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Del bourn-out lavorativo e delle salite per realizzare un sogno

bourn out lavorativo

C’era una volta una ragazza che viveva dei suoi sogni, che amava scrivere e non vedeva l’ora di girare il mondo.

Tenne duro per anni, prima scrivendo nelle pause del lavoro, poi con la sua bambina neonata in braccio, infine la notte, mentre la piccola dormiva.

Finché un bel giorno cominciarono ad arrivare i primi riconoscimenti e, soprattutto, tante offerte di lavoro che quando ne capita una sola di quel genere è già la chance di una vita.

Essendo una mamma, non se la sentiva di accettare ruoli così impegnativi, e nonostante la tristezza per le opportunità perse, era consapevole di aver imboccato la strada giusta e continuava a resistere, combattendo a denti stretti per realizzare i suoi sogni.

Finché un giorno di Settembre, stremata, cadde in una specie di bourn out. Prese a calci la porta del salotto, e per un istante fu tentata di riservare lo stesso trattamento al suo computer, compagno di sogni e di scrittura. Per la prima volta dopo oltre un anno, aveva persino saltato l’appuntamento settimanale con i lettori del suo blog.

Quel giorno però, fu anche quello del risveglio. Perché quella donna ammise a sé stessa che non c’è organizzazione o volontà che tenga, alla lunga, se non si riceve un minimo di supporto da quella società che troppo spesso viene identificata come un’entità astratta, dimenticandoci che la società è composta da ognuno di noi.

Allora prese coscienza dei suoi limiti, accettando di fare meno, nonostante la ferrea volontà di realizzare cento, mille sogni.

E promise a chi non credeva in lei che un giorno, nessuno sarebbe potuto entrare in una libreria senza leggere il suo nome e chiunque avesse aperto una qualsiasi pagina sul web, avrebbe trovato i suoi pezzi a fargli compagnia.

Cosa voglio dirti

Ho voluto raccontarti uno spaccato della mia giornata, una di quelle decisamente no, per dirti che, se ti senti stremato, ti capisco.

Non importa che tu sia uomo o donna e non importa neppure che lavoro fai.

Quando le cose non vanno come vorresti, riparti da te.

Spegni il telefono per un giorno, beviti un caffè, fai una passeggiata, gioca con i tuoi figli se ne hai e guardali negli occhi.

La sera poi, o anche il giorno successivo, riparti da te, ancora una volta.

Ricordati chi sei e da dove sei partito, pensa al tuo obiettivo e focalizzalo nella tua mente, ripercorrendo tutti i passi che ti hanno portato dove sei adesso. Poi, inizia a fare qualcosa, non importa cosa, ma fallo. Sistema la tua scrivania, riordina le fatture, scrivi quell’ e-mail al collega che ammiri e che ti ispira tanto.

Ricomincia, ma a piccoli passi. E prima che tu te ne renda conto, quei passi si trasformeranno in un percorso meraviglioso. Un percorso costellato di salite e cadute rovinose. Ma che, alla fine, sarà proprio quello che ti condurrà esattamente dove sogni di essere.

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Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

come lavora un blogger di viaggi

Chi è un blogger di viaggi? Soprattutto, come lavora un travel blogger?

Oggi cercherò di rispondere a queste domande e voglio farlo parlandovi del saggio che ho appena pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori.

Se mi leggete, ricorderete che lo scorso anno, per un po’ ero letteralmente sparita dai social. A dire la verità, per un po’ sparii anche dal blog e solo in seguito scrissi un post per raccontarvi che stavo lavorando a un progetto. In realtà, avevo detto solo questo senza aggiungere altro, anche perché non ero affatto certa dei risultati. Oggi posso dirvi che stavo lavorando alla redazione del saggio, il cui titolo è molto eloquente: “Miti e leggende sul Travel Blogging. Cosa significa essere un travel blogger professionista”.

Prima di entrare nel dettaglio, voglio dire due parole su cosa mi ha spinto a trattare questo argomento.

Miti e leggende sul Travel Blogging: perché?

Partiamo dal principio.

Soprattutto in Italia, siamo ancora molto indietro in fatto di smart working e lavoro on-line. Diciamo che siamo un filo troppo legati al concetto di lavoro tradizionale. Ricordo bene le risatine di tante persone all’apertura di questo blog. La domanda più gettonata era: ” Vuoi diventare come Chiara Ferragni?”. Per carità, molti erano in buona fede, questo però mi ha fatto riflettere su una cosa: tanti non sanno cos’è un blog e non hanno idea delle opportunità che se ne possono ricavare.

Se parliamo di viaggi, poi, lo stereotipo più comune è quello di qualcuno in vacanza che vive postando foto dalla mattina alla sera. Questo anche grazie a una comunicazione fuorviante da parte di alcuni soggetti, comunicazione che scredita tutta la categoria, generando confusione tra lettori e aziende che con i travel blogger potrebbero lavorare. Basti pensare al marasma che circola attorno ai concetti di blogger, influencer e travel influencer, tanto per dirne una.

A tutto questo aggiungiamo pure che io appartengo alla categoria femminile e molti vedono il mio lavoro come una sorta di hobby remunerativo in attesa che mia figlia cresca, per trovare -citazione- “un’occupazione seria”.

Terzo e ultimo punto, il Covid non ha certo aiutato il turismo italiano. A essere sinceri, non penso che si possa dare la colpa di tutto alla pandemia, perché il settore turistico nel nostro Paese soffre di carenze strutturali. Ne parlo qui: Criticità del turismo italiano: la percezione del Bel Paese all’estero. Diciamo però che ha dato il colpo di grazia a tante imprese del settore.

Alla luce di tutto questo, lo scopo del saggio è:

  • sfatare i miti più comuni che circolano sulla professione del blogger di viaggi;
  • raccontare davvero cosa significa essere un travel blogger professionista, inteso come qualcuno che guadagna da tale attività-;
  • dimostrare che i blogger possono essere parte attiva nel rilancio del modello turistico italiano.

Miti e leggende sul Travel Blogging: cosa troverete nel saggio

Prima di raccontarvi un po’ nel dettaglio i contenuti, preciso che questo NON è un manuale su come diventare travel blogger. Ci sono altri che prima di me hanno affrontato questo argomento in modo eccellente e non aveva senso ripetere una cosa già trattata.

Il saggio, però, analizza a fondo il mondo del travel blogging, offrendo una serie di spunti e riflessioni da cui partire, utili soprattutto a chi sogna di intraprendere questo lavoro, diventando, a tutti gli effetti, un travel blogger professionista.

Struttura e contenuto

Ora vi parlo di cosa troverete all’interno.

Storia del blogging

Il primo capitolo esplora cos’è un blog e come si è evoluto, fino a parlare del blogger in termini professionali, cercando di chiarire l’eterna diatriba tra la figura del blogger e quella del giornalista.

Cosa rende professionisti?

Ovvero, quali sono quegli elementi che permettono di monetizzare un blog di viaggi, facendone un lavoro a tutti gli effetti?

Io vi parlo di:

  • passione per i viaggi
  • scelta della nicchia
  • anzianità del dominio
  • importanza della credibilità
  • creazione di relazioni interpersonali

Stereotipi sul Travel Blogging

Avete presente i falsi miti di cui vi parlavo prima? Quelli che vedono i travel blogger ricchi sfondati e senza far nulla tutto il giorno? Qui scoprirete perché non è così.

Blogger, influencer e travel influencer

In questo capitolo si cerca di far chiarezza su temi dove impera la confusione. Direi che potrebbe essere interessante soprattutto per i giovanissimi, che sono spesso la parte lesa quando parliamo di professioni on-line.

Uso dei social + come lavora un travel blogger

Da qui inizia la parte che secondo me è la più interessante, perché si vedono le cose in pratica.

Ho analizzato l’uso che fanno dei social network alcuni travel blogger italiani, diversi per stile e nicchia.

I travel blog di cui parlo sono:

  • Viaggio Solo Andata
  • Mangia Vivi Viaggia
  • Ti Racconto un Viaggio

Si parla anche di:

  • etica
  • collaborazioni con Enti del Turismo e strutture ricettive

Case Histories

Nel capitolo 7 troverete due casi studio che, a parere mio, possono far riflettere tantissimo chi lavora, o vorrebbe lavorare, come travel blogger.

Ho analizzato la storia, le tematiche e il modo di fare blogging di due fra i principali travel blogger italiani.

Chi?

Andrea Petroni e Federica Piersimoni. Se volete entrare nel settore sicuramente li conoscete già, anche perché non hanno certo bisogno di presentazioni.

Il progetto “Un Blogger per l’Italia”

L’ultimo capitolo, infine, parla di un progetto nato durante i lunghi periodi di quarantena per rilanciare il turismo italiano. Ideato da Valentina Carbone, altra professionista che stimo tantissimo, “Un Blogger per l’Italia” vanta molte iniziative già realizzate, descrivendo bene l’imprenditorialità dei travel blogger italiani. Anche in questo caso, si aprono molti spunti di riflessione.

Miti e leggende sul Travel Blogging: dove acquistarlo

Concludo lasciandovi i link dove, se volete, potete acquistare il mio saggio.

http://luoghinteriori.it/collane/collane/saggi-li/miti-e-leggende-sul-travel-blogging/

https://www.lafeltrinelli.it/miti-leggende-sul-travel-blogging-libro-michela-milani/e/9788868643447

https://www.unilibro.it/libro/milani-michela/miti-leggende-travel-blogging-cosa-significa-essere-blogger-professionista/9788868643447

https://www.mondadoristore.it/Miti-leggende-sul-travel-Michela-Milani/eai978886864344/

https://www.amazon.it/leggende-blogging-significa-blogger-professionista/dp/8868643448

Lavorare come travel blogger professionista: la vostra opinione

Quel che spero di trasmettere, è che:

  • fare il travel blogger è un lavoro a tutti gli effetti;
  • servono formazione ed esperienza sul campo;
  • i travel blogger possono essere le nuove figure chiave del turismo italiano.

Siete d’accordo? Travel blogger, avete voglia di raccontarmi la vostra esperienza?

Se invece dall’altra parte dello schermo ci sei tu, travel blogger alle prime armi, che non sai come partire e vorresti un percorso cucito sulle tue esigenze, allora ti invito a dare un’occhiata alla pagina Lavora con me e a scrivermi senza impegno per una chiacchierata conoscitiva. Ti aspetto 🙂

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Monetizzare un blog di viaggi: tutte le possibilità

monetizzare un blog di viaggi

Questa è una domanda che, prima o poi, si pone chiunque voglia rendere il blog parte integrante del suo lavoro: come monetizzare un blog di viaggi?

In altre parole: come guadagnare con un travel blog?

Per farlo, esistono tantissime possibilità che cercherò di raccontarvi. Nell’ultima parte dell’articolo, poi, vi parlerò di come ho iniziato io e del perché ho scelto una strada ben precisa.

Iniziamo.

Il travel blogger è un libero professionista

Gestire un blog di viaggi è un lavoro che tocca aspetti diversi, motivo per cui ho scelto di iniziare parlando dell’inquadramento fiscale e professionale del travel blogger.

In Italia i blogger sono considerati liberi professionisti, quindi per essere in regola a livello fiscale devono lavorare con Ritenuta d’Acconto o Partita Iva.

Nulla di questo riguarda chi gestisce un blog amatoriale, ma è indispensabile essere ben informati nel momento in cui decidete di rendere un blog una fonte di introiti. Altrimenti si rischia di incorrere in sanzioni senza nemmeno sapere perché.

Nel nostro Paese la Partita Iva è obbligatoria non solo quando si supera un fatturato di 5.000 euro annui, ma anche quando viene a mancare il principio dell’occasionalità del lavoro.

Quindi, prima di muovervi, fate una bella chiacchierata con un commercialista per capire se avete subito bisogno della Partita Iva o se, invece, potete sfruttare il sistema della Ritenuta d’Acconto.

In pratica, il commercialista deve diventare il vostro punto di riferimento.

Monetizzare un blog di viaggi

Fatta questa premessa, vediamo tutte le possibilità per iniziare a lavorare con un blog.

Le informazioni che riporto in questo articolo valgono per tutti i settori, ma noi le decliniamo al mondo dei viaggi per rendere il discorso il più completo possibile.

Guadagnare con la pubblicità

monetizzare un blog di viaggi

Una delle tecniche più utilizzate in assoluto per monetizzare un travel blog è l’inserimento delle pubblicità all’interno del vostro spazio virtuale.

Di solito le inserzioni appaiono all’interno degli articoli, nel corpo del testo oppure nella parte finale.

Ma come funziona tutto questo?

Google Adsense

Come suggerisce il nome, Google AdSense è il programma di annunci pubblicitari gestiti da Google.

Non tutti possono accedervi, perché, dopo aver fatto l’iscrizione, sarà Google a decidere il responso, sulla base dell’analisi di alcuni parametri del blog. In genere vengono presi in considerazione l’anzianità del dominio, la fiducia che il motore di ricerca ripone nel blog e il numero di visitatori mensili.

Nel momento in cui si riceve un feedback positivo, è possibile cominciare a inserire le pubblicità mostrandole agli utenti.

Gli introiti che derivano dalle inserzioni si basano sul calcolo di due criteri differenti.

  • Il blogger riceve una percentuale ogni volta che un lettore vede l’inserzione –pay per view-;
  • oppure, si guadagna nel momento in cui l’utente clicca sull’annuncio per saperne di più –pay per click-.

Fin qui sembrerebbe tutto molto semplice, in realtà bisogna fare attenzione ad almeno due punti.

  • Il primo riguarda la quantità di banner presenti sulla pagina. Bisogna assolutamente trovare un equilibrio, altrimenti si rischia di infastidire i lettori che potrebbero sentirsi surclassati di pubblicità ed esserne talmente infastiditi da abbandonare la pagina.
  • Il secondo punto è il tema di questi annunci che, ovviamente, devono -o dovrebbero- rispettare non solo i valori del blog, ma anche le sue peculiarità. Infatti, sarebbe incoerente parlare di viaggi low-cost e poi inserire un banner sui gioielli di lusso. Coerenza quindi è la parole d’ordine 🙂

Le affiliazioni

Spesso vengono confuse con la pubblicità vera e propria, ma in realtà sono un’altra cosa.

Diventare affiliato di un’azienda, significa promuoverla sul blog al proprio pubblico, ricevendo una percentuale sulla vendita ogni volta che un utente acquisterà un suo prodotto/servizio cliccando sul link o sull’annuncio presente nel blog.

Quindi è un po’ diverso dal mostrare un banner pubblicitario.

Con quali aziende potrebbe affiliarsi un blog di viaggi?

Le soluzioni sono tantissime, ma io consiglio sempre di restare in tema.

Se parlate di viaggi, cercate di stringere accordi con aziende che ruotano attorno al nostro settore, come:

  • compagnie di viaggi
  • strutture ricettive
  • tour operators

Qualche considerazione personale

Questi sistemi di monetizzazione vengono spesso demonizzati da alcuni blogger.

Personalmente non ci vedo nulla di male nell’inserire un banner pubblicitario, soprattutto se, come dicevo prima, questo viene fatto con una certa coerenza.

Sicuramente si tratta di un buon modo per iniziare a guadagnare con un blog perché sono rendite passive che non portano via tempo e questo è già un ottimo motivo per prendere in considerazione la pubblicità.

Io non l’ho ancora fatto perché ho da poco chiuso una Partita Iva che non c’entrava niente con il mio lavoro da blogger. Se tutto andrà come spero, a breve dovrei aprirne una nuova collegata a questa attività.

L’unico neo, se così vogliamo definirlo, di tutto questo infatti è proprio la Partita Iva.

Inserire un banner pubblicitario su un blog significa promuovere una certa azienda continuamente, quindi viene a mancare l’elemento dell’occasionalità del lavoro e, come dicevo all’inizio, comporta la regolarizzazione della situazione fiscale.

Quindi è un sistema di guadagno poco adatto agli inizi ma sicuramente da non scartare in seguito, anche perché -questo è un altro punto da valutare- c’è la legge dei grandi numeri. Più alto è il numero di visitatori mensili del blog, maggiori saranno i ricavi che derivano da pubblicità e affiliazioni.

Scrivere articoli sponsorizzati

monetizzare un blog di viaggi

L’altra strada da seguire per monetizzare un blog di viaggi passa per le sponsorizzazioni.

In sostanza, significa scrivere articoli sul proprio blog per recensire un prodotto o servizio di un’azienda, a cui aggiungere solitamente un link di riferimento.

Anche in questo caso c’è chi demonizza i post sponsorizzati perché, secondo molti, una recensione a pagamento non è veritiera.

Personalmente non sono d’accordo, perché quando un blogger consiglia un brand o un servizio, sa perfettamente di esporsi in prima persona. Quindi, se è un professionista, lavorerà per redigere un articolo dove esprime sicuramente la sua opinione, elencando anche eventuali criticità e debolezze di ciò che recensisce. Certo, ci sono pure le eccezioni perché conosco gente che si è svenduta per 20,00 euro, ma questo accade in tutti i settori, non solo nel travel blogging.

Quindi il trucco è puntare su aziende di un certo valore e trovare un equilibrio, perché il blog non può e non deve trasformarsi in un contenitore pubblicitario, con il rischio di far scappare i lettori a gambe levate.

Quanti articoli sponsorizzati accettare?
Non c’è un numero stabilito, ma per evitare di perdere in professionalità, questi devono essere in proporzione molto inferiore rispetto ai contenuti gratuiti.

Vogliamo sbilanciarci?

Diciamo allora che, secondo me, 1 a 10 è la scala ideale, fermo restando che tutto quello che sponsorizzate deve essere in linea con i vostri valori e l’argomento del blog.

Ad esempio, accettate un articolo sponsorizzato sui passeggini solo se avete figli e viaggiate con i bambini, altrimenti, non solo non ha senso, ma perdete anche in credibilità.

Ne vale la pena?

Fin ora non ho mai accettato nessun articolo sponsorizzato perché i prodotti di cui avrei dovuto parlare non c’entravano nulla con i viaggi -tipo cerotti e cibo per animali-. Magari avrò perso qualche centinaio di euro, ma almeno non ho snaturato il mio lavoro.

Sulla base di queste considerazioni, è chiaro che un blogger non può vivere solo di articoli promozionali. Questi sono di contorno, ma il guadagno che deriva da un travel blog -quello serio- è altro.

Ve ne parlo nei prossimi paragrafi.

Monetizzare un blog di viaggi: lavorare con aziende ed Enti del turismo

monetizzare un blog di viaggi

Adesso arriviamo al cuore del lavoro di un travel blogger, ovvero la collaborazione con gli Enti e le aziende turistiche.

Funziona così.

A fronte di un profilo interessante – dato da elementi come un blog ben posizionato e una community attiva- si viene ingaggiati per promuovere una destinazione o una struttura ricettiva.

In base agli obiettivi da raggiungere si creano progetti e campagne promozionali, tra le quali rientrano ad esempio i blog tour.

Un blog tour è un viaggio organizzato che verte su una precisa località, un viaggio al quale vengono invitati a partecipare diversi blogger in linea con quella tipologia di viaggio.

