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Dove mangiare a Luneburgo, in Germania: i posti da non perdere

dove mangiare a luneburgo

Senza troppi giri di parole, in questo articolo vi parlo di dove mangiare a Luneburgo, la magnifica città anseatica nel cuore della Bassa Sassonia.

Cucina tipica tedesca: tanta sostanza -e troppe calorie!-

Prima di iniziare, faccio una piccola precisazione.

Io di solito adoro assaggiare il cibo tipico del luogo in cui mi trovo. Un po’ perché sono molto aperta sotto questo punto di vista, e poi, lo ammetto, sono una buona forchetta, quindi raramente mi sono trovata in difficoltà su cosa mangiare all’estero.

In Germania è stato un po’ diverso.

Questo perché -riporto le parole di alcune persone del posto- ogni Paese del mondo ha le sue specialità, declinate nei vari abbinamenti, metodi di cottura e presentazione. Basti pensare alla pasta in Italia, o al sushi in Giappone, tanto per fare un esempio.

In Germania, invece, il piatto nazionale è rappresentato da salsicce e patate e, vuoi o non vuoi, alla fine non puoi sbizzarrirti più di tanto, soprattutto se le patate sono sempre fritte.

Di certo non ho la presunzione di conoscere le abitudini alimentari delle famiglie tedesche a casa loro, però durante il mio soggiorno sono stata in diversi ristoranti e fast food, quindi mi concentro su questi.

Ma andiamo per ordine.

Comincio con il raccontarvi una caratteristica di Luneburgo per farvi capire meglio.

I ristoranti a Luneburgo

Un dettaglio che ho notato passeggiando nelle strade del centro, è che a Luneburgo non esistono ristoranti di cucina tipica come potrebbero essere i bistrot in Francia o le nostre trattorie. Fatta eccezione per alcuni pub dove viene servita anche la pizza, il clou della cucina tedesca si concentra nelle tipiche panetterie con vetrina su strada -dove si vendono anche i dolci- e i chioschi all’aperto. Dove, per l’appunto, si possono mangiare esclusivamente hod dog e patatine. Questo si ricollega a quanto dicevo prima.

I ristoranti di Luneburgo, infatti, sono tutti specializzati in altri tipi di cucina, che poco o niente hanno a che fare con la gastronomia tedesca. Per esempio ho notato diversi locali di cucina crudista vegana, qualche ristorante orientale e tanti -per la maggior parte- di cucina turca, anche grazie all’alta presenza di turchi in Germania. Il settore della ristorazione in città, quindi, si regge grazie alla presenza di immigrati soprattutto turchi e italiani.

Per questo motivo, nell’articolo non troverete, come mia abitudine, i luoghi dove assaggiare il miglior cibo locale. Semplicemente, vi parlo di dove mangiare bene a Luneburgo, tenendo conto che non si tratta di cucina tedesca.

Dove mangiare a Luneburgo: i posti imperdibili

Nei prossimi paragrafi vi parlerò di 4 posti dove noi ci siamo trovati bene, non solo a pranzo e a cena, ma anche per la colazione e la merenda.

Iniziamo.

Gelateria Venezia: dove mangiare il gelato italiano a Luneburgo

cosa mangiare a Luneburgo

Inizio dal dolce, parlandovi di questa splendida gelateria in centro.

Quando ce l’hanno consigliata la prima volta ero curiosa, ma non vi nascondo la mia perplessità iniziale. Anche perché, diciamocelo, in questi posti spesso di italiano c’è solo il nome. Però mi sono dovuta ricredere.

In questa gelateria viene effettuato il servizio bar all’italiana ed è possibile fare colazione con un vero cappuccino che nulla ha da invidiare a quelli preparati all’interno dei nostri confini.

Ovviamente, la specialità però è il gelato. Se guardate il menù, sicuramente resterete perplessi leggendo nomi come “spaghetti-ice”. Non fatevi impressionare, perché si tratta di gelato lavorato con una specie di siringa per dolci, che gli conferisce la tipica forma allungata degli spaghetti.

Consiglio: le proposte del menù faranno storcere un po’ la bocca agli italiani, perché per noi il gelato è un alimento poco lavorato che spesso associamo a merende e passeggiate estive. Secondo me, infatti, è pensato per la clientela tedesca. Quello che vi invito a fare, è entrare all’interno del locale, dove troverete il banco gelati con i gusti da scegliere al momento, in cono o coppetta come si usa da noi. I gusti sono tutti scritti in italiano. Da provare assolutamente la fragola, il pistacchio e lo jogurt.

Come arrivare

Ecco l’indirizzo: Gelateria Venezia Am Sande 22, Luneburg.

Tra l’altro, quasi tutti i camerieri parlano italiano, e sono sempre felici di fare due chiacchiere con i connazionali che capitano da queste parti -come dicevo negli articoli precedenti, non sono molti-.

Colazione tedesca +dolci turchi

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Sempre parlando di dolci, ma non solo, l’altro locale che vi consiglio di provare a Luneburgo è il Baklava Am Sande.

Come suggerisce il nome, si tratta di una caffetteria turca, specializzata nel caffè e nei dolci, in particolare torte -che vengono servite al trancio- e dolci al cucchiaio.

Da provare: la torta con fondo biscottato al cioccolato, la torta al pan di Spagna con panna e limone, il gateaux di fragola, servito con tè alla menta.

Ecco le foto.

dove mangiare a luneburgo
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Se preferite il salato, qui è possibile ordinare la classica colazione tedesca a base di pane, uova, formaggio e salsiccia servita nelle numerose varianti, a partire dal prezzo base di euro 5,40 a persona.

Qui il personale non parla inglese, ma solo turco e tedesco.

Indirizzo

Il Baklava Am Sande si trova proprio in centro, all’inizio di Rote Strasse.

Dove mangiare a Luneburgo in un tipico ristorante italiano

dove mangiare a luneburgo

Anche in questo caso, ammetto tutti i miei dubbi iniziali, perché non avevo mai mangiato in un ristorante italiano all’estero, però è stata una bella sorpresa.

In questo paragrafo vi parlo del ristorante “L’Osteria Pizza e Pasta”, un po’ defilato dal centro, ma, tutto sommato, facilmente raggiungibile.

L’Osteria Pizza e Pasta dispone di un bel cortile dove mangiare all’aperto durante l’estate e oltre al menù trattoria -che cambia in base alle stagioni- propone i piatti più famosi della cucina tipica italiana.

Alcune ricette risentono molto dell’influsso tedesco e sono state rivisitate, ad esempio le insalate prevedono un mix di ingredienti che difficilmente si trovano da noi, però non le ho assaggiate quindi non posso giudicare.

Quello che mi ha sorpreso è stata la pizza, simile in tutto e per tutto alle pizze al piatto -cotte nel forno a legna- che si trovano da noi.

Essendo molto grandi, una sola pizza basta per due. Inoltre, una cosa che ho apprezzato molto, è stato il box per portare via gli avanzi. Da noi questa pratica non è molto in uso, ma in realtà è una buona cosa per evitare gli sprechi alimentari, visto che comunque quello che si porta via è stato pagato e può tranquillamente essere consumato il giorno successivo.

Le tariffe: ecco quanto abbiamo pagato

I prezzi sono più alti di quelli italiani, ma in media con gli standard tedeschi.

Per farvi capire meglio, vi riporto quanto abbiamo speso noi, in 4 adulti e due bambini -la mia piccola non ha mangiato nulla perché ha dormito tutto il tempo-.

  • Aranciata euro 3,50
  • 2 Peroni piccole euro 7,80
  • birra alla spina euro 3,75
  • 1 acqua in bottiglia euro 2,95
  • succo di mela 3,75
  • succo d’arancia 3,75
  • maccheroni al burro 3,50 -qui siamo sotto la media italiana-
  • 1 Margherita 9,75
  • 1 pizza al prosciutto crudo 14,25
  • 1 Capricciosa -a differenza della ricetta originale mancava l’uovo- 14,25

I caffè sono stati offerti dalla casa.

Il personale parla benissimo italiano, noi abbiamo fatto amicizia con un cameriere di Padova che, sentendo il nostro accento romano, la prima frase che ci ha rivolto è stata “Ragazzi, forza Roma o forza Lazio?”

Info e consigli

Essendo uno dei migliori ristoranti di Luneburgo è sempre pieno, quindi per essere sicuri di trovare posto vi consiglio di prenotare al numero 0431-7075520

L’Osteria Pizza e Pasta si trova in An Den Reeperbahnen 2 B.

Cibo turco a Luneburgo: non solo Kebab

dove mangiare a luneburgo

L’ultimo posto di cui vi parlo in questo articolo è un ristorante specializzato nella cucina turca, il Bodrum.

Non molto grande, dispone comunque di alcuni tavoli all’aperto che si affacciano sulla principale strada del centro di Luneburgo.

Contrariamente ai ristoranti in Italia, dove si servono principalmente Falafel e Kebab -nel panino o al piatto- il Bodrum propone un’ampia gamma di ricette, che vedono la carne e la verdura come i protagonisti principali.

Non solo Kebab, dunque, ma anche zuppe, contorni e svariati piatti a base di pollo e agnello, fritto, stufato o cotto alla piastra.

Il servizio è molto veloce e le porzioni sono abbondanti, dunque un secondo di carne e verdure al prezzo medio di 18,00 euro è assolutamente giustificato.

Io vi consiglio di provare:

  • il tagliere di pizza -particolarmente apprezzato dai bambini-
  • riso e fagioli -economico, costa solo 4 euro a porzione ma davvero buonissimo nella sua semplicità-
  • il tacchino alla piastra, che a noi hanno servito a tranci, accompagnato da svariate salse, riso, verdure e dell’ottimo pane appena sfornato.

Il Bodrum si trova in centro a Luneburgo, all’angolo della strada che incrocia Am Sande Strasse, 43 A.

Spero di esservi stata utile, ma il discorso cibo non si esaurisce qui, perché nel prossimo articolo vi parlerò di tutti i consigli utili per affrontare il viaggio dall’Italia a Luneburgo in macchina con bambini piccoli. Proprio per questo, il cibo avrà una rilevanza fondamentale. Per ora non vi svelo di più e vi rimando al prossimo post.

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Cosa fare a Luneburgo: il KurPark +centro termale

cosa fare a Luneburgo Kurpark

Se vi state chiedendo cosa fare a Luneburgo dopo aver visitato il centro storico, oggi vi racconto di due luoghi praticamente sconosciuti ai turisti, molto amati dalla gente del posto.

Senza troppi giri di parole, vi svelo subito di cosa sto parlando.

Il primo è un parco che definire spettacolare è poco, il secondo è un centro termale a 5 stelle con i prezzi decisamente abbordabili.

Iniziamo subito.

Cosa fare a Luneburgo: visita al KurPark

cosa fare a Luneburgo Kurpark

Se mi leggete da un po’, sapete che amo tantissimo passare il tempo all’aperto.

Il KurPark è uno dei miei luoghi preferiti di tutta Luneburgo, tanto che ho scelto di tornarci più di una volta durante il mio soggiorno in città.

Devo dire che forse il KurPark, tra i vari parchi che ho visto, è quello che più riesce a coniugare le esigenze di tutti, qualunque esse siano.

Gli ampi spazi verdi lo rendono un luogo perfetto per rilassarsi da soli o fare una romantica passeggiata in coppia.

La presenza delle aree giochi e le papere che passeggiano indisturbate lo rendono un luogo amatissimo dai bambini, che possono correre indisturbati lontani dai pericoli.

Tra l’altro tutto il parco è completamente pianeggiante e i vialetti possono essere percorsi con facilità grazie all’assenza di qualsiasi barriera architettonica.

cosa fare a Luneburgo Kurpark

Come trascorrere la giornata al KurPark

Come dicevo nel paragrafo precedente, si tratta di un luogo molto amato dai residenti, tanto che a qualsiasi ora del giorno si incontrano persone che si rilassano leggendo un libro, passeggiando o facendo yoga di gruppo.

Il KurPark è un punto di riferimento anche per le scuole, che lo usano a scopi educativi. Io ho incontrato tantissimi gruppi di studenti che, accompagnati dai loro professori, studiavano la vita delle api che vivono nel parco e facevano attività sportiva.

Com’è strutturato il parco

cosa fare a Luneburgo Kurpark

Si sa che i tedeschi sono molto metodici.

Questo amore per l’ordine è presente in ogni angolo del parco che, come molte aree verdi di Luneburgo, si sviluppa seguendo un percorso circolare.

Lungo il sentiero si incontrano, in questo ordine:

  • il laghetto con le papere
  • l’apiario
  • un castagneto secolare con accanto un gruppo di abeti
  • aree ricreative pensate per bambini di diverse età.

A conclusione del percorso, poi, prima di tornare al cancello da cui si entra, ci sono un odeon all’aperto, che in estate viene utilizzato per concerti e spettacoli teatrali, e il bar del parco, specializzato nel caffè alla turca.

cosa fare a Luneburgo Kurpark
cosa fare a Luneburgo Kurpark
cosa fare a Luneburgo Kurpark

Il tutto è accompagnato da prati curati al centimetro, che in autunno sembrano usciti dalla tela di un pittore, e i blumen.

Questa parola in tedesco indica i fiori in modo generico, ma da queste parti viene usata anche per indicare i fiori di campo che spuntano praticamente a ogni angolo.

cosa fare a Luneburgo Kurpark

Tra l’altro il parco è talmente grande che al suo interno non si sente nemmeno il rumore delle macchine che passano per strada, quindi è un luogo adattissimo per rilassarsi e passare la giornata all’aperto. Soprattutto se avete trascorso in centro città i giorni precedenti e avete voglia di staccare un attimo.

Cosa fare a Luneburgo: il Salu Salztherme Center

Ora vi parlo del secondo luogo di cui vi accennavo all’inizio, il Salu Salztherme Center.

All’inizio ho pensato si trattasse di una semplice piscina, ma entrando mi sono dovuta ricredere e devo dire che si è trattato davvero di una scoperta.

Luneburgo è famosa per la presenza del sale nel sottosuolo e il Salztherme Luneburg è appunto un centro termale salino, quindi l’acqua è salata come quella del mare e apporta gli stessi benefici.

Tutto sul Salu Salztherme Luneburg

Il bello di questo centro non è solo l’acqua salata, ma tutti i servizi che offre, che devo dire meritano davvero 5 stelle.

Al suo interno, infatti, ci sono diverse piscine. Si va da quella grande di dimensioni olimpioniche fino alle piscinette per bambini, corredate da giochi e scivoli in base all’età.

Il centro inoltre garantisce la presenza della security e dei bagnini per qualsivoglia esigenza.

Mentre un’area è all’aperto, ci sono due piani interamente al chiuso, dove si passa dall’acqua fredda a quella riscaldata, che è davvero un toccasana nelle sere d’inverno.

L’altezza dell’acqua è segnalata un po’ ovunque, quindi non c’è rischio neppure per chi non sa nuotare.

All’interno di ogni piscina, poi, ogni tot minuti vengono rilasciati i getti d’acqua per l’idromassaggio, che si può fare dopo essere usciti dalla sauna o dopo aver fatto fitness nell’area adiacente, il tutto all’interno della medesima struttura.

Purtroppo non ho nessuna foto perché per una questione di privacy è severamente vietato realizzare foto e video -questo non è un post sponsorizzato- ma una visita al Salu Salztherme Luneburg è una cosa da fare assolutamente se vi trovate da queste parti e ve la stra consiglio.

A dirla tutta, me ne sono innamorata e mi dispiace tantissimo che dove vivo io non ci sia una struttura simile.

Tra l’altro questo centro termale si trova accanto al parco di cui vi ho parlato nella prima parte di questo articolo, quindi è facilissimo da raggiungere.

Nei prossimi paragrafi vi racconto un po’ come funziona.

Come funziona il Salu Salztherme Luneburg e cosa troverete all’interno

Arrivando dalla strada principale, c’è il parcheggio dedicato ai visitatori del centro, a cui si accede ritirando il biglietto con la data e l’orario di entrata. Il biglietto va conservato perché poi servirà per uscire.

Risalendo dal parcheggio si accede a un piazzale molto grande, riconoscerete l’entrata perché di fronte c’è un grandissimo hotel, il Salu, che viene usato per convegni e incontri di lavoro.

La biglietteria si trova davanti all’entrata ed è qui che si paga in base alle ore che si resta -troverete tutte le info e i prezzi nell’ultimo paragrafo dell’articolo-.

A questo punto vi verrà fornito una specie di orologio di plastica che però è digitale. Questo orologio va tenuto al polso -potete tranquillamente bagnarlo in acqua- perché vi servirà per accedere all’interno e chiudere l’armadietto dove depositate le vostre cose. Inoltre, semplicemente posizionando il quadrante alla cassa del bar-ristorante interno, il conto delle ordinazioni sarà addebitato alla fine. Questo è una cosa comodissima perché vi permette di non portarvi il portafoglio all’interno della piscina rischiando di perderlo.

A fine serata, infatti, basterà mostrarlo in cassa per pagare le consumazioni prima di andare via, quando avrete ripreso le vostre borse. A questo punto, dopo aver pagato, si inserisce l’orologio in un gabbiotto di plastica che provvede ad azzerare il codice e vi consente di uscire dalla struttura per tornare alla macchina. Et voilà, il gioco è fatto perché è davvero un sistema comodissimo.

Orari e prezzi

Come vi dicevo, all’interno del centro si trova il ristorante.

Qui potete ordinare caffè e cappuccini, ma anche succhi di frutta e la cena completa. Noi abbiamo cenato qui la seconda volta che siamo venuti. Chiaramente il menù è alla tedesca, quindi il piatto principale sono le salsicce con le patatine fritte, però è possibile trovare anche una vasta scelta di insalate e gli onnipresenti nuggets per i più piccoli. Il servizio è self-service e i tavoli sono molto puliti e spaziosi. Ci sono anche i seggioloni per i bambini. L’unica accortezza è di ordinare prima delle 20,00 perché poi c’è la chiusura, quindi per cenare vi consiglio di recarvi a mangiare entro le 19,00.

Questo vale solo per il ristorante, perché il centro termale segue questi orari di apertura:

  • dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 22,00
  • la domenica e i giorni festivi dalle 8,00 alle 20,00

Per conoscere in dettaglio gli orari della sauna e del centro fitness, che invece sono soggetti a cambiamenti stagionali, vi consiglio di dare un’occhiata al sito www.salue.info anche per vedere qualche foto, visto che, come dicevo prima, non mi è stato possibile scattarne a causa del regolamento che tutela la privacy dei visitatori.

Per quanto riguarda il prezzo, in 4 adulti noi abbiamo pagato circa 50,00 euro in totale per 4 ore, mentre è gratuita l’entrata per i bambini fino a 3 anni. In ogni caso, potete chiedere direttamente alla biglietteria perché i receptionist parlano inglese.

Per finire, ecco l’indirizzo del Salu Salztherme Luneburg da impostare sul navigatore:

Kurzentrum Luneburg Kurmittel Gmbh, Uelzener Stasse 1-5, Luneburg -comunque è molto facile da raggiungere in quanto si trova sulla strada principale-.

Cosa fare a Luneburgo: la mia opinione

In questo articolo vi ho parlato del Kurpark e del centro termale salino, un po’ perché sono luoghi che ho visitato personalmente e dunque mi sento di consigliarveli, ma anche perché sono posti che davvero si adattano alle esigenze di tutti.

Secondo me, dopo un paio di giorni trascorsi a visitare il centro città, spezzare un attimo è l’ideale, quindi il consiglio che mi sento di darvi è di trascorrere la mattinata al parco per poi passare il pomeriggio alle terme cenando direttamente al ristorante.

A proposito di cibo, nel prossimo articolo vi parlerò più in dettaglio di cosa mangiare da queste parti, suggerendovi un paio di posti tutti sperimentati personalmente.

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Luneburgo con bambini: visita al Wildpark Lüneburger Heide

Luneburgo con bambini

Se vi state chiedendo cosa fare a Luneburgo con bambini, questo è l’articolo che fa per voi.

Oggi vi parlo della mia visita al WildPark Luneburger Heide, il luogo perfetto per i bimbi dai due anni in su, tanto che questo giardino zoologico è tra i più rinomati di tutta la Germania.

La mia opinione sugli zoo

Personalmente non ho mai amato gli zoo, perché li trovo di una crudeltà inaudita. Per me gli animali devono restare liberi nella natura e questo è l’unico modo etico che accetto per poterli osservare.

Ecco perché quando mi hanno proposto questa visita non ero affatto entusiasta e tutt’ora ho qualche remora a parlarne in questo blog.

Gli animali del WildPark Luneburger Heide

Tuttavia, va detto che gli animali che attualmente popolano il parco sono nati in cattività, quindi, se venissero re-inseriti adesso nel loro habitat naturale, difficilmente riuscirebbero a sopravvivere.

Alla luce di questo, tutto sommato, portare i bambini a visitare il parco può essere un’esperienza interessante, purché gli si spieghi che amare davvero gli animali significa lasciarli vivere in libertà.

Dopo questa premessa, che mi sembrava doverosa, parto subito con il raccontarvi tutto.

Luneburgo con bambini: tutto sul Luneburger WildPark Heide

Il WildPark Luneburger Heide, aperto nel 1970, quando ancora non si parlava di protezione della fauna selvatica, si trova nel comune di Hanstedt, a circa 20 km da Luneburgo, da cui è facilmente raggiungibile in macchina.

Il percorso

Il parco copre diversi ettari ed è interamente circondato dai boschi, all’interno dei quali ci sono i vari sentieri, tutti facilmente percorribili sia a piedi che con i passeggini.

Del resto, le famiglie numerose in Germania sono la norma e ogni nucleo familiare conta almeno 3 o 4 bambini, spesso tutti molto piccoli e con pochissima differenza di età. Questo è frutto di una politica volta a incentivare le nascite, che si traduce in un sistema che funziona alla grande sotto tutti i punti di vista.

I genitori tedeschi sono molto meno ansiosi rispetto a quelli italiani e trasportano i piccoli nei carrelli legati alle biciclette. Carrelli che spesso contengono pure lattine di birra e sacchi di patate, proprio come le immagini da cartolina.

Luneburgo con bambini: gli animali del parco

Chiaramente, il cuore del parco sono gli animali, parliamo di circa 1200 specie diverse tra orsi, cervi, renne, stambecchi e non solo.

Il WildPark Luneburger Heide è famoso per ospitare anche bisonti americani, una quantità stupefacente di volatili che vanno dai gufi alle aquile, fino alle civette.

L’attrazione maggiore, però, è la coppia di tigri che io sono riuscita a vedere a distanza ravvicinata.

Adesso vi mostro una serie di foto dei vari animali, ciascuno ben tenuto nella sua area -qui infatti gli animali non sono tenuti in gabbia come nei classici zoo, ma vivono in aree recintate la cui grandezza dipende dalla specie-.

Luneburgo con bambini
Luneburgo con bambini
Luneburgo con bambini
Luneburgo con bambini
Luneburgo con bambini
Luneburgo con bambini

Gli animali preferiti dai bambini

Gli animali da cui i bambini sono più affascinati, grazie alla loro dolcezza e docilità, sono i cerbiatti.

All’entrata è possibile acquistare il cibo che loro prendono direttamente dalle mani dei visitatori. Vi dirò che per me è stata una bellissima esperienza, perché non capita tutti i giorni di passeggiare tra i cerbiatti e le gazzelle.

Nella foto che vi mostro tra un attimo sorridevo estasiata perché, davvero, erano dolcissimi, anche se restava un non so che di stonato, perché ribadisco che ogni animale dovrebbe vivere in completa libertà.

Luneburgo con bambini

La ricostruzione degli habitat naturali

Un dettaglio che invece ho apprezzato è la ricostruzione dei vari habitat molto somiglianti a quelli che si trovano in natura.

Nella zona dove ci sono le tigri, ad esempio, la giungla è stata ricostruita con una serie di piante e arbusti interrotti da un corso d’acqua.

L’area degli orsi contiene piscine d’acqua artificiali scavate nella pietra che ricordano il letto di un fiume.

Luneburgo con bambini

In questa foto, infine, si vede quella che credo sia una donnola nuotare in acqua; in questo caso il suo nido è stato scavato tra le rocce, esattamente come avviene in natura.

Luneburgo con bambini

Gli spettacoli del WildPark Luneburger Heide

Un’altra attività che vi consiglio all’interno del parco -nonostante sia diffusa anche da noi- sono gli spettacoli del pomeriggio con le aquile addestrate.

Questa disciplina ha origini molto antiche e affonda le sue radici nel Medioevo, quando i rapaci venivano utilizzati per esibirsi negli spettacoli rivolti ai signori delle corti e alle fiere di paese.

Gli spettacoli con le aquile e i gufi del WildPark Luneburger Heide si svolgono all’aperto, in un lato che rimane verso la fine del sentiero, che segue un percorso ad anello.

Servizi e infrastrutture per bambini e non all’interno del parco

Fin ora vi ho parlato degli animali senza tralasciare le mie perplessità. Ora voglio dire due parole sulle infrastrutture all’interno del parco, che lo rendono un luogo adattissimo ai bambini.

Wc e punti ristoro

Prima ho detto che il parco copre diversi ettari. Qui nulla sembra essere lasciato al caso e praticamente ogni 200 metri troverete bagni, panchine dove riposarvi e tavoli dove fare un pic-nic, oltre a tantissimi punti ristoro per prendere un caffè o fare una vera pausa pranzo a base di hot-dog e patatine fritte.

Fast food e area giochi

Il vanto del parco, però, è il fast food che si trova vicino all’entrata, dove tornerete una volta aver concluso il percorso. Qui potrete trovare menù per bambini a base di chips e nuggets, ma anche le famose salsicce tedesche e ogni tipo di bevanda alla spina, dalla birra alla Coca-Cola.

Qui si vendono anche i gelati che, d’accordo, forse non saranno come quelli italiani, io però ho provato il cono alla vaniglia e devo dire che era davvero buono.

Inoltre, al lato del ristorante fast food, c’è una grandissima area giochi, interamente realizzata su un terreno sabbioso. Si va dalle altalene ai cavallucci, fino ai percorsi arrampicata per i più grandi.

In pratica, è l’ideale per far stancare bene i piccoli prima di rientrare, mentre vi godete una birra ai tavoli del ristorante 🙂

Il parcheggio

Infine, il parco dispone di un grandissimo parcheggio all’aperto all’ombra degli alberi, dove ho visto molte famiglie fermarsi per un pic-nic prima di cena -si tratta di uno spazio molto bello che definire parcheggio è riduttivo, non aspettatevi di essere circondati dallo smog perché questi prati sono grandissimi e c’è spazio per tutti-.

Nel prossimo paragrafo vi parlo dei prezzi e degli orari di apertura.

Prezzi + orari

Al momento, gli orari riportati all’interno della biglietteria sono i seguenti:

  • dal 1° Marzo al 31 Ottobre il parco è aperto dalle 8,00 alle 19,00
  • dal 1° Novembre al 28 Febbraio l’apertura è alle 9,30 con la chiusura fissata per le 16,30

Queste invece sono le tariffe per l’entrata:

  • 13,00 euro a persona tariffa standard
  • pacchetto famiglia 2 adulti + 2 bambini -dai 3 ai 14 anni- 46,00 euro

Per essere sempre aggiornati sulle ultime offerte e per gli sconti in caso di gruppi, vi consiglio di scrivere un’e-mail al seguente indirizzo:

info@heide-himmel.de

Luneburgo con bambini, la mia opinione sul WildPark Luneburger Heide

Come vi dicevo, ancora non riesco a farmi un’idea definitiva su questo luogo.

Il mio lato ambientalista mi impone di chiedermi perché gli animali debbano vivere in aree recintate. Detto ciò, non posso negare che in questo caso parliamo di un luogo davvero curato e organizzato, con tantissimi servizi pensati per le esigenze di tutta la famiglia. Quindi, direi sì a una visita se viaggiate a Luneburgo con piccoli al seguito, a patto però di spiegargli che questa non è la condizione naturale degli animali.

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Cosa vedere a Luneburgo, nel Nord della Germania

cosa vedere a Luneburgo

In questo articolo vi parlo di cosa vedere a Luneburgo, la città tedesca nel cuore della bassa Sassonia.

Era da un po’ che non parlavo di viaggi, e adesso che posso tornare a scriverne ho davvero tantissimo da raccontare. Quindi mettetevi comodi, anche perché questo è solo il primo di tutti gli articoli che ho in programma sul mio viaggio in Germania.

Luneburgo: partiamo dal nome e facciamo chiarezza

Date le domande che mi sono state poste prima del viaggio, mi sono resa conto che sono in molti a fare confusione sul nome e l’esatta collocazione di questa città.

Quindi partiamo dal nome e facciamo un po’ di chiarezza.

Luneburg, la città di cui vi parlo, si trova in Germania a pochi chilometri da Amburgo e neppure troppo lontana dal confine danese. La sua traduzione in italiano è Luneburgo, da non confondere con la quasi omonima Lunenburgo, che invece si trova nella Nuova Scozia canadese.

Questo errore è molto comune in Italia, forse perché in genere gli italiani che visitano la Germania si fermano in Baviera o al massimo a Berlino.

La Bassa Sassonia, invece, all’estremo Nord del Paese, non è una meta molto conosciuta da noi, quindi sono pochi gli italiani che si avventurano fin qui.

Dire che si tratta di una destinazione che vi consiglio assolutamente sembra quasi scontato, quindi bando alle chiacchiere, vi racconto subito cosa vedere a Luneburgo.

Cosa vedere a Luneburgo, nel cuore della Bassa Sassonia

Nei paragrafi successivi vi parlerò di cosa visitare in città, con un occhio di riguardo al centro storico.

Prima di tutto, però, vediamo come arrivare.

Come arrivare a Luneburgo

Nonostante siamo in Germania, i collegamenti con questa parte del Paese e l’Italia non sono proprio eccezionali, quindi vi consiglio di guardare con largo anticipo i voli che dal nostro Paese arrivano all’aeroporto di Amburgo.

Tenete presente, comunque, che in molti casi si tratta di voli che hanno almeno uno scalo. Dall’aeroporto di Amburgo, Luneburgo è facilmente raggiungibile in taxi, in pullman oppure in treno -il servizio dei treni regionali qui è davvero fantastico e la stazione di Luneburgo si trova proprio a poche centinaia di metri dal centro-.

Arrivare a Luneburgo in macchina: si può fare

Se invece avete un po’ di tempo a disposizione e amate i lunghi viaggi in auto, vi dico come sono arrivata io: dall’Italia, direttamente in macchina. La distanza da Roma è di circa 1700 km.

Lo so, è un viaggione, ma vi assicuro che il senso di libertà nello spostarsi così liberamente e ammirare il panorama è impagabile.

Secondo il navigatore, il tempo per raggiungere Luneburgo in macchina è di circa 17 ore. Noi ce ne abbiamo messe 24, tenendo conto delle varie soste in cui ci siamo fermati a dormire, anche perché abbiamo viaggiato con una bambina piccola i cui tempi andavano necessariamente rispettati.

Comunque vi parlerò di questo in un articolo a parte dove vi racconterò delle difficoltà che abbiamo incontrato -perché sì, ci sono state- e dei consigli per superarle al meglio.

Cosa vedere a Luneburgo in coppia o famiglia

Ci sono due cose che amo profondamente di questa città.

La prima, le dimensioni ridotte, che la rendono molto vivibile e facilmente visitabile anche nel caso con voi ci siano bambini molto piccoli. L’altra è l’incredibile quantità di verde che si perde a vista d’occhio.

Questo fa si che Luneburgo sia una sola cosa con il verde dei boschi, dove le case tradizionali, che sembrano uscite direttamente dalla favola di Hansel e Gretel, vanno a braccetto con i colori delle stagioni.

Cosa vedere a Luneburgo: visita al centro città

cosa vedere a Luneburgo

La prima cosa da fare a Luneburgo è sicuramente una visita in centro.

Come vi dicevo nel paragrafo precedente, parliamo di una città piuttosto piccola, quindi il centro è facilmente visitabile a piedi e molte strade sono pedonali per la gioia dei bambini, che possono correre indisturbati. Tra l’altro qui ci sono ovunque piste ciclabili e sono in molti a scegliere la bicicletta per i loro spostamenti quotidiani.

cosa vedere a luneburgo
Luneburgo, la città del sale e città anseatica

Luneburgo è una città molto antica ed è conosciuta anche come la città del sale.

La sua posizione strategica, grazie alla presenza delle saline, la resero un punto di snodo per la rotta commerciale sul Mar Baltico. Proprio grazie a questo riuscì a entrare nella Lega Anseatica, tanto che città anseatica è l’altro appellativo con cui viene indicata dai suoi abitanti.

Oggi il suo centro storico è un dedalo di stradine che raccontano dei suoi periodi di massimo splendore e gli edifici dall’architettura tradizionale, con le facciate in mattoni rossi e i tetti spioventi, si mixano perfettamente alle testimonianze gotiche delle Chiese.

Cosa vedere a Luneburgo: la zona più famosa del centro storico

Una caratteristica propria di Luneburgo sono le porte molto appariscenti degli edifici.

Molte hanno colori davvero vivaci e colpiscono le decorazioni, a metà tra il gotico e uno stile che ricorda un non so che di stregonesco.

cosa vedere a luneburgo

Accanto a queste porte, ci sono le vetrine dei piccoli negozi che danno sulla strada. Anche queste sono davvero caratteristiche, tanto che io mi incantavo letteralmente a guardarle.

I piccoli laboratori degli artigiani conservano ancora gli oggetti della vita quotidiana tradizionale e sono decorati con le tendine in pizzo, utensili di porcellana e i fiori, che da queste parti fanno capolino un po’ ovunque.

Guardate qua:

cosa vedere a Luneburgo

Solo il Palazzo del Municipio, che risale attorno al 1200, sembra discostarsi da questo stile e si presenta nelle sue forme lineari e pulite, senza comunque stonare nell’armonia che caratterizza Luneburgo.

Ai lati della piazza su cui sorge il Muncipio ci sono varie stradine nelle quali è possibile trovare ristoranti, fermarsi per un aperitivo o provare uno dei prodotti tradizionali venduti nelle piccole panetterie della città.

Un angolo di Venezia a Luneburgo

Proseguendo all’interno di queste stradine, tra le quali vi consiglio assolutamente di perdervi, perché davvero ogni angolo è una piccola scoperta, si arriva alla zona adiacente al fiume.

Per noi italiani è impossibile non pensare a Venezia, perché il Llmenau taglia trasversalmente la città e questa parte del centro storico è costruito interamente sull’acqua.

cosa vedere a Luneburgo

Qui si può passeggiare sul piccolo ponte di legno o fermarsi a mangiare qualcosa in uno dei tanti locali del quartiere, fino ad arrivare all’antico mulino, dove i fiori strizzano l’occhio a una piccola cascata naturale.

Ecco uno scatto del mulino, che all’ora del tramonto trasmette sempre un po’ di malinconia.

Cosa vedere a Luneburgo: il centro storico “vecchio” sconosciuto ai turisti

Se fin ora ho parlato del centro storico più famoso di Luneburgo, quello fotografato dai turisti -prettamente Nord europei- che visitano la città, adesso vi conduco in un luogo davvero speciale.

In pratica si tratta di un piccolo insediamento che si snoda parallelo al centro storico turistico.

All’inizio sembra un anonimo gruppo di case, tanto che questa parte non è neppure segnalata dalle indicazioni turistiche.

Eppure, questo è il primo e il più antico quartiere della città.

In questa zona, si tratta di una minuscola area dove spesso passano solo biciclette, le abitazioni sono tutte molto piccole. Ma l’atmosfera che si respira ricorda davvero quella di un qualche film Fantasy.

I tetti sono così appuntiti che sembrano sfidare le leggi della gravità, mentre i mattoncini rossi e marroni fanno pensare a un mix di frutta e cioccolata.

Queste case oggi sono quasi tutte abitate, eppure, in un pomeriggio d’estate, sembravano esserci solo i fiori e i gatti a farci compagnia.

cosa vedere a luneburgo

Insomma, si tratta di un percorso che merita davvero di essere scoperto.

Per ora mi fermo qui perché rischio di scrivere un mattone, ma nei prossimi articoli vi parlerò di cosa fare nei dintorni di Luneburgo e cosa mangiare in città.

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Italia Viaggi

Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

Articolo aggiornato il 24 Agosto 2022

santuario santissima trinità vallepietra

Oggi voglio parlarvi di un luogo molto speciale, il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra. Talmente speciale che sembra uscito da una fiaba, abbarbicato tra precipizi e speroni rocciosi.

Il Santuario è molto conosciuto in tutto il centro Italia, tuttavia non è molto facile da raggiungere. Per questo, alla fine dell’articolo troverete tutte le informazioni pratiche per organizzare la visita al Santuario.

Il Santuario e la Santissima Trinità: le origini tra storia, fede e leggenda

Il fascino del Santuario affonda le radici nella sua origine misteriosa, a metà fra il mito e la fede. Non è semplice tracciare un confine netto tra i due campi.

Per la gente del luogo, infatti, i due aspetti si fondono dando origine a un’interpretazione difficilmente spiegabile con la razionalità. Io stessa ho ascoltato diverse versioni mescolate tra loro fin da quando ero bambina.

Le leggende

  • Partiamo con la leggenda più conosciuta a livello popolare. Si racconta che un contadino stesse arando i suoi campi. Improvvisamente, i buoi sarebbero precipitati con tutto l’aratro lungo uno sperone roccioso alto circa 300 metri. Il contadino, affacciandosi per guardare sotto il burrone, avrebbe trovato i buoi miracolosamente vivi, inginocchiati davanti al dipinto della Santissima Trinità.
  • Secondo un’altra leggenda, si narra che due uomini provenienti da Ravenna, si sarebbero rifugiati sul Monte Autore -dove attualmente sorge il Santuario- per sfuggire alle persecuzioni di Nerone. Avrebbero poi ricevuto la visita degli apostoli Pietro e Giovanni e ricevuto cibo e acqua da un angelo. Sarebbe infine apparsa la Santissima Trinità, che avrebbe benedetto il Monte Autore, dando al luogo un ‘importanza pari a quella di Gerusalemme e del Monte Sion.

L’interpretazione storica

Al di là dei racconti popolari, comunque, esisterebbe davvero un collegamento tra il Santuario della Santissima Trinità, l’Oriente e la Terra Santa. Secondo alcuni studiosi, infatti, il Santuario sarebbe stato fondato da monaci orientali. A testimonianza di questa ipotesi ci sarebbe lo stile del dipinto della Santissima Trinità, identificato come bizantino, e i nomi antichi dei luoghi circostanti. Pare infatti che, fino al secolo scorso, i monti attorno al Santuario si chiamassero Sion e Cappadocia, come l’ antica regione bizantina che oggi appartiene alla Turchia.

Indipendentemente dall’origine, il Santuario della Santissima Trinità attira ogni anno moltissimi visitatori.

Il Santuario della Santissima Trinità e le cappelle

Per raggiungere il Santuario si cammina a piedi per circa un quarto d’ora a partire dal parcheggio su strada. La cosa impressionante durante la camminata è il paesaggio circostante. Il precipizio da un lato, un enorme sperone roccioso dall’altro. Tanto alto da far girare la testa.

santuario santissima trinità vallepietra

All’arrivo, quasi sorprende la piccola struttura scavata letteralmente nella roccia. Modesta e spoglia, al suo interno contiene soltanto il dipinto raffigurante la Santissima Trinità.

santuario santissima trinità vallepietra

Oltre al Santuario, nella stessa area, scavate nella roccia ci sono tre cappelle. La prima è la Cappella del Crocifisso. Le altre due sono dedicate a San Giuseppe e a Sant’Anna -la madre della Vergine Maria-:

Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

La cappella è davvero minuscola, eppure è molto bella nei suoi colori vivaci e negli archetti che sovrastano l’altare. Effettivamente, anche in questo caso, c’è qualcosa che richiama l’Oriente, quindi, forse, la teoria dell’origine bizantina è davvero la più probabile.

santuario della santissima trinità a Vallepietra

Perché visitare il Santuario?

Se vi state chiedendo perché dovreste visitare il Santuario, non esiste una sola risposta. Molti scelgono di recarsi in questo luogo per motivi religiosi, ma non c’è solo questo.

Il Santuario si trova incastonato in un bellissimo angolo del centro Italia, quasi lungo la linea di confine tra Lazio e Abruzzo, circondato da boschi suggestivi.

Lo sperone roccioso ha il potere di far sentire incredibilmente piccolo e indifeso chiunque lo guardi. E subito si pensa ai tempi antichi, a come sia stato possibile, senza nessuna tecnologia, vivere e costruire il Santuario in un luogo tanto remoto.

L’amore per questo Santuario è insito nella gente del posto, tanto che ogni anno sono molti i pellegrinaggi organizzati e, lungo la strada per raggiungerlo, ci sono moltissime croci piazzate dalle diverse delegazioni.

santuario santissima trinità vallepietra

Anche Giovanni Paolo II amava il Santuario. Si dice che fosse molto devoto alla Santissima Trinità e, da queste parti, la sua visita è ricordata con gioia anche a distanza di molti anni.

L’unica nota negativa, purtroppo, è il commercio degli oggetti più svariati che viene permesso nel piazzale antistante il Santuario. Credenti o meno, sono profondamente convinta che un luogo sacro vada rispettato, ecco il motivo per cui non ho comprato mai nulla in quelle bancarelle. Fosse per me, le farei sistemare accanto al parcheggio, dove, tra l’altro, ci sono diversi punti ristoro dove è possibile acquistare anche specialità del territorio.

Informazioni utili per visitare il Santuario della Santissima Trinità

Come arrivare

Una volta usciti dall’autostrada -si esce a Carsoli dalla Roma- l’Aquila, ad Anagni-Fiuggi dalla Milano-Napoli- la località di riferimento è Vallepietra.

Da quel momento si percorre una strada di montagna piuttosto isolata e occorre seguire le indicazioni stradali per raggiungere il Santuario.

Orari di apertura

Il Santuario della Santissima Trinità è aperto dalle 7,00 del mattino fino alle 18,00 -chiude alle 19,00 nei giorni festivi- e resta chiuso durante il periodo invernale.

L’ultimo giorno di apertura è il 1 Novembre. Se potete, visitate il Santuario durante la settimana in quanto la domenica è spesso molto affollato.

Altre informazioni pratiche

Il Santuario è situato in montagna, quindi vi consiglio di portare con voi una giacca per le prime ore del mattino, anche in estate, in quanto le giornate possono essere particolarmente ventose. Scegliete scarpe basse e un abbigliamento comodo.

Il costo del parcheggio nei pressi del santuario è di 3,00 euro al giorno.

Voi conoscete questo Santuario? Ci siete mai stati? Se vi va, raccontatemi la vostra esperienza.

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Italia Viaggi

Cosa fare a Trevi nel Lazio, tra boschi e cascate

Articolo aggiornato il 10 Agosto 2022

Cosa fare a Trevi nel Lazio

Cosa fare a Trevi nel Lazio, nella Valle dell’Aniene

Oggi voglio parlarvi di un luogo non lontano da casa mia. Uno di quei luoghi da cartolina, ancora sconosciuto al turismo di massa e che, proprio per questo, difficilmente troverete nelle classiche guide turistiche. Sto parlando di Trevi nel Lazio.

In realtà tutta la zona circostante è un mondo incantato da scoprire e assaporare piano piano. Ho pensato, quindi, di cominciare con questo articolo al quale, nel tempo, ne seguiranno altri. Il mio desiderio? Condurvi per mano alla scoperta del Lazio più nascosto, alla ricerca di luoghi dove la vita è ancora tranquilla, luoghi dove si può vivere e viaggiare lentamente.

Cosa fare a Trevi nel Lazio, un borgo quasi sconosciuto

Questo borgo di poco più di 2000 anime, si trova in provincia di Frosinone, incastonato tra i Monti Ernici e i Monti Simbruini.

Come la maggior parte dei piccoli comuni del Lazio, Trevi ha origini antichissime, tanto che ne esistono testimonianze dettagliate sin dai tempi dei romani.

A Trevi nel Lazio la vita scorre lenta e per questo è la meta ideale per chi è in cerca di una vacanza tranquilla e rilassante, a contatto con la natura e le tradizioni laziali. Tutti i paesini della zona sono accomunati da queste caratteristiche, l’ideale sarebbe quindi concedersi un po’ di tempo per scoprire questo angolo del Lazio senza fretta.

Al di là del centro abitato di Trevi nel Lazio, l’attrazione più caratteristica è proprio quella della natura.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Trevi nel Lazio è inglobato nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Tutta l’area protetta è di origine carsica e la sua caratteristica principale è rappresentata dai boschi fittissimi, costituiti soprattutto da faggi, castagni e noccioli. Gli animali sono parte viva e integrante del parco. Molti di essi appartengono a specie protette. Soprattutto il lupo, che solo in anni molto recenti ha fatto la sua ricomparsa. Oltre al lupo, gli abitanti tipici di questi boschi sono l’orso, la volpe, il capriolo e l’aquila.

Trevi nel Lazio e la natura

Se vi state chiedendo quale sia il paesaggio tipico di queste parti, date un’occhiata qui:

cosa fare a Trevi nel Lazio

Già, perché uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il territorio di Trevi nel Lazio è proprio l’acqua. Ci sono ben due fiumi che scorrono limpidi e puliti, dalle acque cristalline come solo chi abita in alta montagna può conoscere. I due fiumi sono l’Aniene e il Simbrivio.

La presenza di questi fiumi si è rivelata fondamentale per lo sviluppo dei territori circostanti e della città di Roma. A questo proposito esiste la leggenda secondo cui l’acqua della Fontana di Trevi proverrebbe esattamente da questi fiumi. Per gli abitanti di Trevi, la prova della veridicità della leggenda starebbe nel nome stesso della fontana; Fontana di Trevi, appunto.

Questi luoghi sono amati e frequentati dagli appassionati degli sport all’aperto, ma non solo. Non ci sono soltanto bikers ed escursionisti, ma anche turisti della domenica che amano rilassarsi all’ombra degli alberi.

Quando ero bambina, assieme a tutta la famiglia, appartenevo a questa categoria. Ricordo ancora che mio nonno legava il cocomero a una pietra, utilizzando una fune, per raffreddarlo in acqua. In effetti, l’acqua è davvero fredda, eppure a me è sempre piaciuto entrarci a piedi nudi e divertirmi a raccogliere pietre colorate.

Le cascate di Trevi nel Lazio

cosa fare a Trevi nel Lazio

Ed eccola, la vera meraviglia del luogo: le cascate. Questa è un’attrazione che vale davvero la pena di visitare, nonostante il percorso non troppo comodo per raggiungerla.

Fino a non molto tempo fa, infatti, bastava attraversare un ponte. Dopo il crollo accidentale, l’unico modo per arrivare alle cascate, è il percorso privato del ristorante “Le Cascate”, con accesso visibile dalla strada.

Si tratta di un percorso di fortuna, accidentato e improvvisato con tavole di legno. Secondo me, data la bellezza e l’importanza di questi luoghi, dovrebbe essere tenuto molto meglio. Comunque, basta avere ai piedi un paio di scarpe comode, il sentiero non è difficile da percorrere.

cosa fare a Trevi nel Lazio

Le cascate di Trevi si trovano nella zona di Comunacque, chiamata così in quanto sorgono nel punto di confluenza tra l’Aniene e il Simbrivio. Questo angolo di bosco è davvero suggestivo.

La sensazione infatti è quella di essere in una qualche località sperduta. Il rumore assordante dell’acqua, il fiume cristallino e il muschio sulle rocce lo rendono un luogo magico, come una sorta di mondo delle fate.

Perché non pensare, allora, a un weekend alternativo, diverso dalle classiche e famose città d’arte? Credetemi, dopo un fine settimana trascorso da queste parti, tornerete a casa davvero rigenerati.

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Irlanda Viaggi

Weekend a Cork: cosa vedere nella capitale culturale irlandese

weekend a Cork

In questo articolo vi parlo di cosa visitare in un weekend a Cork, la vivace cittadina nel Sud dell’Irlanda, conosciuta come la capitale culturale del Paese.

Perché visitare Cork

Veniamo subito al dunque e scopriamo i motivi per cui vale davvero la pena visitare Cork, città che non ha nulla da invidiare alla più conosciuta Dublino, che tanto amo.

I motivi per un viaggio a Cork sono tanti, e io li riassumo così:

  • è una città magnifica dal punto di vista architettonico;
  • è un luogo cosmopolita, che attira ogni anno tantissimi giovani provenienti da tutta Europa, cosa che la rende vivace e sempre in movimento;
  • rappresenta bene il tipico stile di vita irlandese;
  • vanta un’eccezionale tradizione enogastronomica.

Inoltre, le sue dimensioni sono molto ridotte, il che rende Cork un luogo perfetto da visitare in un paio di giorni, soprattutto se abbinati in un viaggio che include anche Dublino.

A proposito della capitale, in questo articolo trovate molte informazioni pratiche per scoprire la città in un viaggio a misura di italiani. Se vi va, date un’occhiata: Vacanza a Dublino: consigli da expat nella capitale irlandese

Come molte altre città irlandesi, Cork ha una storia molto antica e spesso si intreccia al commercio e alle scorribande vichinghe.

Una storia costellata di incendi e distruzioni che nel tempo hanno plasmato l’anima della città e oggi si presenta come un affascinante mix tra gotico, georgiano e moderno, con il fiume Lee testimone silenzioso di tutti questi eventi.

Oggi Cork è una città universitaria che vive di commercio e turismo, rivalutata dopo essere stata scelta come capitale culturale irlandese nel 2005.

Weekend a Cork: cosa vedere in due giorni

Come dicevo all’inizio, la città non è molto grande, dunque un fine settimana è perfetto per scoprire le attrazioni principali.

Nei paragrafi successivi vi parlo di:

  • architettura gotica
  • un magnifico castello con giardini da favola
  • un mercato tra i più famosi d’Europa
  • una visita alla principale distilleria del posto

Iniziamo?

Chiese e cattedrali

Cork si caratterizza essenzialmente per due edifici religiosi, molto diversi tra loro e che, per questo, riassumono bene l’anima cosmopolita della città.

St. Anne Church

Questa Chiesa in stile neogotico si trova nel quartiere di Shadom ed è dedicata al culto cattolico.

La sua struttura imponente, caratterizzata dalle onnipresenti guglie appuntite, è sicuramente tra le più pregevoli in termini architettonici, ma gli abitanti della città la amano per due motivi.

