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Monetizzare un blog di viaggi: tutte le possibilità

monetizzare un blog di viaggi

Questa è una domanda che, prima o poi, si pone chiunque voglia rendere il blog parte integrante del suo lavoro: come monetizzare un blog di viaggi?

In altre parole: come guadagnare con un travel blog?

Per farlo, esistono tantissime possibilità che cercherò di raccontarvi. Nell’ultima parte dell’articolo, poi, vi parlerò di come ho iniziato io e del perché ho scelto una strada ben precisa.

Iniziamo.

Il travel blogger è un libero professionista

Gestire un blog di viaggi è un lavoro che tocca aspetti diversi, motivo per cui ho scelto di iniziare parlando dell’inquadramento fiscale e professionale del travel blogger.

In Italia i blogger sono considerati liberi professionisti, quindi per essere in regola a livello fiscale devono lavorare con Ritenuta d’Acconto o Partita Iva.

Nulla di questo riguarda chi gestisce un blog amatoriale, ma è indispensabile essere ben informati nel momento in cui decidete di rendere un blog una fonte di introiti. Altrimenti si rischia di incorrere in sanzioni senza nemmeno sapere perché.

Nel nostro Paese la Partita Iva è obbligatoria non solo quando si supera un fatturato di 5.000 euro annui, ma anche quando viene a mancare il principio dell’occasionalità del lavoro.

Quindi, prima di muovervi, fate una bella chiacchierata con un commercialista per capire se avete subito bisogno della Partita Iva o se, invece, potete sfruttare il sistema della Ritenuta d’Acconto.

In pratica, il commercialista deve diventare il vostro punto di riferimento.

Monetizzare un blog di viaggi

Fatta questa premessa, vediamo tutte le possibilità per iniziare a lavorare con un blog.

Le informazioni che riporto in questo articolo valgono per tutti i settori, ma noi le decliniamo al mondo dei viaggi per rendere il discorso il più completo possibile.

Guadagnare con la pubblicità

monetizzare un blog di viaggi

Una delle tecniche più utilizzate in assoluto per monetizzare un travel blog è l’inserimento delle pubblicità all’interno del vostro spazio virtuale.

Di solito le inserzioni appaiono all’interno degli articoli, nel corpo del testo oppure nella parte finale.

Ma come funziona tutto questo?

Google Adsense

Come suggerisce il nome, Google AdSense è il programma di annunci pubblicitari gestiti da Google.

Non tutti possono accedervi, perché, dopo aver fatto l’iscrizione, sarà Google a decidere il responso, sulla base dell’analisi di alcuni parametri del blog. In genere vengono presi in considerazione l’anzianità del dominio, la fiducia che il motore di ricerca ripone nel blog e il numero di visitatori mensili.

Nel momento in cui si riceve un feedback positivo, è possibile cominciare a inserire le pubblicità mostrandole agli utenti.

Gli introiti che derivano dalle inserzioni si basano sul calcolo di due criteri differenti.

  • Il blogger riceve una percentuale ogni volta che un lettore vede l’inserzione –pay per view-;
  • oppure, si guadagna nel momento in cui l’utente clicca sull’annuncio per saperne di più –pay per click-.

Fin qui sembrerebbe tutto molto semplice, in realtà bisogna fare attenzione ad almeno due punti.

  • Il primo riguarda la quantità di banner presenti sulla pagina. Bisogna assolutamente trovare un equilibrio, altrimenti si rischia di infastidire i lettori che potrebbero sentirsi surclassati di pubblicità ed esserne talmente infastiditi da abbandonare la pagina.
  • Il secondo punto è il tema di questi annunci che, ovviamente, devono -o dovrebbero- rispettare non solo i valori del blog, ma anche le sue peculiarità. Infatti, sarebbe incoerente parlare di viaggi low-cost e poi inserire un banner sui gioielli di lusso. Coerenza quindi è la parole d’ordine 🙂

Le affiliazioni

Spesso vengono confuse con la pubblicità vera e propria, ma in realtà sono un’altra cosa.

Diventare affiliato di un’azienda, significa promuoverla sul blog al proprio pubblico, ricevendo una percentuale sulla vendita ogni volta che un utente acquisterà un suo prodotto/servizio cliccando sul link o sull’annuncio presente nel blog.

Quindi è un po’ diverso dal mostrare un banner pubblicitario.

Con quali aziende potrebbe affiliarsi un blog di viaggi?

Le soluzioni sono tantissime, ma io consiglio sempre di restare in tema.

Se parlate di viaggi, cercate di stringere accordi con aziende che ruotano attorno al nostro settore, come:

  • compagnie di viaggi
  • strutture ricettive
  • tour operators

Qualche considerazione personale

Questi sistemi di monetizzazione vengono spesso demonizzati da alcuni blogger.

Personalmente non ci vedo nulla di male nell’inserire un banner pubblicitario, soprattutto se, come dicevo prima, questo viene fatto con una certa coerenza.

Sicuramente si tratta di un buon modo per iniziare a guadagnare con un blog perché sono rendite passive che non portano via tempo e questo è già un ottimo motivo per prendere in considerazione la pubblicità.

Io non l’ho ancora fatto perché ho da poco chiuso una Partita Iva che non c’entrava niente con il mio lavoro da blogger. Se tutto andrà come spero, a breve dovrei aprirne una nuova collegata a questa attività.

L’unico neo, se così vogliamo definirlo, di tutto questo infatti è proprio la Partita Iva.

Inserire un banner pubblicitario su un blog significa promuovere una certa azienda continuamente, quindi viene a mancare l’elemento dell’occasionalità del lavoro e, come dicevo all’inizio, comporta la regolarizzazione della situazione fiscale.

Quindi è un sistema di guadagno poco adatto agli inizi ma sicuramente da non scartare in seguito, anche perché -questo è un altro punto da valutare- c’è la legge dei grandi numeri. Più alto è il numero di visitatori mensili del blog, maggiori saranno i ricavi che derivano da pubblicità e affiliazioni.

Scrivere articoli sponsorizzati

monetizzare un blog di viaggi

L’altra strada da seguire per monetizzare un blog di viaggi passa per le sponsorizzazioni.

In sostanza, significa scrivere articoli sul proprio blog per recensire un prodotto o servizio di un’azienda, a cui aggiungere solitamente un link di riferimento.

Anche in questo caso c’è chi demonizza i post sponsorizzati perché, secondo molti, una recensione a pagamento non è veritiera.

Personalmente non sono d’accordo, perché quando un blogger consiglia un brand o un servizio, sa perfettamente di esporsi in prima persona. Quindi, se è un professionista, lavorerà per redigere un articolo dove esprime sicuramente la sua opinione, elencando anche eventuali criticità e debolezze di ciò che recensisce. Certo, ci sono pure le eccezioni perché conosco gente che si è svenduta per 20,00 euro, ma questo accade in tutti i settori, non solo nel travel blogging.

Quindi il trucco è puntare su aziende di un certo valore e trovare un equilibrio, perché il blog non può e non deve trasformarsi in un contenitore pubblicitario, con il rischio di far scappare i lettori a gambe levate.

Quanti articoli sponsorizzati accettare?
Non c’è un numero stabilito, ma per evitare di perdere in professionalità, questi devono essere in proporzione molto inferiore rispetto ai contenuti gratuiti.

Vogliamo sbilanciarci?

Diciamo allora che, secondo me, 1 a 10 è la scala ideale, fermo restando che tutto quello che sponsorizzate deve essere in linea con i vostri valori e l’argomento del blog.