I travel blogger, dopo aver visitato il luogo e partecipato alle varie escursioni, raccontano poi tutto sul blog sottoforma di articoli, video o guide di viaggio, in riferimento al loro target.

Altre volte capitano invece progetti singoli, come nel caso di un travel blogger chiamato a promuovere una struttura ricettiva.

Gli accordi in questo caso si prendono direttamente con l’azienda e il risultato può essere un articolo, una o più foto sui social network o uno sconto da offrire ai clienti nel caso l’obiettivo sia un aumento delle prenotazioni.

Spesso le aziende si limitano a offrire gagets o soggiorni gratuiti in struttura, io dico sempre di valutare volta per volta cosa fare.

Se siete all’inizio e il vostro obiettivo è quello di farvi conoscere, a fronte di un progetto interessante, uno o due lavori di questo tipo potete anche accettarli, ma poi dovete svincolarvi perché le bollette non si pagano con la visibilità.

Chiaramente, più siete conosciuti, maggiori sono le possibilità di ricevere un compenso adeguato, quindi lavorate sempre di personal branding, dando il massimo per offrire contenuti degni di questo nome sul vostro blog.

Il segreto, comunque, sta nel differenziare le entrate e nel prossimo paragrafo vi racconto come ho fatto io.

Come sono riuscita a guadagnare con il mio travel blog

Come ho detto altre volte, il mio primo anno di blogging non mi ha portata praticamente nessun risultato.

Nonostante la tanta teoria studiata, non riuscivo a mettere in pratica nulla, le cose sono cambiate solo quando mi sono concentrata davvero sulle mie potenzialità e ho studiato un progetto più strutturato.

Come ho fatto?

Mi sono seduta a tavolino e ho semplicemente messo nero su bianco cosa mi differenzia dagli altri e cosa so fare davvero bene.

Analizzando la mia figura ho capito che:

  • posso adattare il mio stile di scrittura a contesti diversi;
  • il mio primo anno è stato un fallimento , ma avendo fatto tesoro di quell’esperienza sono in grado di aiutare gli altri a non ripetere gli stessi errori;
  • più di una persona ha definito i miei racconti di viaggio come emozionali, un punto secondo me non trascurabile perché il viaggio in sé non è qualcosa di meccanico, bensì un’esperienza che tocca in primis una serie di emozioni e aspettative in ognuno di noi;
  • la mia esperienza nel settore alberghiero mi qualifica in un mix tra tecnica e creatività.

Sulla base di questo, sono riuscita a monetizzare il mio blog di viaggi creando servizi ad hoc, cuciti su quello che so fare, non sulla moda del momento.

Quindi ecco come guadagno io:

  • lavoro come ghostwriter;
  • aiuto i blogger in erba a personalizzare il loro servizio scegliendo la nicchia giusta e creando calendario editoriale e dei contenuti;
  • gestisco blog aziendali che si muovono all’interno del settore turistico;
  • promuovo il territorio raccontando soprattutto le piccole realtà;
  • lavoro come consulente alberghiero, aiutando le strutture ricettive a esprimere tutto il loro potenziale.

Solo dopo aver capito questo ho realizzato la pagina Lavora con me e ho iniziato a scrivere articoli davvero in target per la mia nicchia.

Monetizzare con un blog di viaggi: la vostra opinione

Il punto è che, secondo me, nulla arriva per caso, ci vuole tempo e tanta determinazione per non buttare tutto all’aria, specie quando i risultati tardano ad arrivare e la stanchezza -sia fisica che mentale- prende il sopravvento.

In un settore come quello travel, dove la concorrenza è sempre più forte, io credo che la chiave sia differenziarsi e questo si può ottenere solo partendo dalle vostre competenze e dal proprio bagaglio culturale, in modo da offrire un servizio difficilmente replicabile.

Se vi state chiedendo come mettere in pratica tutto questo, vi lascio il link alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista. Qui troverete alcuni dei modi in cui posso aiutarvi a monetizzare la vostra passione per i viaggi. Vedrete che ho creato diversi pacchetti, diversi per prezzi ed esigenze. Se non trovate quello che fa al caso vostro, contattatemi per una chiacchierata conoscitiva. Dopo aver rotto il ghiaccio, studieremo insieme una strategia per far crescere il vostro travel blog e iniziare a monetizzarlo. Il tutto con un percorso su misura interamente cucito sugli obiettivi che volete raggiungere.

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Lavorare come travel blogger: quello che nessuno dice

lavorare come  travel blogger

Lavorare come travel blogger?

Ho pensato a lungo se scrivere o meno questo articolo, perché in rete se ne è già parlato tantissimo.

Leggendo questi articoli, però, molti dei quali davvero ben scritti, mi sono accorta che tutti si concentrano sul lato tecnico della questione, pochi sul fattore umano.

Per questo ho deciso di raccontare il mio percorso di come io sono diventata travel blogger, quando i dubbi superavano di gran lunga le certezze.

Aprire un blog di viaggi

Aprire un blog di viaggi, di per sé, non è difficile e non parlerò di questo, perché c’è già chi ha sviscerato l’argomento in modo eccellente -trovate questi contenuti digitando su Google la prima parte del titolo di questo post-.

Lavorare come travel blogger

Io voglio parlare dell’altra faccia della medaglia, perché non c’è solo il fatto di scrivere e farsi conoscere.

Prima di aprire il mio blog, e subito dopo gli inizi, divoravo ogni risorsa disponibile in rete per essere il più preparata possibile.

Perché, nel mio caso, il blog è nato per gioco, però ammetto che accarezzavo segretamente il sogno di farne un lavoro.

Ma c’ erano tante cose che non tornavano, forse perché nessuna teoria può sostituire lo sporcarsi le mani facendo pratica, che, soprattutto in questo mondo, si concretizza solo provando e riprovando. Macchiandosi le dita di inchiostro, fino ad avere le mani indolenzite dal troppo scrivere sulla tastiera.

Ecco perché per rendere questo articolo il più completo e sincero possibile, voglio partire dai miei errori, che hanno reso il mio primo anno di blogging praticamente inutile e che ho sintetizzato così:

  • stile di scrittura ingessato;
  • paura di non piacere a tutti;
  • scrittura per i motori di ricerca;
  • perdita di entusiasmo.

Adesso ve li spiego meglio.

Stile di scrittura poco fluido

Premetto che io ho sempre amato la scrittura, dunque quando ho dato vita al mio blog, ero abituata da anni a scrivere per me.

Solo che on-line le cose non funzionavano.

Avevo in testa tutto quello che volevo scrivere, ma poi le parole erano fredde e prive di emozione.

I miei primi articoli non avevano un minimo di appeal.

Paura di non piacere

Avete presente il politically correct? Beh, questo è stato un altro grosso errore, perché non si può piacere a tutti.

A questo proposito voglio citare una frase che ho letto da qualche parte, non conosco l’autore, ma esprime esattamente il messaggio che vorrei dare:

se sei per tutti, non sei per nessuno

In altre parole, è impossibile piacere a tutti, ci sarà sempre qualcuno scontento delle nostre parole, o, semplicemente, poco interessato.

Questa paura però mi frenava tantissimo, non riuscivo a espormi, finendo per non comunicare nulla.

Scrittura per i motori di ricerca

Questo è stato l’errore più grande.

Lo avevo letto tante volte: si scrive per gli utenti, ma il risultato era l’opposto di quanto speravo di ottenere.

Presa dalla voglia di posizionarmi in prima pagina, i miei articoli erano un concentrato di keywords, pure quando non sarebbe stato necessario.

In questo modo non facevo altro che darmi la zappa sui piedi, infatti non arrivavo mai da nessuna parte.

Perdita di entusiasmo

Il lavoro era diventato automatico, scrivevo quasi per dovere.

Gli articoli si erano trasformati in un appuntamento poco piacevole che mi riempivano le giornate.

Io che avevo sempre amato scrivere, non ero più capace di farlo.

Era chiaro che, se avessi continuato così, presto avrei chiuso i battenti del mio blog senza nemmeno aver provato davvero a riuscire. E tanti saluti al sogno di un lavoro indipendente.

Come sono cambiate le cose

Un giorno, leggendo l’ennesimo pessimo articolo che avevo appena scritto, ho capito che dovevo cambiare e ripartire da zero per ottenere un minimo di risultati.

Certo non era facile perché avevo un altro lavoro e portavo avanti una gravidanza che definire complicata sarebbe stato un eufemismo, in più il Covid aveva affossato totalmente il settore dei viaggi e il turismo in generale.

Ma tutto è partito proprio da qui.

Chiusa in casa, ho iniziato a passare più tempo sui social e a studiare i contenuti di altri blogger.

Molti non facevano altro che fare dirette, raccontando ogni dettaglio della giornata. Uno, di travel blogger, sponsorizzò persino una sottomarca dell’Amuchina con un post a pagamento, questo in un blog che parlava di viaggi avventura, dunque totalmente fuori tema.

Ho contato davvero sulle dita di una mano i contenuti utili in base al momento. Tra questi, una classifica umoristica dei migliori libri da leggere per pensare positivamente e un report completo sulle restrizioni in fatto di viaggi nei Paesi europei.

Tutto questo mi ha portata a capire che, se non avevo nulla da raccontare, era meglio stare in silenzio. Mi sono concentrata a testa bassa sul blog e ho rimesso le mani ai vecchi articoli, migliorandone uno al giorno.

Articoli che, mi resi conto, non funzionavano perché non mi rappresentavano. In altre parole, non avevano un minimo di personalizzazione.

Da quel momento, un po’ per volta, le cose sono decisamente migliorate e poco dopo ho iniziato a ricevere le prime richieste di collaborazione.

Lavorare come travel blogger: quello che nessuno dice

diventare travel blogger

Perché la verità è questa. Diventare blogger di vaggi e farne un lavoro è difficile, ma questo è risaputo. Le cose che io avrei voluto sapere all’inizio sono altre.

Scegliere un pubblico è fondamentale, ma cambiare è possibile

Come dicevo prima, bisogna scegliere un argomento di cui parlare, perché, va bene, il tema centrale di un travel blog sono i viaggi.

Ma di che tipo?

Io sapevo dall’inizio di fare viaggi low-cost, ma non sono stata brava a propormi in questo senso.

In altre parole, avevo una nicchia di riferimento, ma non sapevo come raggiungerla.

Quando ho capito come fare, ho dovuto comunque aggiustare il tiro, perché al momento non ho la possibilità di viaggiare come e quanto vorrei e va bene così, mia figlia, che è ancora piccola, ha la priorità su tutto.

Così è nato il progetto di orientarmi molto di più sul mondo della gestione alberghiera, lasciando i viaggi in secondo piano almeno finché la mia cucciola non crescerà un po’.

Non è la fine del mondo.

Magari perderò qualche lettore, ma potrò farmi conoscere da altri e il tempo trascorso non è affatto andato perso, perché mi ha dato l’occasione di farmi le ossa nel campo della scrittura on-line.

Tutto può cambiare e nulla è definitivo.

Ci sarà chi non capirà

Questa è un’altra cosa contro cui ho sbattuto duramente la faccia.

Quando ho lanciato il blog ero super entusiasta e mi aspettavo, da parte di amici e conoscenti, non dico lo stesso entusiasmo, ma almeno un minimo di interesse.

Voglio dire, sarebbe come declinare l’invito all’inaugurazione della nuova attività di un amico, no?

Bene, la dura verità è questa. Mettete in conto che all’inizio quasi nessuno capirà cosa volete realizzare e difficilmente troverete qualcuno disposto a supportarvi.

Almeno nel mio caso è stato così, tanti scettici storcevano la bocca, altri ridacchiavano commenti tipo:” Hei, vuoi diventare Chiara Ferragni?”.

Non nascondo di esserci rimasta malissimo. Poi, però, una volta incassata la delusione, sono andata avanti per la mia strada e ho iniziato a parlare con i veri esperti del settore. Prima per capire cosa ne pensassero del mio progetto -che era ancora in erba ma una bozza esisteva- poi per migliorare quando non sapevo più che strada prendere.

Credetemi, è stata la svolta, inizialmente perché ho trovato qualcuno che mi capiva davvero, poi perché con molti di loro è nata una vera e propria amicizia.

La visibilità tenta

E può dare alla testa.

Quando si iniziano a ricevere richieste da parte dei lettori, significa che iniziano a fidarsi e si è imboccata la strada giusta.

Il pericolo di perdersi però è dietro l’angolo, quando si inizia a ragionare in termini di followers e di soldi.

Aziende che studiano ad hoc i profili dei neofiti e mandano messaggi a pioggia, spacciando come grandioso o eccezionale il vostro lavoro e proponendo, di solito in questo ordine, acquisto di followers o scambio di gagets in cambio di pubblicità.

Aziende che offrono 20,00 euro per un link o un articolo sponsorizzato che nulla a che vedere con il tema del blog – a me è capitato di rifiutare proposte per promuovere: cerotti, tappeti orientali, extensions per capelli, mangime per animali e siti per scommesse on-line-.

Ecco, snaturare il blog e svendersi non ha proprio senso, questo forse è l’unico punto a cui difficilmente si rimedia.

C’è un tempo per viaggiare e uno per scrivere

Il travel blogger di qualche anno fa- il modello a cui mi ispiro, per intenderci- prima viaggiava, e solo dopo essere tornato a casa raccontava tutto sul blog.

Oggi, invece, ogni esperienza sembra passare per le dirette e le storie nei vari social network, tanto che il rischio è non avere poi nulla da dire.

Creare contenuti ad hoc per i social va benissimo, ma evitando di esagerare. Davvero vi serve dire quante volte avete cambiato il costume e mostrare il modello che indossate?

Ma esiste un altro rischio, secondo me ancora peggiore.

La frenesia di far vedere tutto in diretta, comporta viaggiare senza entrare davvero in contatto con la realtà dei luoghi.

A furia di postare storie, si perdono i dettagli più belli e il risultato saranno articoli piatti, che difficilmente catturano l’attenzione dei lettori.

Come muovere i primi passi nel mondo del travel blogging

Rendere il blog di viaggi un vero e proprio lavoro, richiede un piano da studiare nei minimi dettagli, da aggiustare nel corso del tempo in base, soprattutto, alla vostra evoluzione personale.

Partite da qui:

  • chiedetevi cosa volete ottenere;
  • definite come fare dividendo tutto in piccoli passi;
  • scegliete dei risultati misurabili;
  • soprattutto, partite!

Vorrei aggiungere solo qualche parola sull’ultimo punto.

Cosa studiare per diventare travel blogger?

Assodato che abbiate una reale passione per i viaggi e buone capacità di scrittura, concentratevi su:

  • tecniche SEO
  • formattazione degli articoli
  • comunicazione on-line

Nel frattempo, come dicevo, aprite il blog. Non ha senso aspettare che tutto sia perfetto, perché probabilmente non lo sarà mai. Ci sarà sempre qualcosa da migliorare, dal template alla presentazione, fino alle fotografie.

Esserci è meglio che rimandare a tempo indefinito, rischiate di rimanere bloccati per mesi- se non anni- alla ricerca di una perfezione che all’inizio è difficile da raggiungere.

Perché si vuole tutto e subito o perché, come me, si è talmente presi dalla voglia di riuscire che si guardano le pagliuzze del proprio progetto senza notare le travi. Ve lo dice una che all’inizio si preoccupava di scrivere almeno un articolo a settimana senza chiedersi se davvero fosse utile a qualcuno.

Scrivo tutto questo perché raccontare di avercela fatta è molto più comodo che ammettere i propri fallimenti, sembra quasi che gli altri non sbaglino mai.

Se prendete coscienza di questo e, nonostante tutto, sognate ancora di lavorare come blogger professionisti, allora avrete buone possibilità di riuscirci.

Se volete approfondire l’argomento, vi invito a dare un’occhiata al mio post dove vi parlo dei contenuti del mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Al suo interno, troverete tantissimi spunti utili per rendere un lavoro la vostra passione, inclusi lo studio delle strategie social adottate dai principali travel blogger italiani e casi studio che vanno a sviscerare il lavoro di 3 famosissimi travel writer. Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Se invece avete voglia di costruire un percorso su misura, interamente basato sulle vostre esigenze, vi invito a scrivermi senza impegno per una chiacchierata conoscitiva. Qui, intanto, potete farvi un’idea più precisa di chi sono e come lavoro: Diventare Travel Blogger professionista

Vi aspetto,

Michela

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Travel Blogging

Come cambierà il blog

come cambierà il blog

In questo primo articolo del 2022 ho deciso di raccontarvi il mio nuovo progetto, che porterà un cambiamento all’interno del blog.

Riflessioni sul travel blogging

Non è stata una scelta maturata in fretta e non si tratta nemmeno di un colpo di genio.

Diciamo che è una strada che voglio percorrere dopo aver riflettuto a lungo su due punti.

Il Covid-19 e il crollo del settore viaggi

Il primo riguarda la pandemia. Non posso negare che l’arrivo del Covid19 abbia condizionato pesantemente il mio progetto, perché non è facile scrivere di viaggi stando chiusi in casa.

Inoltre, diciamocelo, a parte forse per i fine settimana a cavallo di Pasqua e durante il mese di Agosto, in questi due anni il turismo è il settore che ha risentito di più di questa situazione.

Il che ha portato il blog a perdere tantissimo, proprio nel momento in cui stava cominciando a ingranare.

Ho resistito per quasi due anni, giocando d’anticipo. Ho continuato a scrivere, aspettando che il momento passasse, in modo da farmi trovare pronta al termine della pandemia.

Nel frattempo, sono anche diventata mamma di Elisa Maria, l’amore della mia vita. 🙂

Questo mi porta al punto successivo.

Essere una mamma travel blogger

Essere madre è un dono bellissimo, ma si tratta anche di un ruolo totalizzante.

Poi è chiaro che, con il passare del tempo, le cose diventano più semplici, ma, a meno che non si abbia un marito con una certa libertà di orari, bisogna fare i conti con la realtà.

Ora che mia figlia ha quasi un anno e mezzo, diciamo che è ancora gestibile, nel senso che, a parte mangiare-giocare-dormire- non ha ancora grandi esigenze, tant’è che noi la portiamo sempre ovunque. Basta solo saper rispettare i suoi tempi.

Ma quando Elisa Maria comincerà l’asilo e poi in seguito la scuola – con i relativi compiti- e il catechismo, come farò a seguirla stando sempre in viaggio?

Se avessi un marito freelance o qualcosa del genere forse sarebbe fattibile, anche perché quando lui è a casa si occupa di nostra figlia tanto quanto me e lo sa fare alla perfezione. Il punto è proprio questo: quando è a casa.

Perché lui è in un settore che lo porta a stare fuori molte ore durante il giorno, quindi sono arrivata alla conclusione che sarebbe a dir poco complicato viaggiare in lungo e in largo per lavoro, come appunto si richiede a un travel blogger. Per la mia famiglia, almeno, non sarebbe fattibile.

Fatte queste considerazioni, visto che non ho alcuna intenzione di rinunciare né al blog né a una carriera come freelance, mi sono detta che dovevo inventarmi un’alternativa.

