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Come creare il calendario dei contenuti per il blog di un hotel

calendario dei contenuti per il blog di un hotel

La scorsa settimana abbiamo visto come redigere un calendario editoriale per il blog di una struttura ricettiva -nello specifico, di un albergo-.

Prima di passare al punto successivo, ovvero la creazione di un calendario dei contenuti, riepiloghiamo i vantaggi di questa programmazione.

Stilare un calendario editoriale è importante per almeno 3 motivi:

  • aiuta a rispettare la frequenza di pubblicazione;
  • permette di tenere sotto controllo a colpo d’occhio i titoli, che non devono essere troppo simili per evitare la concorrenza in Serp;
  • aiuta nei momenti in cui c’è poca ispirazione o si è oberati di lavoro, per non restare mai a corto di argomenti.

Oggi vediamo cos’è il calendario dei contenuti e come declinarlo al blog di un albergo -o di qualsiasi struttura ricettiva, perché il discorso si può applicare a qualunque tipo di azienda nel settore dell’ospitalità turistica-.

La differenza tra calendario editoriale e piano dei contenuti

Spesso, calendario editoriale e calendario dei contenuti vengono confusi perché hanno due nomi molto simili. In realtà si tratta di due strumenti diversi, ma entrambi fondamentali.

  • Il calendario editoriale è l’insieme degli articoli da pubblicare su un blog in un certo periodo di tempo. La sua caratteristica principale è la data di pubblicazione che affianca ogni articolo programmato, in quanto serve come bozza di lavoro per portare avanti il tema del blog a 360°.
  • Il calendario dei contenuti è più specifico, perché serve a organizzare più dettagliatamente i contenuti presenti sul piano editoriale e tiene conto di una serie di variabili come le tendenze degli utenti, i periodi dell’anno e la propria nicchia di mercato.

Nel paragrafo precedente ho detto che il calendario dei contenuti rappresenta il punto successivo al piano editoriale. Infatti, per una programmazione attenta, è utile prima concentrarsi sul progetto generale, per poi aggiustarlo in una fase successiva. Fase in cui, appunto, si delineano i dettagli.

Come creare un piano dei contenuti per il blog di un hotel: esempio pratico

calendario dei contenuti per il blog di un hotel

Redigere un calendario dei contenuti, significa organizzare gli argomenti degli articoli in modo equilibrato. In sostanza, si prendono i titoli presenti sul calendario editoriale e si decide per una pubblicazione a ruota che, periodicamente, tocchi le varie categorie del blog.

Per capire meglio, riprendiamo l’esempio dell’articolo precedente, relativo al piano editoriale.

Nell’esempio si parlava di cosa visitare a Roma e avevo riportato un elenco simile a questo:

  • Piazza di Spagna
  • Basilica di San Pietro
  • Musei Vaticani
  • Basilica di Santa Maria Maggiore
  • Colosseo
  • Fori Imperiali

Per creare un ritmo di pubblicazione vincente, si devono suddividere gli articoli senza tralasciare nessuna categoria del blog.

Ipotizziamo che il vostro blog sia suddiviso nelle sezioni:

  • Chiese
  • Piazze
  • Musei
  • Tour

Nella categoria “Chiese” rientreranno la Basilica di San Pietro e quella di Santa Maria Maggiore, in “Musei” troveremo i Musei Vaticani, in “Piazze” Piazza di Spagna e, nella sezione “Tour” si potrebbero inserire il Colosseo e i Fori Imperiali.

Dopo aver categorizzato gli articoli, si deve stabilire ogni quanto tempo aggiornare le sezioni, quindi, se avete deciso di scrivere due post a settimana, una soluzione potrebbe essere quella che segue.

1° settimana:

  • Piazze: Piazza di Spagna
  • Chiese: Santa Maria Maggiore

2° settimana:

  • Musei: Musei Vaticani
  • Tour: Colosseo e Fori Imperiali

In questo modo parliamo di argomenti diversi ma correlati, dando una ventata di freschezza al blog che offrirà contenuti sempre differenti e nessuna categoria resterà vuota a scapito di altre.

Strumenti utili alla redazione

Anche in questo caso, esistono diversi programmi per creare un piano dei contenuti e secondo me il più valido resta Google Docs, ma io preferisco sempre realizzarlo a mano, su carta, e tenerlo a portata di mano nel mio planner – a proposito, qui trovate la mia recensione su un ottimo prodotto pensato appositamente per i blogger e no, non è un articolo sponsorizzato perché nessuno mi ha pagata per scriverlo: Inspiration, il planner i per blogger: la mia opinione+esperienza-.

Per controllare a colpo d’occhio che tutto sia equilibrato nel suo insieme, uso il sistema dei colori, associandone uno a ogni categoria del blog.

Si tratta dello stesso metodo di cui mi avvalgo quando le strutture ricettive mi contattano per creare insieme un piano editoriale, anche se poi può essere personalizzato, per esempio molti trovano comodo riportare tutto in un sistema a tabelle.

Recentemente un cliente mi ha chiesto di realizzare un calendario dei contenuti per il suo B&B usando un grafico a torta, quindi i metodi di personalizzazione sono davvero infiniti – se avete un’idea da propormi, vi invito sempre a dare uno sguardo alla pagina Lavora con me e a contattarmi per una chiacchierata senza impegno-.

Criticità del piano dei contenuti

Spesso accade che, mettendo mani al piano dei contenuti, questo vada a scontrarsi con il calendario editoriale, soprattutto per quanto riguarda le date.

Se, ad esempio, c’è in programma un articolo sul Colosseo per una certa data, ma avete già parlato di un altro museo nell’articolo precedente, tutto deve essere ritoccato.

La difficoltà maggiore sta proprio nel trovare un equilibrio, ecco perché è fondamentale usare questi due strumenti come base di partenza, ma per funzionare non devono essere troppo rigidi, altrimenti si finisce per esserne schiavi, perdendo opportunità di crescita per il blog.

Il discorso è molto ampio e non può ridursi allo stilare un elenco di titoli.

Creare un calendario editoriale che proceda di pari passo al piano dei contenuti significa tenere conto di una serie di variabili.

Quali?

  • Nicchia di mercato
  • tendenze della ricerche
  • stagionalità

Sono elementi validi in ogni settore, ma noi li decliniamo al mondo dell’ospitalità.

Nicchia di mercato

Per sapere cosa e quando scrivere, serve una perfetta conoscenza del target di riferimento. Nel caso del blog di una struttura ricettiva, la nicchia dei lettori deve combaciare con il segmento di mercato in cui si opera.

Un hotel di lusso si rivolgerà a un certo tipo di lettori, mentre un agriturismo in campagna dovrà lavorare attorno agli argomenti del settore green e del relax.

In pratica, il calendario dei contenuti va redatto sulla base degli interessi del proprio pubblico di riferimento, altrimenti ci vuole un attimo ad andare fuori tema, parlando di cose che non porteranno mai nuovi clienti.

Tendenze delle ricerche

Ancora una volta, abbiamo gli utenti in primo piano.

Capire cosa cercano è importante per indirizzare il piano dei contenuti.

Se viene fuori che la parola chiave “escursioni a cavallo” è in crescita o comunque ha un volume interessante, potrebbe essere un’ottima idea parlare dei maneggi della vostra zona e rimandare a un altro momento la pubblicazione dell’articolo che avevate in programma.

Il tutto va gestito e programmato senza però diventare schiavi del trend di ricerca. In sostanza, ci vuole equilibrio.

Stagionalità

Su questo punto si potrebbe davvero scrivere un libro, perché il concetto di stagionalità applicato alle strutture ricettive apre un mondo di considerazioni.

Per sintetizzare, diciamo che le ricerche degli utenti sono molto influenzate dagli eventi nei vari periodi dell’anno.

Facciamo qualche esempio pratico.

  • Se nella vostra città organizzano un concerto, sicuramente si registrerà un aumento nel volume di ricerca non solo sulle informazioni pratiche dell’evento, ma anche su una serie di query correlate come “dove mangiare/dormire a…”. Questa potrebbe essere l’occasione per realizzare una guida sui migliori ristoranti della città, magari creando, parallelamente, una promozione ad hoc per chi soggiorna da voi, da promuovere sui canali social e sul vostro sito web -ecco perché blog e sito, pur essendo diversi, devono lavorare di pari passo-.
  • Il settore degli sport invernali rappresenta una quota importante degli introiti turistici soprattutto in Nord Italia. A partire da Novembre, si registra un aumento delle ricerche relative agli impianti sciistici e ai corsi di scii. Anche in questo caso, se vi trovate in zona, approfittatene e scrivete una serie di articoli che ruotano attorno a questi argomenti. Se poi riuscite a offrire uno sconto ai vostri clienti su un dato corso di scii, state certi che, molto probabilmente, avrete fatto bingo.

Ricapitolando:

  • il calendario editoriale precede il piano dei contenuti;
  • entrambi questi strumenti devono essere flessibili;
  • la fase di redazione presuppone una conoscenza approfondita del mercato e del web.

Si tratta, dunque, di uno strumento base per gestire un blog professionale, ovvero in grado di portare introiti diretti e indiretti, accrescendo il valore della vostra azienda.

Voi come realizzate il piano dei contenuti? Avete considerazioni da aggiungere?

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Piano editoriale per il blog di un hotel: cos’è e come si fa

piano editoriale per un blog d'hotel

Il calendario editoriale è uno strumento importantissimo per gestire un blog professionale. Oggi decliniamo l’argomento al mondo dell’ospitalità e vediamo come creare un piano editoriale per il blog di un hotel.

Contenuti e formato del calendario editoriale

Il calendario, o piano editoriale, è utile per la gestione dei contenuti, quindi include tre sotto argomenti:

  • il tema di cui parlare nel blog;
  • il titolo degli articoli;
  • la data di pubblicazione.

In rete esistono tantissimi strumenti da usare per facilitare il lavoro, a partire dalla primissima fase di redazione.

Ad esempio, una delle soluzioni più gettonate è creare un documento Excel da stampare e tenere sulla scrivania. Altri preferiscono strumenti dalle multifunzionalità, come Google Docs, il programma di videoscrittura che permette di creare documenti allegando immagini e condividendoli con altri utenti.

Io ho una memoria molto fotografica e appartengo alla vecchia scuola, quindi, per me, nonostante l’utilità di questi strumenti, nulla può sostituire carta e penna. Quindi ho scelto di creare il mio calendario editoriale in forma cartacea ed è la stessa cosa che faccio spesso anche con chi si rivolge a me.

In questo modo è più semplice avere tutto sotto controllo con un solo colpo d’occhio, senza dover aprire nessuna finestra sullo schermo del pc, cosa che comporta, inevitabilmente, una lettura più distratta e superficiale.

Ma partiamo dall’inizio.

Creare un piano editoriale per il blog di un hotel: le fasi di realizzazione + esempio

piano editoriale per un blog d'hotel

Redigere un calendario editoriale significa partire dalla raccolta delle informazioni, per poi organizzarle in modo sempre più specifico.

Cercare le informazioni implica capire quali sono gli argomenti di tendenza del settore.

In sostanza, bisogna comprendere quali informazioni gli utenti cercano sul web e come lo fanno.

