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Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

come lavora un blogger di viaggi

Chi è un blogger di viaggi? Soprattutto, come lavora un travel blogger?

Oggi cercherò di rispondere a queste domande e voglio farlo parlandovi del saggio che ho appena pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori.

Se mi leggete, ricorderete che lo scorso anno, per un po’ ero letteralmente sparita dai social. A dire la verità, per un po’ sparii anche dal blog e solo in seguito scrissi un post per raccontarvi che stavo lavorando a un progetto. In realtà, avevo detto solo questo senza aggiungere altro, anche perché non ero affatto certa dei risultati. Oggi posso dirvi che stavo lavorando alla redazione del saggio, il cui titolo è molto eloquente: “Miti e leggende sul Travel Blogging. Cosa significa essere un travel blogger professionista”.

Prima di entrare nel dettaglio, voglio dire due parole su cosa mi ha spinto a trattare questo argomento.

Miti e leggende sul Travel Blogging: perché?

Partiamo dal principio.

Soprattutto in Italia, siamo ancora molto indietro in fatto di smart working e lavoro on-line. Diciamo che siamo un filo troppo legati al concetto di lavoro tradizionale. Ricordo bene le risatine di tante persone all’apertura di questo blog. La domanda più gettonata era: ” Vuoi diventare come Chiara Ferragni?”. Per carità, molti erano in buona fede, questo però mi ha fatto riflettere su una cosa: tanti non sanno cos’è un blog e non hanno idea delle opportunità che se ne possono ricavare.

Se parliamo di viaggi, poi, lo stereotipo più comune è quello di qualcuno in vacanza che vive postando foto dalla mattina alla sera. Questo anche grazie a una comunicazione fuorviante da parte di alcuni soggetti, comunicazione che scredita tutta la categoria, generando confusione tra lettori e aziende che con i travel blogger potrebbero lavorare. Basti pensare al marasma che circola attorno ai concetti di blogger, influencer e travel influencer, tanto per dirne una.

A tutto questo aggiungiamo pure che io appartengo alla categoria femminile e molti vedono il mio lavoro come una sorta di hobby remunerativo in attesa che mia figlia cresca, per trovare -citazione- “un’occupazione seria”.

Terzo e ultimo punto, il Covid non ha certo aiutato il turismo italiano. A essere sinceri, non penso che si possa dare la colpa di tutto alla pandemia, perché il settore turistico nel nostro Paese soffre di carenze strutturali. Ne parlo qui: Criticità del turismo italiano: la percezione del Bel Paese all’estero. Diciamo però che ha dato il colpo di grazia a tante imprese del settore.

Alla luce di tutto questo, lo scopo del saggio è:

  • sfatare i miti più comuni che circolano sulla professione del blogger di viaggi;
  • raccontare davvero cosa significa essere un travel blogger professionista, inteso come qualcuno che guadagna da tale attività-;
  • dimostrare che i blogger possono essere parte attiva nel rilancio del modello turistico italiano.

Miti e leggende sul Travel Blogging: cosa troverete nel saggio

Prima di raccontarvi un po’ nel dettaglio i contenuti, preciso che questo NON è un manuale su come diventare travel blogger. Ci sono altri che prima di me hanno affrontato questo argomento in modo eccellente e non aveva senso ripetere una cosa già trattata.

Il saggio, però, analizza a fondo il mondo del travel blogging, offrendo una serie di spunti e riflessioni da cui partire, utili soprattutto a chi sogna di intraprendere questo lavoro, diventando, a tutti gli effetti, un travel blogger professionista.

Struttura e contenuto

Ora vi parlo di cosa troverete all’interno.

Storia del blogging

Il primo capitolo esplora cos’è un blog e come si è evoluto, fino a parlare del blogger in termini professionali, cercando di chiarire l’eterna diatriba tra la figura del blogger e quella del giornalista.

Cosa rende professionisti?

Ovvero, quali sono quegli elementi che permettono di monetizzare un blog di viaggi, facendone un lavoro a tutti gli effetti?

Io vi parlo di:

  • passione per i viaggi
  • scelta della nicchia
  • anzianità del dominio
  • importanza della credibilità
  • creazione di relazioni interpersonali

Stereotipi sul Travel Blogging

Avete presente i falsi miti di cui vi parlavo prima? Quelli che vedono i travel blogger ricchi sfondati e senza far nulla tutto il giorno? Qui scoprirete perché non è così.

Blogger, influencer e travel influencer

In questo capitolo si cerca di far chiarezza su temi dove impera la confusione. Direi che potrebbe essere interessante soprattutto per i giovanissimi, che sono spesso la parte lesa quando parliamo di professioni on-line.

Uso dei social + come lavora un travel blogger

Da qui inizia la parte che secondo me è la più interessante, perché si vedono le cose in pratica.

Ho analizzato l’uso che fanno dei social network alcuni travel blogger italiani, diversi per stile e nicchia.

I travel blog di cui parlo sono:

  • Viaggio Solo Andata
  • Mangia Vivi Viaggia
  • Ti Racconto un Viaggio

Si parla anche di:

  • etica
  • collaborazioni con Enti del Turismo e strutture ricettive

Case Histories

Nel capitolo 7 troverete due casi studio che, a parere mio, possono far riflettere tantissimo chi lavora, o vorrebbe lavorare, come travel blogger.

Ho analizzato la storia, le tematiche e il modo di fare blogging di due fra i principali travel blogger italiani.

Chi?