  • Il primo è legato alla storia. Sulle facciate della Chiesa ci sono 4 orologi, e, soprattutto in passato, segnavano sempre orari diversi a causa del forte vento che spesso soffia in città, tanto che le persone del posto chiamano la Chiesa the four facede liar, la bugiarda dai quattro volti.
  • Il secondo è che tutti hanno la possibilità, ancora oggi, di suonare le campane della Chiesa accedendo alla torre del campanile attraverso una rapida scalinata. Questa attività è considerata molto divertente e consigliata a tutti i turisti perché una leggenda popolare racconta che suonare le campane porterebbe fortuna e felicità.

St. Finbarr’s Cathedral

La cattedrale è dedicata a San Finbarr, il patrono della città che trascorse gli ultimi giorni della sua vita trasmettendo agli ordini monastici tutta la sua conoscenza.

La cattedrale di St. Finbarr è dedicata al culto anglicano e il simbolo è un angelo dorato che tiene in mano una tromba. L’angelo, posizionato sul pinnacolo principale, è considerato il protettore di Cork. Secondo una tradizione popolare, si unirà agli angeli del Paradiso quando annunceranno la fine del mondo.

Weekend a Cork: il castello Blarney

weekend a Cork

Una tappa imperdibile in un fine settimana a Cork è sicuramente il Castello Blarney.

Viene considerato uno dei più importanti di tutta l’Irlanda e fu costruito circa 600 anni fa da Cormac MC Carthy, una delle figure più famose di tutto il Paese.

Oggi è possibile visitare molte stanze all’interno del castello, però va detto che in realtà gli elementi famosi, le vere attrazioni del luogo, sono due:

  • la Pietra dell’Eloquenza
  • i giardini

Ve ne parlo nei prossimi paragrafi.

La Pietra dell’Eloquenza

Si tratta di una pietra, nemmeno tanto grande per la verità, che in epoca pre-Covid veniva baciata da ogni turista che si avventurava nella visita al castello.

Esistono tante leggende sulla sua origine, tutte legate ai racconti biblici.

Ecco le più famose.

  • Secondo alcuni, sarebbe la pietra dietro la quale Davide si nascose da Saul, arrivata in Irlanda durante il periodo delle Crociate.
  • Secondo altri, si tratterebbe invece del cuscino di Giacobbe e sarebbe arrivata sull’isola grazie al Profeta Geremia.

Non si conosce la sua vera origine, fatto sta che i racconti biblici si mescolano alle tradizioni pagane. Un racconto locale, infatti, dice che l’antico signore del castello ne avrebbe scoperto il potere magico grazie alla rivelazione di una strega che aveva salvato.

Baciare la pietra significherebbe avere in dono l’arte dell’eloquenza, con la promessa di non restare mai più a corto di parole in qualsiasi situazione.

I giardini

Leggende a parte, il pezzo forte del castello di Blarney sono i giardini che si estendono per chilometri.

Ogni giardino ha una storia tutta sua, con delle caratteristiche talmente diverse tra loro da offrire delle vere e proprie esperienze tematiche.

Nel castello è possibile ammirare:

  • il Giardino dei Veleni
  • il Giardino delle Felci e dei Ghiacci
  • il Bosco Erbaceo
  • il Giardino delle Paludi
  • la Giungla
  • il Giardino dei Fiumi e dei Laghi
  • il Giardino delle 7 Sorelle
Informazioni pratiche per la visita al castello

Il biglietto per visitare il castello e i giardini ha un costo di:

  • 18,00 euro per gli adulti
  • 8,00 euro dagli 8 ai 16 anni
  • 14,00 euro per gli over 60
  • 40,00 euro il carnet famiglia -per famiglia si intendono 2 adulti e 2 bambini-

Una volta effettuata la prenotazione, c’è un mese di tempo per usufruirne, in quanto si tratta di biglietti aperti.

Per info e prenotazioni potete scrivere a questo indirizzo e-mail:

info@blarneycastle.ie

L’English Market, il vanto culinario di Cork

weekend a Cork

Probabilmente il nome non gli rende piena giustizia, perché siamo pur sempre in Irlanda, dunque non è dato sapere perché questa meraviglia enogastronomica sia conosciuta come il mercato inglese.

Appellativi a parte, credetemi se vi dico di non lasciarvi scappare una sosta qui durante un fine settimana a Cork.

Si tratta del mercato coperto più grande e famoso d’Irlanda, dove è possibile degustare tutte le specialità tipiche.

Da provare subito:

  • le salsicce
  • i formaggi
  • la cioccolata

Weekend a Cork: visita alla distilleria James Midleton

weekend a Cork

Eccoci arrivati all’ultima attività che vi consiglio durante una visita da queste parti: il tour alla distilleria Midleton, tra le più antiche e famose di Cork.

Questa distilleria ha alle spalle l’esperienza e la passione per il lavoro di tante generazioni, che hanno tramandato l’arte della produzione del whisky di padre in figlio.

Durante la visita, che va prenotata in anticipo, è possibile acquistare i prodotti più rinomati all’interno del negozio, che porta il nome della famiglia Midleton.

Ma non solo.

Si può scegliere tra una vasta gamma di visite guidate, ognuna caratterizzata da un diverso tipo di esperienza.

Ecco le più famose.

Premum Whiskey Tasting

” Arrive as an appreciator, depart as an expert”, così recita lo slogan associato a questo mini tour. Già, perché il suo fulcro è la chiacchierata con un Jameson Ambassador, ovvero una delle figure di spicco della distilleria che vi poterà alla scoperta della storia dell’azienda.

Costo: 30,00 euro a persona per circa 30 minuti.

Behind The Scene

In questo tour andrete alla scoperta degli edifici principali della distilleria, per concludere con una degustazione di whisky scelti dalla casa.

Costo: 60,00 euro a persona per circa 2 ore.

James Experience Tour Premium Whiskey Tasting

Questa visita guidata propone, infine, la proiezione di un cortometraggio dopo il giro all’interno della fabbrica. Si conclude con una degustazione a scelta fra 4 tipi di whisky diversi ed è il tour che vi consiglio perché secondo me è il migliore per rapporto qualità prezzo.

Costo: 48,00 euro a persona per circa un’ora.

All’interno del sito jamesonwhiskey.com troverete tutti i tour spiegati in dettaglio per scegliere quello che più fa al caso vostro.

Weekend a Cork: che ne pensate?

Si conclude così il fine settimana alla scoperta di Cork, tra storia, gastronomia ed esperienze al profumo di whisky, per fare amicizia con una città che, seppur piccola, offre davvero tanto ed è l’ideale per conoscere un pezzo d’Irlanda. Una città forse meno conosciuta, ma altrettanto affascinante.

Siete mai stati a Cork? Vi piacerebbe visitarla?

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Francia Viaggi

Vacanza a Chalons-en-Champagne: tutte le info da non perdere

vacanza a chalons en champagne

Ho già parlato diverse volte del perché fare una vacanza a Chalons-en-Champagne e di cosa vedere in questa splendida città della Francia Nord Orientale.

Tuttavia, rileggendo i vari articoli, mi sono resa conto che sono un po’ troppo dispersivi, soprattutto per i lettori italiani che, di solito, non considerano la regione della Champagne-Ardenne come meta per un viaggio.

In questo articolo, dunque, riepilogo le informazioni principali, allo scopo di creare un fil rouge su cosa vedere a Chalons-en-Champagne.

Alla fine troverete una serie di link che approfondiscono tutti i punti di cui vi parlo.

Dove si trova Chalons-en-Champagne e come arrivare

Come vi dicevo, questa città si trova nella Francia Nord Orientale, nel cuore della campagna della regione Champagne-Ardenne. A pochi chilometri, dunque, dal confine con il Belgio e il Lussemburgo, cosa che la rende una meta interessante perché potrebbe benissimo essere il punto di partenza per un itinerario più lungo, alla scoperta delle altre città europee.

Dall’Italia, il modo più comodo per raggiungerla è arrivare a Parigi e prendere uno dei treni regionali che, dalla stazione centrale, vi condurranno in un paio d’ore al centro di Chalons-en-Champagne.

Vacanza a Chalons-en-Champagne: cosa vedere

Come ho raccontato nei vari articoli, la storia della città è fortemente intrecciata alla diffusione del cattolicesimo in Europa, quindi gli edifici religiosi che abbelliscono il centro, sono l’elemento che più caratterizza l’architettura urbana.

Chiese e Cattedrali

vacanza a chalons en champagne

A parere mio, qui si trovano alcuni dei più importanti esempi di Chiese gotiche europee.

Vi lascio un elenco di quelle che non potete proprio perdere:

  • Cattedrale di Saint Etienne
  • Notre Dame de l’Epine
  • Chiesa di Saint Alpine
  • Notre Dame en Vaux

I parchi

vacanza a chalons en champagne

L’altro elemento che caratterizza Chalons-en-Champagne sono gli spazi verdi, curati in ogni dettaglio. Dai parchi ai giardini, queste aree sono ideali per le passeggiate e le escursioni in bicicletta.

Qui ogni parco ha le sue caratteristiche. Alcuni sono più leziosi e si intravede benissimo la mano dell’uomo nel forgiare gli spazi e le piante, che diventano un elemento puramente ornamentale. Altre aree sono invece più selvatiche, anche perché il modello di turismo proposto dagli Enti turistici locali vede nel rispetto ambientale uno dei suoi punti più importanti.

Io vi consiglio di fare un giro in questi 3 parchi, tutti diversi tra loro per dimensioni, paesaggi e attività che si possono svolgere:

  • Petit Jard
  • Grand Jard
  • Jardin des Anglais

Le manifestazioni

Passiamo ora alla cultura, in cui la città è molto vivace.

Ogni anno, dalla Primavera all’Autunno, sono tante le manifestazioni che animano Chalons-en-Champagne.

Si va dalle fiere ai concerti all’aperto, fino ai tour organizzati per visitare la città da un punto di vista diverso, ad esempio in barca o in bicicletta.

Vi segnalo due eventi che secondo me sono tra i più interessanti.

  • Il primo è particolarmente adatto ai bambini ed è il Festival delle Arti di Strada che si tiene a Giugno. Durante questa manifestazione le vie della città si animano di arte e danze in tutte le sue forme e il circo occupa il posto d’onore. Non tutti sanno, infatti, che qui si trova una delle più importanti scuole europee per la formazione delle arti circensi.
  • Il secondo evento si chiama Metamorph’eau’ses ed è il tour organizzato al chiaro di luna per visitare la città in barca, con i monumenti del centro illuminati da luci colorate. Un giro davvero magico che è nato in un progetto del 2015, quando l’amministrazione locale ha scelto di valorizzare Chalons-en-Champagne sfruttando l’elemento dell’acqua, che è diventato il fil rouge di questo tour. La città, infatti, è attraversata da fiumi e canali, tanto da essere conosciuta come Petite Venice, la Piccola Venezia.

Tour ed escursioni

Una delle caratteristiche che rendono Chalons-en-Champagne una destinazione adatta agli amanti della natura è la grande varietà di escursioni che si possono effettuare nei dintorni, dove è il lato green a far da padrone.

Eccone alcune, tutte a pochi chilometri dalla città:

  • Faux de Verzy
  • Beconnes
  • Crociera sul Marna

Tutte queste attività possono essere prenotate presso l’Ufficio Turistico di Chalons-en-Champagne, in Via Quai des Artistes.

Vacanza a Chalons-en-Champagne: racconti + info utili

Come promesso all’inizio, vi lascio una serie di link, dove troverete i racconti e le informazioni più approfondite di tutto ciò che ho riepilogato in questo articolo.

Perché visitare Chalons-en-Champagne

Cosa vedere a Chalons-en-Champagne: storia, cultura e folclore

Escursioni a Chalons-en-Champagne e dintorni: le 5 da non perdere

Escursione in barca a Chalons-en-Champagne: dove le luci giocano con l’acqua

Buona lettura.

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Italia Viaggi

Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2022

borghi del lazio

Vado subito al sodo: in questa mini guida andremo alla scoperta di alcuni borghi del Lazio, per una vacanza alternativa all’insegna del benessere e della tranquillità, perfetta anche per i bambini.

Buona lettura!

Visitare i borghi del Lazio: ecco cosa troverete

Lo so, pensando al Lazio viene subito in mente Roma. Eppure la mia regione è costellata di tesori nascosti che attendono solo di essere scoperti.

Gli ingredienti di questo viaggio? Arte, natura e buon cibo, il tutto accompagnato dai ritmi lenti di una volta.

Visitare i borghi del Lazio significa scoprire tradizioni e modi di vivere che difficilmente troverete in una grande città come Roma. Vuol dire andare alla scoperta di un territorio apprezzandone le caratteristiche e le usanze che vengono ancora trasmesse di generazione in generazione. Con calma, appunto, perché la lentezza aiuta ad assaporare meglio quello che, altrimenti, verrebbe solo percepito di sfuggita, senza riuscire ad apprezzarne la ricchezza.

Borghi del Lazio: i più belli provincia per provincia

Come si intuisce dal titolo di questo paragrafo, ho scelto di suddividere i borghi in base alla provincia. Cominceremo il nostro viaggio partendo dal Nord della regione: da Rieti a Viterbo, passando per il centro -Roma e Frosinone- fino a giungere alla volta della zona costiera, a Sud del Lazio, in provincia di Latina.

  • Chiaramente questa non è una guida definitiva sui borghi del Lazio; per fare questo avrei dovuto scrivere un libro intero. Nel paragrafo introduttivo di questo articolo, ho parlato di mini-guida. Quello che vorrei suggerire con questo post, infatti, è un’idea di viaggio, un’ispirazione, segnalandovi volta per volta qualcosa sul borgo di cui vi parlo e le attrazioni più belle da visitare.
  • Potete personalizzare il vostro itinerario in base al luogo dove vivete. Se venite da altre zone d’Italia, potreste scegliere un viaggio itinerante, oppure optare per la visita a un paio di borghi dopo un soggiorno a Roma. Se invece siete di queste parti, potreste concentrare la visita ai borghi durante i weekend, ottimi per le gite fuori porta.

Provincia di Rieti

Amatrice

borghi del Lazio

Non è un caso che abbia scelto di iniziare con Amatrice. Prima del terremoto era tra le punte di diamante dei borghi del Lazio. Onestamente non sono più andata dopo il sisma, quindi non mi sento di consigliarvi cosa vedere. Andate, allora, per aiutare l’economia di Amatrice e non dimenticare le sue vittime e i sopravvissuti, dotati di una dignità e una forza d’animo non comuni. Acquistate i prodotti locali dai piccoli commercianti e gustatevi un ottimo piatto di bucatini all’amatriciana, il simbolo del borgo.

Castel di Tora

Conosciuto come Castel Vecchio fino al 1864, il borgo di Castel di Tora si affaccia direttamente sul Lago del Turano. Qui vi racconto la mia esperienza in campeggio sul lago: Campeggio libero (o quasi) nel Lazio? Al Lago del Turano!

Da non perdere:

  • l’eremo di San Salvatore – a picco sul lago-
  • la Chiesa Barocca di San Giovanni Evangelista
  • il Convento di Santa Anatolia

Collalto Sabino

Situato a 980 metri s.l.m., il borgo antico è un’insieme di piccole abitazioni in pietra e vicoletti in selciato, capaci di riportare indietro nel tempo. Dall’alto della collina, una rocca del ‘600 domina su tutto il territorio di Collalto Sabino.

Da visitare:

  • il castello baronale con il parco interno
  • percorsi e sentieri naturalistici nei boschi circostanti

Foglia

Il nome del borgo è di chiare origini pagane. Foglia deriva infatti da Fauna, la moglie di Fauno, il dio della campagna, venerato dai popoli latini e sabini.

Questo splendido borgo è situato lungo le rive del Tevere ed è ottimo per trascorrere una domenica all’insegna del cibo locale e della cultura. A proposito di cultura, non perdete una visita a Palazzo Orsini.

Ecco invece qualche proposta culinaria:

  • fettuccine con asparagi, pancetta e pecorino
  • strozzapreti al sugo con guanciale, cipolla e peperoncino

Greccio

borghi del Lazio

Questo borgo laziale è conosciuto in tutta la regione per i suoi presepi durante il periodo di Natale. La componente religiosa a Greccio è molto forte e si può respirare tutto l’anno.

Cosa visitare a Greccio:

  • Museo Nazionale del Presepe
  • santuario francescano del presepe
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Sentiero degli Artisti -all’interno del centro storico-

Se amate la natura, vi consiglio di scoprire i molti sentieri naturalistici e religiosi poco lontani da Greccio.

Orvinio

Il borgo di Orvinio è situato all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, quindi nei dintorni si possono fare diverse escursioni naturalistiche. Orvinio, situato a metà tra collina e montagna, rappresenta bene lo stile di vita tranquillo tipico dei paesini di provincia. A livello culinario sono ottimi i piatti a base di funghi porcini e le zuppe di farro.

Da visitare:

  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati

Provincia di Viterbo

Civita di Bagnoregio

borghi del lazio

Civita di Bagnoregio è la perla dei borghi del Lazio in provincia di Viterbo. Si tratta di un borgo fragile, conosciuto anche come “la città che muore”. Civita infatti sorge su uno sperone d’argilla, sempre più soggetto alla naturale erosione del tempo. Per questo, secondo molti geologi, Civita di Bagnoregio è destinata a scomparire.

Sutri

Definito come il borgo dei Volsci e degli Etruschi, il nome Sutri rimanda chiaramente al dio Saturno e ne fa intuire le origini antiche e pagane. Si trova arroccato su uno sperone tufaceo ed è circondato da tantissimo verde.

Da visitare:

  • l’ Anfiteatro romano
  • la Chiesa di San Francesco
  • la Chiesa di Santa Maria Assunta

Torre Alfina

Torre Alfina rappresenta un ottimo esempio di buona valorizzazione dei territori, in quanto riesce a sfruttare al meglio tutte le risorse storiche, artistiche e culturali, piazzandosi a buon diritto tra i borghi più belli del Lazio.

Cosa vedere:

  • Museo del Fiore
  • Chambre d’Amis – una mostra di arte moderna permanente allestita all’aperto-
  • Bosco del Sasseto, ideale per itinerari naturalistici

Vitorchiano

Se volessi riassumere in poche parole il borgo di Vitorchiano lo descriverei come un mix tra arte, cultura e natura.

Da visitare:

  • varie Chiese più il Palazzo Comunale all’interno del borgo
  • Trappa Cistercense – un convento appartenente all’ordine trappista, famoso per la produzione di miele e marmellate-
  • Selva di Malano – un percorso naturalistico dove ammirare reperti etruschi-

Provincia di Roma

Canterano

Conosciuto come “il borgo delle scale”, Canterano si trova all’interno del territorio del fiume Aniene. Il centro storico perfettamente conservato è un gioco intricato di vicoletti, stradine e scalinate, sembra di tornare direttamente al Medioevo.

Da visitare:

  • il cimitero ottocentesco
  • la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove, secondo la tradizione cristiana, sarebbe apparsa la Vergine Maria

Castel Gandolfo

borghi del lazio

Castel Gandolfo è il luogo di villeggiatura del papa. Questo elegante borgo pullula di importanti palazzi e ville storiche. Inoltre, è arricchito dalla presenza del lago. Castel Gandolfo è incluso nel territorio dei Castelli Romani, un itinerario di tutto rispetto che può rappresentare l’alternativa alla più caotica Roma.

Castel San Pietro Romano

Abbarbicato su un colle, Castel San Pietro Romano si affaccia su Palestrina, a 4, anzi, 5 chilometri da casa mia – affacciandomi alla finestra, mentre scrivo questo post, riesco a vederne le mura cittadine-.

Per questo presto ve ne parlerò in un articolo a parte in modo più dettagliato. Per ora, vi anticipo solo 3 elementi che caratterizzano questo borgo: ritmi lenti, aria buona e ottima cucina locale. Che ne dite, è abbastanza per visitarlo?

Percile

Percile è conosciuto come il borgo dei 2 laghi, Marraone e Fraturno. Entrambi si trovano in un’oasi fatta di boschi e percorsi naturalistici, ideale anche per bambini.

Attrazioni culturali a Percile:

  • le chiese del borgo – Santa Anatolia, Santa Lucia e Santa Maria della Vittoria-
  • Palazzo Borghese -oggi sede del Municipio, una volta apparteneva alla famiglia Orsini-

Subiaco

Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta dei borghi del Lazio arriviamo a Subiaco. Anche in questo caso, non siamo troppo distanti da casa mia, quindi prossimamente vi racconterò per bene cosa vedere in questo splendido borgo. Per il momento, vi consiglio di non perdervi il monastero di San Benedetto.

Provincia di Frosinone

borghi del Lazio

Atina

Bastano poche parole per descrivere questo borgo, ovvero tanta arte circondata dal verde.

Cosa vedere all’interno del borgo:

  • Duomo di Santa Maria Assunta
  • Palazzo Visacchi
  • Convento di San Francesco

Da non perdere, fuori dal borgo:

  • Cimitero “Vecchio”- con architetture di origine romana, inclusa domus + strada lastricata
  • Chiesa di San Marciano
  • Collina di Santo Stefano – un’ area naturalistica con testimonianze di architettura romana e medioevale-

Boville Ernica

Questo borgo antichissimo, famoso per il ricamo artigianale, risulta completamente inglobato all’interno della cinta muraria cittadina, ed è un concentrato di arte. I periodi storici più rappresentativi vanno dal ‘300 al ‘700.

Ecco cosa vedere:

  • Chiesa del Battista
  • Piazza Sant’Angelo
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Abbazia di San Pietro Ispano, con grotta, cripta e Cappella Simoncelli -con opere d’arte provenienti dall’antica Basilica di San Pietro in Vaticano-

Castro dei Volsci

Anche in questo caso, le origini sono molto antiche e il nome del borgo significa “castello dei Volsci”.

In questo borgo, dove nacque Nino Manfredi, le stradine tortuose si susseguono svelando la presenza di antiche botteghe molto caratteristiche.

Cosa vedere:

  • Monastero di San Nicola + chiesa
  • Chiesa di Santa Maria
  • Chiesa di Santa Oliva

Pico

Questo borgo, inserito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, conserva tutta la bellezza del centro storico medioevale.

Da non perdere:

  • Casa Landolfi + giardino -tra l’altro il borgo ospita un Parco Letterario dedicato a questo scrittore-
  • percorsi naturalistici nei pressi del centro abitato

Da acquistare:

  • ricami artigianali
  • ceramiche
  • oggetti in vimini

Borghi del Lazio in provincia di Latina

Eccoci arrivati all’estremità della regione. In questa parte finale del nostro viaggio ci sono due borghi di rara bellezza che si affacciano sul mare.

San Felice Circeo

Come si intuisce dal nome, le origini di San Felice Circeo sono a cavallo tra storia e mitologia. Secondo la leggenda, l’attributo circeo richiamerebbe alla maga Circe dell’Odissea. La sua casa sarebbe stata il promontorio che cade a picco sul mare.

Chiaramente l’attrazione principale di questo borgo è il mare, circondato da lunghe spiagge rigogliose di vegetazione mediterranea.

A livello storico, invece, ecco cosa non dovete perdere:

  • il sito archeologico di Villa dei Quattro Venti – con reperti romani-
  • il Giardino Panoramico di Vigna La Corte
  • la Porta del Parco -antica cappella dei templari-
  • la Torre dei Templari – all’interno c’è una mostra molto interessante sull’Homo Sapiens-

Sperlonga

borghi del Lazio

Anche in questo caso è il mare a fare da padrone, con il blu che risalta sul bianco degli intonaci del borgo, tutto da scoprire tra vicoletti e ripide scalinate. Ve ne parlo dettagliatamente nel mio articolo: https://michelamilani.it/cosa-fare-a-sperlonga/

Come vedete, viaggiare alla scoperta dei borghi del Lazio permette di scoprire angoli nascosti e ancora incontaminati. Secondo me potrebbe essere un’idea da prendere in considerazione per la prossima estate. Se cercate una vacanza tranquilla, all’insegna del relax e della cultura, un viaggio simile fa sicuramente al caso vostro, non credete?

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Romania Viaggi

Itinerario in Transilvania: tour di 10 giorni

Articolo aggiornato il giorno 08 Giugno 2022

itinerario in Transilvania

In questi mesi ho raccontato molte cose della Romania. Mi sono resa conto, però, che mancava un articolo che andasse ad approfondire le varie informazioni utili soprattutto a chi si reca in questo Paese per la prima volta. Ecco allora un itinerario di viaggio in Transilvania perfetto per l’estate.

Come si sviluppa l’itinerario

L’itinerario di questo articolo si snoda lungo alcune delle località più belle della Transilvania. Ho scelto di strutturarlo in 10 giorni in quanto, personalmente, amo i viaggi lenti, che mi permettono di scoprire almeno in parte la cultura e gli usi locali. Secondo me 10 giorni rappresentano un tempo ragionevole per godersi un viaggio e cominciare a farsi un’idea di un Paese. Chiaramente, se avete meno tempo, l’itinerario può essere suddiviso in più parti, scegliendo solo alcune tra le tappe proposte.

Scegliere la Transilvania come destinazione di viaggio

Se mi seguite un po’ sui social o avete letto i miei precedenti articoli, sapete quanto io ami la Romania, il Paese d’origine del marito. Per i viaggiatori italiani la Romania è spesso una destinazione ancora da scoprire, in molti quindi si chiedono cosa troveranno davvero una volta arrivati.

Cosa troverete in Transilvania

Il consiglio che mi sta più a cuore è sempre di lasciare a casa i pregiudizi, in quanto la Romania è uno splendido Paese con moltissimi luoghi diversi da visitare. In particolare la Transilvania è una delle zone più ricche della Romania. Si trova esattamente al centro e il suo territorio incrocia i Monti Carpazi. Parliamo, dunque, di splendidi paesaggi che si estendono tra le colline e le cime delle montagne. La regione è disseminata di città e centri abitati molto antichi. Ci sono numerosi punti di interesse storico, il tutto arricchito da un pizzico di mistero. Per tradizione, infatti, la Transilvania è la regione dei vampiri.

I prezzi sono decisamente economici, soprattutto se paragonati a quelli italiani. Anche i collegamenti sono buoni e, tutto sommato, è semplice spostarsi da una parte all’altra della regione. Nelle principali città turistiche il personale di alberghi e ristoranti parla tranquillamente inglese, quindi non incontrerete nessun problema di comunicazione.

Una volta arrivati in Transilvania, ci sono molte città in cui si può scegliere di far tappa. Brasov, Bran, ma anche Sibiu, Sighisoara e Sinaja. Nel nostro viaggio, il marito e io abbiamo scelto di fermarci a Brasov e, da lì, visitare i dintorni della regione.

Ecco allora l’itinerario in dettaglio.

Itinerario in Transilvania: 10 giorni alla scoperta di fortezze, boschi e castelli

Cosa fare a Brasov e dintorni in una settimana

Brasov: giorni 1-2-3

itinerario in Transilvania

Avendo scelto come base la città di Brasov, in questo itinerario si tratta del luogo in cui si concentrano le maggiori attrazioni da visitare e le varie attività di escursione, che non sono poche. Alla fine del paragrafo troverete un link su Brasov con informazioni approfondite su come arrivare in città e cosa visitare.

Il modo più comodo per arrivare in Romania dall’Italia è l’aereo.

Brasov si trova a circa 200 km dall’aeroporto di Bucarest e il viaggio è un susseguirsi di super strade e stradine di montagna. Una volta atterrati, potete scegliere di noleggiare un’auto direttamente all’interno dell’aeroporto oppure usare il pullman che vi condurrà al centro di Brasov. L’arrivo è di fronte alla stazione ferroviaria.

La parte interessante della città è il centro storico, perfettamente conservato. Al suo interno convivono il Medioevo e il Barocco, a cui si aggiungono elementi rinascimentali. Tutte queste caratteristiche sono osservabili nelle chiese, nei palazzi e nella struttura stessa del borgo. Il centro storico di Brasov può essere visitato tranquillamente a piedi. La sera, in estate, è la zona più animata della città e i giovani fanno festa a suon di musica tradizionale. Per il pranzo e la cena si può scegliere tra tanti ristoranti diversi. Quasi tutti offrono i piatti tradizionali della cucina tipica romena e i menù sono scritti anche in inglese, appositamente per i turisti.

Dove dormire a Brasov

Chiaramente gli alberghi più belli si trovano in questa zona della città. Tuttavia, se siete alla ricerca di un punto d’appoggio economico, vi consiglio di dare un’occhiata alle strutture situate fuori dal centro storico. I prezzi infatti sono considerevolmente più bassi. Io e il marito abbiamo soggiornato presso l’ Hotel Decebal. Si trova a circa 30 minuti a piedi dal centro città ed è frequentato da una clientela prettamente giovanile. La nostra stanza, una matrimoniale con bagno in camera, pur non essendo di lusso, era carina e dotata di televisore e frigorifero.

Se dovessi trovare una pecca all’hotel, certamente sarebbe il servizio di pulizia – attenzione, non la pulizia in senso lato!- Al nostro arrivo infatti abbiamo trovato la stanza perfettamente pulita e in ordine, tuttavia, veniva rassettata ogni 4-5 giorni. Stessa cosa per il cambio di lenzuola e biancheria da bagno. Avendo lavorato in hotel come receptionist, non mi aspettavo diversamente, il prezzo basso deve pur essere giustificato in qualche modo. Per il resto, nulla da eccepire. La reception è aperta tutta la notte e, volendo, è possibile fare colazione in hotel. Insomma, a meno che non siate alla ricerca del grande albergo di lusso, l’hotel Decebal può rappresentare la soluzione ideale. Tra l’altro, proprio di fronte, c’è un supermercato aperto fino a tardi.

Come ho scritto all’inizio del paragrafo, ecco il link con tutte le informazioni utili per arrivare a Brasov, con le relative attrazioni principali: https://michelamilani.it/organizzare-viaggio-a-brasov/

Itinerario in Transilvania: i dintorni di Brasov

La città di Brasov può essere visitata tranquillamente in un paio di giorni. Scegliendola come base, dunque, è possibile fare molte escursioni alla scoperta del territorio circostante. A questo punto potete scegliere se pernottare in un’altra città oppure tornare a Brasov a fine giornata. Ecco le attrazioni principali da vedere durante il vostro itinerario in Transilvania.

Poiana Brasov: giorni 4-5

itinerario in Transilvania

Se amate sciare, probabilmente la conoscete già. Poiana Brasov infatti è la principale località dove praticare gli sport invernali in Romania. Anche in estate, comunque, non mancano le cose da fare. Ecco qualche idea: trekking, escursioni a cavallo, passeggiate in bicicletta, mercatini tipici. Per non parlare poi dell’ottimo cibo di queste parti. Insomma, se amate la montagna Poiana Brasov è certamente un posto da non perdere! Ne parlo dettagliatamente in questo articolo: https://michelamilani.it/cosa-fare-a-poiana-brasov-in-estate/

Tra l’altro, visitando Poiana Brasov in estate, potreste farvi un’idea dei prezzi e dei servizi dei vari hotel. Per poi decidere di tornarci in inverno, per una vacanza all’insegna dello sport o del relax. Io e il marito non vediamo l’ora di tornarci.

Rasnov: giorno 6

itinerario in Transilvania

Rasnov è una cittadina non troppo lontana da Brasov, dunque vi consiglio senz’altro di visitarla anche solo per un giorno. Questa località offre diverse attrazioni, sia naturalistiche che storiche. Essendo una località circondata dalle montagne, si può cominciare, ad esempio, con una visita alla riserva degli orsi. L’orso da queste parti è un animale molto presente. Del resto gli abitanti della Transilvania sono abituati alla convivenza, che tuttavia non è sempre stata semplice. A proposito di orsi, comunque, vi consiglio di non allontanarvi dai sentieri principali perché non è raro avere un incontro ravvicinato con questi animali. Nel momento in cui si sentono in pericolo, infatti, possono diventare molto aggressivi, specialmente se ci sono dei cuccioli nelle vicinanze. Ricordiamoci, dunque, che parliamo sempre di animali selvatici dai quali è bene restare a distanza.

L’altra attrazione da visitare a Rasnov è il Dino park, amato soprattutto dai bambini. All’interno,infatti, ci sono le ricostruzioni delle specie più famose di dinosauri, con tante curiosità su questi animali che rappresentano il simbolo della preistoria.

Rasnov, tuttavia, è conosciuta soprattutto per la presenza di una fortezza millenaria che si è conservata perfettamente. Si tratta di un’attrazione imperdibile perché racconta una parte importante della storia della Romania. Inoltre l’atmosfera è molto particolare. Avete presente il Signore degli Anelli? Beh, ecco, molto simile. Gli stessi paesaggi, con i fiori che spuntano agli angoli delle case, rendono la fortezza Rasnov un luogo quasi fatato. Ecco il link con tante informazioni dettagliate: https://michelamilani.it/la-fortezza-rasnov-in-transilvania/

Prejmer: giorno 7

Prejmer è una cittadina formata dall’unione di 4 villaggi. Data la sua posizione, nella parte orientale del distretto di Brasov, nel tempo ha subito assalti da molti popoli stranieri, soprattutto da mongoli e ottomani. Per questo, all’inizio del 1200, i cavalieri teutonici decisero di realizzare una fortificazione eccezionale attorno alla Basilica. L’interno della fortificazione doveva servire agli abitanti di Prejmer per resistere ai lunghi assedi dei nemici. La Basilica fortificata è talmente unica nel suo genere da essere patrimonio dell’Unesco. Vi allego il link dove parlo nel dettaglio della Basilica fortificata di Prejmer: https://michelamilani.it/basilica-fortificata-prejmer-romania/

Itinerario in Transilvania, Bran: giorni 8-9

itinerario in Transilvania

Bran è la città più turistica della Transilvania. Questa cittadina al confine con la Valachia deve la sua fama essenzialmente al castello di Dracula. In realtà, non si tratta della vera casa del conte Vlad, tuttavia il castello è molto importante per la storia della regione. Per questo motivo merita sicuramente una visita. Qui trovate il link con le informazioni dettagliate per la visita al castello di Dracula: https://michelamilani.it/castello-di-bran/

Ma cosa altro si può fare a Bran dopo aver visitato il castello? Ecco qualche idea:

  • Bran Village Museum: situato a pochi minuti a piedi dal castello di Dracula, questo museo a cielo aperto ospita una serie di abitazioni nel tipico stile romeno. Si tratta di uno spaccato molto interessante, utile a immaginare la vita tradizionale della Romania rurale.
  • Mercatini tipici: una delizia per gli occhi e il palato. Questi mercati all’aperto ospitano numerosissime bancarelle dove si possono acquistare i prodotti tipici della Transilvania. Le lavorazioni in tessuto sono tutte ricamate a mano. Ci sono abiti tradizionali, tovaglie, lenzuola e fazzoletti dalle decorazioni tanto complicate che sembrano usciti dalle mani di un artista. Sono davvero bellissimi da guardare. Che dire poi della parte enogastronomica? La scelta è davvero vastissima. Ci sono le grappe, i formaggi di ogni tipo e le pizze, sia dolci che salate. Tutto è rigorosamente realizzato a mano. Da provare assolutamente la marmellata alle noci verdi e alla rosa canina.
  • Sentieri naturalistici: se il centro di Bran è preso d’assalto dai turisti, basta allontanarsi un po’ per ritrovarsi circondati dalla natura incontaminata dei Carpazi. Il paesaggio è davvero bellissimo, con i boschi che circondano le casette di campagna che sembrano spuntare dal nulla. Dopo una passeggiata così vi sentirete davvero rigenerati.

Giorno 10: il rientro a casa

Dopo aver trascorso gli ultimi due giorni a Bran in questo itinerario in Transilvania, vi consiglio di prendervi un giorno intero – il 10°- per tornare con calma a Bucarest e attendere il volo di rientro per l’Italia. Partendo da Bran, ci vogliono circa 5-6 ore in auto o in pullman per tornare alla capitale, quindi è importante calcolare bene i tempi per non avere brutte sorprese proprio l’ultimo giorno di viaggio.

Insomma, la Transilvania vi stupirà, dopo non vedrete l’ora di conoscere il resto della Romania!

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Grotte di Collepardo + Pozzo d’Antullo, dove la Preistoria si racconta

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Oggi voglio parlarvi di un luogo davvero suggestivo che ho avuto il piacere di visitare Domenica scorsa, le Grotte di Collepardo e il Pozzo d’Antullo, in provincia di Frosinone.

Grotte di Collepardo e Pozzo d’Antullo: dove si trovano

Siamo nel paesino di Collepardo, nel cuore dei Monti Ernici, più precisamente sul loro versante meridionale.

In questa cornice, che sembra uscita da un film degli anni ’50, sorgono le Grotte di Collepardo, una formazione di origine calcarea unica nel suo genere.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi. Alla fine dell’articolo, troverete qualche informazione pratica per la visita.

Grotte di Collepardo: cosa le differenzia

Queste grotte hanno un’origine antichissima.

Goccia dopo goccia, l’acqua ha modificato la roccia dando vita a stalattiti e stalagmiti che arrivano direttamente dalla Preistoria. Le Grotte di Collepardo non sono molto grandi, ma ci sono due caratteristiche che le rendono davvero uniche.

La prima, è la conformazione. Non sono certo un’esperta di geologia, ma, a detta della guida, rappresentano un caso unico in Italia perché sono le uniche grotte in posizione ascendente. A differenza delle altre conformazioni che si sviluppano sotto terra, infatti, in questo caso, dopo alcuni gradini, anziché scendere si sale. Quindi vi troverete nel cuore della roccia ma in posizione sopraelevata rispetto all’esterno.

La seconda caratteristica è l’apertura molto grande che lascia entrare la luce naturale all’interno. Tutta la prima parte è dunque illuminata dal sole, che conferisce alle varie formazioni rocciose un colore diverso in base alle ore della giornata.

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Il ruolo dei pipistrelli

Come dicevo qualche riga fa, l’eccezionalità di queste grotte non è data dalle dimensioni, infatti si compongono soltanto di due sale.

La prima, la Sala dei Pipistrelli, non è visitabile perché si trova completamente al buio. Al suo interno vive una colonia di pipistrelli che non può essere disturbata.

Il pipistrello, infatti, pur non avendo vita facile accanto agli esseri umani, svolge una funzione importantissima, contribuendo al rispetto dell’ecosistema. Si nutre di insetti e se la sua presenza venisse a mancare, si creerebbe una sproporzione tale da modificare la flora e la fauna dell’intera zona.

In questa colonia vivono circa duemila esemplari. Si calcola che ogni singolo pipistrello divori una media di circa 1000 zanzare in un lasso di tempo molto breve, spostandosi fino a 100 chilometri dalla colonia per procurarsi il cibo.

La sua importanza, dunque, è tale da essere considerata una specie protetta dall’Unione Europea, anche perché il numero degli esemplari si sta progressivamente riducendo di pari passo alla cementificazione selvaggia nelle aree urbane.

La Sala Grande

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

L’altra sala, quella visitabile, si compone di diversi ambienti, tra cui:

  • il Grande Palco
  • la Foresta Pietrificata
  • il Trono della Regina

Quest’ultima formazione deve il suo nome non solo all’aspetto -in effetti sembra davvero un trono- ma anche a un racconto popolare, secondo cui la regina Margherita di Savoia si sarebbe seduta proprio in questo punto in occasione della sua visita alle grotte nel 1904.

Il progetto di conservazione e riqualificazione

Questo luogo si inserisce nel progetto “Nuova luce alle Grotte”.

Di cosa si tratta esattamente?

La guida è stata molto brava a raccontare tutta la storia, e io cercherò di spiegarlo in modo più semplice possibile.

In sostanza, la Sala Grande è in parte illuminata dalla luce naturale. Nel corso del tempo si scoprì che l’uso assiduo della luce artificiale, combinata a quella del sole e al calore termico prodotto dalla presenza dei visitatori, aumentava la temperatura all’interno della grotta, modificandone il tasso di umidità. Questo provocava la crescita innaturale di muschi e felci, mettendo in pericolo l’ecosistema delle grotte. Quindi si decise di intervenire, chiudendo le luci artificiali permanentemente accese.

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Oggi l’interno della grotta si trova completamente al buio e la luce artificiale viene accesa dalla guida solo il tempo necessario per permettere ai turisti di visitare la Sala Grande.

Il nuovo progetto di illuminazione restituisce la giusta luce allo spettacolo naturale del sito, aiutando la comprensione e la conoscenza delle risorse naturali e, nello stesso tempo, proteggendo la biodiversità. Il progetto è della pluripremiata lighting designer Chiara Carucci di OkiDoki Architects e le tappe del percorso di visita sono scandite dalla voce di Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva. Infine, due audioguide -una per adulti e l’altra per bambini- aiutano a scoprire il patrimonio di biodiversità e di testimonianze archeologiche delle Grotte di Collepardo.

Proprio per evitare il danneggiamento delle formazioni rocciose, è vietato usare il flash, questo è il motivo per cui le foto che vedete sono tutte molto scure.

Le Grotte di Collepardo nell’Età del Bronzo

Le Grotte di Collepardo, inoltre, sono oggetto di studio anche da parte degli archeologi. Nel corso del tempo, infatti, sono stati rinvenuti i resti di diversi corpi, tutti datati in piena Età del Bronzo, dunque circa 3500 anni fa.

Le ossa affiorate si trovavano adagiate a terra ed è molto probabile che le grotte venissero usate come cimitero, benché a quell’epoca non ci fosse ancora un vero e proprio culto relativo alla sepoltura. Alla base di questa pratica quindi non c’erano motivi religiosi, bensì l’esigenza di proteggere i corpi dai predatori.

In passato si ipotizzava che le comunità presenti in zona abitassero le Grotte di Collepardo, ma oggi questa scuola di pensiero è superata. In primo luogo perché si tratta di un ambiente troppo umido per fornire un riparo accogliente dalle intemperie. Inoltre è ormai certo che nell’Età del Bronzo l’uomo avesse già abbandonato le grotte, concentrando gli insediamenti a ridosso dei fiumi.

Il Pozzo d’Antullo: storia e caratteristiche

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Ora vi parlo invece del Pozzo d’Antullo, situato a un paio di chilometri dalle Grotte di Collepardo.

Anche in questo caso, si tratta di qualcosa di unico nel suo genere. Una vera e propria voragine alta circa 60 metri e larga 300, nata a seguito dello sprofondamento di una grotta. La voragine, dunque, ha la stessa origine calcarea delle Grotte di Collepardo, a cui si pensa sia collegata, vista l’estrema vicinanza tra i due siti.

Al suo interno, si possono ammirare formazioni bellissime che oggi sono prerogativa degli uccelli. Un ambiente in cui, davvero, mancano solo i dinosauri, che da queste parti è molto facile immaginare. Una sorta di ritorno alla Preistoria, che piacerebbe a Steven Spielberg perché, credetemi, io ho subito pensato a Jurassik Park.

All’interno della parete rocciosa ci sono diversi cunicoli, talmente intricati che fin ora neppure gli speleologi più esperti sono riusciti a esplorare.

Il Pozzo d”Antullo è visitabile dall’alto, girando attorno alla sua apertura, dopo aver attraversato un bellissimo boschetto che ospita una graziosa area pic-nic.

Eccola:

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Grotte di Collepardo e Pozzo d’Antullo: info utili

Come vi avevo promesso all’inizio, adesso passiamo alle informazioni pratiche.

Le Grotte di Collepardo sono aperte tutti i giorni dalle 9 alle 19, a partire dalla Primavera fino al 31 Ottobre. Mediamente, si svolge un tour guidato ogni ora e l’ultimo ingresso è previsto alle 17,30.

Il prezzo del biglietto è di 7 euro a persona e include anche il giro al Pozzo d’Antullo, che altrimenti da solo costa 2 euro.

Per visitare le Grotte vi consiglio di portare con voi una giacca -l’escursione termica rispetto all’esterno è di circa 12 gradi- e di indossare scarpe comode. All’interno non ci sono passerelle, ma solo scalinate, dunque in caso di bimbi piccoli munitevi di un marsupio porta bimbi.

La mia opinione

In zona ci sono pochissimi ristoranti e, credo, solo un bar, che però si trova in cima al minuscolo paese di Collepardo, quindi non troverete nessun punto di ristoro nei pressi dei siti di cui vi ho parlato.

Dal mio punto di vista, questo luogo ha un grande potenziale ed è uno dei più interessanti da visitare in provincia di Frosinone. Però è poco pubblicizzato e poco attrezzato per i visitatori. Punti di ristoro a parte, personalmente ho notato anche una carenza nella segnaletica per raggiungere le grotte.

Tuttavia, organizzandosi in anticipo, magari con caffè e panini nel caso non vogliate pranzare al ristorante, è un’ottima meta, ideale per adulti e bambini, per scoprire le bellezze del frusinate in una giornata all’insegna della storia e dell’aria aperta.

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Visitare i Castelli Romani: conosciamo il territorio

Articolo aggiornato il giorno 11 Maggio 2022

Visitare i Castelli Romani

Visitare i Castelli Romani significa addentrarsi in un mondo forse meno conosciuto rispetto alla Capitale, ma altrettanto affascinante.

Oggi voglio parlarvi di questo territorio e del perché merita un po’ di tempo per essere visitato.

Visitare i Castelli Romani: tutto quello che c’è da sapere

I Castelli Romani comprendono una vasta porzione della provincia di Roma.

Purtroppo, secondo me, non sono valorizzati come dovrebbero. Di conseguenza, non sono tantissimi i turisti che si avventurano oltre il centro della Capitale, anche perché, diciamocelo, a livello di trasporti e di informazioni turistiche, ci sono parecchie carenze e dal mio punto di vista è un vero peccato. Non solo perché ci sono moltissime cose da visitare, ma anche perché i Castelli Romani rappresentano bene quelle tradizioni e i modi di fare che spesso sono associati alla Dolce Vita romana.

Il territorio

Geograficamente parlando, il territorio dei Castelli Romani è situato a sud-est di Roma. Come ho accennato qualche riga fa, si tratta di una zona abbastanza ampia e i paesi che ne fanno parte risultano ubicati in modo un pochino dispersivo.

Per questo motivo, il consiglio è di munirvi di una cartina della regione o di un navigatore nel caso decidiate di viaggiare in automobile. A mio avviso si tratterebbe della scelta migliore in quanto, come dicevo, i collegamenti pubblici extraurbani non brillano per efficienza.

I borghi

I Castelli Romani includono i seguenti borghi: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.

Nell’ultimo paragrafo di questo articolo troverete una serie di suggerimenti su cosa visitare nei vari paesi.

Qualche curiosità storica

I Castelli Romani sono racchiusi nel cuore dei Colli Albani, una zona di origine vulcanica.

A livello storico, ruotano attorno agli eventi della capitale. Tuttavia questi territori sono molto più antichi; infatti i latini si insediarono nell’area dei Castelli circa 4 secoli prima dei romani.

Una conferma importante di questo arriva direttamente dalla letteratura. Nell’ Eneide si narra che Julio, il figlio di Enea, fondò la città di Alba Longa, situata proprio da queste parti. In seguito, Alba Longa avrebbe fatto parte della Lega Latina assieme ad altri insediamenti cittadini limitrofi.

I Castelli Romani tra storia, natura e buon cibo

Quando si parla di un territorio che include diversi paesi, è difficile condensare in poche righe cosa visitare e perché. Infatti, non solo potrebbe risultare molto riduttivo, ma va detto anche che ogni borgo ha conservato la sua unicità, quindi il rischio è di non rendere giustizia a una zona decisamente variegata.

Tuttavia, sono almeno 3 i motivi per cui visitare i Castelli Romani:

  • l’architettura storica
  • le bellezze naturali
  • l’enogastronomia

A livello storico, le attrazioni da visitare riguardano soprattutto le ville e gli edifici religiosi, di cui, come dicevo, troverete una lista alla fine dell’articolo.

Ora vorrei spendere due parole sugli altri due punti per darvi un’idea un po’ più precisa.

Le bellezze naturali

Visitare i Castelli Romani

Ciò che rende davvero unico tutto il territorio è un mix fatto di boschi e sentieri, senza dimenticare la presenza del lago.

Quasi tutti i borghi dei Castelli rientrano nel Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani. Il Parco è un tripudio di faggeti e castagneti; fatta eccezione per alcune cime, i boschi diradano spesso in dolci colline. Nel Parco è possibile ammirare diversi animali selvatici e, per gli amanti delle camminate, non mancano certo i percorsi esplorativi.

Una delle attrazioni naturali più suggestive è il lago, che abbraccia diversi comuni. Tecnicamente appartiene ad Albano, ma, data la particolare conformazione, con le rive che lambiscono il territorio di Castel Gandolfo, i residenti lo associano sempre a questo borgo, noto, tra l’altro, per essere la residenza estiva dei Papi.

L’enogastronomia

Visitare i Castelli Romani

Ora preparate le forchette. Già, perché i Castelli Romani sono famosi anche per i vini e l’ottimo cibo.

Molte ricette riprendono i piatti tipici romani, tuttavia, ogni borgo ha la sua specialità.

Qualche esempio?

Nei dintorni, la cittadina di Nemi è molto conosciuta per le fragole, mentre il borgo di Colonna, interamente circondato dai vigneti, è rinomato per il vino novello. Ariccia, invece, è famosa per la porchetta, da gustare sola o nei panini.

Sapete di cosa parlo, vero?

Ditemi se non vi viene fame:

Visitare i Castelli Romani

Cosa visitare ai Castelli Romani

Come promesso, ecco la lista delle cose più interessanti da vedere, suddivisa borgo per borgo.

Albano Laziale

Da vedere:

  • Duomo
  • Chiesa di San Pietro
  • Catacombe di san Senatore
  • Cisternoni

Ariccia

Da vedere:

  • Piazza della Repubblica
  • Teatro Bernini
  • Chiesa di Santa Maria Assunta

Castel Gandolfo

Da vedere:

  • Palazzo Pontificio
  • Lago
  • Parco Regionale dei Castelli Romani

Ciampino

Da vedere:

  • Villa Maruffi
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
  • Parco Regionale dell’Appia Antica

Frascati

Da vedere:

  • Le Ville -Tuscolana, Torlonia, Falconieri-
  • Cattedrale di San Pietro
  • Palazzo dei Vescovi

Genzano di Roma

Da vedere:

  • Chiese
  • Infiorata
  • Museo delle Navi Romane

Grottaferrata

Da vedere:

  • Ville -Arrigoni Muti, Gavotti Gioacchini, Cavalletti-
  • Palazzo Santovetti
  • Castello de Paolis
  • Boschetto di Grottaferrata

Lanuvio

Da vedere:

  • Santuario di Giunone
  • torri medievali
  • Palazzo Colonna

Lariano

Lariano è un piccolo borgo famoso soprattutto per il cibo. Il suo pane è conosciuto in tutta la zona e ogni anno si svolge anche la Sagra del Fungo Porcino. A livello naturalistico, vi consiglio il Monte Artemisio, conosciuto anche come il Maschio di Lariano.