Ad esempio, accettate un articolo sponsorizzato sui passeggini solo se avete figli e viaggiate con i bambini, altrimenti, non solo non ha senso, ma perdete anche in credibilità.

Ne vale la pena?

Fin ora non ho mai accettato nessun articolo sponsorizzato perché i prodotti di cui avrei dovuto parlare non c’entravano nulla con i viaggi -tipo cerotti e cibo per animali-. Magari avrò perso qualche centinaio di euro, ma almeno non ho snaturato il mio lavoro.

Sulla base di queste considerazioni, è chiaro che un blogger non può vivere solo di articoli promozionali. Questi sono di contorno, ma il guadagno che deriva da un travel blog -quello serio- è altro.

Ve ne parlo nei prossimi paragrafi.

Monetizzare un blog di viaggi: lavorare con aziende ed Enti del turismo

monetizzare un blog di viaggi

Adesso arriviamo al cuore del lavoro di un travel blogger, ovvero la collaborazione con gli Enti e le aziende turistiche.

Funziona così.

A fronte di un profilo interessante – dato da elementi come un blog ben posizionato e una community attiva- si viene ingaggiati per promuovere una destinazione o una struttura ricettiva.

In base agli obiettivi da raggiungere si creano progetti e campagne promozionali, tra le quali rientrano ad esempio i blog tour.

Un blog tour è un viaggio organizzato che verte su una precisa località, un viaggio al quale vengono invitati a partecipare diversi blogger in linea con quella tipologia di viaggio.

I travel blogger, dopo aver visitato il luogo e partecipato alle varie escursioni, raccontano poi tutto sul blog sottoforma di articoli, video o guide di viaggio, in riferimento al loro target.

Altre volte capitano invece progetti singoli, come nel caso di un travel blogger chiamato a promuovere una struttura ricettiva.

Gli accordi in questo caso si prendono direttamente con l’azienda e il risultato può essere un articolo, una o più foto sui social network o uno sconto da offrire ai clienti nel caso l’obiettivo sia un aumento delle prenotazioni.

Spesso le aziende si limitano a offrire gagets o soggiorni gratuiti in struttura, io dico sempre di valutare volta per volta cosa fare.

Se siete all’inizio e il vostro obiettivo è quello di farvi conoscere, a fronte di un progetto interessante, uno o due lavori di questo tipo potete anche accettarli, ma poi dovete svincolarvi perché le bollette non si pagano con la visibilità.

Chiaramente, più siete conosciuti, maggiori sono le possibilità di ricevere un compenso adeguato, quindi lavorate sempre di personal branding, dando il massimo per offrire contenuti degni di questo nome sul vostro blog.

Il segreto, comunque, sta nel differenziare le entrate e nel prossimo paragrafo vi racconto come ho fatto io.

Come sono riuscita a guadagnare con il mio travel blog

Come ho detto altre volte, il mio primo anno di blogging non mi ha portata praticamente nessun risultato.

Nonostante la tanta teoria studiata, non riuscivo a mettere in pratica nulla, le cose sono cambiate solo quando mi sono concentrata davvero sulle mie potenzialità e ho studiato un progetto più strutturato.

Come ho fatto?

Mi sono seduta a tavolino e ho semplicemente messo nero su bianco cosa mi differenzia dagli altri e cosa so fare davvero bene.

Analizzando la mia figura ho capito che:

  • posso adattare il mio stile di scrittura a contesti diversi;
  • il mio primo anno è stato un fallimento , ma avendo fatto tesoro di quell’esperienza sono in grado di aiutare gli altri a non ripetere gli stessi errori;
  • più di una persona ha definito i miei racconti di viaggio come emozionali, un punto secondo me non trascurabile perché il viaggio in sé non è qualcosa di meccanico, bensì un’esperienza che tocca in primis una serie di emozioni e aspettative in ognuno di noi;
  • la mia esperienza nel settore alberghiero mi qualifica in un mix tra tecnica e creatività.

Sulla base di questo, sono riuscita a monetizzare il mio blog di viaggi creando servizi ad hoc, cuciti su quello che so fare, non sulla moda del momento.

Quindi ecco come guadagno io:

  • lavoro come ghostwriter;
  • aiuto i blogger in erba a personalizzare il loro servizio scegliendo la nicchia giusta e creando calendario editoriale e dei contenuti;
  • gestisco blog aziendali che si muovono all’interno del settore turistico;
  • promuovo il territorio raccontando soprattutto le piccole realtà;
  • lavoro come consulente alberghiero, aiutando le strutture ricettive a esprimere tutto il loro potenziale.

Solo dopo aver capito questo ho realizzato la pagina Lavora con me e ho iniziato a scrivere articoli davvero in target per la mia nicchia.

Monetizzare con un blog di viaggi: la vostra opinione

Il punto è che, secondo me, nulla arriva per caso, ci vuole tempo e tanta determinazione per non buttare tutto all’aria, specie quando i risultati tardano ad arrivare e la stanchezza -sia fisica che mentale- prende il sopravvento.

In un settore come quello travel, dove la concorrenza è sempre più forte, io credo che la chiave sia differenziarsi e questo si può ottenere solo partendo dalle vostre competenze e dal proprio bagaglio culturale, in modo da offrire un servizio difficilmente replicabile.

Se vi state chiedendo come mettere in pratica tutto questo, vi lascio il link alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista. Qui troverete alcuni dei modi in cui posso aiutarvi a monetizzare la vostra passione per i viaggi. Vedrete che ho creato diversi pacchetti, diversi per prezzi ed esigenze. Se non trovate quello che fa al caso vostro, contattatemi per una chiacchierata conoscitiva. Dopo aver rotto il ghiaccio, studieremo insieme una strategia per far crescere il vostro travel blog e iniziare a monetizzarlo. Il tutto con un percorso su misura interamente cucito sugli obiettivi che volete raggiungere.

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Lavorare come travel blogger: quello che nessuno dice

lavorare come  travel blogger

Lavorare come travel blogger?

Ho pensato a lungo se scrivere o meno questo articolo, perché in rete se ne è già parlato tantissimo.

Leggendo questi articoli, però, molti dei quali davvero ben scritti, mi sono accorta che tutti si concentrano sul lato tecnico della questione, pochi sul fattore umano.

Per questo ho deciso di raccontare il mio percorso di come io sono diventata travel blogger, quando i dubbi superavano di gran lunga le certezze.

Aprire un blog di viaggi

Aprire un blog di viaggi, di per sé, non è difficile e non parlerò di questo, perché c’è già chi ha sviscerato l’argomento in modo eccellente -trovate questi contenuti digitando su Google la prima parte del titolo di questo post-.

Lavorare come travel blogger

Io voglio parlare dell’altra faccia della medaglia, perché non c’è solo il fatto di scrivere e farsi conoscere.

Prima di aprire il mio blog, e subito dopo gli inizi, divoravo ogni risorsa disponibile in rete per essere il più preparata possibile.

Perché, nel mio caso, il blog è nato per gioco, però ammetto che accarezzavo segretamente il sogno di farne un lavoro.

Ma c’ erano tante cose che non tornavano, forse perché nessuna teoria può sostituire lo sporcarsi le mani facendo pratica, che, soprattutto in questo mondo, si concretizza solo provando e riprovando. Macchiandosi le dita di inchiostro, fino ad avere le mani indolenzite dal troppo scrivere sulla tastiera.