Andrea Petroni e Federica Piersimoni. Se volete entrare nel settore sicuramente li conoscete già, anche perché non hanno certo bisogno di presentazioni.

Il progetto “Un Blogger per l’Italia”

L’ultimo capitolo, infine, parla di un progetto nato durante i lunghi periodi di quarantena per rilanciare il turismo italiano. Ideato da Valentina Carbone, altra professionista che stimo tantissimo, “Un Blogger per l’Italia” vanta molte iniziative già realizzate, descrivendo bene l’imprenditorialità dei travel blogger italiani. Anche in questo caso, si aprono molti spunti di riflessione.

Miti e leggende sul Travel Blogging: dove acquistarlo

Concludo lasciandovi i link dove, se volete, potete acquistare il mio saggio.

http://luoghinteriori.it/collane/collane/saggi-li/miti-e-leggende-sul-travel-blogging/

https://www.lafeltrinelli.it/miti-leggende-sul-travel-blogging-libro-michela-milani/e/9788868643447

https://www.unilibro.it/libro/milani-michela/miti-leggende-travel-blogging-cosa-significa-essere-blogger-professionista/9788868643447

https://www.mondadoristore.it/Miti-leggende-sul-travel-Michela-Milani/eai978886864344/

https://www.amazon.it/leggende-blogging-significa-blogger-professionista/dp/8868643448

Lavorare come travel blogger professionista: la vostra opinione

Quel che spero di trasmettere, è che:

  • fare il travel blogger è un lavoro a tutti gli effetti;
  • servono formazione ed esperienza sul campo;
  • i travel blogger possono essere le nuove figure chiave del turismo italiano.

Siete d’accordo? Travel blogger, avete voglia di raccontarmi la vostra esperienza?

Se invece dall’altra parte dello schermo ci sei tu, travel blogger alle prime armi, che non sai come partire e vorresti un percorso cucito sulle tue esigenze, allora ti invito a dare un’occhiata alla pagina Lavora con me e a scrivermi senza impegno per una chiacchierata conoscitiva. Ti aspetto 🙂

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Pensieri sul 2021 e progetti per il nuovo anno

progetti per il nuovo anno

Questo articolo contiene una serie di pensieri sparsi sull’anno appena trascorso.

Io non amo autocelebrarmi, ma penso che fare una specie di bilancio sia importante, perché vuol dire mettere le cose sul piatto della bilancia e valutare onestamente il mio progetto lavorativo.

A che punto sono arrivata? Come sta andando?

Pensieri sul blog e sul 2021

Io posso dire che, per me, a livello lavorativo, quest’anno è stato fondamentale. Non perché abbia ottenuto chissà quali opportunità, ma il 2021 mi ha regalato una strada da seguire.

Forse, ora come non mai intravedo una lucina che mi porta a rimboccarmi le maniche e continuare a studiare.

Non è semplice farsi conoscere nel mondo della scrittura, soprattutto per chi sceglie, come me, di farlo on-line.

Perché se da una parte, ormai, non si fa in tempo a contare i blog che nascono ogni giorno, è anche vero che fare di tutto questo un lavoro resta comunque un sogno che solo in pochi riescono a realizzare.

Posso dire, allora, che il 2021 per me è stato l’anno della consapevolezza, che di certo non è arrivata come un’illuminazione. Anzi, proprio il contrario.

Quando ho aperto questo blog è stato per pura passione, una passione che continuo ad alimentare ogni giorno, accompagnata, ora, dalla ferrea volontà di farne un lavoro a tempo pieno.

Quello dei blogger, e più in generale, dei freelance, è un mondo avvincente. Di fatto non offre alcuna garanzia a livello economico perché il lavoro può sempre diminuire, ma non riesco a ignorare gli stimoli che mi offre.

Tutta la parte creativa lascia ben poco spazio, anzi, nessuno, alla noia, perché è un continuo mettersi in gioco.

Il fatto è che, alla fine, dentro di te senti che hai scelto questa strada perché sapevi di non voler fare altro.

Ecco, allora, che pian piano acquista un senso il quaderno dalla copertina rossa dove raccontavo le mie giornate di adolescente. E diventa chiaro anche il significato del blog aperto su Myspace, nel 2008, che forse si trova ancora disperso nell’oceano del web.

Quando all’epoca il blog in Italia era pressoché sconosciuto, io lo usavo per recensire i miei libri preferiti e parlare di sirene, mischiando la quotidianità alla fantasia.

Ovviamente non avrei mai pensato che il blog un giorno potesse essere un lavoro, ma oggi tutto acquista un senso, è come se avessi iniziato un percorso che solo oggi riesco a mettere a fuoco.

Amo la libertà di poter gestire i miei orari, seguendo la mia piccola. Essere una mamma presente è un privilegio che non tutte possono permettersi, anche se va detto che questo non arriva certo per grazia ricevuta.

A livello lavorativo non posso dire di vivere di blogging, ma, se qualcosa sembra muoversi, lo devo alla mia testardaggine che mi porta a scrivere di notte e in ogni raro momento libero della giornata, trascurando cose che forse sarebbero altrettanto importanti. Alla fine a qualcosa si deve rinunciare.

Questa testardaggine mi porta a non mollare nemmeno dopo quasi due anni di pandemia, che ha portato il mio blog, nel momento in cui aveva appena cominciato a crescere, praticamente sotto zero. Certo, me lo aspettavo, anche perché i viaggi sono uno degli argomenti chiave, però questo periodo è stato comunque fondamentale. Perché mi ha concesso il tempo di riflettere su chi sono, cosa so fare e come voglio presentarmi sul web. Tempo per trovare la mia voce e maturare come blogger. Tempo per capire in che direzione muovermi e creare un calendario editoriale che copre tutto il 2022.