Marino

Da vedere:

  • Area archeologica
  • Marino sotterranea
  • Chiesa del Santissimo Rosario

Montecompatri

Da vedere:

  • Palazzo Annibaleschi
  • Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo
  • Convento di San Silvestro
  • Bosco del Tuscolo

Monteporzio Catone

Da vedere:

  • Ville Rinascimentali
  • Duomo

Nemi

Da vedere:

  • Santuario del Santissimo Crocifisso
  • Centro storico

Rocca di Papa

Da vedere:

  • Fortezza Pontificia
  • Santuario della Madonna del Tufo
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso

Rocca Priora

Da vedere:

  • Santuario della Madonna della Neve
  • Palazzo Savelli
  • Centro storico

Velletri

Da vedere:

  • Palazzo dei Conservatori
  • Palazzo Ginnetti
  • Palazzo Comunale
  • Cattedrale di San Clemente
  • Museo Civico Archeologico

Perché scegliere i Castelli Romani

Insomma, i Castelli sono la meta ideale per coppie e famiglie per un viaggio all’insegna del gusto, della storia e di una natura incontaminata, lontani dal caos della Capitale.

Forse non saranno altrettanto famosi, ma non hanno nulla da invidiare alla loro sorella maggiore.

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Escursione in barca a Chalons-en-Champagne: dove le luci giocano con l’acqua

escursione in barca a Chalons-en-Champagne

In questo articolo vi parlo di una particolare escursione in barca a Chalons-en-Champagne. Un’esperienza davvero unica nel suo genere per ammirare la città da un punto di vista forse irripetibile in Europa.

La mia opinione sulle escursioni organizzate

Se mi seguite, avrete intuito che io ho una sorta di odio-amore per i tour organizzati e simili.

Non sempre li amo, perché, quando sono troppo costruiti, mi suggeriscono l’idea di un’esperienza poco reale, pensata per mostrare ai turisti uno spaccato di realtà che non viene davvero percepita -e, dunque, non apprezzata come dovrebbe- proprio per la fretta.

Eppure, questa volta, le cose non stanno esattamente così.

Ma partiamo dall’inizio.

Cosa rende speciale l’escursione in barca a Chalons-en-Champagne

Come accennavo anche negli articoli precedenti, Chalons-en-Champagne è conosciuta anche come la Petite Venice, Piccola Venezia.

Questo perché il cuore della città è un dedalo di canali e corsi d’acqua, come una Venezia in miniatura.

escursione in barca a Chalons-en-Champagne

Negli ultimi anni, l’amministrazione locale si è data molto da fare per costruire un’offerta turistica di tutto rispetto, da affiancare a quella di Parigi.

In questo caso, parliamo di un modello di turismo esperienziale che vede nella lentezza, nel rispetto dell’ambiente e nell’abbattimento delle barriere architettoniche i suoi pilastri principali.

Senza inventare nulla, quindi, ma lavorando alla valorizzazione di ciò che più caratterizza la città:

  • i giardini
  • i corsi d’acqua
  • l’architettura

In questo contesto nasce Metamorph’eau’ses.

Se vi state chiedendo di cosa si tratta esattamente, ve lo spiego nel prossimo paragrafo.

Metamorph’eau’ses: alla scoperta della città tra giochi di luci e acqua

escursione in barca a Chalons-en-Champagne

Metamorph’eau’ses, in francese, è il gioco di parole tra acqua -eau- e la combinazione di luci sapientemente realizzate che donano ai monumenti della città un’atmosfera tutta particolare. Una suggestione da fiaba, quasi come essere sospesi nel tempo, mentre la barca attraversa dolcemente i canali della città.

Ecco perché questa escursione in barca permette di ammirare Chalons-en-Champagne da un punto di vista insolito e privilegiato. Come la ciliegina sulla torta, a completare la visita del giorno immersi tra la sua storia, gli immensi e curati spazi verdi e i bistrot tanto tipici che rallegrano le strade del centro.

Ecco perché, a dispetto delle mie solite convinzioni, questa volta vi consiglio di cuore un giro in barca immersi tra le luci sfavillanti.

Se siete curiosi di vivere anche voi questa esperienza, di seguito trovate tutte le informazioni che possono fare al caso vostro.

Informazioni pratiche

Partiamo dai prezzi.

A causa del recente crollo di un ponte, al momento il percorso risulta solo parzialmente percorribile, quindi il costo del biglietto è stato leggermente ridotto.

  • Adulti: 14,00 euro
  • bambini dai 4 ai 10 anni: 7,00 euro
  • passaggio in barca gratuito per i piccoli fino a 4 anni non compiuti.

La durata dell’escursione è di circa un’ora, sempre di sera dopo il tramonto per ammirare al meglio la suggestione delle luci che impreziosiscono i monumenti del centro città.

Per quanto riguarda i giorni, variano in base al periodo dell’anno:

  • Luglio e Agosto: il giro in barca si effettua giornalmente;
  • Maggio, Giugno e Settembre: l’escursione è programmata dal Giovedì alla Domenica;
  • Aprile, Ottobre e Dicembre: il tour è previsto soltanto il Venerdì e il Sabato.

Luogo di imbarco: al momento si trova davanti l’ufficio del turismo in Quai des Artistes, dove, negli orari di apertura, è possibile acquistare il biglietto, che però non viene rimborsato in caso di pioggia.

Volendo, è possibile ascoltare la storia della città tramite una registrazione audio che però è disponibile solo in lingua francese.

I pullman che arrivano in Quai des Artistes dal centro di Chalons-en-Champagne sono : 1-4-6-7, fermata di riferimento: Marne.

Ora, non mi resta che augurarvi Buona Metamorfosi 🙂

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Escursioni a Chalons-en-Champagne e dintorni: le 5 da non perdere

escursioni a Chalons-en-Champagne

Oggi vi parlo delle migliori escursioni a Chalons-en-Champagne.

Vi racconterò di cinque luoghi immersi nel verde, ideali per gli amanti dell’aria aperta e adatte a tutta la famiglia.

Escursioni a Chalons-en-Champagne e dintorni: quelle da non perdere

Prima di iniziare, riepilogo un attimo perché Chalons-en-Champagne è una destinazione di tutto rispetto, seppur lontana dagli sfarzi parigini che ammaliano chi si accinge a visitare la Francia. Già, perché è un dato di fatto: questo Paese è inevitabilmente associato alla sua capitale e ai simboli come la Tour Eiffel e il Louvre, ma, davvero, è anche molto altro.

Come dicevo negli articoli precedenti, Chalons-en-Champagne è una placida città circondata dal verde.

La sua storia si intreccia fittamente alla diffusione del Cristianesimo in Europa, dunque il lato religioso e architettonico rappresentano una delle sue caratteristiche principali.

Eppure, questo luogo è anche il regno dei parchi e delle passeggiate, nonché teatro di numerosi eventi all’aperto che animano i mesi tra la primavera e l’estate.

Ecco perché, se cercate una vacanza all’insegna del verde e della cultura – e ovviamente delle bollicine- non potete assolutamente perderla.

Ora entriamo nel vivo dell’articolo e vediamo le escursioni più belle che si possono fare in città e nei dintorni.

Beconnes: visita alla città dei fiori

escursioni a Chalons-en-Champagne

Ho sempre sentito dire che, in Italia, San Remo è la città non solo della musica ma anche dei fiori.

Beconnes potrebbe essere la la San Remo italiana. Questo villaggio si trova a 30 minuti da Reims. Un detto popolare recita che la sua posizione sarebbe esattamente al centro tra Reims e Chalons-en-Champagne. Non so se questo sia vero, di sicuro però il villaggio si sviluppa su un’antichissima strada romana.

Le case, piccole e leziose come un villaggio delle fate, si susseguono giardino dopo giardino, inserendosi perfettamente nel paesaggio.

La caratteristica principale di queste abitazioni, infatti, è che non sono delimitate da cancelli o recinzioni, dunque si ha la sensazione di trovarsi in un unico, grande giardino.

Beconnes è il luogo ideale per immergersi nei colori della primavera e respirare il profumo dei fiori per una giornata all’insegna del relax.

Qui si respirano i ritmi lenti tipici della provincia. I valori incarnano perfettamente quelli della piccola comunità, dove tutti si danno da fare per mantenere intatta la tipicità del luogo. La manutenzione dei giardini e degli spazi verdi, infatti, è affidata al lavoro volontario degli abitanti e la cura dei dettagli racconta il grande amore che hanno per questo villaggio nel cuore della campagna francese.

Questa escursione è perfetta anche in caso di viaggi con bimbi molto piccoli.

Faux de Verzy, dove regna l’unicità

escursioni a Chalons-en-Champagne

I Faux de Verzy sono una foresta di faggi tra i più rari del mondo, tanto che questa riserva ha davvero un’importanza eccezionale.

Ogni anno sono tantissimi i botanici che si accingono a visitarla, perché parliamo di alberi davvero particolari nel loro genere.

Cosa hanno di speciale?

Partiamo dall’elemento che spicca di più: l’altezza.

Già, perché se vi immaginate alberi che sembrano sfiorare il cielo siete fuori strada. I Faux de Verzy non sono niente di tutto questo. Anzi, difficilmente raggiungono i 10 metri, cosa che li rende molto diversi dai faggi a cui siamo abituati.

Il secondo elemento che li caratterizza è la forma, dai rami talmente intrecciati che è difficile dire dove inizia uno e dove finisce l’altro.

Del resto, i biologi continuano a interrogarsi sulla loro origine. L’ipotesi più accreditata nel mondo accademico è che siano il risultato di una mutazione genetica dei faggi tradizionali, mutazione che però, al momento, non è ancora stata indviduata.

Questo rende la riserva dei Faux de Verzy unica nel suo genere e si può visitare percorrendo un sentiero di circa 4 chilometri interamente immerso nel verde.

L’escursione è pensata anche per i più piccoli e per chi non può camminare grazie alla presenza delle passerelle che abbattono le varie barriere architettoniche. Quindi è molto facile percorrere il sentiero sia con i passeggini che con la sedia a rotelle. Inoltre, di recente, sono stati aggiunti dei pannelli interattivi che grazie agli audio registrati e alla scrittura in Braille rendono la visita fruibile anche ai non vedenti.

Domaine de Coolus, un angolo selvaggio di Francia

Tra le escursioni imperdibili nei dintorni di Chalons-en-Champagne, c’è sicuramente il Domaine del Coolus, una bellissima riserva naturale di circa 40 ettari.

Il Domaine de Coolus è un concentrato di tutti i paesaggi che la natura può offrire. Si va dagli stagni alle praterie fino alle aree boschive e rappresenta un punto di osservazione perfetto per gli amanti degli animali. Ogni anno sono molti i visitatori che arrivano da queste parti per fare birdwatching.

Questa riserva, inoltre, è ampiamente utilizzata per l’educazione ambientale rivolta soprattutto ai bambini. Ne sono un esempio l’orto didattico e lo studio della vita delle api, fino all’osservazione di numerosi frutteti, che occupano un posto speciale nella flora del Domaine de Coolus.

Guardate che meraviglia:

escursioni a Chalons-en-Champagne

Proprio per promuovere le varietà regionali di frutta, pochi anni fa è nata l’Associazione Croqueurs de Pommes, che collabora attivamente alla sensibilizzazione delle fasce più giovani e si occupa di promuovere la conservazione di questo ambiente naturale. Per conoscere tutte le iniziative promosse dall’Associazione potete dare un’occhiata al sito croqueurs-national.fr

Crociera sul Marna+ cena in barca

escursioni a Chalons-en-Champagne

Adesso passiamo a qualcosa di più turistico.

D’accordo, forse questa escursione non sarà tra le più autentiche nel senso stretto del termine, ma è l’ideale per trascorrere una giornata in famiglia in modo un po’ diverso.

Parlo della crociera sul fiume Marna, il tour organizzato che permette una splendida vista sui territori di Epernay e Borsault.

La barca utilizzata per questa escursione si caratterizza per le sue vivaci tende da sole, ma il giro si può tranquillamente prenotare anche la sera, con tanto di cena e animazione a bordo per un costo che varia -in base al menù- dai 55 agli 80 euro a persona.

Il punto di imbarco si trova a Cumières, a mezz’ora di macchina da Chalons- en-Champagne.

Durante la crociera è possibile fare una sosta al castello di Borsault. In questo caso, però, è obbligatorio prenotare la visita in anticipo direttamente al molo d’imbarco, al costo di 13 euro a persona per gli adulti e 10 euro per i bambini fino ai 12 anni.

Haussimont, il villaggio dei giardini

escursioni a Chalons-en-Champagne

L’altra escursione a Chalons-en-Champagne che consiglio davvero a tutti è il borgo di Haussimont, famoso per i suoi giardini fioriti, una costante spesso inaspettata in questa regione francese, che spesso, come ho detto più volte, perde per la sua relativa vicinanza a Parigi.

Il fil rouge di tutto il villaggio è la protezione ambientale, con un occhio di riguardo alla conservazione della biodiversità locale.

Da vedere:

  • la Place Fontaine
  • il bosco didattico
  • il giardino sensoriale

Cosa vedere nel gardino sensoriale di Haussimont

Ora vi parlo meglio di cos’è e come si sviluppa il giardino sensoriale, perché si tratta di un’esperienza non solo educativa ma anche piacevole per adulti e bambini.

Come si intuisce dal nome, il giardino sensoriale nasce con l’intento di affinare i cinque sensi attraverso il contatto diretto con la natura.

Come?

  • Il tatto viene stimolato dalle carezze agli alberi, concepiti non come oggetti ornamentali, bensì come esseri viventi che fanno parte di un tutto.
  • La vista si affina giocando a scoprire i colori del fogliame durante le diverse stagioni dell’anno: toni chiari in primavera e in estate, colori aranciati in autunno e il vuoto solo apparente delle foglie morte in inverno.
  • Ascoltando il fruscìo del vento tra i rami e le chiome degli alberi si affina l’udito, un senso spesso sovrastimolato dal caos della vita moderna, soprattutto nelle grandi città.
  • Si esercita l’olfatto passeggiando nel verde, immersi tra i profumi dei boschi.
  • Tutto questo viene condensato nel gusto, assaggiando i frutti prodotti dagli alberi, che sono il risultato di una crescita e di una maturazione lente, nel rispetto delle stagioni.

Consiglio assolutamente di visitare, durante la passeggiata a Haussimont, il Giardino delle Piante e il Giardino della Vita.

Tutte le escursioni di cui ho parlato in questo articolo possono essere prenotate direttamente all’ufficio turistico di Chalons-en-Champagne in Via 3 Quai des Arts, oppure contattando il numero +333-26-65-1789.

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Come si vive in Romania: la storia di Elena

Come si vive in Romania

Già, come si vive in Romania?

Oggi cercherò di dare una risposta a questa domanda che io considero molto difficile. Perché non è immediato spiegare come si vive in un luogo e ci vuole un attimo per cadere negli stereotipi, fornendo un’immagine distorta della realtà.

Le cose sono sempre più complesse di come sembrano e io voglio rispondere raccontandovi la storia di Elena.

Chi è Elena

Elena è una signora di circa 65 anni, con il fazzoletto in testa e un sorriso gentile.

Noi l’abbiamo conosciuta mentre passeggiavamo per il centro di Brasov, nei pressi di Piazza Sfatului.

Tutte le sere arriva con il pullman dal paese vicino, con le braccia cariche di ceste. All’interno, ci sono i fiori che lei raccoglie nel bosco accanto al suo giardino e che confeziona in mazzetti da vendere ai turisti.

La prima volta che incrociai il suo sguardo rimasi colpita da una forza d’animo che non si piega al trascorrere del tempo. Quella sera d’estate non potemmo fare a meno di avvicinarci a lei, aprendo la conversazione con un un rispettoso “Buna Seara”.

Dopo qualche convenevole per rompere il ghiaccio e un te caldo preso insieme nella pasticceria accanto, mi azzardai a porle qualche domanda. Quella che era una semplice chiacchierata si è trasformata in un’intervista a tutti gli effetti, che sono felice di aver registrato con il mio cellulare.

Oggi ve la propongo su questo blog, perché nessuno meglio di lei può parlare della vita in Romania.

Ho scelto di lasciare tutto com’è nell’originale, senza apportare ritocchi o correzioni, perché le sue sono parole talmente profonde che richiamano una saggezza di altri tempi, preziosa per tutti coloro che hanno voglia di conoscere, senza per questo giudicare.

Buona lettura.

Come si vive in Romania: l’intervista a Elena

M: Elena, che bel nome hai, è anche quello di mia madre. 🙂 Posso chiederti perché sei qui? Vieni tutte le sere?

E: Vendere i fiori è il mio secondo lavoro. Non lo faccio sempre, solo in Primavera e in Estate. Al mattino mi alzo presto e vado in cerca dei fiori più belli. Poi li confeziono realizzando questi mazzetti, che vendo qui a Brasov. Vengo con il pullman tutti i pomeriggi, tranne la domenica che mi riposo.

M: Qual è il tuo lavoro principale?

E: Io vivo in campagna, in un paese fuori Brasov. Mio figlio dice che è talmente piccolo che non è scritto nemmeno sulle carte geografiche, lo trovi solo su quella del Municipio. Io vivo vendendo i prodotti del mio orto e le galline. Sono fortunata perché ho uova in abbondanza, così posso vendere quelle in più.

M: Questo è già un lavoro a tempo pieno, direi. Come ti è venuta in mente l’idea dei fiori?

E: Una mattina di Primavera ero andata nel bosco a raccogliere la legna per la stufa. Il prato intorno a me era pieno di fiori. Quando ero giovane lavoravo in un negozio, io realizzavo gli addobbi per le feste proprio con i fiori e le piante. Ma non qui a Brasov. All’epoca, c’era Ceausescu e dal Municipio ci indicavano dove andare a lavorare. Quelli del paese stavano soprattutto in fabbrica, ma se non c’era posto venivamo mandati altrove. All’epoca io lavoravo in Bucovina e tornavo a casa due volte al mese. Comunque, quella mattina ho ripensato al mio lavoro e ho avuto l’idea di comporre questi mazzetti e venderli.

M: Perché qui a Brasov e non in paese?

E: Da noi tutti hanno un giardino e i fiori non mancano, ma in città non è così, quindi comprano i fiori perché sono attratti dalla campagna e poi ci sono molti turisti.

M: Vivi da sola? Prima parlavi di un figlio…

E: Ne ho 3, tutti maschi, ma sono andati via. Vivono in Italia e tornano qui per Natale e durante le vacanze estive.

M: Ci parli un po’ di loro?

E: Il grande ha 40 anni, poi ne ho uno di 35 e infine c’è il piccolo di 29. Sono partiti perché volevano una vita migliore e tutti dicono che in Italia gli stipendi sono più alti che da noi. Vivo da sola da quando mio marito è morto. Però mia sorella abita nella casa di fronte e tutti i giorni mi incontro con le amiche. M fanno compagnia dopo pranzo, quando preparo i fiori prima di venire qui. Però l’inverno passiamo sempre la sera insieme, parlando davanti alla stufa.

M: Vivono sole anche loro?

E: Quasi tutte. Alcune hanno ancora il marito o qualche figlio che ha deciso di restare qui. Ma la maggior parte di noi ha almeno un parente che vive all’estero. Ormai è diventata una cosa normale, ma, certo, la nostalgia si fa sentire.

M: Ti manca la tua famiglia, vero?

E: Molto. Queste partenze sono una cosa buona perché migliorano la vita di tanti giovani, però pensa a quante famiglie sono divise. Noi siamo un Paese spaccato.

M: Sei mai stata in Italia?

E: Si, tre volte, in vacanza. I miei figli mi chiedono sempre di trasferirmi da loro, ma io non posso. Qui c’è la nostra casa, ci sono i nostri ricordi. Non possiamo andare tutti via, qualcuno deve restare. Io un giorno non ci sarò più, ma spero sempre che i miei figli tornino a casa. Se non lo faranno, spero almeno che ricordino sempre da dove vengono. Altrimenti la nostra storia e le nostre tradizioni andranno perse e non ci sarà nessuno a insegnarle a chi verrà dopo. Figlia, tu sei madre? Non ancora? Non dimenticare mai una cosa: le tradizioni sono importanti, perché faranno sempre parte di te e raccontano le tue origini. Insegnalo ai tuoi figli, un giorno. E tu, figlio, hai una doppia responsabilità, perché da quando sei partito appartieni a due Paesi. Sii degno di tutto questo.

Quella sera andammo via dopo aver comprato tutti i mazzetti di fiori che Elena aveva ancora nel cestino.

Il suo racconto, semplice e senza giri di parole, spalanca le porte su un Paese meraviglioso dalla storia difficile. Un Paese che lotta contro i fantasmi del passato e guarda al presente, nel tentativo di conciliare le due cose.

La Romania è una nazione spaccata, come la definisce Elena, dove i giovani vanno via e le persone si sono ormai abituate a quella che gli antropologi chiamano “cultura dell’esilio”.

Grazie, Elena, per averci raccontato la tua vita e per la testimonianza preziosa che ci hai lasciato: le tradizioni sono una parte di noi. Dimenticarsene significa perdere l’identità.

Grazie, per averci mostrato una piccola parte della vita in Romania.

Vi potrebbe interessare anche: Perché andare in vacanza in Romania?

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Cosa vedere a Chalons-en-Champagne: storia, cultura e folclore

cosa vedere a Chalons-en-Champagne

Nell’articolo precedente in cui vi parlavo un po’ del territorio, avevo elencato i motivi per visitare questa città nel cuore della Francia. Oggi entriamo più nel dettaglio e vi racconto cosa visitare a Chalons-en-Champagne.

Visitare la città

Come avevo già detto, Chalons-en-Champagne è una città ricca di storia. Per molto tempo, tuttavia, è rimasta all’ombra di Parigi, come spesso accade alle località vicine alle grandi capitali europee.

Negli ultimi anni, però, l’amministrazione locale ha lavorato sodo per promuovere una realtà fatta di eccellenze, che vedono l’architettura gotica, i giardini e lo Champagne come i protagonisti assoluti.

Oggi la città è una destinazione per tutta la famiglia, ideale per chi ama un turismo tranquillo e di un certo spessore non solo culturale, ma anche enogastronomico.

Cosa vedere a Chalons-en-Champagne

In questo articolo vi parlo di cosa vedere e cosa fare in città. Nell’elenco ho inserito tutto ciò che mi ha maggiormente colpita, quindi iniziamo dalla parte storica, che qui va a braccetto con l’architettura.

Gli edifici religiosi

cosa vedere a Chalons-en-Champagne

Chalons-en-Champagne è un luogo ricco di edifici religiosi e le Chiese rappresentano un tesoro inestimabile, dove il gotico europeo riesce a esprimere il meglio di se, tanto da lasciare a bocca aperta i turisti che ammirano le guglie con il naso all’insù.

La Cattedrale di Saint Etienne

La Cattedrale di Saint Etienne è la costruzione più importante del capoluogo e gli abitanti locali la indicano con orgoglio come il luogo in cui si sposò, nel 1671, Filippo d’Orleans, il fratello del Re Sole.

Come molti edifici storici in Europa, la cattedrale ha una lunga storia alle spalle, tanto che è possibile rintracciare un duplice sviluppo in base ai periodi di costruzione e restauro.

La prima parte, realizzata in stile romanico, fu consacrata nell’Ottobre del 1147. Risalgono a questo periodo una torre che, visibile esternamente, resiste impassibile alle intemperie del tempo, e il fonte battesimale.

La seconda parte, di ispirazione gotica, fu iniziata verso la metà del 1200 e, tra alte colonne e guglie appuntite, la Cattedrale continua a incantare chi la osserva grazie al suo fascino austero, a dispetto della vivace facciata in stile barocco.

Da vedere: le vetrate interne. Come il resto della struttura, anche queste si suddividono in due periodi. Quelle a tema Antico Testamento risalgono al Romanico, mentre le altre, realizzate qualche secolo dopo, si concentrano sul peccato originale, il battesimo di Gesù e la vita della Vergine Maria.

Notre-Dame de l’Epine

Questa Chiesa, molto più piccola rispetto alla Cattedrale di Saint Etienne, merita davvero una visita e credo sia la mia preferita a Chalons-en-Champagne. Infatti, pur essendo conosciuta, è molto meno frequentata, quindi si può visitare senza avere troppa gente attorno.

Secondo una leggenda locale, la statua della Vergine Maria con Gesù Bambino in braccio, sarebbe stata trovata da un gruppo di contadini nel bel mezzo di un roveto ardente, senza però bruciare.

Qui è chiaro il riferimento all’Antico Testamento, perché anche Mosè fu chiamato dal Signore sul Sinai, davanti a un roveto che non si consumava pur essendo avvolto dalle fiamme.

Tutto questo testimonia la potenza con cui il messaggio cristiano fu accolto in Europa, soprattutto in Francia, Paese che oggi inneggia al laicismo, rinnegando, o prendendo le distanze, dalle radici giudaico-cristiane.

La Chiesa di Notre Dame de l’Epine è realizzata interamente in stile gotico, con importanti influenze fiamminghe, che si rintracciano soprattutto nelle guglie, appuntite quasi all’inverosimile.

Chiesa di Saint Alpine

Questa Chiesa, anch’essa totalmente in stile gotico, è simile per forma e dimensioni alla precedente e sorge su un’antica cappella, dedicata al culto di Sant’Andrea.

Gli elementi più preziosi sono le decorazioni interne, molto rilevanti sia dal punto di vista storico che religioso.

Tra queste vi segnalo:

  • le sculture;
  • le vetrate – bellissime soprattutto quelle sulla vita della Vergine Maria e San Giovanni Battista- ;
  • i quadri, che, messi insieme, formano una sorta di Via Crucis.

Notre Dame en Vaux

Nonostante le dimensioni più piccole rispetto alla famosa Cattedrale di Saint Etienne, questa Chiesa, anch’essa in stile gotico, ha fatto la fortuna di Chalons-en-Champagne, rendendo la città una meta molto importante in fatto di pellegrinaggi religiosi.

Per secoli, infatti, è stata un luogo di culto mariano, attraendo pellegrini da tutta Europa, grazie a una reliquia che per molto tempo è stata conservata al suo interno.

Sto parlando del cordone ombelicale di Gesù Cristo, una reliquia dalla storia controversa e anche molto sfortunata, sulla quale ha sempre aleggiato un alone di mistero.

Le prime testimonianze di questa reliquia apparvero a partire dal 15° secolo. Secondo una leggenda, Carlo Magno la ricevette in dono dall’imperatore bizantino, consegnandola poi a Roma.

Non si sa bene come, fatto sta che la reliquia sarebbe poi stata riportata in Francia proprio durante il periodo illuminista. Il vescovo della città, infiammato dalla fede della ragione, decise quindi di bruciarla.

Oggi la Chiesa di Notre Dame en Vaux è un luogo da visitare soprattutto per la sua bella architettura gotica.

Gli spazi verdi

cosa vedere a Chalons-en-Champagne

“Ville du Jard” è uno dei soprannomi della città, cosa che lascia subito intuire la quantità di parchi che abbracciano Chalons-en-Champagne.

Les Jardins

Con il termine Jardins, gli abitanti indicano 3 parchi differenti, ognuno dotato di caratteristiche diverse.

  • Le Petit Jard, di origine medioevale, oggi è un vero e proprio tesoro, grazie al restauro avvenuto nel 19° secolo, occasione in cui il parco fu totalmente ridisegnato. Da vedere, all’interno del giardino, le Chateau du Marche.
  • Le Grand Jard è famoso grazie alla numerosa presenza di uccelli e i lunghi viali disseminati di Castagni.
  • Le Jardin des Anglais affaccia sulla Cattedrale di Saint Etienne e si caratterizza per i bellissimi sentieri dove si ha l’impressione di essere una cosa sola con la natura.

Tutti i giardini sono curati meticolosamente e sono ideali per rilassarsi, fare un pic-nic all’aperto o semplicemente camminare nel verde.

Il folclore

Un elemento che caratterizza tantissimo Chalons-en-Champagne è la grande vivacità artistica, grazie ai festival e alle iniziative culturali, che rendono la città una destinazione dinamica e stimolante.

Io vi segnalo due eventi a cui ho partecipato diverse volte e quindi conosco bene.

Il Festival delle Arti di Strada

cosa vedere a Chalons-en-Champagne

Si svolge nel mese di Giugno ed è una festa per gli occhi di grandi e piccini.

Trapezisti, giocolieri e cantastorie riempiono la città di arte e allegria, ed è come fare un salto indietro nel tempo, quando i saltimbanchi allietavano le città nel Medioevo.

Proprio a Chalons-en-Champagne, infatti, sorge il più importante centro nazionale per la formazione dei giovani circensi, perché, ormai, il circo sta cambiando. Non è più, o almeno non solo, una tradizione di famiglia, ma un lavoro a cui ambiscono sempre più persone che amano l’arte in tutte le sue forme.

Metamorph’eau’ses

Se conoscete il francese, avrete intuito il gioco linguistico creato con le parole acqua -eau- e metamorfosi, che non è affatto casuale. Proprio l’acqua, infatti, è la protagonista di questo evento a metà fra cultura e folclore locale.

In pratica, tutti i monumenti che sorgono nei pressi dell’acqua – considerate che la città è piena di canali, tanto che viene chiamata anche “Petite Venice”– vengono illuminati da sapienti giochi di luce e animazioni che ne raccontano la storia.

Metamorph’eau’ses nasce nel 2015 e rientra nel progetto di promozione turistica messo a punto dalle autorità locali. Ogni anno viene scelto un monumento protagonista dell’evento, attorno al quale si sviluppa un percorso che può essere visitato a piedi o in barca.

Questa manifestazione, che si svolge dalla Primavera all’Autunno, secondo me è tra le più suggestive in Europa.

Ora che vi ho parlato di cosa vedere a Chalons-en-Champagne, aggiungo che non è affatto finita qui.

Nel prossimo articolo vi racconterò di alcune escursioni per conoscere il territorio da un punto di vista alternativo.

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Perché visitare Chalons-en-Champagne

Visitare Chalons-en-Champagne

Pensando alla Francia, di solito vengono subito in mente Parigi, Lione, Marsiglia e Bordeaux. Io invece voglio parlarvi di una città forse meno conosciuta, ma altrettanto affascinante. Oggi vi racconto perché visitare Chalons-en-Champagne.

Prima di iniziare, faccio una piccola premessa.

Se mi conoscete, avrete sicuramente capito che non amo parlare con superficialità dei luoghi che visito, soprattutto quando si tratta di posti che amo e che non sono molto famosi.

Io sono stata tante volte a Chalons-en-Champagne, dunque potrei scriverne per ore. Per non caricare troppo gli articoli, ho deciso di suddividere gli argomenti che ruotano attorno a questa destinazione in più post, che andrò a sviluppare nel corso dell’anno. Questa, dunque, è una sorta di introduzione per descrivere il territorio e raccontarvi perché vale davvero la pena fare un viaggio nella terra dello Champagne.

Il mio primo incontro con la città

La prima volta che approdai in questa grossa ville di provincia di circa 40.000 abitanti, frequentavo la scuola superiore.

All’epoca ero stata scelta dai miei insegnanti per uno scambio culturale con una famiglia francese.

All’inizio, rimasi sì colpita dalla bellezza del luogo ma, a dire la verità, mi sembrava anche abbastanza austero, forse troppo, per i miei gusti. Solo con gli anni sono riuscita ad amare Chalons-en-Champagne, che non è affatto austera come pensavo allora, ma sobria ed elegante. Una destinazione adatta a tutta la famiglia che offre moltissimo in termini di architettura, folclore e spazi verdi.

Dove si trova Chalons-en-Champagne e come arrivare

Come si intuisce dal nome, la città si trova nella regione Champagne-Ardenne, nella parte Nord orientale del Paese, a poca distanza dal confine con il Belgio.

Pur essendoci un aeroporto poco lontano, non ci sono voli diretti dall’Italia, dunque la soluzione migliore è arrivare da Parigi. La compagnia Swiss Railways effettua la tratta ogni 3 ore circa, con partenza da Paris -Est e cambio a Reims. Il biglietto costa 21,00 euro a persona e si arriva in città in un’ora e mezza di viaggio.

Perché visitare Chalons-en-Champagne

“Petite Venice” e “Ville du Jard”, sono due appellativi che fanno ben intuire il fascino di questa città nel profondo cuore della Francia.

Qui, gli edifici religiosi vanno a braccetto con i parchi, curati sapientemente in ogni dettaglio.

Il centro della città è una continua scoperta, con le barche che navigano pigramente lungo i canali e gli angoli delle strade che profumano di dolci appena sfornati.

Da queste parti la vita scorre tranquilla nel suo tran tran quotidiano e gli abitanti, dopo aver lasciato gli uffici, tornano nelle loro case per il tradizionale aperitivo in famiglia. Il fine settimana si arricchisce solo della cena tra amici in uno degli intimi bistrot, mentre le famiglie con i bambini piccoli passeggiano per Plage du Chalons e si divertono a sbriciolare il pane agli anatroccoli.

Chalons-en-Champagne è come un’elegante e tranquilla signora, un luogo dove la pace di provincia si tinge di un fascino senza tempo e tutto profuma di bollicine.

Ecco un elenco di cosa fare e cosa visitare in città:

  • Chiesa di Notre-Dame-en-Vaux;
  • Cattedrale di Saint Etienne;
  • Chiesa di Saint-Alpin;
  • Museo delle Belle Arti e di Archeologia;
  • parchi cittadini – Petit, Grand e Des Anglais-;
  • degustazioni enogastronomiche nella cantine;
  • Festival Circense.

Come promesso, questo è solo un assaggio di cosa offre Chalons-en-Champagne. Nel corso dell’anno, vi condurrò alla scoperta di questa frizzante città, raccontandovi tutti i suoi segreti.

Per ora, spero di lasciarvi con un pizzico di curiosità e, perché no, di ispirazione per le prossime vacanze.

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Visitare l’Albania tra storia e natura

visitare l'Albania

In questo articolo vi parlo di cosa visitare in Albania, andando alla scoperta dei siti storici più importanti e della sua natura incontaminata.

Dicono che, sul web, non si dovrebbe mai scrivere troppo per evitare di annoiare i lettori. Io invece vi propongo un articolo molto lungo perché penso sia importante, se state organizzando un viaggio da queste parti, avere una guida il più dettagliata possibile, perché abbiamo a che fare con luoghi legati a stereotipi difficili da cancellare.

Di seguito trovate l’indice per orientarvi tra i vari luoghi citati.

Perché visitare l’Albania

L’ho detto più volte. Come tutti i Paesi che appartenevano alla cortina di ferro, l’Albania convive con una storia complessa, spesso dolorosa, nel tentativo di modernizzarsi senza dimenticare il passato.

Purtroppo, risente -ancora- di molti pregiudizi, forse perché, essendo poco conosciuta, è circondata da un alone di mistero.

Eppure visitare l’Albania significa immergersi in un mondo caratterizzato da una storia millenaria e una natura talmente bella che lascia a bocca aperta.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Cosa visitare in Albania

Cominciamo proprio dalla storia, che nel Paese delle Aquile si lega a un crocevia di popoli e civiltà.

Data la sua posizione geografica, i contatti e le contaminazioni più frequenti avvennero con i greci, i romani e con i turchi -gli antichi ottomani- che ne hanno influenzato le sorti fino al secolo scorso.

I siti storici di cui vi parlo testimoniano il passato di una terra che ha sempre ingolosito gli antichi, una terra che rappresentava la porta per l’Oriente.

I siti storici

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Nei prossimi paragrafi vi racconto di Butrint e Apollonia, due luoghi simbolo del Paese che non potete perdere in un viaggio in Albania.

Butrint

Butrint è uno dei siti storici più importanti. Questa cittadina ha rivestito un ruolo fondamentale in passato, grazie alla sua posizione strategica poco lontana da Corfù.

Secondo una leggenda, Butrint fu fondata dal principe troiano Eleno, figlio di Priamo, e ha alle spalle una lunga storia di dominazioni straniere.

Da protettorato romano, fu poi conquistata dai bulgari e poi dagli ottomani, diventando ufficialmente albanese solo nel 1912.

I primi scavi al sito archeologico videro la partecipazione di molti studiosi internazionali, anche perché iniziarono negli anni 30 del 900, periodo in cui tutti gli Stati europei, inclusa l’Italia, cercavano di espandere il loro dominio anche attraverso la prevaricazione culturale. In seguito, quando Enver Hoxha salì al potere, cacciò via gli stranieri, inclusi gli archeologi, dando il via al periodo isolazionista albanese.

Butrint, quindi, si è sviluppata turisticamente solo dopo la fine della dittatura e l’Unesco ha dichiarato il sito archeologico Patrimonio dell’Umanità. Dal 2000, inoltre, l’area fa parte del Parco Nazionale di Butrint.

Da non perdere:

  • il teatro
  • il Palazzo Triconico
  • Il Battistero cristiano
  • il Santuario di Asclepio
  • la Villa di Diaport
  • la necropoli

Apollonia

Si tratta del secondo sito storico più importante del Paese ed è il mio preferito. Infatti, non solo ci sono ancora molte cose da scoprire, alimentandone il mistero, ma anche la sua posizione è molto particolare. L’area archeologica si trova praticamente in mezzo al nulla, circondata dalla campagna. Visitare Apollonia dunque significa davvero essere a tu per tu con la storia.

La città fu fondata dai greci in onore del dio Apollo e presto divenne uno snodo centrale per il commercio, purtroppo, sembra, anche degli schiavi.

Trovandosi in un luogo sperduto, l’area non è segnalata ed è molto poco valorizzata, ma io vi consiglio di visitarla proprio perché appartiene a quell’Albania ancora sconosciuta al turismo di massa.

Da vedere:

  • l’agorà
  • l’acropoli
  • il centro monumentale, che include i resti del Tempio Ionico, del teatro e dell’arco di trionfo.

I parchi nazionali in Albania

Pur essendo un Paese piccolo, l’Albania pullula di parchi nazionali, dove la natura è protagonista indiscussa.

Io ve ne consiglio 4 perché sono quelli che ho visitato personalmente:

  • parco del Monte Dajti
  • Divjake
  • Thethi
  • parco nazionale di Valbona
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Parco Nazionale del Monte Dajti

Iniziamo con il parco più conosciuto e più facilmente raggiungibile. Si trova a un quarto d’ora da Tirana e ci si arriva in un batter d’occhio grazie alla funivia.

Trovandosi a due passi dalla capitale, è uno dei più sfruttati a livello turistico e ve lo consiglio soprattutto se viaggiate con bimbi al seguito. All’interno del parco, infatti, ci sono varie attività ricreative pensate appositamente per i più piccoli, come le cavalcate a cavallo e il tiro con l’arco.

I sentieri, poi, conducono all’interno di boschi bellissimi popolati da aquile e orsi. Essendo camminate piuttosto semplici, il Monte Dajti è adatto a tutta la famiglia.

Parco Nazionale Divjake

Si trova a circa due ore di macchina da Tirana ed è uno dei parchi più belli dell’Albania.

All’interno dei suoi quasi 5000 ettari c’è la splendida laguna di Karavasta, un punto di osservazione privilegiato per osservare gli uccelli, soprattutto il pellicano.

Questo luogo è una sorpresa continua. La forza delle maree modifica il paesaggio senza sosta, dando vita a dune di sabbia dalle forme sempre diverse. I punti forti del Divjake sono le escursioni in barca e le passeggiate tra le dune.

L’ultima volta che ci sono stata, all’interno del parco si respirava molta preoccupazione perché una grande multinazionale svizzera voleva costruire un mega villaggio proprio a ridosso dell’area protetta. Ancora una volta, tutto questo deve farci riflettere sull’importanza di un turismo responsabile, che non deve sfruttare il territorio ma valorizzarlo. Forse questa è la sfida più grande per l’Albania, come per tutti i Paesi dove il turismo è un fenomeno recente.

Parco Thethi

Situato vicino al lago di Scutari, al Thethi la storia strizza l’occhio alla natura.

Le grotte e le cascate naturali fanno da cornice a importanti edifici storici, come la Chiesa Francescana e l’antica Torre di Isolamento, oggi trasformata in un punto di accoglienza turistica e un centro culturale.

Da visitare all’interno del parco:

  • il laghetto dell’Occhio Blu
  • la cascata di Grunes

Questo luogo è molto importante non solo a livello naturalistico, ma anche per il sostentamento delle famiglie del posto, presso le quali si possono fare delle vere esperienze di ecoturismo.

Parco Nazionale Valbona

Nella lista sulle cose da visitare in Albania non poteva mancare il Valbona, un luogo dalla bellezza disarmante dove ho davvero lasciato il cuore.

Questo parco meriterebbe un articolo a parte perché è impossibile raccontare tutto in poche battute.

Si trova all’estremo Nord del Paese, a confine con il Kosovo e il Montenegro. Dalla capitale sono circa 8 ore di viaggio. Nonostante ci siano diversi mezzi per raggiungerlo, vi consiglio di noleggiare una macchina perché il percorso per arrivare è davvero impegnativo, soprattutto se viaggiate con i bambini.

Eppure, credetemi, non ve ne pentirete.

Da vedere:

  • le Valli Ghiacciate, a Kukaj;
  • le sorgenti e i pini di Valbona;
  • la grotta, a Dragobia.

Valbona è uno di quei luoghi dove l’uomo si sente insignificante a cospetto di una natura tanto selvaggia.

Da queste parti le aspre cime delle Alpi sono abitate solo dalle aquile e, soprattutto una volta, le condizioni di vita erano talmente difficili che la gente parlava di “Montagne Maledette”.

Oggi, nonostante una vita ancora legata alle tradizioni, gli abitanti di Valbona vivono soprattutto di turismo, anche in questo caso praticato in modo eco. Le uniche soluzioni per dormire, infatti, sono gli ostelli o le stanze messe a disposizione dai residenti.

Se cercate lusso e comodità, Valbona non fa per voi. Se invece volete scoprire un pezzo della vera Albania, allora la gente del posto vi accoglierà a braccia aperte.

Attività consigliate:

  • pesca
  • kayak
  • trekking

Visitare l’Albania: i laghi

Una vacanza al lago non è solo relax, ma anche scoperta. Soprattutto in Albania, avrete la possibilità di assaggiare i cibi locali e toccare con mano borghi talmente piccoli che difficilmente troverete nelle guide turistiche.

Io vi parlo di 3 laghi, uno più bello dell’altro, dove sono stata nel corso degli anni:

  • Scutari
  • Prespa
  • Ocrida
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Lago di Scutari

Restiamo al Nord del Paese, con il lago più famoso di tutta l’Albania.

Chi si definisce viaggiatore- mettendo distanze inutili dai turisti, distinzioni che in realtà non servono a nessuno- tende a evitare il lago di Scutari perché è molto frequentato.

Io che ci sono stata alcuni anni fa, posso dire che, soprattutto in settimana, una gita da queste parti fa rima con tranquillità. Tra escursioni in barca e passeggiate in bicicletta, si possono anche ammirare gli uccelli e visitare fortezze e monasteri disseminati lungo la riva del lago.

Quindi non solo vi consiglio Scutari, ma dico convintamente che è un luogo molto suggestivo, ideale per adulti e bambini.

Lago di Prespa

In realtà sono due laghi differenti, uno più grande e l’altro più piccolo, situati tra Grecia, Macedonia e Albania- siamo infatti nella parte più orientale del Paese-.

Grazie alle acque tranquille e alle spiagge sabbiose, questi laghi sono adatti anche ai bambini. Quando ci sono stata io, la parte albanese non era molto organizzata. Per questo, se volete passare la giornata in spiaggia, vi consiglio di portare con voi teli, asciugamani e pranzo al sacco.

Da vedere: isola di Maligrad, dove si trovano i resti di una chiesa bizantina dichiarata Monumento Culturale d’Albania.

Lago di Ocrida

Orhid in albanese, questo lago è il più antico d’Europa e abbraccia anche una parte di Macedonia.

Patrimonio Unesco dal 1979, è un ottimo punto di partenza per visitare le attrazioni del luogo -noi ci concentriamo sulla parte albanese-.

  • Pogradeci, località poco conosciuta dai turisti stranieri, da vedere per il castello che sembra uscito da una fiaba.
  • Selca, famosa per le tombe monumentali, bellissime anche se poco valorizzate.
  • Riserva Naturale Drillon, si sviluppa attorno a una sorgente. Ideale per passeggiare nella natura, fare gite in barca e assaggiare la cucina del posto, dove la trota è il piatto principale.
  • Villaggio Lin, uno dei luoghi più autentici dell’Albania. Il Villaggio Lin è praticamente sconosciuto al turismo di massa e qui il tempo sembra essersi fermato. Da non perdere la chiesa bizantina del villaggio, che al suo interno custodisce un mosaico molto prezioso.

Le spiagge più belle d’Albania

Concludo questo articolo con una carrellata sulle spiagge più belle del Paese, almeno secondo il mio punto di vista. Perché una vacanza nel Paese delle Aquile significa anche sole, relax e tanto divertimento.

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Pulebardhat

Si trova a Sud del Paese, poco lontano da Saranda. Conosciuta come “la spiaggia dei gabbiani”, qui si possono affittare anche lo moto d’acqua. Grazie ai numerosi servizi degli stabilimenti balneari, è un luogo adatto a giovani e famiglie.

Valona

Valona è il centro del turismo balneare albanese. La spiaggia sabbiosa rende la città una meta ideale per i bambini piccoli, anche grazie ai servizi dagli standard molto elevati.

Shkambo

Si trova vicino Dhermi, nella circoscrizione di Valona. Caratterizzata da una sabbia morbidissima, è perfetta per correre e giocare a beach volley. Poco lontano dal mare ci sono pub e discoteche che animano le serate estive fino a notte fonda.

Spiaggia di Currila

Si trova a Nord di Durazzo ed è famosa per le immersioni grazie al fondale sabbioso e regolare. Questa spiaggia è bellissima e poco frequentata, ma ve la sconsiglio in caso di bimbi piccoli perché non è semplicissimo arrivarci.

Jaliksari

Jaliksari è davvero il luogo adatto a tutta la famiglia. Tra l’altro, qui si respira un’atmosfera molto caratteristica perché la spiaggia è circondata da ulivi e boschi di pini.

Ora, non mi resta che lasciarvi il link al mio articolo con tutte le informazioni pratiche prima di partire per questa meravigliosa terra: Come organizzare un viaggio in Albania

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Italia Viaggi

Tre città italiane da visitare nel periodo natalizio

città italiane da visitare a Natale

Dicembre si avvicina e, come tutti gli anni, porta con sé la magia del Natale. In questo articolo vi parlo di 3 città italiane da visitare proprio durante il periodo natalizio.

Il fil rouge di tutto sarà il presepe, che ci accompagna durante l’Avvento aiutandoci a rivivere la nascita di Gesù.

Tre città italiane da visitare durante il periodo natalizio

Partiamo alla scoperta delle tradizioni legate al presepe passando per tre città del centro Italia.

Quali?

  • Napoli
  • Assisi
  • Greccio

Iniziamo.

Napoli

Adoro Napoli perché la trovo davvero una magnifica città. Nonostante questo, ho sempre preferito visitarla in estate per via del del mare. Ma il fascino di Napoli non si esaurisce certo nell’azzurro cristallino del suo golfo.

Proprio nella città partenopea, infatti, esiste una tradizione che la rende un luogo perfetto da visitare a Natale.

Napoli, infatti, è legata alla produzione dei presepi artigianali e ogni anno sono tantissimi i visitatori che accorrono per ammirare le statuette e comprare i pezzi fatti a mano dagli artisti locali.

Ma come nasce questa tradizione e dove si possono acquistare le loro creazioni?

San Gregorio Armeno, la via dei presepi

città  italiane da visitare a Natale
Foto di Helena Volpi, da Pixabay

Le botteghe degli artisti e le bancarelle si concentrano lungo quella che è conosciuta da tutti come la “via dei presepi”.

In realtà, la strada è dedicata a San Gregorio Armeno, una figura molto importante per tutto il Cristianesimo.

Conosciuto come l’Illuminatore, San Gregorio nacque in Armenia nel 257 D.C. nella famiglia reale degli Arsacidi.

Quando suo padre uccise l’allora sovrano regnante, San Gregorio si rifugiò con tutta la famiglia in Turchia, precisamente a Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Anatolia.

Fu qui che Gregorio entrò in contatto con la religione cristiana, culto che, in seguito, cercò di diffondere anche in Armenia, il suo Paese natale.

Questo tentativo gli costò la prigione, perché il sovrano armeno, Triade 3°, non gradiva affatto le sue predicazioni. Inoltre era il figlio dell’ex sovrano assassinato proprio dal padre di San Gregorio, dunque non è difficile capire perché tra i due non potesse affatto correre buon sangue.

Si dice che, a un certo punto, Triade si ammalò di una malattia incurabile, e ottenne la guarigione solo grazie all’intervento di San Gregorio. Da quel momento il sovrano si convertì e il Cristianesimo divenne la religione di stato in tutto il Paese.

Oggi, la Chiesa dedicata a San Gregorio a Napoli ospita diverse reliquie molto importanti del santo.

La strada dei presepi, quindi, è fortemente legata al Cristianesimo, anche se bisognerà aspettare il 700 per vedere la nascita di questa importante tradizione, grazie a una delle più prestigiose scuole artigiane dell’epoca.

L’elemento di spicco dei presepi napoletani è l’ambientazione. Non più la Palestina, ma la città partenopea nella sua quotidianità.

La Sacra Famiglia, dunque, è circondata dal fornaio, dal macellaio e dal pizzaiolo, in un intreccio tra sacro e profano che raggiunge il suo culmine con la rappresentazione di personaggi attuali – calciatori, politici e vallette – come figure del presepe.

Personalmente trovo tutto questo molto discutibile in quanto per me il presepe è e deve restare la rappresentazione della Sacra Famiglia. Però devo ammettere che gli artigiani sono bravissimi perché le statuette riproducono le fattezze umane nei minimi dettagli.