Ecco perché per rendere questo articolo il più completo e sincero possibile, voglio partire dai miei errori, che hanno reso il mio primo anno di blogging praticamente inutile e che ho sintetizzato così:

  • stile di scrittura ingessato;
  • paura di non piacere a tutti;
  • scrittura per i motori di ricerca;
  • perdita di entusiasmo.

Adesso ve li spiego meglio.

Stile di scrittura poco fluido

Premetto che io ho sempre amato la scrittura, dunque quando ho dato vita al mio blog, ero abituata da anni a scrivere per me.

Solo che on-line le cose non funzionavano.

Avevo in testa tutto quello che volevo scrivere, ma poi le parole erano fredde e prive di emozione.

I miei primi articoli non avevano un minimo di appeal.

Paura di non piacere

Avete presente il politically correct? Beh, questo è stato un altro grosso errore, perché non si può piacere a tutti.

A questo proposito voglio citare una frase che ho letto da qualche parte, non conosco l’autore, ma esprime esattamente il messaggio che vorrei dare:

se sei per tutti, non sei per nessuno

In altre parole, è impossibile piacere a tutti, ci sarà sempre qualcuno scontento delle nostre parole, o, semplicemente, poco interessato.

Questa paura però mi frenava tantissimo, non riuscivo a espormi, finendo per non comunicare nulla.

Scrittura per i motori di ricerca

Questo è stato l’errore più grande.

Lo avevo letto tante volte: si scrive per gli utenti, ma il risultato era l’opposto di quanto speravo di ottenere.

Presa dalla voglia di posizionarmi in prima pagina, i miei articoli erano un concentrato di keywords, pure quando non sarebbe stato necessario.

In questo modo non facevo altro che darmi la zappa sui piedi, infatti non arrivavo mai da nessuna parte.

Perdita di entusiasmo

Il lavoro era diventato automatico, scrivevo quasi per dovere.

Gli articoli si erano trasformati in un appuntamento poco piacevole che mi riempivano le giornate.

Io che avevo sempre amato scrivere, non ero più capace di farlo.

Era chiaro che, se avessi continuato così, presto avrei chiuso i battenti del mio blog senza nemmeno aver provato davvero a riuscire. E tanti saluti al sogno di un lavoro indipendente.

Come sono cambiate le cose

Un giorno, leggendo l’ennesimo pessimo articolo che avevo appena scritto, ho capito che dovevo cambiare e ripartire da zero per ottenere un minimo di risultati.

Certo non era facile perché avevo un altro lavoro e portavo avanti una gravidanza che definire complicata sarebbe stato un eufemismo, in più il Covid aveva affossato totalmente il settore dei viaggi e il turismo in generale.

Ma tutto è partito proprio da qui.

Chiusa in casa, ho iniziato a passare più tempo sui social e a studiare i contenuti di altri blogger.

Molti non facevano altro che fare dirette, raccontando ogni dettaglio della giornata. Uno, di travel blogger, sponsorizzò persino una sottomarca dell’Amuchina con un post a pagamento, questo in un blog che parlava di viaggi avventura, dunque totalmente fuori tema.

Ho contato davvero sulle dita di una mano i contenuti utili in base al momento. Tra questi, una classifica umoristica dei migliori libri da leggere per pensare positivamente e un report completo sulle restrizioni in fatto di viaggi nei Paesi europei.

Tutto questo mi ha portata a capire che, se non avevo nulla da raccontare, era meglio stare in silenzio. Mi sono concentrata a testa bassa sul blog e ho rimesso le mani ai vecchi articoli, migliorandone uno al giorno.

Articoli che, mi resi conto, non funzionavano perché non mi rappresentavano. In altre parole, non avevano un minimo di personalizzazione.

Da quel momento, un po’ per volta, le cose sono decisamente migliorate e poco dopo ho iniziato a ricevere le prime richieste di collaborazione.

Lavorare come travel blogger: quello che nessuno dice

diventare travel blogger

Perché la verità è questa. Diventare blogger di vaggi e farne un lavoro è difficile, ma questo è risaputo. Le cose che io avrei voluto sapere all’inizio sono altre.

Scegliere un pubblico è fondamentale, ma cambiare è possibile

Come dicevo prima, bisogna scegliere un argomento di cui parlare, perché, va bene, il tema centrale di un travel blog sono i viaggi.

Ma di che tipo?

Io sapevo dall’inizio di fare viaggi low-cost, ma non sono stata brava a propormi in questo senso.

In altre parole, avevo una nicchia di riferimento, ma non sapevo come raggiungerla.

Quando ho capito come fare, ho dovuto comunque aggiustare il tiro, perché al momento non ho la possibilità di viaggiare come e quanto vorrei e va bene così, mia figlia, che è ancora piccola, ha la priorità su tutto.

Così è nato il progetto di orientarmi molto di più sul mondo della gestione alberghiera, lasciando i viaggi in secondo piano almeno finché la mia cucciola non crescerà un po’.

Non è la fine del mondo.

Magari perderò qualche lettore, ma potrò farmi conoscere da altri e il tempo trascorso non è affatto andato perso, perché mi ha dato l’occasione di farmi le ossa nel campo della scrittura on-line.

Tutto può cambiare e nulla è definitivo.

Ci sarà chi non capirà

Questa è un’altra cosa contro cui ho sbattuto duramente la faccia.

Quando ho lanciato il blog ero super entusiasta e mi aspettavo, da parte di amici e conoscenti, non dico lo stesso entusiasmo, ma almeno un minimo di interesse.

Voglio dire, sarebbe come declinare l’invito all’inaugurazione della nuova attività di un amico, no?

Bene, la dura verità è questa. Mettete in conto che all’inizio quasi nessuno capirà cosa volete realizzare e difficilmente troverete qualcuno disposto a supportarvi.

Almeno nel mio caso è stato così, tanti scettici storcevano la bocca, altri ridacchiavano commenti tipo:” Hei, vuoi diventare Chiara Ferragni?”.

Non nascondo di esserci rimasta malissimo. Poi, però, una volta incassata la delusione, sono andata avanti per la mia strada e ho iniziato a parlare con i veri esperti del settore. Prima per capire cosa ne pensassero del mio progetto -che era ancora in erba ma una bozza esisteva- poi per migliorare quando non sapevo più che strada prendere.

Credetemi, è stata la svolta, inizialmente perché ho trovato qualcuno che mi capiva davvero, poi perché con molti di loro è nata una vera e propria amicizia.

La visibilità tenta

E può dare alla testa.

Quando si iniziano a ricevere richieste da parte dei lettori, significa che iniziano a fidarsi e si è imboccata la strada giusta.

Il pericolo di perdersi però è dietro l’angolo, quando si inizia a ragionare in termini di followers e di soldi.

Aziende che studiano ad hoc i profili dei neofiti e mandano messaggi a pioggia, spacciando come grandioso o eccezionale il vostro lavoro e proponendo, di solito in questo ordine, acquisto di followers o scambio di gagets in cambio di pubblicità.

Aziende che offrono 20,00 euro per un link o un articolo sponsorizzato che nulla a che vedere con il tema del blog – a me è capitato di rifiutare proposte per promuovere: cerotti, tappeti orientali, extensions per capelli, mangime per animali e siti per scommesse on-line-.

Ecco, snaturare il blog e svendersi non ha proprio senso, questo forse è l’unico punto a cui difficilmente si rimedia.