Quindi il blog cambierà.

Tempo di tirare le somme

come cambierà il blog

Lo ammetto, tutto è nato da una chiacchierata con una mia ex professoressa che stimo tantissimo.

Stavamo bevendo un caffè insieme, quando mi ha detto: “Tu, Michela, sai fare tante cose che solo apparentemente sono diverse.”

Tornando a casa, ho cominciato a riflettere sul serio sulla questione.

La mia passione per i viaggi e la scrittura si sono sviluppate anche grazie alla formazione all’università, dove ho studiato lingue e turismo. A questo, e alla mia esperienza, devo sia la conoscenza del mondo alberghiero che l’interesse per i Paesi dell’Est Europa e del Medio Oriente, con un occhio particolare al tema delle migrazioni.

Se poi aggiungiamo che ho sempre svolto lezioni private, costruendo nel tempo un metodo di insegnamento tutto mio, ne viene fuori che, in effetti, mi occupo di cose diverse.

Chiaramente, non posso inserire tutto questo nel blog, perché perderei quel fil rouge che collega i vari contenuti. Il blog diventerebbe un contenitore di tante informazioni diverse e per qualche giorno sono stata molto indecisa sul da farsi.

Poi, il consiglio di una professionista che stimo tantissimo è stata la chiave di svolta: “punta su ciò che sai fare meglio e ti caratterizza di più.”

Come cambierà il blog

Ora, pensandoci bene, la mia esperienza nel campo delle strutture ricettive e della promozione turistica può davvero essere quel quid in più che andavo cercando da tempo, senza capire che ce lo avevo sotto il naso.

Quindi ho fatto una scelta: da oggi, questi saranno gli argomenti chiave del mio blog, con un’attenzione speciale alla categoria “Lavoro in hotel”, che, fino ad oggi, non ho mai curato come si deve, trascurandone tutte le potenzialità.

Il blog contiene già una sezione molto ricca relativa alle destinazioni di viaggio, quindi questi articoli continueranno ad avere un’importanza fondamentale, ma saranno più specifici e meno frequenti proprio perché, come dicevo prima, al momento non ho la possibilità di muovermi come vorrei.

Perché a tutto c’è un rimedio e io penso che, alla fine, aggiustare il tiro e modificare un progetto, provando a percorrere nuove strade, sia qualcosa che arricchisce sempre.

Io non posso essere solo una travel blogger perché, al momento, la mia situazione familiare non mi permette di stare fuori a lungo costantemente, ma posso essere un consulente alberghiero professionista e continuare a lavorare nel campo della promozione turistica.

In sostanza, mi concentrerò su meno argomenti, ma saranno trattati meglio e più approfonditamente.

Ammettere i propri limiti, valorizzando ciò che si può fare, anziché intestardirsi su quello che non è possibile, può essere un’opportunità. Basta solo vedere il bicchiere mezzo pieno.

Per questo, oggi brindo alla mia e al mio nuovo progetto.

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Travel Blogging

Pensieri sul 2021 e progetti per il nuovo anno

progetti per il nuovo anno

Questo articolo contiene una serie di pensieri sparsi sull’anno appena trascorso.

Io non amo autocelebrarmi, ma penso che fare una specie di bilancio sia importante, perché vuol dire mettere le cose sul piatto della bilancia e valutare onestamente il mio progetto lavorativo.

A che punto sono arrivata? Come sta andando?

Pensieri sul blog e sul 2021

Io posso dire che, per me, a livello lavorativo, quest’anno è stato fondamentale. Non perché abbia ottenuto chissà quali opportunità, ma il 2021 mi ha regalato una strada da seguire.

Forse, ora come non mai intravedo una lucina che mi porta a rimboccarmi le maniche e continuare a studiare.

Non è semplice farsi conoscere nel mondo della scrittura, soprattutto per chi sceglie, come me, di farlo on-line.

Perché se da una parte, ormai, non si fa in tempo a contare i blog che nascono ogni giorno, è anche vero che fare di tutto questo un lavoro resta comunque un sogno che solo in pochi riescono a realizzare.

Posso dire, allora, che il 2021 per me è stato l’anno della consapevolezza, che di certo non è arrivata come un’illuminazione. Anzi, proprio il contrario.

Quando ho aperto questo blog è stato per pura passione, una passione che continuo ad alimentare ogni giorno, accompagnata, ora, dalla ferrea volontà di farne un lavoro a tempo pieno.

Quello dei blogger, e più in generale, dei freelance, è un mondo avvincente. Di fatto non offre alcuna garanzia a livello economico perché il lavoro può sempre diminuire, ma non riesco a ignorare gli stimoli che mi offre.

Tutta la parte creativa lascia ben poco spazio, anzi, nessuno, alla noia, perché è un continuo mettersi in gioco.

Il fatto è che, alla fine, dentro di te senti che hai scelto questa strada perché sapevi di non voler fare altro.

Ecco, allora, che pian piano acquista un senso il quaderno dalla copertina rossa dove raccontavo le mie giornate di adolescente. E diventa chiaro anche il significato del blog aperto su Myspace, nel 2008, che forse si trova ancora disperso nell’oceano del web.

Quando all’epoca il blog in Italia era pressoché sconosciuto, io lo usavo per recensire i miei libri preferiti e parlare di sirene, mischiando la quotidianità alla fantasia.

Ovviamente non avrei mai pensato che il blog un giorno potesse essere un lavoro, ma oggi tutto acquista un senso, è come se avessi iniziato un percorso che solo oggi riesco a mettere a fuoco.

Amo la libertà di poter gestire i miei orari, seguendo la mia piccola. Essere una mamma presente è un privilegio che non tutte possono permettersi, anche se va detto che questo non arriva certo per grazia ricevuta.

A livello lavorativo non posso dire di vivere di blogging, ma, se qualcosa sembra muoversi, lo devo alla mia testardaggine che mi porta a scrivere di notte e in ogni raro momento libero della giornata, trascurando cose che forse sarebbero altrettanto importanti. Alla fine a qualcosa si deve rinunciare.

Questa testardaggine mi porta a non mollare nemmeno dopo quasi due anni di pandemia, che ha portato il mio blog, nel momento in cui aveva appena cominciato a crescere, praticamente sotto zero. Certo, me lo aspettavo, anche perché i viaggi sono uno degli argomenti chiave, però questo periodo è stato comunque fondamentale. Perché mi ha concesso il tempo di riflettere su chi sono, cosa so fare e come voglio presentarmi sul web. Tempo per trovare la mia voce e maturare come blogger. Tempo per capire in che direzione muovermi e creare un calendario editoriale che copre tutto il 2022.

Quest’anno ho avuto il tempo per lavorare a un nuovo progetto che inizierò a sviluppare tra pochissimo, mentre ho ripreso pure con le lezioni private, l’altra parte fondamentale del mio lavoro.

Insomma, questo blog cambierà, serve una ventata di freschezza e ci sono i presupposti per parlare -anche- di nuovi argomenti, che spero apprezzerete.

Ora non vi svelo nulla, ma vi racconterò tutto nel prossimo articolo.

Grazie, 2021, per avermi regalato consapevolezza e ispirazione.

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Travel Blogging

Come vivere viaggiando con un lavoro su misura

Articolo aggiornato il 5 Agosto 2022

come vivere viaggiando

Una delle richieste che ricevo più frequentemente da chi mi segue o arriva sul mio blog è proprio questa: come vivere viaggiando?

In questo articolo cercherò di rispondere esplorando le varie strade percorribili, perché non c’è un metodo universale per inventarsi un lavoro partendo dalla passione per i viaggi.

Iniziamo?

Lavori legati al viaggio

Partiamo da una considerazione: benché il mondo dei viaggi sia uno dei settori più gettonati, esistono ancora molte possibilità per ritagliarsi un proprio spazio. Quello che conta è partire da ciò in cui siete bravi.

Ma andiamo per ordine.

Quali sono i principali lavori -seri- legati al viaggio?

Cerchiamo di analizzarne qualcuno, perché oggi esistono davvero tantissime possibilità, soprattutto se l’obiettivo è creare da zero un business tutto vostro.

Fotografo di viaggio

come vivere viaggiando

Il fotografo di viaggio scatta fotografie relative a una particolare nicchia di una destinazione. In questi casi, più si è specializzati, meglio è.

Ad esempio c’è chi si concentra solo sul cibo, chi sui paesaggi naturali, altri ancora fotografano solo dettagli urbani.

Queste foto possono poi essere inserite nei cataloghi di vendita e cedute a Enti turistici, aziende e creatori di contenuti dietro un corrispettivo economico.

Documentarista

Spesso, chi ama fotografare, si occupa anche di riprese video.

Realizzare documentari può essere un ottimo punto di partenza per farvi strada in questo mondo e vendere i video delle destinazioni persino alle trasmissioni televisive.

Se siete bravi, ma proprio bravi bravi, potreste perfino proporvi a queste aziende come collaboratori, magari inviando un video di prova che potrebbe spalancarvi le porte per un lavoro sul piccolo schermo.

Giornalista di viaggio

Un giornalista di viaggio racconta le destinazioni, magari declinandole all’arte, alla cultura e all’enogastronomia di un luogo sulle riviste di settore, cartacee oppure on-line.

Contrariamente ai precedenti, questo lavoro trova il suo focus centrale nella scrittura e prevede un percorso più strutturato perché, in Italia, per diventare giornalista, si possono seguire due strade, in quanto esiste la distinzione tra giornalista pubblicista e professionista.

I giornalisti pubblicisti, in sostanza, esercitano altre professioni contemporaneamente all’attività giornalistica, a differenza, invece, dei giornalisti professionisti.

Per diventare pubblicista occorre svolgere un’attività costante e retribuita per due anni presso una testata giornalistica che deve essere regolarmente registrata in tribunale.

Per diventare giornalista professionista si deve frequentare un corso biennale riconosciuto dall’Ordine dei Giornalisti o, in alternativa, svolgere 18 mesi di praticantato prima di superare l’esame che accerta l’idoneità alla professione e permette l’iscrizione all’albo e il rilascio del tesserino.

Travel blogger

Il travel blogger è un professionista che viaggia e poi racconta tutto sul suo blog.

Guadagna grazie alle pubblicità, agli articoli sponsorizzati e alle collaborazioni con le aziende che gravitano nel campo del turismo, almeno in linea generale. Infatti, ognuno ha il suo modo di personalizzare le proprie entrate, ma questo discorso è tanto complesso da meritare un articolo a parte.

In realtà, c’è così tanto da dire che ho pubblicato un saggio al riguardo con la casa editrice Luoghi Interiori. Anche se non si tratta di un vero e proprio manuale per diventare travel blogger, al suo interno troverete tantissime dritte per fare della vostra passione un lavoro, il tutto corredato da casi studio e analisi della strategia social dei principali travel blogger italiani. Ne parlo qui: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Come riuscire a vivere viaggiando?

Dopo aver visto i principali lavori che si possono svolgere viaggiando, il primo punto su cui riflettere è:

cosa vi piace fare?

Ragionare su questo non è cosa da poco, perché significa iniziare da una base di partenza, che poi può essere ampliata e modificata, ma vi servirà comunque per muovere i primi passi a livello professionale.

Adesso arriva la parte più difficile, ma anche quella che secondo me è la più entusiasmante: farsi conoscere dagli altri.

Presentarsi al pubblico

come vivere viaggiando

Non importa che vogliate lavorare alle dipendenze di qualcuno o crearvi una carriera come freelance.

Indipendentemente dall’inquadramento che andrete a scegliere, nessuna azienda oggi investe tempo e soldi su un perfetto sconosciuto -da una parte, vista l’enorme concorrenza, è anche comprensibile. Pensateci bene, voi lo fareste?-

Quindi, prima di proporvi per lavorare viaggiando, è importante farsi un nome.

Dovete lavorare di personal branding, mostrando chi siete, cosa fate e perché dovrebbero scegliere proprio voi.

A questo punto si aprono diverse strade, che è meglio percorrere contemporaneamente. Anche perché la fiducia degli altri- aziende e persone- non si conquista dall’oggi al domani, ma va curata giorno dopo giorno.

Scelta dei canali su cui proporsi

Questo dipende tantissimo da cosa volete fare, perché non è detto che ogni mezzo funzioni per tutti allo stesso modo.

Amate la fotografia? Allora Instagram potrebbe essere il canale che fa per voi.

Realizzate video? Potreste puntare tutto su You Tube, amatissimo dagli utenti che preferiscono sempre di più i contenuti interattivi e facilmente fruibili anche dai vari dispositivi mobili.

Da questo punto di vista, non dovreste trascurare TikTok. Io non ho un profilo su questo social perché non rientra nella strategia comunicativa del mio blog, ma conosco professionisti che ne stanno traendo tantissime soddisfazioni e appartengono proprio al mondo dei viaggi e del settore turistico.

Usare i social network per fare personal branding
come vivere viaggiando

La scelta ideale sarebbe quella di avere un profilo su tutti i canali social per una questione di visibilità. Poi però diventa difficile gestire tutto in modo ottimale, specie se, nel frattempo, portate ancora avanti il vostro lavoro principale.

Secondo me, anziché essere presenti ovunque senza esserci davvero, è meglio scegliere un paio di social network e usarli bene, lavorando per rafforzare la vostra immagine. Ne parlo qui: Usare i social network per lavoro? Si, ma con astuzia!

Aprire un blog per farsi conoscere

Personalmente, a chi vuole vivere viaggiando consiglio sempre di aprire un blog.

Si tratta di una strategia a lungo termine che contribuisce ad aumentare la vostra presenza on-line, grazie ai contenuti che andrete a scrivere in target per il vostro pubblico.

Con una pubblicazione costante, riuscirete ad affinare le capacità di scrittura e a prendere confidenza con una serie di nozioni che dovete avere per lavorare come blogger, ad esempio la Seo -per essere trovati dai lettori- e la formattazione degli articoli, in quanto scrivere per il web è molto diverso rispetto alla scrittura su carta.

Una tecnica utilissima per aumentare la visibilità è il guest-blogging.

Vi state chiedendo cos’è?

Fare guest-blogging significa scrivere articoli come ospite su un blog simile al vostro, al fine di intercettare più persone e facendovi conoscere, grazie al link sulla firma dell’articolo.

Questa strategia si chiama, in termini tecnici, link building.

In pratica, quando dei siti autorevoli linkano il vostro blog, è come se vi concedessero una raccomandazione e si tratta di un vero e proprio atto di fiducia che ha un valore importantissimo agli occhi di Google. Più questi siti saranno autorevoli, maggiore sarà la vostra visibilità.

Ora però facciamo una precisazione.

Negli anni scorsi sono state messe in atto pratiche di link building molto discutibili, con articoli dalla dubbia qualità e link piazzati a caso.

Il che ha portato Google a non vedere di buon occhio tutto questo, tanto che, abusandone, si rischia una penalizzazione.

In realtà, se lavorate come si deve, fare link building non è affatto rischioso, purché i link inseriti siano effettivamente utili ai lettori e in tema con il blog che vi ospita, a fronte di articoli davvero di qualità. Io l’ho fatto diverse volte e non è mai successo niente, anzi, ho anche stretto amicizia con i colleghi.

Il ruolo di Linkedin

Parlando di visibilità e relazione, è d’obbligo citare Linkedin.

Lo scopo di questo social è proprio entrare in contatto con i clienti e le aziende del settore.

In Italia ci sono milioni di iscritti, quindi avere un profilo su Linkedin significa accedere a un bacino di utenti molto importante.

Il trucco sta nel targettizzare il vostro profilo, inserendo le parole chiave con le quali vorreste essere trovati.

Se sognate di vivere viaggiando e aspirate a un lavoro in questo settore, le keywords giuste potrebbero essere, ad esempio, travel, ma anche blogger, travel photographer e content creator.

A differenza di altri social network, Linkedin distingue tra i vari tipi di pubblicazione, come i post e gli articoli.

  • I post possono essere usati per condividere risorse del blog o altri contenuti interessanti relativi al vostro settore di riferimento.
  • L’opzione “pubblica un articolo” permette di redigere un contenuto corposo, ottimizzato anche dai motori di ricerca. Quasi come un blog parallelo, molto utile per aumentare la credibilità agli occhi dei followers, che su Linkedin si chiamano collegamenti.

Vivere viaggiando: il percorso sintetizzato in 3 punti

Ricapitolando, per muovere i primi passi nel settore travel e rendere il viaggio un vero e proprio lavoro, dovete:

  • creare un progetto vostro, sulla base di ciò che amate e sapete fare;
  • farvi conoscere attraverso l’uso dei social e mostrando le vostre competenze;
  • rendere il blog una vetrina e stabilire relazioni anche con gli altri colleghi.

Proporsi alle aziende

come vivere viaggiando

A questo punto, potete pensare di proporvi alle aziende e ai vari Enti del Turismo.

Come fare?

Io sconsiglio sempre di mandare proposte a pioggia, perché fidatevi che gli addetti alla scelta dei collaboratori se ne accorgono subito.

Molto meglio è cercare un’azienda in target con la vostra figura professionale, e solo dopo averne studiato le peculiarità, redigere un’offerta ad hoc.

Siete esperti di trekking? Allora potrebbe avere senso una collaborazione con un’agenzia che organizza escursioni in montagna.

Amate parlare di mete esclusive? Bene, cercate strutture ricettive specializzate in un servizio di lusso. Evitate di proporvi a un ostello, perché è un target troppo diverso e non verrete mai presi in considerazione.

Creare un portfolio

Per rendere più completa la vostra proposta di collaborazione, allegate anche il portfolio, cioè i lavori svolti in precedenza.

Come creare un portfolio?

Dipende dalla nicchia in cui lavorate.

Siete fotografi? Mettete insieme i vostri scatti più belli, magari disponendoli in modo artistico.

Se invece scrivete, preparate una presentazione con i pezzi più significativi, specificando dove e quando sono stati pubblicati.

Per rendere il tutto più professionale, lavorate sui colori. Per esempio, nero, rosso, blu e oro danno sempre un tocco di eleganza. Avete un blog? Realizzate tutto, anche i biglietti da visita, negli stessi toni del template.

Inquadramento fiscale dei professionisti del viaggio

come vivere viaggiando

Dopo aver svolto i primi lavori, arriva il momento in cui tutti si chiedono come regolarizzare la situazione fiscale.

Non è semplice ne immediato, quindi cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su un argomento che spesso mette in crisi anche i commercialisti, perché -lo sappiamo- in Italia siamo molto indietro rispetto a queste nuove professioni che sconfinano nell’on-line.

Andiamo per ordine.

Lavorare viaggiando come dipendenti

L’essere assunti da un’azienda comporta indubbi vantaggi -in primis, un’entrata fissa sicura- e nessun grattacapo a livello fiscale.

I lavoratori dipendenti nel settore dei viaggi -come negli altri settori – non devono preoccuparsi di nulla, perché a fronte di un regolare contratto, le tasse saranno trattenute direttamente dallo stipendio. Dovrete solo fare la dichiarazione dei redditi una volta all’anno.