Visitare la strada di San Gregorio Armeno a Natale significa addentrarsi nel cuore della Napoli popolare, dove il sacro viene reinterpretato con una fantasia senza pari. Le decorazioni natalizie illuminano un commercio che rappresenta l’anima di una città, che riesce a reinventarsi ogni anno, coniugando passato e presente, tradizioni e innovazioni, religione e vita quotidiana.

Consiglio: durante il giorno la strada è impraticabile perché viene letteralmente presa d’assalto da una marea di persone. L’orario migliore per visitarla è quello del tardo pomeriggio/ prime ore serali, quando tutti rientrano a casa, in modo da avvicinarvi alle bancarelle in tranquillità.

Assisi

città italiane da visitare a Natale

Assisi è la città in cui nacque San Francesco e una delle mie preferite in Italia.

Ma cosa c’entra con il Natale?

Non tutti sanno che, nell’estate del 1219, durante il periodo delle crociate, San Francesco si recò in Terra Santa.

Raggiungendo Acri, l’antica città di Antiochia, riuscì a incontrare il sultano d’Egitto Al-Malik-Kamil che, inaspettatamente, lo ascoltò senza fargli alcun male, tanto che il poverello d’Assisi riuscì a tornare a casa sano e salvo.

Probabilmente lo scopo di Francesco era di annunciare il Vangelo al sultano, ma non ci sono cronache dell’epoca che raccontano nei dettagli cosa sia accaduto con esattezza.

Fatto sta che la presenza francescana in Terra Santa è sempre stata costante e oggi l’anniversario di quell’incontro è ricordato come la prima occasione di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani. A questo proposito vi invito a leggere il bellissimo approfondimento su meetingrimini.org. Lo trovate a questo link: https://www.meetingrimini.org/eventi-totale/san-francesco-e-il-sultano-leredita-di-un-incontro-che-dura-da-800-anni/

Comunque, fu proprio al ritorno da questo viaggio che San Francesco, nel 1223, decise di realizzare il primo presepe.

Vi racconto meglio nel prossimo paragrafo, intanto ecco un breve elenco con le attrazioni principali da visitare ad Assisi, città che, come abbiamo visto, si lega al Natale e al presepe proprio grazie a San Francesco:

  • Basilica di San Francesco;
  • Chiesa di Santa Chiara;
  • Convento di Assisi;
  • Mangiatoia di Santa Chiara;
  • Eremo delle carceri;
  • Casa di San Francesco.

Greccio

città da visitare a Natale

Spostandoci nel Lazio arriviamo a Greccio, in provincia di Rieti.

Francesco, infatti, decise di realizzare il primo presepe della storia proprio a Greccio, durante la notte di Natale.

Il suo intento era di ricreare la scena della Natività come nella grotta di Betlemme, per toccare con mano la povertà e l’umiltà della Sacra Famiglia. La scelta del luogo cadde su Greccio perché qui trovò una grotta naturale molto simile a quelle della Terra Santa.

Da quel momento Greccio è diventato il paese dei presepi, quindi è una cittadina molto caratteristica da visitare a Natale.

Cosa vedere a Greccio

Ecco una lista di cosa visitare:

  • Il Museo del Presepe, con una collezione di presepi provenienti da tutto il mondo.
  • Santuario Francescano del presepe. Si tratta della grotta in cui San Francesco ricreò la Natività.
  • Sentiero degli Artisti, un percorso nel pieno centro storico di Greccio in cui è possibile ammirare, sui muri delle case, opere a tema naturale e religioso, tutte realizzate da artisti sia italiani che internazionali.

Oggi la tradizione del presepe rischia di cadere nel dimenticatoio perché spesso diamo più importanza all’albero di Natale. Ma il presepe fa parte della nostra cultura da tanti secoli e secondo me è una delle più belle manifestazioni della cristianità. Napoli, Assisi e Greccio ce lo dimostrano. Un viaggio in queste città, soprattutto durante l’Avvento, può essere il primo passo per riscoprire il presepe e tornare a innamorarsene.

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La notte di Samhain, la vera origine di Halloween

La notte di Samhain,

Cosa significa Samhain?

Dove nasce la festa di Halloween?

Esiste un legame tra Halloween e il Satanismo?

Cosa c’entrano le streghe con Halloween?

Questo articolo risale a un paio di anni fa, ma amo riproporlo ogni volta che si avvicina Halloween. Quest’anno ho deciso di arricchirlo con alcune considerazioni di carattere storico e culturale scaturite da alcune ricerche che ho fatto in rete.

Il web è pieno di articoli che raccontano l’origine di Halloween, io però ho scelto di affrontare l’argomento da un punto di vista diverso, portando alla luce un problema serio e anche un po’ scabroso. Ne è uscito un articolo lunghissimo che spero leggerete fino alla fine.

Considerazioni su Halloween

Halloween è una festività controversa. O si ama o si odia.

Nel sentire comune, la notte del 31 Ottobre oscilla tra il divertimento sfrenato e un “Vade retro, Satana”, in quanto sono tantissimi coloro che vedono in questa ricorrenza un’anticamera al Satanismo.

Eppure, all’origine, non era nessuna delle due cose.

Cosa significa davvero la notte di Samhain e come la ritroviamo nella tradizione celtica

La notte di Samhain

“Samhain” è una parola di derivazione gaelica, l’antica lingua parlata dalle tribù celtiche irlandesi. Traducendola nell’inglese moderno, significa “end of summer”, dunque “fine dell’estate”.

Nel calendario di questi popoli, infatti, la notte del 31 Ottobre rappresentava il Capodanno ed era un’occasione per festeggiare l’inizio dell’autunno.

Per queste tribù si trattava di una notte di passaggio, un equinozio appunto, con la speranza di sopravvivere all’inverno.

In passato, i contadini avevano un rapporto davvero simbiotico con la natura e la loro esistenza dipendeva dalla buona riuscita dei raccolti.

Gli inverni, illuminati solo dal fuoco e dalla luna, erano lunghi e rigidi e il cibo spesso scarseggiava. Arrivare alla primavera successiva era una sfida e non di poco conto. La notte del 31 Ottobre era l’inizio di un lungo periodo chiusi in casa.

Tenendo conto di tutto questo, è chiaro che l’equinozio d’autunno rappresentava la speranza e si rivestiva, quindi, di forti elementi propiziatori.

Le tribù irlandesi credevano che, in questa notte di fine estate, gli spiriti dei morti avessero il potere di tornare sulla terra. Per accogliere i loro antenati, quindi, si accendevano fuochi nelle campagne e ai margini dei boschi.

La notte di Samhain

Gli spiriti ostili andavano calmati e i contadini cercavano di ingraziarseli lasciando davanti alle porte delle case piatti colmi di cibo.

Questo rituale serviva per evitare la malasorte ed è all’origine della celebre frase “Dolcetto o scherzetto?” che siamo abituati a sentire dai bambini in cerca di caramelle. Lo “scherzetto”, infatti, altro non era che la maledizione degli spiriti in caso fosse stato negato loro il cibo.

Quindi, le popolazioni celtiche irlandesi non adoravano affatto gli spiriti nel senso che intendiamo noi, ma convivevano con la presenza delle anime amiche e cercavano di spaventare quelle ostili. Ad esempio, intagliare una rapa – e non una zucca- ponendovi dentro una candela era una tradizione comune a tutte le tribù, qualcosa di molto diverso dal mascherarsi da fantasmi come avviene oggi.

Samhain, quindi, all’origine era la notte in cui si festeggiava l’autunno e si propiziavano gli spiriti degli antenati nella speranza di superare l’inverno.

Maschere, dolcetti e scherzetti: come e quando Halloween arriva negli Stati Uniti

Ora facciamo un salto molto avanti nel tempo e arriviamo a cavallo tra 700 e 800.

In questo periodo, molti irlandesi lasciarono la loro terra per raggiungere gli Stati Uniti, concentrandosi soprattutto tra l’estremo Nord del Paese e il Canada.

Gli irlandesi erano – e sono tutt’ora- gente molto fiera delle loro tradizioni e partivano con un bagaglio culturale millenario, fatto di balli, canti in gaelico e feste che affondavano le radici nella leggenda. Fu così che la festa di Samhain arrivò negli Stati Uniti, diventando l’Halloween che oggi conosciamo.

L’industria del cinema ha dato ampio spazio ai temi horror legati a questa festività. In particolare, l’associazione con i fantasmi e il Satanismo si riscontra a partire dagli anni 80.

Quello che un tempo era un rituale di buon auspicio, oggi assume i contorni di un grande affare commerciale che si intreccia all’occultismo e la notte di Samhain ha perso il suo significato originario.

La notte di Samhain oggi: Halloween e Satanismo

La festività di Samhain viene spogliata delle sue origini soprattutto nel momento in cui si associa all’esoterismo di un certo tipo.

Il termine “esoterismo” si riferisce a tutto ciò che è nascosto e, dunque, misterioso. Fin qui non c’è nulla di nuovo. Del resto, l’uomo è sempre stato attratto dagli spiriti, chiedendosi, soprattutto, cosa ci sia dopo la morte e se esiste un Aldilà, tanto che ogni religione offre risposte diverse.

Ma dove nasce esattamente il nesso tra Halloween e il Satanismo e perché la Chiesa cattolica si oppone tanto a questa festività?

Considerazioni storiche

Proviamo a mettere insieme i fatti riflettendo sulla storia e vediamo cosa dice la Bibbia.

Chi erano i Celti

Con il termine Celti si intendono un insieme di popoli che vivevano nei territori dell’attuale Europa.

Anche se risultano insediamenti in Italia, in Spagna e in Portogallo, sappiamo che la maggior parte di loro vivevano nei Paesi del Nord, concentrandosi nell’alta Francia, in Germania e nelle Isole Britanniche.

La festa della notte di Samhain nasce e si sviluppa, in particolare, all’interno delle tribù irlandesi. I Celti irlandesi praticavano il paganesimo, anche perché parliamo di un’epoca pre-cristiana. Consideriamo che i Celti vissero il loro periodo di massimo splendore fino al 3° secolo A.C. Il cristianesimo in Irlanda arrivò grazie a San Patrizio, vissuto tra il 385 e il 461 D.C, dunque bisognerà attendere ancora diversi secoli prima che il Vangelo arrivi a toccare questi territori.

Chi è Satana

La Bibbia ci dice che Satana è l’angelo decaduto, colui che per superbia si ribellò al progetto di Dio e fu scaraventato all’Inferno. Questo angelo era il più bello tra tutti, infatti il suo nome era Lucifero, ovvero “Angelo della Luce”.

Ora, se analizziamo le cose con un minimo di spirito critico, è facile capire che si tratta di concetti totalmente estranei alle antiche popolazioni celtiche, che nulla avevano a che fare con il demonio.

Detto in altri termini: come potevano adorarlo se, semplicemente, non lo conoscevano?

Ma andiamo avanti.

La Chiesa e le festività pagane

Il giorno di Natale, il 25 Dicembre, è una data puramente convenzionale. Fu scelta sulla base di una festività pre-cristiana, per mostrare una sorta di continuità tra i due culti e invogliare i pagani ad accettare il Cristianesimo.

Non si tratta di un caso isolato perché, con la diffusione del Cristianesimo nei territori del Nord Europa, la Chiesa si avvalse proprio della festa di Samhain per legittimare la sua presenza.

Come?

Stabilendo il culto della commemorazione dei defunti proprio il 31 Ottobre e quello di Ognissanti il 1° Novembre. La parola inglese Halloween, infatti, è la forma contratta dell’espressione “All hallows’Eve”, che significa proprio “Vigilia di tutti i Santi”.

Nel corso dei secoli, dunque, la tradizione cristiana si è fusa a quella pagana, tanto che una delle festività più sentite nel cristianesimo , soprattutto fino a poco tempo fa, coincide con la notte di Samhain.

Perché, dunque, questa ritrosia da parte della Chiesa cattolica nei confronti di Halloween?

Il corto circuito, se così vogliamo chiamarlo, nasce nel momento in cui si perde il significato originario della notte di Samhain.

Se all’origine si trattava di una ricorrenza in cui si esorcizzava la paura della morte, l’Halloween moderno si avvale di questo elemento, ricreando un significato diverso, specchio della società dei nostri tempi.

L’uomo attuale non teme più la morte, anzi, vive credendosi immortale.

Il risultato è che se molti vedono in Halloween semplicemente una specie di Carnevale americano, altri si divertono a sfidare l’occulto e compiono violenze e omicidi proprio durante la notte del 31 Ottobre.

Se il Satanismo non ha nulla a che vedere con i riti celtici praticati anticamente nella notte di Samhain, purtroppo esiste un legame molto forte con l’Halloween moderno che non si può ignorare.

Intendiamoci, i ragazzini mascherati che vanno per i negozi chiedendo “Dolcetto o scherzetto?” non sono certo consapevoli di tutto questo -io stessa lo facevo alle elementari -, ma non possiamo negare che sette di un certo tipo si siano appropriate di questa festa, rimodellandola a loro uso e consumo.

Triste a dirlo, certi temi sembrano esercitare un fascino smisurato soprattutto tra i più giovani, che sono proprio i più facilmente influenzabili.

La situazione si complica non poco se a tutto questo ci aggiungiamo la stregoneria.

Halloween e la stregoneria

Mentre facevo alcune ricerche per approfondire questo articolo, mi sono imbattuta in cose allucinanti.

Cercavo notizie sulle streghe, pensando di trovare solo riferimenti alle fiabe o, al massimo, al periodo dell’Inquisizione.

Credetemi se vi dico che, leggendo certe cose, sono rimasta scioccata e non oso immaginare al male che quelle stupidaggini potrebbero fare alle persone più fragili. Non citerò le fonti perché non voglio che qualcuno possa esserne influenzato, neppure per sbaglio.

Ma fatemi dire due parole.

Come abbiamo visto, la notte di Samhain ha origini precise rintracciabili a livello sia storico che culturale nei popoli celtici, soprattutto tra le tribù irlandesi, cosa che ne spiega perfettamente la diffusione negli Stati Uniti. Perché, allora, Halloween è definita anche la notte delle streghe?

Prima di tutto, dobbiamo metterci d’accordo sul significato della parola strega.

La storia ci insegna che, secondo la Chiesa, le streghe erano donne responsabili di aver stretto un patto con Satana. Oggi non si crede più alle streghe, ma per i cristiani Satana è reale, tanto che la Chiesa continua ad autorizzare gli esorcismi e le preghiere di liberazione dal demonio.

Secondo altri, le streghe erano in prevalenza donne anticonformiste, spesso sole, appartenenti a determinate categorie che spesso era facile associare all’occulto e, quindi, alla magia: parliamo soprattutto di levatrici e guaritrici, che girovagavano tra i boschi per raccogliere le erbe curative.

Il mio parere è che una corrente non esclude l’altra. Se analizziamo la società e le credenze dell’epoca, è plausibile che le donne venissero accusate di stregoneria sia per ipotetici patti con il diavolo che per eventuali poteri curativi.

Fin qui abbiamo parlato di elementi storici.

Ora, invece, tiro in ballo quei blog che, spesso in forma anonima, riportano istruzioni per filtri magici e altre amenità del genere.

Blog in cui, spesso, si inneggia alla Wicca, religione neopagana in cui, per stessa ammissione dei seguaci, si pratica la stregoneria.

Purtroppo mi sembra che, almeno on line, manchi del tutto una documentazione con un minimo di storicità sull’argomento. Comunque, da quanto sono riuscita a capire da Wikipedia e da altre fonti di dubbia affidabilità, pare che i wiccan pratichino quella che definiscono “Vecchia Religione”, una serie di rituali pagani in cui trova posto anche la notte di Samhain. Da qui deriverebbe il collegamento tra Halloween e le streghe, figure che, come abbiamo visto all’inizio, non c’entrano nulla con gli antichi riti celtici.

Io di solito rispetto tutte le idee, però fatemi dire una cosa. Essere pagani significa semplicemente onorare tanti dei, non certo avere il potere di scatenare temporali o causare la morte di una persona con il pensiero o l’energia.

Smettetela di dire baggianate simili, affermando di avere chissà quali poteri solo perché dite di amare la natura -in tal caso, comunque, sarei una strega anche io-.

La notte di Samhain: come riscoprirne il vero significato?

La notte di Samhain

Per tutti questi motivi, basta giocare a essere immortali e proviamo a riscoprire il vero significato, quello antico, della notte di Samhain.

Come?

Re-impariamo a connetterci con la natura, vivendo in modo lento e sostenibile.

Rispettiamo la terra, proteggendo la sua bellezza e acquistiamo prodotti di stagione.

Respiriamo il bosco e il profumo del mare, camminando a piedi nudi.

Accendiamo una candela, perdendoci nel silenzio della sua fiamma.

Ma, per favore, smettiamo di giocare a fare Dio.

Se siete arrivati a leggere fin qui, significa che sono riuscita a catturare la vostra attenzione anche su un tema poco attinente a questo blog, che però mi sembrava importante trattare.

Dato che qui parlo principalmente di viaggi, forse potrebbe interessarvi scoprire di più sull’Irlanda, il Paese in cui è nata la festa di Samhain.

In questo caso, cominciate da qui: Vacanza a Dublino: consigli da expat nella capitale irlandese

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Irlanda Viaggi

Weekend a Dublino: sulle orme di James Joyce e Oscar Wilde

Articolo aggiornato il 13 Ottobre 2021

weekend a Dublino

Nell’articolo di oggi parliamo di cosa fare in un weekend a Dublino.

Vi propongo una sorta di itinerario che, per una volta, sfiora soltanto gli immancabili pub della capitale irlandese, concentrandosi maggiormente sulla parte culturale.

Vi porto alla scoperta dei luoghi di James Joyce e Oscar Wilde.

Perché un itinerario letterario

La Dublino moderna è una città dove convivono passato e presente, in un connubio speciale in cui il primo nulla toglie all’altro. Anzi, il risultato è un fascino indiscutibile, tanto che ogni anno tantissimi giovani approdano nella capitale irlandese non solo in cerca di lavoro, ma attratti anche da quel lifestyle tanto caratteristico da sembrare il set di un film.

Tra il verde dei parchi cittadini e l’intimità dei pub, io ho un debole per la Dublino storica, legata indissolubilmente alla letteratura.

Se mi seguite, sapete che ho vissuto qui per un periodo di tempo lavorando come ragazza alla pari. In fondo alla pagina troverete il link all’ articolo con tutti i miei consigli – sperimentati in prima persona- per organizzare una vacanza a Dublino.

Iniziamo?

Weekend a Dublino: cosa visitare in città?

La Cattedrale di San Patrizio

Weekend a Dublino

Nel nostro itinerario letterario iniziamo con un pezzo da novanta nella storia della capitale irlandese.

Parliamo della Cattedrale di San Patrizio, legata a quel Santo che è il patrono di tutto il Paese.

La Cattedrale è dedicata al culto protestante e alle sue spalle ha una storia complessa, costellata di incendi e ristrutturazioni.

Pare che, anticamente, al suo posto sorgesse una chiesa in pietra, edificata dai normanni. Secondo la tradizione cristiana, l’edificio sarebbe stato costruito nel punto esatto in cui San Patrizio battezzava i primi fedeli, introducendo il cristianesimo in un territorio pagano, legato al culto della terra e degli spiriti.

Quando la visitai per la prima volta, già dall’esterno rimasi davvero impressionata dalle sue dimensioni, ma entrando questa sensazione diventa più forte perché si perde davvero il senso delle misure.

Le navate altissime e gli archi a sesto acuto danno all’edificio un’altezza ancora più pronunciata, un effetto ottico acuito dall’austerità tipica dello stile gotico. L’elemento più bello è dato dalle vetrate colorate, che ingentiliscono l’aspetto della Cattedrale, rendendola una delle più alte espressioni architettoniche di tutto il Nord Europa.

Il Trinity College

Weekend a Dublino

Fondato dalla regina Elisabetta I, il Trinity College è conosciuto come “l’università” e Oscar Wilde studiò proprio qui.

L’intento della regina era creare un centro culturale di eccellenza per la formazione dei giovani protestanti. In questo modo sperava di tenere gli studenti irlandesi lontani dalle influenze cattoliche. A noi oggi sembra strano, ma non dobbiamo dimenticare che all’epoca i maggiori centri culturali erano sotto il potere del papato di Roma. Riservare il Trinity ai protestanti significava cercare di allontanarsi da questo giogo, in cui la religione andava a braccetto con la politica e dipendeva da Roma.

Per fortuna oggi le cose sono cambiate. Il Trinity College infatti è aperto a tutti a prescindere dal credo religioso. Comunque, la regina riuscì nel suo intento, perché l’università è il fiore all’occhiello non solo di Dublino, ma dell’intero Paese.

Il complesso del Trinity è immenso, praticamente una città nella città, fatto di giardini e antichi edifici riccamente decorati.

Alcune aree del campus sono aperte ai visitatori, quindi c’è la possibilità di osservare la vita quotidiana degli universitari a Dublino. Sicuramente è una vita in stile anglosassone, molto diversa da quella che conducono gli studenti in Italia. Voglio dire, io non ho mai giocato a cricket all’università, ma a essere sincera, non ci ho proprio mai giocato, non so se mi spiego 🙂

Il libro di Kell: il diamante del Trinity College

All’interno del Trinity, precisamente nell’area a pagamento della Old Library, si trova il libro più importante di tutta l’Irlanda e non solo.

Mi riferisco al libro di Kell, realizzato dai monaci irlandesi verso l’800 D.C. Contiene la trascrizione latina dei Vangeli e la parte più preziosa sono le miniature realizzate con una perizia quasi impensabile per l’epoca, dove tutto veniva ancora fatto a mano. Ve ne parlo qui: Il libro di Kells: viaggio nei racconti dei Vangeli

Il quartiere e la statua di Oscar Wilde

Weekend a Dublino

Arriviamo poi a Marrion Square, una zona molto caratteristica della città.

Io ci andavo due volte a settimana perché qui si trovava la mia scuola di inglese, e non credo ci sia a Dublino un quartiere più tipico.

L’elemento di spicco sono le porte delle case, con i colori a dir poco sgargianti. Fanno da padroni il blu, il rosso e il giallo, ma se ne trovano un po’ in tutti i colori, incluso il rosa.

Qui si trova la casa di Oscar Wilde, che sconvolse la borghesia della Dublino bene nel momento in cui dichiarò pubblicamente la sua omosessualità.

Forse proprio per questo la sua opera più famosa, “Il Ritratto di Dorian Gray”, fu accolta in malo modo, collezionando critiche feroci. In molti, infatti, vedevano nel protagonista riflessi autobiografici. Dorian vendette l’anima al diavolo per restare eternamente giovane e bello, quindi incarnava perfettamente la decadenza dei valori morali dell’epoca. In un periodo in cui l’essere omosessuale era considerata una maledizione, Oscar Wilde divenne un capro espiatorio perfetto, tanto che fu letteralmente massacrato dalla società dell’epoca.

Oggi, a poca distanza dalla sua casa, ci si imbatte nella statua che lo ritrae. Non è una statua solenne, Wilde infatti viene ritratto in una posa giocosa, quasi irriverente. Come a voler sbeffeggiare quella società che ha tanto infierito su di lui.

Ecco la statua:

Weekend a Dublino

Il museo di James Joyce

Arriviamo così all’ultima parte del nostro itinerario di un weekend a Dublino.

La città è legata anche alla figura di James Joyce, lo scrittore ribelle e anticonformista che lavorò in Italia, diventando grande amico di Italo Svevo.

L’opera più famosa di Joyce si intitola “Ulisse”. Il nome richiama alla tradizione omerica, ma non c’è nessun eroe, perché si parla dei problemi comuni di una normalissima famiglia di Dublino, che fa da cornice a tutto il romanzo.

Mentre nel caso di Wilde la borghesia si impegnò a trovare analogie tra lui e l’immoralità di Dorian Gray, qui abbiamo davvero una forte simmetria tra i personaggi di Ulisse e la vita reale di James Joyce, sempre sobbarcato di debiti e molto spesso dedito all’alcol. In questo caso, possiamo davvero dire che si intrecciano genio e follia.

Oggi a Dublino c’è un museo dedicato a Joyce. All’ interno ci sono dei percorsi interattivi, con i filmati della sua vita e vari approfondimenti sulle opere.

Una cosa molto carina, almeno per me, è la ricostruzione della sua camera da letto. Sarà che io ho sempre amato le ricostruzioni perché, anche solo superficialmente, permettono di sbirciare nell’intimità dei personaggi storici, immaginandone la vita. Entrando, non ho potuto fare a meno di pensare a James Joyce intento a lavorare, seduto alla sua scrivania illuminata da una lampada a olio.

Chiaramente ci sarebbero tantissime altre cose da visitare in un fine settimana a Dublino, ma per oggi ho scelto di concentrarmi sulla parte storica strizzando l’occhio alla letteratura.

All’interno del blog, trovate altri articoli su Dublino e cosa visitare in un weekend.

Intanto, come promesso, vi lascio il link con tante informazioni per organizzare il viaggio: Vacanza a Dublino: consigli da expat nella capitale irlandese

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Italia Viaggi

Gite invernali in centro Italia

gite invernali in centro Italia

L’estate è agli sgoccioli e presto lascerà il posto alla stagione fredda. Questo non significa che dobbiamo per forza chiuderci in casa. Ecco quindi qualche idea per delle gite invernali in centro Italia.

Perché stare all’aperto in inverno

Una volta, quando lavoravo come receptionist d’albergo, una coppia di ragazzi russi mi chiese come arrivare al mare dal centro di Roma. Nonostante fossero i primi di Marzo e le temperature erano particolarmente basse, loro volevano andare a nuotare.

Dovettero intuire la mia perplessità, perché mi dissero più o meno queste parole: ” Voi italiani siete il popolo più pigro del mondo. Anche se avete il sole quasi tutto l’anno, passate tantissimo tempo in casa e sono in pochi a fare sport all’aperto. Come dovremmo vivere allora noi russi? Se aspettassimo il bel tempo per uscire, non faremmo praticamente nulla”.

Diciamoci la verità, da questo punto di vista, è vero che siamo pigri. Quante volte passiamo le domeniche sul divano, rinunciando a uscire in inverno solo perché fa freddo?

Questa cosa sembra non spaventare chi vive nei Paesi del Nord. Ricordo che, quando vivevo a Dublino, i bambini trascorrevano molto tempo all’aperto e tutti facevano sport nei parchi anche sotto la pioggia.

Da quando mi sono sposata, poi, mi si è aperto davvero un mondo, perché il marito è nato e cresciuto in uno dei posti più freddi di tutta la Romania, dunque è abituato a fare tutto con le temperature molto rigide e pure io sono sulla buona strada.

I medici raccomandano di passare del tempo all’aperto in inverno -bambini inclusi- perché migliora l’umore e rafforza le difese immunitarie. Non sono certo un medico, quindi mi limito a riportare quel che dice la pediatra della mia piccola, fatto sta che quando trascorro la giornata fuori mi sento molto più carica.

Cosa troverete in questo articolo

Si sa, in Italia le ferie si concentrano soprattutto in estate e durante l’anno diventa più difficile viaggiare. Per questo, oggi vi propongo qualche idea per delle gite fuori porta da fare in inverno nella zona del centro Italia.

Sono tutte destinazioni poco distanti da Roma, ideali per staccare la spina la domenica, senza bisogno di avere tanto tempo a disposizione.

Troverete i link agli articoli dove racconto questi luoghi nel dettaglio.

Buona lettura.

Gite invernali in centro Italia: qualche idea per il fine settimana

Vi anticipo subito di cosa parlerò nei prossimi paragrafi:

  • mare in inverno
  • camminata
  • scampagnate invernali
  • luoghi sacri
  • borghi italiani

Andare al mare in inverno

Io amo tantissimo il mare, quindi ne approfittiamo per raggiungere la costa ogni volta che abbiamo un giorno libero.

In questa foto ero incinta di Elisa Maria:

gite invernali in centro Italia

Magari non si può fare il bagno, ma ci sono altre alternative. Ecco qualche idea:

  • passeggiare lungo la riva;
  • guardare sassi e conchiglie sulla battigia dopo la mareggiata;
  • giocare con la sabbia – con i bambini è divertentissimo-;
  • leggere un libro rilassandosi al sole;
  • mangiare il pesce in un ristorante godendosi la vista del mare.

Come promesso, vi lascio qualche link dove racconto di alcune città sul mare in centro Italia. Se avete qualche domanda scrivetemi pure, sarò felice di rispondervi.

  • Qui vi parlo di Terracina, una città che in estate è meta ideale per tutta la famiglia. Terracina ha un bellissimo centro storico e tanti parchi in cui passeggiare anche in inverno. La sua attrazione principale è il Tempio di Giove. Vacanze al mare in centro Italia? Si, a Terracina! Troverete tutto cliccando sugli articoli correlati.
  • Poco lontano da Terracina c’è Sperlonga, un luogo che sembra una bomboniera e si trova letteralmente a picco sul mare. Non è comodissima se viaggiate con bambini piccoli, ma se capitate da queste parti vi consiglio comunque di farci un salto. Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Camminare

gite invernali in centro Italia

Camminare all’aperto è una delle nostre attività preferite e lo facciamo spesso anche in inverno.

Per me è un vero toccasana perché mi rilassa tantissimo e migliora qualsiasi giornata storta.

Centro di Gubbio-Basilica di Sant’Ubaldo

Sono circa 40 minuti di camminata in salita. Si parte dal centro di Gubbio fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo ed è il percorso della tradizionale Festa dei Ceri.

Qui si possono ammirare dei bellissimi boschi. Ecco il link sull’articolo di Gubbio, dove- tra le altre cose-vi parlo di questa passeggiata: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città.

Cave-Rocca di Cave (provincia di Roma)

Sono circa 7 chilometri di tornanti in salita, quindi non è proprio semplicissimo, ma il percorso è su strada asfaltata e questo aiuta tanto -almeno a livello mentale-.

Il vantaggio è il silenzio perché le macchine che passano si possono contare sulle dita di una mano. Se vi avventurate su questa strada quando c’è la neve, beh, sarà davvero magico. L’ultima volta noi eravamo talmente concentrati sul paesaggio che non abbiamo nemmeno pensato di scattare qualche foto.

Capranica Prenestina-Guadagnolo (provincia di Roma)

Questa camminata -di 9 o 10 chilometri- conduce al borgo abitato più alto del Lazio.

Anche qui, a eccezione dei ciclisti e qualche automobile, vi troverete a tu per tu con la montagna. La camminata è molto facile perché anche in questo caso c’è la strada asfaltata, ma ve la sconsiglio in caso di neve perché non è detto che il percorso sia praticabile.

Ecco cosa fare una volta arrivati in cima: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Pic nic all’aperto

Adoro mangiare all’aria aperta soprattutto dopo aver camminato.

Non amo troppo le aree attrezzate dove bisogna pagare per entrare. Preferisco i luoghi più liberi, dove si può stare davvero a contatto con la natura e accendere il fuoco per riscaldarsi.

Questa è un’idea per tutta la famiglia: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati. Nell’articolo vi parlo di un pranzo in estate, ma si può fare benissimo anche in inverno, credetemi, è tutto sperimentato 🙂

Serve solo qualche accortezza in più per proteggersi dal freddo:

  • indossate sempre un cappello o una fascia per riparare le orecchie e la fronte dal vento, che qui è molto forte da Novembre ad Aprile;
  • andate nelle ore centrali della giornata, la fascia migliore è quella 11,00-15,00;
  • portate una coperta da mettere sotto il telo per evitare che l’umidità salga in superficie bagnandovi i vestiti.

Visitare Chiese e Santuari

Durante le domeniche invernali usciamo spesso al mattino per visitare qualche luogo sacro vicino a casa nostra. Per pranzo di solito ci fermiamo nei vari ristoranti tipici, riscaldandoci davanti a un bicchiere di vino. Questo ci evita di restare chiusi in casa anche quando piove o fa molto freddo.

Il centro Italia è pieno di Chiese e Santuari che si possono visitare tranquillamente in mezza giornata.

La lista sarebbe lunghissima, ne cito solo alcuni:

Visitare i borghi italiani in inverno

gite invernali in centro Italia

Fare un giro per i borghi del nostro Paese è un modo perfetto per spezzare la routine della settimana. Soprattutto nel periodo invernale, quando ci sono pochi turisti e si ha il tempo di apprezzare la tranquillità spesso difficile da trovare in estate.

Su questo punto non mi dilungo troppo. Vi lascio il link con il mio articolo sui borghi del Lazio, dove troverete l’elenco e le caratteristiche principali di ognuno: Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow.

Spero di avervi regalato un po’ di ispirazione per le gite fuori porta da poter fare in inverno, che non significa solo hotel di lusso e sport invernali. A volte basta davvero poco per evadere, anche con un tempo minimo a disposizione.

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Romania Viaggi

Il Bran Village Museum: alla scoperta delle case tipiche romene

Bran Village Museum

Una delle cose più interessanti da visitare in Transilvania è il Bran Village Museum.

Come suggerisce il nome, si trova nella cittadina di Bran, famosa per quello che è conosciuto come il castello di Dracula – alla fine del post troverete il link al mio articolo con tante curiosità e informazioni pratiche per visitarlo-.

Questo museo si trova a poca distanza dal castello ed è circondato dalle campagne e dai mercatini tipici di Bran, dove si possono acquistare dell’ottimo miele, grappe, formaggi e marmellate – provare per credere!-. Insomma, è un luogo dall’atmosfera davvero bucolica che vale la pena visitare. Noi lo abbiamo scoperto per caso proprio in occasione della nostra prima visita al castello e devo dire che si è rivelato una piacevole scoperta.

Se mi seguite, sapete che io non amo troppo i musei. Fatta eccezione per alcuni, come il Museo Egizio di Torino, preferisco immergermi in luoghi più vivaci. Il Bran Village Museum è un’altra di queste eccezioni, forse perché non si può definire un museo nel vero senso della parola.

Più che un museo, infatti, è un monumento a cielo aperto, un antico villaggio perfettamente conservato, che permette di avvicinarsi alla vita tradizionale nelle campagne della Romania. A partire dalle abitazioni tipiche fino ai lavori svolti dai contadini.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Com’è fatto il Bran Village Museum

Per farvi capire meglio di cosa si tratta, ho scelto di dedicare un paragrafo per ogni ambiente della casa.

Iniziamo.

Le case tradizionali in Romania

Lo stile che accomuna tutte le abitazioni è la prima cosa che si nota entrando nel villaggio.

I materiali da costruzione più utilizzati sono il legno e la pietra.

Da queste parti fa molto freddo e in inverno nevica spesso. I tetti quindi sono molto spioventi, in modo da evitare l’accumulo di troppo peso che potrebbe danneggiare la struttura.

Le case, inoltre, hanno tutte graziosi porticati, dove le famiglie si riunivano durante le sere d’estate.

Bran Village Museum

Questa caratteristica è diffusa anche oggi in molte case della Romania, soprattutto in campagna, che qui è ancora sconfinata.

La casa tipica romena si componeva di 2 ambienti:

  • la cucina -che veniva usata anche come salotto e sala da pranzo-;
  • la zona notte, con due o più stanze da letto.

La cucina

Avere un salotto in casa non era alla portata di tutti, certamente non dei contadini. Nelle loro case si viveva a stretto contatto e le stesse stanze venivano utilizzate nei diversi momenti della giornata.

Questa cucina, ad esempio, è un ambiente unico, un po’ come i moderni open space che oggi vanno tanto di moda.

Bran Village Museum

Chiaramente una volta il gas non arrivava nelle abitazioni, quindi si cucinava sul camino o sulla stufa, che serviva anche per riscaldare tutta la casa.

Pentole, bicchieri, piatti e posate trovavano il loro posto nell’unico mobile della cucina, con un tavolo al centro e uno o due divani, tradizionalmente riservati agli ospiti e agli anziani della famiglia.

I bambini giocavano sul pavimento, mentre dalle travi del soffitto pendevano le pellicce appena conciate, dalle quali si ricavavano i tappeti e le coperte.

Solo le famiglie più ricche avevano anche una stanza usata esclusivamente come salotto, in cui accoglievano gli ospiti e trascorrevano il tempo nelle giornate di festa.

Bran Village Museum

Pellicce e coperte in lana, ricamate a mano, erano gli oggetti ornamentali più diffusi, tanto che spesso si appendevano alle pareti non solo per trattenere il calore delle camere, ma anche per creare un’atmosfera più accogliente.

Io sono rimasta davvero incantata nell’osservare i dettagli dei ricami. Ecco un particolare:

Bran Village Museum

Per me che a malapena riesco a riattaccare un bottone, sono delle vere e proprie opere d’arte. Non so dire perché, ma a primo impatto mi hanno ricordato La Casa nella Prateria, dove tutto era fatto a mano e nulla andava sprecato.

La camera da letto

L’ultimo ambiente della casa era la stanza da letto. Si trattava della parte della casa più semplice, perché veniva usata solo per dormire, quindi non c’era bisogno di troppi fronzoli.

Di solito c’era una semplice panca di legno dove piegare gli abiti indossati durante il giorno, una cassettiera per conservare il corredo e il letto coperto di pellicce.

Bran Village Museum

Il contenitore di vimini che pende dal soffitto è una culla. In questo modo, la mamma poteva tranquillizzare il suo bambino durante la notte senza alzarsi dal letto.

Culle di questo genere si usavano i primi 3/4 mesi di vita dei piccoli. In Romania, soprattutto in campagna, fino all’anno e mezzo di vita, i bimbi dormivano nel letto con i genitori, per poi passare accanto ai fratellini maggiori.

Fino a qualche anno fa, le famiglie erano molto numerose e questo prendersi cura dei più piccoli contribuiva a far crescere il legame familiare e responsabilizzava i fratelli grandi, che aiutavano attivamente in casa.

Stalle, mulini, laboratori

Bran Village Museum

Come vi dicevo all’inizio, il Villaggio Museo di Bran racconta la vita tradizionale in Romania, vita rimasta praticamente immutata fino a qualche anno fa.

Accanto alle abitazioni, quindi, non potevano mancare gli ambienti che servivano al lavoro. Durante il percorso si possono osservare il laboratorio tessile, la bottega del fabbro, le stalle e il mulino.

Bran Village Museum

Questi ambienti venivano usati un po’ da tutti gli abitanti del villaggio ed era un’occasione importante non solo per condividere le risorse, ma anche per insegnare ai ragazzi i trucchi dei vari mestieri, quando le conoscenze venivano ancora trasmesse da padre in figlio.

La vita sociale nel villaggio

Proprio accanto al laboratorio tessile si trova una specie di caffetteria, che in realtà è una piccola struttura in legno porticato.

Oggi una bandiera romena sventola orgogliosa davanti all’entrata. Una volta, invece, qui ci si riuniva nel pomeriggio dopo il lavoro per parlare del più e del meno, mentre si beveva una birra o un bicchiere di grappa.

Bran Village Museum

Perché visitare il Bran Village Museum

Il biglietto di entrata al Villaggio ha un costo puramente simbolico: 10 lei, circa 1,00 euro a persona.

Visitare il Bran Village Museum significa avvicinarsi al lato più vero della Romania, quello della tradizione. Vuol dire osservare da vicino uno stile di vita legato alla terra, al lavoro nei campi e ai valori di comunità, che sempre più spesso, oggi, rischiano di essere dimenticati per sempre.

Per me è stata una visita emozionante anche per un altro motivo. Noi siamo di parte, ma non riesco a dimenticare gli occhi lucidi di nostalgia del marito, che, prendendomi per mano, diceva: ” Mi ricorda tanto il luogo dove sono cresciuto, prima di arrivare in Italia”.

Vi potrebbe interessare anche: Il castello di Bran, oltre la leggenda di Dracula

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Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

Santuario della Mentorella

Una delle cose più interessanti da visitare a Guadagnolo e dintorni è certamente il Santuario della Mentorella, di cui -come avevo promesso- vi parlo in questo articolo.

Se mi seguite, sapete già che è un luogo a pochi chilometri da casa mia. Per noi è un posto speciale perché Karol Wojtyla lo amava profondamente e lo visitò ben 7 volte.

Ora vi racconto tutto.

Dove si trova la Mentorella

Il Santuario, il cui nome completo è della Madonna delle Grazie della Mentorella, si trova a ridosso dei comuni di Capranica e Guadagnolo, al centro dei Monti Prenestini.

Se non fosse per un cartello che ne indica la direzione, pochi saprebbero della sua esistenza perché è letteralmente nascosto dalla montagna, quindi non si vede dalla strada.

Forse anche per questo ha il pregio di conservare una grande sacralità, senza i mercatini di oggetti sacri che spesso in Italia violano i Santuari.

La prima cosa che si può notare all’arrivo, infatti, è proprio il grande silenzio che avvolge ogni cosa.

Questa è la strada da percorrere a piedi dal parcheggio fino all’entrata, dove tutto è immerso nel verde dei boschi:

Santuario della Mentorella

Forse anche per questo San Giovanni Paolo 2° era molto affezionato al Santuario, tanto che amava ripetere spesso una frase che è scolpita nella memoria della gente di queste parti:

Questo luogo mi ha aiutato tanto a pregare.

Oggi, una statua di Karol Wojtyla accoglie i fedeli all’entrata del Santuario, raccontando una fede che resiste al passare del tempo.

Santuario della Mentorella

Il legame del Santuario con la Polonia, però, non si esaurisce con la figura del papa polacco, ma ha origine negli anni ’60. Per capire meglio, torniamo indietro e ripercorriamo tutta la storia.

Storia e origini del Santuario della Mentorella

Partiamo dall’inizio, ovvero dalla conversione di Sant’Eustachio.

Non ci sono notizie certe su questo Santo. Secondo la tradizione cattolica era un soldato romano che si convertì al cristianesimo dopo aver avuto un’apparizione di Gesù Cristo. Inizialmente, a ricordo di questo evento, venne costruita una prima cappella nel punto esatto dell’apparizione, che oggi coincide con quello che è il campanile della Chiesa.

Un paio di secoli più tardi, Costantino 1°, l’imperatore romano convertito anche lui al cristianesimo, decise di far costruire il Santuario.

In seguito, per diversi secoli, la Mentorella fu custodita dai monaci benedettini, dunque apparteneva all’Abbazia di Subiaco, per poi subire un primo restauro dal padre gesuita Anastasio Kircher.

Durante il periodo dell’unità d’Italia, il Santuario della Mentorella divenne proprietà dello stato italiano e solo in seguito fu ricomprato dal Vaticano.

Poi, dopo un lungo periodo in cui – di nuovo- sembrava essere dimenticato, negli anni ’60 – e qui arriviamo ai giorni nostri- il cardinale polacco Wladyslaw Rubin si adoperò per la sua rinascita.

Inizia così il legame ininterrotto con la Polonia, che spiega la presenza dei numerosi nomi polacchi sulle lapidi del cimitero del Santuario.

Santuario della Mentorella

Ora, la razionalità mi impone di precisare che non esistono fonti circa la nascita della Mentorella e che le uniche notizie certe si hanno a partire dalla giurisdizione benedettina. Però i Santuari si visitano per fede e la fede non ha bisogno di prove, quindi per me questa è storia vera – forse lo è anche per voi che mi leggete, perché dubito che un ateo troverebbe interessante un pellegrinaggio, ma se mi sbaglio fatemelo sapere- 🙂

Cosa vedere al Santuario della Mentorella

Adesso parliamo nello specifico di cosa vedere.

La Chiesa

Partiamo dall’interno della Chiesa, dove, a prima vista, tutto sembra molto semplice.

Santuario della Mentorella

Se avete questa impressione, non posso darvi torto. Il pavimento in piastrelle consumato dal tempo e dai passi dei fedeli, le capriate in legno e le mura decorate solo in parte non sembrano avere granché da raccontare. Ma non lasciatevi ingannare da questa semplicità solo apparente, perché il Santuario della Mentorella nasconde dei veri tesori. Per trovarli bisogna concentrarsi sui dettagli.

Gli affreschi

Vere e proprie opere d’arte, gli affreschi della Chiesa ripercorrono la storia del Vangelo e quella di alcuni tra i Santi più famosi:

  • il sogno di San Giuseppe con il messaggio dell’angelo circa il concepimento miracoloso di Gesù;
  • la raffigurazione della Santa Vergine con Gesù Bambino;
  • San Michele Arcangelo;
  • Santa Maria Maddalena;
  • San Benedetto da Norcia;
  • San Casimiro -il patrono della Polonia-.

La Cappella di Sant’Eustachio

Questa cappella interna alla Chiesa è costruita all’interno della roccia e racconta, attraverso una serie di raffigurazioni, la conversione del Santo e il martirio, probabilmente voluto dall’imperatore Adriano.

La Statua della Madonna delle Grazie

Si trova nella navata centrale accanto all’altare maggiore. Per i fedeli, il suo valore sta in ciò che rappresenta e nella rosa d’argento che Benedetto 16° volle donare a Maria Santissima nel 2005, anno in cui anche lui si recò in visita al Santuario.

Uscendo dalla Chiesa, c’è la parte che secondo me è quella più emozionante di tutta la visita, un percorso che abbraccia tutto il Santuario e fa battere il cuore di chi crede.

La Scala Santa

Santuario della Mentorella

Si comincia percorrendo la Scala Santa.

Secondo la tradizione cattolica, percorrendola con fede è possibile ottenere l’indulgenza parziale tutti i giorni e l’indulgenza plenaria il Venerdì Santo prima di Pasqua a condizione di:

  • confessarsi;
  • fare la Comunione;
  • recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria e una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.

Il campanile

Al termine della Scala Santa si arriva al campanile, dove Gesù apparve a Sant’Eustachio.

La grotta di San Benedetto

Santuario della Mentorella

Scendendo attraverso una scalinata costruita tra le rocce, si incontra, infine, la grotta di San Benedetto da Norcia. Secondo la Chiesa, infatti, il Santo visse in questa grotta per tre anni prima di fondare l’Ordine dei Benedettini.

Questo piccolo varco tra le rocce oggi è meta di molti fedeli che vengono a rendere omaggio a San Benedetto per le grazie ricevute ed è perennemente illuminato dalla luce delle candele, che restano accese anche di notte.

Santuario della Mentorella

Il Santuario della Mentorella è tra i più antichi del Lazio e uno dei più importanti del culto mariano. Un legame con Roma e la Polonia che unisce i Monti Prenestini in un cammino di fede attraverso l’Europa e che vi consiglio di venire a scoprire almeno una volta. Credetemi, ne vale davvero la pena.

Vi potrebbe interessare: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

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Le montagne di Karol Wojtyla: sulle orme di San Giovanni Paolo II

le montagne di karol wojtyla

Nonostante questo blog non parli di religione, mi è capitato diverse volte di accennare alla mia fede quando vi ho raccontato di alcuni santuari nel Lazio.

In questo articolo vorrei prendervi per mano e condurvi tra le montagne di Karol Wojtyla, a due passi da casa mia.

Questi luoghi avevano un posto speciale nel cuore di San Giovanni Paolo 2°. Ripercorrere le sue tracce, quindi, è un modo per sentirlo più vicino, con un senso di appartenenza che, chi crede, conosce bene -e se siete arrivati fin qui, significa che anche voi credete- 🙂

Le montagne di Karol Wojtyla: i Monti Prenestini

San Giovanni Paolo 2° amava profondamente la montagna. Durante gli anni del suo pontificato venne tante volte da queste parti.

Si racconta che spesso venisse qui in segreto, per raccogliersi in preghiera abbracciato da una natura incontaminata.

Cosa vedere nei Monti Prenestini e dintorni

Siamo nel cuore della provincia di Roma. Il territorio è quello dei Monti Prenestini, dove Monte Guadagnolo, con suoi 1218 metri, è la cima più alta.

I Monti Prenestini sono un’antica catena montuosa di origine calcarea e si snodano attraverso una serie di borghi molto caratteristici, ancora lontani dal corri corri delle grandi città.

Includono i seguenti comuni:

  • Castel Madama
  • Sambuci
  • Casape
  • San Gregorio da Sassola
  • Zagarolo
  • San Vito Romano
  • Castel San Pietro Romano
  • Rocca di Cave
  • Cave – il mio paesino-
  • Genazzano
  • Capranica Prenestina
  • Poli
  • Gallicano nel Lazio
  • Palestrina

Mi rendo conto di essere di parte, perché io vedo questi luoghi con gli occhi dell’amore, ma visitare i Monti Prenestini può essere davvero una fonte di scoperta. Infatti, il bello di questi borghi è che sono tutti diversi tra loro.

Hanno in comune le piccole dimensioni, ma ognuno di essi conserva le sue caratteristiche, quindi non ne troverete due uguali. Si va dai meravigliosi scorci che guardano alla capitale, ai piatti tradizionali della cucina romana, reinterpretati però in chiave popolare. Senza dimenticare una ricchissima tradizione folcloristica che spesso va a braccetto con le tradizioni religiose, ecco spiegata in due parole la bellezza di questi luoghi. Magari ve ne parlerò in altri articoli, altrimenti adesso scriverei un libro e forse più di uno.

Come dicevo prima, Monte Guadagnolo è la cima più alta dei Monti Prenestini e Karol Wojtyla era letteralmente innamorato di questo territorio.

Come vedrete, questo non è un itinerario nel senso classico del termine, perché non ci sono i giorni ne i percorsi dettagliati, che ho scelto di non indicare proprio per lasciarvi il più liberi possibile di ripercorrere i passi di San Giovanni Paolo 2° in base al vostro sentire personale.

Le montagne di Karol Wojtyla: Guadagnolo

Ho appena detto che questo viaggio non è proprio un itinerario. In realtà non è nemmeno un pellegrinaggio, ma un modo per accostarsi al papa polacco e sentirlo più vicino nei luoghi che portava nel cuore.

Per questo, ho pensato di includere una lista con le diverse attività da fare da questi parti, sempre con il filo conduttore di Karol Wojtyla. Tutte cose che si sposano perfettamente al territorio, in un mix di storia, natura e fede che caratterizza i Monti Prenestini.

Ecco cosa fare nei luoghi amati dal papa:

  • escursione nella zona boschiva di Guadagnolo + pranzo all’aperto;
  • visita al paesino di Guadagnolo;
  • trekking nei percorsi naturalistici;
  • visita al Santuario della Mentorella.

Ora vi dico tutto.

Escursione nel bosco + pranzo all’aperto
le montagne di karol wojtyla

Dato che parliamo di montagna, ho deciso di iniziare proprio dalla natura, anche perché queste sono zone poco conosciute che però meritano davvero una visita.