C’è un tempo per viaggiare e uno per scrivere

Il travel blogger di qualche anno fa- il modello a cui mi ispiro, per intenderci- prima viaggiava, e solo dopo essere tornato a casa raccontava tutto sul blog.

Oggi, invece, ogni esperienza sembra passare per le dirette e le storie nei vari social network, tanto che il rischio è non avere poi nulla da dire.

Creare contenuti ad hoc per i social va benissimo, ma evitando di esagerare. Davvero vi serve dire quante volte avete cambiato il costume e mostrare il modello che indossate?

Ma esiste un altro rischio, secondo me ancora peggiore.

La frenesia di far vedere tutto in diretta, comporta viaggiare senza entrare davvero in contatto con la realtà dei luoghi.

A furia di postare storie, si perdono i dettagli più belli e il risultato saranno articoli piatti, che difficilmente catturano l’attenzione dei lettori.

Come muovere i primi passi nel mondo del travel blogging

Rendere il blog di viaggi un vero e proprio lavoro, richiede un piano da studiare nei minimi dettagli, da aggiustare nel corso del tempo in base, soprattutto, alla vostra evoluzione personale.

Partite da qui:

  • chiedetevi cosa volete ottenere;
  • definite come fare dividendo tutto in piccoli passi;
  • scegliete dei risultati misurabili;
  • soprattutto, partite!

Vorrei aggiungere solo qualche parola sull’ultimo punto.

Cosa studiare per diventare travel blogger?

Assodato che abbiate una reale passione per i viaggi e buone capacità di scrittura, concentratevi su:

  • tecniche SEO
  • formattazione degli articoli
  • comunicazione on-line

Nel frattempo, come dicevo, aprite il blog. Non ha senso aspettare che tutto sia perfetto, perché probabilmente non lo sarà mai. Ci sarà sempre qualcosa da migliorare, dal template alla presentazione, fino alle fotografie.

Esserci è meglio che rimandare a tempo indefinito, rischiate di rimanere bloccati per mesi- se non anni- alla ricerca di una perfezione che all’inizio è difficile da raggiungere.

Perché si vuole tutto e subito o perché, come me, si è talmente presi dalla voglia di riuscire che si guardano le pagliuzze del proprio progetto senza notare le travi. Ve lo dice una che all’inizio si preoccupava di scrivere almeno un articolo a settimana senza chiedersi se davvero fosse utile a qualcuno.

Scrivo tutto questo perché raccontare di avercela fatta è molto più comodo che ammettere i propri fallimenti, sembra quasi che gli altri non sbaglino mai.

Se prendete coscienza di questo e, nonostante tutto, sognate ancora di lavorare come blogger professionisti, allora avrete buone possibilità di riuscirci.

Se volete approfondire l’argomento, vi invito a dare un’occhiata al mio post dove vi parlo dei contenuti del mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Al suo interno, troverete tantissimi spunti utili per rendere un lavoro la vostra passione, inclusi lo studio delle strategie social adottate dai principali travel blogger italiani e casi studio che vanno a sviscerare il lavoro di 3 famosissimi travel writer. Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Se invece avete voglia di costruire un percorso su misura, interamente basato sulle vostre esigenze, vi invito a scrivermi senza impegno per una chiacchierata conoscitiva. Qui, intanto, potete farvi un’idea più precisa di chi sono e come lavoro: Diventare Travel Blogger professionista

Vi aspetto,

Michela

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Perché oggi è difficile diventare travel blogger

diventare travel blogger

In questo articolo parliamo delle difficoltà di diventare travel blogger.

Come sempre, non ho la pretesa di avere risposte esaustive per tutti, anzi, a dire la verità spesso non ho affatto risposte. Però amo confrontarmi sui temi che mi stanno a cuore e penso che inquadrare un problema sia il primo passo per muoversi con un certo criterio e migliorarsi.

Perché è difficile diventare travel blogger?

Come domanda, potrebbe sembrare un tantino strana.

In teoria, per diventare travel blogger, basta aprire un blog e iniziare a scrivere di viaggi. Certo, ma questo vale per gli amatoriali, perché la situazione si complica non poco per chiunque abbia ambizioni professionali.

Per non annoiarvi troppo con le statistiche, vi riporto solo un numero che però fa riflettere sulla portata del fenomeno del blogging.

Secondo popumag.it, si contano qualcosa come 440 milioni di blog lanciati in rete relativi al 2017, e non oso immaginare l’ impennata degli ultimi 4 anni.

In questo numero da capogiro, il settore dei viaggi sembra suscitare un’attrazione enorme.

Lo vediamo anche in Italia, dove il mondo del blogging, nonostante qualcosa si stia muovendo, resta sempre un passo indietro rispetto, ad esempio, alle realtà americane.

Ogni giorno è un fiorire di travel blogger o aspiranti tali, con il rischio concreto di assistere a una saturazione del comparto viaggi.

Il risultato è una concorrenza fortissima, con difficoltà sempre maggiori a emergere.

Per comprendere appieno questa tendenza, e quindi arginare le difficoltà, dobbiamo analizzare almeno 3 punti.

Omologazione dei contenuti

Fino a qualche anno fa, a parte pochi intraprendenti, nessuno immaginava il ruolo che il web avrebbe rivestito nel mondo del lavoro. Anzi, almeno da noi, pochi sapevano davvero cosa fosse un blog, figurarsi immaginare di farne un lavoro.

Nel giro di qualche anno le cose sono molto cambiate. Oggi tutti vogliono avere un blog e tanti, tantissimi, vogliono fare i blogger di viaggi.

Il risultato? La creazione di milioni di contenuti, con una qualità, però, che definire discutibile sarebbe un eufemismo.

Quante volte leggiamo articoli fotocopia, piatti, senza neppure un minimo di personalizzazione?

Troppe, direi.

A me sembra che il mondo dei viaggi sia ormai ridotto alle “5 cose da vedere a Madrid” e ai “5 posti dove mangiare a Londra”.

Possibile che davvero non ci sia altro da raccontare? Animo ragazzi, torniamo a pensare con la nostra testa e diamo spazio alla fantasia, mi sembra il minimo per qualcuno che scrive per mestiere.

Anche perché non prendiamoci in giro, su. Credo che abbiamo tutti una vaga idea del numero di contenuti presenti sul web. Cosa ci fa pensare che un articolo scritto con parole chiave tanto generiche ci permetta di posizionarci bene sui motori di ricerca?

Cosa più importante, e qui il posizionamento c’entra poco, personalmente mi sembra che i lettori stiano diventando sempre più esigenti -e meno male aggiungerei!-. Questo significa ricerche mirate verso contenuti alternativi, approfonditi e, soprattutto, di reale utilità. Tradotto, vuol dire che – forse- non serve un altro articolo generico su Parigi. Però sarebbe interessante -o potrebbe esserlo- un itinerario che so, sullo shopping economico nella capitale francese.

Gavetta, t’amo e t’odio!

Farsi conoscere su un nuovo mercato richiede tempo e tutta una serie di strategie. Brillare in un settore ormai saturo richiede coraggio – chi aprirebbe l’ennesima attività uguale alle altre nello stesso quartiere?- e significa moltiplicare per mille tempo e tenacia.

Applicare tutto questo al mondo del travel blogging significa costruire mattoncino dopo mattoncino la propria identità on line. E non c’è un’impastatrice per farlo, dovrete – dobbiamo- fare tutto a mano. Anzi, prima di montare i mattoncini bisogna realizzarli e magari andare pure a cercare il materiale, estraendolo dalle cave. Chiedo scusa ai lettori che magari si intendono di edilizia, la mia conoscenza sull’argomento è pari allo zero, quindi non so se ho appena scritto qualche strafalcione – esiste l’impastatrice per i mattoni?- ma il paragone rende bene l’idea.

