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Tutti gli errori dell’Occidente in Siria: una gestione disastrosa

errori dell'Occidente in Siria

Se l’Occidente, gli Stati Uniti e l’Europa per intenderci, nel corso degli anni avesse agito diversamente, l’attuale situazione siriana sarebbe diversa?

Domanda di non poco conto, perché gli errori della gestione occidentale in Siria hanno contribuito al disastro che oggi è per lo più ignorato dal mondo.

La drammatica situazione che si registra nel Paese tenuto sotto scacco da Bashar Al-Assad non è frutto di improbabili eventi casuali. Bensì dipende -anche e per la maggior parte- da una serie di mancanze e improbabili pasticci diplomatici e di comodo, messi in piedi da una parte di mondo che ha goffamente tentato di reagire. Lo ha fatto senza tener conto della situazione nel suo insieme, a dimostrazione che la nostra classe dirigente manca di competenze geopolitiche, oggi indispensabili per governare in una società aperta e globalizzata come quella attuale.

Gli errori dell’Occidente in Siria

Sull’argomento ci sarebbe moltissimo da dire. Ma, volendo semplificare, è possibile tracciare un fil rouge che, scelta dopo scelta -e in qualche caso non scelta- ha fatto si che questa tragedia continui a consumarsi in silenzio da oltre un decennio.

Combattere il terrorismo lasciando campo libero a Bashar Al-Assad

I primi interventi da parte della coalizione militare guidata dagli Stati Uniti di Obama contro l’Isis, risalgono ormai ad Agosto 2014.

Secondo quanto riportato da WallStreetItalia.com

[…] Gli esperti internazionali hanno sottolineato la necessità che la coalizione rimanga unita e determinata nella sua missione di degradare e sconfiggere l’Isis. E di farlo “attraverso un approccio globale che includa impegni militari, umanitari, di stabilizzazione, di comunicazione e politici nel periodo avvenire”, confermando la necessità di continuare nell’impegno militare.

Parole lodevoli, su questo non c’è dubbio. Eppure, guardando la storia a ritroso, saltano all’occhio fatti discutibili.

La coalizione militare guidata dagli americani e appoggiata da Inghilterra, Francia e Turchia -altro elemento che apre la strada a non poche perplessità- nei suoi interventi si è concentrata unicamente sulla sconfitta dell’Isis.

Che di certo non sono angeli caduti dal cielo, nessuno può affermare il contrario e nessuno può dimenticare i video realizzati a uso e consumo di un Occidente terrorizzato. Terrorizzato dalla concreta possibilità di attentati su suolo europeo e americano e dalla presunta invasione islamica, non certo preoccupato di indagare nelle dinamiche interne della stessa organizzazione. Neppure, a essere onesti, di comprendere quali conseguenze avrebbe portato ai civili siriani la nascita del Califfato.

Due pesi e due misure, insomma. Fai ciò che ritieni più opportuno, purché lontano dall’Occidente.

Ma non solo.

Lasciare solo il Free Syrian Army

Nel momento in cui si era capito di che pasta fossero fatti i combattenti appartenenti all’Isis, che inizialmente facevano fronte comune con il Movimento di Liberazione di Al-Nusra -organizzazioni che avevano, almeno all’apparenza, l’obiettivo di opporsi al regime di Assad, l’Occidente ha pensato bene di smettere di sostenere l’Esercito Siriano Libero. Che di fatto era l’unica organizzazione con un preciso referente, Riyad Al-As’ad prima e Salim Idris in seguito.

Viene spontaneo chiedersi, dunque, se ci siano stati dei tentativi di dialogo con lui, se sia stata almeno imbastita una strategia per cercare un accordo, o, quantomeno, chiedergli di riferire circa la sua presunta vicinanza alle violente politiche di Al-Nusra e Isis.

Perché a onor del vero, quello che la storia consegna all’Occidente, è la profonda spaccatura tra le varie forze di opposizione, tanto che il Free Syrian Army è accusato di essere troppo debole e moderato dagli altri due.

Davvero è stato fatto tutto il possibile per aiutarlo, prima di lasciarlo solo?