Quest’anno ho avuto il tempo per lavorare a un nuovo progetto che inizierò a sviluppare tra pochissimo, mentre ho ripreso pure con le lezioni private, l’altra parte fondamentale del mio lavoro.

Insomma, questo blog cambierà, serve una ventata di freschezza e ci sono i presupposti per parlare -anche- di nuovi argomenti, che spero apprezzerete.

Ora non vi svelo nulla, ma vi racconterò tutto nel prossimo articolo.

Grazie, 2021, per avermi regalato consapevolezza e ispirazione.

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Perché oggi è difficile diventare travel blogger

diventare travel blogger

In questo articolo parliamo delle difficoltà di diventare travel blogger.

Come sempre, non ho la pretesa di avere risposte esaustive per tutti, anzi, a dire la verità spesso non ho affatto risposte. Però amo confrontarmi sui temi che mi stanno a cuore e penso che inquadrare un problema sia il primo passo per muoversi con un certo criterio e migliorarsi.

Perché è difficile diventare travel blogger?

Come domanda, potrebbe sembrare un tantino strana.

In teoria, per diventare travel blogger, basta aprire un blog e iniziare a scrivere di viaggi. Certo, ma questo vale per gli amatoriali, perché la situazione si complica non poco per chiunque abbia ambizioni professionali.

Per non annoiarvi troppo con le statistiche, vi riporto solo un numero che però fa riflettere sulla portata del fenomeno del blogging.

Secondo popumag.it, si contano qualcosa come 440 milioni di blog lanciati in rete relativi al 2017, e non oso immaginare l’ impennata degli ultimi 4 anni.

In questo numero da capogiro, il settore dei viaggi sembra suscitare un’attrazione enorme.

Lo vediamo anche in Italia, dove il mondo del blogging, nonostante qualcosa si stia muovendo, resta sempre un passo indietro rispetto, ad esempio, alle realtà americane.

Ogni giorno è un fiorire di travel blogger o aspiranti tali, con il rischio concreto di assistere a una saturazione del comparto viaggi.

Il risultato è una concorrenza fortissima, con difficoltà sempre maggiori a emergere.

Per comprendere appieno questa tendenza, e quindi arginare le difficoltà, dobbiamo analizzare almeno 3 punti.

Omologazione dei contenuti

Fino a qualche anno fa, a parte pochi intraprendenti, nessuno immaginava il ruolo che il web avrebbe rivestito nel mondo del lavoro. Anzi, almeno da noi, pochi sapevano davvero cosa fosse un blog, figurarsi immaginare di farne un lavoro.

Nel giro di qualche anno le cose sono molto cambiate. Oggi tutti vogliono avere un blog e tanti, tantissimi, vogliono fare i blogger di viaggi.

Il risultato? La creazione di milioni di contenuti, con una qualità, però, che definire discutibile sarebbe un eufemismo.

Quante volte leggiamo articoli fotocopia, piatti, senza neppure un minimo di personalizzazione?

Troppe, direi.

A me sembra che il mondo dei viaggi sia ormai ridotto alle “5 cose da vedere a Madrid” e ai “5 posti dove mangiare a Londra”.

Possibile che davvero non ci sia altro da raccontare? Animo ragazzi, torniamo a pensare con la nostra testa e diamo spazio alla fantasia, mi sembra il minimo per qualcuno che scrive per mestiere.

Anche perché non prendiamoci in giro, su. Credo che abbiamo tutti una vaga idea del numero di contenuti presenti sul web. Cosa ci fa pensare che un articolo scritto con parole chiave tanto generiche ci permetta di posizionarci bene sui motori di ricerca?

Cosa più importante, e qui il posizionamento c’entra poco, personalmente mi sembra che i lettori stiano diventando sempre più esigenti -e meno male aggiungerei!-. Questo significa ricerche mirate verso contenuti alternativi, approfonditi e, soprattutto, di reale utilità. Tradotto, vuol dire che – forse- non serve un altro articolo generico su Parigi. Però sarebbe interessante -o potrebbe esserlo- un itinerario che so, sullo shopping economico nella capitale francese.

Gavetta, t’amo e t’odio!

Farsi conoscere su un nuovo mercato richiede tempo e tutta una serie di strategie. Brillare in un settore ormai saturo richiede coraggio – chi aprirebbe l’ennesima attività uguale alle altre nello stesso quartiere?- e significa moltiplicare per mille tempo e tenacia.

Applicare tutto questo al mondo del travel blogging significa costruire mattoncino dopo mattoncino la propria identità on line. E non c’è un’impastatrice per farlo, dovrete – dobbiamo- fare tutto a mano. Anzi, prima di montare i mattoncini bisogna realizzarli e magari andare pure a cercare il materiale, estraendolo dalle cave. Chiedo scusa ai lettori che magari si intendono di edilizia, la mia conoscenza sull’argomento è pari allo zero, quindi non so se ho appena scritto qualche strafalcione – esiste l’impastatrice per i mattoni?- ma il paragone rende bene l’idea.

Ma cosa significa, poi, costruire l’identità on line?

Eliminiamo i giri di parole e smettiamo di indorare la pillola, facendo passare tutto come una piacevole avventura. O meglio, lo è per chi nel frattempo non ha null’altro da fare, ma per le persone con una vita normale è una fatica bestia.