Un primo lavoro di scrematura si fa con Google Trends, uno strumento gratuito che analizza il volume di ricerca delle parole chiave, quelle che, per intenderci, gli utenti digitano sulla tastiera nel momento in cui fanno una determinata ricerca.

Ad esempio, provando a inserire la query “hotel di lusso a Roma”, Google Trends mostra l’andamento degli ultimi 12 mesi in Italia, suddividendo il volume di ricerca anche regione per regione e include le ricerche correlate, simili all’argomento chiave.

Se la query è popolare, significa che gli utenti sono probabilmente interessati a soggiornare in certi tipi di strutture. Quindi, se avete un hotel a 5 stelle nella capitale, potreste redigere un articolo spiegando il vostro concetto di lusso, magari creando una promozione ad hoc sul sito web, da promuovere parallelamente all’articolo sul blog.

Strumenti come Google Trends sono utilissimi, ma lasciatemi dire che sono di contorno, perché la redazione di un piano editoriale deve basarsi su un progetto più articolato. Se il vostro albergo si trova in una città d’arte e scegliete di parlare delle attrazioni turistiche del luogo, le pubblicazioni devono basarsi sui monumenti e gli eventi culturali a prescindere dal volume di ricerca delle parole chiave.

Esempio di redazione di un piano editoriale per il blog di un hotel

Facciamo un esempio concreto e creiamo una bozza di calendario fingendo di avere una struttura ricettiva a Roma.

Ricerca delle informazioni

Il primo passo è cercare le informazioni giuste, ovvero capire cosa visitare a Roma e stilare un elenco.

  • Colosseo
  • Fori Imperiali
  • Altare della Patria
  • Musei Vaticani
  • Piazza San Pietro
  • Trastevere
  • Piazza di Spagna
  • Basilica di Santa Maria Maggiore

Titolo degli articoli

Dopo aver trovato degli argomenti di cui parlare, occorre creare un titolo accattivante, in grado di catturare l’attenzione dei lettori.

Volete parlare del Colosseo? Bene, in quale chiave? Il titolo serve a indicare proprio questo, anche qui faccio alcuni esempi perché scrivere un post intitolato “Visitare il Colosseo” non funzionerebbe.

Alcune soluzioni potrebbero essere:

  • La storia segreta del Colosseo: i dettagli che nessuno conosce.
  • Visite guidate al Colosseo: prezzi e consigli.
  • Quando visitare il Colosseo: gli orari migliori.
  • Colosseo con bambini: tour e visite guidate.

Il trucco è andare in profondità, sviscerando a fondo un argomento e targettizzarlo per una nicchia definita di lettori.

Chiaramente si deve rispettare ciò che si anticipa perché gli utenti si aspettano di trovare quello che si indica nel titolo. Rompere questa promessa significa deludere i lettori, che difficilmente torneranno sul blog, quindi dovete essere onesti. Se dite di affrontare un argomento, poi dovete farlo, non si può barare.

Ogni quanto pubblicare nel blog?

L’ultimo passo è stabilire le date di pubblicazione. Qui entriamo in un discorso molto complesso, perché non c’è una risposta univoca.

Ogni quanto tempo pubblicare su un blog?

C’è chi dice tutti i giorni, almeno il primo anno, chi una volta a settimana, chi due, c’è persino chi pubblica una volta al mese.

Io preferisco pubblicare meno ma farlo bene, quindi non esiste una regola fissa. Personalmente, dico di pubblicare quando si ha qualcosa di interessante da raccontare, perché non ha senso riempire il blog di articoli che servono solo a tappare i buchi.

Dunque, dopo aver stabilito la vostra frequenza di pubblicazione, assegnate una data a ogni articolo.

Esempio:

  • Colosseo 4 Gennaio;
  • Fori Imperiali 12 Gennaio;
  • Altare della Patria 19 Gennaio.

A questo punto, la bozza del calendario editoriale è pronta.

Ma a cosa serve, esattamente, tutto questo?

Perché redigere il piano editoriale

Il piano editoriale è indispensabile per:

  • rispettare la frequenza delle pubblicazioni;
  • controllare i titoli;
  • avere una programmazione del lavoro da svolgere.

Vediamo meglio questi punti.

Rispettare la frequenza delle pubblicazioni

Anche se ognuno decide la propria, che come abbiamo visto può essere molto variabile, pubblicare a giorni definiti invoglia gli utenti a tornare perché sanno di trovare materiale sempre nuovo.

Inoltre, pubblicare costantemente, aiuta il blog a ottenere migliori risultati in termini di Serp. Significa che Google tende a mostrare più facilmente gli articoli dei blog aggiornati con una certa frequenza rispetto a quelli dove si scrive una volta ogni tanto.

Controllare gli articoli per titolo e argomento

Scrivere titoli troppo simili -o peggio, duplicati- è controproducente in quanto si danneggiano a vicenda a livello di Serp -cioè delle posizioni in cui vengono mostrati all’interno dei motori di ricerca-.

Il consiglio è quello di declinare un argomento sotto diverse angolazioni, in modo da ottenere titoli dalle sfumature differenti.

Riprendiamo l’esempio del Colosseo:

  • Visite guidate al Colosseo: prezzi e consigli
  • Quando visitare il Colosseo: gli orari migliori

Abbiamo due articoli molto somiglianti a livello di contenuto, ma le parole chiave sono diverse, quindi entrambi i post hanno la possibilità di ottenere buoni risultati in termini di visualizzazioni, perché non entrano in competizione tra loro.

Programmare il lavoro

Infine, l’utilità indiscussa del piano editoriale, sta nella programmazione, perché vi aiuterà ad avere un elenco di argomenti da portare avanti anche nei periodi in cui vi mancherà l’ispirazione. O, semplicemente, per non restare a corto di idee nel momento in cui non avrete il tempo di cercare nuovo materiale.

Insomma, il piano editoriale è alla base di ogni blog professionale perché portare tutto avanti senza un minimo di programmazione equivale a costruire una casa senza le fondamenta e basta un imprevisto per mandare tutto in tilt.

Avete bisogno di un aiuto per la redazione del vostro calendario editoriale? Non esitate a scrivermi. Dopo una chiacchierata senza impegno, lavoreremo a braccetto per creare un piano editoriale interamente cucito sul vostro blog. Per saperne di più, vi rimando alla pagina Lavora con me

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Tre alternative per gestire il blog di un hotel

gestire il blog d un hotel

Siete alla ricerca di una strategia a lungo termine per rafforzare la vostra presenza sul mercato e distinguervi dai competitors. La scelta di aprire un blog aziendale è un ottimo punto di partenza.

Il dietro le quinte di un blog, però, è un lavoro a tutti gli effetti, dunque è fondamentale stabilire chi si occuperà di gestire il blog del vostro hotel.

Occuparsi di un blog aziendale non è uno scherzo, perché se questo funziona, contribuisce direttamente al successo di un’impresa. Se tutti possono scrivere su un blog amatoriale senza particolari aspettative, le cose cambiano drasticamente quando dietro c’è un progetto di business.

Mandare avanti un blog, infatti, è un lavoro dalle mille sfaccettature che richiede competenze diverse.

Vediamone insieme qualcuna partendo dalle basi.

Per gestire un blog professionale occorrono:

  • perfetta conoscenza della grammatica e della lingua italiana;
  • uno stile di scrittura fluido e coinvolgente, capace di catturare e mantenere l’attenzione del lettore;
  • capacità di attingere alle varie fonti, distinguendo i dati e le notizie reali dalle fake news;
  • competenze di scrittura per il web -molto diversa da quella su carta-;
  • studio delle tecniche di ottimizzazione per i motori di ricerca;
  • conoscenza della piattaforma su cui si opera.

Come possiamo vedere, si tratta di una serie di competenze molto precise che non tutti hanno. Quindi, delegare la gestione del blog al parente di turno perché – citazione- “ci sa fare con Internet”, equivale a buttare dalla finestra soldi, tempo ed energia.

Perché il blog possa funzionare, deve essere mandato avanti con tutti i crismi.

Io vi propongo 3 alternative, valutandone i pro e i contro.

Gestire il blog di un hotel: tutte le soluzioni

gestire il blog d un hotel

Dato che stiamo parlando di blog aziendali, potete occuparvi di tutto voi albergatori, delegare la gestione a un dipendente o assumere un professionista esterno.

Vediamo queste soluzioni nel dettaglio.

Quando a gestire il blog è il titolare dell’albergo

Se lavorate con una buona squadra, potete delegare alcuni dei vostri compiti allo staff e gestire tutto voi, in quanto non siete solo i titolari dell’hotel, ma anche del blog.

Almeno, potete pensare di farlo se ne avete le capacità, quelle elencate nel paragrafo precedente.

Certo, si tratta di una buona soluzione a livello economico perché in questo modo non avete nessun costo da affrontare, però, a lungo andare, difficilmente funziona.

Perché?

I compiti di un albergatore sono altri. Mandare avanti il blog -che per essere redditizio deve funzionare- vedrebbe aumentare considerevolmente le vostre mansioni. La redazione dei contenuti può essere delegata, ma la vostra presenza e le attività che svolgete no.

Perché la verità è una. Anche se lavorate a fianco di persone preparatissime, ci sono delle cose delle quali dovete necessariamente occuparvi in quanto titolari, attività che non possono svolgere i receptionist e nemmeno i capi area, se non in caso di emergenza.

Pensate solo alla questione contabile, fino alla ricerca dei migliori contratti per riempire le camere con TO e agenzie. Senza contare, poi, la presenza attiva sul territorio, nel caso decideste -saggiamente- di uscire dall’ufficio e fare un po’ di pubbliche relazioni per aumentare la visibilità della vostra struttura ricettiva.

Io non credo si possa avere il tempo di fare tutto e a qualcosa bisogna rinunciare. Ma trascurare mansioni di questo genere equivale a mettere da parte i fondamenti del vostro lavoro.

Un hotel non vive di solo blogging, il blog è uno strumento in più, utile a promuovere l’albergo, ma non vi porterà da nessuna parte se alla base non c’è un’ottima gestione, cosa di cui potete e dovete occuparvi voi personalmente.

Affidare la gestione del blog al personale

Magari all’interno dello staff c’è un elemento che spicca sugli altri, dotato delle capacità per svolgere questo compito? Non è una cosa insolita, perché oggi molti receptionist hanno competenze informatiche che vanno ben oltre il pacchetto Office, quindi potrebbe sembrarvi la soluzione ottimale.

Ma c’è da considerare una variabile di non poco conto.

Occuparsi di un blog non significa mettere insieme quattro frasi ogni tanto.

Occorre programmare un calendario editoriale, stabilendo cosa e quando scrivere sul blog, rispettare la frequenza di pubblicazione, redigere gli articoli in chiave SEO e formattarli per il web. Il tutto tenendo conto delle immagini, dei video e della diffusione stessa degli articoli, che vanno pubblicizzati per avere un ritorno in termini di visibilità.

Un receptionist non può avere tutto questo tempo durante il turno, altrimenti come fa a svolgere le mansioni tipiche della sua professione?