Questi boschi sono molto amati dalla gente di qua. A dire la verità, noi li consideriamo un vero e proprio patrimonio locale. Si caratterizzano per un sottobosco composto soprattutto da more selvatiche – da cui si ricava un’ottima marmellata!- ginestre e denti di leone.

Io sono praticamente cresciuta tra queste montagne. Fin da bambina ricordo le scampagnate all’aria aperta nei mesi estivi, mentre in inverno il mio papà mi accompagnava sempre a scegliere le pigne da decorare per Natale.

Insomma, questo per dire che, se amate la montagna, troverete sicuramente qualcosa da fare a prescindere dalla stagione dell’anno. Tra l’altro, questi angoli di natura sono adatti anche ai bambini. L’unico accorgimento, è di evitare di avventurarsi fuori dai percorsi segnalati da Settembre a Gennaio, durante la stagione della caccia.

La parte più fitta del bosco vede la presenza di pini e abeti, anche se la grande nevicata del 2012 ha cambiato notevolmente il paesaggio, lasciandolo molto più spoglio di quanto non fosse una volta.

I prati montani a ridosso degli alberi sono un punto di osservazione privilegiato per vedere le stelle cadenti durante la notte di San Lorenzo. Infatti sono lontani dalle luci cittadine e da qui si può ammirare un cielo davvero spettacolare. Durante il giorno, invece, sono un’ottima area di sosta per pic-nic e grigliate. Ve ne parlo qui: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

Visita al paese di Guadagnolo

Guadagnolo è un piccolo borgo sulla cima della montagna. Le sue origini sono così antiche che noi facciamo fatica a distinguere la storia dalla leggenda.

Questo paesino possiede un non so che di affascinante, forse perché tutto profuma di bosco ed è la meta ideale per trascorrere una giornata di relax tra natura e buon cibo.

Non è certo un caso che la stradina principale si chiami Via del Salvatore, ma il legame con la fede, e con il Vaticano, non si esaurisce qui. La sua attrazione principale infatti è la Statua di Gesù Redentore, voluta proprio dai predecessori di Karol Wojtyla, che chiesero espressamente di posizionarla a Guadagnolo, nel punto più alto del borgo.

Qui vi parlo della nostra ultima gita fuori porta in questo paesino, che in inverno conta qualcosa come 50 abitanti o poco più: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Trekking nei percorsi naturalistici: ” Sulle orme di Karol Wojtyla”
le montagne di karol wojtyla

Questo sentiero, inaugurato nel 2004, ripercorre -non solo metaforicamente- i passi di San Giovanni Paolo 2° durante i suoi ritiri sui Monti Prenestini.

Attenzione, però, a non confondere il sentiero con l’altro itinerario omonimo. Quel “Sulle orme di Karol”, infatti, è un vero e proprio pellegrinaggio su scala europea, perché collega Wadowice in Polonia a Piazza San Pietro a Roma. Partendo dalla capitale, prosegue poi attraverso Castel Gandolfo – la residenza estiva dei Papi- Castel San Pietro Romano, Palestrina e Guadagnolo.

Questo di cui vi parlo, invece, è un itinerario lungo circa 7 chilometri e si snoda attraverso i boschi che circondano Guadagnolo fino al paese di Pisoniano. Viene considerato un sentiero abbastanza facile, ma non si cammina in piano, quindi secondo me un minimo di allenamento è indispensabile. Inoltre, benché la strada da seguire sia ben segnalata, soprattutto se non siete di queste parti, vi consiglio di farvi accompagnare da una guida.

Purtroppo non è una cosa semplicissima, perché il sentiero non è promosso come dovrebbe e spesso finisce per essere quasi dimenticato dalle amministrazioni locali. Noi avevamo chiesto qualche informazione alla Pro Loco di Guadagnolo per poi decidere di percorrerlo da soli anche perché il marito conosce bene le montagne. Vi consiglio, allora, di inviare una mail al comune di Capranica Prenestina -posta@comunecapranica.it – oppure contattarli telefonicamente ai numeri (06)958-41-26 / (06) 958-40-31 e chiedere se ci sono guide disponibili.

Le montagne di Karol Wojtyla: il Santuario della Mentorella
le montagne di karol wojtyla

Adesso arriviamo al cuore del nostro itinerario spirituale con il Santuario della Mentorella, luogo amatissimo da San Giovanni Paolo 2°.

La Mentorella è un gioiello incastonato tra i Monti Prenestini a pochissimi chilometri dal paese di Guadagnolo.

Qui ci sono tanti dettagli che raccontano dell’amore del papa per il Santuario, tanto che davvero sembra di percepire ancora la sua presenza.

le montagne di karol wojtyla

In una sala accanto al Santuario, c’è una galleria fotografica che ripercorre le visite di Karol Wojtyla nel corso degli anni, raccontandone i momenti salienti con delle immagini bellissime.

le montagne di karol wojtyla
le montagne di karol wojtyla

San Giovanni Paolo 2° visitò questo Santuario sette volte: il 31 Marzo 1979, il 28 Dicembre 1987, il 17 Aprile 1990, il 27 Dicembre 1991, il 30 Dicembre 1996, il 28 Ottobre 1997 e il 3 Febbraio 2000.

Il 29 Ottobre 2005, anche Benedetto 16° si recò alla Mentorella, un evento, questo, che accomuna i due pontefici, non solo nel modo di percepire e comunicare la fede, ma anche nell’amore per questo luogo sperduto tra i monti.

le montagne di karol wojtyla

I tre luoghi simbolo da visitare alla Mentorella sono:

  • la Chiesa
  • la Grotta Benedettina
  • la Scala Santa

Spero di avervi ispirato per questo viaggio alternativo, lontano dai soliti percorsi turistici, alla scoperta delle montagne che Karol Wojtyla tanto amava.

A questo link trovate l’articolo completo sulla Mentorella: Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

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Il Bosco di Paliano, l’area pic-nic a due passi dalla capitale

il bosco di Paliano

In questo articolo vi parlo della mia esperienza al Bosco di Paliano, una splendida area pic-nic a pochi chilometri da Roma.

Di solito non amo troppo le aree attrezzate, ma devo ammettere che il Bosco di Paliano si è rivelato davvero una piacevole scoperta.

Dove si trova e come arrivare

Come suggerisce il nome, questa area pic-nic si trova a Paliano, nel cuore di un bosco secolare.

In realtà, si tratta di qualcosa di molto diverso da quanto mi aspettavo. Infatti, siamo andati assieme ai nonni per accompagnare il nostro nipotino ed eravamo convinti di trascorrere qualche ora nell’area naturalistica più famosa della zona, conosciuta come “La Selva”. Pensavamo fosse stata riaperta dopo un lungo periodo di chiusura al pubblico, ma ci sbagliavamo perché al momento non si prevede, purtroppo, nessuna riapertura.

Da quanto si dice da queste parti, qualche anno fa la Regione Lazio vendette La Selva a un privato, il quale fu costretto a chiudere i battenti per un motivo che non ci è dato sapere, privandoci così di una splendida risorsa naturale. Come e perché un patrimonio naturalistico di questo tipo debba finire in mano ai privati ancora non riesco a spiegarmelo.

Sta di fatto che La Selva e il Bosco di Paliano sono due luoghi diversi, seppure vicinissimi tra loro. Quindi posso davvero dire di aver scoperto questa area pic-nic per puro caso.

Non è affatto difficile arrivare. Il Bosco si trova a ridosso della città di Colleferro. Prendendo la Strada del Vino Cesanese, si raggiunge la Contrada la Selva. Da qui in poi, basta seguire i cartelli turistici con le indicazioni, attraversando una strada sterrata per qualche centinaio di metri, prima di essere accolti nel parcheggio gratuito proprio di fronte all’entrata.

Cosa fare nel Bosco di Paliano: natura, divertimento, riflessioni

La filosofia del luogo è molto chiara sin dal primo momento. Sul gazebo della biglietteria, infatti, si nota subito una frase molto emblematica, che oggi come oggi non dovremmo mai dimenticare:

Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Proverbio Navajo

Queste parole rispecchiano tantissimo il mio modo di pensare, quindi ho amato il Bosco da subito, ancor prima di entrare. Ogni cosa è davvero organizzata nel rispetto della natura.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Camminare nella natura

il bosco di Paliano

Come dicevo all’inizio, siamo in un bosco secolare, uno di quelli dove è ancora possibile sentire il profumo della terra e respirare la saggezza degli alberi.

Una delle attività principali, infatti, è proprio la camminata all’interno del suo ambiente incontaminato. Il Bosco di Paliano si estende per circa 30 ettari e i percorsi si sviluppano attraverso 5 chilometri di sentieri.

il bosco di Paliano

Durante la passeggiata, con un po’ di fortuna, si possono incontrare i diversi animali che popolano questa foresta di querce: dai gufi fino agli scoiattoli, che, vivendo allo stato completamente naturale, sobbalzano al minimo rumore.

I sentieri che abbiamo percorso noi sono tutti adatti ai bambini. Tuttavia, vi consiglio di non avventurarvi nel bosco con i passeggini, soprattutto quelli di ultima generazione con le ruote molto sottili. Per fortuna, noi avevamo con noi la fascia porta bimbi, altrimenti sarebbe stato difficile trasportare la nostra piccola senza inciampare in ogni radice.

La panchina rossa

Uno degli angoli più significativi del percorso è quello che ospita la panchina rossa, simbolo contro la violenza sulle donne. La particolarità, però, non è tanto nella panchina -ormai se ne incontrano tantissime ovunque- ma nella cornice a grandezza d’uomo che la precede.

il bosco di Paliano

Potrei limitarmi a spiegare il motivo di questa scelta, ma preferisco riportare fedelmente le parole dei ragazzi di Casa Johnny e Casa Mary della Comunità Socio Riabilitativa della città di Paliano:

La visione parziale è data dalla cornice rossa, che limita e coglie solo uno spaccato del tutto che ci circonda. Quando non riusciamo a vedere le molteplici soluzioni che la realtà ci offre, rimaniamo imprigionati in un’unica visione, o se vogliamo, diamo solo una risposta ai nostri problemi, senza pensare alle molteplici soluzioni che potremmo trovare per risolverli. Questo ci porta ad agire d’istinto e l’istinto non tarda molto spesso a trasformarsi in violenza.

La violenza agita, ci lascia senza fiato, incuriosisce la società, alimenta dibattiti, eccita gli opinionisti, crea vittime e carnefici, ci riporta drammaticamente a una primitività che non ci abbandona mai.

Siamo figli di una natura che ci ha creati razionali e irrazionali e mantenere un equilibrio tra queste due istanze non è sempre facile.

Eppure esiste un’aggressività più taciuta, più silenziosa, più subdola e pericolosa, quella che agita silenziosamente contro se stessi, quella che ci porta a cercare rifugio in un luogo indefinito e senza confini che tutti chiamano follia.

Siamo i matti, per qualche ragione abbiamo voluto abitare questa regione oscura e misteriosa, noi siamo gli abitanti di Mattagonia, un posto bizzarro e strampalato dove tutti sono re e tutti servitori, dove tutti sono pazzi pur di essere qualcosa.

Qui c’è chi si crede Dio ma a pensarci bene anche da voi, nel vostro mondo razionale, c’è qualcuno che si pensa tale.

C’è chi ha preso tante di quelle legnate che considerare matto ha il sapore di una bestemmia. C’è chi è stato abbandonato perché l’amore è bello ma la responsabilità di crescere un figlio è una rogna. C’è chi prega Dio in quanto, come Padre, e per giunta Eterno, non è che abbia fatto granché per lui.

Il dolore migliore è quello intenso che poi sfuma, come può accadere a una ferita che si rimargina.

Il nostro è un dolore sordo, continuo, e per tornare a Dio, eterno.

La rabbia, la tristezza, la frustrazione, l’angoscia, il delirio, l’allucinazione, avrebbero fatto scattare in noi dosi di aggressività che nemmeno ve lo immaginate, avremmo picchiato, avremmo ucciso o ci saremmo uccisi e molti lo hanno fatto.

Altri, e siamo noi che stiamo scrivendo, abbiamo preferito trovare un angolo in questo universo pazzo e ci siamo contenuti e storditi.

Siamo in una ruota che gira sempre uguale e ogni giorno un eterno ritorno del giorno precedente, ma non chiamiamo tutto questo “vivere”, accontentiamoci di sopravvivere.

Parole dure, scioccanti e dal sapore amaro, che raccontano di una sofferenza mai dimenticata. Parole che per me sono state un pugno dello stomaco e mi hanno fatta vergognare. Quante volte, nella mia quotidianità, mi sono lamentata di quelli che per me sono problemi, senza conoscere affatto il dolore, intendo quello vero. Allora, ho pensato a come etichettiamo le persone, giudicandole senza conoscere la loro storia. Ancora una volta, penso che tutti insieme abbiamo la precisa responsabilità di proteggere i più fragili, perché questo mondo, che io sono sicura valga ancora la pena di essere esplorato, possa essere più bello e giusto per tutti.

Il parco giochi ecologico

il bosco di Paliano

Il commento scritto da questi ragazzi, non è l’unico esempio di collaborazione tra il territorio e il Bosco di Paliano.

L’area pic-nic infatti, nasce soprattutto con la finalità di insegnare anche ai più piccoli il valore delle risorse naturali, dando vita a un progetto che ha a cuore non lo sfruttamento, ma la cooperazione tra uomo e natura.

Il parco giochi del Bosco, ad esempio, è realizzato interamente con il legno di scarto degli alberi, sapientemente trasformato per permettere ai più piccoli di divertirsi, lasciando libero sfogo alla fantasia.

Il regolamento

Proprio nel rispetto del Bosco e dei suoi abitanti, c’è un regolamento molto rigido:

  • non ci sono cestini per la spazzatura, i rifiuti vanno portati a casa. La direzione può fornire a richiesta dei sacchetti biodegradabili.
  • Non si possono accendere fuochi.
  • Per i fumatori, è assolutamente vietato gettare a terra i mozziconi delle sigarette. Questo non solo per evitare il rischio di incendio, ma anche per mantenere pulito il bosco. Presso la biglietteria si possono comprare i posacenere portatili.
  • Si chiede di abbassare la suoneria del cellulare, soprattutto all’interno dei sentieri, per non disturbare gli animali.

Le attività extra nel Bosco di Paliano + informazioni pratiche

il bosco di Paliano

Oltre alle passeggiate, si possono prenotare diverse attività a pagamento, tra cui:

  • tiro con l’arco;
  • passeggiate con i pony per bambini;
  • noleggio delle biciclette.

L’area pic-nic

il bosco di Paliano

Per quanto riguarda l’area pic-nic, ci sono circa 50 tavoli che si possono utilizzare gratuitamente perché il servizio è incluso nel prezzo del biglietto.

Per essere certi di trovare posto, si possono prenotare in anticipo, chiedendo eventualmente anche l’uso del barbecue su base fissa in pietra. Noi avevamo portato il pranzo da casa, quindi non ho pensato a chiedere il prezzo per il barbecue – ma saprò dirvi la prossima volta perché ci torneremo sicuramente- 🙂

Ma non è tutto.

Al Bosco di Paliano si organizzano anche attività di intrattenimento, cosa che lo differenzia dalle altre aree pic-nic. Ad esempio, per l’ estate, ci sono in programma diverse dimostrazioni di falconeria, lezioni di ginnastica e serate con l’aperitivo all’aperto. Questi eventi hanno tutti costi diversi e comunque vanno prenotati sempre con un certo anticipo. Per avere tutte le informazioni aggiornate sulle attività settimanali, vi consiglio di visitare la pagina Facebook il Bosco di Paliano.

Apertura

Dal 1° Maggio al 12 Giugno e dal 14 Settembre al 31 Ottobre, il Bosco è aperto nei fine settimana e durante i giorni festivi. Dal 13 Giugno al 12 Settembre, è aperto tutti i giorni – tranne il lunedì- dalle 10,00 alle 18,00.

Prezzi

Il biglietto giornaliero costa 5,00 euro a persona a partire dai 13 anni di età, dai 3 anni fino ai 12, i bambini pagano un ingresso ridotto di 3,00 euro.

Volendo, è possibile stipulare gli abbonamenti che variano dai 15,00 ai 25,00 euro a persona, quindi permettono di risparmiare parecchio in caso di famiglie numerose, soprattutto se contate di tornare spesso.

Perché trascorrere la giornata al Bosco di Paliano

Ricapitolando, ecco i lati positivi della nostra esperienza con bambini al seguito:

  • ambiente incontaminato;
  • boschi bellissimi, ideali a stimolare la fantasia e l’apprendimento dei più piccoli;
  • sentieri facilmente percorribili anche per chi non è abituato a camminare;
  • sicurezza dell’area pic-nic, dove i bimbi possono giocare tranquilli, senza essere guardati a vista dagli adulti.

Se dovessi trovare un lato negativo, direi che il bar dell’area pic-nic non è assolutamente fornito. Le uniche cose che si possono trovare sono le bibite -calde!- e qualche snack veloce perché non c’è elettricità.

Ora, capisco perfettamente che siamo all’interno di un bosco, quindi il rispetto dell’ambiente ha la priorità assoluta e non deve essere deturpato dai fili elettrici. Però, quando ci sono 30° all’ombra, mi sembra il minimo avere a disposizione almeno qualche bibita fresca e dei gelati -seppur confezionati- a fronte di persone che comunque pagano il biglietto di entrata. Per questo, suggerirei ai gestori di munirsi di generatore elettrico, in modo da risolvere il problema senza danneggiare l’ambiente naturale 🙂

Un’altra cosa da sottolineare sono i prezzi delle attività extra. Mi sembrano un po’ più alti rispetto alle altre aree pic-nic, ma è anche vero che il personale deve essere pagato, così come ha un costo l’organizzazione delle attività e la manutenzione del bosco. Alla luce di questo, mi sembra tutto giustificato e noi siamo stati ben felici di pagare qualcosa in più a fronte di questa meraviglia che, come dicevo prima, ha anche l’obiettivo di insegnare ai piccoli la protezione e la valorizzazione dell’ambiente. E questo, davvero, non ha prezzo.

Concludo lasciandovi l’indirizzo e il contatto telefonico del Bosco di Paliano:

Area Palianese Sud, 0318

370-153-3848

Altre aree pic-nic dove mangiare all’aperto a pochi passi da Roma: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

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Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Articolo aggiornato il 15 Luglio 2021

cosa fare a sperlonga

Con questo post prosegue la serie di articoli dedicati alle vacanze al mare in centro Italia. Oggi vi parlo un po’ di cosa fare a Sperlonga.

Per chi vive nei pressi di Roma, Sperlonga non ha bisogno di presentazioni perché è una tra le mete più rinomate della costa. Non è difficile capirne il motivo. Ve lo racconto nei prossimi paragrafi.

Sperlonga nella storia

Ci sono dei luoghi dove la natura riesce a esprimersi in tutta la sua bellezza e nulla sembra essere lasciato al caso. Luoghi dove cielo e mare si sfiorano tra gli speroni rocciosi e le onde spumeggianti.

La cittadina di Sperlonga si trova nella punta meridionale del Lazio, ma non è sempre stato così. Un tempo, apparteneva alla Campania, questa però è solo una piccolissima parte della sua storia travagliata.

Il primo insediamento storico del borgo aveva origini greche. Infatti, secondo alcune fonti locali, Sperlonga sarebbe stata fondata da un gruppo di soldati provenienti da Sparta. Deve esserci per forza almeno un pizzico di verità in questo, perché, in effetti, ci sono moltissime somiglianze con la Grecia. Dalle minuscole casette bianche fino ai vicoletti attraverso cui si snoda il centro storico.

Purtroppo, le mie foto non rendono giustizia a Sperlonga, perché il giorno in cui siamo andati, il tempo non era dei migliori, ma vi assicuro che, dal vivo, il paesaggio sembra davvero quello di un quadro.

cosa fare a Sperlonga

Come si può immaginare, soprattutto nei tempi più antichi, l’economia della città si basava esclusivamente sulla pesca. Il mare, però, non era solo una risorsa, perché le invasioni straniere che arrivavano dal largo della costa rappresentavano un pericolo costante. Data la sua posizione privilegiata, a cavallo tra il Monte Circeo e il Golfo di Napoli, Sperlonga subiva spesso attacchi dalle flotte dei pirati dell’epoca.

Nel 1622 tutto il borgo fu completamente raso al suolo dall’esercito ottomano. Per fortuna, nel corso del tempo, il nucleo abitativo centrale fu ricostruito e oggi Sperlonga rientra nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Tra l’altro, e questa è una cosa che apprezzo tantissimo, è una città plastic-free. Questo significa che i bar e i ristoranti non vendono bibite in lattina ma solo in bottiglie di vetro, contribuendo così a ridurre il numero di rifiuti che spesso finiscono in mare.

Ora entriamo nel vivo dell’articolo e vediamo cosa visitare in questa bellissima località.

Cosa fare a Sperlonga

Il mare

Arrivare sul lungomare non è semplicissimo perché la parte centrale del borgo sorge su un grande sperone roccioso, quindi si deve scendere passando per una scalinata, ma ne vale davvero la pena.

Le acque cristalline lambiscono piccoli tratti di spiaggia simile al borotalco. Di tanto in tanto, le calette spuntano all’orizzonte, creando un paesaggio molto variegato e suggestivo. Nel territorio sono disseminate alcune grotte naturali che spesso possono essere raggiunte solo in barca.

Il porto + cena di pesce

Al termine del tratto di spiaggia sabbiosa si arriva al porto. La sua particolarità sta nelle dimensioni minuscole, che si accordano alla perfezione allo spirito del luogo. A questo punto vi consiglio di fare una sosta veloce nel piccolo bar che si affaccia sulle banchine perché prepara un buonissimo caffè. Vi servirà per ricaricarvi prima di raggiungere, sempre a piedi, Torre Truglia.

Visitare Torre Truglia

cosa fare a sperlonga

Torre Truglia rappresenta il simbolo di Sperlonga.

Si tratta di una torre costiera costruita a scopo difensivo e può essere visitata gratuitamente.

Si ipotizza che una volta fosse un vero e proprio punto di vedetta militare. Le guardie al suo interno non avevano soltanto il compito di avvistare il nemico e dare l’allarme. Dovevano infatti comunicare anche con le altre torri di guardia, attraverso l’uso di fuochi e di specchietti. Esisteva, quindi, un sistema ben strutturato di comunicazione, organizzato in un vero e proprio linguaggio in codice.

Questa torre è assolutamente da visitare. Non tanto per l’interno che è praticamente spoglio, quanto per il panorama mozzafiato che si può ammirare dalla cima. Nelle giornate di sole è possibile vedere chiaramente Terracina, e scorgere Sabaudia, a Nord, mentre a Sud lo sguardo si spinge verso Gaeta e il suo golfo.

Il centro di Sperlonga

cosa fare a Sperlonga

Dopo aver visto Torre Truglia è il momento di risalire in città per dirigersi verso il cuore del borgo, che secondo me è tra i più spettacolari d’Italia.

Il centro di Sperlonga non è grande e non ci sono moltissime cose da visitare, ma è davvero incantevole. Sembra di tuffarsi immediatamente nel passato e non si può resistere alla tentazione di addentrarsi nei vicoletti intervallati da ripide scalinate, mentre i fiori spiccano sul bianco delle case.

I fiori e le piante ornamentali non sono gli unici elementi che vivacizzano la città. Ogni angolo è un tripudio di ceste di frutta e abiti colorati perché qui esiste ancora il commercio al dettaglio e ogni negozietto espone la sua merce all’esterno.

cosa fare a Sperlonga

Ogni volta che penso a Sperlonga, a me viene sempre in mente un’opera d’arte: viva e colorata, tipica di un’Italia che si volge verso il Sud, con il suo calore e la sua ospitalità.

Cosa vedere a Sperlonga fuori dal centro

Il territorio che circonda Sperlonga è ricco di storia e bellezze naturali. Vi lascio qualche consiglio su cosa visitare nei dintorni della città.

Isole Pontine

L’arcipelago è costituito dalle isole di Santo Stefano, Gavi, Zannone, Ventotene, Palmarola e Ponza. Le prime tre isole sono praticamente disabitate, quindi conservano ancora un fascino molto selvaggio che vale sicuramente la pena di scoprire. Se siete alla ricerca di qualcosa di più turistico, Ventotene e Ponza sono le destinazioni ideali, con bellissime spiagge e centri abitati che ospitano antiche botteghe e locali in cui gustare dell’ottimo pesce. Tra le due alternative, l’Isola di Palmarola rappresenta la via di mezzo. Da vedere assolutamente il Faraglione di San Silvestro e la Grotta del Gatto. Il punto di imbarco più vicino a Sperlonga per raggiungere le Isole Pontine è Terracina.

La Villa di Tiberio

Questa villa, scoperta per caso alla fine degli anni 50, è una delle maggiori attrazioni del luogo e rappresenta un’importante testimonianza del prestigio di Sperlonga durante l’epoca romana.

All’inizio, la struttura si componeva di una serie di terrazze affacciate sul mare, utilizzando una tecnica costruttiva che si ritrova in diversi templi sparpagliati nella regione.

Il cortile era il cuore pulsante di tutto l’edificio, attorno al quale si sviluppavano le altre stanze. La villa include una cavità molto suggestiva conosciuta come la grotta di Tiberio ed è inglobata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Ecco qualche informazione pratica per la visita. Il costo del biglietto intero è di 5,00 euro a persona. La villa di Tiberio si trova in Via Flacca km 16,300 a Sperlonga, mentre il numero di telefono è : 0771-54-80-28.

Il Parco Naturale della Riviera di Ulisse

Si estende tra i comuni di Sperlonga, Formia, Gaeta e Minturno. Questa splendida area protetta regala scorci meravigliosi tra promontori, grotte e fondali trasparenti.

All’interno del Parco Naturale si possono prenotare diverse attività organizzate, tra cui immersioni, camminate e tour in bicicletta. A questo link troverete tutte le informazioni dettagliate e come prenotare le diverse attività: https://www.parchilazio.it/rivieradiulisse

Prima di concludere, un’ ultima informazione: il centro di Sperlonga, è totalmente pedonale. Potete lasciare la macchina nel parcheggio comunale sotterraneo, aperto tutta la notte.

Sperlonga è adatta a voi se:

  • amate il mare;
  • vi piace visitare i piccoli centri;
  • non avete problemi a spostarvi a piedi.

Data la particolarità del suo territorio, con il lungomare scomodo da raggiungere partendo dal centro, e le continue scalinate, purtroppo è poco adatta se avete bambini piccoli da trasportare con passeggini o carrozzine. Infatti, mentre per un’escursione ci si può arrangiare con il marsupio porta bimbi – l’ho sperimentato in prima persona – è più complicato trascorrerci un’intera vacanza perché fisicamente diventa molto faticoso.

Se cercate una destinazione ideale per una vacanza al mare con bambini, vi consiglio di dare un’occhiata al mio articolo dove parlo un po’ di Nettuno, località perfetta per i bimbi di ogni età: Cosa fare a Nettuno in un giorno: idee e consigli

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Il centro storico di Terracina, una perla di bellezza sul mare

Articolo aggiornato il giorno 1 Luglio 2021

il centro storico di Terracina

Vi ho già parlato di Terracina come la meta ideale per le vacanze al mare, soprattutto con i bambini. Oggi, invece, voglio raccontarvi qualcosa in più sul centro storico di Terracina, del quale io sono davvero innamorata e che a mio parere merita di essere visitato almeno una volta.

Le località di mare vengono sempre associate alle spiagge, alla brezza salmastra e ai falò di mezzanotte. Di solito la parte storica viene messa in secondo piano e, secondo me, è un vero peccato.

Spesso i borghi sulla costa racchiudono piccoli e grandi tesori che attendono solo di essere scoperti dagli occhi curiosi dei turisti. Passeggiare all’interno di queste cittadine quindi può rivelarsi una piacevole sorpresa.

Il centro storico di Terracina è una vera perla affacciata sul mare, vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Il centro storico di Terracina: ubicazione + monumenti storici

Dove si trova la parte antica

Urbanisticamente parlando, la città di Terracina si sviluppa su due livelli. Il primo, di stampo moderno, abbraccia tutto il lungomare. Il borgo antico, invece, si trova in alto, quasi a ridosso del Tempio di Giove, e regala una vista eccezionale. Nelle giornate di sole, sembra quasi di poter toccare le Isole Pontine.

Io vi parlo dei vari punti di interesse presentandoli come un piccolo itinerario perché, facendo la nostra stessa passeggiata, quello che segue sarà l’ordine in cui incontrerete le varie attrazioni.

Il centro storico di Terracina: un mix di antichità

La prima cosa che si nota nella zona è il convivere di opere risalenti a periodi molto diversi tra loro: a partire dall’epoca romana fino ad arrivare al Rinascimento.

A fare da contorno ci sono i negozi tipici e le botteghe d’arte, dove gli artisti interpretano il mare in tutte le sue forme.

Iniziamo.

La Chiesa del Purgatorio

Non appena entrati nella parte antica, abbiamo trovato ad accoglierci la Chiesa del Purgatorio.

La costruzione è piuttosto decentrata rispetto alla zona pedonale e la si raggiunge attraverso una scala laterale, quasi nascosta, che in realtà funge anche da base all’edificio.

Il centro storico di Terracina

La prima impressione è la forte somiglianza con le Chiese siciliane e, del resto, non è un caso. La Chiesa del Purgatorio, infatti, fu realizzata tra il 1750 e il 1787 sulle base della Chiesa medioevale di San Nicola ed è l’unico esempio di architettura barocca-spagnola a Terracina.

Come si può immaginare dal nome, tutte le decorazioni interne richiamano il tema della morte, che nella concezione cristiana è il passaggio obbligato per la vita eterna. Per i cattolici, infatti, il Purgatorio è il luogo di purificazione prima del Paradiso. Le decorazioni rappresentano la gioia della vicinanza a Dio, proprio per questo hanno colori molto sgargianti, in un mix di blu, rosso e oro.

Il Foro Emiliano

Il centro storico di Terracina

Proseguendo il percorso a piedi si arriva al cuore del centro storico di Terracina.

Il Foro Emiliano, a distanza di moltissimi secoli, racconta ancora il glorioso passato della città e il suo stretto legame con la capitale.

Le colonne portanti dei templi, le basi in travertino e i ciottoli dell’epoca danno l’impressione di trovarsi in una Roma in miniatura.

La parte più importante del Foro conserva i resti del Capitolium, il tempio dedicato alla triade di Giunone, Giove e Minerva.

La piazza principale e la Via Appia

Il centro storico di Terracina

Superato il Foro Emiliano e passando sotto le arcate del Castello Frangipane, dall’origine medioevale, si giunge alla piazza principale del centro storico di Terracina.

Quando siamo arrivati in questo punto, mi sembrava di trovarmi in una specie di Olimpo. Con un sorriso, sono immediatamente tornata agli anni della mia infanzia, quando tutti i pomeriggi guardavo il cartone animato di Pollon – se avete la mia età, 33 anni- sapete di cosa sto parlando 🙂

I vari edifici di questa piazza – realizzati in travertino- risalgono al Medioevo e al periodo rinascimentale. Si nota subito che sono tutti dello stesso colore. Si tratta di una sfumatura particolare che gli archeologi chiamano bianco imperiale, che si ritrova anche nei ciottoli della strada, l’antica Via Appia di Traiano.

L’atmosfera quindi è davvero unica, come sospesa nel tempo, ma l’estate è il periodo in cui tutto diventa ancora più magico. Soprattutto di sera, quando questi vicoli ricchi di storia si animano di musica e luci colorate.

Il Duomo di Terracina

Infine, sempre nel cuore del borgo, c’è la Cattedrale di San Cesareo, che si mostra ai passanti in tutta la sua bellezza.

I locali la chiamano “il Duomo” e già solo le decorazioni della facciata sono un piccolo tesoro in miniatura.

Il centro storico di Terracina

La scalinata che precede l’ingresso indica che la Cattedrale poggia sui resti di un antico tempio romano e nel tempo ha subito diversi restauri. Purtroppo non ho avuto il tempo di scattare fotografie all’interno perché stava per iniziare la Messa, comunque vi consiglio di visitarla per gli affreschi settecenteschi e lo splendido pavimento di origine medioevale.

La gastronomia

Tutta la zona è conosciuta per l’olio di oliva, il vino e i formaggi. Ovviamente, il pesce è la portata principale di ogni ricetta e il borgo antico ospita tantissimi ristoranti che sbucano come funghi nei vicoletti lastricati. Alcuni sembrano proprio spuntare dal nulla, leziosi come un salotto della casa delle bambole.

Il centro storico di Terracina

Da provare assolutamente sono le fritture miste di pesce e le varie zuppe. Quasi tutti i ristoranti espongono il menù all’esterno quindi potete sbirciare i piatti e i prezzi prima di entrare. Vi parlerò meglio del cibo in un altro post.

Per ora, vi lascio il link al mio articolo dove vi racconto di un’altra splendida località nelle vicinanze, perfetta per esplorare le bellezze di questo territorio: Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

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Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

cosa vedere a guadagnolo

Oggi voglio parlarvi di cosa vedere a Guadagnolo, un luogo che io conosco bene.

Come altri posti di cui vi racconto, questo piccolissimo borgo di montagna si trova in provincia di Roma, a qualche manciata di chilometri da casa mia e lo frequento abitualmente sin da quando ho memoria.

Amo tornarci ogni volta che ho voglia di staccare la spina per qualche ora, così domenica, senza pensarci troppo, siamo saliti in macchina carichi di panini e un paio di birre fresche.

Vi dico tutto nei prossimi paragrafi.

Guadagnolo tra storia e racconti locali

Guadagnolo è un minuscolo centro abitato che prende il nome da Monte Guadagnolo, lo sperone calcareo su cui sorge e regala un panorama incantevole.

Il borgo infatti si trova a 1218 metri sul livello del mare. Mare che si può vedere distintamente dalla sua cima quando le giornate sono abbastanza limpide.

Parte del titolo di questo post è tra virgolette perché contiene un’imprecisione. Secondo gli archivi locali, infatti, Guadagnolo è il centro non comunale abitato più alto della regione. I documenti specificano questo dato in quanto Guadagnolo non è un comune a sé, bensì la frazione di Capranica Prenestina, da cui è preceduto di qualche chilometro sul fianco della montagna.

Tuttavia, qui siamo cresciuti pensando a Guadagnolo come il borgo abitato più alto del Lazio perché i nostri nonni e bis-nonni lo ripetevano continuamente pure con un certo orgoglio. Quindi per noi resta il paesino più alto della regione, a dispetto degli archivi e delle sottigliezze linguistiche, perché così vuole la cultura popolare.

Di Guadagnolo sappiamo anche che è un centro molto antico. Infatti nacque durante il periodo delle invasioni barbariche, quando alcune famiglie locali cercarono rifugio in montagna nel tentativo di salvarsi dalle incursioni straniere.

Il nome, invece, richiama si a Monte Guadagnolo, ma ha un’origine molto incerta. Ricordo di aver letto da qualche parte che, sulla strada che conduceva al centro abitato, una volta c’era una piccola osteria. I proprietari offrivano riparo agli animali da trasporto e i loro padroni erano ben felici di scaldarsi davanti a una zuppa fumante e a un buon bicchiere di vino rosso. I pericoli, però, erano sempre in agguato, per questo in inverno difficilmente qualcuno si avventurava su una strada tanto insidiosa. Il guadagno del povero oste era così esiguo che lui stesso lo definiva un “guadagnolo”, vezzeggiativo che poi avrebbe dato il nome al borgo che oggi conta circa 56 abitanti.

Anche mio nonno raccontava spesso questa storia, quindi, sinceramente, non so dire se abbia un fondo di verità o sia nata da una leggenda popolare.

Cosa vedere a Guadagnolo

Come avrete intuito dal numero dei suoi abitanti, Guadagnolo è un borgo minuscolo, per questo non ci sono chissà quali attrazioni da vedere, però è perfetto per trascorrere qualche ora all’aria aperta.

Anche perché le dimensioni non intaccano il suo fascino, che sta proprio nella semplicità.

L’attività della Proloco: storia di un grande amore per le origini

Il punto di arrivo di Guadagnolo è anche il suo centro in Piazza Dante Alighieri, dove spiccano le aiuole fiorite e l’edificio in mattoni, sede della Proloco.

Questa associazione riveste un ruolo fondamentale per la comunità. In inverno, infatti, Guadagnolo è quasi disabitato perché molte famiglie hanno scelto di spostarsi verso Roma per essere più vicine ai luoghi di lavoro. In estate però le seconde case tornano a vivere e gli abitanti lavorano attivamente per promuovere il borgo.

Quasi ogni sera si svolgono feste all’aperto animate da balli in piazza e musica popolare, mentre, la domenica, i mercatini sono una vera e propria tradizione.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento ai caduti

Il cuore pulsante di Guadagnolo è il breve tratto di strada pedonale – circa 50 metri- che prende il nome di Via del Salvatore.

Questa piccola passeggiata conduce direttamente al Monumento ai Caduti, un angolo erboso circondato da panchine di marmo e aiuole fiorite.

cosa vedere a Guadagnolo

Da questo punto è possibile osservare la tortuosa strada che conduce al paese, una vista che regala un’immagine molto bucolica di Guadagnolo, dove prevalgono i campi e le balle di fieno destinate agli animali durante l’inverno.

Il Monumento ai Caduti è un punto di ritrovo per i numerosi motociclisti che, la domenica mattina, arrivano dalla capitale per mangiare un panino al fresco e trascorrere qualche ora in montagna.

Anche noi abbiamo fatto sosta qui, soprattutto per far mangiare la nostra piccola e tenerla all’ombra durante le ore più calde della giornata.

Si è divertita un mondo a osservare i fiori e fare i primi passetti sull’erba ancora fresca di rugiada.

Per scelta, io non metto on-line immagini di mia figlia, ma il marito mi ha scattato questa foto e ve la mostro per darvi un’idea dell’atmosfera che si respira qui. La nostra piccola gli era proprio accanto e mentre ero in posa lei faceva ciao ciao con la manina.

cosa vedere a Guadagnolo

Osservare lo stile di vita: come si vive a Guadagnolo

Le piccole dimensioni di ogni cosa, dalle case alle strade, sono forse la caratteristica più importante di Guadagnolo, assieme alla cura dei dettagli.

Tutte le case hanno almeno un vaso di fiori alla finestra e alcuni angoli sembrano davvero usciti da un quadro.

cosa vedere a Guadagnolo

Qui il tempo sembra essersi fermato e, sotto certi aspetti, è difficile da descrivere, perché si tratta di un modo di vivere che ormai sta scomparendo.

Guadagnolo è un paesino dove la signora del bar fa il giro del bancone per fare un sorriso a nostra figlia ed è anche un luogo dove, all’ora di pranzo, si lasciano i passeggini e le biciclette fuori, mentre si mangia tranquillamente con la porta aperta.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento a Gesù Redentore

Dopo la pausa al Monumento dei Caduti, si può tornare indietro e prendere la salita laterale, di fronte alla piazza. Una ripida scalinata conduce al punto più alto del paese. Qui si trova la grande statua di Gesù Redentore, realizzata interamente in bronzo con le braccia aperte rivolte verso Roma.

cosa vedere a Guadagnolo

La sua costruzione risale a un progetto voluto da Papa Leone XIII in occasione del Giubileo del 1900. Il pontefice, infatti, fece realizzare 20 monumenti dedicati a Gesù Redentore, da installare sulle cime delle montagne italiane. Per la provincia di Roma fu scelto il borgo di Guadagnolo.

La statua attuale risale al 1976, anno in cui quella originaria fu quasi completamente distrutta da un fulmine. L’unica parte a salvarsi fu la testa, oggi conservata come una reliquia nella Chiesa di San Giacomo, alle porte del paese.

Nello stesso piazzale ci sono anche i resti di un piccolo tempio di origine romana.

cosa vedere a Guadagnolo

Durante il tragitto per tornare a casa, stavo pensando a come siamo abituati. Pensiamo sempre che per scoprire luoghi meravigliosi bisogna per forza andare lontano, in chissà quale meta esotica. Guadagnolo però ci ricorda che non è sempre così.

Alla fine sono convinta che dipende tutto dal punto di vista con cui guardiamo le cose. Noi domenica scorsa ci siamo sentiti in vacanza pur essendo a due passi da casa. Perché in questo piccolo borgo c’è bellezza. Basta saperla vedere nei fiori colorati, nell’aria frizzante di montagna e nei piccoli giardini incastonati nella roccia. Ecco, forse, cosa vedere – davvero- a Guadagnolo.

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Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2021

cimitero americano nettuno

Il cimitero americano di Nettuno racconta uno spaccato importante della seconda guerra mondiale.

Probabilmente, leggendo il titolo, qualcuno resterà perplesso. Da quando un cimitero compare nella lista dei luoghi da visitare all’interno di un blog di viaggi? Soprattutto, perché mai portare dei bambini in un luogo simile?

Eppure, se continuate a leggere, scoprirete perché, almeno secondo il mio punto di vista, si tratta di un’esperienza importante.

Nettuno è una città sul mare, perfetta per trascorrere le vacanze estive e ricca di spunti interessanti per una gita fuori porta. Ma per questa volta lasciamo da parte le attività vacanziere e scopriamo qualcosa di più dal punto di vista storico.

Nettuno si trova sulla costa laziale, a pochi chilometri da Anzio, luogo famoso per lo sbarco americano proprio durante il secondo conflitto mondiale. Ecco il perché della presenza di un cimitero americano, che per me incarna alla perfezione la follia umana, nella città vicina.

Il cimitero americano di Nettuno, un pezzo d’America nel cuore d’Italia

cimitero americano nettuno

La prima cosa che colpisce di questo luogo è il silenzio. Pur trovandosi nel centro di Nettuno, non appena si oltrepassano i cancelli di entrata, si respira un’atmosfera senza tempo.

L’assenza di rumori e l’estendersi ordinato delle tombe fanno pensare di trovarsi all’interno di una bolla di sapone.

L’impressione sarà quella di essere in una specie di film americano. Poi la sorpresa lascerà spazio alle domande. I vostri bambini vorranno sapere perché ci sono tante tombe americane proprio a Nettuno e sarà un’ occasione per raccontare loro gli eventi fondamentali della seconda guerra mondiale. So che si tratta di un argomento molto forte, ma, con l’ignoranza che dilaga in questi tempi, una visita di questo tipo può essere davvero istruttiva.

Una volta oltrepassati i numerosi gruppi di tombe, si arriva a una grande costruzione in marmo molto imponente. Al centro spicca una sala aperta ai lati. In questo luogo è possibile fermarsi a guardare le cartine geografiche dell’Italia, rappresentate in base ai movimenti delle truppe americane ai tempi del conflitto.

cimitero americano nettuno

Il tutto è circondato da aiuole fiorite e giardini curati meticolosamente. Per un istante sembra quasi di trovarsi in un parco. Ogni elemento è molto geometrico, dall’erba dei prati tagliati al centimetro fino al centro visitatori, un edificio dall’aspetto severo e squadrato.

Al suo interno c’è una stanza che ricorda molto i classici salotti americani.

cimitero americano nettuno

Non si tratta di un caso. Questa sala, infatti, fino a qualche anno fa, veniva utilizzata dai parenti dei soldati sepolti al cimitero che arrivavano dagli Stati Uniti per pregare sulle tombe. Una sorta di cappella dove ritirarsi a riflettere, insomma, ma realizzata appositamente per accogliere i visitatori in un ambiente il più possibile familiare.

Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Chiaramente non si tratta di un’attrazione ludica, ma di una passeggiata che va fatta con un altro spirito. A partire dai 9-10 anni di età, quando nelle scuole elementari si studia la storia delle due guerre mondiali.

Il cimitero americano di Nettuno racconta la crudeltà della guerra e la stupidità dell’uomo. Visitare fisicamente un luogo ha un impatto molto più grande delle date riportate sui libri.

Io sono sempre stata particolarmente interessata alla storia di questo periodo. Il merito è soprattutto di mia nonna Francesca, che all’epoca della seconda guerra mondiale era una bimbetta di pochi anni.

Le sere d’inverno amava sedersi accanto a me davanti al fuoco del camino e ripercorrere il periodo della sua infanzia.

Io non finivo mai di farle domande sulla guerra e ricordo bene i suoi racconti in cui mi parlava della paura e della povertà di allora, ma anche di tutte le speranze per il futuro.

Una cosa, tuttavia, mi è rimasta ben impressa nella mente. Negli anni, mia nonna non è mai riuscita a superare un certo timore nei confronti del popolo tedesco. Nonostante fosse cosciente che non tutte le persone si comportarono allo stesso modo, lei non ha mai dimenticato il suono delle sirene che annunciavano i bombardamenti e nemmeno il freddo delle notti trascorse nella grotta accanto alla sua casa, circondata da vicini e familiari.

Questo, nel corso del tempo, mi ha fatto riflettere tantissimo perché mi ha permesso di comprendere che non c’è medicina contro i traumi della violenza. Magari con il tempo i ricordi si affievoliscono, eppure certe esperienze ti segnano nel profondo, accompagnandoti per tutta la vita.

Oggi ho 33 anni e ho avuto la fortuna di poter ascoltare le testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona quei drammatici eventi. Però gli anni passano e i testimoni oculari diventano sempre più rari. Presto, non ci saranno più.

Ecco perché consiglio di visitare il cimitero americano di Nettuno con i bambini. Trovare del tempo per farlo ed essere preparati a rispondere alle loro domande diventa fondamentale. Noi abbiamo il dovere di ricordare e trasmettere la nostra testimonianza a chi viene dopo di noi, in modo da non ripetere gli errori del passato. Proprio per questo, mi piace paragonare noi adulti agli artigiani che forgiano i metalli. Abbiamo la grande responsabilità di forgiare le generazioni future. Questo compito così importante è tutto nelle nostre mani e noi non dovremmo dimenticarlo mai.

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Itinerario religioso in Umbria: Gubbio, Assisi e Cascia

Articolo aggiornato il 16 Giugno 2021

itinerario religioso in Umbria

Oggi voglio parlare di tre posti molto famosi. Piccole città a cui sono profondamente legata in quanto andavo spesso a visitarle da bambina assieme alla mia famiglia e dove, anche adesso, torno sempre con piacere, perché ogni volta è come riscoprire un pezzo di me stessa. Gubbio, Assisi e Cascia, tre luoghi nel cuore del centro Italia legati tra loro dal fil rouge della spiritualità.

Vi porto a scoprirli attraverso un itinerario religioso in Umbria della durata di tre giorni.

Partiamo?

Come organizzare l’itinerario religioso in Umbria

Non è certo un segreto. Io amo tantissimo gli itinerari fai da te perché mi lasciano sempre una certa libertà di visitare le cose che mi interessano di più. Soprattutto, mi piace il fatto di poter gestire il tempo come meglio credo, magari fermandomi più giorni nello stesso luogo per scoprirne i dettagli, o semplicemente per respirare appieno l’atmosfera di un posto, senza dover rispettare per forza orari e programmi predefiniti.

Se la pensate come me e volete prendere spunto per organizzare questo itinerario in autonomia, la prima cosa da fare in assoluto è quella di procurarvi una bella cartina della regione, anche attraverso Google Maps.

La tappa iniziale del nostro itinerario religioso in Umbria è Gubbio, a Nord della regione. Passando poi per Assisi, la tappa intermedia, arriveremo a Cascia, situata più a Sud.

Io vi propongo il percorso così come lo abbiamo fatto noi.

L’itinerario è pensato in modo da poter inter scambiare le singole tappe, quindi, se vivete a Sud dell’Umbria, potete tranquillamente iniziare da Cascia e concludere l’itinerario a Gubbio. In teoria, vivendo in provincia di Roma, avremmo dovuto fare così anche noi, solo che ci siamo trovati a girovagare per la regione senza una meta precisa come spesso ci accade nei nostri viaggi on the road, così, trovandoci a Gubbio, abbiamo cominciato proprio dalla città più a Nord.

L’ideale sarebbe fermarsi almeno un paio di giorni in ogni città, in modo da poterle scoprire con calma. Non solo perché sono luoghi che meritano veramente, ma anche perché vi si respira un’atmosfera molto particolare. Non so se per via della componente religiosa, che per me è fondamentale, il fatto è che da queste parti il tempo sembra scorrere lentamente, e concedersi qualche giorno in più per visitarle ristora l’anima.

Purtroppo in questa occasione noi avevamo solo tre giorni a disposizione e ci siamo concentrati esclusivamente sull’aspetto religioso, ma sono certa che torneremo ancora, anche perché il marito è rimasto letteralmente estasiato dall’Umbria.

Anche avendo un tempo limitato, dovete comunque considerare di passare almeno una notte in ogni città, quindi vi serviranno tre alberghi, uno per ogni tappa. Se scegliete di fare questo itinerario in estate, è meglio prenotare con un po’ di anticipo perché, essendo appunto piccole località, i posti letto non sono infiniti.

Noi ci siamo sempre spostati in macchina e sicuramente in questo caso è la soluzione migliore per una questione di comodità. In questo periodo ci sono delle offerte molto interessanti su Expedia dove, prenotando auto e soggiorno in hotel insieme, si riescono a ottenere sconti molto interessanti.

Ma ora partiamo con l’itinerario vero e proprio.

Itinerario religioso in Umbria: alla scoperta di Gubbio, Assisi e Cascia

1 °giorno in Umbria: Gubbio e Sant’Ubaldo

itinerario religioso in Umbria, Gubbio

La città di Gubbio non ha bisogno di presentazioni. Secondo me è uno dei borghi medioevali più belli del centro Italia, grazie al fatto che ha conservato praticamente intatta tutta la struttura antica. Partendo dalla piazza principale, dove ci sono i parcheggi, ci si può inoltrare a piedi attraverso le antiche stradine oppure salire utilizzando gli ascensori. Sarete immediatamente accolti da vicoli in fiore, palazzi intrisi di storia e piccole botteghe dove si respira un profumo di bosco, tra miele e tartufi. A proposito, se volete saperne di più, vi consiglio di dare un’occhiata a questo articolo: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città

La parte religiosa, invece, è forse quella meno conosciuta. Gubbio è legata indissolubilmente alla figura di Sant’Ubaldo che divenne un vescovo amatissimo da tutto il popolo.

Ubaldo nacque proprio a Gubbio e amministrò la città con molta saggezza, spesso difendendola da innumerevoli attacchi stranieri, incluso quello di Federico Barbarossa. Le sue spoglie sono conservate nella Basilica che domina la città e che porta il suo nome.

