti, sempre con il filo conduttore di Karol Wojtyla. Tutte cose che si sposano perfettamente al territorio, in un mix di storia, natura e fede che caratterizza i Monti Prenestini.

Ecco cosa fare nei luoghi amati dal papa:

  • escursione nella zona boschiva di Guadagnolo + pranzo all’aperto;
  • visita al paesino di Guadagnolo;
  • trekking nei percorsi naturalistici;
  • visita al Santuario della Mentorella.

Ora vi dico tutto.

Escursione nel bosco + pranzo all’aperto
le montagne di karol wojtyla

Dato che parliamo di montagna, ho deciso di iniziare proprio dalla natura, anche perché queste sono zone poco conosciute che però meritano davvero una visita.

Questi boschi sono molto amati dalla gente di qua. A dire la verità, noi li consideriamo un vero e proprio patrimonio locale. Si caratterizzano per un sottobosco composto soprattutto da more selvatiche – da cui si ricava un’ottima marmellata!- ginestre e denti di leone.

Io sono praticamente cresciuta tra queste montagne. Fin da bambina ricordo le scampagnate all’aria aperta nei mesi estivi, mentre in inverno il mio papà mi accompagnava sempre a scegliere le pigne da decorare per Natale.

Insomma, questo per dire che, se amate la montagna, troverete sicuramente qualcosa da fare a prescindere dalla stagione dell’anno. Tra l’altro, questi angoli di natura sono adatti anche ai bambini. L’unico accorgimento, è di evitare di avventurarsi fuori dai percorsi segnalati da Settembre a Gennaio, durante la stagione della caccia.

La parte più fitta del bosco vede la presenza di pini e abeti, anche se la grande nevicata del 2012 ha cambiato notevolmente il paesaggio, lasciandolo molto più spoglio di quanto non fosse una volta.

I prati montani a ridosso degli alberi sono un punto di osservazione privilegiato per vedere le stelle cadenti durante la notte di San Lorenzo. Infatti sono lontani dalle luci cittadine e da qui si può ammirare un cielo davvero spettacolare. Durante il giorno, invece, sono un’ottima area di sosta per pic-nic e grigliate. Ve ne parlo qui: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

Visita al paese di Guadagnolo

Guadagnolo è un piccolo borgo sulla cima della montagna. Le sue origini sono così antiche che noi facciamo fatica a distinguere la storia dalla leggenda.

Questo paesino possiede un non so che di affascinante, forse perché tutto profuma di bosco ed è la meta ideale per trascorrere una giornata di relax tra natura e buon cibo.

Non è certo un caso che la stradina principale si chiami Via del Salvatore, ma il legame con la fede, e con il Vaticano, non si esaurisce qui. La sua attrazione principale infatti è la Statua di Gesù Redentore, voluta proprio dai predecessori di Karol Wojtyla, che chiesero espressamente di posizionarla a Guadagnolo, nel punto più alto del borgo.

Qui vi parlo della nostra ultima gita fuori porta in questo paesino, che in inverno conta qualcosa come 50 abitanti o poco più: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Trekking nei percorsi naturalistici: ” Sulle orme di Karol Wojtyla”
le montagne di karol wojtyla

Questo sentiero, inaugurato nel 2004, ripercorre -non solo metaforicamente- i passi di San Giovanni Paolo 2° durante i suoi ritiri sui Monti Prenestini.

Attenzione, però, a non confondere il sentiero con l’altro itinerario omonimo. Quel “Sulle orme di Karol”, infatti, è un vero e proprio pellegrinaggio su scala europea, perché collega Wadowice in Polonia a Piazza San Pietro a Roma. Partendo dalla capitale, prosegue poi attraverso Castel Gandolfo – la residenza estiva dei Papi- Castel San Pietro Romano, Palestrina e Guadagnolo.

Questo di cui vi parlo, invece, è un itinerario lungo circa 7 chilometri e si snoda attraverso i boschi che circondano Guadagnolo fino al paese di Pisoniano. Viene considerato un sentiero abbastanza facile, ma non si cammina in piano, quindi secondo me un minimo di allenamento è indispensabile. Inoltre, benché la strada da seguire sia ben segnalata, soprattutto se non siete di queste parti, vi consiglio di farvi accompagnare da una guida.

Purtroppo non è una cosa semplicissima, perché il sentiero non è promosso come dovrebbe e spesso finisce per essere quasi dimenticato dalle amministrazioni locali. Noi avevamo chiesto qualche informazione alla Pro Loco di Guadagnolo per poi decidere di percorrerlo da soli anche perché il marito conosce bene le montagne. Vi consiglio, allora, di inviare una mail al comune di Capranica Prenestina -posta@comunecapranica.it – oppure contattarli telefonicamente ai numeri (06)958-41-26 / (06) 958-40-31 e chiedere se ci sono guide disponibili.

Le montagne di Karol Wojtyla: il Santuario della Mentorella
le montagne di karol wojtyla

Adesso arriviamo al cuore del nostro itinerario spirituale con il Santuario della Mentorella, luogo amatissimo da San Giovanni Paolo 2°.

La Mentorella è un gioiello incastonato tra i Monti Prenestini a pochissimi chilometri dal paese di Guadagnolo.

Qui ci sono tanti dettagli che raccontano dell’amore del papa per il Santuario, tanto che davvero sembra di percepire ancora la sua presenza.

le montagne di karol wojtyla

In una sala accanto al Santuario, c’è una galleria fotografica che ripercorre le visite di Karol Wojtyla nel corso degli anni, raccontandone i momenti salienti con delle immagini bellissime.

le montagne di karol wojtyla
le montagne di karol wojtyla

San Giovanni Paolo 2° visitò questo Santuario sette volte: il 31 Marzo 1979, il 28 Dicembre 1987, il 17 Aprile 1990, il 27 Dicembre 1991, il 30 Dicembre 1996, il 28 Ottobre 1997 e il 3 Febbraio 2000.

Il 29 Ottobre 2005, anche Benedetto 16° si recò alla Mentorella, un evento, questo, che accomuna i due pontefici, non solo nel modo di percepire e comunicare la fede, ma anche nell’amore per questo luogo sperduto tra i monti.

le montagne di karol wojtyla

I tre luoghi simbolo da visitare alla Mentorella sono:

  • la Chiesa
  • la Grotta Benedettina
  • la Scala Santa

Spero di avervi ispirato per questo viaggio alternativo, lontano dai soliti percorsi turistici, alla scoperta delle montagne che Karol Wojtyla tanto amava.

A questo link trovate l’articolo completo sulla Mentorella: Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

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Il Bosco di Paliano, l’area pic-nic a due passi dalla capitale

il bosco di Paliano

In questo articolo vi parlo della mia esperienza al Bosco di Paliano, una splendida area pic-nic a pochi chilometri da Roma.

Di solito non amo troppo le aree attrezzate, ma devo ammettere che il Bosco di Paliano si è rivelato davvero una piacevole scoperta.

Dove si trova e come arrivare

Come suggerisce il nome, questa area pic-nic si trova a Paliano, nel cuore di un bosco secolare.

In realtà, si tratta di qualcosa di molto diverso da quanto mi aspettavo. Infatti, siamo andati assieme ai nonni per accompagnare il nostro nipotino ed eravamo convinti di trascorrere qualche ora nell’area naturalistica più famosa della zona, conosciuta come “La Selva”. Pensavamo fosse stata riaperta dopo un lungo periodo di chiusura al pubblico, ma ci sbagliavamo perché al momento non si prevede, purtroppo, nessuna riapertura.

Da quanto si dice da queste parti, qualche anno fa la Regione Lazio vendette La Selva a un privato, il quale fu costretto a chiudere i battenti per un motivo che non ci è dato sapere, privandoci così di una splendida risorsa naturale. Come e perché un patrimonio naturalistico di questo tipo debba finire in mano ai privati ancora non riesco a spiegarmelo.