Diciamoci la verità. Io ho lavorato tempo tempo come receptionist in strutture diverse per tipologia e servizio. Non dico che non ci siano momenti morti, soprattutto in bassa stagione. Però questo tempo potrebbe essere usato per fare altro, come rispondere alle recensioni, modificare disponibilità e prezzo delle camere, oppure creare eventi e promozioni particolari.

Inoltre, il receptionist è l’immagine dell’hotel e non importa quanto possa essere impegnato nel lavoro di back-office. La sua priorità è occuparsi degli ospiti, in primis dandogli la giusta attenzione. Vi immaginate un receptionist che liquida i clienti in due minuti perché è alle prese con la pubblicazione di un articolo?

Ecco perché nemmeno questa soluzione può funzionare nel lungo periodo.

Delegare un professionista esterno

Delegare la gestione del blog dell’hotel a un professionista esterno è la soluzione ottimale che consiglio sempre.

Qual è il professionista ideale?

Sicuramente un creatore di contenuti, meglio ancora se specializzato nel blogging, orientato a una scrittura nella sfera del comparto turistico.

Certo, ci sono molti blogger che scrivono di svariati settori, ma il turismo è una nicchia molto tecnica che presuppone un bagaglio culturale multipotenziale.

Chi scrive attorno al mondo del turismo parla di:

  • viaggi
  • attrazioni turistiche
  • storia e tipicità del territorio e molto altro

Il tutto accompagnato da un linguaggio evocativo, capace di suscitare emozioni e curiosità nei lettori.

Rivolgersi a un professionista esterno significa pagarlo, ma se il risultato è egregio, il denaro che tirate fuori non è un costo, bensì un investimento a lungo termine, che rientra nel lavoro di promozione della vostra struttura.

Inoltre, cosa non da poco, assumere qualcuno per scrivere significa avere una figura concentrata unicamente sul blog, che si occuperà di tutto, senza dividersi per portare a termine altre mansioni, trascurando dettagli fondamentali per il servizio ai clienti.

Voi quale soluzione avete scelto per gestire il blog della vostra struttura ricettiva? Se vi va, raccontatemelo nei commenti.

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Travel Blogging

Come cambierà il blog

come cambierà il blog

In questo primo articolo del 2022 ho deciso di raccontarvi il mio nuovo progetto, che porterà un cambiamento all’interno del blog.

Riflessioni sul travel blogging

Non è stata una scelta maturata in fretta e non si tratta nemmeno di un colpo di genio.

Diciamo che è una strada che voglio percorrere dopo aver riflettuto a lungo su due punti.

Il Covid-19 e il crollo del settore viaggi

Il primo riguarda la pandemia. Non posso negare che l’arrivo del Covid19 abbia condizionato pesantemente il mio progetto, perché non è facile scrivere di viaggi stando chiusi in casa.

Inoltre, diciamocelo, a parte forse per i fine settimana a cavallo di Pasqua e durante il mese di Agosto, in questi due anni il turismo è il settore che ha risentito di più di questa situazione.

Il che ha portato il blog a perdere tantissimo, proprio nel momento in cui stava cominciando a ingranare.

Ho resistito per quasi due anni, giocando d’anticipo. Ho continuato a scrivere, aspettando che il momento passasse, in modo da farmi trovare pronta al termine della pandemia.

Nel frattempo, sono anche diventata mamma di Elisa Maria, l’amore della mia vita. 🙂

Questo mi porta al punto successivo.

Essere una mamma travel blogger

Essere madre è un dono bellissimo, ma si tratta anche di un ruolo totalizzante.

Poi è chiaro che, con il passare del tempo, le cose diventano più semplici, ma, a meno che non si abbia un marito con una certa libertà di orari, bisogna fare i conti con la realtà.

Ora che mia figlia ha quasi un anno e mezzo, diciamo che è ancora gestibile, nel senso che, a parte mangiare-giocare-dormire- non ha ancora grandi esigenze, tant’è che noi la portiamo sempre ovunque. Basta solo saper rispettare i suoi tempi.

Ma quando Elisa Maria comincerà l’asilo e poi in seguito la scuola – con i relativi compiti- e il catechismo, come farò a seguirla stando sempre in viaggio?

Se avessi un marito freelance o qualcosa del genere forse sarebbe fattibile, anche perché quando lui è a casa si occupa di nostra figlia tanto quanto me e lo sa fare alla perfezione. Il punto è proprio questo: quando è a casa.

Perché lui è in un settore che lo porta a stare fuori molte ore durante il giorno, quindi sono arrivata alla conclusione che sarebbe a dir poco complicato viaggiare in lungo e in largo per lavoro, come appunto si richiede a un travel blogger. Per la mia famiglia, almeno, non sarebbe fattibile.

Fatte queste considerazioni, visto che non ho alcuna intenzione di rinunciare né al blog né a una carriera come freelance, mi sono detta che dovevo inventarmi un’alternativa.

Quindi il blog cambierà.

Tempo di tirare le somme

come cambierà il blog

Lo ammetto, tutto è nato da una chiacchierata con una mia ex professoressa che stimo tantissimo.

Stavamo bevendo un caffè insieme, quando mi ha detto: “Tu, Michela, sai fare tante cose che solo apparentemente sono diverse.”

Tornando a casa, ho cominciato a riflettere sul serio sulla questione.

La mia passione per i viaggi e la scrittura si sono sviluppate anche grazie alla formazione all’università, dove ho studiato lingue e turismo. A questo, e alla mia esperienza, devo sia la conoscenza del mondo alberghiero che l’interesse per i Paesi dell’Est Europa e del Medio Oriente, con un occhio particolare al tema delle migrazioni.

Se poi aggiungiamo che ho sempre svolto lezioni private, costruendo nel tempo un metodo di insegnamento tutto mio, ne viene fuori che, in effetti, mi occupo di cose diverse.

Chiaramente, non posso inserire tutto questo nel blog, perché perderei quel fil rouge che collega i vari contenuti. Il blog diventerebbe un contenitore di tante informazioni diverse e per qualche giorno sono stata molto indecisa sul da farsi.

Poi, il consiglio di una professionista che stimo tantissimo è stata la chiave di svolta: “punta su ciò che sai fare meglio e ti caratterizza di più.”

Come cambierà il blog

Ora, pensandoci bene, la mia esperienza nel campo delle strutture ricettive e della promozione turistica può davvero essere quel quid in più che andavo cercando da tempo, senza capire che ce lo avevo sotto il naso.

Quindi ho fatto una scelta: da oggi, questi saranno gli argomenti chiave del mio blog, con un’attenzione speciale alla categoria “Lavoro in hotel”, che, fino ad oggi, non ho mai curato come si deve, trascurandone tutte le potenzialità.

Il blog contiene già una sezione molto ricca relativa alle destinazioni di viaggio, quindi questi articoli continueranno ad avere un’importanza fondamentale, ma saranno più specifici e meno frequenti proprio perché, come dicevo prima, al momento non ho la possibilità di muovermi come vorrei.

Perché a tutto c’è un rimedio e io penso che, alla fine, aggiustare il tiro e modificare un progetto, provando a percorrere nuove strade, sia qualcosa che arricchisce sempre.

Io non posso essere solo una travel blogger perché, al momento, la mia situazione familiare non mi permette di stare fuori a lungo costantemente, ma posso essere un consulente alberghiero professionista e continuare a lavorare nel campo della promozione turistica.

In sostanza, mi concentrerò su meno argomenti, ma saranno trattati meglio e più approfonditamente.

Ammettere i propri limiti, valorizzando ciò che si può fare, anziché intestardirsi su quello che non è possibile, può essere un’opportunità. Basta solo vedere il bicchiere mezzo pieno.

Per questo, oggi brindo alla mia e al mio nuovo progetto.

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Pensieri sul 2021 e progetti per il nuovo anno

progetti per il nuovo anno

Questo articolo contiene una serie di pensieri sparsi sull’anno appena trascorso.

Io non amo autocelebrarmi, ma penso che fare una specie di bilancio sia importante, perché vuol dire mettere le cose sul piatto della bilancia e valutare onestamente il mio progetto lavorativo.

A che punto sono arrivata? Come sta andando?

Pensieri sul blog e sul 2021

Io posso dire che, per me, a livello lavorativo, quest’anno è stato fondamentale. Non perché abbia ottenuto chissà quali opportunità, ma il 2021 mi ha regalato una strada da seguire.

Forse, ora come non mai intravedo una lucina che mi porta a rimboccarmi le maniche e continuare a studiare.

Non è semplice farsi conoscere nel mondo della scrittura, soprattutto per chi sceglie, come me, di farlo on-line.

Perché se da una parte, ormai, non si fa in tempo a contare i blog che nascono ogni giorno, è anche vero che fare di tutto questo un lavoro resta comunque un sogno che solo in pochi riescono a realizzare.

Posso dire, allora, che il 2021 per me è stato l’anno della consapevolezza, che di certo non è arrivata come un’illuminazione. Anzi, proprio il contrario.

Quando ho aperto questo blog è stato per pura passione, una passione che continuo ad alimentare ogni giorno, accompagnata, ora, dalla ferrea volontà di farne un lavoro a tempo pieno.

Quello dei blogger, e più in generale, dei freelance, è un mondo avvincente. Di fatto non offre alcuna garanzia a livello economico perché il lavoro può sempre diminuire, ma non riesco a ignorare gli stimoli che mi offre.

Tutta la parte creativa lascia ben poco spazio, anzi, nessuno, alla noia, perché è un continuo mettersi in gioco.

Il fatto è che, alla fine, dentro di te senti che hai scelto questa strada perché sapevi di non voler fare altro.

Ecco, allora, che pian piano acquista un senso il quaderno dalla copertina rossa dove raccontavo le mie giornate di adolescente. E diventa chiaro anche il significato del blog aperto su Myspace, nel 2008, che forse si trova ancora disperso nell’oceano del web.

Quando all’epoca il blog in Italia era pressoché sconosciuto, io lo usavo per recensire i miei libri preferiti e parlare di sirene, mischiando la quotidianità alla fantasia.

Ovviamente non avrei mai pensato che il blog un giorno potesse essere un lavoro, ma oggi tutto acquista un senso, è come se avessi iniziato un percorso che solo oggi riesco a mettere a fuoco.

Amo la libertà di poter gestire i miei orari, seguendo la mia piccola. Essere una mamma presente è un privilegio che non tutte possono permettersi, anche se va detto che questo non arriva certo per grazia ricevuta.

A livello lavorativo non posso dire di vivere di blogging, ma, se qualcosa sembra muoversi, lo devo alla mia testardaggine che mi porta a scrivere di notte e in ogni raro momento libero della giornata, trascurando cose che forse sarebbero altrettanto importanti. Alla fine a qualcosa si deve rinunciare.

Questa testardaggine mi porta a non mollare nemmeno dopo quasi due anni di pandemia, che ha portato il mio blog, nel momento in cui aveva appena cominciato a crescere, praticamente sotto zero. Certo, me lo aspettavo, anche perché i viaggi sono uno degli argomenti chiave, però questo periodo è stato comunque fondamentale. Perché mi ha concesso il tempo di riflettere su chi sono, cosa so fare e come voglio presentarmi sul web. Tempo per trovare la mia voce e maturare come blogger. Tempo per capire in che direzione muovermi e creare un calendario editoriale che copre tutto il 2022.