Ve detto, però, che vivere viaggiando assunti a tempo indeterminato è difficilissimo, perché spesso si lavora a progetto grazie agli eventi promozionali.

Non a caso, tutti i professionisti che conosco hanno la Partita Iva e affiancano altre attività alla collaborazione con le aziende.

Lavorare con la Partita Iva come freelance

Per i motivi accennati nel paragrafo precedente, questa è la situazione più diffusa.

In Italia, fotografi, documentaristi e blogger sono inquadrati come liberi professionisti.

Ma quando aprire la Partita Iva?

Questa diventa obbligatoria quando si verificano due casi:

  • il superamento del limite di 5,000 euro annui;
  • il lavoro perde la caratteristica dell’occasionalità e diventa la fonte di reddito principale.

Finché non si apre la Partita Iva, è possibile lavorare con la Ritenuta d’Acconto. Cerco di spiegarlo in parole povere, ma tenete presente che non sono un’esperta di tasse e regimi fiscali.

In pratica, al termine di un lavoro, presentate una ricevuta in duplice copia all’azienda con cui avete collaborato, scorporando la cifra incassata tra utile netto e la percentuale Irpef che andrete a pagare allo Stato -il 20% della prestazione-.

Dovete poi consegnare una copia della ricevuta al commercialista, con il quale vi consiglio sempre di farvi una bella chiacchierata. Anche perché, nel caso abbiate già una Partita Iva che usate per il vostro lavoro principale, è possibile in alcuni casi adeguare il codice Ateco, in quanto per legge si può avere una sola Partita Iva.

Vivere viaggiando: la vostra esperienza

Come vi state muovendo per farvi conoscere nel settore?

Avete altro da aggiungere?

Se vi va, raccontatemi tutto nei commenti.

Prima di chiudere, vi invito a dare un’occhiata alla pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete alcuni dei modi in cui posso aiutarvi a intraprendere un percorso professionale nel settore del travel blogging. Per dubbi e domande, contattatemi pure per una chiacchierata senza impegno.

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Travel Blogging

Perché oggi è difficile diventare travel blogger

diventare travel blogger

In questo articolo parliamo delle difficoltà di diventare travel blogger.

Come sempre, non ho la pretesa di avere risposte esaustive per tutti, anzi, a dire la verità spesso non ho affatto risposte. Però amo confrontarmi sui temi che mi stanno a cuore e penso che inquadrare un problema sia il primo passo per muoversi con un certo criterio e migliorarsi.

Perché è difficile diventare travel blogger?

Come domanda, potrebbe sembrare un tantino strana.

In teoria, per diventare travel blogger, basta aprire un blog e iniziare a scrivere di viaggi. Certo, ma questo vale per gli amatoriali, perché la situazione si complica non poco per chiunque abbia ambizioni professionali.

Per non annoiarvi troppo con le statistiche, vi riporto solo un numero che però fa riflettere sulla portata del fenomeno del blogging.

Secondo popumag.it, si contano qualcosa come 440 milioni di blog lanciati in rete relativi al 2017, e non oso immaginare l’ impennata degli ultimi 4 anni.

In questo numero da capogiro, il settore dei viaggi sembra suscitare un’attrazione enorme.

Lo vediamo anche in Italia, dove il mondo del blogging, nonostante qualcosa si stia muovendo, resta sempre un passo indietro rispetto, ad esempio, alle realtà americane.

Ogni giorno è un fiorire di travel blogger o aspiranti tali, con il rischio concreto di assistere a una saturazione del comparto viaggi.

Il risultato è una concorrenza fortissima, con difficoltà sempre maggiori a emergere.

Per comprendere appieno questa tendenza, e quindi arginare le difficoltà, dobbiamo analizzare almeno 3 punti.

Omologazione dei contenuti

Fino a qualche anno fa, a parte pochi intraprendenti, nessuno immaginava il ruolo che il web avrebbe rivestito nel mondo del lavoro. Anzi, almeno da noi, pochi sapevano davvero cosa fosse un blog, figurarsi immaginare di farne un lavoro.

Nel giro di qualche anno le cose sono molto cambiate. Oggi tutti vogliono avere un blog e tanti, tantissimi, vogliono fare i blogger di viaggi.

Il risultato? La creazione di milioni di contenuti, con una qualità, però, che definire discutibile sarebbe un eufemismo.

Quante volte leggiamo articoli fotocopia, piatti, senza neppure un minimo di personalizzazione?

Troppe, direi.

A me sembra che il mondo dei viaggi sia ormai ridotto alle “5 cose da vedere a Madrid” e ai “5 posti dove mangiare a Londra”.

Possibile che davvero non ci sia altro da raccontare? Animo ragazzi, torniamo a pensare con la nostra testa e diamo spazio alla fantasia, mi sembra il minimo per qualcuno che scrive per mestiere.

Anche perché non prendiamoci in giro, su. Credo che abbiamo tutti una vaga idea del numero di contenuti presenti sul web. Cosa ci fa pensare che un articolo scritto con parole chiave tanto generiche ci permetta di posizionarci bene sui motori di ricerca?

Cosa più importante, e qui il posizionamento c’entra poco, personalmente mi sembra che i lettori stiano diventando sempre più esigenti -e meno male aggiungerei!-. Questo significa ricerche mirate verso contenuti alternativi, approfonditi e, soprattutto, di reale utilità. Tradotto, vuol dire che – forse- non serve un altro articolo generico su Parigi. Però sarebbe interessante -o potrebbe esserlo- un itinerario che so, sullo shopping economico nella capitale francese.

Gavetta, t’amo e t’odio!

Farsi conoscere su un nuovo mercato richiede tempo e tutta una serie di strategie. Brillare in un settore ormai saturo richiede coraggio – chi aprirebbe l’ennesima attività uguale alle altre nello stesso quartiere?- e significa moltiplicare per mille tempo e tenacia.

Applicare tutto questo al mondo del travel blogging significa costruire mattoncino dopo mattoncino la propria identità on line. E non c’è un’impastatrice per farlo, dovrete – dobbiamo- fare tutto a mano. Anzi, prima di montare i mattoncini bisogna realizzarli e magari andare pure a cercare il materiale, estraendolo dalle cave. Chiedo scusa ai lettori che magari si intendono di edilizia, la mia conoscenza sull’argomento è pari allo zero, quindi non so se ho appena scritto qualche strafalcione – esiste l’impastatrice per i mattoni?- ma il paragone rende bene l’idea.

Ma cosa significa, poi, costruire l’identità on line?

Eliminiamo i giri di parole e smettiamo di indorare la pillola, facendo passare tutto come una piacevole avventura. O meglio, lo è per chi nel frattempo non ha null’altro da fare, ma per le persone con una vita normale è una fatica bestia.

Significa scrivere per la propria nicchia, scrivere gratis per anni, regalando tempo, risorse e conoscenze.

Nella speranza di essere notati, mentre continua il giro di boa tra il lavoro ufficiale, la casa, i figli, il cane da portare fuori, la spesa da fare, le bollette da pagare, le uscite sociali per non diventare eremiti moderni e…

” Porca miseria, ho bruciato la cena del pupo!

Pazienza, mangerà una pizza di quelle che ho ordinato… cavoli, ho dimenticato di ordinare la cena mentre scrivevo l’articolo da pubblicare domani!

Ma perché il telefono continua a squillare a quest’ora di sera e…ragazzi basta, silenzio, devo concentrarmi, smettetela di uccidervi a vicenda!

Guardate un film in tv…ah già, non funziona, avrei dovuto chiamare il tecnico per farla riparare. So che è tardi, ma se provo a chiamare adesso faccio ancora in tempo. “

Insomma, capito, no?

Morale: se alla base di tutto non c’è una vera passione, prima o poi la volontà va a farsi friggere e tanti saluti al diventare un travel blogger professionista.

Svalutazione del travel blogger

Un blogger non è come un’automobile, che perde valore con il tempo, questo no. Ma diventare travel blogger oggi è difficile anche perché pochi capiscono ancora questo lavoro, ecco perché parlo di svalutazione.

Pensiamo alle aziende che non hanno ancora ben chiaro cosa possono fare i blogger. Quante sono? Io ne conosco tante. D’altro canto, quelle più aperte alle novità, giustamente se incontrano un travel blogger di fiducia se lo tengono stretto, quindi per i nuovi diventa quasi impossibile ottenere qualche opportunità. Un fenomeno che, tra l’altro, contribuisce alla percezione comune di un lavoro patinato, dove girano compensi da mille e una notte.

Chi si muove all’interno del settore sa perfettamente la verità, ma proviamo a essere sinceri.

La colpa di tanti pregiudizi è anche di alcuni travel blogger e del modo in cui si pongono, soprattutto sui social. A proposito, qui trovate le mie riflessioni al riguardo: Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

In particolare, Instagram sembra essere la fiera della visibilità. Chi si trova dall’altra parte dello schermo si immagina gente che sta in vacanza tutto l’anno, pagata a peso d’oro per qualche foto in spiaggia.

Questa percezione distorta è come un circolo vizioso, perché molte imprese, già spesso titubanti, scappano dai blogger a gambe levate.

D’altro canto, la visibilità incontrollata continua a generare schiere di ragazzini poco più che adolescenti che, lungi dal conoscere il funzionamento di un blog, vogliono diventare influencer. Confondendo, tra l’altro, il blogger con chi sponsorizza prodotti su Instagram, che magari fa bene altre centomila cose ma la sua unica esperienza di scrittura è la lista della spesa – e un blog senza scrittura non è un blog, quindi almeno una certa predisposizione alla scrittura è il minimo per diventare blogger-.

Di tutto questo e molto altro ne parlo nel mio saggio pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori. Se volete saperne di più, date un’occhiata qui: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Esiste una soluzione?

Certe volte mi sembra di essere in un binario morto perché ci stiamo abituando alla mediocrità.

Come se dovessimo per forza omologarci gli uni agli altri, in un continuo scopiazzare di idee e contenuti, pronti a svenderci per dieci euro.

Secondo me ci vuole coerenza.

Io che nella vita ho un alimentari di famiglia dove i prodotti di punta sono gli affettati, posso sponsorizzare sul blog un post sui prodotti vegani?

Io che sto costruendo la mia carriera nel campo della scrittura, posso mai permettermi di copiare una fonte senza citarne l’autore, bruciando la mia credibilità? Dove sta l’etica in tutto questo?

Poi, però, la sera mi guardo allo specchio e vedo la fatica di uno studio serio e costante. Leggo i miei blog preferiti. Ricordo che conosco professionisti del settore realmente disposti a insegnare.

E allora mi dico che non tutto è marcio, non tutto è pura visibilità e che una soluzione esiste.

Occorre lavorare sodo, producendo contenuti di qualità che permettano di differenziarsi dagli altri, ponendosi sempre con l’umiltà di imparare e migliorarsi.

Un processo lungo che non promette alcuna garanzia, ma che, sicuramente, getta le basi per una carriera costruita sulle competenze, non certo sull’effimera visibilità.

Se siete interessati a un percorso serio e duraturo per costruire il vostro nome nel mondo del travel blogging e iniziare a monetizzare la vostra passione per renderla un lavoro, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete tutti i modi in cui possiamo collaborare.

Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e studieremo insieme un percorso su misura cucito sulle vostre esigenze e aspettative.

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Travel Blogging

Considerazioni sulla comunicazione di un travel blogger professionista

comunicazione di un travel blogger professionista

In questo articolo analizziamo la comunicazione di un travel blogger professionista.

In particolare, come dovrebbe comunicare un travel blogger e da che parte iniziare per imboccare la strada giusta?

Di recente ho iniziato ad affrontare il tema comunicazione relativo al mondo degli hotel. Scrivendo su questo blog, dove i viaggi sono l’altro tema principale, mi sembra utile analizzarlo anche sotto il profilo del blogger, nello specifico del travel blogger.

Cosa significa essere travel blogger professionista

Secondo il vocabolario Treccani, professionista è chi

esercita una professione […] come attività economica primaria.

Una definizione, questa, che stabilisce un confine tra chi scrive per hobby e chi, invece, si muove per farne un lavoro.

Scrivere per il piacere di farlo non significa avere un blog di poco valore. Ma rendere la scrittura di viaggio una professione richiede un salto di qualità che, prima o poi, chi è davvero determinato a farcela si trova ad affrontare.

In rete circolano migliaia di articoli su come diventare travel blogger e affinare la comunicazione. Se alcuni sono validi, altri – molti- trattano l’argomento in modo del tutto superficiale, come se gli autori temessero di svelare chissà quali segreti. Sono articoli che dicono e non dicono, lasciando i lettori, in questo caso gli aspiranti blogger, con più dubbi che risposte.

Io vorrei provare a dire la mia, raccontandovi di come sono maturata come blogger e concludendo con due esempi di buona comunicazione da parte di travel blogger professionisti italiani.

Certamente non riuscirò a offrire tutte le risposte, ma forse sarò capace di andare oltre la superficie della questione, per un minimo di consapevolezza in più.

Come dovrebbe comunicare un blogger di viaggi?

La comunicazione è un’arte sottile. Il compito di un travel blogger di professione è cercare la sua voce e usarla per rendersi unico e riconoscibile.

Creare qualcosa di diverso quando tutto sembra essere stato fatto è difficile, ma non impossibile.

Com’è cambiato il mio approccio al blogging

Io ho sempre amato scrivere e viaggiare. Per anni l’ho fatto solo per me stessa, poi, quasi per gioco, ho dato vita a questo blog. Solo con il tempo ho capito che potevo farne un lavoro.

Ma non ero pronta.

Nel momento in cui cominciai a fare sul serio avevo la testa infarcita di nozioni tecniche: Seo, motori di ricerca, risultati in prima pagina. Ero talmente presa dalla voglia di riuscire che commettevo l’errore più grande che un blogger possa fare: snaturare se stesso e il suo stile comunicativo.

Nello scrivere un articolo, stentavo a trovare le parole. Il mio stile di scrittura era banale, ingessato. Parlavo di destinazioni e località quasi come elencassi gli effetti indesiderati di una medicina. Il risultato erano freddi elenchi di cose da fare e luoghi da visitare senza un briciolo di personalizzazione. Non sarei andata lontana, perché inconsapevolmente cercavo di amalgamarmi agli altri, somigliando a tutti e a nessuno allo stesso tempo.

Strano a dirlo, ma per me, sotto questo punto di vista, la pandemia è stata una sorta di risveglio.

Chiusa in casa e attaccata a Internet, iniziai a non apprezzare più la visibilità a tutti i costi e la voglia di fare numeri cavalcando gli argomenti di tendenza.

L’atteggiamento di tanti blogger che fino a quel momento stimavo, mi ha portata a rivedere completamente il mio modo di pormi. Se vi interessa, ne parlo qui: Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

A partire dallo scorso anno le cose sono diventate più chiare.

Mi sono staccata dagli stereotipi che vogliono i travel blogger sempre presenti e sulla cresta dell’onda. Ritrovando me stessa, ho trovato anche la mia voce. Ora ho ben chiaro chi sono e cosa voglio, so cosa scrivere e so anche come lo devo scrivere.

Non mi chiedo più come gli altri affrontano un certo argomento, penso invece a cosa potrei dire io e come renderlo interessante per i miei lettori. Voglio dire, è chiaro che, parlando di Roma, tutti sanno che è un must visitare il Colosseo. Fare la differenza significa allora raccontare un ricordo, un aneddoto che nessuno conosce, fosse anche perché appartiene alla mia storia personale.

Io credo che la chiave per differenziarsi dalla massa e comunicare come un vero professionista del settore sia proprio questa. Smettere di pensare agli altri e concentrarsi sulle proprie qualità e sul proprio modo di essere.

Capire da dove partire è l’inizio, poi sono fondamentali lo studio e l’esercizio, abituandosi a pensare in modo creativo. Qui vi racconto come faccio: Esercitare la creatività per scrivere sul blog

La comunicazione di un travel blogger professionista: esempi pratici

Come vi anticipavo prima, inserisco due esempi di blogger di viaggi che, grazie al loro stile, riescono a comunicare differenziandosi dagli altri. Perché un conto è parlare in teoria, mettere tutto in pratica però è un altro paio di maniche.

Pimp my trip

Pimp my trip è il blog di Martina Santamaria, la pioniera dei viaggi avventura nel nostro Paese.

Anche se all’interno del blog Martina non disdegna l’Italia, con un occhio di riguardo per la sua Liguria, gli articoli che preferisco riguardano le mete esotiche.

Ve ne cito uno per rendere l’idea.

[…] Quando comprai, ormai qualche mese fa, i biglietti aerei per questo affascinante Paese Mediorientale, la prima reazione di amici e parenti fu: “Ma siete pazzi? Viaggiare in Iran è pericoloso![…] questo è davvero un Paese che stupisce e lascia a bocca aperta per la quantità di cose meravigliose da vedere, di esperienze da vivere ma soprattutto di persone da incontrare. […] “Ma l’Iran è sicuro?” Probabilmente il giorno che ci metterete piede vi sentirete nel Paese più sicuro al mondo: gli iraniani sono persone di un’ospitalità incredibile e quando incontrano un viaggiatore lo trattano più come una persona preziosa e importante che come un semplice turista: inviti a pranzo, a cena, a dormire nelle loro case sono all’ordine del giorno. […] Il mio pensiero è che se l’Iran ha davvero dei luoghi che assolutamente ogni viaggiatore dovrebbe visitare almeno una volta nella vita, sono davvero le esperienze che potrà vivere qui a rendere questo viaggio davvero speciale. [… ]

Tratto da “Iran fai da te: guida di viaggio nella nuova Persia (2020)”, pimpmytrip.it, di Martina Santamaria.

Vi consiglio di leggere l’articolo completo sul blog di Martina.

Analizzandolo dal punto di vista di un travel blogger, possiamo dire che:

  • essendo molto dettagliato, fornisce un’idea precisa del luogo di cui si parla, in questo caso l’Iran.
  • Le informazioni pratiche – come arrivare, dove dormire e come vestirsi- sono sapientemente mixate ai pensieri personali.
  • Martina arricchisce l’articolo rendendolo unico nel suo genere. Si espone in prima persona con ricordi, idee e sensazioni.

Proprio per questi motivi ne viene fuori un contenuto unico, con uno stile comunicativo irripetibile, capace di trasmettere ben altro rispetto alle singole informazioni pratiche. Ecco un esempio perfetto di come dovrebbe comunicare un travel blogger professionista.

La bussola e il diario

La bussola e il diario è il blog di Claudia Boccini, dove si parla di arte, borghi ed enogastronomia, con un’attenzione speciale per le gite fuori porta. Il suo focus, dunque, è un turismo a portata di tutti.

Anche in questo caso vi cito un articolo tratto dal blog e vediamo come e perché Claudia riesce a fare la differenza.