Sta di fatto che La Selva e il Bosco di Paliano sono due luoghi diversi, seppure vicinissimi tra loro. Quindi posso davvero dire di aver scoperto questa area pic-nic per puro caso.

Non è affatto difficile arrivare. Il Bosco si trova a ridosso della città di Colleferro. Prendendo la Strada del Vino Cesanese, si raggiunge la Contrada la Selva. Da qui in poi, basta seguire i cartelli turistici con le indicazioni, attraversando una strada sterrata per qualche centinaio di metri, prima di essere accolti nel parcheggio gratuito proprio di fronte all’entrata.

Cosa fare nel Bosco di Paliano: natura, divertimento, riflessioni

La filosofia del luogo è molto chiara sin dal primo momento. Sul gazebo della biglietteria, infatti, si nota subito una frase molto emblematica, che oggi come oggi non dovremmo mai dimenticare:

Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Proverbio Navajo

Queste parole rispecchiano tantissimo il mio modo di pensare, quindi ho amato il Bosco da subito, ancor prima di entrare. Ogni cosa è davvero organizzata nel rispetto della natura.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Camminare nella natura

il bosco di Paliano

Come dicevo all’inizio, siamo in un bosco secolare, uno di quelli dove è ancora possibile sentire il profumo della terra e respirare la saggezza degli alberi.

Una delle attività principali, infatti, è proprio la camminata all’interno del suo ambiente incontaminato. Il Bosco di Paliano si estende per circa 30 ettari e i percorsi si sviluppano attraverso 5 chilometri di sentieri.

il bosco di Paliano

Durante la passeggiata, con un po’ di fortuna, si possono incontrare i diversi animali che popolano questa foresta di querce: dai gufi fino agli scoiattoli, che, vivendo allo stato completamente naturale, sobbalzano al minimo rumore.

I sentieri che abbiamo percorso noi sono tutti adatti ai bambini. Tuttavia, vi consiglio di non avventurarvi nel bosco con i passeggini, soprattutto quelli di ultima generazione con le ruote molto sottili. Per fortuna, noi avevamo con noi la fascia porta bimbi, altrimenti sarebbe stato difficile trasportare la nostra piccola senza inciampare in ogni radice.

La panchina rossa

Uno degli angoli più significativi del percorso è quello che ospita la panchina rossa, simbolo contro la violenza sulle donne. La particolarità, però, non è tanto nella panchina -ormai se ne incontrano tantissime ovunque- ma nella cornice a grandezza d’uomo che la precede.

il bosco di Paliano

Potrei limitarmi a spiegare il motivo di questa scelta, ma preferisco riportare fedelmente le parole dei ragazzi di Casa Johnny e Casa Mary della Comunità Socio Riabilitativa della città di Paliano:

La visione parziale è data dalla cornice rossa, che limita e coglie solo uno spaccato del tutto che ci circonda. Quando non riusciamo a vedere le molteplici soluzioni che la realtà ci offre, rimaniamo imprigionati in un’unica visione, o se vogliamo, diamo solo una risposta ai nostri problemi, senza pensare alle molteplici soluzioni che potremmo trovare per risolverli. Questo ci porta ad agire d’istinto e l’istinto non tarda molto spesso a trasformarsi in violenza.

La violenza agita, ci lascia senza fiato, incuriosisce la società, alimenta dibattiti, eccita gli opinionisti, crea vittime e carnefici, ci riporta drammaticamente a una primitività che non ci abbandona mai.

Siamo figli di una natura che ci ha creati razionali e irrazionali e mantenere un equilibrio tra queste due istanze non è sempre facile.

Eppure esiste un’aggressività più taciuta, più silenziosa, più subdola e pericolosa, quella che agita silenziosamente contro se stessi, quella che ci porta a cercare rifugio in un luogo indefinito e senza confini che tutti chiamano follia.

Siamo i matti, per qualche ragione abbiamo voluto abitare questa regione oscura e misteriosa, noi siamo gli abitanti di Mattagonia, un posto bizzarro e strampalato dove tutti sono re e tutti servitori, dove tutti sono pazzi pur di essere qualcosa.

Qui c’è chi si crede Dio ma a pensarci bene anche da voi, nel vostro mondo razionale, c’è qualcuno che si pensa tale.

C’è chi ha preso tante di quelle legnate che considerare matto ha il sapore di una bestemmia. C’è chi è stato abbandonato perché l’amore è bello ma la responsabilità di crescere un figlio è una rogna. C’è chi prega Dio in quanto, come Padre, e per giunta Eterno, non è che abbia fatto granché per lui.

Il dolore migliore è quello intenso che poi sfuma, come può accadere a una ferita che si rimargina.

Il nostro è un dolore sordo, continuo, e per tornare a Dio, eterno.

La rabbia, la tristezza, la frustrazione, l’angoscia, il delirio, l’allucinazione, avrebbero fatto scattare in noi dosi di aggressività che nemmeno ve lo immaginate, avremmo picchiato, avremmo ucciso o ci saremmo uccisi e molti lo hanno fatto.

Altri, e siamo noi che stiamo scrivendo, abbiamo preferito trovare un angolo in questo universo pazzo e ci siamo contenuti e storditi.

Siamo in una ruota che gira sempre uguale e ogni giorno un eterno ritorno del giorno precedente, ma non chiamiamo tutto questo “vivere”, accontentiamoci di sopravvivere.

Parole dure, scioccanti e dal sapore amaro, che raccontano di una sofferenza mai dimenticata. Parole che per me sono state un pugno dello stomaco e mi hanno fatta vergognare. Quante volte, nella mia quotidianità, mi sono lamentata di quelli che per me sono problemi, senza conoscere affatto il dolore, intendo quello vero. Allora, ho pensato a come etichettiamo le persone, giudicandole senza conoscere la loro storia. Ancora una volta, penso che tutti insieme abbiamo la precisa responsabilità di proteggere i più fragili, perché questo mondo, che io sono sicura valga ancora la pena di essere esplorato, possa essere più bello e giusto per tutti.

Il parco giochi ecologico

il bosco di Paliano

Il commento scritto da questi ragazzi, non è l’unico esempio di collaborazione tra il territorio e il Bosco di Paliano.

L’area pic-nic infatti, nasce soprattutto con la finalità di insegnare anche ai più piccoli il valore delle risorse naturali, dando vita a un progetto che ha a cuore non lo sfruttamento, ma la cooperazione tra uomo e natura.

Il parco giochi del Bosco, ad esempio, è realizzato interamente con il legno di scarto degli alberi, sapientemente trasformato per permettere ai più piccoli di divertirsi, lasciando libero sfogo alla fantasia.

Il regolamento

Proprio nel rispetto del Bosco e dei suoi abitanti, c’è un regolamento molto rigido:

  • non ci sono cestini per la spazzatura, i rifiuti vanno portati a casa. La direzione può fornire a richiesta dei sacchetti biodegradabili.
  • Non si possono accendere fuochi.
  • Per i fumatori, è assolutamente vietato gettare a terra i mozziconi delle sigarette. Questo non solo per evitare il rischio di incendio, ma anche per mantenere pulito il bosco. Presso la biglietteria si possono comprare i posacenere portatili.
  • Si chiede di abbassare la suoneria del cellulare, soprattutto all’interno dei sentieri, per non disturbare gli animali.

Le attività extra nel Bosco di Paliano + informazioni pratiche

il bosco di Paliano

Oltre alle passeggiate, si possono prenotare diverse attività a pagamento, tra cui:

  • tiro con l’arco;
  • passeggiate con i pony per bambini;
  • noleggio delle biciclette.

L’area pic-nic

il bosco di Paliano

Per quanto riguarda l’area pic-nic, ci sono circa 50 tavoli che si possono utilizzare gratuitamente perché il servizio è incluso nel prezzo del biglietto.