Quest’anno ho avuto il tempo per lavorare a un nuovo progetto che inizierò a sviluppare tra pochissimo, mentre ho ripreso pure con le lezioni private, l’altra parte fondamentale del mio lavoro.

Insomma, questo blog cambierà, serve una ventata di freschezza e ci sono i presupposti per parlare -anche- di nuovi argomenti, che spero apprezzerete.

Ora non vi svelo nulla, ma vi racconterò tutto nel prossimo articolo.

Grazie, 2021, per avermi regalato consapevolezza e ispirazione.

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Perché oggi è difficile diventare travel blogger

diventare travel blogger

In questo articolo parliamo delle difficoltà di diventare travel blogger.

Come sempre, non ho la pretesa di avere risposte esaustive per tutti, anzi, a dire la verità spesso non ho affatto risposte. Però amo confrontarmi sui temi che mi stanno a cuore e penso che inquadrare un problema sia il primo passo per muoversi con un certo criterio e migliorarsi.

Perché è difficile diventare travel blogger?

Come domanda, potrebbe sembrare un tantino strana.

In teoria, per diventare travel blogger, basta aprire un blog e iniziare a scrivere di viaggi. Certo, ma questo vale per gli amatoriali, perché la situazione si complica non poco per chiunque abbia ambizioni professionali.

Per non annoiarvi troppo con le statistiche, vi riporto solo un numero che però fa riflettere sulla portata del fenomeno del blogging.

Secondo popumag.it, si contano qualcosa come 440 milioni di blog lanciati in rete relativi al 2017, e non oso immaginare l’ impennata degli ultimi 4 anni.

In questo numero da capogiro, il settore dei viaggi sembra suscitare un’attrazione enorme.

Lo vediamo anche in Italia, dove il mondo del blogging, nonostante qualcosa si stia muovendo, resta sempre un passo indietro rispetto, ad esempio, alle realtà americane.

Ogni giorno è un fiorire di travel blogger o aspiranti tali, con il rischio concreto di assistere a una saturazione del comparto viaggi.

Il risultato è una concorrenza fortissima, con difficoltà sempre maggiori a emergere.

Per comprendere appieno questa tendenza, e quindi arginare le difficoltà, dobbiamo analizzare almeno 3 punti.

Omologazione dei contenuti

Fino a qualche anno fa, a parte pochi intraprendenti, nessuno immaginava il ruolo che il web avrebbe rivestito nel mondo del lavoro. Anzi, almeno da noi, pochi sapevano davvero cosa fosse un blog, figurarsi immaginare di farne un lavoro.

Nel giro di qualche anno le cose sono molto cambiate. Oggi tutti vogliono avere un blog e tanti, tantissimi, vogliono fare i blogger di viaggi.

Il risultato? La creazione di milioni di contenuti, con una qualità, però, che definire discutibile sarebbe un eufemismo.

Quante volte leggiamo articoli fotocopia, piatti, senza neppure un minimo di personalizzazione?

Troppe, direi.

A me sembra che il mondo dei viaggi sia ormai ridotto alle “5 cose da vedere a Madrid” e ai “5 posti dove mangiare a Londra”.

Possibile che davvero non ci sia altro da raccontare? Animo ragazzi, torniamo a pensare con la nostra testa e diamo spazio alla fantasia, mi sembra il minimo per qualcuno che scrive per mestiere.

Anche perché non prendiamoci in giro, su. Credo che abbiamo tutti una vaga idea del numero di contenuti presenti sul web. Cosa ci fa pensare che un articolo scritto con parole chiave tanto generiche ci permetta di posizionarci bene sui motori di ricerca?

Cosa più importante, e qui il posizionamento c’entra poco, personalmente mi sembra che i lettori stiano diventando sempre più esigenti -e meno male aggiungerei!-. Questo significa ricerche mirate verso contenuti alternativi, approfonditi e, soprattutto, di reale utilità. Tradotto, vuol dire che – forse- non serve un altro articolo generico su Parigi. Però sarebbe interessante -o potrebbe esserlo- un itinerario che so, sullo shopping economico nella capitale francese.

Gavetta, t’amo e t’odio!

Farsi conoscere su un nuovo mercato richiede tempo e tutta una serie di strategie. Brillare in un settore ormai saturo richiede coraggio – chi aprirebbe l’ennesima attività uguale alle altre nello stesso quartiere?- e significa moltiplicare per mille tempo e tenacia.

Applicare tutto questo al mondo del travel blogging significa costruire mattoncino dopo mattoncino la propria identità on line. E non c’è un’impastatrice per farlo, dovrete – dobbiamo- fare tutto a mano. Anzi, prima di montare i mattoncini bisogna realizzarli e magari andare pure a cercare il materiale, estraendolo dalle cave. Chiedo scusa ai lettori che magari si intendono di edilizia, la mia conoscenza sull’argomento è pari allo zero, quindi non so se ho appena scritto qualche strafalcione – esiste l’impastatrice per i mattoni?- ma il paragone rende bene l’idea.

Ma cosa significa, poi, costruire l’identità on line?

Eliminiamo i giri di parole e smettiamo di indorare la pillola, facendo passare tutto come una piacevole avventura. O meglio, lo è per chi nel frattempo non ha null’altro da fare, ma per le persone con una vita normale è una fatica bestia.

Significa scrivere per la propria nicchia, scrivere gratis per anni, regalando tempo, risorse e conoscenze.

Nella speranza di essere notati, mentre continua il giro di boa tra il lavoro ufficiale, la casa, i figli, il cane da portare fuori, la spesa da fare, le bollette da pagare, le uscite sociali per non diventare eremiti moderni e…

” Porca miseria, ho bruciato la cena del pupo!

Pazienza, mangerà una pizza di quelle che ho ordinato… cavoli, ho dimenticato di ordinare la cena mentre scrivevo l’articolo da pubblicare domani!

Ma perché il telefono continua a squillare a quest’ora di sera e…ragazzi basta, silenzio, devo concentrarmi, smettetela di uccidervi a vicenda!

Guardate un film in tv…ah già, non funziona, avrei dovuto chiamare il tecnico per farla riparare. So che è tardi, ma se provo a chiamare adesso faccio ancora in tempo. “

Insomma, capito, no?

Morale: se alla base di tutto non c’è una vera passione, prima o poi la volontà va a farsi friggere e tanti saluti al diventare un travel blogger professionista.

Svalutazione del travel blogger

Un blogger non è come un’automobile, che perde valore con il tempo, questo no. Ma diventare travel blogger oggi è difficile anche perché pochi capiscono ancora questo lavoro, ecco perché parlo di svalutazione.

Pensiamo alle aziende che non hanno ancora ben chiaro cosa possono fare i blogger. Quante sono? Io ne conosco tante. D’altro canto, quelle più aperte alle novità, giustamente se incontrano un travel blogger di fiducia se lo tengono stretto, quindi per i nuovi diventa quasi impossibile ottenere qualche opportunità. Un fenomeno che, tra l’altro, contribuisce alla percezione comune di un lavoro patinato, dove girano compensi da mille e una notte.

Chi si muove all’interno del settore sa perfettamente la verità, ma proviamo a essere sinceri.

La colpa di tanti pregiudizi è anche di alcuni travel blogger e del modo in cui si pongono, soprattutto sui social. A proposito, qui trovate le mie riflessioni al riguardo: Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

In particolare, Instagram sembra essere la fiera della visibilità. Chi si trova dall’altra parte dello schermo si immagina gente che sta in vacanza tutto l’anno, pagata a peso d’oro per qualche foto in spiaggia.

Questa percezione distorta è come un circolo vizioso, perché molte imprese, già spesso titubanti, scappano dai blogger a gambe levate.

D’altro canto, la visibilità incontrollata continua a generare schiere di ragazzini poco più che adolescenti che, lungi dal conoscere il funzionamento di un blog, vogliono diventare influencer. Confondendo, tra l’altro, il blogger con chi sponsorizza prodotti su Instagram, che magari fa bene altre centomila cose ma la sua unica esperienza di scrittura è la lista della spesa – e un blog senza scrittura non è un blog, quindi almeno una certa predisposizione alla scrittura è il minimo per diventare blogger-.

Di tutto questo e molto altro ne parlo nel mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Se volete saperne di più, date un’occhiata qui: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Esiste una soluzione?

Certe volte mi sembra di essere in un binario morto perché ci stiamo abituando alla mediocrità.

Come se dovessimo per forza omologarci gli uni agli altri, in un continuo scopiazzare di idee e contenuti, pronti a svenderci per dieci euro.

Secondo me ci vuole coerenza.

Io che nella vita ho un alimentari di famiglia dove i prodotti di punta sono gli affettati, posso sponsorizzare sul blog un post sui prodotti vegani?

Io che sto costruendo la mia carriera nel campo della scrittura, posso mai permettermi di copiare una fonte senza citarne l’autore, bruciando la mia credibilità? Dove sta l’etica in tutto questo?

Poi, però, la sera mi guardo allo specchio e vedo la fatica di uno studio serio e costante. Leggo i miei blog preferiti. Ricordo che conosco professionisti del settore realmente disposti a insegnare.

E allora mi dico che non tutto è marcio, non tutto è pura visibilità e che una soluzione esiste.

Occorre lavorare sodo, producendo contenuti di qualità che permettano di differenziarsi dagli altri, ponendosi sempre con l’umiltà di imparare e migliorarsi.

Un processo lungo che non promette alcuna garanzia, ma che, sicuramente, getta le basi per una carriera costruita sulle competenze, non certo sull’effimera visibilità.

Se siete interessati a un percorso serio e duraturo per costruire il vostro nome nel mondo del travel blogging e iniziare a monetizzare la vostra passione per renderla un lavoro, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete tutti i modi in cui possiamo collaborare.

Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e studieremo insieme un percorso su misura cucito sulle vostre esigenze e aspettative.

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Considerazioni sulla comunicazione di un travel blogger professionista

comunicazione di un travel blogger professionista

In questo articolo analizziamo la comunicazione di un travel blogger professionista.

In particolare, come dovrebbe comunicare un travel blogger e da che parte iniziare per imboccare la strada giusta?

Di recente ho iniziato ad affrontare il tema comunicazione relativo al mondo degli hotel. Scrivendo su questo blog, dove i viaggi sono l’altro tema principale, mi sembra utile analizzarlo anche sotto il profilo del blogger, nello specifico del travel blogger.

Cosa significa essere travel blogger professionista

Secondo il vocabolario Treccani, professionista è chi

esercita una professione […] come attività economica primaria.

Una definizione, questa, che stabilisce un confine tra chi scrive per hobby e chi, invece, si muove per farne un lavoro.

Scrivere per il piacere di farlo non significa avere un blog di poco valore. Ma rendere la scrittura di viaggio una professione richiede un salto di qualità che, prima o poi, chi è davvero determinato a farcela si trova ad affrontare.

In rete circolano migliaia di articoli su come diventare travel blogger e affinare la comunicazione. Se alcuni sono validi, altri – molti- trattano l’argomento in modo del tutto superficiale, come se gli autori temessero di svelare chissà quali segreti. Sono articoli che dicono e non dicono, lasciando i lettori, in questo caso gli aspiranti blogger, con più dubbi che risposte.