La Basilica di Sant’Ubaldo si trova nel cuore della montagna, a oltre 800 metri di altezza. Potete raggiungerla in auto oppure salire con la funivia. Volendo, potete anche fare questa passeggiata a piedi come abbiamo fatto noi.

La prima cosa che noto ogni volta che mi avvicino a questa Basilica è l’imponenza dell’edificio, tuttavia, man mano che si prosegue con la visita, salta all’occhio la sua semplicità. A dispetto delle vetrate colorate all’interno, si tratta di un luogo spirituale molto sobrio, forse anche a causa della sua ubicazione. Trovandosi fuori città, in un contesto isolato, è infatti un luogo molto silenzioso e proprio per questo ancora più magico. Ogni anno, a Maggio, in città si svolge la Festa dei Ceri, ceri che gli egubini trasportano a piedi fin quassù, a dimostrazione di quanto la Basilica sia importante per la popolazione, che ancora oggi venera Sant’Ubaldo e lo considera il protettore della città.

2 °giorno in Umbria: Assisi, sulle tracce di San Francesco e Santa Chiara

Storia e curiosità su San Francesco d’Assisi

itinerario religioso in Umbria, Basilica di San Francesco d'Assisi

Mentre Gubbio è conosciuta anche per il folclore -pensiamo all’albero di Natale più grande del mondo, interamente realizzato grazie a un complicato intreccio di luci colorate- Assisi trova la sua linfa vitale nella spiritualità, soprattutto grazie a San Francesco.

Conoscete la storia, vero?

Francesco era il rampollo di una ricca famiglia di Assisi. Un giorno, illuminato dalla fede, decise di rinunciare alle ricchezze del padre. Destò molto scandalo il suo gesto di gettare via gli abiti e restare nudo tra la folla. Fu preso per pazzo, ma il suo altro non era che un gesto simbolico per lasciarsi alle spalle la vecchia vita e cominciare quella nuova. Povero tra i poveri. Qualche tempo dopo riuscì a ottenere da Roma il riconoscimento dell’Ordine Francescano. Oggi San Francesco è venerato in tutto il mondo cattolico ed è una delle figure più amate dai fedeli.

Ecco alcune curiosità su di lui:

  • Si dice che sapesse parlare con gli animali. Molto famoso è l’episodio del lupo, il quale smise di attaccare gli abitanti di Gubbio proprio grazie al suo intervento.
  • Si racconta che San Francesco abbia ricevuto le stigmate.
  • Compose il Cantico delle creature.
  • La tradizione cristiana vuole che sia anche l’autore del primo presepe nella storia.

La Basilica di San Francesco d’Assisi

La Basilica di San Francesco d’Assisi è un grandioso monumento che richiama ogni anno migliaia di fedeli da ogni angolo del mondo.

La struttura attuale si compone di 3 parti:

  • La cripta interna, che contiene la tomba di San Francesco. La tomba è perennemente illuminata da una lampada a olio. Ogni anno l’olio proviene da una regione italiana diversa e io amo pensare che, a Francesco, questa cosa sarebbe piaciuta molto.
  • La Chiesa inferiore, che è la parte più semplice di tutto l’edificio. In questa zona si trova la cappella con le reliquie del santo.
  • La Chiesa superiore. Tutti dovrebbero visitare questa chiesa. Credenti o meno, gli affreschi di Giotto sulla vita di San Francesco sono di una bellezza disarmante, una gioia per gli occhi. Purtroppo subirono danni gravissimi durante il terremoto del 1997. Io avevo 9 anni, eppure le immagini drammatiche della chiesa che crollava mentre le persone fuggivano terrorizzate sono rimaste impresse nella mia mente. I lavori di restauro sono durati anni e hanno richiesto la competenza dei migliori professionisti in circolazione.

Santa Chiara d’Assisi

Itinerario religioso in Umbria, statua di Santa Chiara

La storia di Santa Chiara è legata indissolubilmente a San Francesco.

Chiara rimase affascinata dalle parole di Francesco e dal suo stile di vita, così anche lei decise di rifiutare il denaro della famiglia e prese i voti. Avrebbe poi fondato l’Ordine delle Clarisse. La Chiesa di Santa Chiara ad Assisi è molto semplice, in stile tardo gotico, tuttavia merita sicuramente una visita in quanto ospita il corpo della santa e alcune reliquie.

3 °giorno in Umbria: Santa Rita da Cascia

itinerario religioso in Umbria, Cascia

Arriviamo così all’ultima tappa del nostro itinerario. Raggiungiamo la città di Cascia, famosa per la figura di Santa Rita.

Santa Rita, conosciuta come la santa delle cause impossibili, prese i voti a un’età non proprio giovanissima, dopo aver perso il marito ed entrambi i figli. A lei sono dedicati sia la Chiesa che il relativo Monastero. Queste strutture si trovano nella parte più alta di Cascia e sono facilmente raggiungibili grazie alle modernissime scale mobili.

La Chiesa di Santa Rita – che io amo tantissimo- si caratterizza per i marmi molto colorati, che le donano un’atmosfera vivace a dispetto della sacralità del luogo. Al suo interno si può ammirare la cappella di Santa Rita, dove sono rappresentate, grazie alla personificazione degli angeli, le 4 virtù cardinali: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza.

La parte che amo di più di Cascia però è il monastero dove visse Santa Rita. Una zona è dedicata alla clausura. Nella porzione visitabile si possono ammirare la cella di Santa Rita e alcune reliquie come un rosario e il suo anello di nozze. A ricordo della santa c’è anche un bellissimo roseto, risalente al 1800. Il simbolo di Santa Rita, infatti, sono proprio le rose.

Questa santa è così amata che qualche anno fa la Rai trasmise un film sulla sua vita. La parte della protagonista fu interpretata da una bravissima Vittoria Belvedere.

Tra tutte le tappe di questo itinerario, mi risulta difficile dire quale amo di più. Forse Assisi, con San Francesco, oppure Cascia, con la sua atmosfera così mistica. Si tratta di una sensazione che non so spiegare bene a parole, so benissimo che sembra strano detto da una persona che scrive, ma è così. Soprattutto se penso alla grande sensazione di pace interiore che ho provato nel momento in cui ci trovavamo a Cascia.

Comunque la si voglia vedere, questo è un itinerario emozionante, dove la spiritualità fa da padrona. Anche nel caso in cui non foste religiosi, io vi consiglio comunque di visitare questi luoghi perché rappresentano una meraviglia storica e culturale del nostro Paese.

Non vedo l’ora di tornarci nuovamente per concentrarmi su altri dettagli, perché ogni città meriterebbe almeno un libro per poter raccontare tutto. Forse, un solo libro non sarebbe nemmeno sufficiente.

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Il libro di Kells: viaggio nei racconti dei Vangeli

libro di kells

Il libro di Kells è uno dei tesori più importanti di tutta l’Irlanda.

Io ho avuto la fortuna di poterlo ammirare quando vivevo a Dublino, ma è un oggetto tanto fragile da non poter essere fotografato. Per questo proverò a raccontarvi la sua storia usando solo la forza delle parole. Le immagini contenute in questo post, infatti, sono evocative e ho deciso di inserirle per dare un’idea, ma non riguardano ciò di cui vi parlerò.

Partiamo dall’inizio.

Cos’è il libro di Kells

libro di kells

Leabhar Cheanannais in gaelico, il libro di Kells è una raccolta dei 4 Vangeli cristiani.

L’opera fu realizzata molti secoli fa, nell’800 d.C, prima dell’avvento della stampa, grazie al lavoro magistrale dei monaci emanuensi.

Gli Emanuensi, nel raccoglimento dei loro monasteri, si occupavano di trascrivere su pergamena le testimonianze più importanti del mondo classico. Quindi dobbiamo a loro gran parte della nostra conoscenza, perché in molti casi gli scritti originari sono andati perduti.

Il codice di Kells

Spesso si usa la parola codice per riferirsi al libro. Ecco perché.

  • Alcune pagine sono scritte con una calligrafia fittissima, tanto che risulta difficile leggerne il contenuto.
  • Le pergamene che compongono l’opera contengono delle bellissime illustrazioni che spesso vanno interpretate. A questo proposito esistono anche alcuni racconti popolari.

Il folclore irlandese ne riporta almeno due.

  • Secondo alcune leggende, il libro non avrebbe origine umana, ma, trasportato dagli angeli, sarebbe arrivato direttamente dal Paradiso.
  • Esiste poi un’altra interpretazione, secondo cui le decorazioni contenute nell’opera nasconderebbero il segreto per comprendere l’origine della musica celtica.

Secondo me, l’ultima è una delle leggende più interessanti. Scoprire un segreto, infatti, richiede un lavoro di analisi da parte di chi va a vedere il libro. Un lavoro il cui premio è la conoscenza di antichi misteri che, nonostante il messaggio cristiano, si intrecciano alla mitologia celtica.

La storia

Il libro di Kells ha una storia incerta.

Si presume che sia stato realizzato a Iona, in Scozia. Tuttavia sarebbe arrivato in Irlanda trasportato dai monaci del Nord, che tentavano di fuggire dai feroci attacchi vichinghi.

Sappiamo con certezza che deve il suo nome all’omonimo monastero irlandese di Kells, dove fu conservato fino al 1654, anno in cui arrivò a Dublino.

In seguito, più precisamente nel 1661, Henry Jones, il futuro vescovo della città di Meath, portò il libro di Kells al Trinity College, dove è conservato tutt’ora.

I contenuti

libro di kells

Come dicevo prima, questo libro contiene le trascrizioni dei Vangeli. Sicuramente in passato è risultato fondamentale per il messaggio di evangelizzazione, perché deve aver contribuito largamente a rafforzare la figura di Gesù in un mondo ancora legato al paganesimo.

Oggi il valore dei contenuti è nella perizia con cui gli Emanuensi copiarono i testi, attingendo direttamente dalle trascrizioni classiche.

Oltre ai Vangeli, il manoscritto comprende altre due parti: gli Argumenta e le Breves Causae.

I primi sono i racconti che ruotano attorno alla vita degli evangelisti, mentre le Breves Causae includono le traduzioni della Vetus Latina, ovvero la vecchia versione della Bibbia in latino prima della Vulgata. Quest’ultima è la traduzione aggiornata, sempre in latino, realizzata da Eusebio De Girolamo, conosciuto nel mondo cristiano semplicemente come San Girolamo.

Anche se riprendono alcune parti della Vetus Latina, i Vangeli sono scritti secondo la versione della Vulgata. Tutto questo ha contribuito a dare una testimonianza fondamentale della lingua latina, che rischiava di scomparire senza lasciare traccia -o quasi- con la diffusione del Volgare.

libro di kells

Insomma, i motivi che ho elencato sarebbero già sufficienti per preservare il libro di Kells, ma non vi ho ancora parlato della parte forse più preziosa: le decorazioni.

Lo faccio nel paragrafo successivo.

Le illustrazioni

Una leggenda vuole che le tonalità usate nelle miniature sarebbero una trasposizione dei colori del Paradiso. Certo, è difficile descriverne l’intensità, ma questo rende bene l’idea del valore di ogni singola decorazione.

Le illustrazioni si distribuiscono su tutte le pergamene. Alcune sono minuscoli motivi geometrici in stile celtico che accompagnano le parole, altre invece sono più grandi e ricoprono l’intera pagina.

Accanto ai simboli associati agli evangelisti – l’angelo per Matteo, il leone per Marco, il bove per Luca e l’aquila per Giovanni- ci sono due illustrazioni molto famose: la miniatura della Vergine Maria e il monogramma di Cristo.

Quest’ultimo merita un discorso a parte perché ha una simbologia molto importante. Occupa una pagina intera e riporta la scritta “Chi Rho“, ovvero l’abbreviazione del nome di Gesù Cristo in lingua greca. In pratica si possono osservare, in maiuscolo, le lettere dell’alfabeto greco X e P sovrapposte tra loro. Ai lati, in minuscolo, compaiono anche le lettere Alfa e Omega. Questo è un chiaro riferimento all’Apocalisse di Giovanni, nel punto in cui si riportano le parole di Gesù:

Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.

Il monogramma di Cristo è un’illustrazione molto controversa. Infatti, il simbolo con le due lettere contrapposte non era conosciuto ai primi cristiani dell’antica Palestina. In Occidente fu usato soltanto dopo l’Editto di Milano, quando l’imperatore Costantino permise il culto della religione cristiana. Per questo, il simbolo non si usa in tutte le comunità: i protestanti ad esempio non lo hanno mai approvato perché lo ritengono un elemento troppo legato alle tradizioni pagane.

libro di kells

Informazioni pratiche per vedere il libro di Kells

Purtroppo, il libro oggi risulta incompleto perché mancano all’appello alcuni fogli.

Quando si dice “libro” si intende tutto il manoscritto, ma in realtà sarebbe più appropriato parlare di libri. Nel corso del tempo, infatti, l’opera è stata rilegata più volte e oggi risulta suddivisa in 4 libri diversi.

All’interno del Trinity College è possibile vederne soltanto due, che di tanto in tanto vengono sfogliati passando alla pagina successiva -quindi potrete vedere soltanto due pagine, ma vi assicuro che ne vale la pena-. Gli altri due sono oggetto di studio riservati agli storici. Il libro di Kells è conservato nella Long Room, una sala della Old Library.

libro di kells

Le visite includono l’audioguida con le spiegazioni dettagliate della storia del libro e delle illustrazioni.

Se vi trovate a Dublino, vi consiglio di fare un salto al Trinity College e soffermarvi qualche minuto a dare un’occhiata. Mentre ascoltavo la storia con le cuffiette nelle orecchie, riuscivo quasi a immaginare il silenzio di un antico monastero, mentre un monaco, a lume di candela, trascriveva a mano il Vangelo. Dobbiamo davvero ringraziare gli Emanuensi, perché, senza il loro lavoro, probabilmente il panorama attuale della letteratura classica non sarebbe tanto ricco come noi lo conosciamo.

Vi lascio il link di riferimento al sito del Trinity College, dove, tra l’altro, potete fare un breve tour virtuale della Old Library, la stanza che custodisce questo tesoro che ha contribuito a fornire una testimonianza fondamentale della vita di Gesù: https://www.tcd.ie/visitors/book-of-kells/

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Come si vive a Dublino: mamme italiane vs mamme irlandesi, famiglia, tempo libero

Articolo aggiornato il 30 Marzo 2021

come si vive a Dublino

In questo articolo vi parlo di come si vive a Dublino in base a quello che io ho visto e percepito sulla mia pelle durante la mia esperienza come ragazza alla pari.

Chiaramente, non pretendo di sapere tutto sulla vita a Dublino, anche perché, quando si parla di queste cose, è facile cadere nei luoghi comuni. Alla fine, ognuno vive a modo suo, seguendo i ritmi e gli schemi di vita che preferisce.

Io ci tengo però a raccontare il mio personale punto di vista, perché vivendo a stretto contatto con una famiglia del posto, un’idea credo di essermela fatta.

Oggi vi racconto un po’ del tempo libero e di come ci si rapporta con la famiglia in Irlanda. Alla fine del post, troverete il link alla seconda parte dell’articolo, che ho pensato di dividere per evitare di scrivere un mattone.

Iniziamo proprio con le differenze tra la famiglia italiana e quella dublinese.

Come si vive a Dublino: le famiglie irlandesi

come si vive a Dublino

Forse sarà una mia fissazione, ma ho sempre pensato alla famiglia come allo specchio della società.

Dopo aver lavorato come ragazza alla pari, penso che i dublinesi abbiano una vita molto più organizzata rispetto agli italiani, soprattutto nelle famiglie dove ci sono bimbi piccoli.

In Irlanda e in particolare a Dublino, le famiglie sono numerose, con una media di 3 o 4 figli per coppia. In città è normale avere una ragazza alla pari in casa, mentre in Italia -a parte forse nei centri più grandi- sembra essere ancora una specie di tabù. Forse perché da noi esistono una serie di aiuti che spesso includono i nonni e gli zii, in Irlanda invece la famiglia estesa è molto meno sentita.

In questo senso possiamo dire che gli irlandesi sono più individualisti di noi. Il giorno di Natale, per esempio, si trascorre solitamente con la propria famiglia, ovvero moglie, marito e figli, senza nessun altro parente.

Non so da voi, ma io sono abituata alle feste piene di confusione e difficilmente noi lasciamo i nostri pargoli alle cure della baby-sitter per non disturbare il pranzo di Natale.

Il tempo libero a Dublino

A Dublino la vita è scandita in modo piuttosto rigido tra lavoro e tempo libero.

Non ho mai visto nessuno fare telefonate di lavoro da casa oppure portarsi le varie incombenze tra le mura domestiche. Insomma, se il lavoro è importante, il relax è sacro.

Fanno benissimo, mi viene da aggiungere, perché si lavora per vivere e mai il contrario, un concetto che sembra sfuggire a molti datori di lavoro italiani.

La vita tipica degli studenti a Dublino

Chiaramente lo stile di vita cambia molto in base all’età e al lavoro. Nel caso degli studenti, si esce solo nel week-end. Di solito i ragazzi vanno al cinema o trascorrono la serata al pub.

Durante la settimana praticano molto sport oppure restano a casa a fare i compiti.

Una differenza molto forte che ho notato rispetto ai ragazzi che vanno a scuola da noi è che qui non esiste l’abitudine di fare colazione al bar prima del suono della campanella. Al mattino non si fermano neppure a comprare la merenda.

Di solito per il pranzo ci sono le mense scolastiche perché molti si fermano a lezione anche il pomeriggio. Quando non c’è questo servizio, gli studenti, anche quelli più grandi di 17 o 18 anni, portano il pranzo da casa. A Dublino sono tutti super organizzati con il lunch box. Si tratta di un portapranzo rettangolare, la nostra “schiscetta” per intenderci, contenente, di solito, un sandwich al burro e prosciutto cotto e un frutto. Come snack si usano yogurt o i Digestive, i classici biscotti anglosassoni semplici o al cioccolato.

C’è da dire che da queste parti la merenda e il pranzo sono frugali, perché è difficile avere fame a mezzogiorno dopo una tipica English Breakfast a base di toast, uova e pancetta. In compenso la sera si cena molto presto e questo permette di avere un sacco di tempo libero in più, che i ragazzi usano per fare i compiti o dedicarsi a qualche attività extrascolastica.

Prima del college, qui tutti indossano la divisa. Ogni scuola ha la sua e quelle delle ragazze sono molto belle, con le gonne fino al ginocchio di colore verde, nero o rosso. Fossi in loro, io morirei di freddo, soprattutto quando sotto la gonna non portano le calze, nemmeno in pieno inverno.

Il relax degli adulti

Qui entriamo nel vivo delle differenze con gli italiani. A Dublino fanno tutti sport all’aperto, anche sotto la pioggia.

Inoltre, le coppie con i figli che hanno in casa una ragazza alla pari, due sere a settimana si organizzano per uscire senza figli al seguito. Queste serate vengono programmate in anticipo e non sono semplici passeggiate come faremmo da noi. Qui mamma e papà si trattano bene, tra cene al pub con gli amici -dove comunque non si può entrare fino a 21 anni compiuti- , cinema e concerti.

Da noi questi spazi riservati alla coppia spesso vengono persi e secondo me è un gran peccato. In Italia sembra sempre difficile uscire da soli dopo essere diventati genitori. Un po’ perché (r)esiste il pensiero che una mamma debba necessariamente rinunciare a tutto e annullarsi per i figli, ma anche perché, diciamocelo, spesso i parenti tendono a essere disponibili solo se un genitore lavora, mentre per il tempo libero prevale la tendenza del tipo “hai voluto la bicicletta, ora pedali!”. Come se una coppia fosse egoista nel cercare di riprendersi degli spazi tutti suoi. Così, anche mangiare una pizza a due diventa un’impresa quasi impossibile.

Beh, a Dublino tutto questo non esiste e forse proprio da qui nasce la più grande differenza tra mamme italiane e mamme irlandesi.

Lo vediamo nel prossimo paragrafo.

Come si vive a Dublino: donne e mamme

come si vive a Dublino

Come dicevo all’inizio dell’articolo, quando si parla di “come si vive a”, è facile cadere nei luoghi comuni.

Non starò qui a ripetere quanto siano chiocce le mamme italiane, anche perché all’epoca non avevo figli e forse non riuscivo a percepire davvero la differenza.

Però, oggi che ho una bimba, mi salta subito all’occhio e vi assicuro che non si tratta di un cliché.

Diciamo così. In Italia possiamo essere donne con un lavoro prestigioso e centomila interessi diversi. Alla fine, però, siamo mamme sempre e comunque, qualsiasi cosa facciamo.

Vi porto come esempio la mia mattinata tipica che sono sicura risulterà tremendamente familiare a tantissime madri italiane.

Sul fuoco c’è il pranzo per Elisa Maria e la cena per me e il marito -perché cerco sempre di organizzarmi in anticipo-. Nel frattempo con un piede cullo la piccola e tento di lavorare al blog -vi dico solo che sto provando ad aggiornare questo articolo da 3 giorni-.

Se poi per miracolo si addormenta, corro da un capo all’altro della casa alla ricerca dei panni sporchi da infilare velocemente in lavatrice, prima di rifare i letti e portarla fuori per un’ora d’aria, dato che mia figlia sembra indemoniata dentro casa ma poi, magicamente, diventa un angioletto non appena vede la luce del sole.

Noi dobbiamo fare i salti mortali per ritagliarci un quarto d’ora, mentre a Dublino c’è un tempo per fare la mamma e un tempo per continuare a essere donna. Ci sono invitati a cena? Le mamme in Irlanda possono concentrarsi esclusivamente sulla cena, affidando senza nessun senso di colpa i pargoli alla baby-sitter. Pargoli che spesso, alle 21,00, sono già a letto, cosicché la mamma possa prepararsi senza essere disturbata.

Ora, sinceramente non lascerei mai la mia bimba alla tata durante la cena di Natale -ci mancherebbe altro!- però ammettiamolo, quanto farebbe comodo un aiuto ogni tanto? Tra un estremo e l’altro, forse l’equilibrio sta nel mezzo.

D’altronde in Irlanda, nonostante la vita sia cara, gli stipendi sono alti e in famiglia lavorano sempre in due, perché almeno a Dublino non esiste il concetto secondo cui una madre è fuori dal mondo del lavoro. Ecco perché le famiglie sono tutte numerose e possono comunque permettersi un aiuto fisso. Se fosse così anche dai noi, sarebbe più facile e tante mamme italiane non sarebbero costrette a scegliere tra la famiglia e la carriera.

Sotto questo aspetto siamo tremendamente indietro e, forse, dovremmo cominciare a prendere esempio. Il modello irlandese non è perfetto, ma io a Dublino non ho mai visto una madre stressata, nemmeno con 4 o 5 figli al seguito. Forse la chiave di tutto sta semplicemente nell’avere un aiuto e, per ora, chiudo qui l’argomento perché all’inizio non ero partita con l’intenzione di scrivere un post sull’essere genitori. Però, davvero, non penso che possiamo dire di vivere bene in un Paese che non è in grado di aiutare le mamme.

Se volete approfondire altri aspetti sulla vita quotidiana nella capitale irlandese, vi lascio il link alla seconda parte dell’articolo, dove vi racconto tante altre curiosità su come si vive a Dublino: Vivere a Dublino da expat

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Vacanza a Dublino: consigli da expat nella capitale irlandese

Articolo aggiornato il 25 Marzo 2021

vacanza a Dublino

In questo articolo parliamo di come organizzare e vivere al meglio una vacanza a Dublino.

In particolare vedremo:

  • come arrivare;
  • dove dormire a Dublino;
  • cosa mangiare nella capitale irlandese.

I consigli che troverete sono il frutto della mia esperienza da expat; qualche anno fa infatti ho avuto la fortuna di vivere a Dublino lavorando come ragazza alla pari.

Dopo la prima settimana passata ad ambientarmi, mi sono profondamente innamorata di questa città multiculturale eppure, allo stesso tempo, tanto tipica da rappresentare perfettamente lo stile di vita anglosassone.

Un concentrato di eleganza, birre spumose e tazze di tè fumanti alle cinque del pomeriggio.

Seguitemi.

Come arrivare a Dublino

La compagnia di bandiera irlandese è l’Aer Lingus. L’Irlanda però è anche la patria della Ryan-Air, quindi ci sono collegamenti frequentissimi con molte città europee e spesso si trovano i biglietti aerei a prezzi davvero stracciati. Dall’aeroporto ci sono tre modi di raggiungere il centro di Dublino.

Il taxi

Viaggiare dall’aeroporto fino al centro della città in taxi è la soluzione ideale per chi vuole spostarsi comodamente e senza preoccuparsi di nulla. Come le altre grandi città europee, Dublino è piena di taxi dall’alba fino a tarda sera, quindi non sarà un problema trovarne uno a qualsiasi ora del giorno.

La corsa dall’aeroporto fino al centro costa circa 30,00 euro. Però fate attenzione perché non è una tariffa fissa. Le corse sono calcolate con il tachimetro, quindi specialmente nelle ore centrali della giornata, quando c’è molto traffico, il prezzo può aumentare a dismisura. Una volta ho dovuto sborsare quasi 150,00 euro e da lì ho pensato :- Ok, mai più!-.

Ora vi parlo un po’ delle soluzioni più economiche.

Pullman urbani

Se non avete fretta di raggiungere il centro, ci sono anche i pullman urbani della Dublin Bus.

Giustamente però effettuano tantissime fermate e spesso non ci sono posti a sedere, quindi ve li sconsiglio se viaggiate con tanti bagagli. Se invece non avete con voi molte valigie, sono sicuramente l’alternativa più economica e poi -diciamocelo- quanto è bello immergersi completamente nella vita vera della città fin dal primo momento?

Leggendo un po’ di recensioni su Google, sono rimasta sorpresa dal fatto che molte persone trovano questi pullman lenti e poco puntuali. Sarà che io sono abituata al traffico di Roma, dove spesso per spostarsi da una parte all’altra della città ci vogliono ore -con lo stesso tempo si potrebbe tranquillamente arrivare a Milano prendendo un Frecciarossa- ma io li ho usati spessissimo. Devo dire che ho trovato il servizio molto efficiente, sicuramente più che in molte grandi città italiane.

Comunque sia, i pullman urbani sono l’alternativa più economica. A Dublino il biglietto si compra quando si sale a bordo, quindi vi basterà chiedere all’autista qual è la vostra fermata e pagherete la corsa direttamente a lui.

Pullman privati della Air Coach

Ho sempre adorato i pullman di questa compagnia. Sono comodissimi e hanno molto spazio per sistemare i bagagli. Il biglietto di sola andata cosa 7,00 euro a persona, 12,00 euro se invece si compra anche il ritorno. Potete acquistare i biglietti direttamente dal conducente al momento della partenza, nelle varie rivenditorie di Dublino o direttamente sul sito della compagnia a questo link: http://aircoach.ie.

Tra l’altro la compagnia effettua il servizio anche da Dublino verso le altre città irlandesi, quindi se volete visitare i dintorni della città o partire alla scoperta del territorio, la Air Coach rappresenta un’ottima soluzione per muoversi senza problemi.

Se dovete raggiungere l’aeroporto dal centro di Dublino, vi consiglio di prenotare qualche giorno prima, perché nelle ore di punta può succedere di non trovare posto. Come vi raccontavo prima, un giorno ho dovuto prendere il taxi e pagare una cifra astronomica, con gli stessi soldi avrei potuto tranquillamente pagare un biglietto aereo di andata e ritorno da Roma.

Esiste anche un’altra compagnia di pullman privati, la Air Link, io però non me ne sono mai servita, quindi non so dirvi se il servizio sia conveniente o meno.

Ora continuiamo con i consigli per una vacanza a Dublino e vediamo dove dormire in città.

Dove dormire a Dublino

Dublino offre sistemazioni di tutti i tipi e prezzi. Le tariffe variano molto a seconda del periodo e della zona.

Io vi consiglio 3 strutture, simili per prezzo ma diverse per tipologia, tutte sperimentate personalmente o dai miei familiari. Eccole.

Jurys Inn Dublin

Il Jurys Inn è un hotel e si trova nel cuore della città, a pochi minuti a piedi dal Trinity College. Trattandosi di un 4 stelle, lo standard del servizio è molto elevato.

Il suo punto di forza è il ristorante interno che offre piatti tipici della cucina irlandese, devo dire tra i più buoni che abbia mai mangiato. Nel momento in cui scrivo questo articolo, una camera doppia parte da 77,00 euro a notte.

Vi consiglio il Jurys Inn sia per l’ottima posizione che per il buon rapporto qualità- prezzo.

Indirizzo: Moore Street Plaza, Parnell Street, Dublin 1.

Staycity Aparthotels Dublin Castle

Questi appartamenti si trovano nella zona di Temple Bar, quindi sempre in centro. La mia famiglia ha alloggiato qui per una settimana quando io vivevo a Dublino e si sono trovati benissimo.

C’è una reception aperta anche di notte e gli appartamenti, arredati in stile moderno, sono dotati di ogni comodità, dalla lavatrice alla lavastoviglie. Ve li consiglio soprattutto per la pulizia minuziosa.

Al momento un monolocale costa 77,00 euro a notte.

Indirizzo: Chancery Lane, Dublin.

Leeson Bridge Guesthouse

Il Leeson Bridge è un tipico B&B che salta subito all’occhio grazie alla sfavillante porta rossa che si affaccia sulla strada principale. Si trova nel quartiere georgiano della città ed è ben collegato alle altre zone di Dublino grazie ai mezzi pubblici; le fermate si trovano a pochi minuti a piedi della struttura.

Ho dormito qui un paio di notti prima di tornare a casa e ve lo consiglio per l’atmosfera familiare e la magnifica colazione irlandese a base di prodotti artigianali.

Una camera in questo momento costa 65,00 euro a notte.

Indirizzo: 1 Upper Leeson Street, Dublin 4.

Consigli per una vacanza a Dublino: cosa mangiare in città?

vacanza a Dublino

Tra i miei consigli su come organizzare una vacanza nella capitale irlandese, non poteva certo mancare una sezione dedicata al “cosa mangiare”.

Come potrete immaginare, qui c’è l’imbarazzo della scelta. La città è piena di locali e caffetterie dove fermarsi a mangiare qualcosa.

Vi consiglio comunque di non andare troppo tardi a cena, altrimenti rischiate di non trovare posto, soprattutto nel week-end. L’orario ideale è quello tra le 18,00/ 18,30 circa.

Adesso vediamo i cibi da non perdere.

Vacanza a Dublino: un viaggio tra i sapori irlandesi

Voglio iniziare parlando del Fish and Chips, il tradizionale spuntino a base di pesce e patine fritte. In Irlanda è lo street food per eccellenza e sicuramente è molto sfizioso, io però vi consiglio di consumarlo solo per una merenda o un pranzo veloce. Credetemi, qui ci sono piatti infinitamente più buoni da assaggiare.

Questa è la mia lista personale di cosa mangiare a Dublino.

Il pesce

Parliamo di pesce. Non dimentichiamo che l’Irlanda è un’isola, quindi questo alimento rappresenta la base di molte ricette tipiche. Un piatto tradizionale da gustare assolutamente è il salmone affumicato.

Sicuramente non ha bisogno di presentazioni, viene servito in tranci tanto grandi che uno basta per due, spesso accanto a un mix di verdure e salse al pomodoro.

vacanza a Dublino

La carne

L’ Irish Stew invece è un piatto di carne. In città ne esistono moltissime interpretazioni, ma la versione tradizionale prevede un arrosto di agnello che viene stufato per ore fino a diventare morbidissimo, tanto da sciogliersi in bocca. Di solito viene accompagnato da un contorno a base di patate e cipolle.

Infine troviamo il roast-beef. In pratica è uno stufato di manzo dal taglio alto almeno 3 centimetri. Prevede una cottura piuttosto lunga, quindi la carne rimane molto morbida. Per tradizione si accompagna sempre a una pinta di birra.

Dove mangiare nella capitale irlandese

Ora vi lascio qualche consiglio su quelli che- secondo me- sono i migliori ristoranti della città.

Darkley Kelly’s Bar & Restaurant

Adoro questo locale e per me è una garanzia. Nel periodo in cui ho vissuto a Dublino cenavo qui almeno due volte a settimana e non sono mai rimasta delusa. Si trova proprio in centro nella zona di Temple Bar e rappresenta perfettamente il tipico pub irlandese.

Al Darkley si respira un’atmosfera molto accogliente, quasi di famiglia, riscaldata dalle serate di musica dal vivo. Se fate una sosta qui, vi consiglio di non perdere lo stufato alla Guinness che è il piatto forte della casa.

Il Darkley è in Fishamble Street, ChristChurch;

Questo invece è il numero per prenotare in anticipo un tavolo: (0035)383-346-4682

FX Buckley Steakhouse

Il Buckley è l’altro locale di cui sono letteralmente innamorata. Come suggerisce il nome, tutte le specialità sono a base di carne. Da provare assolutamente l’agnello e il filetto di manzo alla salsa di erbe cipolline. Qui il personale è altamente qualificato e saprà consigliarvi una birra diversa da abbinare a ogni piatto -io vi consiglio di provare quella scura-.

Oltre al ristorante c’è anche il bar, che prevede portate più veloci come il Fish and Chips e i classici panini che ricordano molto quelli americani. Anche qui è sempre meglio prenotare perché spesso c’è il pienone.

Indirizzo: 5/7 Lord Edward Street Christchurch;

Telefono: (0035) 31-475-11-22

Qualche ultimo consiglio per una vacanza a Dublino

In questo ultimo paragrafo vi lascio qualche altra dritta. Ecco di cosa parliamo:

  • differenza negli orari dei pasti;
  • costo delle sigarette per i fumatori;
  • adattatori elettrici.

Viaggiare con i bambini: consigli per il cibo

Dublino è una città fornitissima, quindi non vi sarà difficile trovare alimenti adatti ai neonati. Se invece vi trovate nella fase dello svezzamento, serve un po’ di organizzazione in più perché gli orari dei pasti in Irlanda sono molto diversi da quelli italiani.

In sostanza il pranzo è un break veloce e di solito si cena intorno alle 18,00, quindi può essere complicato adattarsi a questi orari con i bambini che si stanno abituando al cibo. In questo caso la soluzione migliore è pernottare negli appartamenti, in modo da preparare ai bimbi tutti i pasti senza stravolgere i loro orari.

Quanto costano le sigarette a Dublino?

Le sigarette in Irlanda costano un occhio della testa, sicuramente più che da noi. Se siete fumatori, vi suggerisco di portarle direttamente dall’Italia perché, a Dublino, un pacchetto costa circa 9,00 euro.

Adattatori elettrici

Le prese di corrente in Irlanda sono diverse rispetto alle nostre perché hanno 3 fori di tipo rettangolare, quindi non è possibile collegare nulla senza un adattatore.

Di solito quasi tutti gli hotel ne mettono a disposizione uno per camera, ma se siete anche 2 o 3 persone potrebbe non bastare. Quindi vi consiglio di tenerne a portata di mano qualcuno in più, magari acquistandolo all’aeroporto o al supermercato.

Spero che questi consigli vi siano utili per organizzare la vostra vacanza a Dublino.

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La casa di Dracula: la vera storia del castello di Bran

Casa di Dracula

La “casa di Dracula”, a Bran, è una delle attrazioni turistiche più visitate della Romania. Eppure, pochi conoscono ciò che davvero si nasconde dietro la leggenda del famoso vampiro e del suo castello. Oggi andiamo a scoprire la vera storia di questo luogo misterioso.

Oltre il mito

Come ho appena detto, tutti conoscono il castello grazie alla figura del conte Dracula.

Io stessa, per anni ho associato Bran alla casa del conte assetato di sangue, confondendo la realtà con la leggenda. Certo, non mi aspettavo di trovare un paio di canini pronti a mordermi il collo, ma ero davvero convinta che il conte Vlad avesse vissuto nel castello.

In realtà, l’equivoco è nato mescolando la letteratura al folklore popolare. Infatti, Stocker decise di ambientare il suo romanzo “Dracula” proprio nel castello di Bran. La figura del vampiro è un mito molto presente in tutta la cultura tradizionale romena, soprattutto in Transilvania, tanto da essere conosciuta come la terra dei vampiri.

Ben consapevoli di questo, gli Enti del Turismo romeni hanno favorito il binomio castello di Bran/casa di Dracula, creando quasi dal nulla una destinazione turistica che ogni anno conta migliaia di visitatori.

Leggende a parte, io vi consiglio di visitare il castello non solo perché è bellissimo, con gli arredi in stile gotico e un so che di misterioso, ma anche per la sua lunga storia. Una storia che racconta dell’amore di una principessa, poi diventata regina di Romania, per Bran e i suoi abitanti.

La vera storia della casa di Dracula

Gli inizi

Come sempre in questi casi, dobbiamo tornare indietro nel tempo e andare molto lontano. Nel 14° secolo, sotto la minaccia degli Ottomani, in Transilvania soffiavano venti di guerra. Per proteggere la popolazione, l’allora sovrano ungherese Luigi 1° d’ Angiò, decise di costruire una fortezza lungo il confine tra la Transilvania e la Valachia. La città di Brasov, grazie alla supremazia economica e commerciale di cui godeva nella regione, riuscì ad ottenere il diritto di dirigere i lavori. Non si conosce la data esatta di realizzazione, ma si presume che la costruzione – inizialmente doveva trattarsi di una cittadella- sia stata portata a termine entro il 1382.

Quella che nei secoli successivi sarebbe diventata nell’immaginario collettivo la casa di Dracula, nel tempo venne ampiamente utilizzata a scopi difensivi; in seguito risultano diversi passaggi di proprietà che si perdono tra i registri cittadini e i racconti popolari. Quel che sembra certa è, in qualche modo, la continua supremazia degli abitanti di Brasov sulla cittadella di Bran.

Nel 1600 circa, l’edificio perse il suo ruolo difensivo e cominciò a essere usato per scopi amministrativi. Nel 19° secolo, la città di Bran e il suo castello vennero posti sotto la gestione dell’ Ufficio Economico e Forestale di Brasov; il castello fu donato alla famiglia reale di Romania solo nel 1920. E qui inizia la parte più romantica della storia.

Maria, la regina che amava la Romania

Chi era la principessa Maria

Maria di Sassonia divenne regina nel 1914, dopo aver sposato il principe ereditario di Romania Ferdinando. I racconti dell’epoca parlano di tradimenti e di un matrimonio probabilmente non troppo felice, almeno per Maria.

La sovrana invece nutriva un amore sconfinato per la sua terra d’adozione, tanto che, come regina consorte, decise di rappresentare la Romania nel trattato di pace di Versailles alla fine della prima guerra mondiale. La sua presenza all’epoca destò molto scalpore, ma fu proprio grazie al suo intervento che la Romania riuscì a conservare la Transilvania e la Bucovina.

La vita di Maria a Bran

L’atto di donazione del castello alla famiglia reale di Romania risale al 1° Dicembre del 1920. Le mura esterne vennero lasciate invariate, quindi ancora oggi l’edificio esternamente appare come una cittadella fortificata. Gli interni invece si prestarono al buon gusto e alla fantasia di Maria. In breve tempo la sovrana trasformò il castello rendendolo degno di qualsiasi corte imperiale europea.

casa di Dracula

Gli appartamenti interni sono davvero splendidi. La regina inoltre, aggiunse al castello ulteriori costruzioni: la Tea-House, la Guest House e la Chiesa di Legno.

Per amore di Bran e dei suoi abitanti finanziò interamente i lavori per la costruzione degli impianti elettrici, aiutando la popolazione ad avere condizioni di vita migliori.

In seguito, la principessa Ileana seguì i passi di sua madre, fondando a Bran l’ospedale “The Queen’s Heart”, aiutando a curare i feriti durante gli anni del secondo conflitto mondiale. Nei decenni successivi la principessa fu costretta a lasciare il Paese e nel 1957 il castello fu trasformato in un museo. Negli anni ’90 tutto versava in grande abbandono e occorrerà attendere il 2009 prima che il castello sia restituito ai legittimi proprietari: i principi Dominic, Maria-Magdalena ed Elisabeth, figli di Ileana e nipoti della regina Maria.

Il castello di Dracula oggi

I principi si sono impegnati a restaurare gli ambienti, riportandoli al loro splendore originario e tutto continua a esprimere il gusto di Maria. All’interno, sono custoditi molti oggetti personali appartenuti alla sovrana e alla sua famiglia.

casa di Dracula

Più che come casa di Dracula, secondo me il castello dovrebbe essere conosciuto come la casa di Maria, una regina innamorata della Romania che andò contro le convenzioni dell’epoca pur di aiutare il suo popolo.

Vi lascio il link per organizzare la visita al castello: Il castello di Bran, oltre la leggenda di Dracula

Buon viaggio nella storia!

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Albania Viaggi

Viaggiare da soli in Albania? Ecco cosa troverete!

Viaggiare da soli in Albania

Pensare di viaggiare da soli in Albania di solito lascia perplesse parecchie persone. Purtroppo esistono ancora diversi pregiudizi su questo magnifico Paese, che spesso viene considerato come poco sicuro anche senza conoscerlo.

In questo articolo voglio raccontarvi cosa troverete in Albania e perché gli stereotipi che lo circondano sono infondati.

Viaggiare da soli in Albania: ecco cosa aspettarsi

Non è la prima volta che lo dico: l’Albania, come molti altri Paesi dell’Est Europa, è una terra complessa.

Questo dipende in gran parte dalla storia difficile degli ultimi anni. Vivere sotto dittatura non è uno scherzo ed è qualcosa che non si può dimenticare magicamente. Prima di poter tornare alla normalità, un Paese dal passato così pesante deve ricostruire la sua identità, capire come presentarsi agli occhi del mondo e cosa vuole diventare.

Nel caso dell’Albania, parliamo di uno Stato piccolo, affacciato sull’Adriatico, che io amo definire a metà tra Oriente e Occidente.

Il suo lato più occidentale, lo troviamo nella posizione geografica -a due passi dall’Italia- e nelle aspirazioni europeiste a cui molti albanesi strizzano l’occhio. Ma non possiamo dimenticare il suo legame con l’Oriente, la dominazione turca e la fede musulmana.

Viaggiare da soli in Albania significa essere preparati ad immergersi in una realtà spesso contrastante, che non sempre è facile da capire per noi che abbiamo tutto e ragioniamo secondo gli standard occidentali.

Adesso entriamo nel vivo del racconto.

Un’economia a due velocità

Viaggiare da soli in Albania

La prima volta che misi piede in Albania, mi resi conto che lo sviluppo economico viaggia su un doppio binario. Dopo essermi lasciata alle spalle i centri commerciali e i locali alla moda di Tirane, per il resto del viaggio mi trovai catapultata in una realtà locale fatta di tradizioni e di un’economia contadina. Ve ne parlo qui: Viaggio in Albania del Nord: il racconto di un Paese incantato

La parte Nord del Paese è un susseguirsi quasi ininterrotto di boschi e campagne, da cui le famiglie ricavano di che vivere. In Albania è molto frequente vendere gli ortaggi coltivati nel proprio pezzo di terra o il legname raccolto nei boschi accanto a casa. Spesso, al mattino, i primi ad arrivare sono quelli che si accaparrano il posto migliore nelle piazze dei mercati di paese. Forse non avranno attestati dai nomi altisonanti come i nostri che autorizzano il commercio dei prodotti alimentari, ma vi assicuro che raramente ho mangiato frutti più buoni delle prugne polverose vendute a Diber o di quei pomodori che ancora profumavano di terra.

Costruzioni edilizie

Anche in questo caso, il Paese viaggia a due velocità.

Nei piccoli centri e nelle campagne prevalgono le abitazioni singole, spesso realizzate nel rispetto della natura. Ma nelle città abbondano i palazzi e le grandi costruzioni. Man mano che l’Albania sta aprendo le sue porte al turismo, i paesi più importanti rischiano una cementificazione senza precedenti, soprattutto nei posti di mare. Purtroppo lo abbiamo già visto in Italia. Prendiamo come esempio la Liguria o, dalle mie parti vicino Roma, città come Ostia e Nettuno rischiano di perdere tutta la costa a causa degli alberghi costruiti direttamente sulla spiaggia. Anche l’Albania corre questo pericolo e spero con tutto il cuore che il governo sappia promuovere un turismo rispettoso, dove lo sviluppo economico vada di pari passo con la protezione dell’ambiente.

Le spiagge

Viaggiare da soli in Albania

Parlando di risorse naturali, le spiagge meritano un’attenzione speciale perché sono tra gli elementi più fragili di tutto l’ecosistema.

Soprattutto nel Sud del Paese, ci sono spiagge meravigliose, messe a rischio non solo dalla costruzione sfrenata. Purtroppo, ho visto con i miei occhi, a pochi passi dai complessi turistici più belli, chili di rifiuti abbandonati in riva al mare.

Se vi indignate sono d’accordo con voi, se invece storcete il naso facendo il paragone con l’Italia, posso dire che questo accade anche da noi e dimostra l’inciviltà di alcune persone a prescindere dalla nazionalità. Avete mai visto le condizioni delle spiagge la domenica sera da noi? Oppure, perché non parliamo di chi si diverte a scaricare nelle campagne nostrane televisori, divani e oggetti di ogni genere?

Lo stile di vita in Albania

Viaggiare da soli in Albania

Viaggiare da sola in Albania mi ha permesso di immergermi completamente nello stile di vita locale e a questo dedicherò un articolo a parte perché ho tantissimo da raccontare.

Quello che ho notato è che, soprattutto fuori dai grandi centri, la vita continua a scorrere in modo semplice, anche se non mancano le contraddizioni.

Potrà capitarvi di vedere ragazzi mungere le mucche e poi tirare fuori lo smartphone di ultima generazione, magari da pagare a rate. Oppure di osservare macchine luccicanti bloccate su una superstrada dal passaggio di un carretto contadino stracolmo di frutta e verdura, trainato da un asino incurante del traffico.

Perché l’Albania è questo e tanto altro ancora. Bambini che si avvicinano ai turisti in vacanza chiedendo una caramella o qualche spicciolo, mamme intente a scacciare i cani randagi che spesso circolano nelle strade, mentre l’agente immobiliare in giacca e cravatta cercherà di vendere al benestante di turno la tenuta di campagna circondata da qualche ettaro di bosco.

Testimonianze della dittatura

Scoprire l’Albania in solitaria, fuori dai circuiti turistici più conosciuti, significa anche poter osservare con i propri occhi quel che resta di un regime tra i più duri della storia moderna. Perché basta percorrere pochi metri dal luccicante centro commerciale in stile europeo per trovarsi davanti palazzi diroccati in mezzo alle macerie e abitazioni suddivise in blocchi, che sembrano uscite da un film di stampo sovietico.

Viaggiare in Albania è pericoloso?

Alla luce di tutto questo, probabilmente resterà un pregiudizio di fondo, eppure io ho girato in lungo e in largo questo Paese, arrivando in centri abitati talmente piccoli che forse non sono neppure segnati sulla carta geografica. E vi posso assicurare che non è affatto pericoloso viaggiare da soli in Albania e che basta stare attenti, come in qualsiasi altro Paese europeo.

Se cercate il lusso, se volete la perfezione e la finzione rassicurante dei grandi villaggi turistici, allora andate altrove, perché non troverete tutto questo.

Se invece volete scoprire l’essenza di un Paese profondamente legato alla nostra storia, immergervi in una realtà fatta di boschi e centri antichissimi e fare amicizia con un popolo ospitale, allora vi consiglio di visitare l’Albania.

Perché conoscere un Paese significa saperlo accogliere in tutte le sue contraddizioni, anche le più scomode. Significa avventurarsi oltre gli stereotipi e abbattere i muri che troppo spesso limitano i nostri orizzonti.

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Romania Viaggi

Organizzare un viaggio a Brasov: consigli utili per visitare la città

viaggio a Brasov

Oggi parliamo degli aspetti pratici per organizzare un viaggio a Brasov, la città della Transilvania che il marito e io abbiamo scelto come base per la nostra vacanza in Romania. Alla fine dell’articolo troverete il link con l’itinerario completo del nostro tour alla scoperta della Transilvania.

Perché scegliere Brasov come destinazione di viaggio

Brasov è una delle città più importanti della Romania e ogni anno attrae moltissimi visitatori. Perfetta da visitare in un fine settimana, è ideale anche come base da cui partire per un viaggio più lungo e conoscere le bellezze delle regione.

Si tratta di una città relativamente piccola, quindi, se avete più tempo, una volta visitato il centro, vi consiglio di avventurarvi nei dintorni per scoprire un angolo di Romania che mantiene inalterate le sue tradizioni, dove l’uomo è ancora amico della natura e il tempo sembra essersi fermato.

Prima, però, vediamo qualche informazione pratica.

Come arrivare a Brasov

Il modo più veloce per arrivare a Brasov dall’Italia è raggiungere l’aeroporto di Bucarest. Ci sono molte compagnie che dal nostro Paese volano verso la capitale romena. Noi abbiamo scelto di volare con Ryan Air, trovando i biglietti a un prezzo davvero stracciato.

Una volta arrivati a Bucarest, si deve raggiungere Brasov. A questo punto potete prendere un taxi fino alla stazione della capitale e viaggiare in treno oppure prendere un pullman.

Per me si trattava del primo viaggio in Romania e volevo assaporare senza fretta ogni piccolo dettaglio del paesaggio, per questo abbiamo scelto la soluzione del pullman.

Il percorso non è coperto dall’autostrada, dunque il viaggio fino a Brasov ha una durata di circa 3 o 4 ore. Al nostro arrivo in aeroporto ci hanno consigliato di attraversare il parcheggio e chiedere agli autisti, raggruppati accanto ai loro pulmini.

La mia prima impressione non è stata delle migliori, perché i mezzi in questione erano vecchi come il cucco, avevano decisamente visto giorni migliori. Con un po’ di ironia mi chiedevo come avremmo affrontato 200 km di strada su mezzi tanto vecchi, dopo ho capito che vengono usati solo per emettere le ricevute dei biglietti. I venditori infatti fanno da tramite per l’acquisto del viaggio, ma i pulmini veri e propri con cui raggiungere Brasov arrivano solo nel momento della partenza.

Per la tratta di ritorno Brasov-Bucarest invece è possibile acquistare i biglietti direttamente alla stazione di Brasov, nei vari gabbiotti esterni. I pagamenti sono accettati esclusivamente in Lei, la moneta locale, quindi non dimenticate di cambiare i soldi all’interno dell’aeroporto.

Il viaggio di sola andata ha un costo di 50 Lei a persona, circa 10 euro.