Per essere certi di trovare posto, si possono prenotare in anticipo, chiedendo eventualmente anche l’uso del barbecue su base fissa in pietra. Noi avevamo portato il pranzo da casa, quindi non ho pensato a chiedere il prezzo per il barbecue – ma saprò dirvi la prossima volta perché ci torneremo sicuramente- 🙂

Ma non è tutto.

Al Bosco di Paliano si organizzano anche attività di intrattenimento, cosa che lo differenzia dalle altre aree pic-nic. Ad esempio, per l’ estate, ci sono in programma diverse dimostrazioni di falconeria, lezioni di ginnastica e serate con l’aperitivo all’aperto. Questi eventi hanno tutti costi diversi e comunque vanno prenotati sempre con un certo anticipo. Per avere tutte le informazioni aggiornate sulle attività settimanali, vi consiglio di visitare la pagina Facebook il Bosco di Paliano.

Apertura

Dal 1° Maggio al 12 Giugno e dal 14 Settembre al 31 Ottobre, il Bosco è aperto nei fine settimana e durante i giorni festivi. Dal 13 Giugno al 12 Settembre, è aperto tutti i giorni – tranne il lunedì- dalle 10,00 alle 18,00.

Prezzi

Il biglietto giornaliero costa 5,00 euro a persona a partire dai 13 anni di età, dai 3 anni fino ai 12, i bambini pagano un ingresso ridotto di 3,00 euro.

Volendo, è possibile stipulare gli abbonamenti che variano dai 15,00 ai 25,00 euro a persona, quindi permettono di risparmiare parecchio in caso di famiglie numerose, soprattutto se contate di tornare spesso.

Perché trascorrere la giornata al Bosco di Paliano

Ricapitolando, ecco i lati positivi della nostra esperienza con bambini al seguito:

  • ambiente incontaminato;
  • boschi bellissimi, ideali a stimolare la fantasia e l’apprendimento dei più piccoli;
  • sentieri facilmente percorribili anche per chi non è abituato a camminare;
  • sicurezza dell’area pic-nic, dove i bimbi possono giocare tranquilli, senza essere guardati a vista dagli adulti.

Se dovessi trovare un lato negativo, direi che il bar dell’area pic-nic non è assolutamente fornito. Le uniche cose che si possono trovare sono le bibite -calde!- e qualche snack veloce perché non c’è elettricità.

Ora, capisco perfettamente che siamo all’interno di un bosco, quindi il rispetto dell’ambiente ha la priorità assoluta e non deve essere deturpato dai fili elettrici. Però, quando ci sono 30° all’ombra, mi sembra il minimo avere a disposizione almeno qualche bibita fresca e dei gelati -seppur confezionati- a fronte di persone che comunque pagano il biglietto di entrata. Per questo, suggerirei ai gestori di munirsi di generatore elettrico, in modo da risolvere il problema senza danneggiare l’ambiente naturale 🙂

Un’altra cosa da sottolineare sono i prezzi delle attività extra. Mi sembrano un po’ più alti rispetto alle altre aree pic-nic, ma è anche vero che il personale deve essere pagato, così come ha un costo l’organizzazione delle attività e la manutenzione del bosco. Alla luce di questo, mi sembra tutto giustificato e noi siamo stati ben felici di pagare qualcosa in più a fronte di questa meraviglia che, come dicevo prima, ha anche l’obiettivo di insegnare ai piccoli la protezione e la valorizzazione dell’ambiente. E questo, davvero, non ha prezzo.

Concludo lasciandovi l’indirizzo e il contatto telefonico del Bosco di Paliano:

Area Palianese Sud, 0318

370-153-3848

Altre aree pic-nic dove mangiare all’aperto a pochi passi da Roma: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

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Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Articolo aggiornato il 15 Luglio 2021

cosa fare a sperlonga

Con questo post prosegue la serie di articoli dedicati alle vacanze al mare in centro Italia. Oggi vi parlo un po’ di cosa fare a Sperlonga.

Per chi vive nei pressi di Roma, Sperlonga non ha bisogno di presentazioni perché è una tra le mete più rinomate della costa. Non è difficile capirne il motivo. Ve lo racconto nei prossimi paragrafi.

Sperlonga nella storia

Ci sono dei luoghi dove la natura riesce a esprimersi in tutta la sua bellezza e nulla sembra essere lasciato al caso. Luoghi dove cielo e mare si sfiorano tra gli speroni rocciosi e le onde spumeggianti.

La cittadina di Sperlonga si trova nella punta meridionale del Lazio, ma non è sempre stato così. Un tempo, apparteneva alla Campania, questa però è solo una piccolissima parte della sua storia travagliata.

Il primo insediamento storico del borgo aveva origini greche. Infatti, secondo alcune fonti locali, Sperlonga sarebbe stata fondata da un gruppo di soldati provenienti da Sparta. Deve esserci per forza almeno un pizzico di verità in questo, perché, in effetti, ci sono moltissime somiglianze con la Grecia. Dalle minuscole casette bianche fino ai vicoletti attraverso cui si snoda il centro storico.

Purtroppo, le mie foto non rendono giustizia a Sperlonga, perché il giorno in cui siamo andati, il tempo non era dei migliori, ma vi assicuro che, dal vivo, il paesaggio sembra davvero quello di un quadro.

cosa fare a Sperlonga

Come si può immaginare, soprattutto nei tempi più antichi, l’economia della città si basava esclusivamente sulla pesca. Il mare, però, non era solo una risorsa, perché le invasioni straniere che arrivavano dal largo della costa rappresentavano un pericolo costante. Data la sua posizione privilegiata, a cavallo tra il Monte Circeo e il Golfo di Napoli, Sperlonga subiva spesso attacchi dalle flotte dei pirati dell’epoca.

Nel 1622 tutto il borgo fu completamente raso al suolo dall’esercito ottomano. Per fortuna, nel corso del tempo, il nucleo abitativo centrale fu ricostruito e oggi Sperlonga rientra nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Tra l’altro, e questa è una cosa che apprezzo tantissimo, è una città plastic-free. Questo significa che i bar e i ristoranti non vendono bibite in lattina ma solo in bottiglie di vetro, contribuendo così a ridurre il numero di rifiuti che spesso finiscono in mare.

Ora entriamo nel vivo dell’articolo e vediamo cosa visitare in questa bellissima località.

Cosa fare a Sperlonga

Il mare

Arrivare sul lungomare non è semplicissimo perché la parte centrale del borgo sorge su un grande sperone roccioso, quindi si deve scendere passando per una scalinata, ma ne vale davvero la pena.

Le acque cristalline lambiscono piccoli tratti di spiaggia simile al borotalco. Di tanto in tanto, le calette spuntano all’orizzonte, creando un paesaggio molto variegato e suggestivo. Nel territorio sono disseminate alcune grotte naturali che spesso possono essere raggiunte solo in barca.

Il porto + cena di pesce

Al termine del tratto di spiaggia sabbiosa si arriva al porto. La sua particolarità sta nelle dimensioni minuscole, che si accordano alla perfezione allo spirito del luogo. A questo punto vi consiglio di fare una sosta veloce nel piccolo bar che si affaccia sulle banchine perché prepara un buonissimo caffè. Vi servirà per ricaricarvi prima di raggiungere, sempre a piedi, Torre Truglia.

Visitare Torre Truglia

cosa fare a sperlonga

Torre Truglia rappresenta il simbolo di Sperlonga.

Si tratta di una torre costiera costruita a scopo difensivo e può essere visitata gratuitamente.

Si ipotizza che una volta fosse un vero e proprio punto di vedetta militare. Le guardie al suo interno non avevano soltanto il compito di avvistare il nemico e dare l’allarme. Dovevano infatti comunicare anche con le altre torri di guardia, attraverso l’uso di fuochi e di specchietti. Esisteva, quindi, un sistema ben strutturato di comunicazione, organizzato in un vero e proprio linguaggio in codice.