Significa scrivere per la propria nicchia, scrivere gratis per anni, regalando tempo, risorse e conoscenze.

Nella speranza di essere notati, mentre continua il giro di boa tra il lavoro ufficiale, la casa, i figli, il cane da portare fuori, la spesa da fare, le bollette da pagare, le uscite sociali per non diventare eremiti moderni e…

” Porca miseria, ho bruciato la cena del pupo!

Pazienza, mangerà una pizza di quelle che ho ordinato… cavoli, ho dimenticato di ordinare la cena mentre scrivevo l’articolo da pubblicare domani!

Ma perché il telefono continua a squillare a quest’ora di sera e…ragazzi basta, silenzio, devo concentrarmi, smettetela di uccidervi a vicenda!

Guardate un film in tv…ah già, non funziona, avrei dovuto chiamare il tecnico per farla riparare. So che è tardi, ma se provo a chiamare adesso faccio ancora in tempo. “

Insomma, capito, no?

Morale: se alla base di tutto non c’è una vera passione, prima o poi la volontà va a farsi friggere e tanti saluti al diventare un travel blogger professionista.

Svalutazione del travel blogger

Un blogger non è come un’automobile, che perde valore con il tempo, questo no. Ma diventare travel blogger oggi è difficile anche perché pochi capiscono ancora questo lavoro, ecco perché parlo di svalutazione.

Pensiamo alle aziende che non hanno ancora ben chiaro cosa possono fare i blogger. Quante sono? Io ne conosco tante. D’altro canto, quelle più aperte alle novità, giustamente se incontrano un travel blogger di fiducia se lo tengono stretto, quindi per i nuovi diventa quasi impossibile ottenere qualche opportunità. Un fenomeno che, tra l’altro, contribuisce alla percezione comune di un lavoro patinato, dove girano compensi da mille e una notte.

Chi si muove all’interno del settore sa perfettamente la verità, ma proviamo a essere sinceri.

La colpa di tanti pregiudizi è anche di alcuni travel blogger e del modo in cui si pongono, soprattutto sui social. A proposito, qui trovate le mie riflessioni al riguardo: Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

In particolare, Instagram sembra essere la fiera della visibilità. Chi si trova dall’altra parte dello schermo si immagina gente che sta in vacanza tutto l’anno, pagata a peso d’oro per qualche foto in spiaggia.

Questa percezione distorta è come un circolo vizioso, perché molte imprese, già spesso titubanti, scappano dai blogger a gambe levate.

D’altro canto, la visibilità incontrollata continua a generare schiere di ragazzini poco più che adolescenti che, lungi dal conoscere il funzionamento di un blog, vogliono diventare influencer. Confondendo, tra l’altro, il blogger con chi sponsorizza prodotti su Instagram, che magari fa bene altre centomila cose ma la sua unica esperienza di scrittura è la lista della spesa – e un blog senza scrittura non è un blog, quindi almeno una certa predisposizione alla scrittura è il minimo per diventare blogger-.

Di tutto questo e molto altro ne parlo nel mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Se volete saperne di più, date un’occhiata qui: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Esiste una soluzione?

Certe volte mi sembra di essere in un binario morto perché ci stiamo abituando alla mediocrità.

Come se dovessimo per forza omologarci gli uni agli altri, in un continuo scopiazzare di idee e contenuti, pronti a svenderci per dieci euro.

Secondo me ci vuole coerenza.

Io che nella vita ho un alimentari di famiglia dove i prodotti di punta sono gli affettati, posso sponsorizzare sul blog un post sui prodotti vegani?

Io che sto costruendo la mia carriera nel campo della scrittura, posso mai permettermi di copiare una fonte senza citarne l’autore, bruciando la mia credibilità? Dove sta l’etica in tutto questo?

Poi, però, la sera mi guardo allo specchio e vedo la fatica di uno studio serio e costante. Leggo i miei blog preferiti. Ricordo che conosco professionisti del settore realmente disposti a insegnare.

E allora mi dico che non tutto è marcio, non tutto è pura visibilità e che una soluzione esiste.

Occorre lavorare sodo, producendo contenuti di qualità che permettano di differenziarsi dagli altri, ponendosi sempre con l’umiltà di imparare e migliorarsi.

Un processo lungo che non promette alcuna garanzia, ma che, sicuramente, getta le basi per una carriera costruita sulle competenze, non certo sull’effimera visibilità.

Se siete interessati a un percorso serio e duraturo per costruire il vostro nome nel mondo del travel blogging e iniziare a monetizzare la vostra passione per renderla un lavoro, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete tutti i modi in cui possiamo collaborare.

Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e studieremo insieme un percorso su misura cucito sulle vostre esigenze e aspettative.

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Considerazioni sulla comunicazione di un travel blogger professionista

comunicazione di un travel blogger professionista

In questo articolo analizziamo la comunicazione di un travel blogger professionista.

In particolare, come dovrebbe comunicare un travel blogger e da che parte iniziare per imboccare la strada giusta?

Di recente ho iniziato ad affrontare il tema comunicazione relativo al mondo degli hotel. Scrivendo su questo blog, dove i viaggi sono l’altro tema principale, mi sembra utile analizzarlo anche sotto il profilo del blogger, nello specifico del travel blogger.

Cosa significa essere travel blogger professionista

Secondo il vocabolario Treccani, professionista è chi

esercita una professione […] come attività economica primaria.

