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Turismo virtuoso: oltre il villaggio turistico

turismo virtuoso

Sempre più spesso, oggi, sentiamo parlare di turismo virtuoso.

Ma cosa si nasconde dietro questa definizione e come possiamo -davvero- metterne in pratica i principi?

Soprattutto, esiste un modello in grado di coniugare gli interessi di tutti i soggetti coivolti?

Cosa si intende per turismo virtuoso

Partiamo dalla definizione.

Nella dicitura turismo virtuoso rientrano una serie di sotto-definizioni, ognuna delle quali si rifà a uno specifico segmento di mercato.

Ad esempio, troviamo:

  • il turismo green
  • il turismo accessibile
  • lo slow tourism

Mettendo insieme tutte queste nicchie, ne viene fuori che il turismo virtuoso è un modello caratterizzato dai principi di etica, responsabilità e sostenibilità. Ognuna di queste micro aree, poi, si applica tanto al territorio -o destinazione- quanto alle comunità coinvolte dal fenomeno turistico.

Il turismo è un settore in continuo cambiamento

Partiamo da un presupposto.

Il turismo è ormai un fenomeno globale, che continua a cambiare seguendo gli eventi internazionali -è chiaro che un conflitto modifica la percezione di sicurezza di una determinata zona- ma anche la situazione sanitaria. Lo abbiamo visto molto bene con il Covid. Senza dimenticare, poi, i trend del momento che influenzano non di poco la domanda.

Tale fenomeno modifica profondamente il tessuto non solo economico, ma anche socio-culturale dei luoghi, ovvero delle destinazioni in cui il turismo viene consumato.

Un modello che non è più sostenibile

Da qualche anno, ormai, gli operatori del settore sembrano aver preso coscienza della necessità di proporre un modello alternativo rispetto a quello attuale, incentrato sul consumismo.

Consumismo che spesso prosciuga i luoghi senza apportare alcun beneficio alle comunità locali.

L’errore in cui si rischia di cadere, però, è una banalizzazione di tale necessità. Non si tratta meramente di rispettare il Pianeta. Senza una reale comprensione del problema, si rischia di fare più danno che altro.

Chiaramente, il rischio è tanto più alto quanto lo sono gli interessi in gioco, soprattutto quando c’è la presenza di un conflitto tra questi interessi.

Perché è innegabile che, purtroppo, il modello proposto a partire dalla metà degli anni ’90, è proprio quello che apporta i maggiori introiti ai colossi del settore.

Turismo virtuoso: oltre il modello dei villaggi turistici

Entriamo nel concreto e analizziamo brevemente i pacchetti All-Inclusive, che si vendono tanto bene sul mercato.

Un turismo “tutto compreso” nei resort turistici

turismo virtuoso

Tale modalità di fare turismo, da un po’ di tempo a questa parte, ha smosso più di qualche dubbio, alimentando la diatriba, apparentemente senza soluzione, tra turisti e viaggiatori.

Tralasciando i dettagli di questa distinzione, che non servono a risolvere il problema, si può affermare tranquillamente che il mondo dei pacchetti All-Inclusive è diffuso prettamente in Occidente. Vale a dire, nei Paesi del Nord del Mondo, dove l’identikit di chi viaggia assume caratteristiche ben precise:

  • pochi giorni di ferie concentrati in periodi ristretti dell’anno, di solito a Natale e in estate;
  • la necessità di staccare e dunque di evadere dalla quotidianità;
  • il desiderio di concedersi esperienze apparentemente fuori dal comune, senza uscire dalla propria zona comfort.

Alla luce di questo, appare chiaro come il turismo dei pacchetti All-Inclusive rappresenti la soluzione perfetta a questo tipo di consumatore che vede nel villaggio turistico la massima realizzazione dei suoi desideri.

Il paradosso dei villaggi turistici

Funziona in questo modo.

Si sceglie una destinazione, possibilmente esotica, si atterra all’aeroporto locale e ci si infila in uno di quei villaggi dove la realtà si appiattisce e dove tutto è uguale in tutto il mondo.

Poco importa in questo caso il livello del servizio. Può essere un family hotel o un resort di lusso, le caratteristiche sono sempre le stesse.

Stanze dotate di ogni comodità, ristorante italiano -al massimo compaiono un paio di proposte presentate come esotiche- piscina e intrattenimento serale.