Questa torre è assolutamente da visitare. Non tanto per l’interno che è praticamente spoglio, quanto per il panorama mozzafiato che si può ammirare dalla cima. Nelle giornate di sole è possibile vedere chiaramente Terracina, e scorgere Sabaudia, a Nord, mentre a Sud lo sguardo si spinge verso Gaeta e il suo golfo.

Il centro di Sperlonga

cosa fare a Sperlonga

Dopo aver visto Torre Truglia è il momento di risalire in città per dirigersi verso il cuore del borgo, che secondo me è tra i più spettacolari d’Italia.

Il centro di Sperlonga non è grande e non ci sono moltissime cose da visitare, ma è davvero incantevole. Sembra di tuffarsi immediatamente nel passato e non si può resistere alla tentazione di addentrarsi nei vicoletti intervallati da ripide scalinate, mentre i fiori spiccano sul bianco delle case.

I fiori e le piante ornamentali non sono gli unici elementi che vivacizzano la città. Ogni angolo è un tripudio di ceste di frutta e abiti colorati perché qui esiste ancora il commercio al dettaglio e ogni negozietto espone la sua merce all’esterno.

cosa fare a Sperlonga

Ogni volta che penso a Sperlonga, a me viene sempre in mente un’opera d’arte: viva e colorata, tipica di un’Italia che si volge verso il Sud, con il suo calore e la sua ospitalità.

Cosa vedere a Sperlonga fuori dal centro

Il territorio che circonda Sperlonga è ricco di storia e bellezze naturali. Vi lascio qualche consiglio su cosa visitare nei dintorni della città.

Isole Pontine

L’arcipelago è costituito dalle isole di Santo Stefano, Gavi, Zannone, Ventotene, Palmarola e Ponza. Le prime tre isole sono praticamente disabitate, quindi conservano ancora un fascino molto selvaggio che vale sicuramente la pena di scoprire. Se siete alla ricerca di qualcosa di più turistico, Ventotene e Ponza sono le destinazioni ideali, con bellissime spiagge e centri abitati che ospitano antiche botteghe e locali in cui gustare dell’ottimo pesce. Tra le due alternative, l’Isola di Palmarola rappresenta la via di mezzo. Da vedere assolutamente il Faraglione di San Silvestro e la Grotta del Gatto. Il punto di imbarco più vicino a Sperlonga per raggiungere le Isole Pontine è Terracina.

La Villa di Tiberio

Questa villa, scoperta per caso alla fine degli anni 50, è una delle maggiori attrazioni del luogo e rappresenta un’importante testimonianza del prestigio di Sperlonga durante l’epoca romana.

All’inizio, la struttura si componeva di una serie di terrazze affacciate sul mare, utilizzando una tecnica costruttiva che si ritrova in diversi templi sparpagliati nella regione.

Il cortile era il cuore pulsante di tutto l’edificio, attorno al quale si sviluppavano le altre stanze. La villa include una cavità molto suggestiva conosciuta come la grotta di Tiberio ed è inglobata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Ecco qualche informazione pratica per la visita. Il costo del biglietto intero è di 5,00 euro a persona. La villa di Tiberio si trova in Via Flacca km 16,300 a Sperlonga, mentre il numero di telefono è : 0771-54-80-28.

Il Parco Naturale della Riviera di Ulisse

Si estende tra i comuni di Sperlonga, Formia, Gaeta e Minturno. Questa splendida area protetta regala scorci meravigliosi tra promontori, grotte e fondali trasparenti.

All’interno del Parco Naturale si possono prenotare diverse attività organizzate, tra cui immersioni, camminate e tour in bicicletta. A questo link troverete tutte le informazioni dettagliate e come prenotare le diverse attività: https://www.parchilazio.it/rivieradiulisse

Prima di concludere, un’ ultima informazione: il centro di Sperlonga, è totalmente pedonale. Potete lasciare la macchina nel parcheggio comunale sotterraneo, aperto tutta la notte.

Sperlonga è adatta a voi se:

  • amate il mare;
  • vi piace visitare i piccoli centri;
  • non avete problemi a spostarvi a piedi.

Data la particolarità del suo territorio, con il lungomare scomodo da raggiungere partendo dal centro, e le continue scalinate, purtroppo è poco adatta se avete bambini piccoli da trasportare con passeggini o carrozzine. Infatti, mentre per un’escursione ci si può arrangiare con il marsupio porta bimbi – l’ho sperimentato in prima persona – è più complicato trascorrerci un’intera vacanza perché fisicamente diventa molto faticoso.

Se cercate una destinazione ideale per una vacanza al mare con bambini, vi consiglio di dare un’occhiata al mio articolo dove parlo un po’ di Nettuno, località perfetta per i bimbi di ogni età: Cosa fare a Nettuno in un giorno: idee e consigli

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Il centro storico di Terracina, una perla di bellezza sul mare

Articolo aggiornato il giorno 1 Luglio 2021

il centro storico di Terracina

Vi ho già parlato di Terracina come la meta ideale per le vacanze al mare, soprattutto con i bambini. Oggi, invece, voglio raccontarvi qualcosa in più sul centro storico di Terracina, del quale io sono davvero innamorata e che a mio parere merita di essere visitato almeno una volta.

Le località di mare vengono sempre associate alle spiagge, alla brezza salmastra e ai falò di mezzanotte. Di solito la parte storica viene messa in secondo piano e, secondo me, è un vero peccato.

Spesso i borghi sulla costa racchiudono piccoli e grandi tesori che attendono solo di essere scoperti dagli occhi curiosi dei turisti. Passeggiare all’interno di queste cittadine quindi può rivelarsi una piacevole sorpresa.

Il centro storico di Terracina è una vera perla affacciata sul mare, vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Il centro storico di Terracina: ubicazione + monumenti storici

Dove si trova la parte antica

Urbanisticamente parlando, la città di Terracina si sviluppa su due livelli. Il primo, di stampo moderno, abbraccia tutto il lungomare. Il borgo antico, invece, si trova in alto, quasi a ridosso del Tempio di Giove, e regala una vista eccezionale. Nelle giornate di sole, sembra quasi di poter toccare le Isole Pontine.

Io vi parlo dei vari punti di interesse presentandoli come un piccolo itinerario perché, facendo la nostra stessa passeggiata, quello che segue sarà l’ordine in cui incontrerete le varie attrazioni.

Il centro storico di Terracina: un mix di antichità

La prima cosa che si nota nella zona è il convivere di opere risalenti a periodi molto diversi tra loro: a partire dall’epoca romana fino ad arrivare al Rinascimento.

A fare da contorno ci sono i negozi tipici e le botteghe d’arte, dove gli artisti interpretano il mare in tutte le sue forme.

Iniziamo.

La Chiesa del Purgatorio

Non appena entrati nella parte antica, abbiamo trovato ad accoglierci la Chiesa del Purgatorio.

La costruzione è piuttosto decentrata rispetto alla zona pedonale e la si raggiunge attraverso una scala laterale, quasi nascosta, che in realtà funge anche da base all’edificio.

Il centro storico di Terracina

La prima impressione è la forte somiglianza con le Chiese siciliane e, del resto, non è un caso. La Chiesa del Purgatorio, infatti, fu realizzata tra il 1750 e il 1787 sulle base della Chiesa medioevale di San Nicola ed è l’unico esempio di architettura barocca-spagnola a Terracina.

Come si può immaginare dal nome, tutte le decorazioni interne richiamano il tema della morte, che nella concezione cristiana è il passaggio obbligato per la vita eterna. Per i cattolici, infatti, il Purgatorio è il luogo di purificazione prima del Paradiso. Le decorazioni rappresentano la gioia della vicinanza a Dio, proprio per questo hanno colori molto sgargianti, in un mix di blu, rosso e oro.