Una definizione, questa, che stabilisce un confine tra chi scrive per hobby e chi, invece, si muove per farne un lavoro.

Scrivere per il piacere di farlo non significa avere un blog di poco valore. Ma rendere la scrittura di viaggio una professione richiede un salto di qualità che, prima o poi, chi è davvero determinato a farcela si trova ad affrontare.

In rete circolano migliaia di articoli su come diventare travel blogger e affinare la comunicazione. Se alcuni sono validi, altri – molti- trattano l’argomento in modo del tutto superficiale, come se gli autori temessero di svelare chissà quali segreti. Sono articoli che dicono e non dicono, lasciando i lettori, in questo caso gli aspiranti blogger, con più dubbi che risposte.

Io vorrei provare a dire la mia, raccontandovi di come sono maturata come blogger e concludendo con due esempi di buona comunicazione da parte di travel blogger professionisti italiani.

Certamente non riuscirò a offrire tutte le risposte, ma forse sarò capace di andare oltre la superficie della questione, per un minimo di consapevolezza in più.

Come dovrebbe comunicare un blogger di viaggi?

La comunicazione è un’arte sottile. Il compito di un travel blogger di professione è cercare la sua voce e usarla per rendersi unico e riconoscibile.

Creare qualcosa di diverso quando tutto sembra essere stato fatto è difficile, ma non impossibile.

Com’è cambiato il mio approccio al blogging

Io ho sempre amato scrivere e viaggiare. Per anni l’ho fatto solo per me stessa, poi, quasi per gioco, ho dato vita a questo blog. Solo con il tempo ho capito che potevo farne un lavoro.

Ma non ero pronta.

Nel momento in cui cominciai a fare sul serio avevo la testa infarcita di nozioni tecniche: Seo, motori di ricerca, risultati in prima pagina. Ero talmente presa dalla voglia di riuscire che commettevo l’errore più grande che un blogger possa fare: snaturare se stesso e il suo stile comunicativo.

Nello scrivere un articolo, stentavo a trovare le parole. Il mio stile di scrittura era banale, ingessato. Parlavo di destinazioni e località quasi come elencassi gli effetti indesiderati di una medicina. Il risultato erano freddi elenchi di cose da fare e luoghi da visitare senza un briciolo di personalizzazione. Non sarei andata lontana, perché inconsapevolmente cercavo di amalgamarmi agli altri, somigliando a tutti e a nessuno allo stesso tempo.

Strano a dirlo, ma per me, sotto questo punto di vista, la pandemia è stata una sorta di risveglio.

Chiusa in casa e attaccata a Internet, iniziai a non apprezzare più la visibilità a tutti i costi e la voglia di fare numeri cavalcando gli argomenti di tendenza.

L’atteggiamento di tanti blogger che fino a quel momento stimavo, mi ha portata a rivedere completamente il mio modo di pormi. Se vi interessa, ne parlo qui: Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

A partire dallo scorso anno le cose sono diventate più chiare.

Mi sono staccata dagli stereotipi che vogliono i travel blogger sempre presenti e sulla cresta dell’onda. Ritrovando me stessa, ho trovato anche la mia voce. Ora ho ben chiaro chi sono e cosa voglio, so cosa scrivere e so anche come lo devo scrivere.

Non mi chiedo più come gli altri affrontano un certo argomento, penso invece a cosa potrei dire io e come renderlo interessante per i miei lettori. Voglio dire, è chiaro che, parlando di Roma, tutti sanno che è un must visitare il Colosseo. Fare la differenza significa allora raccontare un ricordo, un aneddoto che nessuno conosce, fosse anche perché appartiene alla mia storia personale.

Io credo che la chiave per differenziarsi dalla massa e comunicare come un vero professionista del settore sia proprio questa. Smettere di pensare agli altri e concentrarsi sulle proprie qualità e sul proprio modo di essere.

Capire da dove partire è l’inizio, poi sono fondamentali lo studio e l’esercizio, abituandosi a pensare in modo creativo. Qui vi racconto come faccio: Esercitare la creatività per scrivere sul blog

La comunicazione di un travel blogger professionista: esempi pratici

Come vi anticipavo prima, inserisco due esempi di blogger di viaggi che, grazie al loro stile, riescono a comunicare differenziandosi dagli altri. Perché un conto è parlare in teoria, mettere tutto in pratica però è un altro paio di maniche.

Pimp my trip

Pimp my trip è il blog di Martina Santamaria, la pioniera dei viaggi avventura nel nostro Paese.

Anche se all’interno del blog Martina non disdegna l’Italia, con un occhio di riguardo per la sua Liguria, gli articoli che preferisco riguardano le mete esotiche.

Ve ne cito uno per rendere l’idea.

[…] Quando comprai, ormai qualche mese fa, i biglietti aerei per questo affascinante Paese Mediorientale, la prima reazione di amici e parenti fu: “Ma siete pazzi? Viaggiare in Iran è pericoloso![…] questo è davvero un Paese che stupisce e lascia a bocca aperta per la quantità di cose meravigliose da vedere, di esperienze da vivere ma soprattutto di persone da incontrare. […] “Ma l’Iran è sicuro?” Probabilmente il giorno che ci metterete piede vi sentirete nel Paese più sicuro al mondo: gli iraniani sono persone di un’ospitalità incredibile e quando incontrano un viaggiatore lo trattano più come una persona preziosa e importante che come un semplice turista: inviti a pranzo, a cena, a dormire nelle loro case sono all’ordine del giorno. […] Il mio pensiero è che se l’Iran ha davvero dei luoghi che assolutamente ogni viaggiatore dovrebbe visitare almeno una volta nella vita, sono davvero le esperienze che potrà vivere qui a rendere questo viaggio davvero speciale. [… ]

Tratto da “Iran fai da te: guida di viaggio nella nuova Persia (2020)”, pimpmytrip.it, di Martina Santamaria.