Durante il soggiorno, che di solito è suddiviso in settimane, grazie ai voli charter che fanno la spola tra i vari Paesi, si esce al massimo una o due volte per le escursioni programmate nei luoghi clou, quelli turistici da cartolina che vale la pena condividere sui social network. Senza mai perdere di vista la guida che si limita a spiegare qualcosa sulla storia locale.

Così, l’esperienza si consuma nell’illusione di visitare un Paese esotico, senza davvero entrare in contatto con le usanze locali e la gente del posto.

Chi usufruisce di tali pacchetti torna a casa senza il minimo arricchimento e a guadagnarci sono solo i colossi del settore. Perché nemmeno un euro finisce nelle tasche delle comunità locali, che si vedono sottratto il loro territorio senza ricevere il benché minimo vantaggio da questo modello consumistico.

Spattacolarizzare la realtà

L’altra caratteristica di un turismo mordi e fuggi nei Paesi esotici si intreccia alla spettacolarizzazione della realtà.

Questo avviene in diversi modi e tutti si nutrono di stereotipi, contribuendo ad aumentarli fino a creare un circolo vizioso.

Fotografie inappropriate

turismo virtuoso
Foto di Valeria Rodrigues da Pixabay

Pensiamo all’Africa. Tutti sanno che esistono indubbiamente situazioni di estrema povertà, eppure sembra impossibile riuscire a generalizzare un continente in questo modo.

L’Africa non è solo povertà, ci sono realtà molto variegate e città modernissime. Lo dimostrano gli investimenti delle grandi aziende che sempre più spesso vi orientano i loro interessi commerciali e i tantissimi europei che che decidono di stabilirvisi creando un business tutto loro.

Eppure, spesso si vedono turisti che usano il cellulare con una violenza inaudita, scattando selfie al limite della decenza, sorridenti davanti alle scene di povertà. Oppure persone locali fotografate senza il loro permesso, nemmeno fossero animali da circo.

Questo è un turismo che ruba l’identità e che alimenta lo sfruttamento delle risorse di un’Africa che oggi più che mai è in cerca di riscossa.

Una riscossa che però non può avvenire a meno che non cessi subito questo modello di turismo basato su uno show che di reale ha molto poco. Perché la realtà è fatta di persone in carne e ossa, che hanno una dignità e che va a tutti i costi rispettata. Persone che si portano dietro una storia fatta di ambizioni, speranze, e una cultura, con la quale solo se si entra in contatto è possibile parlare di esperienza e, dunque, scambio e arricchimento. Entrando nelle loro vite in punta di piedi, con il massimo rispetto di quella vita e di quella realtà.

Questo avviene solo smettendo di guardare il mondo alla luce dei tipici standard occidentali, standard che presuppongono che tutto sia dovuto al ricco turista in cerca di facili emozioni.

Recite a uso e consumo dei turisti

turismo virtuoso
Foto di Valerie Baron da Pixabay

L’altro modo in cui avviene la spettacolarizzazione è forse ancora più subdolo e non per questo meno violento. In questo caso, le grandi aziende del settore turistico hanno una responsabilità diretta.

Avviene quando, con la scusa di far conoscere ai turisti le tradizioni locali, si organizzano costose escursioni dove si inscena, come in una recita, la tradizione locale. Canti e balli popolari al termine dei quali viene servita la cena, ancora una volta in un modo che è totalmente scollegato dalla realtà.

Partecipare a uno spettacolo a pagamento, seduti su comode sedie refrigerati dall’aria condizionata, non significa affatto conoscere le tradizioni locali.

Il coraggio di dire no: Gaia e Ntoyai

Un esempio di impegno diretto e di coraggio nel ribellarsi a questo sistema malato, proponendo un turismo etico e responsabile, arriva direttamente da Instagram. Il tutto grazie a Gaia Dominici, una giovane donna italiana che vive nella savana da quando ha sposato Ntoyai, un guerriero della tribù dei Masai.

Gaia e Ntoyai -che sono su Instagram con il nome Siankiki- sono un vulcano di idee e proprio per promuovere un turismo rispettoso, qualche tempo fa diedero vita a Terre del Kenya. Da alcuni mesi hanno annunciato lo stop di questo progetto, in quanto le loro convinzioni si sono scontrate con una realtà che non li rappresenta e un modo di fare turismo che di etico e rispettoso ha ben poco.

Questo a dimostrazione che c’è ancora molto su cui lavorare. Il primo passo, tuttavia, è proprio intervenire su una mentalità profondamente sbagliata, di cui Gaia si fa spesso portavoce.