Il Foro Emiliano

Il centro storico di Terracina

Proseguendo il percorso a piedi si arriva al cuore del centro storico di Terracina.

Il Foro Emiliano, a distanza di moltissimi secoli, racconta ancora il glorioso passato della città e il suo stretto legame con la capitale.

Le colonne portanti dei templi, le basi in travertino e i ciottoli dell’epoca danno l’impressione di trovarsi in una Roma in miniatura.

La parte più importante del Foro conserva i resti del Capitolium, il tempio dedicato alla triade di Giunone, Giove e Minerva.

La piazza principale e la Via Appia

Il centro storico di Terracina

Superato il Foro Emiliano e passando sotto le arcate del Castello Frangipane, dall’origine medioevale, si giunge alla piazza principale del centro storico di Terracina.

Quando siamo arrivati in questo punto, mi sembrava di trovarmi in una specie di Olimpo. Con un sorriso, sono immediatamente tornata agli anni della mia infanzia, quando tutti i pomeriggi guardavo il cartone animato di Pollon – se avete la mia età, 33 anni- sapete di cosa sto parlando 🙂

I vari edifici di questa piazza – realizzati in travertino- risalgono al Medioevo e al periodo rinascimentale. Si nota subito che sono tutti dello stesso colore. Si tratta di una sfumatura particolare che gli archeologi chiamano bianco imperiale, che si ritrova anche nei ciottoli della strada, l’antica Via Appia di Traiano.

L’atmosfera quindi è davvero unica, come sospesa nel tempo, ma l’estate è il periodo in cui tutto diventa ancora più magico. Soprattutto di sera, quando questi vicoli ricchi di storia si animano di musica e luci colorate.

Il Duomo di Terracina

Infine, sempre nel cuore del borgo, c’è la Cattedrale di San Cesareo, che si mostra ai passanti in tutta la sua bellezza.

I locali la chiamano “il Duomo” e già solo le decorazioni della facciata sono un piccolo tesoro in miniatura.

Il centro storico di Terracina

La scalinata che precede l’ingresso indica che la Cattedrale poggia sui resti di un antico tempio romano e nel tempo ha subito diversi restauri. Purtroppo non ho avuto il tempo di scattare fotografie all’interno perché stava per iniziare la Messa, comunque vi consiglio di visitarla per gli affreschi settecenteschi e lo splendido pavimento di origine medioevale.

La gastronomia

Tutta la zona è conosciuta per l’olio di oliva, il vino e i formaggi. Ovviamente, il pesce è la portata principale di ogni ricetta e il borgo antico ospita tantissimi ristoranti che sbucano come funghi nei vicoletti lastricati. Alcuni sembrano proprio spuntare dal nulla, leziosi come un salotto della casa delle bambole.

Il centro storico di Terracina

Da provare assolutamente sono le fritture miste di pesce e le varie zuppe. Quasi tutti i ristoranti espongono il menù all’esterno quindi potete sbirciare i piatti e i prezzi prima di entrare. Vi parlerò meglio del cibo in un altro post.

Per ora, vi lascio il link al mio articolo dove vi racconto di un’altra splendida località nelle vicinanze, perfetta per esplorare le bellezze di questo territorio: Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

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Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

cosa vedere a guadagnolo

Oggi voglio parlarvi di cosa vedere a Guadagnolo, un luogo che io conosco bene.

Come altri posti di cui vi racconto, questo piccolissimo borgo di montagna si trova in provincia di Roma, a qualche manciata di chilometri da casa mia e lo frequento abitualmente sin da quando ho memoria.

Amo tornarci ogni volta che ho voglia di staccare la spina per qualche ora, così domenica, senza pensarci troppo, siamo saliti in macchina carichi di panini e un paio di birre fresche.

Vi dico tutto nei prossimi paragrafi.

Guadagnolo tra storia e racconti locali

Guadagnolo è un minuscolo centro abitato che prende il nome da Monte Guadagnolo, lo sperone calcareo su cui sorge e regala un panorama incantevole.

Il borgo infatti si trova a 1218 metri sul livello del mare. Mare che si può vedere distintamente dalla sua cima quando le giornate sono abbastanza limpide.

Parte del titolo di questo post è tra virgolette perché contiene un’imprecisione. Secondo gli archivi locali, infatti, Guadagnolo è il centro non comunale abitato più alto della regione. I documenti specificano questo dato in quanto Guadagnolo non è un comune a sé, bensì la frazione di Capranica Prenestina, da cui è preceduto di qualche chilometro sul fianco della montagna.

Tuttavia, qui siamo cresciuti pensando a Guadagnolo come il borgo abitato più alto del Lazio perché i nostri nonni e bis-nonni lo ripetevano continuamente pure con un certo orgoglio. Quindi per noi resta il paesino più alto della regione, a dispetto degli archivi e delle sottigliezze linguistiche, perché così vuole la cultura popolare.

Di Guadagnolo sappiamo anche che è un centro molto antico. Infatti nacque durante il periodo delle invasioni barbariche, quando alcune famiglie locali cercarono rifugio in montagna nel tentativo di salvarsi dalle incursioni straniere.

Il nome, invece, richiama si a Monte Guadagnolo, ma ha un’origine molto incerta. Ricordo di aver letto da qualche parte che, sulla strada che conduceva al centro abitato, una volta c’era una piccola osteria. I proprietari offrivano riparo agli animali da trasporto e i loro padroni erano ben felici di scaldarsi davanti a una zuppa fumante e a un buon bicchiere di vino rosso. I pericoli, però, erano sempre in agguato, per questo in inverno difficilmente qualcuno si avventurava su una strada tanto insidiosa. Il guadagno del povero oste era così esiguo che lui stesso lo definiva un “guadagnolo”, vezzeggiativo che poi avrebbe dato il nome al borgo che oggi conta circa 56 abitanti.

Anche mio nonno raccontava spesso questa storia, quindi, sinceramente, non so dire se abbia un fondo di verità o sia nata da una leggenda popolare.

Cosa vedere a Guadagnolo

Come avrete intuito dal numero dei suoi abitanti, Guadagnolo è un borgo minuscolo, per questo non ci sono chissà quali attrazioni da vedere, però è perfetto per trascorrere qualche ora all’aria aperta.

Anche perché le dimensioni non intaccano il suo fascino, che sta proprio nella semplicità.

L’attività della Proloco: storia di un grande amore per le origini

Il punto di arrivo di Guadagnolo è anche il suo centro in Piazza Dante Alighieri, dove spiccano le aiuole fiorite e l’edificio in mattoni, sede della Proloco.

Questa associazione riveste un ruolo fondamentale per la comunità. In inverno, infatti, Guadagnolo è quasi disabitato perché molte famiglie hanno scelto di spostarsi verso Roma per essere più vicine ai luoghi di lavoro. In estate però le seconde case tornano a vivere e gli abitanti lavorano attivamente per promuovere il borgo.

Quasi ogni sera si svolgono feste all’aperto animate da balli in piazza e musica popolare, mentre, la domenica, i mercatini sono una vera e propria tradizione.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento ai caduti

Il cuore pulsante di Guadagnolo è il breve tratto di strada pedonale – circa 50 metri- che prende il nome di Via del Salvatore.

Questa piccola passeggiata conduce direttamente al Monumento ai Caduti, un angolo erboso circondato da panchine di marmo e aiuole fiorite.

cosa vedere a Guadagnolo

Da questo punto è possibile osservare la tortuosa strada che conduce al paese, una vista che regala un’immagine molto bucolica di Guadagnolo, dove prevalgono i campi e le balle di fieno destinate agli animali durante l’inverno.

Il Monumento ai Caduti è un punto di ritrovo per i numerosi motociclisti che, la domenica mattina, arrivano dalla capitale per mangiare un panino al fresco e trascorrere qualche ora in montagna.