Vi consiglio di leggere l’articolo completo sul blog di Martina.

Analizzandolo dal punto di vista di un travel blogger, possiamo dire che:

  • essendo molto dettagliato, fornisce un’idea precisa del luogo di cui si parla, in questo caso l’Iran.
  • Le informazioni pratiche – come arrivare, dove dormire e come vestirsi- sono sapientemente mixate ai pensieri personali.
  • Martina arricchisce l’articolo rendendolo unico nel suo genere. Si espone in prima persona con ricordi, idee e sensazioni.

Proprio per questi motivi ne viene fuori un contenuto unico, con uno stile comunicativo irripetibile, capace di trasmettere ben altro rispetto alle singole informazioni pratiche. Ecco un esempio perfetto di come dovrebbe comunicare un travel blogger professionista.

La bussola e il diario

La bussola e il diario è il blog di Claudia Boccini, dove si parla di arte, borghi ed enogastronomia, con un’attenzione speciale per le gite fuori porta. Il suo focus, dunque, è un turismo a portata di tutti.

Anche in questo caso vi cito un articolo tratto dal blog e vediamo come e perché Claudia riesce a fare la differenza.

Visitare la Rocca di Gradara è stato un grande premio che è valso tutto il tempo impiegato a deviare dall’itinerario che- da San Marino- ci ha portato a percorrere la bellissima strada panoramica che corre lungo il territorio del Parco Naturale di San Bortolo fino alla città di Pesaro. […] Nonostante fosse un lunedì mattina di uno dei primi giorni di libertà post pandemia, la via principale […] era vivace di visitatori, attratti dalla particolarità del luogo, dalla sua struttura architettonica immutata nel tempo e, di sicuro, anche dai numerosi bar, ristoranti e rivendite. […] La gestione della Rocca, che è un bene demaniale, è stata affidata alla Direzione Regionale Musei Marche ed ovviamente, come tutti i siti pubblici che si rispettano e nonostante il bene storico fosse stato chiuso per mesi a causa della pandemia, il lunedì era rigorosamente chiuso per riposo settimanale. […]

Tratto da “Visitare la Rocca di Gradara, tra storia e leggenda”, bussoladiario.com, di Claudia Boccini.

Anche in questo caso vi invito a leggere l’articolo per intero sul blog di Claudia, articolo molto dettagliato in cui ci sono informazioni pratiche e notizie storiche, senza nascondere ciò che non funziona – la Rocca chiusa per riposo settimanale-.

In questo modo Claudia non solo analizza il luogo sotto ogni punto di vista, ma dimostra affidabilità senza tacere i lati negativi della sua esperienza. Tutto questo, unito a uno stile di scrittura molto simile al racconto, la rendono una delle figure più interessanti fra i travel blogger italiani.

Se anche voi riscontrate le mie stesse difficoltà, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete nel dettaglio tutti i modi in cui possiamo lavorare insieme per far decollare il vostro blog di viaggi portandolo al successo.

Fin ora ho parlato io, dando sfogo alle mie opinioni e cercando di dimostrare che distinguersi è possibile, anche in un settore inflazionato come quello dei viaggi. Mi piacerebbe però sentire il vostro parere. Se vi va, aspetto i vostri commenti.

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“L’arte della guerra per travel blogger”, di Agnese Ciccotti: la mia recensione

arte-della-guerra-per-travel-blogger

Prima di comprare questo e-book non avevo idea di come un libro dal titolo tanto altisonante potesse essere utile ai travel blogger. “L’arte della guerra per travel blogger”, infatti, si ispira a “L’arte della guerra”, un testo che arriva da un passato molto lontano, direttamente dall’antica Cina.

Ma andiamo per ordine e scopriamo qualcosa sull’autrice di questo saggio sul mondo del blogging.

Chi è Agnese Ciccotti, blogger di Viaggi Zaino in Spalla

Ex agente di viaggio della provincia di Roma, Agnese vive attualmente a Praga.

Si occupa di blogging dal 2013 ed è specializzata in viaggi d’avventura. Su http://www.viaggizainoinspalla.com/ trovate racconti di viaggio, itinerari ed escursioni fuori dalle classiche rotte turistiche. Insomma, se amate l’avventura e l’indipendenza vi consiglio di passare sul suo blog perché troverete tantissima ispirazione.

“L’arte della guerra”, un libro antico 2500 anni

Ora torniamo all’e-book. Come vi dicevo all’inizio dell’articolo, il saggio di Agnese si ispira a un antichissimo testo cinese. L’autore, il generale Sun Tzu, scrisse questa opera per dimostrare le sue capacità in ambito militare, usandola come una specie di moderno portfolio.

Nel testo Sun Tzu elenca le varie strategie da mettere in atto prima di una battaglia e insegna a vincere senza combattere.

Vediamo come.

I principi di Sun Tzu per vincere la guerra

Ne “L’arte della guerra”, Sun Tzu si concentra essenzialmente su tre principi fondamentali:

  • conoscere se stessi;
  • studiare il nemico;
  • analizzare le ragioni del conflitto.