Io vorrei provare a dire la mia, raccontandovi di come sono maturata come blogger e concludendo con due esempi di buona comunicazione da parte di travel blogger professionisti italiani.

Certamente non riuscirò a offrire tutte le risposte, ma forse sarò capace di andare oltre la superficie della questione, per un minimo di consapevolezza in più.

Come dovrebbe comunicare un blogger di viaggi?

La comunicazione è un’arte sottile. Il compito di un travel blogger di professione è cercare la sua voce e usarla per rendersi unico e riconoscibile.

Creare qualcosa di diverso quando tutto sembra essere stato fatto è difficile, ma non impossibile.

Com’è cambiato il mio approccio al blogging

Io ho sempre amato scrivere e viaggiare. Per anni l’ho fatto solo per me stessa, poi, quasi per gioco, ho dato vita a questo blog. Solo con il tempo ho capito che potevo farne un lavoro.

Ma non ero pronta.

Nel momento in cui cominciai a fare sul serio avevo la testa infarcita di nozioni tecniche: Seo, motori di ricerca, risultati in prima pagina. Ero talmente presa dalla voglia di riuscire che commettevo l’errore più grande che un blogger possa fare: snaturare se stesso e il suo stile comunicativo.

Nello scrivere un articolo, stentavo a trovare le parole. Il mio stile di scrittura era banale, ingessato. Parlavo di destinazioni e località quasi come elencassi gli effetti indesiderati di una medicina. Il risultato erano freddi elenchi di cose da fare e luoghi da visitare senza un briciolo di personalizzazione. Non sarei andata lontana, perché inconsapevolmente cercavo di amalgamarmi agli altri, somigliando a tutti e a nessuno allo stesso tempo.

Strano a dirlo, ma per me, sotto questo punto di vista, la pandemia è stata una sorta di risveglio.

Chiusa in casa e attaccata a Internet, iniziai a non apprezzare più la visibilità a tutti i costi e la voglia di fare numeri cavalcando gli argomenti di tendenza.

L’atteggiamento di tanti blogger che fino a quel momento stimavo, mi ha portata a rivedere completamente il mio modo di pormi. Se vi interessa, ne parlo qui: Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

A partire dallo scorso anno le cose sono diventate più chiare.

Mi sono staccata dagli stereotipi che vogliono i travel blogger sempre presenti e sulla cresta dell’onda. Ritrovando me stessa, ho trovato anche la mia voce. Ora ho ben chiaro chi sono e cosa voglio, so cosa scrivere e so anche come lo devo scrivere.

Non mi chiedo più come gli altri affrontano un certo argomento, penso invece a cosa potrei dire io e come renderlo interessante per i miei lettori. Voglio dire, è chiaro che, parlando di Roma, tutti sanno che è un must visitare il Colosseo. Fare la differenza significa allora raccontare un ricordo, un aneddoto che nessuno conosce, fosse anche perché appartiene alla mia storia personale.

Io credo che la chiave per differenziarsi dalla massa e comunicare come un vero professionista del settore sia proprio questa. Smettere di pensare agli altri e concentrarsi sulle proprie qualità e sul proprio modo di essere.

Capire da dove partire è l’inizio, poi sono fondamentali lo studio e l’esercizio, abituandosi a pensare in modo creativo. Qui vi racconto come faccio: Esercitare la creatività per scrivere sul blog

La comunicazione di un travel blogger professionista: esempi pratici

Come vi anticipavo prima, inserisco due esempi di blogger di viaggi che, grazie al loro stile, riescono a comunicare differenziandosi dagli altri. Perché un conto è parlare in teoria, mettere tutto in pratica però è un altro paio di maniche.

Pimp my trip

Pimp my trip è il blog di Martina Santamaria, la pioniera dei viaggi avventura nel nostro Paese.

Anche se all’interno del blog Martina non disdegna l’Italia, con un occhio di riguardo per la sua Liguria, gli articoli che preferisco riguardano le mete esotiche.

Ve ne cito uno per rendere l’idea.

[…] Quando comprai, ormai qualche mese fa, i biglietti aerei per questo affascinante Paese Mediorientale, la prima reazione di amici e parenti fu: “Ma siete pazzi? Viaggiare in Iran è pericoloso![…] questo è davvero un Paese che stupisce e lascia a bocca aperta per la quantità di cose meravigliose da vedere, di esperienze da vivere ma soprattutto di persone da incontrare. […] “Ma l’Iran è sicuro?” Probabilmente il giorno che ci metterete piede vi sentirete nel Paese più sicuro al mondo: gli iraniani sono persone di un’ospitalità incredibile e quando incontrano un viaggiatore lo trattano più come una persona preziosa e importante che come un semplice turista: inviti a pranzo, a cena, a dormire nelle loro case sono all’ordine del giorno. […] Il mio pensiero è che se l’Iran ha davvero dei luoghi che assolutamente ogni viaggiatore dovrebbe visitare almeno una volta nella vita, sono davvero le esperienze che potrà vivere qui a rendere questo viaggio davvero speciale. [… ]

Tratto da “Iran fai da te: guida di viaggio nella nuova Persia (2020)”, pimpmytrip.it, di Martina Santamaria.

Vi consiglio di leggere l’articolo completo sul blog di Martina.

Analizzandolo dal punto di vista di un travel blogger, possiamo dire che:

  • essendo molto dettagliato, fornisce un’idea precisa del luogo di cui si parla, in questo caso l’Iran.
  • Le informazioni pratiche – come arrivare, dove dormire e come vestirsi- sono sapientemente mixate ai pensieri personali.
  • Martina arricchisce l’articolo rendendolo unico nel suo genere. Si espone in prima persona con ricordi, idee e sensazioni.

Proprio per questi motivi ne viene fuori un contenuto unico, con uno stile comunicativo irripetibile, capace di trasmettere ben altro rispetto alle singole informazioni pratiche. Ecco un esempio perfetto di come dovrebbe comunicare un travel blogger professionista.

La bussola e il diario

La bussola e il diario è il blog di Claudia Boccini, dove si parla di arte, borghi ed enogastronomia, con un’attenzione speciale per le gite fuori porta. Il suo focus, dunque, è un turismo a portata di tutti.

Anche in questo caso vi cito un articolo tratto dal blog e vediamo come e perché Claudia riesce a fare la differenza.

Visitare la Rocca di Gradara è stato un grande premio che è valso tutto il tempo impiegato a deviare dall’itinerario che- da San Marino- ci ha portato a percorrere la bellissima strada panoramica che corre lungo il territorio del Parco Naturale di San Bortolo fino alla città di Pesaro. […] Nonostante fosse un lunedì mattina di uno dei primi giorni di libertà post pandemia, la via principale […] era vivace di visitatori, attratti dalla particolarità del luogo, dalla sua struttura architettonica immutata nel tempo e, di sicuro, anche dai numerosi bar, ristoranti e rivendite. […] La gestione della Rocca, che è un bene demaniale, è stata affidata alla Direzione Regionale Musei Marche ed ovviamente, come tutti i siti pubblici che si rispettano e nonostante il bene storico fosse stato chiuso per mesi a causa della pandemia, il lunedì era rigorosamente chiuso per riposo settimanale. […]

Tratto da “Visitare la Rocca di Gradara, tra storia e leggenda”, bussoladiario.com, di Claudia Boccini.

Anche in questo caso vi invito a leggere l’articolo per intero sul blog di Claudia, articolo molto dettagliato in cui ci sono informazioni pratiche e notizie storiche, senza nascondere ciò che non funziona – la Rocca chiusa per riposo settimanale-.

In questo modo Claudia non solo analizza il luogo sotto ogni punto di vista, ma dimostra affidabilità senza tacere i lati negativi della sua esperienza. Tutto questo, unito a uno stile di scrittura molto simile al racconto, la rendono una delle figure più interessanti fra i travel blogger italiani.

Se anche voi riscontrate le mie stesse difficoltà, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete nel dettaglio tutti i modi in cui possiamo lavorare insieme per far decollare il vostro blog di viaggi portandolo al successo.

Fin ora ho parlato io, dando sfogo alle mie opinioni e cercando di dimostrare che distinguersi è possibile, anche in un settore inflazionato come quello dei viaggi. Mi piacerebbe però sentire il vostro parere. Se vi va, aspetto i vostri commenti.

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Usare i social network per lavoro? Si, ma con astuzia!

social network per lavoro

Usare i social network per lavoro si può? Certo che si, ma, come tutte le cose, va fatto usando un minimo di strategia.

Focus dell’articolo

Premetto due cose.

La prima: io non sono una social media manager, quindi in questo articolo non troverete come aumentare i followers in un batter d’occhio -tra parentesi, non credo esistano metodi miracolosi, perché a meno che non ci si rivolga al mercato nero, cosa assolutamente sconsigliata, si cresce sempre lentamente-.

La seconda cosa, e mi sembra doveroso dirlo, è che io ho uno strano rapporto con i social. Ci sono periodi in cui mi sento di condividere di più, altri in cui mi eclisso per lavorare solo sul blog, dietro le quinte.

Quindi oggi voglio semplicemente raccontarvi il mio punto di vista di blogger, magari confrontandomi con voi. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.

Partiamo da un concetto che nel mondo del blogging sembra essere assodato.

I social network sono fondamentali per almeno due motivi:

  • aumentano la visibilità del blogger;
  • contribuiscono alla diffusione dei contenuti.

Usare i social network per lavoro

Non so se vi capita la stessa cosa, ma, pur non essendo un’esperta in materia, mi imbatto abbastanza spesso in profili che mi fanno storcere il naso. Va bene la condivisione, ma cosa mai c’entra raccontare dell’ultima discussione avuta con il marito/fidanzato/vicino di casa?

Usare i social network a scopo lavorativo significa ricordarsi di gestire quella che è la propria immagine pubblica, perché i profili diventano dei veri e propri biglietti da visita della nostra persona. Significa che dobbiamo scegliere cosa pubblicare e come.

Partiamo dall’nizio.

Presentazione

Secondo me la presentazione è alla base di un buon profilo, a prescindere dal social che usiamo.

Se siamo on line per far conoscere il nostro lavoro, dobbiamo aver cura di inserire le informazioni appetibili per i nostri clienti.

Si comincia dai dati personali:

  • nome e cognome -possibilmente senza nickname-;
  • e-mail;
  • link al blog/sito internet.

Il punto successivo è quello di condensare in poche righe ciò che sappiamo fare.

A dire la verità, odio questa cosa. Un po’ perché è difficile riassumere le capacità di qualcuno in 100/200 parole e poi perché non mi sono mai piaciute le etichette. Sono fuorvianti e spesso rasentano la superbia. Cioè, quando si è davvero pronti per definirsi blogger a tutti gli effetti, intendo in modo professionale?

Comunque, dato che la presenza sui social richiede questo, dobbiamo trovare le migliori definizioni possibili, creando una descrizione breve ma allo stesso tempo accattivante.