Visitare la Rocca di Gradara è stato un grande premio che è valso tutto il tempo impiegato a deviare dall’itinerario che- da San Marino- ci ha portato a percorrere la bellissima strada panoramica che corre lungo il territorio del Parco Naturale di San Bortolo fino alla città di Pesaro. […] Nonostante fosse un lunedì mattina di uno dei primi giorni di libertà post pandemia, la via principale […] era vivace di visitatori, attratti dalla particolarità del luogo, dalla sua struttura architettonica immutata nel tempo e, di sicuro, anche dai numerosi bar, ristoranti e rivendite. […] La gestione della Rocca, che è un bene demaniale, è stata affidata alla Direzione Regionale Musei Marche ed ovviamente, come tutti i siti pubblici che si rispettano e nonostante il bene storico fosse stato chiuso per mesi a causa della pandemia, il lunedì era rigorosamente chiuso per riposo settimanale. […]

Tratto da “Visitare la Rocca di Gradara, tra storia e leggenda”, bussoladiario.com, di Claudia Boccini.

Anche in questo caso vi invito a leggere l’articolo per intero sul blog di Claudia, articolo molto dettagliato in cui ci sono informazioni pratiche e notizie storiche, senza nascondere ciò che non funziona – la Rocca chiusa per riposo settimanale-.

In questo modo Claudia non solo analizza il luogo sotto ogni punto di vista, ma dimostra affidabilità senza tacere i lati negativi della sua esperienza. Tutto questo, unito a uno stile di scrittura molto simile al racconto, la rendono una delle figure più interessanti fra i travel blogger italiani.

Se anche voi riscontrate le mie stesse difficoltà, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete nel dettaglio tutti i modi in cui possiamo lavorare insieme per far decollare il vostro blog di viaggi portandolo al successo.

Fin ora ho parlato io, dando sfogo alle mie opinioni e cercando di dimostrare che distinguersi è possibile, anche in un settore inflazionato come quello dei viaggi. Mi piacerebbe però sentire il vostro parere. Se vi va, aspetto i vostri commenti.

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Travel Blogging

Usare i social network per lavoro? Si, ma con astuzia!

social network per lavoro

Usare i social network per lavoro si può? Certo che si, ma, come tutte le cose, va fatto usando un minimo di strategia.

Focus dell’articolo

Premetto due cose.

La prima: io non sono una social media manager, quindi in questo articolo non troverete come aumentare i followers in un batter d’occhio -tra parentesi, non credo esistano metodi miracolosi, perché a meno che non ci si rivolga al mercato nero, cosa assolutamente sconsigliata, si cresce sempre lentamente-.

La seconda cosa, e mi sembra doveroso dirlo, è che io ho uno strano rapporto con i social. Ci sono periodi in cui mi sento di condividere di più, altri in cui mi eclisso per lavorare solo sul blog, dietro le quinte.

Quindi oggi voglio semplicemente raccontarvi il mio punto di vista di blogger, magari confrontandomi con voi. Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.

Partiamo da un concetto che nel mondo del blogging sembra essere assodato.

I social network sono fondamentali per almeno due motivi:

  • aumentano la visibilità del blogger;
  • contribuiscono alla diffusione dei contenuti.

Usare i social network per lavoro

Non so se vi capita la stessa cosa, ma, pur non essendo un’esperta in materia, mi imbatto abbastanza spesso in profili che mi fanno storcere il naso. Va bene la condivisione, ma cosa mai c’entra raccontare dell’ultima discussione avuta con il marito/fidanzato/vicino di casa?

Usare i social network a scopo lavorativo significa ricordarsi di gestire quella che è la propria immagine pubblica, perché i profili diventano dei veri e propri biglietti da visita della nostra persona. Significa che dobbiamo scegliere cosa pubblicare e come.

Partiamo dall’nizio.

Presentazione

Secondo me la presentazione è alla base di un buon profilo, a prescindere dal social che usiamo.

Se siamo on line per far conoscere il nostro lavoro, dobbiamo aver cura di inserire le informazioni appetibili per i nostri clienti.

Si comincia dai dati personali:

  • nome e cognome -possibilmente senza nickname-;
  • e-mail;
  • link al blog/sito internet.

Il punto successivo è quello di condensare in poche righe ciò che sappiamo fare.

A dire la verità, odio questa cosa. Un po’ perché è difficile riassumere le capacità di qualcuno in 100/200 parole e poi perché non mi sono mai piaciute le etichette. Sono fuorvianti e spesso rasentano la superbia. Cioè, quando si è davvero pronti per definirsi blogger a tutti gli effetti, intendo in modo professionale?

Comunque, dato che la presenza sui social richiede questo, dobbiamo trovare le migliori definizioni possibili, creando una descrizione breve ma allo stesso tempo accattivante.

Ad esempio, nei vari profili, io ho mixato ciò che so fare riassumendolo in quattro punti:

  • blogger
  • writer -sono due concetti simili solo all’apparenza-
  • hotel travel consultant
  • insegnante privata

Ora ci sarebbe una lunga parentesi da aprire che magari approfondirò in un prossimo articolo. Comunque, quando scriviamo la presentazione, dobbiamo adattare le informazioni in base al tipo di social network che usiamo. Sul mio profilo Facebook potete leggere che sono sposata, cosa del tutto irrilevante e dunque inutile su Linkedin.

Quindi, indicare con cura le informazioni e differenziarle sono i primi due punti chiave per lavorare con i social network.

Contenuti

Decidere cosa pubblicare è un’altra questione fondamentale.

Se siamo sui social per lavoro, non importa a nessuno dell’ultimo paio di scarpe acquistate o della recente lite con il vicino. Al massimo può interessare all’altra vicina che si diverte a sbirciare il nostro profilo. Non interessano a nessuno nemmeno gattini, cuoricini e barzellette. Almeno non a livello lavorativo, questo è sempre il punto su cui concentrarsi.

Questo significa che per attrarre possibili clienti, dobbiamo rendere il nostro profilo il più professionale possibile.

Ora c’è un’altra distinzione da fare, che è l’obiezione principale di chi usa i social anche nel tempo libero. Spesso, un social come Facebook viene usato principalmente per relazionarsi con una cerchia di persone molto vicine. Significa che amici e parenti, molto probabilmente, non sono clienti e quindi non sono interessati ai nostri servizi.

Io mi ritrovo perfettamente in questo caso, quindi ho risolto così.

  • Ho optato per una presentazione lavorativa professionale, descrivendo chiaramente di cosa mi occupo.
  • Di volta in volta, cambio le impostazioni della privacy prima di pubblicare qualcosa. Quindi solo i miei contatti possono vedere tutti i contenuti, inclusi i tag delle foto di quando avevo 10 anni che ogni tanto spuntano qua e là, mentre chi si avventura sul mio profilo come semplice visitatore senza essere nella mia rete, ha accesso solo ad alcuni aspetti del mio lavoro – articoli del blog, foto dei viaggi, citazioni dei miei settori-.

Ecco i vantaggi di questa scelta:

  • evito di mostrare post che non interessano ai potenziali clienti;
  • tutto ciò che possono vedere rappresenta il meglio del mio lavoro o comunque ne è una parte fondamentale.

Il terzo vantaggio, che non è di certo trascurabile, riguarda i miei contatti. Mixando i contenuti, evito di annoiarli, perché come già detto loro non sono miei clienti, quindi non tutti sono interessati alle lingue, ai viaggi e alla scrittura.

Per raccontare al meglio la propria attività, ci sono le Pagine Facebook, molto diverse dal profilo personale. Anche se senza le inserzioni a pagamento sono sempre meno visibili, funzionano ancora molto bene. Quindi sono un ottimo supporto per il blog. A dispetto di quanto si dice, ci sono esempi di pagine che, oltre a vantare un grande seguito, possono contare su un livello molto alto di interazioni. Tanto per fare un esempio in tema di viaggi, vi suggerisco, se non siete già suoi followers, di dare un’occhiata alla pagina Fb del blog Mangia Vivi Viaggia di Gianluca Gotto.

A proposito, nel mio saggio sul travel blogging, pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori, troverete un capitolo dedicato alla gestione professionale dei social network in ambito travel, dove si analizzano le strategie utilizzate dai principali travel blogger del panorama italiano. Qui trovate qualche info più dettagliata: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Anche nella scelta dei contenuti, comunque, vale sempre la regola di differenziare in base al tipo di social. Ad esempio, secondo me non è molto efficace inserire nella bio di Instagram il link dell’ultimo articolo del blog. Almeno questa cosa nel mio caso non funziona, quindi dopo qualche prova ho deciso di evitarla.

Relazioni

Quel che dico ora vi sembrerà banale, ma non è affatto scontato. Bisogna sempre rispondere con educazione ai commenti, anche quando ci fanno arrabbiare.

Vi racconto una cosa che mi è accaduta un paio di mesi fa e mi ha fatto riflettere parecchio.

Tra i miei contatti Facebook c’èra una persona che è praticamente cresciuta con me. Vacanze in comune, compleanni festeggiati insieme, adolescenza trascorsa sempre in coppia. Praticamente eravamo un corpo e un’anima.

Questa persona, di origine straniera – tra un attimo capirete perché lo specifico- da tempo si è trasferita e vive all’estero. Lavora come attivista per i diritti dei neri, promuovendo l’integrazione e la cooperazione tra i popoli. Intento nobilissimo che appoggio pienamente, per carità. Peccato che questa persona abbia il vizio di spiattellare sui social fatti e persone facilmente riconoscibili. Non solo etichetta il paese in cui siamo cresciute dove io vivo tutt’ora come interamente razzista -cosa peraltro non vera- ma si lamenta degli amici che all’epoca la definivano “praticamente italiana”.

Io ho sempre preferito evitare discussioni inutili, però mi sono riconosciuta in pieno in quel commento. Quindi ho provato a spiegarle che il “praticamente italiana” detto dall’allora me tredicenne, stava a significare che, pur essendo in Italia da poco tempo, passava per un’autoctona grazie all’ottima conoscenza della lingua italiana che aveva raggiunto. Sottolineando come non sia giusto ne veritiero definire razzista un’intera comunità, che si è sempre distinta da quelle mele marce che purtroppo sono ovunque.

Ve la faccio breve. Dopo avermi pubblicamente insultata, mi ha bloccata senza darmi possibilità di risposta, nemmeno fossi una stalker, e cancellata dai suoi contatti. Ora, a parte che resto basita. Come fa una donna intelligente e con un altissimo livello di istruzione a cadere così in basso, usando un linguaggio violento ed offensivo nei miei confronti, devo ancora capirlo. A parte il mio dispiacere personale, però, verso una persona che consideravo amica e che stimavo molto, il punto è che ha fatto lei una pessima figura, non di certo io. Anche perché i commenti pubblici restano e saltano fuori quando meno ce lo aspettiamo.

Chiaramente avrei ancora voglia di dirgliene quattro, ma non riesco a non pensare alla sua mancanza di professionalità.

Questo per dire che mantenere la calma è la parola d’ordine, perché i social network sono la nostra vetrina, soprattutto se li usiamo a scopo lavorativo.

Inoltre, non dimentichiamoci che, condividendo le nostre idee, ci esponiamo in prima persona. Dobbiamo essere pronti al confronto, accettando anche le critiche, soprattutto se costruttive ed espresse in tono pacato.

Altrimenti, è inutile pensare di lavorare con i social network e costruire una carriera on line.

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Il blog e i social network: l’importanza di esserci (e non)

Articolo aggiornato il giorno 8 Settembre 2021

Il blog e i social network

Oggi parliamo di blog e social network.

Questo è uno di quei post scritti di getto, nel senso che non avevo affatto programmato.

Nasce dalle mie riflessioni dopo aver letto un annuncio sponsorizzato -l’ennesimo- su Facebook, dove il guru di turno promette 800.000 visite mensili al blog.

Come? Basta acquistare il suo corso sulla gestione professionale dei social. Beato lui che riesce a fornire una stima tanto precisa dei futuri visitatori, mi viene da dire.

Pensare che io non ancora capito se i social sono davvero necessari per il blog, e, se lo sono, in che misura.

Proprio per questo vorrei provare a ragionare un attimo sulla questione.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, preciso che io, a differenza dei guru che promettono miracoli, non ho convinzioni assolute. Quindi non voglio convincere nessun blogger – o aspirante tale- a un uso più o meno frequente dei social.

Detto questo, chiarisco che ammiro quei professionisti che, essendo davvero esperti, aiutano i blogger e le aziende nella gestione dei loro profili e insegnano strategie che, nel corso del tempo, si rivelano realmente efficaci.

Però, da qui a promettere un numero esatto di visitatori mensili, arrivando alla cifra di 800.000, diciamo che ce ne passa. Mi sa tanto di fuffa, anche perché, nessuno sa esattamente quali risultati si possono raggiungere, considerando una marea di variabili e gli algoritmi che cambiano in continuazione.

Blogger senza blog, i social sono un blog e altre bizzarrie varie

Parto con una domanda che non è per niente banale, vista la confusione che circola ultimamente. Che rapporto c’è tra blog e social?

Oggi basta davvero poco per definirsi blogger. Uno o più profili social, qualche manciata di seguaci – veri o presunti che siano- e qualche foto ammiccante del blogger in questione. Tutto perfetto, insomma. Peccato che poi, non sempre, certo, ma spesso, il blogger non ha neppure un blog.

In altri casi magari il blog esiste ma non viene aggiornato da mesi, proprio perché si concentrano tutte le energie sulla gestione dei social network.

Tutto questo non fa che screditare la figura del blogger, soprattutto nel settore travel, che al momento è uno dei più inflazionati. Spesso chi scrive di viaggi viene paragonato a un arrampicatore sociale atto a scroccare cene e vacanze gratis. Inutile dirlo, ma il classico profilo di chi assume questo atteggiamento – che purtroppo nel mondo dei social è sempre più diffuso- è quello di chi cerca visibilità.

Visibilità che, soprattutto nel mondo dei viaggi, si misura in base a due criteri: apparenza e presenza sui social – che fanno pure rima-.

Ne parlo approfonditamente nel mio saggio, pubblicato con la casa editrice Luoghi Interiori, di cui vi racconto in questo articolo: Miti e leggende sul Travel Blogging: chi è e come lavora un blogger di viaggi

Il male dei nostri tempi: l’arte di apparire a tutti i costi

L’altro giorno stavo scorrendo la Home di Instragram. Uno degli hastag che seguo si chiama “Borghi d’Italia”. Il suo focus dovrebbe essere abbastanza scontato, no? Così non è, dato che mi sono imbattuta in uno scatto, a dir poco molto provocante, di una ragazza in riva al mare. Con uno costume ai minimi termini e il lato b in bella mostra.

A parte il fatto che non capisco dove fosse il borgo in quella foto e già su questo si potrebbe aprire una discussione molto interessante. Ma la domanda che mi pongo è a cosa serve tutto questo apparire. Da quando è necessario spogliarsi per parlare di viaggi? Che poi, se proprio si vuole postare una foto al mare, esistono costumi dignitosissimi che servono allo scopo per cui sono stati inventati: fare il bagno e prendere il sole. Stop.

Esserci sempre e comunque

A me sembra che questo mettersi continuamente in mostra, usando il corpo come un feticcio, risponda al bisogno esasperato che ci vuole sempre presenti. Ogni giorno, purché si abbia qualcosa da far vedere, poco importa che dietro non ci sia nulla da raccontare. Perché proprio il racconto e la condivisione dovrebbero essere i presupposti alla base di un blog, a prescindere dal tema trattato. Sempre con una buona dose di coscienza, perché non dobbiamo mai dimenticare che siamo responsabili di ciò che pubblichiamo. Ne parlo qui: Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

A cosa servono – davvero- i social newtork

Una volta per tutte, allora, chiariamo una cosa.

I social sono molto utili per far crescere un blog, per almeno tre motivi.

  • Permettono la condivisione di foto e articoli. Far circolare i contenuti significa poter aumentare le visite al blog;
  • Aiutano a creare una community di persone interessate ai temi del blog;
  • Consentono di intercettare gli esperti del settore, prendendo spunto, imparando da loro e magari creare delle relazioni virtuose.

Quindi possiamo dire che i social network rappresentano uno strumento fondamentale per far conoscere il blog, soprattutto all’inizio.

Ma, almeno secondo me, il blog deve ricevere maggiori attenzioni e non viceversa. Un blog senza i social resta un progetto vivo, aggiornato continuamente grazie a contenuti freschi. Un profilo social senza un blog resta un insieme di foto, stati e informazioni, nulla di più. Per carità, c’è chi ha fatto la sua fortuna proprio grazie ai social, ma per favore, non definiamo blogger chi non ha nemmeno un blog, seppure amatoriale.

Il blog e i social network

Il blog e i social network: è possibile senza?

Detto questo, conosco diversi blogger talmente bravi da avere numeri altissimi pur non avendo i social.

Secondo me si tratta di una strada fattibile. Certo, è chiaro che dipende anche dalla strada che si vuole percorrere. Per esempio, se si parte per hobby, scrivendo solo per il gusto di farlo, magari non c’è la necessità di comparire tra le prime pagine dei motori di ricerca, quindi i social potrebbero anche non servire.

Inoltre ci sono molti blogger che usano i profili social a scopo personale, senza legarli al loro progetto di scrittura. Altri sono molto riservati e non amano apparire troppo.

Io, ad esempio, ho una sorta di odio-amore per Facebook, Instagram e tutte le altre piattaforme di questo genere. Ammetto che spesso sparisco per un po’, ma allo stesso tempo trovate nuovi articoli su questo blog che però non pubblicizzo. Quindi nel mio caso, le due cose non vanno di pari passo, anche se sto provando a lavorarci.

Il fatto è che a volte mi sembra una seccatura interrompere il momento che sto vivendo per scattare una foto e aggiornare il mio stato, quindi finisco per non pubblicare nulla sui social.

Con il blog ho un rapporto profondamente diverso. Per me la scrittura non è solo un lavoro, mi permette di stare bene, organizzare i pensieri ed esprimere me stessa al meglio. Cercare la parola più adatta per descrivere un luogo o per raccontare una situazione, è una soddisfazione che nessun social potrà mai darmi. Forse anche per questo seguo tanti profili ma poi quelli con cui interagisco si contano davvero sulle dita di una mano, mentre non perdo nemmeno un articolo dei miei blogger d’ispirazione.

Se anche voi siete dell’idea che il blog sia la chiave per farsi conoscere nel mondo del web e vorreste portarlo a un livello più alto, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista. Qui troverete tutti i modi in cui posso aiutarvi a spiccare il volo come travel blogger, arrivando a monetizzare la vostra passione. Scrivetemi pure per una chiacchierata senza impegno e vedremo come possiamo lavorare insieme creando un percorso cucito su misura per voi.

Voi che rapporto avete con i social network? Secondo voi, quanto sono importanti per avere un blog di successo?

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Perché ho rallentato e cosa sto facendo in questo periodo

perché ho rallentato

Credo di aver scelto un titolo fuorviante e poco onesto, almeno nei confronti di me stessa. Rallentare, infatti, fa pensare a un momento di stop, un periodo in cui riprendere fiato e, magari, dedicarsi ad altro.