Lo scopo è quello di sconfiggere l’avversario prima di arrivare allo scontro diretto, lavorando di intuito e pianificazione, proprio come un vero manager dei nostri tempi.

Io non conoscevo il libro, ma ecco il motivo per cui questo trattato di guerra oggi trova applicazione nel marketing e nella gestione aziendale.

Come applicare “L’arte della guerra” al blogging secondo Agnese

Partendo dall’analogia tra le tecniche di guerra e la pianificazione aziendale, Agnese svolge un lavoro certosino, applicando le idee di Sun Tsu al mondo del travel blogging.

Il risultato è un vero e proprio trattato sul blogging di 50 pagine che offre una ricetta -non nuova ma per nulla scontata- per tentare la strada del successo, trasformando il blog da crisalide a splendida farfalla.

Partire dalla pianificazione

Il concetto da cui si sviluppa il discorso è quello della pianificazione. Saper programmare e organizzare un’ottima strategia di blogging sta alla base del successo ed è l’elemento chiave per emergere dalla massa.

Qui Agnese pone l’attenzione su 3 precisi elementi:

  • tempismo;
  • conoscenza del territorio;
  • studio delle risorse.

Tutti i punti analizzati passano attraverso un’analisi approfondita del mercato e del web.

Il tempismo

Prima di soffermarci sul tema, cerchiamo di capire cosa si intende esattamente con questa parola.

Secondo il dizionario Treccani

il tempismo è la qualità di saper agire nel momento più opportuno.

Riguardo al tempismo Agnese si concentra su due ambiti specifici.

Quando lanciare il blog

Prima di partire con un progetto, è fondamentale studiare le condizioni di partenza. Ovvero in questo momento il mercato è pronto ad accoglierci? C’è una domanda che potremmo soddisfare con il nostro blog?

La gestione attraverso il calendario editoriale

Se la risposta a queste domande è positiva, dopo il lancio dobbiamo popolare il blog di contenuti. Si tratta di un lavoro che non può essere lasciato al caso perché gli articoli devono intercettare il pubblico giusto al momento giusto, ecco quindi che ci riallacciamo al concetto di tempismo.

Per raggiungere questo obiettivo è importante concentrarsi su tre aspetti.

  • Scegliere argomenti di tendenza;
  • individuare le parole chiave correlate a quei temi attraverso l’uso di appositi strumenti offerti dal web;
  • realizzare i contenuti mixando gli argomenti e il genere dei post -descrittivo, informativo eccetera-.

Lo strumento migliore per gestire questo complesso lavoro è il calendario editoriale. Agnese ci parla anche del calendario dei contenuti, consigliando comunque sempre una certa flessibilità.

La conoscenza del territorio e delle risorse

Qui entriamo nel vivo della trattazione con la parte più corposa dell’e-book.

Conoscere il web

Il mercato on-line è fatto di concorrenti immateriali ed è in continua evoluzione. Per comprenderne le dinamiche occorre uno studio approfondito che non può essere improvvisato. Ecco perché Agnese consiglia di non correre e prendersi del tempo per strutturare il progetto di un blog.

Scrivere per il web

Scrivere per il web è diverso dallo scrivere su carta. Questo paragrafo dell’e-book contiene consigli utili per non far scappare il lettore dalla pagina.

Conoscere il pubblico

Conoscere il pubblico significa sapere esattamente a chi ci rivolgiamo. Non si può piacere a tutti e non si può parlare a tutti, nel mondo reale ma soprattutto sul web. Quindi significa scegliere una nicchia e produrre contenuti in target.

Creare un marchio e lavorare sul personal branding

Qui Agnese passa per un altro punto fondamentale per portare un travel blog al successo.

Per distinguersi dalla concorrenza bisogna creare un marchio, qualcosa riconducibile al nostro modo di essere e di scrivere.

Il passo successivo è lavorare sulla nostra figura di blogger, facendo personal branding. Significa che il nostro nome deve diventare un simbolo di onestà e autorevolezza nel settore.

Approfondimenti

“L’arte della guerra per travel blogger” è impreziosito dai suggerimenti su come creare una nicchia di mercato alternativa. Agnese riporta 27 esempi di blogger che hanno raggiunto il successo pensando in modo non convenzionale. Come la ragazza che viaggia per il mondo pur soffrendo di una patologia complicata come il diabete.

Il discorso continua con un argomento che ho apprezzato tantissimo e di cui non parla mai nessuno: l’etica del travel blogger.

Agnese si sofferma in particolare su:

  • plagio;
  • rettifica degli errori;
  • differenza tra opinione/realtà;
  • conflitti di interesse -ovvero come gestire un post sponsorizzato-.

L’e-book si chiude con una domanda che non prevede una risposta univoca: quanto tempo serve per portare un travel blog al successo? Agnese parla di circa un anno e mezzo, ma, come lei stessa ammette, non ci sono garanzie. Mantenere un blog è una strada difficile, ma provarci è il primo passo per vincere la sfida.

Per tornare ai principi di Sun Tzu, possiamo concludere che pianificando una buona strategia, studiando la concorrenza e analizzando le nostre risorse possiamo vincere la “guerra” e portare il nostro travel blog al successo evitando lo scontro diretto con i competitors.

Perché acquistare “L’arte della guerra per travel blogger”?

L’e-book si rivolge principalmente a chi si appresta a intraprendere la strada del blogging, ma è molto valido anche per chi conosce questo mondo da un po’ di tempo. Io ho aperto il mio blog poco più di un anno e mezzo fa e ho comunque trovato degli spunti utilissimi per il mio percorso.

Per quanto si possa partire preparati, infatti, lungo il cammino si incontrano tanti ostacoli. Anche perché il blog per sua natura non è un prodotto statico, ma in continua evoluzione.

C’è sempre qualcosa da migliorare e modificare. “L’arte della guerra per travel blogger” permette di affinare la propria strategia nel corso del tempo. Perché aiuta a capire dove stiamo andando e dove vogliamo arrivare con il blog.

Questo saggio racchiude tanti argomenti ed è una perfetta sintesi di strategia e programmazione. Se vi state avvicinando adesso a questo settore, consiglio di studiarlo un po’ per volta, tenendo vicino un quaderno in modo da appuntare i concetti chiave. Usatelo come base per creare la vostra personale strategia, che deve essere unica e raccontare qualcosa di voi.

Concludo con un estratto dell’e-book, lasciando virtualmente la parola ad Agnese:

Con questo e-book non ho la pretesa di dire quale sia la via per emergere dalla massa e arrivare ad avere successo. A questo scopo posso piuttosto rimandare ai molti discutibili post on-line dove si trovano ripetitive ricette per la scalata della piramide. Il mio scopo è, invece, quello di creare una riflessione su uno scritto antico applicando i suoi principi al mondo del blogging contemporaneo, tracciando così una via diversa alle percezioni e all’organizzazione delle strategie di attacco al web.

Potete acquistare “L’arte della guerra per travel blogger” su Amazon, al prezzo di 4,50 euro.

Buona pianificazione!

Categorie
Travel Blogging

Michela Milani chi?

michela milani blogger

Michela Milani, una sconosciuta amante del viaggio

Ci sono alcune persone sempre sicure di se stesse, capaci di trovare la propria strada senza alcuna esitazione. Beh, io non appartengo a quella categoria. Nella vita ho seguito percorsi diversi, avanti, indietro e poi ancora avanti. Solo adesso credo di aver trovato la mia strada, ma non è stato facile.

Vivo a Cave, un paesino circondato dai Monti Prenestini e sconosciuto alla maggior parte delle persone. In passato per Cave provavo una sorta di odio-amore. Più che altro prevaleva la parte negativa. Quanto mi stava stretto! Tanto stretto che subito dopo il diploma sono partita alla volta dell’Irlanda, con una sola valigia come compagna di viaggio.

Quella stessa valigia mi ha accompagnata a Torino, dove ho frequentato l’università, studiando alla facoltà di lingue e turismo. Bei tempi quelli. Difficili perché per la prima volta mi trovai a fare i conti con responsabilità da adulta, ma belli. E’ a questo periodo che risale il mio primo viaggio in Albania, quello che ha fatto nascere in me l’amore per l’Europa dell’Est e mi ha aperto le porte a un approfondimento di studi incentrato sul tema delle migrazioni.

E poi?

Solo che nella vita a volte è inutile fare programmi. Cioè, uno può anche farli, ma non sempre le cose vanno come ti aspetti.

Già, la crisi economica ha colpito duramente la mia famiglia. A quel punto, l’unica soluzione era quella di rimboccarsi le maniche, anche perché non è che ci fosse poi molta scelta.

Noi un lavoro ce lo siamo reinventato, investendo i nostri risparmi per aprire un alimentari, una piccola bottega come quelle che una volta andavano tanto di moda.

Ammetto però che io, ancora una volta, a Cave ci stavo stretta. Mi mancavano il mondo del turismo e quello delle fiere che avevo conosciuto a Torino. Non ci ho pensato due volte, non appena si è presentata l’occasione, a rituffarmi nel settore in cui avevo studiato. Amavo il lavoro come receptionist d’hotel e non volevo fare altro.

Fin quando mi sono resa conto che qualcosa non andava. Forse il posto fisso e uno stipendio sicuro non era quello che cercavo nella vita. Non era ciò che mi serviva per stare bene. Quando arrivava la sera, mi sentivo insoddisfatta. Il mio paesino non mi stava più così stretto, avevo voglia di casa, di famiglia. Volevo tornare alle mie origini e volevo anche dei ritmi di lavoro diversi, che mi permettessero di riguadagnare il mio tempo, del quale sentivo tanto la mancanza.

Così, ancora una volta, a poche settimane dal mio matrimonio, in assoluto il giorno più bello della mia vita, ho scelto di tornare a investire le mie energie in qualcosa di costruttivo, dove poter dare sfogo alla fantasia.

Questo blog, che desideravo da tanto, nasce con l’obiettivo di riprendermi il mio tempo e coltivare le mie passioni, i viaggi e la scrittura.

Riflessioni dopo un anno di blogging

Oggi, dopo un anno e mezzo di blogging, mi trovo a fare il punto della situazione e a tirare le fila di quanto ho realizzato fin ora.

Rileggo i miei primi articoli e, con l’occhio critico di oggi, mi appaiono tutt’altro che perfetti. Ma credo sia normale, sono cresciuta come blogger e pretendo molto di più da me stessa.

Nel frattempo, non ho mai smesso di fare formazione e stanno arrivando i primi risultati. Messaggi dai lettori, guest post e le prime esperienze come ghost-writer.

Certo, la strada è ancora in salita perché io sono ambiziosa e ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo. Però amo questa gavetta e non vedo l’ora di scoprire cosa mi riserverà il domani.

Nel frattempo, sono anche diventata mamma di una bambina meravigliosa.

E non posso fare a meno di pensare che no, non è mai troppo tardi per realizzare un sogno.