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Siria: i perché di una rivoluzione dimenticata

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La rivoluzione siriana si inserisce nel contesto delle Primavere Arabe, l’insieme dei movimenti di protesta nati alla fine del primo decennio del 2000. Un movimento complesso, che l’Occidente non ha saputo cogliere pienamente nella sua essenza -e, forse, di fatto- non ha neppure saputo raccontare.

Capire la guerra in Siria: i perché della rivoluzione

I primi manifestanti del mondo arabo iniziarono a riversarsi nelle piazze chiedendo riforme con uno spirito innovatore che, come un fuoco, si è propagato a colpo d’occhio in diversi Paesi del Medio Oriente.

L’inizio delle proteste a Dara’a

In Siria, il fulcro della delle proteste si rintraccia nella città di Dara’a , a Sud del Paese.

Probabilmente, allora, nessuno poteva immaginare la drammatica piega che avrebbero assunto le cose. Eppure, all’interno della società siriana, i segnali c’erano, ma tutti erano troppo impegnati ad analizzare l’impatto che le Primavere Arabe avrebbero avuto in Europa, così ben pochi hanno saputo coglierli.

La situazione degenerò rapidamente. Le proteste di Dara’a infuocarono il Paese, che si ritrovò sconvolto da una guerra civile in cui furono – e continuano a essere- i civili a farne le spese.

I movimenti di protesta vennero duramente repressi da Bashar Al-Assad, che non ebbe alcuno scrupolo a usare le più bieche forme di violenza sulla popolazione.

Il Ruolo dei Paesi esteri nella rivoluzione siriana

In tale contesto, nel 2011, in contrapposizione all’esercito siriano regolare, quello governativo, nasce l‘Esercito Siriano Libero, appoggiato dai civili che si ribellavano al regime e dai combattenti stranieri, presenti in ogni conflitto, che avevano sposato la causa della rivoluzione siriana.

In questo periodo, all’inizio del 2012, iniziano a delinearsi i primi schieramenti internazionali. Da un lato Russia, Cina e Iran, che avallano il regime di Assad. Dall’altro, Turchia, Gran Bretagna e Francia, forti dell’appoggio fornito dagli Stati Uniti.

I movimenti fondamentalisti

Negli anni immediatamente successivi, il fronte ribelle è profondamente spaccato al suo interno. A fianco dell’Esercito Siriano Libero, compare il Movimento di Liberazione Al- Nusra, fondato da Muhammed Al-Jawlani. Secondo più fonti, tale movimento ha rivendicato diversi attentati terroristici. Accanto ad Al-Jawlani, si delinea una nuova organizzazione, il Daesh.

Daesh è la sigla ricavata da un acronimo arabo e nell’alfabeto latino viene tradotta come “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, più conosciuto come Isis.

La rivoluzione in Siria: eventi e spaccature del fronte ribelle

Il 2013 vede due eventi che saranno ricordati come fondamentali nell’evoluzione della guerra.

  • La conquista strategica della città di Raqqa
  • Il sospetto atroce dell’uso di armi chimiche sulla popolazione, precisamente nella data del 21 Agosto.

Secondo il sito ProterraSancta, le rilevazioni sul posto eseguite dai funzionari dell’Onu confermano tale ipotesi, senza lasciare spazio al minimo dubbio.

Intanto, a farne le spese sono sempre i civili. A causa dell’estremismo degli esponenti del Movimento di Al-Nusra e dell’Isis, l’Occidente sospende ogni aiuto al fronte ribelle. Solo nel 2014 si assisterà a una vera e propria rottura tra le varie forze in campo.

Dal canto loro, l’Isis e il Movimento di Al-Nusra, accusano l’Esercito Siriano Libero di essere troppo moderato, esercito che, di fatto, resta sul campo totalmente abbandonato, nel tentativo di ribellarsi al regime di Assad e alla violenza delle forze fondamentaliste, le quali, pur opponendosi formalmente al governo, seminano il terrore nel Paese, uccidendo migliaia di loro connazionali.

Si arriva così al 2014 quando, all’interno di una Siria martoriata, va in onda la farsa di una delle elezioni più truccate della storia.

Assad viene rieletto con una percentuale di preferenze che sfiora il 90%. Il voto, tuttavia, viene permesso solo nei territori occupati dal suo governo, senza che nessun organismo internazionale vigilasse sulle procedure delle elezioni, escludendo la minoranza curda e l’intero fronte ribelle, concentrato a Nord del Paese.

Alla rielezione di Assad si affianca -parallelamente- la nascita del Califfato Islamico proclamato dall’Isis, con la repentina conquista delle città di Kobane e Mosul.

Gli esponenti dell’Isis, attraverso una strategia comunicativa che terrorizza l’Occidente, conquistano i principali siti archeologici e industriali del Paese, perpetrando violenze inaudite contro chiunque si opponga allo Stato Islamico.

Non si conosce esattamente il numero dei morti tra i civili imputabili all’Isis. Sta di fatto che, in questo anno, si calcola siano 300.000 i profughi riversatisi solo nella vicina Turchia.

Ancora una volta, i civili si trovano nella morsa del regime governativo e del Califfato, che sceglie proprio Raqqa come nuova capitale dello Stato Islamico.

La colazione di Obama e il ruolo di Putin in Siria

Il 2015 è un anno cruciale per la rivoluzione siriana.

In un clima di guerra fredda che avrebbe riportato il mondo indietro di decenni, una colazione militare guidata dagli Stati Uniti cerca di strappare i territori conquistati dalle mani dell’Isis. La strategia militare pare ottenere il successo sperato, tanto che i mesi successivi registrano un indebolimento del Califfato e la riconquista di alcuni dei territori strategici.

Allo stesso tempo, scende in campo la Russia di Vladimir Putin, offrendo pieno sostegno a Bashar Al-Assad.

La motivazione ufficiale, che avrebbe -almeno in teoria- dovuto avvicinare le visioni di Putin e Obama, aveva come obiettivo la sconfitta del Califfato.

Purtroppo, la realtà dei fatti si scontra duramente con la retorica, perché oggi la Russia detiene il controllo di un’ampia fetta del territorio siriano, continuando a spalleggiare un regime che si è dimostrato capace delle più bieche azioni nei confronti dei civili innocenti.

Stavolta, il teatro dello scontro è Aleppo. Questa città dalla storia millenaria viene martoriata e divisa in due, in uno scontro che pare non finire mai, come nel peggiore degli incubi. Il lato occidentale finisce sotto il controllo del regime governativo di Assad e l’altro si ritrova schiacciato da un assedio feroce, dove diventa impossibile persino procurarsi i beni di prima necessità. Nel 2016, anche questa parte della città viene assoggettata al controllo del regime.

L’anno successivo, il 4 Aprile del 2017, si registra un nuovo attacco chimico ai danni della popolazione, nei pressi di Idlib, a Nord del Paese, zona oggi in cui resiste l’Esercito Siriano Libero, che, intanto, si trova a dover fronteggiare numerose ingerenze da parte delle residue sacche legate al Movimento di Liberazione Al-Nusra e al Califfato Islamico.

L’Esercito Siriano Libero non ha mai smesso di opporsi al regime di Assad.

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