La verità è che io non ho affatto rallentato. Anzi, a essere sincera, mi sono cimentata in una vera e propria maratona che ha messo a dura prova le mie forze, sia fisiche che mentali. Mi sono buttata con tutto il cuore in un progetto in cui credo tantissimo e, nel frattempo, ho continuato a fare la mamma, gestire la casa e ho anche provato a portare in tavola qualcosa, non dico di accettabilmente sano, ma almeno commestibile tutte le sere per cena.

Per il momento non posso svelarvi di cosa si tratta. Per la verità, non so nemmeno se avrà mai un seguito e se tutta la fatica sarà valsa la pena Però io sono dell’idea che provarci è un primo passo per riuscire. E poi, diciamocelo, quanto è bello mettersi in gioco e cercare di migliorarsi, sempre e comunque?

Ad ogni modo, se mi seguite un po’ sui social, forse avevate già intuito che qualcosa bolliva in pentola, dato che sono letteralmente sparita per tre settimane.

Tanti blogger inorridirebbero al pensiero, del resto ormai va di moda essere sempre presenti e sempre on-line, ma io, per mia fortuna, non sono mai stata ossessionata dalla paura di perdere follower solo per il motivo di non postare alcunché per qualche tempo.

Del resto, probabilmente l’avrete capito, ormai. Per me i social network rappresentano un plus, uno strumento – nemmeno sempre piacevole- che ruota attorno al mio spazio virtuale e nulla di più. Il cuore pulsante del mio progetto era e resta sempre il blog.

Comunque, ora che ho concluso il progetto a cui mi sono dedicata nell’ultimo mese e mezzo, sono pronta a tornare in pista con diverse novità che ho deciso di accennarvi, anche per far capire un po’ cosa sto combinando in questo periodo. Periodo in cui le notti continuano a essere un ricordo confuso e la mancanza di sonno inizia a farsi sentire.

Evidentemente, la mia piccola non deve avere questo problema dato che, passato ormai il periodo delle poppate ogni tre ore, si ricarica decisamente in fretta. Al momento, la nostra normalità consiste nel saltare sul letto – lei salta, noi la sorreggiamo – lanciando ovunque ciuccio e Coniglio -il suo peluche preferito-. Questo non succede solo di giorno, ma anche all’una di notte, come pure alle due o alle tre del mattino. Per poi addormentarsi giusto un paio d’ore prima che la sveglia inizi ad emettere quella dolce melodia, che alle nostre orecchie appare più come un suono diabolico.

Io però sorrido, perché non sarebbe così bello se tutto filasse sempre liscio e ogni giorno continuo a meravigliarmi della bellezza della vita.

Comunque, ecco a grandi linee cosa sto facendo in questo periodo.

  • Sto procedendo poco per volta ad aggiornare tutti i vecchi articoli, in modo da fornirvi informazioni fresche su ogni luogo di cui parlo in questo blog. 🙂
  • Non solo a causa della mancanza di tempo, ma anche per altri motivi di cui vi racconterò non appena mi sentirò pronta per farlo, sto seriamente accarezzando l’idea di prendere una lunga pausa dai social network.
  • Continuerò a raccontarvi qui tutte le mie – le nostre- avventure di viaggio.

Soprattutto ora che è finalmente arrivata l’estate, abbiamo in programma tantissime escursioni e gite fuori porta.

Anche quest’anno, abbiamo deciso di restare nelle vicinanze di casa. Nonostante la situazione dei contagi da Covid-19 stia migliorando, non ci sentiamo di prendere l’aereo, dato che la nostra bimba ha appena compiuto un anno e non possiamo proteggerla utilizzando la mascherina.

Un po’ mi dispiace, perché mi mancano tantissimo i lunghi viaggi, però voglio approfittarne per vedere il lato positivo della situazione. Mi sono data l’obiettivo di usare il tempo delle vacanze estive nel miglior modo possibile, considerandolo come un’occasione per rilassarci e ricaricarci in vista dei tanti impegni che ci aspettano a Settembre.

Comunque, tra giornate in spiaggia, cene in giardino ed escursioni all’aria aperta, sicuramente non avremo di che annoiarci e non vedo l’ora di raccontarvi tutto qui sul blog.

Non ho rallentato, ma sto iniziando a farlo, come sempre, a modo mio. Concentrandomi su ciò che per me conta davvero.

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“L’arte della guerra per travel blogger”, di Agnese Ciccotti: la mia recensione

arte-della-guerra-per-travel-blogger

Prima di comprare questo e-book non avevo idea di come un libro dal titolo tanto altisonante potesse essere utile ai travel blogger. “L’arte della guerra per travel blogger”, infatti, si ispira a “L’arte della guerra”, un testo che arriva da un passato molto lontano, direttamente dall’antica Cina.

Ma andiamo per ordine e scopriamo qualcosa sull’autrice di questo saggio sul mondo del blogging.

Chi è Agnese Ciccotti, blogger di Viaggi Zaino in Spalla

Ex agente di viaggio della provincia di Roma, Agnese vive attualmente a Praga.

Si occupa di blogging dal 2013 ed è specializzata in viaggi d’avventura. Su http://www.viaggizainoinspalla.com/ trovate racconti di viaggio, itinerari ed escursioni fuori dalle classiche rotte turistiche. Insomma, se amate l’avventura e l’indipendenza vi consiglio di passare sul suo blog perché troverete tantissima ispirazione.

“L’arte della guerra”, un libro antico 2500 anni

Ora torniamo all’e-book. Come vi dicevo all’inizio dell’articolo, il saggio di Agnese si ispira a un antichissimo testo cinese. L’autore, il generale Sun Tzu, scrisse questa opera per dimostrare le sue capacità in ambito militare, usandola come una specie di moderno portfolio.

Nel testo Sun Tzu elenca le varie strategie da mettere in atto prima di una battaglia e insegna a vincere senza combattere.

Vediamo come.

I principi di Sun Tzu per vincere la guerra

Ne “L’arte della guerra”, Sun Tzu si concentra essenzialmente su tre principi fondamentali:

  • conoscere se stessi;
  • studiare il nemico;
  • analizzare le ragioni del conflitto.

Lo scopo è quello di sconfiggere l’avversario prima di arrivare allo scontro diretto, lavorando di intuito e pianificazione, proprio come un vero manager dei nostri tempi.

Io non conoscevo il libro, ma ecco il motivo per cui questo trattato di guerra oggi trova applicazione nel marketing e nella gestione aziendale.

Come applicare “L’arte della guerra” al blogging secondo Agnese

Partendo dall’analogia tra le tecniche di guerra e la pianificazione aziendale, Agnese svolge un lavoro certosino, applicando le idee di Sun Tsu al mondo del travel blogging.

Il risultato è un vero e proprio trattato sul blogging di 50 pagine che offre una ricetta -non nuova ma per nulla scontata- per tentare la strada del successo, trasformando il blog da crisalide a splendida farfalla.

Partire dalla pianificazione

Il concetto da cui si sviluppa il discorso è quello della pianificazione. Saper programmare e organizzare un’ottima strategia di blogging sta alla base del successo ed è l’elemento chiave per emergere dalla massa.

Qui Agnese pone l’attenzione su 3 precisi elementi:

  • tempismo;
  • conoscenza del territorio;
  • studio delle risorse.

Tutti i punti analizzati passano attraverso un’analisi approfondita del mercato e del web.

Il tempismo

Prima di soffermarci sul tema, cerchiamo di capire cosa si intende esattamente con questa parola.

Secondo il dizionario Treccani

il tempismo è la qualità di saper agire nel momento più opportuno.

Riguardo al tempismo Agnese si concentra su due ambiti specifici.

Quando lanciare il blog

Prima di partire con un progetto, è fondamentale studiare le condizioni di partenza. Ovvero in questo momento il mercato è pronto ad accoglierci? C’è una domanda che potremmo soddisfare con il nostro blog?

La gestione attraverso il calendario editoriale

Se la risposta a queste domande è positiva, dopo il lancio dobbiamo popolare il blog di contenuti. Si tratta di un lavoro che non può essere lasciato al caso perché gli articoli devono intercettare il pubblico giusto al momento giusto, ecco quindi che ci riallacciamo al concetto di tempismo.

Per raggiungere questo obiettivo è importante concentrarsi su tre aspetti.

  • Scegliere argomenti di tendenza;
  • individuare le parole chiave correlate a quei temi attraverso l’uso di appositi strumenti offerti dal web;
  • realizzare i contenuti mixando gli argomenti e il genere dei post -descrittivo, informativo eccetera-.

Lo strumento migliore per gestire questo complesso lavoro è il calendario editoriale. Agnese ci parla anche del calendario dei contenuti, consigliando comunque sempre una certa flessibilità.

La conoscenza del territorio e delle risorse

Qui entriamo nel vivo della trattazione con la parte più corposa dell’e-book.

Conoscere il web

Il mercato on-line è fatto di concorrenti immateriali ed è in continua evoluzione. Per comprenderne le dinamiche occorre uno studio approfondito che non può essere improvvisato. Ecco perché Agnese consiglia di non correre e prendersi del tempo per strutturare il progetto di un blog.

Scrivere per il web

Scrivere per il web è diverso dallo scrivere su carta. Questo paragrafo dell’e-book contiene consigli utili per non far scappare il lettore dalla pagina.

Conoscere il pubblico

Conoscere il pubblico significa sapere esattamente a chi ci rivolgiamo. Non si può piacere a tutti e non si può parlare a tutti, nel mondo reale ma soprattutto sul web. Quindi significa scegliere una nicchia e produrre contenuti in target.

Creare un marchio e lavorare sul personal branding

Qui Agnese passa per un altro punto fondamentale per portare un travel blog al successo.

Per distinguersi dalla concorrenza bisogna creare un marchio, qualcosa riconducibile al nostro modo di essere e di scrivere.

Il passo successivo è lavorare sulla nostra figura di blogger, facendo personal branding. Significa che il nostro nome deve diventare un simbolo di onestà e autorevolezza nel settore.

Approfondimenti

“L’arte della guerra per travel blogger” è impreziosito dai suggerimenti su come creare una nicchia di mercato alternativa. Agnese riporta 27 esempi di blogger che hanno raggiunto il successo pensando in modo non convenzionale. Come la ragazza che viaggia per il mondo pur soffrendo di una patologia complicata come il diabete.

Il discorso continua con un argomento che ho apprezzato tantissimo e di cui non parla mai nessuno: l’etica del travel blogger.

Agnese si sofferma in particolare su:

  • plagio;
  • rettifica degli errori;
  • differenza tra opinione/realtà;
  • conflitti di interesse -ovvero come gestire un post sponsorizzato-.

L’e-book si chiude con una domanda che non prevede una risposta univoca: quanto tempo serve per portare un travel blog al successo? Agnese parla di circa un anno e mezzo, ma, come lei stessa ammette, non ci sono garanzie. Mantenere un blog è una strada difficile, ma provarci è il primo passo per vincere la sfida.

Per tornare ai principi di Sun Tzu, possiamo concludere che pianificando una buona strategia, studiando la concorrenza e analizzando le nostre risorse possiamo vincere la “guerra” e portare il nostro travel blog al successo evitando lo scontro diretto con i competitors.

Perché acquistare “L’arte della guerra per travel blogger”?

L’e-book si rivolge principalmente a chi si appresta a intraprendere la strada del blogging, ma è molto valido anche per chi conosce questo mondo da un po’ di tempo. Io ho aperto il mio blog poco più di un anno e mezzo fa e ho comunque trovato degli spunti utilissimi per il mio percorso.

Per quanto si possa partire preparati, infatti, lungo il cammino si incontrano tanti ostacoli. Anche perché il blog per sua natura non è un prodotto statico, ma in continua evoluzione.

C’è sempre qualcosa da migliorare e modificare. “L’arte della guerra per travel blogger” permette di affinare la propria strategia nel corso del tempo. Perché aiuta a capire dove stiamo andando e dove vogliamo arrivare con il blog.

Questo saggio racchiude tanti argomenti ed è una perfetta sintesi di strategia e programmazione. Se vi state avvicinando adesso a questo settore, consiglio di studiarlo un po’ per volta, tenendo vicino un quaderno in modo da appuntare i concetti chiave. Usatelo come base per creare la vostra personale strategia, che deve essere unica e raccontare qualcosa di voi.

Concludo con un estratto dell’e-book, lasciando virtualmente la parola ad Agnese:

Con questo e-book non ho la pretesa di dire quale sia la via per emergere dalla massa e arrivare ad avere successo. A questo scopo posso piuttosto rimandare ai molti discutibili post on-line dove si trovano ripetitive ricette per la scalata della piramide. Il mio scopo è, invece, quello di creare una riflessione su uno scritto antico applicando i suoi principi al mondo del blogging contemporaneo, tracciando così una via diversa alle percezioni e all’organizzazione delle strategie di attacco al web.

Potete acquistare “L’arte della guerra per travel blogger” su Amazon, al prezzo di 4,50 euro.

Buona pianificazione!

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Travel Blogging

Michela Milani chi?

michela milani blogger

Michela Milani, una sconosciuta amante del viaggio

Ci sono alcune persone sempre sicure di se stesse, capaci di trovare la propria strada senza alcuna esitazione. Beh, io non appartengo a quella categoria. Nella vita ho seguito percorsi diversi, avanti, indietro e poi ancora avanti. Solo adesso credo di aver trovato la mia strada, ma non è stato facile.

Vivo a Cave, un paesino circondato dai Monti Prenestini e sconosciuto alla maggior parte delle persone. In passato per Cave provavo una sorta di odio-amore. Più che altro prevaleva la parte negativa. Quanto mi stava stretto! Tanto stretto che subito dopo il diploma sono partita alla volta dell’Irlanda, con una sola valigia come compagna di viaggio.

Quella stessa valigia mi ha accompagnata a Torino, dove ho frequentato l’università, studiando alla facoltà di lingue e turismo. Bei tempi quelli. Difficili perché per la prima volta mi trovai a fare i conti con responsabilità da adulta, ma belli. E’ a questo periodo che risale il mio primo viaggio in Albania, quello che ha fatto nascere in me l’amore per l’Europa dell’Est e mi ha aperto le porte a un approfondimento di studi incentrato sul tema delle migrazioni.

E poi?

Solo che nella vita a volte è inutile fare programmi. Cioè, uno può anche farli, ma non sempre le cose vanno come ti aspetti.

Già, la crisi economica ha colpito duramente la mia famiglia. A quel punto, l’unica soluzione era quella di rimboccarsi le maniche, anche perché non è che ci fosse poi molta scelta.

Noi un lavoro ce lo siamo reinventato, investendo i nostri risparmi per aprire un alimentari, una piccola bottega come quelle che una volta andavano tanto di moda.

Ammetto però che io, ancora una volta, a Cave ci stavo stretta. Mi mancavano il mondo del turismo e quello delle fiere che avevo conosciuto a Torino. Non ci ho pensato due volte, non appena si è presentata l’occasione, a rituffarmi nel settore in cui avevo studiato. Amavo il lavoro come receptionist d’hotel e non volevo fare altro.

Fin quando mi sono resa conto che qualcosa non andava. Forse il posto fisso e uno stipendio sicuro non era quello che cercavo nella vita. Non era ciò che mi serviva per stare bene. Quando arrivava la sera, mi sentivo insoddisfatta. Il mio paesino non mi stava più così stretto, avevo voglia di casa, di famiglia. Volevo tornare alle mie origini e volevo anche dei ritmi di lavoro diversi, che mi permettessero di riguadagnare il mio tempo, del quale sentivo tanto la mancanza.

Così, ancora una volta, a poche settimane dal mio matrimonio, in assoluto il giorno più bello della mia vita, ho scelto di tornare a investire le mie energie in qualcosa di costruttivo, dove poter dare sfogo alla fantasia.

Questo blog, che desideravo da tanto, nasce con l’obiettivo di riprendermi il mio tempo e coltivare le mie passioni, i viaggi e la scrittura.

Riflessioni dopo un anno di blogging

Oggi, dopo un anno e mezzo di blogging, mi trovo a fare il punto della situazione e a tirare le fila di quanto ho realizzato fin ora.

Rileggo i miei primi articoli e, con l’occhio critico di oggi, mi appaiono tutt’altro che perfetti. Ma credo sia normale, sono cresciuta come blogger e pretendo molto di più da me stessa.

Nel frattempo, non ho mai smesso di fare formazione e stanno arrivando i primi risultati. Messaggi dai lettori, guest post e le prime esperienze come ghost-writer.

Certo, la strada è ancora in salita perché io sono ambiziosa e ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo. Però amo questa gavetta e non vedo l’ora di scoprire cosa mi riserverà il domani.

Nel frattempo, sono anche diventata mamma di una bambina meravigliosa.

E non posso fare a meno di pensare che no, non è mai troppo tardi per realizzare un sogno.

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Travel Blogging

Travel blog e collaborazioni con strutture ricettive: l’e-book strategico di Valentina Carbone

Collaborazioni con strutture ricettive

La domanda che prima o poi tutti i travel blogger si pongono è: come proporre il mio blog e ottenere le prime collaborazioni con le strutture ricettive?

Se mi conoscete un po’, penso abbiate capito l’importanza che attribuisco alla formazione. Come in ogni cosa, per maturare dei risultati, ci vuole tempo. Questo vale ancora di più per la scrittura on-line, dove c’è tanta concorrenza e il settore travel è gettonatissimo.

Studiare, quindi, è fondamentale perché ci permette di far nostre tutte le capacità trasversali per avere successo nel settore del travel blogging.

In rete ci sono molti “guru” che sembrano avere la bacchetta magica. Fai così, pubblica tutti i giorni et voilà. La soluzione è servita, ma, a ben guardare, vendono informazioni trite e ritrite.

Oggi, invece, voglio parlarvi di una risorsa concreta, l’e-book strategico di Valentina Carbone. Questo e-book è davvero utile per capire come buttarsi seriamente nella mischia e iniziare a lavorare con Enti turistici, hotel e strutture varie nel mondo dell’ospitalità.

Travel blog e collaborazioni con le strutture ricettive: come è fatto l’e-book di Valentina

Non aspettatevi il solito mattone, molto impegnativo da leggere soprattutto davanti a uno schermo. Non è questo il caso. Tutte le informazioni, condensate in circa 30 pagine, sono scritte in modo chiaro e coinciso, grazie anche all’uso di immagini e infografiche.

Analizziamolo nel dettaglio.

Contenuti dell’e-book

Presentazione alle aziende

Valentina va subito al sodo dell’argomento. Senza giri di parole, fornisce subito un esempio specifico di lettera di presentazione. Un ottimo punto di partenza da cui trarre ispirazione e capire come approcciarsi verso chi non ci conosce.

Realizzazione di un progetto promozionale

Anche in questo caso ci sono diversi esempi, corredati da elementi grafici, distinti per un progetto composto da un unico sponsor e uno plurisponsor.

Ricerca degli sponsor

Ora arriviamo a un punto fondamentale: non dobbiamo trovare uno sponsor a caso, ma quello giusto per noi, che ci faccia crescere, non solo a livello economico, ma anche professionale.

Per proporre il nostro blog e iniziare a collaborare con i vari Enti del turismo e strutture ricettive, occorre fare principalmente 2 cose.

