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Scuole chiuse per Ramadan: non facciamone una questione di Stato

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Fonte immagine: Jonh1cse, Pixabay

La vicenda la conoscono tutti. La polemica è nata dopo la proposta del dirigente scolastico di Pioltello di chiudere la scuola per permettere agli studenti musulmani di festeggiare in famiglia la fine del Ramadan.

Scuole chiuse per il Ramadan: perché non è una questione di Stato

Sarebbe inutile tornare sulle reazioni perché ne hanno già ampiamente parlato tutti i giornali, ma da questo si può trarre più di qualche riflessione.

Quanti sono i musulmani in Italia?

Partiamo dai numeri.

Secondo i dati forniti dal Pew Research Center, i musulmani in Italia rappresentano la terza categoria per appartenenza religiosa, attestandosi a circa 2,7 milioni di fedeli.

Tra questi, una larga parte sono italiani, non solo per cittadinanza acquisita. Nel conteggio infatti sono compresi anche i convertiti -ovvero i nati in Italia da famiglie non musulmane che hanno abbracciato la fede islamica in un secondo momento-

Alla luce di questi dati, salta all’occhio la presenza massiccia – e, a quanto pare, sempre più strutturata- dell’Islam in Italia, numeri che si riflettono anche nelle scuole di ogni ordine e grado, con una netta prevalenza nelle regioni del Nord.

Scuole chiuse per Ramadan: le accuse

Una delle obiezioni più accese riguardo la proposta del preside di Pioltello, è stato il richiamo -non solo a livello politico, ma anche da parte di comuni cittadini- al rispetto delle nostre usanze, invocato a gran voce su più fronti.

Il dibattito si colloca nel filone più ampio che include l’immigrazione clandestina, il tema della sicurezza e il timore di un’invasione. Tutti elementi che -per lo meno da parte di chi sostiene questa tesi- porterebbero a una scristianizzazione dell’Italia.

Qualche dato sul Cristianesimo italiano

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Fonte immagine: ddzphoto, Pixabay

Anche in questo caso, sono i numeri a parlare.

In Italia le Chiese sono vuote, a dispetto di un’esigua minoranza che continua a praticare la religione cristiana anche nelle varianti ortodossa e pentecostale.

Il Cattolicesimo continua a essere al primo posto -del resto c’è la presenza del Vaticano- eppure i conti non tornano.

La profonda crisi del Cattolicesimo

Secondo il sito italiandati.com, i cattolici in Italia sarebbero quasi 44 milioni -dati del 2021- numeri che però stridono con l’allontanamento dalla fede e la forte presenza di atei e agnostici, soprattutto nelle fasce giovanili.

Il calo dei cattolici praticanti – con tutte le conseguenze che ne derivano- è un fenomeno conosciuto da anni. In parte è rintracciabile nella crisi identitaria della Chiesa, i vari scandali e la sua presunta incapacità di adattarsi ai tempi ne sono un esempio -anche se per i fedeli ci sono motivazioni teologiche legate a questi fenomeni- ma il profondo cambiamento del tessuto sociale italiano, che qualcuno chiamerebbe modernizzazione, ha fatto la sua parte.

Ergo, il calo dei cattolici va interpretato alla luce di una serie di concause, ma in nessun modo si possono additare i musulmani per la nostra scristianizzazione.

Scristianizzazione che passa anche attraverso l’eliminazione del crocifisso nei luoghi pubblici.

Pure in questo caso, è credenza comune che, citazione testuale “lo abbiamo eliminato per colpa dei musulmani”, cosa assolutamente errata.

Nessuno nega che negli anni qualche estremista abbia avanzato la pretesa, ma si tratta di casi assolutamente marginali rispetto al numero dei musulmani presenti in Italia.

Il crocifisso è stato rimosso in risposta a un processo di laicizzazione dello Stato che dura da almeno 50 anni, arco temporale che corrisponde -guarda caso- alla crisi della Chiesa.

La scristianizzazione l’Italia se l’è procurata da sola quando sono cambiati i riferimenti sociali e la Chiesa -intesa come istituzione ma anche luogo fisico- ha smesso di essere un punto di aggregazione e riferimento in una società che tende al laicismo.

L’autonomia delle scuole italiane: ecco perché non è un caso di Stato

La proposta di tenere la scuola chiusa per la fine del Ramadan ha dato vita a un vespaio, tanto che è dovuto intervenire il Presidente Mattarella per mettere fine alla questione.

In Italia la legge Bassanini del 1997 e la regolamentazione del 1999 hanno aperto la strada all’autonomia scolastica, che ha visto piena attuazione nel 2015.

Oggi ogni istituto, oltre a gestire l’offerta formativa, gode dell’autonomia anche per quanto riguarda l’amministrazione e l’organizzazione del calendario scolastico, purché si rispettino i giorni di apertura obbligatori stabiliti per legge.

Ovviamente – a parte le vacanze canoniche- il calendario cambia da scuola a scuola poiché riflette le festività locali.

Con la sua proposta, il dirigente scolastico di Pioltello, esercita il principio di autonomia nel pieno rispetto della legge, viene dunque difficile capire come- il perché è più chiaro- si possa arrivare al caso politico.

Scuole chiuse per il Ramadan: lo specchio di una società che cambia

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Fonte immagine: gerat, Pixabay

Si grida all’invasione, al rispetto delle tradizioni, alla scristianizzazione, ma davvero pensiamo che il problema reale sia chiudere la scuola in occasione di una festività non cattolica?

Il tessuto sociale italiano è cambiato e la scuola – che riflette la composizione sociale del nostro Paese- ne tiene conto, gestendo in autonomia i giorni di chiusura, a prescindere dall’appartenenza religiosa degli studenti.

Le scuole chiuse per il Ramadan non sono un favore ai musulmani, ma la risposta a una componente islamica numerosa, risposta che probabilmente sarebbe stata la stessa per altre fedi religiose se avessero avuto gli stessi numeri.

Chiudere le scuole non significa per noi smettere di essere cristiani -per questo, siamo già sulla buona strada per altri motivi- Quindi per favore, non facciamone un caso di Stato.

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