Anche noi abbiamo fatto sosta qui, soprattutto per far mangiare la nostra piccola e tenerla all’ombra durante le ore più calde della giornata.

Si è divertita un mondo a osservare i fiori e fare i primi passetti sull’erba ancora fresca di rugiada.

Per scelta, io non metto on-line immagini di mia figlia, ma il marito mi ha scattato questa foto e ve la mostro per darvi un’idea dell’atmosfera che si respira qui. La nostra piccola gli era proprio accanto e mentre ero in posa lei faceva ciao ciao con la manina.

cosa vedere a Guadagnolo

Osservare lo stile di vita: come si vive a Guadagnolo

Le piccole dimensioni di ogni cosa, dalle case alle strade, sono forse la caratteristica più importante di Guadagnolo, assieme alla cura dei dettagli.

Tutte le case hanno almeno un vaso di fiori alla finestra e alcuni angoli sembrano davvero usciti da un quadro.

cosa vedere a Guadagnolo

Qui il tempo sembra essersi fermato e, sotto certi aspetti, è difficile da descrivere, perché si tratta di un modo di vivere che ormai sta scomparendo.

Guadagnolo è un paesino dove la signora del bar fa il giro del bancone per fare un sorriso a nostra figlia ed è anche un luogo dove, all’ora di pranzo, si lasciano i passeggini e le biciclette fuori, mentre si mangia tranquillamente con la porta aperta.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento a Gesù Redentore

Dopo la pausa al Monumento dei Caduti, si può tornare indietro e prendere la salita laterale, di fronte alla piazza. Una ripida scalinata conduce al punto più alto del paese. Qui si trova la grande statua di Gesù Redentore, realizzata interamente in bronzo con le braccia aperte rivolte verso Roma.

cosa vedere a Guadagnolo

La sua costruzione risale a un progetto voluto da Papa Leone XIII in occasione del Giubileo del 1900. Il pontefice, infatti, fece realizzare 20 monumenti dedicati a Gesù Redentore, da installare sulle cime delle montagne italiane. Per la provincia di Roma fu scelto il borgo di Guadagnolo.

La statua attuale risale al 1976, anno in cui quella originaria fu quasi completamente distrutta da un fulmine. L’unica parte a salvarsi fu la testa, oggi conservata come una reliquia nella Chiesa di San Giacomo, alle porte del paese.

Nello stesso piazzale ci sono anche i resti di un piccolo tempio di origine romana.

cosa vedere a Guadagnolo

Durante il tragitto per tornare a casa, stavo pensando a come siamo abituati. Pensiamo sempre che per scoprire luoghi meravigliosi bisogna per forza andare lontano, in chissà quale meta esotica. Guadagnolo però ci ricorda che non è sempre così.

Alla fine sono convinta che dipende tutto dal punto di vista con cui guardiamo le cose. Noi domenica scorsa ci siamo sentiti in vacanza pur essendo a due passi da casa. Perché in questo piccolo borgo c’è bellezza. Basta saperla vedere nei fiori colorati, nell’aria frizzante di montagna e nei piccoli giardini incastonati nella roccia. Ecco, forse, cosa vedere – davvero- a Guadagnolo.

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Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2021

cimitero americano nettuno

Il cimitero americano di Nettuno racconta uno spaccato importante della seconda guerra mondiale.

Probabilmente, leggendo il titolo, qualcuno resterà perplesso. Da quando un cimitero compare nella lista dei luoghi da visitare all’interno di un blog di viaggi? Soprattutto, perché mai portare dei bambini in un luogo simile?

Eppure, se continuate a leggere, scoprirete perché, almeno secondo il mio punto di vista, si tratta di un’esperienza importante.

Nettuno è una città sul mare, perfetta per trascorrere le vacanze estive e ricca di spunti interessanti per una gita fuori porta. Ma per questa volta lasciamo da parte le attività vacanziere e scopriamo qualcosa di più dal punto di vista storico.

Nettuno si trova sulla costa laziale, a pochi chilometri da Anzio, luogo famoso per lo sbarco americano proprio durante il secondo conflitto mondiale. Ecco il perché della presenza di un cimitero americano, che per me incarna alla perfezione la follia umana, nella città vicina.

Il cimitero americano di Nettuno, un pezzo d’America nel cuore d’Italia

cimitero americano nettuno

La prima cosa che colpisce di questo luogo è il silenzio. Pur trovandosi nel centro di Nettuno, non appena si oltrepassano i cancelli di entrata, si respira un’atmosfera senza tempo.

L’assenza di rumori e l’estendersi ordinato delle tombe fanno pensare di trovarsi all’interno di una bolla di sapone.

L’impressione sarà quella di essere in una specie di film americano. Poi la sorpresa lascerà spazio alle domande. I vostri bambini vorranno sapere perché ci sono tante tombe americane proprio a Nettuno e sarà un’ occasione per raccontare loro gli eventi fondamentali della seconda guerra mondiale. So che si tratta di un argomento molto forte, ma, con l’ignoranza che dilaga in questi tempi, una visita di questo tipo può essere davvero istruttiva.

Una volta oltrepassati i numerosi gruppi di tombe, si arriva a una grande costruzione in marmo molto imponente. Al centro spicca una sala aperta ai lati. In questo luogo è possibile fermarsi a guardare le cartine geografiche dell’Italia, rappresentate in base ai movimenti delle truppe americane ai tempi del conflitto.

cimitero americano nettuno

Il tutto è circondato da aiuole fiorite e giardini curati meticolosamente. Per un istante sembra quasi di trovarsi in un parco. Ogni elemento è molto geometrico, dall’erba dei prati tagliati al centimetro fino al centro visitatori, un edificio dall’aspetto severo e squadrato.

Al suo interno c’è una stanza che ricorda molto i classici salotti americani.

cimitero americano nettuno

Non si tratta di un caso. Questa sala, infatti, fino a qualche anno fa, veniva utilizzata dai parenti dei soldati sepolti al cimitero che arrivavano dagli Stati Uniti per pregare sulle tombe. Una sorta di cappella dove ritirarsi a riflettere, insomma, ma realizzata appositamente per accogliere i visitatori in un ambiente il più possibile familiare.

Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Chiaramente non si tratta di un’attrazione ludica, ma di una passeggiata che va fatta con un altro spirito. A partire dai 9-10 anni di età, quando nelle scuole elementari si studia la storia delle due guerre mondiali.

Il cimitero americano di Nettuno racconta la crudeltà della guerra e la stupidità dell’uomo. Visitare fisicamente un luogo ha un impatto molto più grande delle date riportate sui libri.

Io sono sempre stata particolarmente interessata alla storia di questo periodo. Il merito è soprattutto di mia nonna Francesca, che all’epoca della seconda guerra mondiale era una bimbetta di pochi anni.

Le sere d’inverno amava sedersi accanto a me davanti al fuoco del camino e ripercorrere il periodo della sua infanzia.

Io non finivo mai di farle domande sulla guerra e ricordo bene i suoi racconti in cui mi parlava della paura e della povertà di allora, ma anche di tutte le speranze per il futuro.

Una cosa, tuttavia, mi è rimasta ben impressa nella mente. Negli anni, mia nonna non è mai riuscita a superare un certo timore nei confronti del popolo tedesco. Nonostante fosse cosciente che non tutte le persone si comportarono allo stesso modo, lei non ha mai dimenticato il suono delle sirene che annunciavano i bombardamenti e nemmeno il freddo delle notti trascorse nella grotta accanto alla sua casa, circondata da vicini e familiari.

Questo, nel corso del tempo, mi ha fatto riflettere tantissimo perché mi ha permesso di comprendere che non c’è medicina contro i traumi della violenza. Magari con il tempo i ricordi si affievoliscono, eppure certe esperienze ti segnano nel profondo, accompagnandoti per tutta la vita.