Ma cosa significa, poi, costruire l’identità on line?

Eliminiamo i giri di parole e smettiamo di indorare la pillola, facendo passare tutto come una piacevole avventura. O meglio, lo è per chi nel frattempo non ha null’altro da fare, ma per le persone con una vita normale è una fatica bestia.

Significa scrivere per la propria nicchia, scrivere gratis per anni, regalando tempo, risorse e conoscenze.

Nella speranza di essere notati, mentre continua il giro di boa tra il lavoro ufficiale, la casa, i figli, il cane da portare fuori, la spesa da fare, le bollette da pagare, le uscite sociali per non diventare eremiti moderni e…

” Porca miseria, ho bruciato la cena del pupo!

Pazienza, mangerà una pizza di quelle che ho ordinato… cavoli, ho dimenticato di ordinare la cena mentre scrivevo l’articolo da pubblicare domani!

Ma perché il telefono continua a squillare a quest’ora di sera e…ragazzi basta, silenzio, devo concentrarmi, smettetela di uccidervi a vicenda!

Guardate un film in tv…ah già, non funziona, avrei dovuto chiamare il tecnico per farla riparare. So che è tardi, ma se provo a chiamare adesso faccio ancora in tempo. “

Insomma, capito, no?

Morale: se alla base di tutto non c’è una vera passione, prima o poi la volontà va a farsi friggere e tanti saluti al diventare un travel blogger professionista.

Svalutazione del travel blogger

Un blogger non è come un’automobile, che perde valore con il tempo, questo no. Ma diventare travel blogger oggi è difficile anche perché pochi capiscono ancora questo lavoro, ecco perché parlo di svalutazione.

Pensiamo alle aziende che non hanno ancora ben chiaro cosa possono fare i blogger. Quante sono? Io ne conosco tante. D’altro canto, quelle più aperte alle novità, giustamente se incontrano un travel blogger di fiducia se lo tengono stretto, quindi per i nuovi diventa quasi impossibile ottenere qualche opportunità. Un fenomeno che, tra l’altro, contribuisce alla percezione comune di un lavoro patinato, dove girano compensi da mille e una notte.

Chi si muove all’interno del settore sa perfettamente la verità, ma proviamo a essere sinceri.

La colpa di tanti pregiudizi è anche di alcuni travel blogger e del modo in cui si pongono, soprattutto sui social. A proposito, qui trovate le mie riflessioni al riguardo: Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

In particolare, Instagram sembra essere la fiera della visibilità. Chi si trova dall’altra parte dello schermo si immagina gente che sta in vacanza tutto l’anno, pagata a peso d’oro per qualche foto in spiaggia.

Questa percezione distorta è come un circolo vizioso, perché molte imprese, già spesso titubanti, scappano dai blogger a gambe levate.

D’altro canto, la visibilità incontrollata continua a generare schiere di ragazzini poco più che adolescenti che, lungi dal conoscere il funzionamento di un blog, vogliono diventare influencer. Confondendo, tra l’altro, il blogger con chi sponsorizza prodotti su Instagram, che magari fa bene altre centomila cose ma la sua unica esperienza di scrittura è la lista della spesa – e un blog senza scrittura non è un blog, quindi almeno una certa predisposizione alla scrittura è il minimo per diventare blogger-.

Di tutto questo e molto altro ne parlo nel mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Se volete saperne di più, date un’occhiata qui: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Esiste una soluzione?

Certe volte mi sembra di essere in un binario morto perché ci stiamo abituando alla mediocrità.

Come se dovessimo per forza omologarci gli uni agli altri, in un continuo scopiazzare di idee e contenuti, pronti a svenderci per dieci euro.

Secondo me ci vuole coerenza.

Io che nella vita ho un alimentari di famiglia dove i prodotti di punta sono gli affettati, posso sponsorizzare sul blog un post sui prodotti vegani?

Io che sto costruendo la mia carriera nel campo della scrittura, posso mai permettermi di copiare una fonte senza citarne l’autore, bruciando la mia credibilità? Dove sta l’etica in tutto questo?

Poi, però, la sera mi guardo allo specchio e vedo la fatica di uno studio serio e costante. Leggo i miei blog preferiti. Ricordo che conosco professionisti del settore realmente disposti a insegnare.

E allora mi dico che non tutto è marcio, non tutto è pura visibilità e che una soluzione esiste.

Occorre lavorare sodo, producendo contenuti di qualità che permettano di differenziarsi dagli altri, ponendosi sempre con l’umiltà di imparare e migliorarsi.

Un processo lungo che non promette alcuna garanzia, ma che, sicuramente, getta le basi per una carriera costruita sulle competenze, non certo sull’effimera visibilità.

Se siete interessati a un percorso serio e duraturo per costruire il vostro nome nel mondo del travel blogging e iniziare a monetizzare la vostra passione per renderla un lavoro, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete tutti i modi in cui possiamo collaborare.

Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e studieremo insieme un percorso su misura cucito sulle vostre esigenze e aspettative.

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Usare i social network per lavoro? Si, ma con astuzia!

social network per lavoro

Usare i social network per lavoro si può? Certo che si, ma, come tutte le cose, va fatto usando un minimo di strategia.

Focus dell’articolo

Premetto due cose.

La prima: io non sono una social media manager, quindi in questo articolo non troverete come aumentare i followers in un batter d’occhio -tra parentesi, non credo esistano metodi miracolosi, perché a meno che non ci si rivolga al mercato nero, cosa assolutamente sconsigliata, si cresce sempre lentamente-.

La seconda cosa, e mi sembra doveroso dirlo, è che io ho uno strano rapporto con i social. Ci sono periodi in cui mi sento di condividere di più, altri in cui mi eclisso per lavorare solo sul blog, dietro le quinte.

Quindi oggi voglio semplicemente raccontarvi il mio punto di vista di blogger, magari confrontandomi con voi. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.

Partiamo da un concetto che nel mondo del blogging sembra essere assodato.

I social network sono fondamentali per almeno due motivi:

  • aumentano la visibilità del blogger;
  • contribuiscono alla diffusione dei contenuti.

Usare i social network per lavoro

Non so se vi capita la stessa cosa, ma, pur non essendo un’esperta in materia, mi imbatto abbastanza spesso in profili che mi fanno storcere il naso. Va bene la condivisione, ma cosa mai c’entra raccontare dell’ultima discussione avuta con il marito/fidanzato/vicino di casa?

Usare i social network a scopo lavorativo significa ricordarsi di gestire quella che è la propria immagine pubblica, perché i profili diventano dei veri e propri biglietti da visita della nostra persona. Significa che dobbiamo scegliere cosa pubblicare e come.

Partiamo dall’nizio.

Presentazione

Secondo me la presentazione è alla base di un buon profilo, a prescindere dal social che usiamo.

Se siamo on line per far conoscere il nostro lavoro, dobbiamo aver cura di inserire le informazioni appetibili per i nostri clienti.

Si comincia dai dati personali:

  • nome e cognome -possibilmente senza nickname-;
  • e-mail;
  • link al blog/sito internet.

Il punto successivo è quello di condensare in poche righe ciò che sappiamo fare.

