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Medio Oriente e dintorni

La difficoltà italiana nel comprendere il conflitto Israelo-Palestinese

conflitto israelo palestinese
Fonte immagine: Hosnysalah, Pixabay

Comprendere il conflitto Israelo-Palestinese. Quasi un’utopia per molti che guardano, costernati, le due fazioni scontrarsi in un conflitto che, anche in Europa, assume contorni sempre più mediatici. Fazioni che, di volta in volta, interpretano il ruolo dei buoni o dei cattivi.

Ecco perché in Italia è difficile comprendere il conflitto Israelo-Palestinese

Già, perché al netto dei due fronti, quello pro Israele e l’altro pro Palestina, in Italia esistono delle difficoltà oggettive che rendono il tentativo di capire sempre più intricato. Come cercare un ago in un pagliaio.

Al sentire le parti coinvolte, senza conoscere un minimo la questione, tutti sembrano avere torto e ragione allo stesso tempo.

Dov’è, allora, la verità?

Interessi economici e commerciali

Si potrebbe parlare di confusione nell’opinione pubblica in tutti i Paesi europei, eppure, in Italia, la confusione non è frutto dell’ignoranza attuale -ignoranza intesa come il non sapere- ma vengono da lontano e hanno in comune un miscuglio di fattori, non da ultimo economici e politici.

Perché se è vero che il vento sta cambiando, lo vediamo nelle proteste di piazza pro Palestina e nel riconoscimento da parte di alcuni Paesi europei di uno Stato di Palestina, un fatto questo senza precedenti, è innegabile che questi fenomeni vengano percepiti – e forse lo sono realmente– ancora come minoritari rispetto al pensiero dominante.

Al netto dei due schieramenti, esiste anche una fetta di popolazione che vorrebbe davvero iniziare ad approfondire la questione per farsi un’idea più dettagliata, solo che risulta difficile capire da dove iniziare.

Capire il conflitto Israelo-Palestinese: i fattori alla base del gap italiano

Personalmente, ritengo che i motivi di questo smarrimento trovino radici in tre punti.

Programmi scolastici da aggiornare

Partiamo dal più indiretto, ovvero l’istruzione.

Che il sistema scolastico italiano sia obsoleto lo sappiamo e ciclicamente si ripete la polemica senza che nessuno provi a intervenire, mettendo mano ai programmi.

Questo non è affatto slegato dalla realtà, perché un sistema scolastico obsoleto ha la diretta conseguenza di produrre generazioni inermi di fronte ai cambiamenti in atto, che si ritrovano incapaci di leggere l’attualità.

Certo, studiare le civiltà antiche è importante, ma ancora più importante è comprendere le dinamiche che viviamo ai nostri giorni, e qui casca l’asino. In Italia, i programmi di storia si arenano alla Seconda Guerra Mondiale, con qualche breve accenno alla Guerra Fredda e nulla più.

Dunque i temi attuali e le situazioni più complesse che, geopoliticamente parlando, hanno inizio nella storia moderna -dagli anni ’50 ai giorni nostri- non si studiano.

Tra questi rientra a pieno titolo il conflitto Israelo-Palestinese e più in generale la storia dei Paesi del Medio-Oriente, che restano cultura d’élite riservata alla minoranza che prosegue gli studi universitari.

Narrazione di parte

Come se non bastasse, è ben noto – o forse no?- che l’Italia rappresenti -assieme agli Stati Uniti- uno dei maggiori alleati di Israele. Il che si è tradotto negli anni non solo in un supporto incondizionato e nella fornitura di armi, ma anche in una narrazione politica e mediatica totalmente di parte. Pro Israele, chiaramente.

Ora, è un dato di fatto che ascoltare sempre le stesse notizie- ovvero solo una parte della storia- crea assuefazione. In Italia, la narrazione favorita è quella di un Israele assediato che, costretto a difendersi, combatte contro i cattivi, ovvero i palestinesi arabi e pure musulmani.

Il risultato è che qualsiasi voce fuori da questo racconto viene prontamente zittita. Da noi chiunque critichi la politica israeliana viene di fatto bollato come antisemita.

Mancano informazioni oggettive

L’ultimo punto, non per ordine di importanza, sta nel reperire delle fonti alternative alla versione dominante.

Questo perché molte notizie arrivano in lingua araba, ma quanti italiani conoscono la lingua? Certo, esistono delle traduzioni in inglese, queste però non sono sempre attendibili -anzi spesso lasciano il tempo che trovano perché di dubbia provenienza e in qualche caso anche di qualità discutibile- con il risultato di alimentare l’incertezza in chi cerca di documentarsi.

Inoltre, sappiamo che l’Italia è il fanalino di coda europeo per quanto riguarda le lingue straniere. La maggioranza delle persone, anche con un diploma di scuola secondaria, parla un inglese basico, insufficiente per leggere un articolo o comprendere un’intervista senza sottotitoli a velocità normale, figurarsi per trovare il bandolo della matassa sul conflitto Isrelo-Palestinese.

Capire la guerra in Palestina: da dove partire

Eppure, al netto di tutto, un modo per farsi un’idea esiste e non è neppure troppo difficile.

Non importa se non sapete da dove iniziare, non importa se non conoscere l’arabo e non parlate nemmeno inglese.

Aprite un atlante, andate su Google e mettete a confronto la mappa dei territori palestinesi di pochi decenni fa con una cartina attuale.

Io l’ho fatto, eccola.

conflitto israelo palestinese
Fonte immagine: auphr.org

La prima immagine da sinistra, mostra in verde il territorio palestinese nel 1946. L’ultima, a destra, è la situazione attuale, con il colore rosa che indica l’ampliamento di Israele dopo settanta anni di conflitto.

Basterebbe questo per acquisire quel minimo di consapevolezza e porsi le domande giuste. Basterebbe questo per comprendere tante verità, che non sono affatto quelle che la narrazione mediatica italiana ha sempre voluto raccontarci.

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