Oggi ho 33 anni e ho avuto la fortuna di poter ascoltare le testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona quei drammatici eventi. Però gli anni passano e i testimoni oculari diventano sempre più rari. Presto, non ci saranno più.

Ecco perché consiglio di visitare il cimitero americano di Nettuno con i bambini. Trovare del tempo per farlo ed essere preparati a rispondere alle loro domande diventa fondamentale. Noi abbiamo il dovere di ricordare e trasmettere la nostra testimonianza a chi viene dopo di noi, in modo da non ripetere gli errori del passato. Proprio per questo, mi piace paragonare noi adulti agli artigiani che forgiano i metalli. Abbiamo la grande responsabilità di forgiare le generazioni future. Questo compito così importante è tutto nelle nostre mani e noi non dovremmo dimenticarlo mai.

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Vacanze al mare in centro Italia? Si, a Terracina!

Articolo aggiornato il 29 Giugno 2021

vacanze al mare in centro Italia

Se siete alla ricerca di una località dove trascorrere le vacanze al mare in centro Italia, Terracina potrebbe essere il posto perfetto. Situata nel basso Lazio, quasi a metà strada tra Roma e Napoli, Terracina è il luogo dove il mare fa compagnia alla storia.

Per questo motivo e per molti altri, ogni anno viene presa d’assalto dai turisti e il lungomare brulica di vita a tutte le ore del giorno e della sera.

Vacanze al mare in centro Italia: perché Terracina?

I motivi per scegliere Terracina come meta per le vacanze estive sono tanti. Il primo, ovviamente, è proprio il mare.

Le spiagge attrezzate vengono gestite con grande cura e l’acqua è davvero pulita.

Io preferisco sempre le aree libere, però devo ammettere che qui tutti gli stabilimenti offrono servizi dallo standard molto elevato. Per Terracina, infatti, non è una novità ricevere il riconoscimento della bandiera blu, a testimonianza non solo della bellezza del mare, ma anche della qualità di tutte le varie infrastrutture.

Il centro della città offre praticamente di tutto: dai numerosi locali in cui mangiare fino ai supermercati dove fare le spesa in caso scegliate di soggiornare in appartamento.

Inoltre, nonostante il traffico caotico, Terracina ha un occhio di riguardo per gli amanti delle due ruote. Tutto il lungomare infatti è costeggiato da una pista ciclabile, lunga circa 3 chilometri.

La città, infine, è molto conosciuta per gli sport acquatici. Ogni anno si svolgono numerose competizioni internazionali e ci sono diverse scuole che offrono corsi di windsurf e kitesurf, anche per i bambini.

Terracina tra storia e cultura

Le attrazioni della città, tuttavia, non si esauriscono con il mare.

Terracina in passato era un luogo amatissimo dai romani, tanto che ne hanno plasmato il territorio lasciando importanti testimonianze della loro presenza.

vacanze al mare in centro Italia

Grazie alla sua posizione strategica, la città rivestì un ruolo chiave anche durante tutto il Medioevo.

Cosa fare a Terracina: non solo vacanze al mare

Questa importanza storica, rende la città una meta da visitare tutto l’anno. Tra l’altro, storia e natura si intrecciano in un connubio così affascinante che non è facile distinguere il confine tra le due.

Io vi lascio una carrellata di luoghi da visitare dopo aver trascorso la giornata in spiaggia.

Il tempio di Giove

Come si intuisce dal nome, siamo in piena epoca pre-cristiana. Il Tempio è un grandioso monumento dall’aspetto molto imponente ed è considerato uno dei simboli della città. Situato nella parte più alta del promontorio, è ben visibile dal lungomare e rappresenta un vanto per tutti gli abitanti. Potete visitarlo anche di sera, quando ogni angolo viene illuminato ad arte creando un’atmosfera molto suggestiva.

Il centro storico

Il centro storico si trova su un promontorio rialzato rispetto al livello del mare. La sua posizione non è casuale. In questo modo, infatti, era possibile avvistare per tempo eventuali imbarcazioni nemiche che si avvicinavano a Terracina. Oggi regala ai visitatori uno spettacolo naturale molto romantico, soprattutto durante l’ora del tramonto, quando tutto si tinge di rosso. Secondo me è uno luoghi più belli da visitare tra le località sul mare di tutto il centro Italia, con il suo mix di antichi reperti romani e medioevali. Ve ne parlo qui: Il centro storico di Terracina, una perla di bellezza sul mare

Il monumento naturale di Campo Soriano

Questo monumento naturale è un altro simbolo di Terracina e sembra vegliare sui pescatori che si apprestano a rientrare dal mare durante l’alba. Si tratta di una bellissima formazione rocciosa di origine carsica, molto somigliante nella forma ai più famosi Faraglioni di Capri. I locali la chiamano affettuosamente “la rava di San Domenico”. Il termine però è di origine incerta. In alcuni dialetti italiani indica la pianta della rapa, qui invece ha a che fare con la geologia perché può indicare sia una frana che una formazione rocciosa.

Parco cittadino Oasi

Restiamo in ambito naturalistico con questo angolo di verde nel cuore di Terracina che vi consiglio di visitare soprattutto con i bambini.

L’Oasi non è un semplice parco pubblico, bensì una vera fattoria a due passi dal mare. Al suo interno, infatti, oltre all’area dedicata agli amanti della corsa, ci sono laghetti artificiali e stalle dove si possono osservare da vicino gli animali della fattoria: non solo galline e conigli, ma anche oche e asinelli.

Per finire, l’Oasi è un punto di interesse storico, perché ospita nel suo perimetro un tratto dell’antica Via Appia di Traiano, nel colore che gli archeologi definiscono bianco imperiale. Inoltre è possibile vedere i resti di quelle che erano vere e proprie botteghe romane.

La sorgente di Santo Stefano

Circondata da un bellissimo bosco, questa sorgente è conosciuta fin dall’antichità. Ci sono diversi itinerari naturalistici che si possono percorrere per scoprire una parte del territorio meno conosciuta dal turismo di massa ma altrettanto suggestiva, incorniciata da elementi carsici e richiami storici. Oggi la sorgente è un luogo privilegiato per ammirare le orchidee selvatiche.

Per finire, se avete voglia di scoprire i dintorni di Terracina dedicando un intero giorno a una gita fuori porta, vi consiglio una visita a Sperlonga. Ne parlo in questo articolo: Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Ricapitolando, ci sono ottimi motivi per scegliere Terracina come destinazione per le vacanze al mare nella zona del centro Italia:

  • mare pulito;
  • spiagge sabbiose adatte ai bambini;
  • servizi tutti facilmente accessibili;
  • sport acquatici per grandi e piccini;
  • pista ciclabile sul lungomare;
  • tante attrazioni da visitare nei dintorni.

L’unico neo è la folla di gente a qualsiasi ora del giorno, cosa che rende difficile trovare un parcheggio in centro città e anche una semplice sosta in pizzeria rischia di essere stressante. D’altra parte, questa è una cosa abbastanza frequente nelle località più conosciute, soprattutto al mare in estate. Comunque si tratta di una mia personalissima opinione perché io preferisco i luoghi più tranquilli e meno frequentati. Per ovviare a questo, noi cerchiamo sempre di partire durante i periodi di bassa stagione, soprattutto dopo Ferragosto. Da questo momento in poi, infatti, non solo i prezzi calano notevolmente, ma ci sono molti meno turisti e amo questa tranquillità che mi permette di godermi il mare a modo mio. Se avete questa possibilità, è una cosa che vi consiglio assolutamente perché tornerete rigenerati senza lo stress tipico dei luoghi super affollati.

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Visita al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2021

Santuario Santa Maria Goretti

Oggi vi parlo della mia visita al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno.