Ad esempio, nei vari profili, io ho mixato ciò che so fare riassumendolo in quattro punti:

  • blogger
  • writer -sono due concetti simili solo all’apparenza-
  • hotel travel consultant
  • insegnante privata

Ora ci sarebbe una lunga parentesi da aprire che magari approfondirò in un prossimo articolo. Comunque, quando scriviamo la presentazione, dobbiamo adattare le informazioni in base al tipo di social network che usiamo. Sul mio profilo Facebook potete leggere che sono sposata, cosa del tutto irrilevante e dunque inutile su Linkedin.

Quindi, indicare con cura le informazioni e differenziarle sono i primi due punti chiave per lavorare con i social network.

Contenuti

Decidere cosa pubblicare è un’altra questione fondamentale.

Se siamo sui social per lavoro, non importa a nessuno dell’ultimo paio di scarpe acquistate o della recente lite con il vicino. Al massimo può interessare all’altra vicina che si diverte a sbirciare il nostro profilo. Non interessano a nessuno nemmeno gattini, cuoricini e barzellette. Almeno non a livello lavorativo, questo è sempre il punto su cui concentrarsi.

Questo significa che per attrarre possibili clienti, dobbiamo rendere il nostro profilo il più professionale possibile.

Ora c’è un’altra distinzione da fare, che è l’obiezione principale di chi usa i social anche nel tempo libero. Spesso, un social come Facebook viene usato principalmente per relazionarsi con una cerchia di persone molto vicine. Significa che amici e parenti, molto probabilmente, non sono clienti e quindi non sono interessati ai nostri servizi.

Io mi ritrovo perfettamente in questo caso, quindi ho risolto così.

  • Ho optato per una presentazione lavorativa professionale, descrivendo chiaramente di cosa mi occupo.
  • Di volta in volta, cambio le impostazioni della privacy prima di pubblicare qualcosa. Quindi solo i miei contatti possono vedere tutti i contenuti, inclusi i tag delle foto di quando avevo 10 anni che ogni tanto spuntano qua e là, mentre chi si avventura sul mio profilo come semplice visitatore senza essere nella mia rete, ha accesso solo ad alcuni aspetti del mio lavoro – articoli del blog, foto dei viaggi, citazioni dei miei settori-.

Ecco i vantaggi di questa scelta:

  • evito di mostrare post che non interessano ai potenziali clienti;
  • tutto ciò che possono vedere rappresenta il meglio del mio lavoro o comunque ne è una parte fondamentale.

Il terzo vantaggio, che non è di certo trascurabile, riguarda i miei contatti. Mixando i contenuti, evito di annoiarli, perché come già detto loro non sono miei clienti, quindi non tutti sono interessati alle lingue, ai viaggi e alla scrittura.

Per raccontare al meglio la propria attività, ci sono le Pagine Facebook, molto diverse dal profilo personale. Anche se senza le inserzioni a pagamento sono sempre meno visibili, funzionano ancora molto bene. Quindi sono un ottimo supporto per il blog. A dispetto di quanto si dice, ci sono esempi di pagine che, oltre a vantare un grande seguito, possono contare su un livello molto alto di interazioni. Tanto per fare un esempio in tema di viaggi, vi suggerisco, se non siete già suoi followers, di dare un’occhiata alla pagina Fb del blog Mangia Vivi Viaggia di Gianluca Gotto.

A proposito, nel mio saggio sul travel blogging, pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori, troverete un capitolo dedicato alla gestione professionale dei social network in ambito travel, dove si analizzano le strategie utilizzate dai principali travel blogger del panorama italiano. Qui trovate qualche info più dettagliata: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Anche nella scelta dei contenuti, comunque, vale sempre la regola di differenziare in base al tipo di social. Ad esempio, secondo me non è molto efficace inserire nella bio di Instagram il link dell’ultimo articolo del blog. Almeno questa cosa nel mio caso non funziona, quindi dopo qualche prova ho deciso di evitarla.

Relazioni

Quel che dico ora vi sembrerà banale, ma non è affatto scontato. Bisogna sempre rispondere con educazione ai commenti, anche quando ci fanno arrabbiare.

Vi racconto una cosa che mi è accaduta un paio di mesi fa e mi ha fatto riflettere parecchio.

Tra i miei contatti Facebook c’èra una persona che è praticamente cresciuta con me. Vacanze in comune, compleanni festeggiati insieme, adolescenza trascorsa sempre in coppia. Praticamente eravamo un corpo e un’anima.

Questa persona, di origine straniera – tra un attimo capirete perché lo specifico- da tempo si è trasferita e vive all’estero. Lavora come attivista per i diritti dei neri, promuovendo l’integrazione e la cooperazione tra i popoli. Intento nobilissimo che appoggio pienamente, per carità. Peccato che questa persona abbia il vizio di spiattellare sui social fatti e persone facilmente riconoscibili. Non solo etichetta il paese in cui siamo cresciute dove io vivo tutt’ora come interamente razzista -cosa peraltro non vera- ma si lamenta degli amici che all’epoca la definivano “praticamente italiana”.

Io ho sempre preferito evitare discussioni inutili, però mi sono riconosciuta in pieno in quel commento. Quindi ho provato a spiegarle che il “praticamente italiana” detto dall’allora me tredicenne, stava a significare che, pur essendo in Italia da poco tempo, passava per un’autoctona grazie all’ottima conoscenza della lingua italiana che aveva raggiunto. Sottolineando come non sia giusto ne veritiero definire razzista un’intera comunità, che si è sempre distinta da quelle mele marce che purtroppo sono ovunque.

Ve la faccio breve. Dopo avermi pubblicamente insultata, mi ha bloccata senza darmi possibilità di risposta, nemmeno fossi una stalker, e cancellata dai suoi contatti. Ora, a parte che resto basita. Come fa una donna intelligente e con un altissimo livello di istruzione a cadere così in basso, usando un linguaggio violento ed offensivo nei miei confronti, devo ancora capirlo. A parte il mio dispiacere personale, però, verso una persona che consideravo amica e che stimavo molto, il punto è che ha fatto lei una pessima figura, non di certo io. Anche perché i commenti pubblici restano e saltano fuori quando meno ce lo aspettiamo.

Chiaramente avrei ancora voglia di dirgliene quattro, ma non riesco a non pensare alla sua mancanza di professionalità.

Questo per dire che mantenere la calma è la parola d’ordine, perché i social network sono la nostra vetrina, soprattutto se li usiamo a scopo lavorativo.

Inoltre, non dimentichiamoci che, condividendo le nostre idee, ci esponiamo in prima persona. Dobbiamo essere pronti al confronto, accettando anche le critiche, soprattutto se costruttive ed espresse in tono pacato.

Altrimenti, è inutile pensare di lavorare con i social network e costruire una carriera on line.

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Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

Articolo aggiornato il giorno 8 Settembre 2021

Il blog e i social network

Oggi parliamo di blog e social network.

Questo è uno di quei post scritti di getto, nel senso che non avevo affatto programmato.

Nasce dalle mie riflessioni dopo aver letto un annuncio sponsorizzato -l’ennesimo- su Facebook, dove il guru di turno promette 800.000 visite mensili al blog.

Come? Basta acquistare il suo corso sulla gestione professionale dei social. Beato lui che riesce a fornire una stima tanto precisa dei futuri visitatori, mi viene da dire.

Pensare che io non ancora capito se i social sono davvero necessari per il blog, e, se lo sono, in che misura.

Proprio per questo vorrei provare a ragionare un attimo sulla questione.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, preciso che io, a differenza dei guru che promettono miracoli, non ho convinzioni assolute. Quindi non voglio convincere nessun blogger – o aspirante tale- a un uso più o meno frequente dei social.

Detto questo, chiarisco che ammiro quei professionisti che, essendo davvero esperti, aiutano i blogger e le aziende nella gestione dei loro profili e insegnano strategie che, nel corso del tempo, si rivelano realmente efficaci.

Però, da qui a promettere un numero esatto di visitatori mensili, arrivando alla cifra di 800.000, diciamo che ce ne passa. Mi sa tanto di fuffa, anche perché, nessuno sa esattamente quali risultati si possono raggiungere, considerando una marea di variabili e gli algoritmi che cambiano in continuazione.

Blogger senza blog, i social sono un blog e altre bizzarrie varie

Parto con una domanda che non è per niente banale, vista la confusione che circola ultimamente. Che rapporto c’è tra blog e social?

Oggi basta davvero poco per definirsi blogger. Uno o più profili social, qualche manciata di seguaci – veri o presunti che siano- e qualche foto ammiccante del blogger in questione. Tutto perfetto, insomma. Peccato che poi, non sempre, certo, ma spesso, il blogger non ha neppure un blog.

In altri casi magari il blog esiste ma non viene aggiornato da mesi, proprio perché si concentrano tutte le energie sulla gestione dei social network.

Tutto questo non fa che screditare la figura del blogger, soprattutto nel settore travel, che al momento è uno dei più inflazionati. Spesso chi scrive di viaggi viene paragonato a un arrampicatore sociale atto a scroccare cene e vacanze gratis. Inutile dirlo, ma il classico profilo di chi assume questo atteggiamento – che purtroppo nel mondo dei social è sempre più diffuso- è quello di chi cerca visibilità.

Visibilità che, soprattutto nel mondo dei viaggi, si misura in base a due criteri: apparenza e presenza sui social – che fanno pure rima-.

Ne parlo approfonditamente nel mio saggio, pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori, di cui vi racconto in questo articolo: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Il male dei nostri tempi: l’arte di apparire a tutti i costi

L’altro giorno stavo scorrendo la Home di Instragram. Uno degli hastag che seguo si chiama “Borghi d’Italia”. Il suo focus dovrebbe essere abbastanza scontato, no? Così non è, dato che mi sono imbattuta in uno scatto, a dir poco molto provocante, di una ragazza in riva al mare. Con uno costume ai minimi termini e il lato b in bella mostra.

A parte il fatto che non capisco dove fosse il borgo in quella foto e già su questo si potrebbe aprire una discussione molto interessante. Ma la domanda che mi pongo è a cosa serve tutto questo apparire. Da quando è necessario spogliarsi per parlare di viaggi? Che poi, se proprio si vuole postare una foto al mare, esistono costumi dignitosissimi che servono allo scopo per cui sono stati inventati: fare il bagno e prendere il sole. Stop.

Esserci sempre e comunque

A me sembra che questo mettersi continuamente in mostra, usando il corpo come un feticcio, risponda al bisogno esasperato che ci vuole sempre presenti. Ogni giorno, purché si abbia qualcosa da far vedere, poco importa che dietro non ci sia nulla da raccontare. Perché proprio il racconto e la condivisione dovrebbero essere i presupposti alla base di un blog, a prescindere dal tema trattato. Sempre con una buona dose di coscienza, perché non dobbiamo mai dimenticare che siamo responsabili di ciò che pubblichiamo. Ne parlo qui: Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

A cosa servono – davvero- i social newtork

Una volta per tutte, allora, chiariamo una cosa.

I social sono molto utili per far crescere un blog, per almeno tre motivi.

  • Permettono la condivisione di foto e articoli. Far circolare i contenuti significa poter aumentare le visite al blog;
  • Aiutano a creare una community di persone interessate ai temi del blog;
  • Consentono di intercettare gli esperti del settore, prendendo spunto, imparando da loro e magari creare delle relazioni virtuose.