Come creare un modello di turismo virtuoso?

Eppure, da tutto questo se ne esce, a patto di creare un’offerta turistica etica e sostenibile, capace di regalare esperienze reali, senza svilire o danneggiare l’autenticità e la dignità delle comunità locali.

Affrontare tutto questo significa rifiutare un sistema privo di etica, teso alla massimizzazione del profitto e allo sfruttamento del territorio.

Le grandi multinazionali del settore devono necessariamente dialogare con gli Enti turistici locali. Le varie forze devono scendere in campo dando spazio agli esperti del luogo: guide turistiche, interpreti, artisti, direttori di musei e siti storici, associazioni culturali e a difesa dell’ambiente, host e ristoratori autoctoni.

Costruire un modello di turismo virtuoso significa interagire davvero con le realtà locali. Soprattutto, pagando il prezzo adeguato per i servizi di cui si usufruisce. Perché un mercato sano, in un’economia che funziona, comporta benefici per entrambe le parti. Altrimenti, parliamo di sfruttamento e questo nulla ha a che vedere con il turismo virtuoso.

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Criticità del turismo italiano: la percezione del Bel Paese all’estero

criticità del turismo italiano

Il titolo è abbastanza eloquente: oggi parliamo delle criticità del turismo italiano.

Diciamolo senza mezzi termini: il comparto turistico del nostro Paese sta vivendo una crisi senza precedenti, acuita da una concorrenza sempre più forte da parte dei Paesi limitrofi.

La crisi del turismo italiano

I dati parlano chiaro: le imprese sono sempre più in difficoltà, ma intervenire per modificare questo andamento negativo presuppone, innanzitutto, prendere coscienza del problema.

Parliamo di criticità severe, che impongono una profonda riflessione a tutto il sistema turistico italiano.

Un problema che, sì, certamente si è aggravato negli ultimi due anni a causa della pandemia, ma non nasce certo in relazione al Covid.

La sua origine si rintraccia in una serie di punti molto eterogenei, che spesso si intrecciano alla politica.

Mancanza di investimenti, uso poco saggio dei fondi destinati al turismo, una comunicazione sbagliata e- concedetemelo- anche una certa presunzione, neppure troppo velata.

Fin da quando ero bambina, ricordo la classica frase un filo troppo patriottica: “l’Italia è il Paese più bello del mondo”.

Certo, possiamo vantare una serie di peculiarità che ci rendono una destinazione di tutto rispetto.

La verità, però, è che per anni abbiamo vissuto di rendita, forti di una presenza turistica ininterrotta. Senza fare nulla per restare al passo coi tempi, creando un’offerta turistica degna di questo nome.

Oggi però le cose sono cambiate e se vogliamo (tornare a) essere una destinazione concorrenziale, in grado di attrarre i flussi turistici che transitano in Europa, abbiamo bisogno di un rinnovamento.

Questo può avvenire solo se prima si analizzano le criticità.

Criticità del turismo italiano

Questo è il motivo per cui concentrarsi sui punti deboli della nostra offerta e capire come veniamo percepiti all’estero.

Quella che vi propongo sicuramente non è un’analisi esaustiva perché per sviscerare questo argomento ci vorrebbero libri interi, ma si focalizza su quelli che, secondo me, sono i punti principali.

Eccone una sintesi:

  • mancanza di infrastrutture
  • offerta disorganizzata
  • prezzi poco concorrenziali
  • carenza di promozione
  • difficoltà con le lingue straniere
  • poca formazione del personale

Proviamo a entrare più nel dettaglio.

Carenza di infrastrutture

La mancanza di un sistema efficiente di infrastrutture è uno dei punti più complessi per il nostro Paese, perché ovviamente si intreccia alla politica e tira in ballo tantissimi interessi economici.

Basta riflettere su alcuni dati.