In realtà si tratta di un luogo che conosco bene perché la città si trova a circa un’ora di macchina da casa mia, ma ogni volta ci torno con piacere e amo fermarmi per recitare una preghiera anche quando vado al mare.

Santa Maria Goretti è una figura importantissima per l’identità religiosa e culturale di Nettuno. Conoscete la sua storia?

Chi era Maria Goretti

Maria nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, nel 1890, in una famiglia poverissima.

Quando era ancora molto piccola, la famiglia decise di trasferirsi. Prima a Paliano -a pochi chilometri da Cave, il paesino dove vivo- poi a Ferriere di Conca, nei pressi di Nettuno.

All’epoca, tutte le campagne della zona erano un inferno paludoso infestato da insetti e zanzare. L’Agro Pontino infatti sarebbe stato bonificato solo durante il periodo fascista e, all’epoca in cui Maria e la sua famiglia si stabilirono nella zona, c’erano ancora condizioni igieniche molto scarse e la povertà faceva da padrona.

Il rischio di ammalarsi e morire era sempre dietro l’angolo. Il padre di Maria Goretti morì proprio a causa della malaria, lasciando a sua moglie la responsabilità di allevare i numerosi figli.

Maria aiutava la mamma a badare ai fratellini più piccoli. I racconti dell’epoca la descrivono come una bambina fuori dall’ordinario, quasi angelica. Ubbidiente, timorosa di Dio e forte nella sua fede. Si racconta che uno dei suoi desideri più grandi fosse quello di fare la prima Comunione. Maria riuscì nel suo intento. Fu abile nell’apprendere tutto il catechismo richiesto, nonostante il poco tempo libero e le condizioni di povertà della sua famiglia.

Come tutte le storie dei Santi, anche questa, di storia, non ha un lieto fine, perlomeno sulla Terra. Maria infatti fu uccisa barbaramente con 14 coltellate dal suo vicino di casa Alessandro Serenelli, dopo aver rifiutato le sue avances. A nulla servì la corsa in ospedale e la seguente operazione chirurgica, nel tentativo disperato dei medici di salvarle la vita. Maria morì il giorno successivo all’aggressione all’età di 12 anni.

Poco prima di morire, pronunciò una delle frasi che l’avrebbero resa celebre. Riferendosi al suo assassino, Maria disse:

Lo perdono e lo voglio con me in Paradiso.

Quel giorno era il 6 Luglio del 1902. Sarà poi Papa Pio XII a presiedere la cerimonia della sua canonizzazione, nel 1950.

La storia di Maria è stata ripresa anche a livello televisivo, con il film “Maria Goretti” del 2003, dove la Santa era interpretata dall’attrice Martina Pinto.

Il Santuario

Il Santuario dove riposa il corpo di Santa Maria Goretti si trova proprio al centro di Nettuno. Tuttavia ha un forte legame anche con la Madonna delle Grazie. Per capire il perché, dobbiamo tornare indietro di parecchi secoli, ai tempi di Enrico VIII.

Famoso per essere stato sposato ben sei volte, Enrico divorziò dalla sua legittima moglie, Caterina D’Aragona, per sposare la sua amante Anna Bolena, cosa che causò lo scisma dell’Inghilterra con la Chiesa Cattolica di Roma e la nascita della Chiesa Anglicana. Per questo motivo il sovrano inglese aveva proibito ai suoi sudditi l’uso delle immagini sacre. Alcuni marinai decisero allora di portare in salvo una statua della Madonna alla quale erano particolarmente devoti.

Durante il loro viaggio sbarcarono a Nettuno, dove una tempesta impedì loro di ripartire. Gli uomini interpretarono le cattive condizioni del tempo come un presagio divino e lasciarono la statua a Nettuno, collocandola nel Santuario che sorgeva in riva al mare.

Proprio il mare ha segnato la storia del Santuario, mettendone più volte a rischio l’esistenza. Nel corso dei secoli gli uomini hanno ingaggiato una battaglia impari contro la natura e la storia si è ripetuta qualche decennio fa, quando la salsedine sembrava aver corrotto irrimediabilmente la struttura. L’ultimo restauro del Santuario risale al 1966, quando già ospitava le spoglie di Maria Goretti.

Come si presenta il Santuario

Oggi si accede all’area consacrata attraversando un piazzale di stampo moderno, delimitato da cancelli che, la sera, vengono chiusi.

La prima cosa che mi colpisce ogni volta che entro in questo luogo è la semplicità dell’ambiente.

Santuario Santa Maria Goretti

Il minimalismo accompagna tutti gli elementi decorativi, incluso il soffitto con le travi in legno.

Santuario Santa Maria Goretti

Personalmente ho sempre trovato caldo e accogliente qualsiasi ambiente realizzato in legno, poco importa che si tratti di un castello, di uno chalet o, come in questo caso, di un luogo sacro.

Scendendo attraverso una scalinata laterale, si arriva alla cripta dedicata a Santa Maria Goretti. In questo luogo ci si può raccogliere in preghiera, oppure semplicemente ammirare la ricostruzione della sua vita.

I momenti principali della vita di Maria Goretti sono stati ricostruiti sotto forma di presepe. A ogni immagine è associato un momento della giornata, dall’alba al tramonto. Questa sala si trova completamente al buio e si illumina quando qualcuno si ferma davanti alle immagini, schermate dai vetri di protezione.

Questa prima immagine ricostruisce la morte del padre di Maria.

Santuario Santa Maria Goretti

Qui invece è rappresentato il momento dell’aggressione.

Santuario Santa Maria Goretti

Infine, quello della morte di Maria in ospedale.

Santuario Santa Maria Goretti

All’interno della cripta si possono trovare notizie anche di Alessandro Serenelli, l’assassino di Maria, e del suo percorso di pentimento e conversione durante gli anni del carcere.

Infine, sempre all’interno del Santuario, c’è una specie di piccolo museo dedicato a Maria Goretti. In realtà si tratta di una stanza molto semplice dove si possono osservare alcune reliquie della Santa e le fotografie della visita di Giovanni Paolo II al Santuario di Nettuno. Una delle fotografie più significative è questa.

Santuario Santa Maria Goretti

Lo scatto risale al giorno della canonizzazione a Piazza San Pietro.

La signora anziana davanti al feretro è la mamma di Maria e dal suo volto traspare tutta la sua emozione. Ogni volta, soprattutto da quando sono diventata madre, mi chiedo sempre se la canonizzazione della sua piccola dovesse sembrarle un atto di giustizia divina, quasi un ricompensa per una vita di stenti e il dolore inimmaginabile di perdere una figlia in un modo tanto assurdo.

Continuo a chiedermelo, ma non ho ancora trovato una risposta.

Informazioni utili per la visita al Santuario

  • Se vi interessa sapere qualcosa in più sulla storia del Santuario o sulle attività che vengono svolte, questo è il link dove potete trovare tutte le informazioni : http://www.santuarionettuno.it/
  • Vicino l’ entrata principale del Santuario, troverete una piccola stradina laterale, proprio sulla vostra sinistra. All’interno c’è un parcheggio a pagamento. Anche se non è custodito, è ottimo se volete passare la giornata in spiaggia o visitare il Santuario senza lasciare la macchina troppo lontano.
  • Un paio di anni fa, quando il marito e io eravamo ancora fidanzati, ci hanno ospitati come pellegrini per una notte all’interno del convento sul retro. Ci serviva un punto di appoggio tranquillo e sono stati proprio gli abitanti di Nettuno a suggerircelo. Se non vi dispiace dormire in un ambiente spartano, potrebbe essere la soluzione giusta anche per restare qualche giorno al mare. Prima di andare via, noi abbiamo semplicemente lasciato un’offerta per la Chiesa.

Se amate i Santuari e volete scoprire altri luoghi di pellegrinaggio in Centro Italia, vi potrebbe interessare questo articolo: Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra