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Siria: una guerra dimenticata

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Nel Marzo di quest’anno ricorreva l’anniversario, l’undicesimo ormai, dell’inizio della guerra in Siria. L’undicesimo anno del protrarsi di una rivoluzione tra le più cruente della storia moderna.

Una rivoluzione dimenticata, troppo lontana e, forse, per questo, poco degna di nota da un Occidente impegnato a leccarsi le ferite dopo i due anni di pandemia da Covid-19. Un Occidente preoccupato di difendere i suoi confini da una guerra stavolta ben più vicina ai suoi lidi.

Ma il silenzio occidentale non inizia oggi, perché si sussegue ormai da ben dieci anni.

Un silenzio di comodo dove, in un periodo ormai lontano, ai timidi accenni della Primavera Araba in Siria da parte di un certo main-stream faceva eco la voce del popolo, quello italiano, che tanto sembrava aver a cuore le sorti di Damasco e della sua gente.

Eppure, anche quella voce, ormai, sembra sopita da tempo, frutto del superamento di una moda. Una moda travestita da (finto) perbenismo, lasciata indietro a fronte di argomenti più di tendenza e, dunque, maggiormente degni di interesse.

Solo un richiamo da parte di Papa Francesco a ricordo di questo anniversario di eventi che, se vivessimo davvero in un mondo civile, farebbero accapponare la pelle a qualsivoglia individuo di qualunque credo religioso.

Nell’epoca dell’iper-connesione e delle news in tempo reale, nell’epoca delle immagini e dei video, un dato di fatto stride come non mai.

Oggi, gli italiani sanno poco o niente di quanto sta accadendo in Siria. Eventi frutto di un governo repressivo che è lontano dalla democrazia tanto quanto il diavolo lo è dall’acqua santa. Un governo repressivo che nel silenzio assordante del mondo continua ad agire impunito, in un genocidio che va avanti da un decennio.

Il popolo siriano continua a soffrire, e al dolore si aggiunge la beffa dell’indifferenza.

I bambini continuano tutt’ora a vivere nei campi profughi, i quali, per loro stessa natura, rappresentano il simbolo di quell’infanzia negata.

I profughi, che il mondo occidentale etichetta tutti, spesso e frettolosamente, come terroristi -con il risultato di confondere ulteriormente le idee a una grossa percentuale di persone- guardano alla Siria da lontano.

Perdendosi nei ricordi di ciò che è stato, sperando in un futuro migliore, dove futuro si sovrappone a “ritorno”. Ritorno che, tuttavia, al momento, non sembra possibile, almeno non a breve termine. Così, la tragedia continua a consumarsi in un martirio senza fine, nell’ignoranza delle masse e nell’indifferenza di chi avrebbe il potere di agire ma, di fatto, sceglie di non farlo.

Vergogna, mondo. Vergogna.

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