Il dubbio è più che legittimo. Su Insideover.com, in un articolo del 3 Settembre 2017 di Roberto Vivaldelli, si riportano le parole di Robert Ford, l’ex ambasciatore americano in Siria:

La guerra è agli sgoccioli. Assad ha vinto e rimarrà al potere. Questa è la nuova realtà che dobbiamo accettare, e non c’è molto che possiamo fare. A meno che i governi stranieri che in passato hanno sostenuto il Free Syrian Army siano disposti a inviare denaro, armi […], e fornire supporto militare alle Forze Democratiche Siriane […] che stanno combattendo contro lo Stato Islamico, sarebbe comunque impossibile per i ribelli sconfiggere Assad e i suoi alleati russi e iraniani.

La realtà è davvero come la conosciamo?

Resta un mistero, poi, per chiunque ami porsi delle domande, come sia possibile che Bashar Al-Assad, sostenuto peraltro da Vladimir Putin, sia in grado di radere al suolo un intero Paese di 23 milioni di abitanti, distruggendo porti, città, fabbriche, siti archeologici millenari e usare armi chimiche sulla popolazione inerte ma non sia riuscito a contenere l’Isis.

I fondi alla Turchia e i risultati disastrosi

Nel disastro perpetrato dall’Occidente in Siria, poi, salta all’occhio un altro errore. Un errore madornale commesso da un Europa impazzita e impacciata. Un errore che si continua a pagare in termini di vite umane, senza tralasciare, peraltro, l’enorme dispendio economico.

Un mare di soldi che avrebbero potuto essere spesi, se non per sostenere attivamente i ribelli di Assad, almeno per salvare la vita alle vittime -un numero incalcolabile e sottostimato- del regime governativo.

La non scelta dell’Occidente e i profughi siriani

Anziché attivarsi e fronteggiare in prima linea un disastro umanitario senza fine, i leader europei hanno scelto di lavarsene le mani. Sborsando milioni di euro da regalare letteralmente alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, allo scopo di contenere la temuta invasione di profughi musulmani che, inevitabilmente, si sarebbero riversati in Europa. Ancora una volta, una scelta di comodo e il timore di un’invasione islamica.

L’impasse Europa-Turchia nella questione siriana

Tale scelta -o non scelta che dir si voglia- ha contribuito a creare un’ impasse diplomatica intricata come poche.

Da una parte Erdogan che continua a intascare i fondi europei che, almeno in teoria, dovrebbero essere utilizzati a scopi umanitari -altro elemento su cui ci sarebbe moltissimo da dire-.

Dall’altra, un’ Europa che si è auto-imprigionata e si ritrova oggi sotto il ricatto di Erdogan, il quale minaccia, di nuovo -un fatto davvero ricorrente nella questione siriana- lo spettro della tanto temuta invasione di migranti musulmani.

Lo stesso Erdogan che, pur avendo sostenuto la coalizione americana contro l’Isis -appoggiando, dunque, almeno inizialmente, il fronte europeo- oggi diventa sempre più minaccioso nei confronti della Siria, senza tralasciare l’incognita dell’esplosiva situazione relativa alla minoranza curda.

Ancora una volta, chi si aspetterebbe un qualche tipo di intervento, anche solo diplomatico, da parte di Europa e Stati Uniti, sembra attendere invano.

Secondo Alberto Negri, in un articolo pubblicato su Linkiesta.it

[…] L’aspetto più sconcertante di questo atteggiamento americano, è che in Siria gli Usa non sono intervenuti neppure per proteggere i loro alleati curdi-siriani colpiti dall’avanzata della Turchia.[…] Eppure i curdi sono stati impiegati dagli Usa per combattere il Califfato e conquistare Raqqa, un tempo capitale di Al-Baghdadi e dell’Isis

Gli errori dell’Occidente in Siria: la situazione attuale e il ruolo di Biden

Da Bruxelles e dalla Casa Bianca tutto tace.

Perché Biden pare essere più interessato al conflitto in Ucraina, dando a Vladimir Putin del macellaio e del criminale di guerra.

Ironia della sorte, sembra dimenticare che si tratta dello stesso uomo che ha appoggiato e continua ad appoggiare incondizionatamente Bashar Al-Assad. Tanto rumore -sacrosanto- per l’Ucraina, che però stride drammaticamente con il silenzio riservato alla Siria.

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