Cosa aspettarsi da un viaggio a Brasov

Se dovessi associare la città di Brasov a un oggetto, questo sarebbe sicuramente una perla. La zona nuova della città è il guscio. Un agglomerato infinito di abitazioni e condomini ancora divisi in blocchi, secondo l’usanza del periodo sovietico. In questa parte di Brasov ci sono lunghi marciapiedi che costeggiano strade moderne, dotate di almeno tre corsie. Non ci sono molti attraversamenti pedonali, ma da queste parti gli automobilisti sono molto più rispettosi dei pedoni rispetto all’Italia. Nella nuova Brasov abbondano farmacie, centri dentistici e supermercati, è soltanto nel centro storico, considerato un’eccellenza architettonica della Transilvania, che la città si mostra in tutta la sua bellezza.

viaggio a brasov

Uno degli accessi alla parte antica di Brasov è Piazza della Rivoluzione, dove comincia la zona pedonale.

Tutto il centro storico di Brasov è letteralmente abbracciato dalle montagne. I colori dei palazzi richiamano la tavolozza di un pittore impressionista. I toni delle facciate hanno toni molto delicati e sono presenti tutte le sfumature dei pastelli, dal rosa al verde, dal giallo all’ocra.

L’elemento che mi ha colpita di più sono i tetti: stretti e spigolosi, non avevo mai visto tetti tanto spioventi in nessun altra parte in Europa. Attorno alla piazza si respira un’aria informale, quasi festosa, come se Brasov e i suoi abitanti volessero lasciarsi alle spalle i duri anni della dittatura.

viaggio a Brasov

Camminando lungo le strade si incontrano piccoli chioschi che vendono cibo tipico da asporto, assieme al vino rosso bollito. In Romania il vino bollito è presente praticamente in tutte le case e mio marito racconta sempre che, quando era bambino, era l’unico rimedio con il quale curava il raffreddore.

La cosa più bella è che tutti i chioschetti sparpagliati nel centro storico si adattano incredibilmente ai palazzi circostanti, come se facessero parte del paesaggio. In realtà, non sono altro che vecchi carretti in legno con la forma dei vagoni di un treno, eppure non si può fare a meno di ammirarli e fermarsi a bere qualcosa.

Viaggio a Brasov: cosa visitare in città

Come dicevo all’inizio, il centro di Brasov non è molto grande e con molta calma si può visitare tutto in un paio di giorni. Ecco un elenco delle cose principali da vedere.

  • La Basilica Nera: è considerata una delle attrazioni principali. In stile gotico, la Basilica Nera fu costruita fra il 1300-1400. Ha assunto questo nome dopo l’incendio del 1600 che ne ha annerito le pareti. Vi consiglio di visitarla perché rappresenta una parte molto importante della storia di Brasov.
  • Casa Sfatului: è l’antico municipio della città, oggi ospita il Museo della Storia locale.
  • Monte Tampa: è raggiungibile grazie alla teleferica. Dall’alto si può ammirare uno splendido panorama di Brasov e fare un giro nei boschi che si estendono intorno alla città.
  • passeggiare per Piazza Sfatului: lo so, non si tratta propriamente di un’attrazione, ma è una delle cose che mi sono piaciute di più durante il viaggio a Brasov. Passeggiare lungo la piazza e perdersi tra i vicoletti è qualcosa di unico perché permette di respirare la vera aria della città. Si possono ammirare i negozietti di souvenir, scattare foto e fermarsi a mangiare in uno dei tanti ristoranti della zona. A proposito di cibo, in questo articolo vi parlo del mio ristorante preferito in città: Dove mangiare a Brasov? Da Sergiana, il top della cucina tipica romena!

Spostarsi a Brasov

Il centro di Brasov è quasi tutto zona pedonale, quindi si visita a piedi. Se alloggiate altrove, potete raggiungere Piazza Sfatului in taxi, dato che i prezzi sono molto accessibili. Noi però ci siamo spostati quasi sempre in pullman e devo dire che il sistema di trasporto urbano è davvero efficiente. I biglietti si comprano prima di salire, nelle biglietterie accanto alle fermate. Ricordate di timbrarli entro la fermata successiva perché i controllori sono molto severi.

Vi lascio con il link all’itinerario dettagliato del nostro viaggio in Transilvania: Itinerario in Transilvania: tour di 10 giorni

Se avete domande o curiosità sull’organizzazione del viaggio, scrivetemi pure e sarò felice di rispondervi.

Michela

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Albania Viaggi

Come organizzare un viaggio in Albania

organizzare un viaggio in Albania

In questo articolo parliamo di come organizzare un viaggio in Albania senza intoppi e brutte sorprese.

L’organizzazione è alla base di qualsiasi viaggio ben riuscito, soprattutto per una destinazione che è ancora relativamente poco conosciuta. Tutti i consigli che trovate in questo post sono frutto della mia esperienza e li ho sperimentati in prima persona durante i miei viaggi in Albania.

In particolare ci concentreremo su:

  • come arrivare in Albania;
  • i documenti necessari per entrare e soggiornare nel Paese;
  • come spostarsi a Tirana;
  • come noleggiare un’auto in Albania.

Iniziamo.

Organizzare un viaggio in Albania: come arrivare

Per arrivare in Albania ci sono 4 opzioni:

  • il traghetto
  • l’aereo
  • l’auto
  • il pullman

Andiamo subito ad analizzare queste soluzioni nel dettaglio, valutandone i pro e i contro.

Il traghetto

Per raggiungere l’Albania in traghetto serve un po’ di tempo, quindi prendete in considerazione questo mezzo di trasporto solo se state programmando un viaggio di almeno un paio di settimane.

Quali sono le principali compagnie che fanno la spola tra l’Italia e l’Albania?

Vediamole.

  • Grandi Navi Veloci: effettua la tratta Bari-Durazzo;
  • Red Star Ferries: con tratta Brindisi-Valona;
  • European Ferries: tratta Brindisi-Saranda-Valona;
  • Adria Ferries: i traghetti partono da Ancona, Bari e Trieste alla volta di Durazzo.

Il sito https://www.directferries.it/ vi permetterà di fare un confronto fra le tratte e i prezzi per trovare l’offerta più economica.

Sicuramente il lato positivo di viaggiare in traghetto è la possibilità di arrivare in Albania direttamente con la vostra macchina, senza poi doverla noleggiare. Ma, come dicevo prima, vale la pena imbarcarsi solo in caso di un viaggio lungo. Inoltre, non sempre ma spesso, i traghetti non sono il massimo della comodità, quindi considerate di prenotare una cabina con cuccetta soprattutto se viaggiate con bambini.

L’aereo

L’aereo è il mezzo più veloce per arrivare in Albania.

Le compagnie che operano voli dall’Italia sono:

  • Air Albania
  • Alba Wings
  • Easy Jet
  • Alitalia

Come abbiamo detto, il lato positivo dell’aereo è la velocità ma dovete considerare diversi elementi:

  • l’Albania ha un solo aeroporto internazionale dove arrivano voli diretti dall’Italia e si trova a Tirana, quindi se volete fare un viaggio on the road e spostarvi dalla capitale dovete necessariamente noleggiare una macchina. Vi parlerò di questo tra qualche paragrafo.
  • Specialmente in estate, i voli sono piuttosto costosi, quindi vi consiglio di prenotare il biglietto con largo anticipo.

Arrivare in Albania in macchina

Questa è un’opzione valida se avete tanto tempo a disposizione, ma poco conveniente soprattutto se partite dal centro e Sud Italia.

Il discorso cambia se vi spostate dal Nord dello stivale. In questo caso, dovete oltrepassare Trieste e attraversare i Balcani, entrando in Albania dal Nord del Paese. Se ne avete la possibilità, vi consiglio assolutamente di farlo perché un viaggio di questo tipo è un’avventura con la a maiuscola. Anzi, potrebbe essere l’itinerario per un fantastico giro dei Balcani on the road.

L’inconveniente è il tempo di attesa alle dogane, ma se non avete i giorni contati ne vale davvero la pena.

Due cose importanti da ricordare:

  • il limite massimo dei contanti che potete portare con voi attraversando le dogane attualmente è 20.000 $ americani;
  • se viaggiate con la vostra auto, non è valida l’assicurazione italiana. In questo caso dovete stipulare un’assicurazione auto albanese temporanea prima della partenza.

Pullman

L’ultima alternativa per arrivare in Albania dall’Italia sono i pullman privati.

Di solito sono poco considerati, invece hanno dei costi contenuti e permettono di evitare lo stress di guidare per tante ore. Anche in questo caso, una volta giunti a destinazione dovrete comunque noleggiare un’auto ma senza preoccuparvi di stipulare un’assicurazione temporanea aggiuntiva.

Se siete interessati a questa soluzione, vi consiglio assolutamente la compagnia Maba Viaggi. Il loro sito è solo in albanese, quindi è difficile prenotare direttamente on-line, ma sulla pagina dei contatti troverete un riferimento in Italia a cui chiedere informazioni. Ecco il link della pagina in questione: https://mabaviaggi.al/kontakt/

Quali documenti servono per andare in Albania?

organizzare un viaggio in Albania

Per organizzare un viaggio in Albania senza inconvenienti, fate molta attenzione ai documenti necessari.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza:

  • per i cittadini extra-europei è obbligatorio il passaporto;
  • almeno in linea generale, per i cittadini italiani basta la carta di identità valida per l’espatrio.

Bisogna fare però qualche precisazione.

  • Per i soggiorni più lunghi di 90 giorni nell’arco di 6 mesi, serve comunque un permesso di soggiorno da richiedere in ambasciata prima della partenza.
  • Anche per i cittadini italiani oggi è meglio avere il passaporto. Non c’è nulla di ufficiale, ma conosco persone che hanno avuto difficoltà alla dogana perché la carta di identità era un po’ usurata e non risultava chiarissimo il timbro di validità per l’espatrio. Presentando il passaporto sarete tranquilli sotto tutti i punti di vista.

Noleggiare un’auto in Albania: le compagnie migliori +consigli

organizzare un viaggio in Albania

Noleggiare una macchina in Albania non è affatto difficile. Sicuramente conviene farlo on-line prima della partenza, in modo da confrontare le varie tariffe e ottenere un’auto al prezzo più conveniente possibile.

Ecco le compagnie più gettonate:

  • Alamo
  • Europecar
  • Albania Airport Rent a Car

Quest’ultima si trova direttamente in aeroporto, ma ve la consiglio solo se lasciate subito Tirana. Il motivo è che è molto difficile spostarsi in macchina a Tirana perché c’è un traffico selvaggio. Quindi, se volete fermarvi un paio di giorni nella capitale, è più comodo prendere la macchina in un secondo momento.

Ecco le cose da sapere per affittare un’auto in Albania:

  • le compagnie richiedono, generalmente, almeno 2 anni di esperienza di guida;
  • anche se avete già pagato il noleggio al momento della prenotazione on-line, vi servirà una carta di credito associata a un conto corrente come deposito cauzionale;
  • la carta di credito deve essere intestata al guidatore.

Ora vediamo come muoversi a Tirana senza macchina.

Organizzare un viaggio in Albania: come spostarsi a Tirana

Se avete presente il traffico di Roma o Milano, sappiate che non è niente rispetto al caos di Tirana. Questa è una delle prime cose che notai durante il mio primo viaggio in Albania.

Per visitare la capitale senza impazzire, la soluzione migliore è spostarsi con i mezzi pubblici, ovvero i pullman, visto che non c’è la metropolitana.

A Tirana troverete diversi tipi di autobus, contraddistinti da queste scritte:

  • Unaze: servono il centro della città;
  • Qender: percorrono la prima cintura partendo da Piazza Skanderberg;
  • Casa Italia, Qtu, CityPark: viaggiano in periferia e raggiungono i maggiori centri commerciali della capitale.

L’ultima volta che sono stata a Tirana non c’erano carnet riservati ai turisti. L’unica alternativa era l’abbonamento mensile, che però aveva un costo molto basso, all’incirca sui 12,00 euro. Per controllare se ci sono offerte recenti, vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Tirana https://www.tirana.al/en/points-of-interest/bus-lines e di scaricare l’ App Tirana Public Transport.

Consiglio: se decidete comunque di noleggiare un’auto per muovervi a Tirana, troverete un parcheggio custodito a Piazza Skanderberg. Costa circa 8,00 euro per 24h di sosta.

Assicurazione sanitaria

L’Albania è praticamente a due passi da casa nostra, ma non fa parte dell’Unione Europea, quindi la nostra tessera sanitaria non viene accettata.

Benché le cure pubbliche siano generalmente poco costose, per organizzare una vacanza in Albania in tutta tranquillità, vi consiglio di stipulare un’assicurazione sanitaria prima della partenza. Vi suggerisco queste due compagnie:

  • Hollins
  • Columbus

La prima compagnia è italiana, mentre la seconda offre comunque assistenza illimitata nella nostra lingua. Inoltre, in base al tipo di polizza stipulata, l’assicurazione copre anche eventuali spese di rimpatrio.

Pagamenti e cambio valute in Albania

organizzare un viaggio in Albania

La moneta ufficiale in Albania è il Lek.

  • Il pagamento in Euro viene generalmente accettato nei grandi hotel e nei ristoranti al centro di Tirana.
  • Potete cambiare gli Euro in Lek direttamente in aeroporto, nei punti Western Union -che di solito sono i più convenienti- e in qualsiasi ufficio di cambio valuta. Prima però assicuratevi che siano chiaramente esposti i tassi di cambio.
  • Il prelievo con carta è possibile in qualsiasi banca albanese in Lek, con commissioni che variano dai 2,00 ai 7,00 euro. Il pagamento con carta invece non è molto diffuso, quindi assicuratevi di avere sempre con voi un po’ di contante.

La lingua albanese

organizzare un viaggio in Albania

La lingua albanese appartiene al ceppo Indoeuropeo e, almeno a prima vista, direi che a noi italiani può sembrare piuttosto difficile.

A Tirana e nelle città turistiche sono molto diffusi l’italiano e l’inglese, quindi non sarà un problema farsi comprendere. Se però vi allontanate dai luoghi turistici, spesso si parla solo albanese.

A questo link trovate una serie di frasi in lingua albanese utili durante il viaggio: http://linguaalbanese.it/corso-principiante/viaggiare-in-albania-frasi-utili. Comunque vi consiglio di comprare un dizionario tascabile di albanese che vi tornerà sicuramente comodo.

Seguendo questi consigli, che ho raccolto durante i miei viaggi, riuscirete sicuramente ad organizzare un soggiorno in Albania senza nessun intoppo.

Se volete scoprire qualcosa di più su questo magnifico Paese, vi lascio il link al racconto del mio primo viaggio in Albania: Viaggio in Albania del Nord: il racconto di un Paese incantato

Buona permanenza nella Terra delle Aquile.

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Italia Viaggi

Torino in bicicletta: itinerario tra la Dora, laghi e castelli della provincia

torino in bicicletta

Amate le due ruote? In questo articolo vi parlo di uno splendido itinerario per visitare Torino in bicicletta.

Il percorso si snoda attraverso la provincia della città e vede come protagonisti i castelli e il fiume Dora.

Ma procediamo con ordine.

Noleggiare le biciclette a Torino

torino in bicicletta

Se viaggiate senza bici al seguito, la soluzione è affittarle direttamente in città.

Il miglior servizio di bikesharing a Torino è senza dubbio ToBike.

La filosofia di ToBike è rivoluzionare il concetto del trasporto e offrire un’alternativa green per vivere al meglio Torino, sia per i turisti che per i residenti. Ecco come funziona.

Dopo aver sottoscritto un abbonamento, si può noleggiare la bicicletta e riconsegnarla in qualsiasi punto della città, scegliendo tra le 140 stazioni disponibili che aderiscono al progetto. Potete iscrivervi al servizio scaricando sul telefono l’App ToBike, oppure comprando gli abbonamenti nei punti vendita autorizzati. A questo link trovate l’elenco completo dei rivenditori: http://convenzioni.bicincitta.com/rivendite/25-rivendita-torino

Ci sono diversi tipi di abbonamenti. Se volete visitare Torino in bicicletta vi consiglio:

  • l’abbonamento settimanale a consumo al costo di 8,00 euro, che include la prima ricarica obbligatoria di 3,00 euro;
  • l’abbonamento giornaliero a consumo al prezzo di 5,00 euro, sempre con la ricarica di 3,00 euro inclusa.

Esistono anche soluzioni valide per 24 e 48 ore. Prima di acquistare, chiedete bene ai rivenditori cosa è incluso in ogni formula, in modo da trovare l’abbonamento migliore per i vostri programmi.

Ora partiamo con l’itinerario vero e proprio.

Torino in bicicletta: pedalando dalla Dora al Musiné

torino in bicicletta

Questo itinerario di circa 25 km attraversa la parte Ovest della provincia di Torino. Inizia dal paesino di Pianezza e prosegue toccando i territori di Alpignano, Caselette, San Gillio e Druento.

Il percorso incrocia la Corona di Delizie, che rappresenta un po’ il fiore all’occhiello della storia di Torino. La Corona di Delizie è un insieme di ville principesche, costruite dai nobili in epoca sabauda per trascorrere i periodi di villeggiatura nella tranquillità delle campagne torinesi. Il percorso delle ville forma una sorta di anello quasi interamente visitabile in bicicletta.

Volendo è possibile unire l’itinerario di questo articolo e proseguire alla scoperta delle residenze sabaude, ma dato che c’è davvero tanto da vedere, vi consiglio di concentrarvi su un percorso alla volta.

Io mi sono cimentata in questo itinerario con una mia compagna universitaria in autunno, un giorno di Settembre. Sicuramente è il periodo ideale perché i colori dei boschi e delle campagne sono davvero spettacolari e le temperature non sono troppo elevate. Potete anche fare questa escursione in estate e in primavera, ma attenzione alla pioggia perché c’è un tratto vicino al fiume che quando è brutto tempo non è praticabile.

Iniziamo.

Pianezza

Pianezza è il punto di partenza di questo itinerario a due ruote, ma in zona non ci sono stazioni dove poter noleggiare le biciclette. La soluzione migliore allora è spostarsi dal centro di Torino in metropolitana e raggiungere il comune di Collegno. Scendete a Fermi e proseguite lungo Via Edmondo de Amicis fino ad arrivare alla stazione di noleggio Dalla Chiesa/Pastrengo. A questo punto raggiungete Pianezza pedalando per qualche chilometro.

Cosa vedere a Pianezza

Pianezza è un tranquillo paesino di provincia a circa 10 km da Torino.

Nei secoli ha conosciuto invasioni e pellegrini francesi che la attraversavano per raggiungere Roma. La storia recente le ha donato un’anima barocca che si accosta decisamente al Liberty dei primi anni del Novecento.

L’edificio che sposa perfettamente queste caratteristiche è Villa Leumann.

Ecco qualche notizia al riguardo:

  • Nacque come una struttura per scopi principalmente agricoli;
  • divenne una villa di campagna nei primi anni del 1700;
  • Napoleone Leumann la acquistò verso la fine del 1800 e Fenoglio la trasformò aggiungendo elementi liberty;
  • oggi Villa Leumann è la sede del comune di Pianezza.

Dopo aver ammirato Villa Leumann, proseguite pedalando su Via Pianezza, e raggiungete la pista ciclabile lungo il fiume Dora.

Questo è uno dei tratti più belli dell’itinerario perché è totalmente immerso nel verde e il canto degli uccelli si accompagna allo scroscio delle acque del fiume.

torino in bicicletta

Dopo alcuni chilometri, arriverete al bellissimo sito medioevale della Pieve di San Pietro.

  • La Pieve è citata in un documento di Federico Barbarossa già alla metà del 1100;
  • l’edificio racchiude diversi stili architettonici, dal romanico al gotico;
  • da ammirare soprattutto la Cappella Provana, dedicata a San Giovanni Battista, con bellissimi affreschi sulla vita del santo.

Alpignano

Dopo aver ripreso la pista ciclabile su strada, proseguite nella scoperta della provincia di Torino in bicicletta passando per Alpignano.

A primo impatto il paese non dice granché. Sembra semplicemente un luogo di passaggio tagliato in due dalla Dora, eppure nasconde angolini bellissimi che spesso sfuggono agli occhi dei turisti frettolosi.

Da visitare:

  • Cappella di San Sebastiano;
  • Chiesa di San Martino;
  • Museo della Lampadina.

A questo punto è ora di fare una sosta. Se non avete il pranzo al sacco, cosa che comunque consiglio sempre perché permette di mangiare dove e quando si preferisce, ad Alpignano c’è il McDonald’s. Io di solito preferisco il cibo tipico, ma in questo caso un pranzo veloce permette di riprendere subito a pedalare e proseguire con l’itinerario.

A proposito di soste veloci, vi lascio il link sul mio articolo sullo street food di Torino: Cosa mangiare a Torino: largo allo street food!

Torino in bicicletta: Caselette, San Gillio e Druento

Dopo aver lasciato Alpignano, imboccate la ciclostrada Valle di Susa. Si arriva a Caselette tra paesaggi suggestivi e sentieri immersi nella natura, con le Alpi sullo sfondo.

Cosa vedere a Caselette e San Gillio

Caselette è un piccolo comune situato all’inizio della Val Susa e sorge ai piedi del Monte Musiné.

L’attrazione più interessante è il Castello di Camerletto.

Ecco qualche notizia:

  • Il castello nacque come centro agricolo e fu donato a Caselette da una nobile famiglia della Val Susa prima dell’anno 1000.
  • Divenne un importante centro monastico gestito prima dall’ordine dei Certosini, poi dai Cistercensi.
  • Agli inizi del ‘900 fu trasformato in una scuola per artigiani. Oggi è gestito da un privato che si occupa della sua manutenzione.

Da Caselette, proseguite con il giro in bicicletta sulla strada provinciale per circa 10 km. La tappa successiva dell’itinerario è il piccolo centro di San Gillio.

Da vedere a San Gillio il Lago Borgarino, ai piedi del Monte Musiné.

Proseguite poi per Druento.

Cosa vedere a Druento

L’attrazione da non perdere a Druento è il Castello dei Laghi, che fa parte del Parco Naturale de La Mandria.

Il castello, voluto da Vittorio Emanuele 2° di Savoia, si trova al centro di tre laghi di origine artificiale: Lago Grande, della Strada e Lago Cristoforo. Questa zona è un punto di vista privilegiato per ammirare gli uccelli. Vi consiglio comunque di tornare con calma e di prendervi un’intera giornata per visitare a fondo il parco, che è un’area naturale protetta della Regione Piemonte.

Siamo arrivati così al termine del nostro itinerario alla scoperta della provincia di Torino in bicicletta.

Da Druento si rientra a Pianezza e a questo punto ci sono due possibilità. Potete reimmettervi all’interno dei percorsi che conducono alle ville sabaude e proseguire con la pedalata oppure tornare a Collegno e riconsegnare le biciclette che avete noleggiato.

Non mi resta che augurarvi buona pedalata.

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Cosa vedere in Albania del Sud: diario di viaggio tra storia e mare

cosa vedere in Albania

Se vi state chiedendo cosa vedere in Albania, probabilmente siete tipi da andare oltre gli stereotipi più gettonati. Ne ho parlato in questo articolo Viaggio in Albania del Nord: il racconto di un Paese incantato, dove racconto la prima parte del mio viaggio in questo magnifico Paese.

Questa che segue è la seconda parte del mio viaggio, relativa al Sud dell’Albania.

Anche qui ho scelto di riportare fedelmente il mio diario di viaggio per due motivi: essere il più obiettiva possibile e raccontare dell’Albania con le stesse emozioni che ho provato io.

Cosa visitare in Albania del Sud

In questo viaggio in Albania, Tirane è stata il punto di partenza. Dopo aver visitato la parte Nord del Paese, ci siamo diretti a Sud.

Ecco le tappe principali:

  • Berat
  • Vlore
  • Gjirokastër
  • Sarande
  • Butrint
  • Ksamil

Cosa vedere in Albania del Sud: diario di viaggio nel Paese delle Aquile

17 Agosto: Berat, patrimonio Unesco in terra albanese

cosa vedere in Albania

Non ho avuto nemmeno il tempo di lasciarmi alle spalle l’austerità dei borghi medioevali del Nord che Berat mi ha conquistata subito. Ha un’origine molto antica e basta uno sguardo per capire perché l’Unesco abbia dichiarato questa cittadina patrimonio dell’umanità.

Berat è conosciuta come la città dalle finestre sovrapposte. Questo nome si deve alla sua particolare architettura. Tutti gli edifici hanno due piani e quello rialzato è costruito in modo da sporgere in avanti rispetto al piano terra. In questo modo le finestre delle case sembrano tutte attaccate, come se si trattasse di un’unica, grande costruzione.

Dove Islam e Cristianesimo coesistono in pace

Berat è attraversata dal fiume Osum, sulle cui sponde sorgono i quarteri principali della città.

Gorica è il quartiere cristiano, mentre la parte musulmana si chiama Mangalemi. Questa divisione però è solo architettonica perché moschee e chiese sono disseminate in qualunque parte della città, a pochi passi le une dalle altre.

Ancora una volta, i musulmani e i cristiani in Albania dimostrano che è possibile vivere in pace. Magari questo modello di coesistenza fosse replicato in altre parti del Mondo!

Il centro di Berat è un dedalo di locali e ristoranti tipici. La sera, le strade si animano di giovani che passeggiano lungo il viale principale della città, mentre i muezzin ricordano gli orari delle preghiere.

Il castello di Berat

cosa vedere in Albania

Il castello di Berat si trova in cima alla collina del quartiere musulmano, con una vista privilegiata della città.

Più che di un castello, in realtà si tratta di una fortezza con una lunga storia alle spalle e gli interni, stupefacenti, raccontano le dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli. L’interno è talmente grande da ospitare diverse moschee e chiese ortodosse.

La cosa più interessante, però, è che alcune persone, continuano a vivere tutt’ora nella fortezza. Cerco di immaginare la vita quotidiana di questa gente e mi sembra davvero di fare un tuffo nel passato.

Mohamed

Ieri pomeriggio ci siamo persi passeggiando per la città. Un ragazzo ci ha invitati a bere il tè nel suo locale a Mangalemi.

Si chiama Mohamed e ha origini turche. Penso che avrei potuto immaginarlo senza che lui ce l’avesse detto.

I tappeti orientali attutivano il rumore dei nostri passi e creavano un bel contrasto con le poltrone basse, di pelle scura. Dalla cucina arrivava un forte odore di menta.

Tra un narghilè e l’altro, Mohamed ci ha raccontato di aver studiato in Italia e di essere poi tornato a Berat per gestire con suo padre il locale di famiglia. Ha un bel ricordo del nostro Paese ed è molto felice di incontrare degli italiani nella sua città.

“La pace sia con voi”, così ci ha salutati quando siamo andati via, con un tipico accento romagnolo e un sorriso gentile.

21 Agosto: Vlore, una città tra storia e mare

cosa vedere in Albania

Quando mi chiedevo cosa visitare in Albania, prima di partire, non avrei immaginato di provare emozioni così intense.

Sono a Vlore, una delle città simbolo dell’Albania, conosciuta soprattutto come una località turistica.

La spiaggia più bella che ho visto in città si chiama Uji i Ftohte. Praticamente è quasi tutta rocciosa e, al largo della costa, riaffiorano in superficie le sue sorgenti sotterranee. Ce ne sono circa 40 e danno il nome alla spiaggia – che in italiano significa “sorgenti di acqua fresca”-.

Però non voglio parlare delle spiagge o dei monumenti. Se un giorno mi dimenticassi di quello che ho visto, troverei queste cose su qualsiasi guida turistica.

Un ponte verso l’Italia

Io voglio raccontare dell’altra faccia della città. Vlore è la parte albanese più vicina all’Italia e in linea d’aria si trova proprio di fronte al Golfo di Otranto. Per questo, durante gli anni ’90 era il punto di partenza degli albanesi che venivano in Italia in cerca di un futuro migliore.

Allora io voglio ricordarmi di Ada, che tutti i giorni getta un fiore in mare, in memoria di suo figlio perduto in una maledetta notte d’inverno.

Voglio ricordarmi di Edis, che passeggia sul bagnasciuga pensando ai suoi figli che vivono in Italia e tornano a casa una volta all’anno, durante le ferie di Agosto.

Voglio ricordarmi anche di Sara e Jemira, le due sorelline in attesa dello zio che vive dall’altra parte del mare.

Perché Vlore è questo. Un’incredibile numero di storie fatte di addii e arrivederci. Di chi se n’è andato per non tornare più e di chi, invece, ce l’ha fatta a trovare il futuro che sognava.

Molte di queste storie non le conosceremo mai. Eppure hanno segnato profondamente il tessuto sociale di Vlore e dell’intera Albania. Eccola, l’altra faccia delle migrazioni.

23 Agosto: Gjirokaster, dove il tempo si è fermato

cosa vedere in Albania

Oggi scrivo da Gjirokaster, il luogo che, durante gli anni della cortina di ferro, divenne famoso per essere la città natale di Enver Hoxha.

Gjirokaster ha origini elleniche, infatti il suo nome in greco antico significa castello argentato. Anche questa zona è protetta dall’Unesco.

Dicono che il castello della città sia il più grande di tutta l’Albania e ne ha plasmato la storia. L’evento più importante è la conquista ottomana del 1417. A partire da questo periodo furono realizzate anche le case circostanti, nel tipico stile ottomano, con i piani alti degli edifici molto sporgenti.

Tutte le case qui hanno il tetto spiovente e la pietra utilizzata ovunque rende tutto argentato, come in un perenne chiaro di luna.

Il castello fu ampliato da Alì Pascià nel 1811 e oggi è un elemento chiave per l’economia della città e lo sviluppo turistico di tutta la regione.

Mi piace Gjirokaster e vorrei passare più tempo alla scoperta dei suoi vicoli, ma domani ci sposteremo ancora più a Sud, alla volta di Sarande.

26 Agosto: Sarande, a cavallo tra mare e movida

cosa vedere in Albania

Credo che Sarande sia la città più amata dai turisti grazie alla presenza del mare.

Siamo di fronte all’isola greca di Corfù e ogni giorno c’è un adirivieni pazzesco di gente. I bar, i locali notturni e i ristoranti sono il finale perfetto di una giornata in riva al mare.

Acque cristalline lambiscono chilometri di spiagge bianchissime. Queste, assieme alle case, danno a Sarande il nome di città bianca. A me ricorda proprio il Gargano, mi sembra quasi di trovarmi a Vieste, o a Peschici, ma in un ambiente più internazionale.

Sarande è perfetta per visitare diversi luoghi, tutti situati nel Sud dell’Albania.

Ci fermeremo ancora a Burtint e poi visiteremo Ksamil.

30 Agosto: cosa vedere in Albania a pochi passi dalla Grecia

Butrint, la perla dell’Albania del Sud

cosa vedere in Albania

La storia di Butrint si perde nei millenni e, secondo Virgilio, avrebbe origini troiane.

Le notizie si confondono tra storia e leggenda, però è certo che questa città era considerata un punto strategico. Nel corso dei secoli si sono susseguite le dominazioni greche, romane e ottomane. Butrint è diventata ufficialmente albanese solo nel 1912.

Oggi la città è un grandioso sito archeologico, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Ogni angolo del sito racconta un pezzo delle dominazioni subite dalla città e tutto si è conservato straordinariamente bene. Il percorso si snoda attraverso una storia lunga 2000 anni. Dalle terme al teatro, fino al battistero e al palazzo delle absidi.

Non avrei mai pensato che in un Paese piccolo come questo ci fossero tanti siti Unesco. Certamente Butrint è una delle cose principali da vedere in Albania.

Ksamil, dove le isole giocano con il mare

cosa vedere in Albania

Ksamil è un piccolo arcipelago di isole interrotto da lembi di sabbia sottili, popolato dai delfini. Questo posto è ancora incontaminato e spero possa restarlo a lungo.

Nonostante il periodo, non abbiamo incontrato quasi nessun turista perché è un luogo conosciuto principalmente solo dagli albanesi.

A Ksamil non ci sono ancora grandi alberghi, ma solo camere e ostelli a gestione familiare. Il turismo di massa è ancora sconosciuto e i residenti vivono di un’economia locale pulita, sana e amica dell’ambiente.

Qui prevale una vita semplice, dove il lavoro è visto come parte integrante dell’esistenza, un mezzo di sostentamento che permette di andare avanti dignitosamente, senza arricchirsi.

I visitatori che arrivano non sono visti come polli da spennare, anzi, spesso con gli albergatori locali si creano rapporti disinteressati, improntati al dialogo e alla conoscenza reciproca. Questo è il modello di turismo che mi piace, noi non siamo i padroni del Mondo e dobbiamo prendercene cura.

Ksamil è un ambiente dove uomo e mare si incontrano e il primo dipende dall’altro. Quando i turisti cominceranno ad arrivare in massa -perchè arriveranno- questi valori verranno sostituiti dalla logica del profitto, rischiando di sciupare questo prezioso ecosistema.

Il governo albanese dovrà tenerne conto per forza, evitando di desertificare il territorio costruendo palazzi ovunque, anche sulle spiagge, come spesso è accaduto in Italia.

1 Settembre: arrivederci Albania

Oggi è l’ultimo giorno prima del rientro. Questo viaggio ha superato le mie aspettative. Non solo per tutte le cose da vedere qui in Albania.

Certo, mi resteranno nel cuore i paesaggi senza tempo e le calette a picco sul mare. Ma soprattutto mi ricorderò del cuore grande degli albanesi, un popolo tanto vicino a noi ma di cui conosciamo davvero poco.

Ci siamo mai davvero soffermati a chiederci il perché di tanti pregiudizi? Da dove arriva il sentire comune di un pericolo che io non ho visto?

La verità è che le cose non sono mai bianche o nere. L’Albania è certamente una terra di contrasti.

Dove non c’è più povertà assoluta, ma non c’è ancora benessere ovunque. Non c’è più isolamento, ma nemmeno conoscenza reciproca.

Giornali e tv non possono narrare questa realtà, perché spesso si fermano solo alla superficie delle cose. Invece è necessario avere il tempo di porsi le domande e cercare delle risposte, senza la pretesa di avere in tasca la verità.

Forse, un giorno troverò il modo di raccontare il mio viaggio a un gran numero di persone. Intanto sono certa di una cosa. Questo non è un addio, ma solo un arrivederci. Per adesso, arrivederci Albania.

Vi lascio il link del mio articolo dove troverete tantissime dritte utili a organizzare la vostra prima vacanza in Albania: Come organizzare un viaggio in Albania

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Viaggio in Albania del Nord: il racconto di un Paese incantato

viaggio in Albania

Chi viaggia per passione lo sa. Esistono dei luoghi, vicini o lontani che siano, verso cui si sente una strana attrazione. Un senso di appartenenza che non si può spiegare a parole. Luoghi che ti fanno sentire a casa perché é come se ti aspettassero da sempre. Oggi voglio raccontarvi del mio primo viaggio in Albania, una terra che mi ha rubato il cuore e insegnato tanto.

Pregiudizi sull’Albania

All’epoca studiavo ancora all’università. Ricordo bene la faccia sconcertata della gente quando parlavo di questo viaggio in Albania, che avrei fatto con alcuni compagni di corso.

“Ma che ci vai a fare? Ma non è pericoloso?”

Questo testimonia solo uno dei tanti preconcetti non solo nei confronti dell’Albania, ma in generale verso tutti i Paesi dell’Est, che molto spesso vengono percepiti come distanti, oscuri e pericolosi.

La verità è che, prima di partire, non mi chiesi mai se davvero ci fosse questo pericolo. Però non posso dimenticare l’adrenalina pura mentre preparavo la valigia e il mio sorriso stampato sulla faccia, mentre l’aereo atterrava sulla pista dell’aeroporto di Tirana.

Ecco perché ho scelto prima di tutto di parlare del mio viaggio in Albania. Per raccontare quello che ho trovato e demolire quegli stereotipi che tanto impazzano nella nostra quotidianità.

In questo racconto voglio essere il più fedele possibile alla realtà, quindi ho deciso di pubblicare il mio diario di viaggio, lasciandolo esattamente così come lo scrissi durante la visita dell’Albania on the road.

Estratti del diario di viaggio in Albania

9 Luglio: prima della partenza

Ci siamo! Finalmente la valigia è pronta. Questa sera la luna splende su Torino, ma io sogno già quello che mi attende domani. Sono emozionata, non credo di riuscire a dormire stanotte.

11 Luglio: l’arrivo in Albania

Siamo arrivati a Tirana ieri sera. Mentre l’aereo atterrava, avevo il naso schiacciato sul finestrino, curiosa di scoprire cosa ci riserverà quest’avventura.

Non appena siamo usciti dall’aeroporto siamo stati circondati da un gruppo di ragazzi che, mezzo in albanese, mezzo in inglese, ci chiedevano :”Taxi? Taxi per Tirana?”. Non mi aspettavo tanto movimento a quell’ora, era quasi notte fonda.

La signora dell’albergo in cui alloggiamo è molto gentile. In realtà, più che di un albergo, si tratta di una pensione. Ci sono, credo, solo 7 stanze e una sala comune per la colazione. Stamattina ci ha accolto il profumo del caffè turco e del pane appena sfornato. Mi piace questa semplicità. In Italia sarebbe impossibile, a meno che non si abbia un laboratorio con una certa metratura e permessi a non finire. In Albania invece mi sembra tutto più immediato e il pane è buonissimo, infinitamente migliore di quello che si vende nei supermercati.

13 Luglio: Tirana

viaggio in Albania

Oggi siamo stati a Tirana. La città è più piccola rispetto agli standard di Roma, ma è caotica. Non riuscirei mai a guidare qui, a ogni incrocio o rotonda gli automobilisti spuntano come funghi, talmente veloci che sembra si materializzino dal nulla!

Tirana è uno strano concentrato di colori e modernità. Colori perché ci sono palazzi di ogni sfumatura cromatica. Modernità perché le idee da queste parti corrono veloci. Pare che tutti abbiano fretta di andare incontro al futuro e questo si traduce in uno sviluppo importante del settore dei servizi. Call center, banche e centri internet sono le attività più diffuse in tutta la zona del centro.

Quasi ogni angolo della città racconta un dettaglio della storia comunista. A partire da Piazza Skanderberg. Questa piazza prende il nome dal combattente albanese che sconfisse l’impero Ottomano e al centro c’è una statua dedicata a lui. Mi hanno raccontato che, prima del crollo del comunismo, accanto alla statua ce n’era un’altra che raffigurava Enver Hoxha, tanto per testimoniare le manie di grandezza del regime.

Il dettaglio che ricorda di più la dittatura però sono le strutture stesse dei palazzi. Sono realizzati tutti a grandi blocchi, un tratto tipico del periodo sovietico. Chissà, forse i colori delle facciate servono a dare vivacità ai quartieri, la vita in Albania non doveva essere affatto facile e una rivoluzione non si dimentica da un giorno all’altro.

15 Luglio: Albania del Nord

viaggio in Albania

Oggi abbiamo cominciato il nostro giro alla scoperta dell’Albania. Ci siamo diretti verso Nord e il traffico di Tirana ha lasciato spazio a paesaggi incantevoli. Le cime delle Alpi albanesi incorniciano i boschi e i numerosi centri medioevali, dove la vita segue ancora schemi tradizionali.

Questa è la parte più vera dell’Albania, dove non è ancora arrivato il turismo di massa. Spero che le autorità sappiano conservare queste meraviglie e non cedano alla tentazione di costruire ovunque hotel e centri turistici.

La cosa che mi colpisce di più è la pace che si respira. Niente stress, niente fretta, ma tanti sorrisi dipinti sui volti che si affacciano dalle botteghe e dagli usci delle case.

25 Luglio

Senza sapere perché, mi sono sempre sentita attratta dall’Albania e durante questo viaggio sto scoprendo tantissime cose. Ogni borgo, ogni villaggio ha qualcosa da raccontare.

Mi trovo nel cuore dei Balcani, ed è come essere sospesa nel tempo. Al mattino mi sveglio al canto dei muezzin. Qui Islam e Cristianesimo convivono in modo apparentemente tranquillo e quasi mi sembra strano. Se tutti facessero così, si eviterebbero tantissime guerre religiose. Però chissà, mi viene da pensare che spesso la religione è solo un pretesto e dietro ogni guerra si nascondono la voglia di potere e il sogno del denaro.

Kruja

La prima cittadina che abbiamo visitato dopo aver lasciato Tirana è Kruja. Abbarbicata sulle montagne, Kruja sembra uscita davvero dal Medioevo. Le case antiche e i vicoli di pietra fanno da contorno al castello, dal profilo alto e imponente.

Tutte le stradine convergono verso il centro, dove ci sono diversi bazar. Kruja è famosa per i tessuti. A ogni angolo si vedono le donne che, con i telai tradizionali, filano i tessuti da vendere al mercato. Ho comprato un centro tavola per mamma, interamente ricamato a mano. Sono certa che le piacerà tantissimo. Se fosse qui impazzirebbe dalla gioia e comprerebbe ogni pezzo di tessuto in circolazione. Il ricamo a Kruja è una vera e propria arte e non c’è donna qui che non sappia usare il telaio. Oltre che una tradizione, rappresenta anche un’entrata molto importante per le famiglie e permette alle donne di emanciparsi dai vecchi schemi ed essere economicamente indipendenti.

Lezhe

Mentre Kruja è la vecchia capitale del regno albanese, Lezhe è la città più antica. Risale ad alcuni secoli prima di Cristo ed è il punto di confluenza tra la montagna e il mare.

Qui è possibile visitare sia il castello che la tomba di Skanderberg, ma non è la storia a rendere speciale questo luogo.

Mi piace l’aria che si respira a Lezhe, è come se nessuno dormisse mai. I pescatori lasciano le loro case quando è ancora buio e tornano al tramonto con le barche cariche di pesce. Proprio quando nei locali fanno capolino i giovani del posto. Una specie di equilibrio tra modernità e tradizione che scomparirebbe presto, se dovessero arrivare i grandi flussi turistici.

Si dice che la sabbia di Lezhe abbia poteri curativi e la gente accorre da molte parti del Paese. In particolare, la spiaggia di Shengjin è rinomata per alleviare dolori muscolari e alle ossa. Dovrei proprio provarci, in questi giorni abbiamo camminato tantissimo che quasi non mi sento più le gambe.

Scodra

viaggio in Albania

Questo viaggio è emozione pura. Ora ci troviamo a Scodra, nella parte Nord-Occidentale dell’Albania.

Scodra –Scutari in italiano- è una città molto antica, famosa per il suo lago. Ci sono tantissime spiaggette, ieri però ci siamo allontanati da quelle più frequentate e abbiamo scoperto una caletta bellissima circondata dal bosco. Quando mi sono tuffata in acqua ho spaventato un gruppo di scoiattoli che cercavano ghiande nella radura.

Scodra si trova in un territorio dove ci sono tantissime cose da vedere. Dal castello di Rozafa si gode di una vista bellissima di tutta la vallata. Si vede anche la parte del lago che appartiene al Montenegro.

Poco lontano c’è un bellissimo borgo musulmano che quasi nessun turista conosce. Si chiama La Kale. In realtà è molto piccolo, saranno una decina di case di pietra ed è arroccato su una montagna. La Kale sembra uscito dalle mani di un pittore e quando siamo arrivati ho pensato subito ai film sulla Terrasanta. Ci siamo arrivati passando per un ponte antichissimo che qui chiamano Ura e Mesit e una volta serviva da collegamento tra l’Albania e il Kosovo.

2 Agosto: le tradizioni

viaggio in Albania

Questa parte dell’Albania non finisce mai di regalare soprese. Non è solo per la storia e i villaggi, ma anche per i mercati e le ceste di frutta. Per il sorriso della gente e per le sue radici.

Adoro il modo di vivere delle persone. Qui si affrontano le difficoltà con un uno spirito di forza non comune e le tradizioni hanno ancora molto valore.

La domenica le famiglie si riuniscono nelle case e i bambini imparano la storia grazie ai racconti dei nonni. Gli anziani qui hanno un ruolo di grande importanza e tutta la loro esperienza è vista come un tesoro da custodire e tramandare nel tempo.

Se l’inverno è il periodo del raccoglimento, l’estate, soprattutto dalle parti di Scodra, sembra un inno alla vita. La sera i giovani e le famiglie si riversano nelle strade della città, in un turbinio di persone, bar e caffè fumanti. I nonni trascorrono il tempo sugli usci delle case, giocando a scacchi imperterriti e per nulla disturbati dal caos della vita notturna.

Mi dispiace andarmene da Scodra perché lascio un pezzetto del mio cuore.

4 Agosto: Bulqize

Ogni giorno che passa amo sempre più questo Paese, con tutti i suoi contrasti e la sua storia complicata. Gli albanesi convivono quotidianamente con tutto questo. Il benessere e lo sviluppo non sono ancora riusciti a cancellare i segni della guerra. Così, dietro ai palazzi moderni costruiti di recente, spuntano scene di povertà e arretratezza.

Bulqize è un esempio tipico di questa situazione. Si trova a Nord-Est del Paese, poco distante dal confine con la Macedonia, e fa parte del distretto di Diber.

Qui le montagne e i boschi circondano le case come in un abbraccio e ci sono dei bellissimi sentieri naturalistici. A Bulquize la vita è più dura rispetto ad altre province albanesi.

La città si regge interamente grazie alle miniere di cromo. Gli stipendi, però, sono bassi e ai lavoratori vengono imposti turni di lavoro massacranti.

Quasi tutti gli abitanti di Bulqize lavorano in miniera, non ci sono alternative. Chi può, se ne va, a Tirana o all’estero, in cerca di un futuro migliore.

Domani lasceremo questa parte del Paese per dirigerci a Sud, lungo la costa. Ho ancora negli occhi la bellezza dei sentieri e, nella mente, la quiete dei laghi. Eppure, mi sembra già di sentire il profumo del mare.

Questa è la prima parte del mio diario di viaggio in Albania. A questo link trovate la seconda parte del mio racconto, tra spiagge accoglienti e addii nelle notti d’estate: Cosa vedere in Albania del Sud: diario di viaggio tra storia e mare

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Campeggio libero (o quasi) nel Lazio? Al Lago del Turano!

campeggio libero nel lazio

Siete arrivati fin qua cercando “campeggio libero nel Lazio“? Allora forse conoscete già la sensazione di libertà che offre il campeggio libero. Un po’ come nei film americani, dove si accende il fuoco di notte e tutto profuma di avventura.

In questo articolo vi parlo della mia esperienza di campeggio quasi libero al Turano, in un’area picnic proprio sulla riva del lago, il Centro Pesca Turano.

Fin ora non conoscevo benissimo questa zona, quindi devo ringraziare mio fratello per avermela consigliata, dato che lui ha un talento speciale nello scoprire angoli nascosti durante le sue escursioni domenicali.

Naturalmente abbiamo portato con noi anche la nostra cucciola perché sono convinta che farla crescere libera e all’aria aperta sia il più bel regalo che possiamo farle.

Il lago del Turano, perfetto per il campeggio (quasi) libero a 2 passi da Roma

Il lago del Turano si trova in provincia di Rieti. Venendo da Roma, si raggiunge facilmente dall’uscita autostradale di Carsoli, per poi proseguire fino a Turania, poco lontano dal bellissimo borgo di Castel di Tora.

Il Turano è un lago balneabile di origine artificiale, realizzato nel 1939 in seguito alla costruzione di una diga. L’acqua del lago inizialmente serviva per produrre energia idroelettrica ai centri abitati limitrofi. Il lago, quindi, nacque per esigenze puramente pratiche, eppure fa talmente parte del paesaggio che è come se ci fosse sempre stato. In pochi decenni, il Turano ha dato vita a un ecosistema complesso, che si inserisce a meraviglia nei boschi circostanti.

campeggio libero nel lazio

Attorno al lago gravitano diverse specie di uccelli selvatici, attratti soprattutto dai pesci che popolano il Turano: carpe, trote, anguille e persici reali, per la gioia di tutti i pescatori.

Consiglio: per pescare al lago del Turano sono necessari la licenza di pesca e l’apposito tesserino relativo alla provincia di Rieti. Potete richiederlo nei negozi di pesca e nelle armerie autorizzate dopo aver pagato un bollettino di circa 27,00 euro.

Tutte le spiagge del lago sono abbastanza percorribili e ci sono numerosi punti attrezzati anche per trascorrere semplicemente un giorno di relax. Tuttavia, per apprezzare la bellezza e la pace del lago il campeggio libero è la soluzione migliore.

Noi abbiamo campeggiato nell’area picnic Centro Pesca Turano, davvero essenziale, che sicuramente non è per tutti. Nel prossimo paragrafo capirete perché.

Campeggio libero nel Lazio: Centro Pesca Turano

campeggio libero nel lazio

L’unica differenza tra un campeggio libero e il Centro Pesca Turano è nei controlli all’ingresso. Tutta l’area si affaccia direttamente sul lago, con un ampio parcheggio a vista, situato ai margini del bosco. In sostanza, quindi, entra solo chi campeggia e non ci sono persone estranee che girano tra le tende.

Ecco come funziona.

Il regolamento

Il lago del Turano è una zona naturalistica protetta. Per questo, non ci sono piazzole per delimitare gli spazi come nei campeggi organizzati, quindi con le tende e l’attrezzatura ci si può allargare quanto si vuole.

Una delle cose più belle è la possibilità di accendere il fuoco direttamente a terra, proprio come nel classico campeggio libero. Per proteggere l’ecosistema, è vietato raccogliere la legna dal bosco, ma si può portare da casa oppure acquistarla dai gestori dell’area picnic, al prezzo di 5,00 euro a carriola. Il fuoco acceso è utile soprattutto di notte perché non c’è elettricità.

I prezzi

Se volete fare campeggio libero e trascorrere qualche giorno in questo angolo del Lazio, il costo è certamente un punto a favore del Centro Pesca Turano. Noi infatti abbiamo pagato solo 3,00 euro al giorno a persona. Potrei definirlo come un piccolissimo prezzo da pagare per dormire in un’area recintata lontana da qualsiasi malintenzionato, sicuramente un buon compresso tra la libertà del campeggio libero e la sicurezza di quello organizzato.

Altri servizi:

All’interno dell’area picnic si possono affittare i tavoli in legno presenti sul posto e le strutture in pietra dove appoggiare le griglie di cottura della carne. Noi non li abbiamo utilizzati perché abbiamo portato tutto da casa, ma possono essere prenotati al bar interno che, in alta stagione, è aperto fino all’una di notte. Sempre al bar si possono affittare i pedalò per raggiungere l’altra sponda del lago. Infine, ci sono 2 wc, uno per gli uomini e l’altro per le donne. Sono semplicemente toilette, non ci sono docce, lavandini o specchi.