  • Oggi ci sono molte zone in Italia che avrebbero tutte le potenzialità per diventare destinazioni turistiche di prim’ordine, ma restano difficili da raggiungere. Basti pensare, tanto per fare un esempio, alla difficoltà di arrivare in Calabria in macchina. Una regione stupenda, con risorse turistiche eccezionali e un mare da far invidia a quelli caraibici che, di fatto, resta ferma e i suoi abitanti continuano a pagare lo scotto dell’autostrada italiana incompiuta per eccellenza.
  • Parlando di treni, la situazione non è molto più rosea. Ora si parla tanto del nuovo treno che dall’Italia permette di arrivare a Parigi in sole sei ore, che, per carità, va benissimo. Ma guardiamo prima alla nostra situazione interna. L’Alta Velocità ancora non arriva al Sud e a livello regionale i convogli disponibili sono spesso vecchi e privi del più elementare comfort come l’aria condizionata. Basti pensare che, la sera, l’ultimo treno in partenza da Roma Termini per Frosinone è alle 22,30, questo a fronte di migliaia di lavoratori che ogni giorno fanno la spola verso la capitale per lavoro. Una situazione che, ancora una volta, pesa tantissimo sule zone di provincia e la parte più disagiata del Paese.

Offerta disorganizzata

Questo punto si intreccia tanto al precedente.

L’Italia è piena di luoghi con alte potenzialità turistiche che spesso non riescono ad emergere. In questo caso non mi riferisco tanto alle grandi città, quanto ai luoghi meno conosciuti che di fatto continuano a restare fuori dai circuiti turistici.

La difficoltà principale delle piccole località sta soprattutto nel farsi conoscere, perché spesso vengono messe in ombra dalla fama delle grandi destinazioni.

La provincia di Roma forse rappresenta il clou di questa situazione. Ci sono le risorse, ma non vengono sfruttate perché l’offerta turistica italiana è monotematica e non riusciamo a proporre ai turisti esperienze capaci di raccontare la realtà variegata che esiste a pochi passi dalla capitale. Banalmente, non c’è nessuno che fin ora si sia occupato di far fruttare davvero tutte queste potenzialità.

Da questo punto di vista i piccoli territori hanno l’opportunità e la responsabilità di invertire la rotta, facendo rete tra loro, collaborando attivamente con le amministrazioni comunali e le associazioni per la promozione territoriale.

Certo, tutto questo non basta, perché è necessario che dall’alto -a livello politico e organizzativo- si prenda coscienza della situazione, ma la partecipazione attiva dei piccoli comuni è un buon punto di partenza.

Occorre fare squadra per valorizzare le tipicità locali, anche collaborando con agenzie e tour operator al fine di inserire le piccole destinazioni nei cataloghi di vendita e questo può avvenire solo grazie alla forza di una rete.

Prezzi poco concorrenziali

In questo caso mi riferisco soprattutto al turismo organizzato e ai pacchetti all-inclusive venduti tramite agenzie di viaggio.

Perché, mentre nel caso dei soggiorni nelle strutture ricettive che vedono una corsa costante al ribasso, spesso a scapito della qualità, il dato reale è che fare le vacanze in Italia è caro.

Prenotare un volo a/r con transfer e soggiorno di una settimana ha un costo medio che si aggira attorno al 15% in più rispetto ad altre destinazioni limitrofe come la Francia e la Spagna.

Dati alla mano, in questo momento, una vacanza nel Bel Paese per una famiglia di quattro persone costa ben 1.700 euro, a fronte di circa 1,200 sulla Costa Brava.

Senza dimenticare la presenza dei Paesi emergenti a livello turistico, come la Romania e l’Albania che, lo dico per esperienza personale, non hanno nulla da invidiare all’Italia.

Infatti, non solo offrono un servizio altamente specializzato a costi più contenuti, ma sono anche molto agguerriti perché hanno ormai chiari tutti i benefici che lo sviluppo turistico può apportare all’economia, non solo in termini di occupazione interna, ma anche di prestigio e, dunque, di visibilità.

Perché è indubbio che Paesi in cui transita un flusso importante di turisti attraggano più facilmente anche gli investitori stranieri, un ulteriore punto dolente per l’Italia, soprattutto negli ultimi 15 anni.

Un problema a cui si aggiunge una burocrazia catastrofica e tanta instabilità a livello politico, condizioni che scoraggiano chi potenzialmente avrebbe i mezzi per investire in Italia, che, ancora una volta, paga il prezzo altissimo di una politica litigiosa e sempre più frammentata.

Carenza di promozione

La mancata promozione è un ulteriore criticità del turismo italiano, perché sono migliaia le risorse poco o per nulla raccontate.

Ne è la prova che difficilmente gli stranieri si avventurano oltre le grandi destinazioni famose. Quanti turisti conoscono, ad esempio, la bellezza dei Parchi Nazionali in Abruzzo? O i minuscoli borghi delle province?

La verità è che, a livello nazionale, non sappiamo raccontarci. In altre parole, come Paese non sappiamo fare story-telling.