A dire la verità, odio questa cosa. Un po’ perché è difficile riassumere le capacità di qualcuno in 100/200 parole e poi perché non mi sono mai piaciute le etichette. Sono fuorvianti e spesso rasentano la superbia. Cioè, quando si è davvero pronti per definirsi blogger a tutti gli effetti, intendo in modo professionale?

Comunque, dato che la presenza sui social richiede questo, dobbiamo trovare le migliori definizioni possibili, creando una descrizione breve ma allo stesso tempo accattivante.

Ad esempio, nei vari profili, io ho mixato ciò che so fare riassumendolo in quattro punti:

  • blogger
  • writer -sono due concetti simili solo all’apparenza-
  • hotel travel consultant
  • insegnante privata

Ora ci sarebbe una lunga parentesi da aprire che magari approfondirò in un prossimo articolo. Comunque, quando scriviamo la presentazione, dobbiamo adattare le informazioni in base al tipo di social network che usiamo. Sul mio profilo Facebook potete leggere che sono sposata, cosa del tutto irrilevante e dunque inutile su Linkedin.

Quindi, indicare con cura le informazioni e differenziarle sono i primi due punti chiave per lavorare con i social network.

Contenuti

Decidere cosa pubblicare è un’altra questione fondamentale.

Se siamo sui social per lavoro, non importa a nessuno dell’ultimo paio di scarpe acquistate o della recente lite con il vicino. Al massimo può interessare all’altra vicina che si diverte a sbirciare il nostro profilo. Non interessano a nessuno nemmeno gattini, cuoricini e barzellette. Almeno non a livello lavorativo, questo è sempre il punto su cui concentrarsi.

Questo significa che per attrarre possibili clienti, dobbiamo rendere il nostro profilo il più professionale possibile.

Ora c’è un’altra distinzione da fare, che è l’obiezione principale di chi usa i social anche nel tempo libero. Spesso, un social come Facebook viene usato principalmente per relazionarsi con una cerchia di persone molto vicine. Significa che amici e parenti, molto probabilmente, non sono clienti e quindi non sono interessati ai nostri servizi.

Io mi ritrovo perfettamente in questo caso, quindi ho risolto così.

  • Ho optato per una presentazione lavorativa professionale, descrivendo chiaramente di cosa mi occupo.
  • Di volta in volta, cambio le impostazioni della privacy prima di pubblicare qualcosa. Quindi solo i miei contatti possono vedere tutti i contenuti, inclusi i tag delle foto di quando avevo 10 anni che ogni tanto spuntano qua e là, mentre chi si avventura sul mio profilo come semplice visitatore senza essere nella mia rete, ha accesso solo ad alcuni aspetti del mio lavoro – articoli del blog, foto dei viaggi, citazioni dei miei settori-.

Ecco i vantaggi di questa scelta:

  • evito di mostrare post che non interessano ai potenziali clienti;
  • tutto ciò che possono vedere rappresenta il meglio del mio lavoro o comunque ne è una parte fondamentale.

Il terzo vantaggio, che non è di certo trascurabile, riguarda i miei contatti. Mixando i contenuti, evito di annoiarli, perché come già detto loro non sono miei clienti, quindi non tutti sono interessati alle lingue, ai viaggi e alla scrittura.

Per raccontare al meglio la propria attività, ci sono le Pagine Facebook, molto diverse dal profilo personale. Anche se senza le inserzioni a pagamento sono sempre meno visibili, funzionano ancora molto bene. Quindi sono un ottimo supporto per il blog. A dispetto di quanto si dice, ci sono esempi di pagine che, oltre a vantare un grande seguito, possono contare su un livello molto alto di interazioni. Tanto per fare un esempio in tema di viaggi, vi suggerisco, se non siete già suoi followers, di dare un’occhiata alla pagina Fb del blog Mangia Vivi Viaggia di Gianluca Gotto.

A proposito, nel mio saggio sul travel blogging, pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori, troverete un capitolo dedicato alla gestione professionale dei social network in ambito travel, dove si analizzano le strategie utilizzate dai principali travel blogger del panorama italiano. Qui trovate qualche info più dettagliata: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Anche nella scelta dei contenuti, comunque, vale sempre la regola di differenziare in base al tipo di social. Ad esempio, secondo me non è molto efficace inserire nella bio di Instagram il link dell’ultimo articolo del blog. Almeno questa cosa nel mio caso non funziona, quindi dopo qualche prova ho deciso di evitarla.

Relazioni

Quel che dico ora vi sembrerà banale, ma non è affatto scontato. Bisogna sempre rispondere con educazione ai commenti, anche quando ci fanno arrabbiare.

Vi racconto una cosa che mi è accaduta un paio di mesi fa e mi ha fatto riflettere parecchio.

Tra i miei contatti Facebook c’èra una persona che è praticamente cresciuta con me. Vacanze in comune, compleanni festeggiati insieme, adolescenza trascorsa sempre in coppia. Praticamente eravamo un corpo e un’anima.

Questa persona, di origine straniera – tra un attimo capirete perché lo specifico- da tempo si è trasferita e vive all’estero. Lavora come attivista per i diritti dei neri, promuovendo l’integrazione e la cooperazione tra i popoli. Intento nobilissimo che appoggio pienamente, per carità. Peccato che questa persona abbia il vizio di spiattellare sui social fatti e persone facilmente riconoscibili. Non solo etichetta il paese in cui siamo cresciute dove io vivo tutt’ora come interamente razzista -cosa peraltro non vera- ma si lamenta degli amici che all’epoca la definivano “praticamente italiana”.

Io ho sempre preferito evitare discussioni inutili, però mi sono riconosciuta in pieno in quel commento. Quindi ho provato a spiegarle che il “praticamente italiana” detto dall’allora me tredicenne, stava a significare che, pur essendo in Italia da poco tempo, passava per un’autoctona grazie all’ottima conoscenza della lingua italiana che aveva raggiunto. Sottolineando come non sia giusto ne veritiero definire razzista un’intera comunità, che si è sempre distinta da quelle mele marce che purtroppo sono ovunque.

Ve la faccio breve. Dopo avermi pubblicamente insultata, mi ha bloccata senza darmi possibilità di risposta, nemmeno fossi una stalker, e cancellata dai suoi contatti. Ora, a parte che resto basita. Come fa una donna intelligente e con un altissimo livello di istruzione a cadere così in basso, usando un linguaggio violento ed offensivo nei miei confronti, devo ancora capirlo. A parte il mio dispiacere personale, però, verso una persona che consideravo amica e che stimavo molto, il punto è che ha fatto lei una pessima figura, non di certo io. Anche perché i commenti pubblici restano e saltano fuori quando meno ce lo aspettiamo.

Chiaramente avrei ancora voglia di dirgliene quattro, ma non riesco a non pensare alla sua mancanza di professionalità.

Questo per dire che mantenere la calma è la parola d’ordine, perché i social network sono la nostra vetrina, soprattutto se li usiamo a scopo lavorativo.

Inoltre, non dimentichiamoci che, condividendo le nostre idee, ci esponiamo in prima persona. Dobbiamo essere pronti al confronto, accettando anche le critiche, soprattutto se costruttive ed espresse in tono pacato.

Altrimenti, è inutile pensare di lavorare con i social network e costruire una carriera on line.

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“L’arte della guerra per travel blogger”, di Agnese Ciccotti: la mia recensione

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Prima di comprare questo e-book non avevo idea di come un libro dal titolo tanto altisonante potesse essere utile ai travel blogger. “L’arte della guerra per travel blogger”, infatti, si ispira a “L’arte della guerra”, un testo che arriva da un passato molto lontano, direttamente dall’antica Cina.