Ricapitolando, i punti di forza di quest’area picnic sono:

  • la posizione sul lago
  • il controllo all’entrata delle persone
  • il bar
  • molto spazio libero a disposizione

Come avrete capito, l’unico neo sono i servizi igenici. Lo so che si paga un prezzo irrisorio per campeggiare, ma 2 wc sono decisamente troppo pochi. Inoltre, dovrebbero essere ristrutturati e puliti più spesso.

Nel complesso però, visto che il lago del Turano è un luogo bellissimo e noi amiamo la vita all’aria aperta e il campeggio libero, è un’esperienza che ripeteremo sicuramente.

Ma cosa portare per fare campeggio libero? Ve lo dico nel prossimo paragrafo!

Cosa portare per fare campeggio libero al lago del Turano

Questa è una breve lista delle cose che noi abbiamo portato, oltre alle tende e alla cucina da campo con i fornelli e la bombola del gas:

  • ghiaccioli e borse termiche in gran quantità per tenere in fresco l’acqua;
  • ombrelloni, perché gli alberi si trovano solo nella zona del parcheggio, quindi è necessario crearsi l’ombra per tutta la giornata;
  • corde e picchetti per ancorare gli ombrelloni al suolo, che è composto di erba e sassi, quindi è un terreno molto duro;
  • torce portatili per l’interno delle tende. Come vi dicevo prima, non ci sono luci artificiali, quindi per la notte le torce sono davvero utili. Vi consiglio inoltre, di lasciare il fuoco acceso tutta la notte: oltre a illuminare lo spazio intorno alle tende, tiene lontani gli animali. Pur essendo un’area recintata, la zona è molto selvatica e i cinghiali potrebbero spuntare da un momento all’altro.
  • Sandali o copriscarpe per entrare in acqua perché la riva e il fondo del lago sono molto sassosi;
  • teli per lavarsi e creare una “zona doccia”, legandoli tra loro;
  • felpe pesanti e sacchi a pelo per la notte in quanto c’è una forte escursione termica.

Campeggio libero nel Lazio: perché scegliere il lago del Turano?

campeggio libero nel lazio

Fin ora sono stata oggettiva, parlando sia dei pregi che dei punti deboli del Centro Pesca Turano. Volete che vi dica la verità?

Mi sono innamorata perdutamente di questo lago. Durante il giorno pullula di uccelli e l’azzurro del cielo che riflette sull’acqua si sposa perfettamente con il verde dei boschi.

La sera, quando cala il silenzio, il lago del Turano si trasforma in un luogo magico, quasi fuori dal mondo.

All’inizio, se non siete abituati, quel silenzio potrebbe sembrarvi quasi opprimente, ma basta lasciare da parte il nostro lato moderno per sentirsi scivolare in una pace profonda.

Trascorrere la serata davanti al fuoco, avvolta da una coperta bevendo un tè per riscaldarmi, è un’esperienza che non cambierei mai per nessun hotel di lusso. E’ una sensazione familiare per chi ama l’aria aperta, un po’ come essere a casa, ma sotto le stelle. Che lontano dalle luci della città diventano incredibilmente luminose e cariche di mistero.

Fare campeggio libero significa prendere l’odore acre del fumo mentre si griglia la carne e ballare a suon di musica al tramonto. Trascorrere la notte perdendosi a guardare le fiamme del fuoco, mentre qualcuno racconta storie misteriose e di paura, con la voce ridotta a un sussurro. Guardare le stelle cadenti e stringersi in un sacco a pelo, nel buio della tenda. Svegliarsi al mattino e guardare l’alba che tinge di rosa l’acqua del lago. Ecco perché scegliere di fare campeggio libero al Turano.

Un consiglio che vi do, è di andare in bassa stagione, dall’inizio di Settembre e fino al mese di Ottobre. In questo modo non ci sarà quasi nessuno e gli spazi sono talmente grandi che avrete la sensazione di essere soli. Allora si che sarà davvero magico.

campeggio libero nel lazio

Chiaramente, non è un’esperienza per tutti perché serve spirito di adattamento. Ma, se alla base c’è amore verso la natura, ci si può lavorare, il resto viene dopo!

Potete contattare il Centro pesca Turano all’indirizzo e-mail : info@centropescaturano.com o tramite la pagina Facebook ” Centro Pesca Turano”.

Adesso, la parola a voi. Conoscete altri luoghi in Italia e nel Lazio dove fare campeggio libero?

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Girare l’Italia in bicicletta: intervista a Jessica Cerato

italia in bicicletta
Photo by Jessica Cerato

Sapete quante volte ho accarezzato l’idea di prendermi un lungo periodo tutto per me e fare un viaggio on the road? Io non ho ancora messo in pratica questo sogno, però c’è chi ha preso il coraggio a due mani ed è partito, con l’obiettivo di girare l’Italia in bicicletta.

Lei è Jessica Cerato e con il suo compagno, Emanuele Castellani, hanno deciso di rompere gli schemi e imbarcarsi in una fantastica avventura di viaggio, scoperta e crescita personale.

Incuriosita dal loro progetto, ho chiesto a Jessica di rispondere ad alcune domande e così è nata l’idea di questa intervista. Non mi dilungo oltre e lascio la parola a Jessica.

Girare l’Italia in bicicletta: a tu per tu con Jessica Cerato

L’organizzazione del viaggio

  • Ciao Jessica, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Per me è davvero un piacere averti ospite nel mio blog. Cominciamo dall’inizio: come è nata l’idea di girare l’Italia in bicicletta?

L’idea di fare il giro d’Italia in bicicletta è nata durante il lockdown. Emanuele e io siamo sempre stati affascinati dai grandi viaggi, ma non siamo mai riusciti ad organizzarne uno a causa della mancanza di tempo a disposizione. Dal momento che avevamo capito di aver perso il lavoro entrambi, dopo il momento di crisi in cui si è ritrovato il nostro Paese, non ci siamo scoraggiati e abbiamo preso la palla al balzo per realizzare uno dei nostri sogni! Complice il fatto di aver seguito il docutrip di Jovanotti “Non voglio cambiare pianeta” ci è venuta in mente la pazza idea di volerci dedicare alla nostra bella Italia!

  • Un progetto davvero ambizioso! Come è andata con la preparazione fisica?

Proprio perché non si poteva uscire, inizialmente ci siamo allenati in casa. Quindi corsa -nei 200 metri tollerati vicino la propria abitazione- esercizi a corpo libero e cyclette! Ci ritagliavamo un’oretta al giorno da dedicare alla preparazione fisica. Poi, dopo il lockdown, con la fase 2, abbiamo iniziato a fare qualche uscita in bicicletta.

  • Cosa ci dici del bagaglio? Come vi siete organizzati per un viaggio tanto lungo?

Per quanto riguarda i bagagli, abbiamo cercato di semplificare al massimo le nostre esigenze, così da portare meno peso possibile. Abbiamo cominciato acquistando i portapacchi, due per ogni bici, e le borse da cicloturismo. Abbiamo montato il tutto una prima volta, ma il bagaglio risultava davvero troppo pesante. Dopo aver sentito la differenza con la bici scarica, abbiamo optato per minimizzare ancora il bagaglio: pochi cambi e sapone di Marsiglia per lavarli!

In bici per l’Italia: l’itinerario

  • Quali tappe toccherete in questa avventura?

A grandi linee, partendo da Roma, attraverseremo la Via Francigena fino a Massa Carrara, per poi arrivare a La Spezia, toccando le Cinque Terre e Genova, per quanto riguarda la Liguria.

Alessandria e Vercelli sono le tappe programmate per il Piemonte, mentre in Lombardia giungeremo a Vigevano, Milano, Brescia e Desenzano del Garda.

Arriveremo in Veneto seguendo la ciclovia Aida, per poi raggiungere la parte bassa del Trentino Alto-Adige. Seguendo la ciclovia della Valsugana ci sposteremo prima a Bassano del Grappa, per poi arrivare a Padova e Chioggia. A seguire, arriveremo in Puglia lungo la costa adriatica. Infine, attraverseremo la Basilicata e la Calabria per ricongiungerci alla costa tirrenica e tornare verso casa, a Roma.

Si tratta di un itinerario generale, poi, di settimana in settimana, decidiamo le tappe precise. Dipende da tanti fattori combinati: cosa vogliamo visitare, chi ci offre ospitalità, il tempo e i chilometri da percorrere.

  • Puoi raccontarci brevemente come avete messo in piedi l’itinerario?

Abbiamo pianificato il percorso a tavolino, cartina d’Italia alla mano. Poi abbiamo usato soprattutto due risorse che si sono rivelate fondamentali per l’organizzazione. Google Maps per avere un’idea più precisa delle distanze e vari gruppi Facebook, dai quali abbiamo preso molti spunti e ricevuto consigli. A proposito di Facebook, vi consiglio di visitare la nostra pagina In bici per l’Italia per essere sempre aggiornati sulle nostre avventure.

I costi del viaggio

  • Puoi dirci, indicativamente, quanto spenderete durante il viaggio? Avete usato degli sponsor per finanziare il progetto oppure vi siete autofinanziati?

Essendo in due e trattandosi di un paio di mesi fuori casa, abbiamo calcolato di spendere circa 100 euro al giorno, quindi 6.000 euro in totale. Ci sono tappe in cui si spende di più, altre in cui si ammortizzano le spese. Dipende molto dalle soluzioni che si scelgono on the road. Per esempio, mangiando sempre nei ristoranti, la cifra aumenterebbe considerevolmente, mentre i costi sarebbero stati più contenuti se avessimo scelto di dormire sempre in tenda. Non abbiamo sponsor, ci autofinanziamo per la gran parte del viaggio. Tuttavia abbiamo aperto una campagna su Gofundme per chi volesse partecipare economicamente alla realizzazione del nostro progetto. Il link è questo https://gf.me/u/x6ih44

Girare l’Italia in bicicletta: difficoltà e consigli

  • Cosa pensi delle piste ciclabili in Italia? Sono in buono stato di manutenzione?

Per le piste ciclabili si potrebbe certamente fare di più. Il nord offre maggiori opportunità, i centri delle città ne sono ben provvisti, ma alcuni tratti di periferia andrebbero mantenuti meglio.

  • Qual è stata la parte del viaggio più faticosa e difficile da affrontare, fino a questo momento?

Il giorno più duro è stato proprio il primo. Abbiamo unito due tappe della Via Francigena, che solitamente si percorrono separate. Inoltre, con la convinzione di essere quasi arrivati , avevo mangiato poco e il sole del 10 Agosto di pomeriggio si è fatto sentire in tutta la sua prepotenza. Ho avuto una crisi di fame, e forse anche un po’ di panico, pensavo di mollare, di aver fatto una cavolata imbarcandomi in un simile progetto. Non avevo più energie, né fisiche né mentali, per proseguire e raggiungere la nostra prima meta. Emanuele è stato un ottimo motivatore e così con fatica siamo arrivati a Sutri. E meno male che non ho mollato, un’esperienza più bella di questa non potrei viverla!

  • Sono proprio d’accordo con te! Ci parli di un luogo che ti ha colpita particolarmente?

Per il momento credo proprio che la Val d’Orcia mi abbia rubato il cuore! Paesaggisticamente parlando è favolosa, inoltre, lungo la Via Francigena ho conosciuto molte belle persone che mi hanno dato tanto.

  • Questo è il bello della condivisione e dell’entusiasmo che sicuramente suscita un progetto come il vostro! Avresti qualche consiglio da dare a chi volesse percorrere qualche tappa dell’itinerario? Per esempio, un suggerimento ai meno allenati e alle famiglie con eventuali bambini?

Allora, ai meno allenati potrei consigliare la ciclovia Aida perché bella e poco faticosa per chi è alle prime esperienze in bici. Per le famiglie con bambini, invece, non saprei dare consigli precisi. Sinceramente, non avendo figli, non posso immaginare quali siano le diverse esigenze.

  • Cosa dovrebbe aspettarsi chi decidesse di fare la vostra stessa esperienza e girare l’Italia in bicicletta?

Per fare questa esperienza servono spirito di adattamento e motivazione. Ogni giorno è diverso. Ci sono sempre nuove sfide: dai dislivelli del terreno, al maltempo, ai contrattempi inevitabili. Del resto non è un viaggio qualsiasi ma una vera avventura. Un’imparagonabile avventura!

  • Fino a quando sarete in viaggio? Che progetti hai per il futuro?

Resteremo in viaggio fino a Ottobre ma, un volta tornati, non ho ancora dei progetti chiari, sarà perché stavolta voglio veramente godermi il presente!

Te lo auguro davvero con il cuore Jessica, grazie per aver accettato la mia intervista!

Che ne pensate del progetto di Jessica ed Emanuele? Ambizioso, vero? Certo, loro però sono la dimostrazione che nulla è impossibile. Il detto che, per realizzare un sogno bisogna crederci, calza davvero a pennello.

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Mare con neonati? Si, con la giusta organizzazione!

mare con neonati

Se mi seguite sui social, saprete già che sono da poco diventata mamma di Elisa Maria.

Si sa, alla nascita di un bambino, spesso piovono consigli non richiesti. Se poi ci aggiungiamo l’ansia tipica delle neo-mamme, capita che arriviamo a farci mille paranoie -concedetemi il termine dialettale-. Almeno, a me è accaduto proprio questo. La scorsa settimana, con il marito, abbiamo deciso di concederci una giornata diversa dal solito, portando con noi la nostra piccola. Andare al mare con neonati è fattibilissimo.

Ora vi racconto un po’ di questa prima esperienza, in modo da aiutarvi a dissipare qualche dubbio -perché se siete capitati su questa pagina, sicuramente state cercando consigli al riguardo-.

Viaggiare con bambini: una piccola riflessione

Prima di continuare, premetto che, lo scorso anno, quando annunciai di essere incinta, il commento che sentii più spesso fu :”Bello, ora però dovrete dimenticarvi dei viaggi”.

Il marito e io sorridevamo, perché già da allora credevamo nella possibilità di viaggiare con i bambini. Basta solo avere qualche accorgimento in più e adattarsi alle loro esigenze.

Il primo passo per dissipare i timori di neo-genitori e abituarci a portare ovunque la nostra piccola, lo abbiamo compiuto andando al mare per la prima volta in tre.

Man mano che crescono, i bambini sanno adattarsi molto meglio degli adulti e, se abituati a viaggiare fin da piccolissimi, per loro diventerà normale fare le valigie e partire alla volta di nuove avventure.

Mare con neonati: come mi sono organizzata

Come scrivevo prima, per viaggiare con i bambini, è necessario avere qualche accortezza supplementare, soprattutto nel caso dei neonati.

La scelta del luogo

Per essere tranquilli, specialmente durante la prima esperienza, abbiamo preferito evitare le spiagge più isolate e difficili da raggiungere e abbiamo scelto Nettuno.

Questa città di mare, infatti, dista solo un’ora di macchina da dove abitiamo e le sue spiagge sono ideali per una giornata al mare con bambini neonati.

In particolare:

  • la spiaggia è facilmente raggiungibile dalla strada, senza dover attraversare passerelle e ripide scalinate scendendo con la carrozzina
  • c’è un parcheggio vicinissimo dove poter lasciare l’auto, così da non dover percorrere troppa strada sotto il sole
  • nelle vicinanze ci sono tutti i servizi di cui si può aver bisogno, dai bar alla farmacia, per qualsiasi evenienza.

L’orario per andare al mare

Le ore più fresche, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, sono le più indicate per andare in spiaggia con i bambini.

Non avendo un punto d’appoggio a Nettuno, noi abbiamo deciso di partire da casa dopo pranzo e trascorrere il pomeriggio e la serata in spiaggia, evitando così di stressare troppo la nostra piccola. Per la cena abbiamo portato dei panini da casa, in modo da non perdere tempo al ristorante e goderci al massimo quelle ore in riva al mare.

Ecco i vantaggi di questa scelta:

  • si evitano le ore più calde;
  • le spiagge sono poco affollate -quasi deserte-;
  • il mare al tramonto è pura poesia.

Che dite, bastano queste motivazioni?

Tutto l’occorrente da portare per una giornata al mare con neonati

Nei prossimi paragrafi vi racconto come mi sono organizzata.

Personalmente ho parecchio spirito d’adattamento, ma a Elisa Maria non deve mancare nulla. Se lei è serena, lo sono anch’io e viceversa. Penso sia questo il segreto per viaggiare con bambini, anche piccolissimi.

Di seguito trovate tutto ciò che ho portato con me.

Vestiti di ricambio

Nella borsa della piccola ho messo un body extra una tutina di cotone a maniche lunghe, dato che, dopo il tramonto, in spiaggia c’è molta umidità. Ho portato anche una coperta pesante che le ho avvolto addosso durante la poppata serale, prima di tornare a casa.

Pannolini, cremina per arrossamenti e Mylicon

Riguardo ai primi, è difficile calcolare la quantità giusta da portare. Per non sbagliare, ne porto sempre più di quanti ne servano effettivamente. Per un pomeriggio e una serata al mare ne ho portati 8 e ne ho utilizzati 3.

La cremina contro gli arrossamenti la porto sempre con me. Elisa Maria ha la pelle molto delicata e basta poco per provocarle un’irritazione. Io uso la Babygella ed è molto comoda da portare perché la confezione da 250 ml occupa davvero poco spazio.

Ho portato anche il Mylicon in caso di colichette, in modo da scongiurare qualsiasi evenienza. Anche se, come ho scritto sopra, non troppo lontano dalla spiaggia c’è una farmacia, quindi non sarebbe stato un problema se avessi dimenticato qualcosa.

Latte artificiale: come e quanto?

Questo è l’unico punto che richiede un minimo di organizzazione in più.

Purtroppo, io non ho latte e, nel mio caso, quello artificiale è stata una scelta obbligata. So che Elisa Maria cresce bene anche così, però avrei tanto voluto allattarla naturalmente. Poi, volete mettere la comodità di non doversi portare dietro tutta l’attrezzatura per la pappa?

Comunque, dato che non è così, ecco come mi sono organizzata.

Io uso il latte in polvere e ho portato da casa un biberon già pronto, riponendolo in questo contenitore della Chicco per mantenerlo alla giusta temperatura:

mare con neonati

Per le poppate successive, ho messo le dosi del latte -contando i misurini- in un recipiente ermetico sterilizzato e ho scaldato l’acqua che ho conservato in questo thermos:

mare con neonati

Se anche voi utilizzate il latte artificiale per i vostri piccoli, vi consiglio caldamente un thermos di questo genere. Quando sono a casa, la sera, prima di andare a dormire, faccio bollire l’acqua per le poppate notturne e si mantiene calda fino al mattino, così impiego meno tempo per preparare il latte a Elisa Maria.

La quantità basta per circa 3 poppate e quando sono fuori è ancora più comodo, perché non ho bisogno di cercare un bar e chiedere di scaldare l’acqua.

Mare con neonati: si può fare?

La risposta è: assolutamente si. La nostra prima volta al mare con la piccola è stata un successo: noi ci siamo rilassati e lei è stata molto tranquilla.

E’ tutto rose e fiori? No, certo. Guardate:

mare con neonati

Qualsiasi blogger sa bene che le foto devono rispettare determinate caratteristiche. Questa è sfocata, storta e non instagrammabile, come si dice in gergo, ma non siamo riusciti a farne una migliore. Proprio in quel momento la mia cucciola ha iniziato a strillare, aveva bisogno di coccole e non c’era verso di tenerla nella carrozzina.

Però ho scelto comunque di mostrarvela perché è autentica e senza filtri, proprio come qualsiasi esperienza con i bambini, soprattutto in viaggio. Il segreto? Non lasciarsi andare al nervosismo e prendere gli imprevisti con un sorriso.

Un’altra città di mare molto adatta alle esigenze delle famiglie con bimbi al seguito è Terracina. Presto andremo anche là in tre per la prima volta. Intanto, se volete scoprire qualcosa in più su Terracina, ne parlo in questo articolo: Vacanze al mare in centro Italia? Si,a Terracina!

Mamme, cosa ne pensate? Lascio la parola a voi. Siete mai andate al mare con i vostri bambini neonati? Mi raccontate la vostra esperienza?

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Cosa mangiare a Torino: largo allo street food!

cosa mangiare a torino

State programmando una visita alla città del Lingotto e siete curiosi di sapere cosa mangiare a Torino? Dimenticate per un attimo il classico repertorio culinario piemontese. Almeno per questa volta, al bando polenta e Bagna Cauda, largo allo street food!

In questo post vi parlerò di tre cibi tipicamente “di strada” da mangiare a Torino da poter gustare tranquillamente seduti nei migliori locali della città. Nel frattempo, vi consiglio di dare un’occhiata al mio post su cosa vedere a Torino: Due giorni a Torino fra musei, parchi e mercati

Cosa mangiare a Torino: 3 must da provare

La pizza fritta

La pizza fritta è senza alcun dubbio di origine napoletana, eppure è il primo street food che vi consiglio di mangiare a Torino.

Prima di raccontarvi come e quando si è diffusa anche in Piemonte, diamo un’occhiata alle sue origini.

La storia della pizza fritta

Se oggi possiamo gustare la sfiziosa variante della classica pizza tonda è merito dell’ingegno napoletano.

Le prime pizze fritte, infatti, nacquero come variante popolare della pizza tradizionale cotta nel forno a legna.

cosa mangiare a torino

Si racconta che, durante la seconda guerra mondiale, la pizza tonda fosse un alimento per ricchi, un po’ per la scarsità dei forni a legna, in quel periodo quasi completamente distrutti, un po’ per la difficoltà di reperire gli ingredienti per la farcitura.

Qualcuno allora pensò bene di friggere l’impasto in grandi pentoloni e di usare gli ingredienti che aveva in casa per insaporire la pizza.

La pizza fritta arrivò sui grandi schermi grazie al film “L’oro di Napoli”, dove Sophia Loren interpretava una donna partenopea che si guadagnava da vivere friggendo le pizze sull’uscio di casa.

Con il tempo, la pizza fritta si diffuse un po’ in tutto il Sud Italia, soprattutto in Puglia. Durante gli anni ’60 e ’70, molti pugliesi si trasferirono a Torino, attratti dalle opportunità lavorative offerte dalle fabbriche e dalle aziende che gravitavano attorno alla Fiat, portando in Piemonte la tradizione della pizza fritta.

Essendo un prodotto di tradizione popolare, la pizza fritta tradizionale veniva farcita -soprattutto a Napoli- con la ricotta e i ciccioli, ovvero gli scarti della carne di maiale. Da allora questo street food così goloso si è evoluto e oggi si può gustare in tantissimi modi diversi, con i ripieni più svariati.

Tutte le varianti della pizza fritta

cosa mangiare a Torino

La fantasia in cucina degli italiani da il meglio di sé nell’inventare nuovi modi per farcire la pizza fritta. Dal classico pomodoro e basilico all’aggiunta della mozzarella di bufala per i palati più tradizionali, passando per il grana, i friarielli e – variante gustosissima- il pesce nella versione marinara. In molti poi propongono la pizza fritta con l’aggiunta di erbe e spezie tipiche della tradizione mediterranea: origano, rosmarino, mentuccia, aglio e peperoncino.

Negli ultimi anni la pizza fritta sta conoscendo davvero un enorme successo e spesso viene proposta anche nei ristoranti, persino nelle varianti dolci.

Nel prossimo paragrafo vi racconto dove mangiare la pizza fritta a Torino.

Santi Pizza Fritta: la miglior pizza fritta di Torino

Questo locale si trova in zona San Salvario, conosciuta per la vivace vita notturna. Quì è possibile mangiare una pizza fritta da leccarsi i baffi.

Gli ingredienti usati per la farcitura della pizza sono molto variegati. Qualche esempio? Pomodoro e mozzarella, alici, burro, vitello tonnato e pinoli. Inoltre, per ogni gusto viene proposto un cocktail diverso che si sposa perfettamente con il ripieno della pizza. Insomma, da provare!

Dove si trova Santi Pizza Fritta: Via Claudio Luigi Berthollet 9.

Cosa mangiare a Torino: i tramezzini

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Il tramezzino è la versione italiana del sandwich inglese, le cui origini risalgono alla metà dell’ 800.

Esistono diversi racconti sulla nascita del sandwich. Pare che a inventare i primi sandwich sia stata la duchessa di Badford, Anne Marie Stanhope che, stanca di attendere la cena, preparò dei piccoli panini farciti con burro e cetrioli da accompagnare al tè delle cinque. Altri invece farebbero risalirne l’origine a un gruppo di giocatori incalliti, che inventarono dei panini farciti da mangiare velocemente per non interrompere la loro partita di pocker.

Chi inventò la parola “tramezzino” fu invece Gabriele D’Annunzio che non sopportava l’uso di termini stranieri all’interno della lingua italiana.

Il primo caffè italiano a proporre i tramezzini alla sua clientela si trova proprio a Torino, la città quindi è la casa del tramezzino italiano. Questo locale storico esiste tutt’ora ed è proprio quello in cui vi consiglio di mangiare i tramezzini a Torino. Ecco tutte le informazioni.

Il Caffé Mulassano, in Piazza Castello 15, è una piccola e accogliente caffetteria dall’ambiente molto esclusivo grazie alle atmosfere Liberty di un tempo. I tramezzini sono ovviamente la sua specialità. Tra le tante tipologie vi consiglio di provare assolutamente quello all’aragosta. Se siete in zona all’ora di colazione, sono ottimi anche i cornetti, magari accompagnati da una cioccolata calda, altra specialità tipica di Torino.

Cosa mangiare a Torino: il Kebab

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Arriviamo all’ultimo street food consigliatissimo da mangiare a Torino: il Kebab. Anche in questo caso, parliamo di un cibo d’importazione che ha saputo farsi strada nel cuore dei torinesi, un cibo che arriva da lontano.

La storia del Kebab

In Italia siamo abituati a pensare al Kebab come a una pietanza nord-africana e, in effetti, a Torino c’è una numerosissima comunità marocchina ed egiziana, ecco spiegata la presenza dei tanti ristoranti in città.

In realtà però, per trovare l’origine del Kebab dobbiamo andare in Iran, più precisamente nell’antica Persia. Pare infatti che a inventare il Kebab furono i soldati dell’esercito imperiale, utilizzando le loro spade come strumenti di cottura per i tranci di carne di agnello.

Da allora il Kebab si diffuse non solo in Medio Oriente, ma in tutto il continente asiatico, tanto che ogni Paese lo ha reinterpretato secondo le consuetudini locali.

Il Kebab a Torino

A Torino le varianti più diffuse sono il Kebab marocchino – servito al piatto e accompagnato da salsa piccante, salsa allo yogurt e humus di ceci- e il doner Kebap turco. Quest’ultimo viene servito all’interno o di un pane molto sottile che ricorda la nostra piadina romagnola, oppure con un panino lievitato al sesamo.

L’abbinamento del Kebab a riso, insalata e patatine fritte è nato dopo per venire incontro ai gusti degli occidentali e non è tipico del Medio-Oriente.

Ma dove mangiare il Kebab a Torino? Come dicevo prima, la città è piena di ristoranti, tuttavia vi consiglio senza ombra di dubbio Horas Kebab, in Via Berthollet 24/b, sempre in zona San Salvario. Oltre al classico Kebab, da Horas troverete tanti piatti della tradizione araba, tra i quali vi consiglio il Falafel -polpette di ceci- e il Gollash. Il Gollash è un dolce egiziano, variante del più famoso Baklava, tipico non solo del Medio Oriente ma anche dei Paesi Balcanici. Gli ingredienti base sono la pasta fillo, il miele, la cannella e la frutta secca. Vi consiglio di accompagnare il Gollash -o Baklava- a un classico bicchierino di tè verde aromatizzato alla menta. Provateci e non ve ne pentirete, l’abbinamento è eccezionale.

Spero di avervi fatto venire l’acquolina in bocca e di aver risposto -in modo anche un po’ alternativo- alla vostra domanda su cosa mangiare a Torino.

Buon appetito!

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Cosa vedere a Genova: tour marinaro con bambini (e non)

cosa vedere a genova

Se amate il mare e vi piacerebbe partire alla scoperta della Liguria, Genova è sicuramente il punto di partenza. Il mare è la sua caratteristica principale, ecco perché vi suggerisco di concentrarvi su questo elemento per scoprire da una prospettiva particolare la bellezza della città. Se vi state chiedendo cosa vedere a Genova, ecco un tour adatto a grandi e piccini, che vi permetterà di scoprire gli angoli più suggestivi di questa città marinara.

Genova e il mare: un amore lungo una storia

Tutta la storia di Genova è profondamente segnata dal mare, a partire dal Medioevo, il periodo di massimo splendore della città. Grazie al suo controllo sul Mediterraneo, la Repubblica di Genova riuscì a creare un vero e proprio impero mercantile che arrivava fino in Palestina. I genovesi divennero famosi in tutto il mondo allora conosciuto per la loro abilità di commercianti.

Il riflesso di questa grandezza si respira ancora oggi all’interno della città, non solo fisicamente, grazie al porto e alle industrie, ma anche, e soprattutto, culturalmente. I lunghi viaggi in mare hanno plasmato il carattere dei genovesi, rendendolo un popolo riservato ma fiero, capace di affrontare a testa alta le difficoltà. Vi assicuro che non è solo un modo di dire. Basti pensare alla forza con cui Genova ha reagito alle catastrofi degli ultimi anni, dalle alluvioni fino al crollo del ponte Morandi.

Cosa vedere a Genova, la città marinara del Nord-ovest italiano

Ora entriamo nel vivo di questo tour della Genova marinara. Come scrivevo nel paragrafo introduttivo, questa visita si adatta perfettamente alle famiglie con bambini. Si può fare tranquillamente in 3 giorni, anche 4, se, come me, amate i viaggi lenti e volete respirare davvero i luoghi che visitate.

Pronti per cominciare?

Acquario di Genova

Alla domanda su cosa vedere a Genova, si può rispondere cominciando dal suo famoso Acquario, che è un po’ il simbolo della città. Accedere all’interno del percorso significa avere davvero l’impressione di trovarsi in fondo al mare.

Ecco qualche dato tecnico: l’Acquario si sviluppa su una superficie di 27.000 chilometri quadrati e, al suo interno, sono presenti ben 200 specie vegetali diverse e circa 12.000 animali.

La visita base dura circa 3 ore. Tuttavia, si può prolungare il percorso acquistando una delle diverse esperienze proposte all’interno della struttura, tra cui la danza delle meduse e la visita alle vasche dei pinguini. Questi ultimi, assieme agli squali e ai delfini, sono gli animali più apprezzati dell’Acquario, soprattutto dai bambini.

Un consiglio super interessante: sul sito ufficiale è possibile acquistare un’esperienza da regalare, per festeggiare un compleanno in modo diverso dal solito. Se cercate un regalo alternativo per stupire qualcuno della famiglia, potrebbe essere un’idea. Per questo e molti altri dettagli sull’Acquario di Genova, vi allego il link del sito: https://www.acquariodigenova.it/

Porto Antico

cosa vedere a genova

La tappa successiva di questa visita a Genova è il Porto Antico, che si incontra subito dopo essere usciti dall’Acquario.

Come suggerisce il nome, si tratta di una zona storica in quanto, nell’antichità, era il luogo dove attraccavano le navi mercantili provenienti da tutto il Mediterraneo. Oggi è una zona vivace e moderna, un vero punto di attrazione per chi si accinge a conoscere la città. Secondo me, ci sono alcune cose assolutamente da non perdere, al Porto Antico, durante una visita a Genova.

  • Salire sull’ ascensore panoramico fino a 40 metri di altezza per ammirare la città dall’alto.
  • Visitare la Biosfera. Si tratta di una struttura moderna, molto all’avanguardia, di forma sferica. Per la sua costruzione sono stati utilizzati solo vetro e acciaio, seguendo le indicazioni dell’architetto Renzo Piano. Vi dirò, da fuori non dice molto, ma non lasciatevi ingannare, perché la vera bellezza si trova al suo interno. Si possono ammirare, infatti, molte specie di animali – tra cui tartarughe, pesci e uccelli- e vegetali – come palme, felci e diversi alberi esotici-. Insomma, una delizia per gli occhi per tutti gli amanti del verde e della natura.
  • Pattinare sul ghiaccio con vista mare. Credetemi è super divertente, sembra quasi di tornare bambini! Attenzione, però, la pista sul ghiaccio è aperta solo fino ad Aprile. Se visitate Genova in estate e vi piace il genere, un’alternativa potrebbe essere l’affitto del segway– che, sinceramente, a me non piace affatto, preferisco di gran lunga le biciclette. Ognuno ha i suo gusti, no? -.

Boccadasse

cosa vedere a genova

Un’altra cosa da visitare a Genova, specialmente in un tour incentrato sul mare, secondo me è Boccadasse. Come si intuisce dalla foto, è il borgo marinaro di Genova, dalle origini antiche e misteriose. Secondo una leggenda, sarebbe stato fondato da un gruppo di mercanti spagnoli. Il nome del borgo significa “bocca d’asino” e starebbe a indicare la forma della sua spiaggetta.

Consiglio: prendetevi un’intera giornata per visitare con calma Boccadasse. Fate un giro tra le casette colorate del borgo, rilassatevi sulla spiaggia ad ammirare il panorama, magari davanti a un bel bicchiere di vino e concludete con una cena a base di pesce in uno dei ristoranti vicini. Credetemi. tornerete in albergo davvero rilassati, ne vale la pena!

Museo del Mare

Ecco un’altra tappa interessante per tutti gli amanti del mare, grandi e piccini.

Questo museo si sviluppa su 4 piani e, all’interno, ci sono diverse sale interattive che raccontano il viaggio in mare durante le epoche passate. Non mancano poi riproduzioni di vascelli, barche e carte nautiche. Tuttavia, il Museo del Mare offre molto altro: dalla visita al sottomarino alle mostre sui flussi migratori italiani nei secoli, toccando, ovviamente, anche la figura di Cristoforo Colombo.

Orari d’apertura e prezzi

Da Marzo a Ottobre il Museo del Mare è aperto tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,30. Da Novembre a Ottobre, invece, è chiuso il lunedì e la chiusura serale è anticipata di un’ora, fatta eccezione per i giorni festivi.

Il prezzo del biglietto base per gli adulti è di 13,00 euro per la visita al solo museo, 19,00 se si vuole aggiungere la visita al sottomarino. I bambini hanno diritto a diverse riduzioni che possono cambiare in base al periodo. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata in rete o rivolgervi al proprietario dell’hotel in cui alloggerete.

Casa di Cristoforo Colombo

Probabilmente non è la cosa più importante da vedere a Genova, ma nel nostro tour marinaro non poteva mancare una visita – seppur breve- alla casa natale di Cristoforo Colombo! Vedrete, soprattutto se viaggiate con bimbi che stanno studiando per la prima volta la storia della scoperta dell’America, la visita sarà un successo.

L’edificio è davvero molto antico. Di origine medioevale, è stato poi ristrutturato nel ‘700. Si pensa che anticamente doveva essere alto 4 piani. Al piano terra c’era la bottega del padre di Colombo, un commerciante e tessitore di lana. Il resto della casa, oggi, si sviluppa su due piani ed è la sede del polo museale del Comune di Genova.

Cosa vedere a Genova: i Parchi di Nervi

La conclusione di questo tour è davvero spettacolare. I Parchi di Nervi sono un insieme di giardini monumentali che si estendono per oltre 90.000 chilometri quadrati. Al loro interno ci sono diverse ville signorili, circondate da roseti e colonie di scoiattoli.

Consiglio: entrate nel Parchi attraversando la Passeggiata Anita Garibaldi. Questo percorso ha una lunghezza di circa 3 chilometri e, partendo dal porto di Nervi, si affaccia su un bellissimo lungomare frastagliato, dove si formano calette e piscine naturali. L’atmosfera è molto suggestiva e vi permetterà di ammirare il mare genovese da un punto di vista diverso.

Come vedete, l’elenco delle cose da fare è davvero lungo e, se siete alla ricerca di cosa vedere a Genova, non resterete certo delusi.

Buon viaggio amanti del mare!

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Dolci tipici di Carnevale: alla scoperta delle tradizioni italiane

dolci tipici di carnevale

Carnevale non è sinonimo soltanto di maschere e stelle filanti, ma anche di dolci profumati che, con la loro fragranza, riempiono la cucina rallegrando i pomeriggi di Febbraio. Da Nord a Sud, ecco quali sono i dolci tipici di Carnevale.

Dolci tipici di Carnevale: i miei preferiti

In questo periodo, spesso, torno con il pensiero agli anni di quando ero bambina. La cucina di mia nonna si riempiva di farina e coriandoli, mentre lei preparava per tutti i nipoti i dolci tipici del Carnevale più diffusi dalle nostre parti, la provincia di Roma. Quei dolci mi hanno accompagnata negli anni e anche oggi continuano ad essere i miei preferiti.

  • Frappe: in realtà sono conosciute in tutta Italia, anche se con nomi diversi. Alcuni le chiamano Chiacchiere, altri Bugie. In ogni caso, tutti sembrano evocare la leggerezza e l’allegria tipiche di questo periodo, dunque non poteva esserci nome più adatto per questi dolcetti di Carnevale. Le frappe sono sfoglie friabili e sottili ricoperte di zucchero a velo. Si possono trovare confezionate o vendute sfuse, soprattutto nel caso di produzione propria, tipica di forni e pizzerie.
  • Castagnole: il nome deriva proprio dalle castagne, in quanto queste frittelle hanno la stessa dimensione. Sono palline fritte o cotte in forno ricoperte di zucchero. Nella versione classica sono semplici, tuttavia spesso nelle pasticcerie si trovano varianti con farciture molto golose alla crema o al cioccolato.

I classici intramontabili

Alcuni dolci non passano mai di moda. Pur essendo tipici di questo periodo, sono talmente conosciuti che, nelle pasticcerie, si possono trovare in qualsiasi periodo dell’anno.

dolci tipici di carnevale
  • Ravioli dolci: come suggeriscono il nome e la forma, si richiamano ai ravioli di pasta sfoglia utilizzati come primo piatto salato, solo che, in questo caso, l’impasto è dolce. Solitamente il ripieno è a base di crema o cioccolato. In alcune regioni vengono serviti accompagnati da una porzione di marmellata.
  • Cenci: sono dolcetti simili alle Frappe, tanto che in alcuni casi si usa indifferentemente l’uno e l’altro nome per indicare entrambe le preparazioni. Vengono cotti in forno oppure fritti in olio bollente. I Cenci sono una ricetta toscana e nell’impasto contengono il Vin Santo. Si accompagnano bene con la confettura alla marmellata.
  • Struffoli: di origine napoletana, sono palline a base di uova e farina cotte in olio bollente, solidificate tra loro grazie al miele caldo. Gli Struffoli si decorano con i confettini colorati, cosa che li rende molto graditi ai bambini.
  • Frittelle: non hanno certo bisogno di presentazioni! Ne esistono infinite varianti, in alcune zone del Lazio sono molto diffuse con la farcitura alle mele o ai frutti di bosco.
dolci tipici di carnevale

Altri dolci di Carnevale nelle regioni italiane

I dolci che seguono sono forse meno conosciuti rispetto agli altri, tuttavia sono ben radicati nelle tradizioni dei territori da cui provengono.

  • Friciò piemontesi: sono dolcetti simili alle Castagnole, ma dalla forma leggermente più allungata. Di solito sono fritti nell’olio bollente e vengono serviti caldi con una spolverata di cacao amaro o zucchero a velo. La scorza di limone nell’impasto e il ripieno di uvetta rendono i Friciò piemontesi morbidi e profumati.
  • Crescionda spolentina: come suggerisce il nome, è un dolce della tradizione umbra, tipico di Spoleto. Si tratta di una torta multistrato con amaretti, rum e cannella. Nonostante a Carnevale si prepari sempre la versione dolce, ne esiste anche una salata, simile a una focaccia.
dolci tipici di carnevale
  • Graffe: di origine napoletana, sono ciambelle fritte molto semplici, ricoperte di zucchero.
  • Girelle di Carnevale: tipiche delle Marche, in alcuni paesini vengono chiamate anche Arancini, ma non hanno nulla a che vedere con le crocchette di riso siciliane! L’impasto di queste girelle è assolutamente dolce. Aromatizzate all’arancia, risultano molto soffici e spesso l’uvetta e il cioccolato arricchiscono la superficie delle girelle rendendole ancora più sfiziose.

Insomma, a me è venuta fame scrivendo questo articolo! Quali sono i vostri dolci preferiti in questo periodo? Conoscete altri dolci tipici di Carnevale da aggiungere alla lista?

Per altre curiosità sul Carnevale, cliccate sul link: https://michelamilani.it/origine-carnevale-maschere/

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Carnevale in centro Italia: 5 mete imperdibili

carnevale in centro Italia

Pensando al Carnevale, ci vengono subito in mente Rio de Janeiro e Venezia, le due città legate per eccellenza alle maschere. Eppure, non sempre è possibile recarvisi. Che sia per il budget più elevato – soprattutto nel caso di Rio- o per mancanza di tempo, ecco 5 mete imperdibili dove trascorrere il Carnevale in centro Italia.

Si tratta di destinazioni tutte facilmente raggiungibili da ogni provincia -o quasi- delle regioni centrali, dunque sono perfette per trascorrervi il weekend. Se poi avete a disposizione qualche giorno in più, vi consiglio di fermarvi a visitare queste località, in quanto sono piene di storia e attrattive.

Allora, siete pronti per scoprire i più bei festeggiamenti del Carnevale in centro Italia?

Carnevale in centro Italia: le località imperdibili

Toscana

carnevale in centro Italia
  • Viareggio: il Carnevale di Viareggio è forse il più conosciuto in Italia, assieme a quello di Venezia. I carri allegorici, realizzati in cartapesta, raccontano i grandi temi di attualità del Paese in chiave satirica. La politica sembra essere l’argomento più gettonato e la popolazione è molto fiera dei carri allegorici. Ogni anno ci sono in palio diversi premi per il carro più bello, fantasioso o tradizionale. Durante il Carnevale i rioni della città di Viareggio vengono addobbati a festa e la sfilata dei carri è accompagnata da balli e canti. A partire dal tardo pomeriggio in poi è anche possibile gustare dell’ottimo cibo tipico. Se avete tempo, vi consiglio di visitare il Museo delle Maschere.

Marche

carnevale in centro Italia
  • Fano: il Carnevale di Fano è uno dei più belli del centro Italia ed ha origini molto antiche. Le fonti cittadine raccontano dei festeggiamenti a partire dalla metà del 1400. Anche a Fano i carri allegorici vanno a braccetto con la satira e, come in molte altre località italiane, vengono bruciati a inizio della Quaresima. Questo gesto simbolico rappresenta la fine dei festeggiamenti e l’inizio del periodo di purificazione prima della Pasqua. Una curiosità: il Carnevale di Fano è definito il più dolce d’Italia, in quanto, durante le sfilate, dai carri allegorici vengono lanciati cioccolatini e caramelle.

Carnevale in centro Italia: Emilia Romagna

  • Cento: nel settore delle maschere, Cento è un’autorità. Sapete che la città è gemellata con Rio de Janeiro? Del resto, anche a Cento il Carnevale ha origini molto antiche e i suoi organizzatori non si sono mai risparmiati. Da queste parti esistono diverse società carnevalesche, tuttavia la notizia più tenera è il lancio di peluche dai carri allegorici. Immaginate la gioia dei più piccoli!

Lazio

  • Ronciglione: in questa cittadina il Carnevale non è solo divertimento. Molti eventi che hanno luogo durante i festeggiamenti sono legati alla storia. Le figure più importanti sono gli Ussari, cavalieri ottocenteschi che attraversano il centro della città a cavallo in ricordo delle lotte contro le dominazioni straniere. Dopo la sfilata dei cavalieri, il lato giocoso della festa riprende il sopravvento. La tradizione più importante è quella del Martedì Grasso, quando il Re del Carnevale riceve in consegna le chiavi della città fino al giorno delle Ceneri.

Campania

carnevale in centro Italia
  • Napoli: la città partenopea non ha bisogno di presentazioni. Tuttavia a Carnevale si anima di feste, danze popolari, canti e sfilate allegoriche tanto da essere tra le mete imperdibili per il Carnevale in centro Italia. Le origini dei festeggiamenti si perdono nei secoli, tuttavia, fino al 1600 solo la nobiltà aveva l’usanza delle maschere. I più poveri organizzavano un Carnevale tutto loro, contrapposto a quello dei signori. Alcune notizie che ho trovato nel web parlano di gravi incidenti a seguito degli assalti ai carri allegorici dei nobili. Oggi, la tradizione più importante a Napoli è il funerale del Carnevale. Carnevale viene interpretato da un uomo in carne su un letto di salumi, mentre i napoletani intonano canti tradizionali.

Spesso ci dimentichiamo di quanto sia bella l’Italia e non sempre occorre andare lontano per trovare la meta che fa per noi. Come nel caso del Carnevale in centro Italia. Forse alcune delle località di questo articolo non hanno la fama internazionale di Venezia e Rio de Janeiro, tuttavia sono ideali per un weekend all’insegna del divertimento, senza troppo impegno o dispendio economico.

A proposito, conoscete la vera storia del Carnevale? In questo articolo trovate tante curiosità interessanti sull’origine della festa e delle tipiche maschere italiane: https://michelamilani.it/origine-carnevale-maschere/

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Le origini del Carnevale, viaggio nella storia delle maschere

origini di carnevale

Per la gioia dei piccini ma non solo, Febbraio è uno dei mesi più allegri dell’anno grazie al Carnevale. Le strade si riempiono di carri allegorici, maschere e coriandoli. Ma quali sono davvero le origini del Carnevale e dove nascono le maschere che conosciamo fin da bambini?

Le origini del Carnevale: l’antica Roma

origini di carnevale

Nell’ antica Roma il mese di Febbraio era associato alla fine dell’inverno, il periodo in cui la natura tornava a vivere. Per l’occasione venivano organizzati grandi banchetti e feste danzanti in onore di Saturno. Si trattava di un’antica divinità greca poi romanizzata. Secondo la leggenda, infatti, Saturno sarebbe stato scacciato dall’Olimpo da Giove e costretto a rifugiarsi in Italia. Saturno rappresentava per i romani il dio dell’abbondanza e della fertilità, tanto che spesso veniva raffigurato con una falce tra le mani. Durante i festeggiamenti in suo onore i ricchi patrizi festeggiavano assieme ai servi e venivano dimenticate tutte le convenzioni sociali. Le festività romane in onore di Saturno rappresentano la più antica origine del Carnevale.

Le origini del Carnevale: l’epoca cristiana e il Rinascimento

Per trovare un sentimento religioso nel Carnevale si deve fare un salto fino alla diffusione del cristianesimo. A partire dal Medioevo viene coniato il termine come noi oggi lo conosciamo. La parola Carnevale, infatti, deriva dal latino “carnem levare”, ovvero togliere la carne. Il termine fa rimento al grande banchetto del Martedì Grasso prima delle Ceneri. Da questo momento il Carnevale diventa un periodo di festa e allegria prima della purificazione della Quaresima.

origini di carnevale

Durante il periodo rinascimentale nascono i carri allegorici. Le maschere, soprattutto in alcune regioni italiane, diventano sempre più raffinate. Il Carnevale di Venezia ancora oggi è sicuramente il più famoso in Italia e i costumi sono delle vere e proprie opere d’arte. A partire dal Rinascimento il Carnevale perde gran parte del suo significato religioso, tornando a essere un momento di svago per adulti e bambini.

Tra il 1700 e il 1800, grazie alla Commedia dell’Arte, nascono le maschere tradizionali italiane, che accompagnano tutti noi fin da quando eravamo piccoli.

Le origini del Carnevale: le maschere più famose

Tutte le maschere italiane della Commedia dell’Arte riprendono, in modo più o meno accentuato, i tratti distintivi delle classi sociali dell’epoca. Queste sono le più famose:

  • Arlecchino: una delle mie maschere preferite. Secondo la tradizione, Arlecchino era molto povero, tanto da non potersi permettere un costume per il Carnevale. Così i suoi compagni portarono ad Arlecchino tanti pezzetti di stoffa che vennero cuciti fino a diventare un unico abito colorato. Nella Commedia dell’Arte Arlecchino incarna la pigrizia, ma anche l’astuzia e il coraggio.
  • Brighella: acerrimo nemico di Arlecchino. Come si intuisce dal nome, Brighella ama attaccar briga con chiunque gli capiti a tiro, stando ben attento, però, a essere molto ossequioso verso la nobiltà. Il costume tipico di Brighella è una divisa detta “livrea”, con inserti bianchi e verdi, simbolo di fedeltà al suo padrone.
  • Colombina: una bella servetta bugiarda e vanitosa. Ama farsi rispettare e combina tanti guai pur di mantenersi leale alla sua padrona. I colori tradizionali del suo abito sono il blu della gonna e il rosso delle calze. Colombina è l’unica maschera femminile della Commedia dell’Arte italiana.
  • Pantalone: il nome è tutto un programma. Pantalone è il peggior avaro che si possa immaginare. Commerciante di professione, crede di essere un personaggio molto autoritario. La maschera tradizionale si compone di una camicia, una calzamaglia e un mantello rosso.
  • Pierrot. Ora entriamo in una disputa controversa. Secondo i più, Pierrot sarebbe infatti una maschera francese. Secondo altri, invece, si tratterebbe di un personaggio teatrale nato in Italia nel 1500 circa. La maschera rappresenta l’innamorato respinto. Il nome antico sarebbe Petrolino, poi trasformato nel francese Pierrot soltanto in un secondo momento. Di solito Pierrot non è considerato una tipica maschera italiana e dubito che sapremo con certezza la sua vera origine. Io comunque l’ho inserito nella lista in quanto è forse la mia maschera preferita. 🙂
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  • Pulcinella: ora ci addentriamo nell’Italia più profonda, precisamente a Napoli. Conosciuta in tutta Europa, questa maschera ha origini napoletane d.o.c ed era una della più rappresentate in teatro. L’abito tradizionale si compone di camicia, pantaloni e cappello appuntito, tutto di colore bianco, con una maschera nera sul viso. Pulcinella incarna ed esaspera tutti i difetti dell’antica borghesia napoletana, dall’avarizia all’insolenza. La sua caratteristica più famosa è l’incapacità di mantenere i segreti -conoscete il detto “il segreto di Pulcinella”?- .

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