  • Studiare la concorrenza: attenzione, non copiare, ma analizzare, focalizzandosi su quello che i nostri colleghi non offrono al mercato, in modo da poter presentare un’idea vincente all’azienda che abbiamo in mente.
  • Cercare strutture in target: anche questo è un punto fondamentale. Ad esempio, su questo blog racconto principalmente di viaggi low cost e passeggiate nella natura. Quanto risulterei credibile se mi proponessi per collaborare con un hotel di lusso?

Aumento di autorità e studio della Seo

In questo paragrafo si affrontano questioni più tecniche, ma Valentina riesce a spiegare perfettamente con parole molto semplici anche i concetti più complessi. In questo caso, ci spiega l’importanza di scattare belle foto e fornisce delle dritte per scrivere un articolo in ottica Seo.

Essere d’ispirazione quotidiana

Per fidelizzare i lettori, dobbiamo diventare un punto di riferimento nel nostro settore. Come?

  • Coltivando la community;
  • scrivendo articoli in target, efficaci nel dare informazioni oppure utili a risolvere un problema.

La scrittura come lavoro

In questa parte dell’e-book Valentina ci parla della monetizzazione del blog, analizzando il lavoro di scrittura da tante angolazioni diverse.

In particolare:

  • l’importanza della programmazione con un buon calendario editoriale. Ce ne sono di tantissimi tipi, io però vi stra-consiglio Inspiration, l’altra fantastica creazione di Valentina. Perché? Beh, lavorare su un prodotto pensato appositamente per i blogger è un buon punto di partenza per iniziare a programmare seriamente le attività da svolgere. A me sta aiutando tantissimo nell’organizzazione, perché mi permette di avere tutto sotto mano, dalla pubblicazione dei post con le relative parole chiave, fino al conteggio di quanti soldi spendo per le attività di formazione. Ve ne parlo approfonditamente in questo articolo: Inspiration, il planner per blogger: la mia opinione
  • la creazione di un budget;
  • l’analisi dei risultati tramite strumenti tecnici come Google Search Consolle;
  • la creazione di una sorta di tariffario personale, dove troverete diversi consigli da mettere subito in pratica.

Collaborazioni con le strutture ricettive: i consigli per un blog professionale

Per arrivare a ottenere le prime collaborazioni c’è molta strada da fare. Valentina offre anche alcune dritte per partire dalla base, ovvero, avere un blog professionale. Eccole:

  • avere un dominio registrato di proprietà;
  • strutturare il blog in modo che sia facile orientarsi al suo interno;
  • creare articoli coinvolgenti;
  • fare storytelling sui social network.

Punti di forza dell’e-book

Riassumendo, i punti di forza dell’e-book di Valentina sono:

  • lettura scorrevole;
  • linguaggio semplice per comprendere bene anche i termini tecnici;
  • uso di immagini e infografiche, che permettono di fissare subito i concetti principali;
  • consigli pratici;
  • prezzo. Nel momento in cui ho acquistato l’e-book, aveva un costo di 9,99 euro. Una cifra davvero irrisoria, soprattutto se pensiamo alla grande professionalità di Valentina.

Perché acquistare l’e-book?

Personalmente, con il mio lavoro in hotel, mi sono sempre trovata dalla parte della struttura ricettiva. Spesso arrivano da parte dei blogger richieste copia-incolla. Zero idee, zero personalità e tante pretese economiche.

In questo e-book si toccano aspetti molto diversi tra loro. Valentina mette tanta carne al fuoco e offre uno spunto sulla strada da percorrere per ottenere le prime collaborazioni con le strutture ricettive. Strada che, ovviamente, è tutta in salita e non può prescindere da una buona formazione e tanto esercizio nel campo della scrittura. L’e-book è un tassello utile a completare questo percorso.

A me piace studiare su carta, quindi ho scelto di stamparlo. Si consulta facilmente ed è perfetto da tenere sempre sul comodino. Pardon, sulla scrivania! 🙂

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Travel Blogging

Esercitare la creatività per scrivere sul blog

Articolo aggiornato il 4 Agosto 2022

esercitare la creatività

Il mondo del blogging ormai è saturo in gran parte dei settori. Quindi, a meno che non vogliate scrivere di qualche argomento di nicchia come la pesca sportiva o l’esoterismo eccetera, per distinguersi è necessario differenziarsi. Esercitare la creatività per scrivere sul blog può essere un’ottima strategia per ottenere questo risultato.

Che cos’è la creatività?

Per me, che non amo le definizioni troppo tecniche, la creatività è l’insieme delle strade da percorrere per:

  • sviluppare un’idea
  • concretizzare e promuovere un progetto
  • raggiungere -più in generale- un risultato

Infatti, anche se si pensa alla creatività come a una dote soprattutto pratica -legata alle abilità manuali- l’essere creativi si può applicare a moltissimi campi diversi. In particolare a quello della scrittura, dove risulta fondamentale.

Blogging e creatività

Se ve lo state chiedendo, esercitare la creatività per scrivere sul blog non significa necessariamente essere bravi a trovare idee su cosa scrivere. In questo caso, infatti, occorre avere un buon piano editoriale, una strategia di programmazione che, almeno secondo me, non ha molto a che fare con la creatività.

Essere creativi applicato al mondo del blogging, quindi, implica saper trovare nuove idee, sfruttando la fantasia e trovando soluzioni alternative nello scrivere i post. Lo scopo deve essere quello di differenziarsi dagli altri blog di settore, giusto?

Facciamo qualche esempio pratico. Se tutti usano un tono serio per parlare di un certo argomento, la soluzione creativa potrebbe essere rivolgersi al lettore in modo umoristico. Oppure, nel caso di un articolo pilastro, perché non utilizzare anche illustrazioni grafiche diverse da grafici e tabelle? Con un po’ di fantasia si possono creare infografiche molto accattivanti. Su questo punto io ci sto ancora lavorando, però mi sembra che con Canva si possano ottenere davvero buoni risultati.

Le strade sono tante, questi sono solo esempi generici, dipende molto anche dal tipo di argomento che si tratta nel blog.

Nei paragrafi successivi vi racconterò le strategie che io uso per stimolare la creatività nella scrittura. Chiaramente sono tecniche che funzionano per me, non è detto che facciano anche al caso vostro. Ognuno deve poi trovare i propri metodi ideali e iniziare a sperimentarli.

Esercitare la creatività per scrivere sul blog

Il mio blog tratta di viaggi e life-style, quindi tutti i consigli saranno specifici per questi argomenti. Per poterli applicare anche a blog di tematiche diverse, basterà declinarli alla vostra specialità.

Leggere

Io amo i libri in modo speciale, dunque questo punto mi sta particolarmente a cuore.

La lettura è forse uno dei metodi più efficaci per stimolare la creatività, anche per la scrittura sul blog. Leggere apre la mente, permette di imparare moltissimo e offre spunti di interpretazione alternativi al proprio modo di pensare.

Di base, l’intero mondo dei libri è utile allo scopo, tuttavia secondo me, alcune letture sono particolarmente ideali nel caso di un blog di viaggi.

Letteratura di viaggio

Io leggo soprattutto racconti e romanzi d’avventura. Per esempio, mi piacciono molto i racconti dei safari, che spesso sono scritti nella forma del diario di viaggio. Questo particolare mi sta facendo riflettere e sto pensando di usare questa forma di scrittura anche per destinazioni non esotiche e- all’apparenza- quasi banali, come le gite del week-end. In questo modo potrei dare ai post un sapore più avventuroso, quel tanto che basta per incuriosire chi cerca consigli su mete fuori porta.

Saggi

Nell’ambito dei saggi mi piace spaziare: dal mondo del blogging, perché non si finisce mai di imparare, fino agli argomenti che, in qualche modo si relazionano al viaggio, come storia e cultura. Per esempio, da un lavoro di ricerca sull’Est Europa, è appena nato il mio progetto di studio delle principali comunità slave in Italia. L’obiettivo è quello di scrivere sul blog della vita e delle tradizioni dei Paesi dell’Est meno conosciuti. Per ora non vi dico di più 🙂

Riviste di settore

Ce ne sono davvero tante e ognuna ha le sue peculiarità.

  • Tra le risorse in lingua italiana vi segnalo ilgiornaledelturismo.com; si tratta del sito di una delle testate più autorevoli in Italia nel settore turistico.Si rivolge essenzialmente a Enti turistici, agenzie di viaggi e compagnie di trasporto. Lo trovo molto utile per il blog perché, grazie ai dossier e alle interviste agli esperti di settore, offre tantissimi spunti di riflessione. Navigando sul sito vedrete che, oltre all’iscrizione alla news-letter, è possibile stipulare l’abbonamento alla rivista cartacea a un prezzo molto conveniente. Insomma, lo consiglio a chiunque voglia conoscere meglio il mondo del turismo, in particolare ai travel blogger.
  • L’altra risorsa fondamentale che uso per esercitare la creatività per scrivere sul blog è Lonely Planet. Tra consigli per organizzare viaggi e il racconto di mete alternative, è la guida amata da moltissimi viaggiatori nel mondo. A me risulta utile per tanti approfondimenti che propone. Ad esempio, a Maggio, in un articolo si parlava di come avremmo viaggiato dopo il Covid-19. Avrei voluto scrivere anche io di questo argomento, però sarei risultata tremendamente banale perché ne stavano già parlando in tantissimi nel settore dei viaggi. Però da quell’articolo è nata l’idea di raccontare il mio modo di scrivere e di gestire un blog di viaggi nel momento in cui tutti eravamo chiusi in casa. Insomma, ho cercato di trattare l’argomento Covid e viaggi da un punto di vista alternativo.

Ascoltare musica

La musica per me è fondamentale per esercitare la creatività. Quale musica? Dipende dal momento, comunque quella etnica è sempre una fonte di ispirazione. Non perché scrivo sul blog in base al luogo di provenienza della musica, ma in quanto mi aiuta. A raccogliere i pensieri, mettendo insieme sensazioni del momento ed esperienze vissute. In altre parole, ascoltare la musica mi predispone alla scrittura, tracciando il sentiero delle parole, che si trasformano in articoli per il blog. Questo mi capita soprattutto con la musica nordica e africana.

Guardare documentari

Di solito non trascorro molto tempo davanti alla tv, però i documentari possono essere utili non solo per imparare, ma anche per esercitare la creatività.

  • Tra i miei preferiti ci sono quelli di Alberto Angela, il programma “Ulisse il piacere della scoperta” sicuramente è tra le eccellenze -ormai poche- del panorama televisivo italiano.
  • Anche i documentari su Focus, nonostante spesso propongano teorie alternative a quelle ufficiali, per me rappresentano una risorsa. Per esempio, l’anno scorso trasmisero uno speciale su Maria Maddalena, che mi portò a rileggere il thriller Il Codice Da Vinci. Pensando all’esoterismo italiano mi venne in mente Torino, che conosco bene per averci vissuto durante il periodo dell’università. Ecco l’idea per il blog: un itinerario tematico sui misteri di Torino, considerata la città più esoterica in Italia. Lo so, ho fatto un giro lunghissimo per arrivarci, questo però dimostra come la creatività può aprire i cassetti della nostra mente in modo spesso inaspettato.

Scrivere: la tecnica regina per esercitare la creatività

Ecco l’ultimo consiglio utile per esercitare la creatività e scrivere sul blog.

Scrivere altrove è sempre un’arma vincente: più si scrive, più si diventa fluidi nel discorso e capaci di scelte alternative a livello di lessico e stile.

Ecco come cerco di stimolare la fantasia e avere buone idee attraverso la scrittura.

Concorsi di scrittura

Lo metto per primo perché è il più importante. Partecipare a un concorso di scrittura implica:

  • mettersi in gioco cimentandosi in generi letterari diversi
  • ricevere un giudizio oggettivo esterno
  • aumentare la propria visibilità, soprattutto nel caso di un blog

Ve ne parlo approfonditamente in questo articolo, dove racconto la mia esperienza: Blog e scrittura: perché partecipare a un concorso letterario?

Racconti brevi

Per gli scrittori e i blogger emergenti è una delle situazioni più gettonate. Anche se non vengono pubblicati, cimentarsi nella scrittura dei racconti brevi è un esercizio fondamentale per la creatività, divertente e molto più abbordabile rispetto a un romanzo, diverso per lunghezza, struttura e tempi di elaborazione.

Pur non essendo direttamente connessi al blog, i racconti brevi allenano la mente nell’inventare la trama, nel collegare le situazioni e nel descrivere i personaggi. A lungo andare funziona veramente, ve lo consiglio perché vedrete miglioramenti positivi nel vostro modo di scrivere.

Poesie

Anche se solo per noi stessi, esercitarsi componendo poesie ci permette di:

  • giocare con i suoni
  • trovare gli accostamenti più appropriati tra le parole
  • applicare uno stile evocativo che può arricchire la scrittura in prosa

Esercitarsi a scrivere poesie per un po’ di tempo permette di ampliare il bagaglio lessicale, pronto a saltare fuori nelle situazioni più impensate. Sarà come fare cruciverba, ma in modo più stimolante.

Diario personale

Anche se non è da tutti tenere un diario personale, scrivere i nostri pensieri su carta -o tastiera- ci permette di essere soli con noi stessi e abbandonare qualsiasi convenzione di linguaggio.

Potremmo parlare in prima persona, utilizzare dialoghi diretti per riportare le conversazioni importanti oppure mescolare l’italiano con il dialetto. In pratica andremo a sperimentare una serie di stili narrativi diversi che gioveranno sicuramente al nostro modo di scrivere sul blog. Per esempio, perché non raccontare un quartiere della nostra città in dialetto? Se riusciremo a posizionare bene il nostro post, sarà sicuramente un buon modo per farci notare e distinguerci dai post fotocopia che oggi sono tanto diffusi sul web.

Voi come esercitate la creatività nella scrittura, in particolare per il blog? Conoscete altre tecniche utili? Avete voglia di condividerle?

Se siete a corto di creatività e non sapete come andare avanti nel vostro progetto, vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina Diventare Travel Blogger professionista, dove troverete tutti i modi in cui posso aiutarvi a far decollare il vostro travel blog.

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A mia figlia

a mia figlia

Scrivo. Scrivo, come sempre, mordicchiando il tappo della penna, come da bambina. Mentre le parole fluiscono dalla mia mente alla carta del quaderno sbrindellato che tengo sulle ginocchia, mi volto.

All’interno della culla c’è Elisa Maria, mia figlia, nata il 9 Giugno di questo 2020 tanto difficile, che, certamente, rimarrà nella storia.

Chissà, probabilmente, anche lei, un giorno, racconterà ai suoi nipoti la sua infanzia, esattamente come mia nonna faceva con me, una volta. Solo che i suoi, di racconti, non saranno fatti di bombe lanciate nella notte. Non ci sarà nessun tedesco dall’aria minacciosa e nemmeno americani a regalare tavolette di cioccolata.

Le parole di mia figlia mentre racconterà la sua nascita avranno i contorni di una notte d’inizio estate, trascorsa ad aspettare fuori dall’ospedale, interdetto al pubblico, in attesa di notizie. Una notte di felicità, accompagnata dalla paura, dal dolore e dalla solitudine, con le mascherine pronte a fare da barriera a quel nemico invisibile che si chiama Covid19.

Perché Elisa Maria è nata nell’anno della pandemia di cui si leggerà nei libri di storia. Lei, come tanti altri bambini. Questo dimostra, ancora una volta, la forza della vita, che continua a scorrere impassibile, come il tempo, anche quando tutto sembra andare male e non avere senso.

Ancora una volta, mentre guardo mia figlia con il viso rilassato nel sonno e le labbra a forma di cuore, mi rendo conto del dono che ho ricevuto, come il tesoro più prezioso. Non posso fare a meno di sorridere mentre la guardo. Lei, il mio miracolo, nata dopo una gravidanza tutt’altro che semplice.

Continuo a guardarla, mentre fantastico sul nostro futuro insieme, per la prima volta, famiglia a tre. Non importa se, durante il cammino, incontreremo degli ostacoli. So già che la nostra vita sarà bellissima, faticosa, forse, come è giusto e naturale che sia con l’arrivo di un esserino minuscolo e indifeso, ma entusiasmante. Cuore e mente contengono a fatica tutti progetti che mi frullano per la testa.

Insegnerò a mia figlia a viaggiare, perché non c’è nulla di più bello che guardare il cielo in luoghi diversi. Le insegnerò che i limiti, e i confini, sono solo nella nostra testa, perché la fuori c’è un mondo in cui tutti siamo fratelli. Le insegnerò che la differenza è un valore e che ci si può ancora fidare delle persone.

Insegnerò a mia figlia che non sono i soldi o un abito firmato a fare la felicità, quanto l’amore, l’onestà e l’essere liberi. Le insegnerò che non sono il lavoro o la ricchezza a etichettare una persona e che in questa società, che ci vuole tutti uguali, si può brillare imparando a essere se stessi.

Insegnerò a mia figlia che una vita fatta di esperienze e di avventure è ben più preziosa di oggetti inutili e costosi.

Insegnerò a mia figlia a emozionarsi per un tramonto in riva al mare, per un fuoco che brilla nella notte e per un tè bevuto in qualche angolo sperduto di mondo.

Le insegnerò a perdersi lungo le strade della vita, sicura di poter sempre tornare nella sicurezza della sua casa. Le insegnerò ad amare il profumo del cibo e delle spezie, il canto di tamburi lontani e i colori delle altre culture.

Insegnerò a mia figlia a saper ascoltare il suono di lingue diverse e ad abbracciare i suoi due Paesi. Italia e Romania ora sono unite da un ponte, mani che si stringono a formare un girotondo, dove usanze e tradizioni si abbracciano, facendo timidamente conoscenza.

Il silenzio di questa sera di inizio estate viene interrotto improvvisamente dalle campane della chiesa che risuonano in lontananza.

Scrivo. Scrivo, come sempre, mordicchiando il tappo della penna, come da bambina. Mentre le parole fluiscono dalla mia mente alla carta del quaderno sbrindellato che tengo sulle ginocchia, mi volto.

All’interno della culla c’è Elisa Maria, mia figlia, nata il 9 Giugno di questo 2020 tanto difficile, che, certamente, rimarrà nella storia.

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Blogger ai tempi del coronavirus? Si, a modo mio

blogger ai tempi del coronavirus

Da qualche giorno, ormai, sentivo il bisogno di scrivere questo articolo. In tempi duri come questi, nei quali siamo messi a dura prova a causa del Covid19 che sta mietendo migliaia di vittime, sento anche io il bisogno di dire la mia. Soprattutto, ci tengo a raccontare cosa sto imparando da questa dura esperienza. Già, perché essere blogger ai tempi del coronavirus non è affatto semplice e tutto questo mi ha spinta a riflettere sul modo giusto di fare blogging.

Travel blogger e social network

Se non è semplice essere blogger ai tempi del coronavirus, lo è ancora meno essere un travel blogger. Ovviamente non voglio sminuire la portata degli eventi che stiamo vivendo. E’ chiaro che le vite umane hanno la precedenza su tutto il resto, ci mancherebbe. Tuttavia, vedere le visite al proprio blog di viaggi crollare inesorabilmente durante il periodo di quarantena è frustrante. Questa situazione sta comportando alcuni tipi di atteggiamenti – non certo positivi- da parte di alcuni colleghi blogger.