Ma andiamo per ordine e scopriamo qualcosa sull’autrice di questo saggio sul mondo del blogging.

Chi è Agnese Ciccotti, blogger di Viaggi Zaino in Spalla

Ex agente di viaggio della provincia di Roma, Agnese vive attualmente a Praga.

Si occupa di blogging dal 2013 ed è specializzata in viaggi d’avventura. Su http://www.viaggizainoinspalla.com/ trovate racconti di viaggio, itinerari ed escursioni fuori dalle classiche rotte turistiche. Insomma, se amate l’avventura e l’indipendenza vi consiglio di passare sul suo blog perché troverete tantissima ispirazione.

“L’arte della guerra”, un libro antico 2500 anni

Ora torniamo all’e-book. Come vi dicevo all’inizio dell’articolo, il saggio di Agnese si ispira a un antichissimo testo cinese. L’autore, il generale Sun Tzu, scrisse questa opera per dimostrare le sue capacità in ambito militare, usandola come una specie di moderno portfolio.

Nel testo Sun Tzu elenca le varie strategie da mettere in atto prima di una battaglia e insegna a vincere senza combattere.

Vediamo come.

I principi di Sun Tzu per vincere la guerra

Ne “L’arte della guerra”, Sun Tzu si concentra essenzialmente su tre principi fondamentali:

  • conoscere se stessi;
  • studiare il nemico;
  • analizzare le ragioni del conflitto.

Lo scopo è quello di sconfiggere l’avversario prima di arrivare allo scontro diretto, lavorando di intuito e pianificazione, proprio come un vero manager dei nostri tempi.

Io non conoscevo il libro, ma ecco il motivo per cui questo trattato di guerra oggi trova applicazione nel marketing e nella gestione aziendale.

Come applicare “L’arte della guerra” al blogging secondo Agnese

Partendo dall’analogia tra le tecniche di guerra e la pianificazione aziendale, Agnese svolge un lavoro certosino, applicando le idee di Sun Tsu al mondo del travel blogging.

Il risultato è un vero e proprio trattato sul blogging di 50 pagine che offre una ricetta -non nuova ma per nulla scontata- per tentare la strada del successo, trasformando il blog da crisalide a splendida farfalla.

Partire dalla pianificazione

Il concetto da cui si sviluppa il discorso è quello della pianificazione. Saper programmare e organizzare un’ottima strategia di blogging sta alla base del successo ed è l’elemento chiave per emergere dalla massa.

Qui Agnese pone l’attenzione su 3 precisi elementi:

  • tempismo;
  • conoscenza del territorio;
  • studio delle risorse.

Tutti i punti analizzati passano attraverso un’analisi approfondita del mercato e del web.

Il tempismo

Prima di soffermarci sul tema, cerchiamo di capire cosa si intende esattamente con questa parola.

Secondo il dizionario Treccani

il tempismo è la qualità di saper agire nel momento più opportuno.

Riguardo al tempismo Agnese si concentra su due ambiti specifici.

Quando lanciare il blog

Prima di partire con un progetto, è fondamentale studiare le condizioni di partenza. Ovvero in questo momento il mercato è pronto ad accoglierci? C’è una domanda che potremmo soddisfare con il nostro blog?

La gestione attraverso il calendario editoriale

Se la risposta a queste domande è positiva, dopo il lancio dobbiamo popolare il blog di contenuti. Si tratta di un lavoro che non può essere lasciato al caso perché gli articoli devono intercettare il pubblico giusto al momento giusto, ecco quindi che ci riallacciamo al concetto di tempismo.

Per raggiungere questo obiettivo è importante concentrarsi su tre aspetti.

  • Scegliere argomenti di tendenza;
  • individuare le parole chiave correlate a quei temi attraverso l’uso di appositi strumenti offerti dal web;
  • realizzare i contenuti mixando gli argomenti e il genere dei post -descrittivo, informativo eccetera-.

Lo strumento migliore per gestire questo complesso lavoro è il calendario editoriale. Agnese ci parla anche del calendario dei contenuti, consigliando comunque sempre una certa flessibilità.

La conoscenza del territorio e delle risorse

Qui entriamo nel vivo della trattazione con la parte più corposa dell’e-book.

Conoscere il web

Il mercato on-line è fatto di concorrenti immateriali ed è in continua evoluzione. Per comprenderne le dinamiche occorre uno studio approfondito che non può essere improvvisato. Ecco perché Agnese consiglia di non correre e prendersi del tempo per strutturare il progetto di un blog.

Scrivere per il web

Scrivere per il web è diverso dallo scrivere su carta. Questo paragrafo dell’e-book contiene consigli utili per non far scappare il lettore dalla pagina.

Conoscere il pubblico

Conoscere il pubblico significa sapere esattamente a chi ci rivolgiamo. Non si può piacere a tutti e non si può parlare a tutti, nel mondo reale ma soprattutto sul web. Quindi significa scegliere una nicchia e produrre contenuti in target.

Creare un marchio e lavorare sul personal branding

Qui Agnese passa per un altro punto fondamentale per portare un travel blog al successo.

Per distinguersi dalla concorrenza bisogna creare un marchio, qualcosa riconducibile al nostro modo di essere e di scrivere.

Il passo successivo è lavorare sulla nostra figura di blogger, facendo personal branding. Significa che il nostro nome deve diventare un simbolo di onestà e autorevolezza nel settore.

Approfondimenti

“L’arte della guerra per travel blogger” è impreziosito dai suggerimenti su come creare una nicchia di mercato alternativa. Agnese riporta 27 esempi di blogger che hanno raggiunto il successo pensando in modo non convenzionale. Come la ragazza che viaggia per il mondo pur soffrendo di una patologia complicata come il diabete.

Il discorso continua con un argomento che ho apprezzato tantissimo e di cui non parla mai nessuno: l’etica del travel blogger.

Agnese si sofferma in particolare su:

  • plagio;
  • rettifica degli errori;
  • differenza tra opinione/realtà;
  • conflitti di interesse -ovvero come gestire un post sponsorizzato-.

L’e-book si chiude con una domanda che non prevede una risposta univoca: quanto tempo serve per portare un travel blog al successo? Agnese parla di circa un anno e mezzo, ma, come lei stessa ammette, non ci sono garanzie. Mantenere un blog è una strada difficile, ma provarci è il primo passo per vincere la sfida.

Per tornare ai principi di Sun Tzu, possiamo concludere che pianificando una buona strategia, studiando la concorrenza e analizzando le nostre risorse possiamo vincere la “guerra” e portare il nostro travel blog al successo evitando lo scontro diretto con i competitors.

Perché acquistare “L’arte della guerra per travel blogger”?

L’e-book si rivolge principalmente a chi si appresta a intraprendere la strada del blogging, ma è molto valido anche per chi conosce questo mondo da un po’ di tempo. Io ho aperto il mio blog poco più di un anno e mezzo fa e ho comunque trovato degli spunti utilissimi per il mio percorso.

Per quanto si possa partire preparati, infatti, lungo il cammino si incontrano tanti ostacoli. Anche perché il blog per sua natura non è un prodotto statico, ma in continua evoluzione.

C’è sempre qualcosa da migliorare e modificare. “L’arte della guerra per travel blogger” permette di affinare la propria strategia nel corso del tempo. Perché aiuta a capire dove stiamo andando e dove vogliamo arrivare con il blog.