Quindi possiamo dire che i social network rappresentano uno strumento fondamentale per far conoscere il blog, soprattutto all’inizio.

Ma, almeno secondo me, il blog deve ricevere maggiori attenzioni e non viceversa. Un blog senza i social resta un progetto vivo, aggiornato continuamente grazie a contenuti freschi. Un profilo social senza un blog resta un insieme di foto, stati e informazioni, nulla di più. Per carità, c’è chi ha fatto la sua fortuna proprio grazie ai social, ma per favore, non definiamo blogger chi non ha nemmeno un blog, seppure amatoriale.

Il blog e i social network

Il blog e i social network: è possibile senza?

Detto questo, conosco diversi blogger talmente bravi da avere numeri altissimi pur non avendo i social.

Secondo me si tratta di una strada fattibile. Certo, è chiaro che dipende anche dalla strada che si vuole percorrere. Per esempio, se si parte per hobby, scrivendo solo per il gusto di farlo, magari non c’è la necessità di comparire tra le prime pagine dei motori di ricerca, quindi i social potrebbero anche non servire.

Inoltre ci sono molti blogger che usano i profili social a scopo personale, senza legarli al loro progetto di scrittura. Altri sono molto riservati e non amano apparire troppo.

Io, ad esempio, ho una sorta di odio-amore per Facebook, Instagram e tutte le altre piattaforme di questo genere. Ammetto che spesso sparisco per un po’, ma allo stesso tempo trovate nuovi articoli su questo blog che però non pubblicizzo. Quindi nel mio caso, le due cose non vanno di pari passo, anche se sto provando a lavorarci.

Il fatto è che a volte mi sembra una seccatura interrompere il momento che sto vivendo per scattare una foto e aggiornare il mio stato, quindi finisco per non pubblicare nulla sui social.

Con il blog ho un rapporto profondamente diverso. Per me la scrittura non è solo un lavoro, mi permette di stare bene, organizzare i pensieri ed esprimere me stessa al meglio. Cercare la parola più adatta per descrivere un luogo o per raccontare una situazione, è una soddisfazione che nessun social potrà mai darmi. Forse anche per questo seguo tanti profili ma poi quelli con cui interagisco si contano davvero sulle dita di una mano, mentre non perdo nemmeno un articolo dei miei blogger d’ispirazione.

Se anche voi siete dell’idea che il blog sia la chiave per farsi conoscere nel mondo del web e vorreste portarlo a un livello più alto, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista. Qui troverete tutti i modi in cui posso aiutarvi a spiccare il volo come travel blogger, arrivando a monetizzare la vostra passione. Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e vedremo come possiamo lavorare insieme creando un percorso cucito su misura per voi.

Voi che rapporto avete con i social network? Secondo voi, quanto sono importanti per avere un blog di successo?

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Perché ho rallentato e cosa sto facendo in questo periodo

perché ho rallentato

Credo di aver scelto un titolo fuorviante e poco onesto, almeno nei confronti di me stessa. Rallentare, infatti, fa pensare a un momento di stop, un periodo in cui riprendere fiato e, magari, dedicarsi ad altro.

La verità è che io non ho affatto rallentato. Anzi, a essere sincera, mi sono cimentata in una vera e propria maratona che ha messo a dura prova le mie forze, sia fisiche che mentali. Mi sono buttata con tutto il cuore in un progetto in cui credo tantissimo e, nel frattempo, ho continuato a fare la mamma, gestire la casa e ho anche provato a portare in tavola qualcosa, non dico di accettabilmente sano, ma almeno commestibile tutte le sere per cena.

Per il momento non posso svelarvi di cosa si tratta. Per la verità, non so nemmeno se avrà mai un seguito e se tutta la fatica sarà valsa la pena Però io sono dell’idea che provarci è un primo passo per riuscire. E poi, diciamocelo, quanto è bello mettersi in gioco e cercare di migliorarsi, sempre e comunque?

Ad ogni modo, se mi seguite un po’ sui social, forse avevate già intuito che qualcosa bolliva in pentola, dato che sono letteralmente sparita per tre settimane.

Tanti blogger inorridirebbero al pensiero, del resto ormai va di moda essere sempre presenti e sempre on-line, ma io, per mia fortuna, non sono mai stata ossessionata dalla paura di perdere follower solo per il motivo di non postare alcunché per qualche tempo.

Del resto, probabilmente l’avrete capito, ormai. Per me i social network rappresentano un plus, uno strumento – nemmeno sempre piacevole- che ruota attorno al mio spazio virtuale e nulla di più. Il cuore pulsante del mio progetto era e resta sempre il blog.

Comunque, ora che ho concluso il progetto a cui mi sono dedicata nell’ultimo mese e mezzo, sono pronta a tornare in pista con diverse novità che ho deciso di accennarvi, anche per far capire un po’ cosa sto combinando in questo periodo. Periodo in cui le notti continuano a essere un ricordo confuso e la mancanza di sonno inizia a farsi sentire.

Evidentemente, la mia piccola non deve avere questo problema dato che, passato ormai il periodo delle poppate ogni tre ore, si ricarica decisamente in fretta. Al momento, la nostra normalità consiste nel saltare sul letto – lei salta, noi la sorreggiamo – lanciando ovunque ciuccio e Coniglio -il suo peluche preferito-. Questo non succede solo di giorno, ma anche all’una di notte, come pure alle due o alle tre del mattino. Per poi addormentarsi giusto un paio d’ore prima che la sveglia inizi ad emettere quella dolce melodia, che alle nostre orecchie appare più come un suono diabolico.

Io però sorrido, perché non sarebbe così bello se tutto filasse sempre liscio e ogni giorno continuo a meravigliarmi della bellezza della vita.

Comunque, ecco a grandi linee cosa sto facendo in questo periodo.

  • Sto procedendo poco per volta ad aggiornare tutti i vecchi articoli, in modo da fornirvi informazioni fresche su ogni luogo di cui parlo in questo blog. 🙂
  • Non solo a causa della mancanza di tempo, ma anche per altri motivi di cui vi racconterò non appena mi sentirò pronta per farlo, sto seriamente accarezzando l’idea di prendere una lunga pausa dai social network.
  • Continuerò a raccontarvi qui tutte le mie – le nostre- avventure di viaggio.

Soprattutto ora che è finalmente arrivata l’estate, abbiamo in programma tantissime escursioni e gite fuori porta.

Anche quest’anno, abbiamo deciso di restare nelle vicinanze di casa. Nonostante la situazione dei contagi da Covid-19 stia migliorando, non ci sentiamo di prendere l’aereo, dato che la nostra bimba ha appena compiuto un anno e non possiamo proteggerla utilizzando la mascherina.

Un po’ mi dispiace, perché mi mancano tantissimo i lunghi viaggi, però voglio approfittarne per vedere il lato positivo della situazione. Mi sono data l’obiettivo di usare il tempo delle vacanze estive nel miglior modo possibile, considerandolo come un’occasione per rilassarci e ricaricarci in vista dei tanti impegni che ci aspettano a Settembre.

Comunque, tra giornate in spiaggia, cene in giardino ed escursioni all’aria aperta, sicuramente non avremo di che annoiarci e non vedo l’ora di raccontarvi tutto qui sul blog.

Non ho rallentato, ma sto iniziando a farlo, come sempre, a modo mio. Concentrandomi su ciò che per me conta davvero.

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Travel Blogging

“L’arte della guerra per travel blogger”, di Agnese Ciccotti: la mia recensione

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Prima di comprare questo e-book non avevo idea di come un libro dal titolo tanto altisonante potesse essere utile ai travel blogger. “L’arte della guerra per travel blogger”, infatti, si ispira a “L’arte della guerra”, un testo che arriva da un passato molto lontano, direttamente dall’antica Cina.

Ma andiamo per ordine e scopriamo qualcosa sull’autrice di questo saggio sul mondo del blogging.

Chi è Agnese Ciccotti, blogger di Viaggi Zaino in Spalla

Ex agente di viaggio della provincia di Roma, Agnese vive attualmente a Praga.

Si occupa di blogging dal 2013 ed è specializzata in viaggi d’avventura. Su http://www.viaggizainoinspalla.com/ trovate racconti di viaggio, itinerari ed escursioni fuori dalle classiche rotte turistiche. Insomma, se amate l’avventura e l’indipendenza vi consiglio di passare sul suo blog perché troverete tantissima ispirazione.

“L’arte della guerra”, un libro antico 2500 anni

Ora torniamo all’e-book. Come vi dicevo all’inizio dell’articolo, il saggio di Agnese si ispira a un antichissimo testo cinese. L’autore, il generale Sun Tzu, scrisse questa opera per dimostrare le sue capacità in ambito militare, usandola come una specie di moderno portfolio.

Nel testo Sun Tzu elenca le varie strategie da mettere in atto prima di una battaglia e insegna a vincere senza combattere.

Vediamo come.

I principi di Sun Tzu per vincere la guerra

Ne “L’arte della guerra”, Sun Tzu si concentra essenzialmente su tre principi fondamentali:

  • conoscere se stessi;
  • studiare il nemico;
  • analizzare le ragioni del conflitto.

Lo scopo è quello di sconfiggere l’avversario prima di arrivare allo scontro diretto, lavorando di intuito e pianificazione, proprio come un vero manager dei nostri tempi.

Io non conoscevo il libro, ma ecco il motivo per cui questo trattato di guerra oggi trova applicazione nel marketing e nella gestione aziendale.

Come applicare “L’arte della guerra” al blogging secondo Agnese

Partendo dall’analogia tra le tecniche di guerra e la pianificazione aziendale, Agnese svolge un lavoro certosino, applicando le idee di Sun Tsu al mondo del travel blogging.

Il risultato è un vero e proprio trattato sul blogging di 50 pagine che offre una ricetta -non nuova ma per nulla scontata- per tentare la strada del successo, trasformando il blog da crisalide a splendida farfalla.

Partire dalla pianificazione

Il concetto da cui si sviluppa il discorso è quello della pianificazione. Saper programmare e organizzare un’ottima strategia di blogging sta alla base del successo ed è l’elemento chiave per emergere dalla massa.

Qui Agnese pone l’attenzione su 3 precisi elementi:

  • tempismo;
  • conoscenza del territorio;
  • studio delle risorse.

Tutti i punti analizzati passano attraverso un’analisi approfondita del mercato e del web.

Il tempismo

Prima di soffermarci sul tema, cerchiamo di capire cosa si intende esattamente con questa parola.

Secondo il dizionario Treccani

il tempismo è la qualità di saper agire nel momento più opportuno.

Riguardo al tempismo Agnese si concentra su due ambiti specifici.

Quando lanciare il blog

Prima di partire con un progetto, è fondamentale studiare le condizioni di partenza. Ovvero in questo momento il mercato è pronto ad accoglierci? C’è una domanda che potremmo soddisfare con il nostro blog?

La gestione attraverso il calendario editoriale

Se la risposta a queste domande è positiva, dopo il lancio dobbiamo popolare il blog di contenuti. Si tratta di un lavoro che non può essere lasciato al caso perché gli articoli devono intercettare il pubblico giusto al momento giusto, ecco quindi che ci riallacciamo al concetto di tempismo.