Facebook: alla ricerca di sempre più visibilità

Una certa frustrazione si nota nell’uso spesso spropositato che viene fatto dei social network. Prendiamo come esempio Facebook. In realtà potremmo dire la stessa cosa di tutti gli altri social in circolazione, ma per ora limitiamoci a quello che, secondo me, in questo momento,è il più gettonato.

Ci avete fatto caso? Selfie su selfie che raccontano una quarantena vissuta interamente sotto i riflettori. Si comincia dal mattino presto e le stories scandiscono le ore della giornata. La seduta di allenamento in casa, la passeggiata con il cane, la nuova mascherina colorata acquistata su Amazon. Di solito la tarantella giunge al suo termine verso le 18,00, quando tutti si precipitano a cantare sui balconi. Ovviamente, in questo caso, il blogger non può mancare alla diretta. Andiamo, cari colleghi blogger, sul serio avete tanta fame di visibilità? Riuscite davvero a pensare ai like mentre il mondo è fermo e l’Italia è in ginocchio?

Blogger ai tempi del coronavirus: fare business con le tragedie

Che dire, poi, dei contenuti del blog? Un buon blogger conosce benissimo l’importanza di pubblicare frequentemente. Tuttavia, davvero la regola vale anche in questo caso?

Personalmente continuo a pensare che un post andrebbe pubblicato solo nel momento in cui si ha davvero qualcosa da raccontare. Altrimenti, per un po’ va benissimo restare in silenzio. Questo vale soprattutto per la categoria dei travel blogger, in un momento in cui non si può certo viaggiare.

Ora, tanto di cappello a quei colleghi che offrono comunque contenuti di valore. Ad esempio, c’è chi ha realizzato dei post davvero utili con tutte le procedure per ottenere un rimborso dopo l’annullamento di un viaggio a causa del virus. Altri hanno raccolto le varie restrizioni per i viaggiatori provenienti dall’Italia, con informazioni dettagliate per ogni Paese europeo. Post di questo tenore trasmettono tutta la credibilità dei loro autori.

Come svendere il proprio blog di viaggi: l’arte delle assurde sponsorizzazioni

Purtroppo, ultimamente, articoli di un certo valore sembrano essere rari. Sto cominciando a guardare con un occhio diverso – molto più critico- blogger che prima ammiravo e consideravo professionisti del settore. L’amara verità è, però, che molti stanno cercando di cavalcare la cresta dell’onda, sfruttando tutta questa storia del Covid19. Voglio dire, che senso ha sponsorizzare una marca di mascherine su un blog di viaggi? O recensire la sottomarca dell’Amuchina?

Cosa non scrivere sul blog: esempi pratici di post inutili

Avendo un blog di viaggi, ovviamente ho scelto di concentrarmi, in questo articolo, sul settore travel. Ecco un elenco di post che stanno circolando in rete, abbassando, secondo me, la qualità stessa del blog.

  • Come passare il tempo a casa. Chiariamo subito una cosa. Non demonizzo l’argomento -io stessa ho in programma di scrivere un articolo del genere nei prossimi mesi- ma il modo. Il punto è questo: o si scrive qualcosa di nuovo, magari analizzando il tema da un punto di vista differente, oppure tanto vale lasciar perdere. Sul web circolano migliaia di articoli fotocopia su come passare il tempo in casa, dove si trovano sempre gli stessi consigli: leggere un libro, rilassarsi sotto la doccia, cucinare una cena speciale. Davvero abbiamo bisogno di scrivere un altro articolo così?
  • Continuare a ripetere che tutto andrà bene. Ora, passi per l’hastag sui social – che, comunque, a me non piace- ma io non riuscirei a scrivere un post su questo argomento. Primo perché sarebbe totalmente fuori luogo su un blog di viaggi. Ma, soprattutto – questo mi costerà qualche antipatia- personalmente non mi sento di sproloquiare che andrà tutto bene mentre il nostro Paese è vestito a lutto. Per qualcuno, certo andrà bene. Ma per chi piange una persona cara o, non potendo lavorare, non ha nemmeno i soldi per fare la spesa, cosa mai può andare bene? D’accordo, dobbiamo essere positivi per il futuro, ma svegliamoci, la situazione attuale non è rose e fiori.
  • Come lavarsi le mani. Un vero orrore. Che c’entra parlare di questo in un travel blog? Inoltre, colleghi blogger, davvero vi reputate tanto esperti da fornire consigli e suggerimenti in ambito sanitario?

Evidentemente si, mi viene da rispondere, dato che, spulciando in rete, ho trovato anche quanto segue, sempre all’interno di blog di viaggi.

  • Come usare la vitamina c per prevenire il Covid19. Vi assicuro che non è uno scherzo e per me questi soggetti andrebbero denunciati. Forse non è ancora chiaro che abbiamo di fronte un virus nuovo, pericoloso e spesso mortale. Lasciamo ai medici il compito di divulgare certe informazioni, grazie!
  • Travel blogger no vax. Siti dove, accanto alla sezione viaggi, c’è una categoria pseudo-scientifica con post nei quali si incitano le persone a non vaccinarsi. Anche nel caso venisse trovato – si spera- un vaccino contro il Covid19. Cari “travel blogger”, pensate a parlare di viaggi e vacanze. Smettete di cianciare a sproposito di vaccini e medicinali perché non avete nessuna competenza. Studiate medicina per anni, specializzatevi e poi entrate in trincea nelle corsie degli ospedali. Solo allora avrete diritto a dire la vostra su argomenti tanto delicati. Non certo quando vi spacciate per esperti Seo.

Blogger ai tempi del coronavirus: ecco come non voglio diventare

Ecco allora che, comunque, posso trarre una lezione da questo periodo di quarantena. Il Covid19 e tutto quello che comporta mi sta insegnando a essere coerente con me stessa anche nel modo di scrivere.

Questo virus mi sta facendo capire il tipo di blogger che NON voglio diventare.

Voglio esserci, certo, ma a modo mio. Non voglio essere quel tipo di travel blogger pronta a sminuire il mio lavoro per una collaborazione striminzita e fuori tema. Non voglio fare business sulle tragedie tanto per essere sulla cresta dell’onda e aumentare le visite al mio blog. Continuerò a scrivere in silenzio e a testa bassa, sperando che tutto questo possa passare in fretta. Arriveranno sicuramente tempi migliori. Ecco perché ho scelto di vivere questo momento in silenzio, accanto alle persone che amo. Voglio tornare a viaggiare. Voglio scrivere. Voglio essere blogger, si, ma a modo mio. Anche al tempo del Covid19.

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Raggiungere un obiettivo: la mia ispirazione per il nuovo anno

raggiungere un obiettivo

Se ti stai chiedendo come raggiungere un obiettivo, è probabile che tu possa aspettarti uno di quei soliti articoli di inizio anno. Un articolo dove, magicamente, vengono snocciolati i segreti per diventare infallibili e non avere più alcuna battuta d’arresto.

Beh, questo, non è esattamente quel genere di articolo, quanto piuttosto una riflessione su come partire con il piede giusto dia sicuramente una spinta in più.

Le promesse di Capodanno

Sarà capitato anche a te – a chiunque- no? Inizia il nuovo anno e, allo scoccare della mezzanotte, ci sentiamo dei leoni, pronti ad affrontare qualsiasi sfida che l’ottimismo, o qualche bicchiere di spumante di troppo, ci suggerisce.

Ecco allora che fioccano le promesse: quest’anno smetto di fumare, quest’anno mi iscrivo in palestra e tornerò in forma in un batter d’occhio; quest’anno troverò il lavoro dei miei sogni e così via, mettendo dopo le parole quest’anno qualsiasi cosa ti suggerisca la tua fantasia.

A me è accaduto spesso, non fosse poi che, puntualmente, dopo qualche settimana i miei buoni propositi tendevano a svanire. Troppo distratta dal lavoro, dagli impegni, da me stessa, ogni volta mi perdevo in un bicchiere d’acqua, dimenticando tutte le mie promesse.

Non parlo di obiettivi fondamentali nella mia vita, come il percorso di studi, il lavoro o la famiglia, su questo, fortunatamente, non ho mai mollato. Parlo di qualcosa di più sottile, di tutti quei progetti personali che, se realizzati, avrebbero portato la mia vita a un livello di maggior qualità. Qualità e, perché no, anche soddisfazione.

Raggiungere un obiettivo: perché falliamo?

Perché, allora, essendo consapevole di questo, spesso mi sono persa per strada? Come me, tante altre persone. Quanti buoni propositi di inizio anno vengono lasciati nel dimenticatoio?

La risposta- la mia, almeno, ma se tu ne hai una differente sarei felice di conoscere la tua opinione- è arrivata quasi per caso, leggendo la citazione di un romanzo.

Come citazione è piuttosto lunga, sarebbe più appropriato dire che è un estratto del libro, tuttavia la voglio riportare per intero. Chissà che non possa esserti di ispirazione per realizzare i tuoi progetti nel nuovo anno.

I miei progetti per il nuovo anno: la mia fonte di ispirazione

L’estratto in questione è di Gianluca Gotto, l’autore di “Come una notte a Bali”.

Se ti va, dai retta a uno che la strada “giusta” ma infelice l’ha abbandonata, trovando la felicità sulle strade polverose e sterrate della vita. Se fai un lavoro che odi, guardati intorno, informati, studia, cercane un altro. Se trovi un lavoro che ami, non lavorerai mai più nella tua vita. Se hai intorno a te persone che non hanno altro che negatività da offrirti, circondati di persone nuove. Non tenere la porta spalancata a chiunque passi di lì.Tutto ciò che ti serve per essere felice è già dentro di te. Mangia, di gusto e in compagnia. Prepara una cena per le persone che ami. Spegni il cellulare quando ti siedi a tavola e guarda negli occhi le persone. Vivi, lasciati andare. Fatti trascinare dalle correnti del vento della vita. Solo così vedrai da vicino le sfumature di questa vita. E, ti prego, lascia andare. L’odio, le paure, i dubbi, le delusioni. Le scuse che non hai ricevuto. Perdona, perdonati e guarda avanti. Accetta che la vita non è sempre giusta, ma ricordati che potrai renderla felice. E poi viaggia. Innamorati follemente di questo mondo. Alla fine, ti resteranno solo i ricordi. E te li ricorderai, quei ricordi che ti hanno emozionato. Innamorati follemente di te stesso. Regalati un sorriso e fai pace con la persona che è riflessa nello specchio. Innamorati follemente degli altri. Solo tu puoi accendere la fiamma della tua felicità e solo loro possono farla divampare. Infine, ricordati: prenditi cura del tuo tempo. Non farti ossessionare dal passato, perché non torna. Non pensare sempre al futuro, è un’ incognita. Goditi al massimo il presente, perché è tutto ciò che hai. Riempilo di cose belle, quelle che ti fanno sorridere fuori e dentro. Quei momenti di vita pura che non dimenticherai mai. Riempilo di felicità.

Gianluca Gotto, “Come una notte a Bali”.

Raggiungere un obiettivo: cosa ho imparato

raggiungere un obiettivo

Già. Sono proprio quelle che hai appena letto le parole che mi hanno fatto vibrare l’anima. Quelle parole che sembrava fossero rivolte proprio a me. Se sei arrivato fino a questo punto, significa che anche per te è lo stesso. Ecco perché voglio condividere l’insegnamento che ne ho tratto.

  • Qualsiasi obiettivo tu abbia, non smettere mai di crederci, non importa quanta fatica ti costerà. Non pensare a quanto manca per raggiungere il risultato, concentrati sui singoli passi per arrivare al traguardo. Che si tratti di dieta, sport, di un nuovo lavoro o di battere un record.
  • Prenditi tutto il tempo necessario. Smetti di correre contro il tempo, respira e impegnati ogni giorno, senza perdere per strada tutto ciò che di bello la vita ha da offrire.
  • Soprattutto, amati e ama chi ti circonda; impara a rallentare e concentrati sulla qualità delle relazioni con amici e familiari. Usa il tempo come un valore aggiunto, non come un nemico che lavora contro di te.

E mi piace tutto questo, lo sento davvero mio, forse perché molti sono argomenti che mi stanno a cuore e fanno parte dei principi che ho scelto di fare miei. Forse, semplicemente, in passato avevo troppa fretta di fare, fare e ancora fare, per rendermene davvero conto.

Raggiungere un obiettivo di qualsivoglia genere comporta rinunce e sacrifici, tuttavia niente è impossibile se ci credi davvero. Partire con ottimismo, fiducia e costanza è già una mezza vittoria. Almeno, è un buon inizio, molto molto positivo.

Credo troppo in me stessa? Vedo tutto rosa? Forse; del resto, una buona dose di testardaggine è comune in tutti i sognatori.

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Inspiration, il planner i per blogger: la mia opinione+esperienza

Articolo aggiornato il 21 Novembre 2020

Inspiration planner per blogger

Se mi seguite un po’ sui social, saprete già che ho acquistato Inspiration, il planner per i blogger pensato per l’organizzazione del lavoro di scrittura. Oggi vi racconto la mia opinione su questo fantastico strumento di programmazione e come è cambiato il mio metodo di lavoro da quando lo utilizzo.

Prima di continuare, se volete, vi consiglio di cliccare sulle mie icone social per restare sempre aggiornati sulle novità del mio blog.

Cos’è Inspiration?

Inspiration è un progetto innovativo nato dalla creatività della blogger Valentina Carbone, esperta di viaggi e comunicazione.

Se ancora non la conoscete, vi consiglio assolutamente di passare a trovarla, credetemi, non ve ne pentirete! Vi lascio il link per raggiungere il suo blog: https://valentinacarbone.it

Com’è fatto Inspiration e cosa include

Inspiration comprende 4 planner diversi: il Travel, il Fashion, il Life e lo Style. Come potrete immaginare, io ho acquistato il Travel.

Ogni planner si compone di 12 inserti, uno per mese. Potrete scegliere voi quando cominciare, in quanto i planner sono completamente personalizzabili.

Ogni mese comprende una serie di approfondimenti molto interessanti, suddivisi per argomento. Ad esempio si parla dell’uso dei social, della Seo e di come fare guest-post in altri blog. In più ci sono una serie di esercizi dedicati alla creatività.

Alcune pagine sono lasciate bianche di proposito, in modo da riempirle con i propri progetti personali. Tra l’altro in ogni mese c’è una sezione dedicata alla programmazione dei post, dove si possono appuntare le parole chiave degli articoli, gli argomenti da sviluppare e i social sui quali condividere i contenuti del blog.

Come potete intuire, non si tratta di una semplice agenda, ma di uno strumento di programmazione pensato per accompagnare i blogger in un percorso di crescita totalmente personalizzabile.

Il plus di Inspiration: la consulenza di Valentina Carbone

Acquistando Inspiration è possibile ricevere una consulenza di Valentina Carbone, l’ideatrice del progetto. Valentina analizzerà il blog da ogni punto di vista, fornendo tanti suggerimenti per superare le varie criticità.

Non ci sono particolari vincoli da rispettare, nel senso che sarete voi a scegliere le modalità della consulenza tra le opzioni previste. Per esempio, io ho scelto di farla via e-mail per avere sempre a disposizione i consigli di Valentina, da poter rileggere quando voglio.

Il prezzo di Inspiration varia in base alle opzioni di acquisto, che potete personalizzare in base alle vostre esigenze. Se non vi interessa la consulenza -che io comunque vi consiglio- o preferite farla in un secondo momento, potete prendere solo il planner. Volendo è anche possibile accorparlo a un altro prodotto ideato da Valentina, come ad esempio il calendario ispirazionale 2021.

Sul suo sito trovate tutti i dettagli, comunque i prezzi rientrano assolutamente nella media di mercato e non si spendono cifre sproporzionate.

Perché consiglio Inspiration? La mia opinione sul planner

Come avrete intuito, sono molto felice di aver scelto Inspiration ed è un acquisto che rifarei mille volte. Perché?

  • Con Inspiration non ho più avuto bisogno di post-it sparsi ovunque. Posso appuntare sul planner tutte le idee che mi frullano in testa per una migliore gestione e organizzazione del blog.
  • Avere tutto sotto controllo mi permette di monitorare meglio i risultati e correggere strada facendo le cose che non funzionano.
  • Ricevere la consulenza di una professionista è uno step fondamentale per investire seriamente nel mio progetto.
Inspiration planner per blogger

Come è cambiato il mio metodo da quando utilizzo Inspiration

Non è la prima volta che consiglio un prodotto di Valentina su questo blog e lo faccio in modo del tutto disinteressato perché non mi paga nessuno per scrivere queste cose.

Io ho notato davvero dei risultati tangibili da quando utilizzo Inspiration, anche perché è l’unico planner in Italia pensato appositamente per la categoria dei blogger, non si tratta di un prodotto ibrido.

Da quando ho il planner tra le mani, mi sono concentrata principalmente su 3 aspetti:

  • ho iniziato a studiare un piano editoriale completo per 12 mesi;
  • ho capito quali social fanno al caso mio e sto studiando come utilizzarli al meglio per far conoscere il mio blog;
  • ho scritto gli articoli cercando di spaziare nel genere di scrittura per capire cosa piace di più ai miei lettori.

Prima di aprire il blog, avevo letto tutti gli articoli possibili e immaginabili sull’argomento. Come strutturare un post e formattarlo, come scrivere in ottica Seo, come trovare il mio tone of voice.

All’inizio pensavo che sarebbe stato facile, anche perché non ero affatto digiuna di scrittura. Beh, è stata una leggerezza madornale. Presto mi sono resa conto che scrivere per il web non è affatto come scrivere su carta. Mi concentravo talmente tanto sulle parole chiave che spesso finivo per scrivere articoli senza personalità.

Inspiration ha totalmente cambiato il mio modo di fare blogging. Mi ha insegnato un metodo di programmazione serio, ma, soprattutto, mettendo in pratica i consigli di Valentina sono riuscita a sciogliermi. L’esercizio e la costanza hanno fatto si che il mio stile diventasse più fluido.

Adesso, quando scrivo, le mie dita corrono sulla tastiera perché mi rendo conto di avere davvero qualcosa da raccontare. La riprova di questo è che le persone stanno cominciando finalmente a darmi fiducia. Per un blogger la credibilità è tutto e penso che, se ho imboccato la strada giusta, lo devo anche a Inspiration.

Poi chiaramente nulla arriva dal cielo. Se avessi preso il planner senza mettermi continuamente in discussione e senza continuare a studiare ogni singolo giorno, non avrei compiuto alcun progresso.

Il punto è che da qualche parte bisogna pur iniziare. In questo Inspiration mi ha aiutata a concretizzare le mie idee. Ora so esattamente a chi mi rivolgo quando scrivo e quale strada vorrei intraprendere con il blog.

Insomma, studio, costanza e creatività sono le parole d’ordine.

Voi cosa ne pensate?

Posso essere la vostra ispirazione?