Questo saggio racchiude tanti argomenti ed è una perfetta sintesi di strategia e programmazione. Se vi state avvicinando adesso a questo settore, consiglio di studiarlo un po’ per volta, tenendo vicino un quaderno in modo da appuntare i concetti chiave. Usatelo come base per creare la vostra personale strategia, che deve essere unica e raccontare qualcosa di voi.

Concludo con un estratto dell’e-book, lasciando virtualmente la parola ad Agnese:

Con questo e-book non ho la pretesa di dire quale sia la via per emergere dalla massa e arrivare ad avere successo. A questo scopo posso piuttosto rimandare ai molti discutibili post on-line dove si trovano ripetitive ricette per la scalata della piramide. Il mio scopo è, invece, quello di creare una riflessione su uno scritto antico applicando i suoi principi al mondo del blogging contemporaneo, tracciando così una via diversa alle percezioni e all’organizzazione delle strategie di attacco al web.

Potete acquistare “L’arte della guerra per travel blogger” su Amazon, al prezzo di 4,50 euro.

Buona pianificazione!

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Travel Blogging

Travel blog e collaborazioni con strutture ricettive: l’e-book strategico di Valentina Carbone

Collaborazioni con strutture ricettive

La domanda che prima o poi tutti i travel blogger si pongono è: come proporre il mio blog e ottenere le prime collaborazioni con le strutture ricettive?

Se mi conoscete un po’, penso abbiate capito l’importanza che attribuisco alla formazione. Come in ogni cosa, per maturare dei risultati, ci vuole tempo. Questo vale ancora di più per la scrittura on-line, dove c’è tanta concorrenza e il settore travel è gettonatissimo.

Studiare, quindi, è fondamentale perché ci permette di far nostre tutte le capacità trasversali per avere successo nel settore del travel blogging.

In rete ci sono molti “guru” che sembrano avere la bacchetta magica. Fai così, pubblica tutti i giorni et voilà. La soluzione è servita, ma, a ben guardare, vendono informazioni trite e ritrite.

Oggi, invece, voglio parlarvi di una risorsa concreta, l’e-book strategico di Valentina Carbone. Questo e-book è davvero utile per capire come buttarsi seriamente nella mischia e iniziare a lavorare con Enti turistici, hotel e strutture varie nel mondo dell’ospitalità.

Travel blog e collaborazioni con le strutture ricettive: come è fatto l’e-book di Valentina

Non aspettatevi il solito mattone, molto impegnativo da leggere soprattutto davanti a uno schermo. Non è questo il caso. Tutte le informazioni, condensate in circa 30 pagine, sono scritte in modo chiaro e coinciso, grazie anche all’uso di immagini e infografiche.

Analizziamolo nel dettaglio.

Contenuti dell’e-book

Presentazione alle aziende

Valentina va subito al sodo dell’argomento. Senza giri di parole, fornisce subito un esempio specifico di lettera di presentazione. Un ottimo punto di partenza da cui trarre ispirazione e capire come approcciarsi verso chi non ci conosce.

Realizzazione di un progetto promozionale

Anche in questo caso ci sono diversi esempi, corredati da elementi grafici, distinti per un progetto composto da un unico sponsor e uno plurisponsor.

Ricerca degli sponsor

Ora arriviamo a un punto fondamentale: non dobbiamo trovare uno sponsor a caso, ma quello giusto per noi, che ci faccia crescere, non solo a livello economico, ma anche professionale.

Per proporre il nostro blog e iniziare a collaborare con i vari Enti del turismo e strutture ricettive, occorre fare principalmente 2 cose.

  • Studiare la concorrenza: attenzione, non copiare, ma analizzare, focalizzandosi su quello che i nostri colleghi non offrono al mercato, in modo da poter presentare un’idea vincente all’azienda che abbiamo in mente.
  • Cercare strutture in target: anche questo è un punto fondamentale. Ad esempio, su questo blog racconto principalmente di viaggi low cost e passeggiate nella natura. Quanto risulterei credibile se mi proponessi per collaborare con un hotel di lusso?

Aumento di autorità e studio della Seo

In questo paragrafo si affrontano questioni più tecniche, ma Valentina riesce a spiegare perfettamente con parole molto semplici anche i concetti più complessi. In questo caso, ci spiega l’importanza di scattare belle foto e fornisce delle dritte per scrivere un articolo in ottica Seo.

Essere d’ispirazione quotidiana

Per fidelizzare i lettori, dobbiamo diventare un punto di riferimento nel nostro settore. Come?

  • Coltivando la community;
  • scrivendo articoli in target, efficaci nel dare informazioni oppure utili a risolvere un problema.

La scrittura come lavoro

In questa parte dell’e-book Valentina ci parla della monetizzazione del blog, analizzando il lavoro di scrittura da tante angolazioni diverse.

In particolare:

  • l’importanza della programmazione con un buon calendario editoriale. Ce ne sono di tantissimi tipi, io però vi stra-consiglio Inspiration, l’altra fantastica creazione di Valentina. Perché? Beh, lavorare su un prodotto pensato appositamente per i blogger è un buon punto di partenza per iniziare a programmare seriamente le attività da svolgere. A me sta aiutando tantissimo nell’organizzazione, perché mi permette di avere tutto sotto mano, dalla pubblicazione dei post con le relative parole chiave, fino al conteggio di quanti soldi spendo per le attività di formazione. Ve ne parlo approfonditamente in questo articolo: Inspiration, il planner per blogger: la mia opinione
  • la creazione di un budget;
  • l’analisi dei risultati tramite strumenti tecnici come Google Search Consolle;
  • la creazione di una sorta di tariffario personale, dove troverete diversi consigli da mettere subito in pratica.

Collaborazioni con le strutture ricettive: i consigli per un blog professionale

Per arrivare a ottenere le prime collaborazioni c’è molta strada da fare. Valentina offre anche alcune dritte per partire dalla base, ovvero, avere un blog professionale. Eccole:

  • avere un dominio registrato di proprietà;
  • strutturare il blog in modo che sia facile orientarsi al suo interno;
  • creare articoli coinvolgenti;
  • fare storytelling sui social network.

Punti di forza dell’e-book

Riassumendo, i punti di forza dell’e-book di Valentina sono:

  • lettura scorrevole;
  • linguaggio semplice per comprendere bene anche i termini tecnici;
  • uso di immagini e infografiche, che permettono di fissare subito i concetti principali;
  • consigli pratici;
  • prezzo. Nel momento in cui ho acquistato l’e-book, aveva un costo di 9,99 euro. Una cifra davvero irrisoria, soprattutto se pensiamo alla grande professionalità di Valentina.

Perché acquistare l’e-book?

Personalmente, con il mio lavoro in hotel, mi sono sempre trovata dalla parte della struttura ricettiva. Spesso arrivano da parte dei blogger richieste copia-incolla. Zero idee, zero personalità e tante pretese economiche.

In questo e-book si toccano aspetti molto diversi tra loro. Valentina mette tanta carne al fuoco e offre uno spunto sulla strada da percorrere per ottenere le prime collaborazioni con le strutture ricettive. Strada che, ovviamente, è tutta in salita e non può prescindere da una buona formazione e tanto esercizio nel campo della scrittura. L’e-book è un tassello utile a completare questo percorso.

A me piace studiare su carta, quindi ho scelto di stamparlo. Si consulta facilmente ed è perfetto da tenere sempre sul comodino. Pardon, sulla scrivania! 🙂