Per raggiungere questo obiettivo è importante concentrarsi su tre aspetti.

  • Scegliere argomenti di tendenza;
  • individuare le parole chiave correlate a quei temi attraverso l’uso di appositi strumenti offerti dal web;
  • realizzare i contenuti mixando gli argomenti e il genere dei post -descrittivo, informativo eccetera-.

Lo strumento migliore per gestire questo complesso lavoro è il calendario editoriale. Agnese ci parla anche del calendario dei contenuti, consigliando comunque sempre una certa flessibilità.

La conoscenza del territorio e delle risorse

Qui entriamo nel vivo della trattazione con la parte più corposa dell’e-book.

Conoscere il web

Il mercato on-line è fatto di concorrenti immateriali ed è in continua evoluzione. Per comprenderne le dinamiche occorre uno studio approfondito che non può essere improvvisato. Ecco perché Agnese consiglia di non correre e prendersi del tempo per strutturare il progetto di un blog.

Scrivere per il web

Scrivere per il web è diverso dallo scrivere su carta. Questo paragrafo dell’e-book contiene consigli utili per non far scappare il lettore dalla pagina.

Conoscere il pubblico

Conoscere il pubblico significa sapere esattamente a chi ci rivolgiamo. Non si può piacere a tutti e non si può parlare a tutti, nel mondo reale ma soprattutto sul web. Quindi significa scegliere una nicchia e produrre contenuti in target.

Creare un marchio e lavorare sul personal branding

Qui Agnese passa per un altro punto fondamentale per portare un travel blog al successo.

Per distinguersi dalla concorrenza bisogna creare un marchio, qualcosa riconducibile al nostro modo di essere e di scrivere.

Il passo successivo è lavorare sulla nostra figura di blogger, facendo personal branding. Significa che il nostro nome deve diventare un simbolo di onestà e autorevolezza nel settore.

Approfondimenti

“L’arte della guerra per travel blogger” è impreziosito dai suggerimenti su come creare una nicchia di mercato alternativa. Agnese riporta 27 esempi di blogger che hanno raggiunto il successo pensando in modo non convenzionale. Come la ragazza che viaggia per il mondo pur soffrendo di una patologia complicata come il diabete.

Il discorso continua con un argomento che ho apprezzato tantissimo e di cui non parla mai nessuno: l’etica del travel blogger.

Agnese si sofferma in particolare su:

  • plagio;
  • rettifica degli errori;
  • differenza tra opinione/realtà;
  • conflitti di interesse -ovvero come gestire un post sponsorizzato-.

L’e-book si chiude con una domanda che non prevede una risposta univoca: quanto tempo serve per portare un travel blog al successo? Agnese parla di circa un anno e mezzo, ma, come lei stessa ammette, non ci sono garanzie. Mantenere un blog è una strada difficile, ma provarci è il primo passo per vincere la sfida.

Per tornare ai principi di Sun Tzu, possiamo concludere che pianificando una buona strategia, studiando la concorrenza e analizzando le nostre risorse possiamo vincere la “guerra” e portare il nostro travel blog al successo evitando lo scontro diretto con i competitors.

Perché acquistare “L’arte della guerra per travel blogger”?

L’e-book si rivolge principalmente a chi si appresta a intraprendere la strada del blogging, ma è molto valido anche per chi conosce questo mondo da un po’ di tempo. Io ho aperto il mio blog poco più di un anno e mezzo fa e ho comunque trovato degli spunti utilissimi per il mio percorso.

Per quanto si possa partire preparati, infatti, lungo il cammino si incontrano tanti ostacoli. Anche perché il blog per sua natura non è un prodotto statico, ma in continua evoluzione.

C’è sempre qualcosa da migliorare e modificare. “L’arte della guerra per travel blogger” permette di affinare la propria strategia nel corso del tempo. Perché aiuta a capire dove stiamo andando e dove vogliamo arrivare con il blog.

Questo saggio racchiude tanti argomenti ed è una perfetta sintesi di strategia e programmazione. Se vi state avvicinando adesso a questo settore, consiglio di studiarlo un po’ per volta, tenendo vicino un quaderno in modo da appuntare i concetti chiave. Usatelo come base per creare la vostra personale strategia, che deve essere unica e raccontare qualcosa di voi.

Concludo con un estratto dell’e-book, lasciando virtualmente la parola ad Agnese:

Con questo e-book non ho la pretesa di dire quale sia la via per emergere dalla massa e arrivare ad avere successo. A questo scopo posso piuttosto rimandare ai molti discutibili post on-line dove si trovano ripetitive ricette per la scalata della piramide. Il mio scopo è, invece, quello di creare una riflessione su uno scritto antico applicando i suoi principi al mondo del blogging contemporaneo, tracciando così una via diversa alle percezioni e all’organizzazione delle strategie di attacco al web.

Potete acquistare “L’arte della guerra per travel blogger” su Amazon, al prezzo di 4,50 euro.

Buona pianificazione!

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Travel Blogging

Inspiration, il planner i per blogger: la mia opinione+esperienza

Articolo aggiornato il 21 Novembre 2020

Inspiration planner per blogger

Se mi seguite un po’ sui social, saprete già che ho acquistato Inspiration, il planner per i blogger pensato per l’organizzazione del lavoro di scrittura. Oggi vi racconto la mia opinione su questo fantastico strumento di programmazione e come è cambiato il mio metodo di lavoro da quando lo utilizzo.

Prima di continuare, se volete, vi consiglio di cliccare sulle mie icone social per restare sempre aggiornati sulle novità del mio blog.

Cos’è Inspiration?

Inspiration è un progetto innovativo nato dalla creatività della blogger Valentina Carbone, esperta di viaggi e comunicazione.

Se ancora non la conoscete, vi consiglio assolutamente di passare a trovarla, credetemi, non ve ne pentirete! Vi lascio il link per raggiungere il suo blog: https://valentinacarbone.it

Com’è fatto Inspiration e cosa include

Inspiration comprende 4 planner diversi: il Travel, il Fashion, il Life e lo Style. Come potrete immaginare, io ho acquistato il Travel.

Ogni planner si compone di 12 inserti, uno per mese. Potrete scegliere voi quando cominciare, in quanto i planner sono completamente personalizzabili.

Ogni mese comprende una serie di approfondimenti molto interessanti, suddivisi per argomento. Ad esempio si parla dell’uso dei social, della Seo e di come fare guest-post in altri blog. In più ci sono una serie di esercizi dedicati alla creatività.

Alcune pagine sono lasciate bianche di proposito, in modo da riempirle con i propri progetti personali. Tra l’altro in ogni mese c’è una sezione dedicata alla programmazione dei post, dove si possono appuntare le parole chiave degli articoli, gli argomenti da sviluppare e i social sui quali condividere i contenuti del blog.

Come potete intuire, non si tratta di una semplice agenda, ma di uno strumento di programmazione pensato per accompagnare i blogger in un percorso di crescita totalmente personalizzabile.

Il plus di Inspiration: la consulenza di Valentina Carbone

Acquistando Inspiration è possibile ricevere una consulenza di Valentina Carbone, l’ideatrice del progetto. Valentina analizzerà il blog da ogni punto di vista, fornendo tanti suggerimenti per superare le varie criticità.

Non ci sono particolari vincoli da rispettare, nel senso che sarete voi a scegliere le modalità della consulenza tra le opzioni previste. Per esempio, io ho scelto di farla via e-mail per avere sempre a disposizione i consigli di Valentina, da poter rileggere quando voglio.

Il prezzo di Inspiration varia in base alle opzioni di acquisto, che potete personalizzare in base alle vostre esigenze. Se non vi interessa la consulenza -che io comunque vi consiglio- o preferite farla in un secondo momento, potete prendere solo il planner. Volendo è anche possibile accorparlo a un altro prodotto ideato da Valentina, come ad esempio il calendario ispirazionale 2021.

Sul suo sito trovate tutti i dettagli, comunque i prezzi rientrano assolutamente nella media di mercato e non si spendono cifre sproporzionate.

Perché consiglio Inspiration? La mia opinione sul planner

Come avrete intuito, sono molto felice di aver scelto Inspiration ed è un acquisto che rifarei mille volte. Perché?

  • Con Inspiration non ho più avuto bisogno di post-it sparsi ovunque. Posso appuntare sul planner tutte le idee che mi frullano in testa per una migliore gestione e organizzazione del blog.
  • Avere tutto sotto controllo mi permette di monitorare meglio i risultati e correggere strada facendo le cose che non funzionano.
  • Ricevere la consulenza di una professionista è uno step fondamentale per investire seriamente nel mio progetto.
Inspiration planner per blogger

Come è cambiato il mio metodo da quando utilizzo Inspiration

Non è la prima volta che consiglio un prodotto di Valentina su questo blog e lo faccio in modo del tutto disinteressato perché non mi paga nessuno per scrivere queste cose.

Io ho notato davvero dei risultati tangibili da quando utilizzo Inspiration, anche perché è l’unico planner in Italia pensato appositamente per la categoria dei blogger, non si tratta di un prodotto ibrido.

Da quando ho il planner tra le mani, mi sono concentrata principalmente su 3 aspetti:

  • ho iniziato a studiare un piano editoriale completo per 12 mesi;
  • ho capito quali social fanno al caso mio e sto studiando come utilizzarli al meglio per far conoscere il mio blog;
  • ho scritto gli articoli cercando di spaziare nel genere di scrittura per capire cosa piace di più ai miei lettori.

Prima di aprire il blog, avevo letto tutti gli articoli possibili e immaginabili sull’argomento. Come strutturare un post e formattarlo, come scrivere in ottica Seo, come trovare il mio tone of voice.

All’inizio pensavo che sarebbe stato facile, anche perché non ero affatto digiuna di scrittura. Beh, è stata una leggerezza madornale. Presto mi sono resa conto che scrivere per il web non è affatto come scrivere su carta. Mi concentravo talmente tanto sulle parole chiave che spesso finivo per scrivere articoli senza personalità.

Inspiration ha totalmente cambiato il mio modo di fare blogging. Mi ha insegnato un metodo di programmazione serio, ma, soprattutto, mettendo in pratica i consigli di Valentina sono riuscita a sciogliermi. L’esercizio e la costanza hanno fatto si che il mio stile diventasse più fluido.

Adesso, quando scrivo, le mie dita corrono sulla tastiera perché mi rendo conto di avere davvero qualcosa da raccontare. La riprova di questo è che le persone stanno cominciando finalmente a darmi fiducia. Per un blogger la credibilità è tutto e penso che, se ho imboccato la strada giusta, lo devo anche a Inspiration.

Poi chiaramente nulla arriva dal cielo. Se avessi preso il planner senza mettermi continuamente in discussione e senza continuare a studiare ogni singolo giorno, non avrei compiuto alcun progresso.

Il punto è che da qualche parte bisogna pur iniziare. In questo Inspiration mi ha aiutata a concretizzare le mie idee. Ora so esattamente a chi mi rivolgo quando scrivo e quale strada vorrei intraprendere con il blog.

Insomma, studio, costanza e creatività sono le parole d’ordine.

Voi cosa ne pensate?

Posso essere la vostra ispirazione?