Veniamo da decenni in cui i turisti si riversavano automaticamente in Italia, ma ci siamo accontentati. Siamo rimasti fermi senza proporre nulla di nuovo per invogliarli a tornare e a riscoprire la vera essenza dell’Italia, che pure avrebbe tantissimo da offrire e non è affatto solo Venezia, Napoli o Roma.

Difficoltà con le lingue straniere

Qua si potrebbe davvero scrivere un libro, perché verrebbe da pensare che un Paese orientato al turismo sia per lo meno in linea con gli standard europei in fatto di lingue straniere.

Purtroppo non è così, perché i dati parlano chiaro, siamo nella parte più bassa della classifica.

Si salvano le strutture ricettive nelle grandi città -e nemmeno sempre- ma per il resto la situazione non è incoraggiante, nemmeno in luoghi come Roma o Milano. Persino categorie come tassisti, controllori e pubblici ufficiali sono a digiuno di inglese e questo è un punto che danneggia senz’altro la nostra immagine.

Certo, si dovrebbe partire dall’alto riformando un sistema scolastico ormai obsoleto che dovrebbe dare priorità alle lingue straniere, anche invogliando gli studenti nel fare scambi culturali con altri Paesi. Ma chiaramente non basta, perché anche le aziende, sia pubbliche che private, dovrebbero proporre ai dipendenti almeno dei corsi base di lingua, perché dal mio punto di vista non è fattibile che una persona che lavora a contatto con il pubblico non abbia almeno qualche rudimento di inglese. Almeno i concetti base dovrebbero padroneggiarli tutti.

Insomma, questo non è sicuramente tra i punti critici più gravi dell’offerta turistica italiana, ma non facciamo certo una bella impressione, perché se accogliamo turisti che vengono in vacanza, dobbiamo anche sapergli fornire un minimo di assistenza.

Poca formazione del personale

In parte questo punto si collega al precedente, ma voglio concentrare l’attenzione sul mondo delle strutture ricettive perché è quello che conosco meglio.

A parte le grandi strutture, dove comunque l’accoglienza è in target con una certa tipologia di ospiti, nelle piccole imprese specie a conduzione familiare le cose vengono -non sempre ma spesso- lasciate al caso e tutti vengono accolti allo stesso modo.

Lasciatemi dire che questo è profondamente sbagliato perché ogni Paese ha le sue consuetudini e le sue regole. Significa che quello che potrebbe essere normale per noi, potrebbe lasciare perplesso un asiatico o infastidirlo al punto da rovinargli una vacanza.

Perché le aspettative cambiano in base al background culturale e per mantenerle, alla base ci deve essere tanto studio, in primo luogo da parte dello stesso management delle aziende turistiche, che deve lavorare per orientarsi verso questa direzione. Ma non basta, perché sono soprattutto i dipendenti che devono avere la motivazione per farlo. Lo studio personale conta tantissimo e spesso fa la differenza.

Come rilanciare il turismo italiano

Come dicevo all’inizio, parliamo di un argomento troppo ampio per essere trattato a fondo nell’articolo di un blog, ma da quanto detto fin ora si può dire che gli stranieri percepiscono l’Italia come una destinazione costosa e poco organizzata.

Manca alla base una promozione turistica seria del nostro Paese, supportato da adeguate campagne di marketing e comunicazione.

Negli ultimi anni, inoltre, prevale la tendenza a un servizio standardizzato, che non è in grado di incontrare le aspettative di chi si accinge a visitare l’Italia. Un servizio che, spesso, come abbiamo visto, non giustifica i costi e la situazione si aggrava perché ci manca una rete di infrastrutture realmente efficiente.

Sicuramente la politica -sia locale che nazionale- ha la sua parte di colpe e i singoli non hanno la possibilità di intervenire a livello strutturale.

Ma possono -possiamo- ripartire dal basso, ri-costruendo un’accoglienza turistica degna di un Paese da sempre orientato all’incoming dei viaggi come l’Italia.

Possiamo fare rete con le associazioni che promuovono i territori, anche al fine di intercettare i fondi europei, che sono spesso difficili da usare ma ci sono, qui trovate un esempio pratico: La riqualificazione del Fosso di Folignano: il ruolo del GAL e le opportunità per i Monti Prenestini -.

Ma non solo. Le varie associazioni che rappresentano gli imprenditori turistici italiani hanno il dovere di non arrendersi e di cercare un dialogo costruttivo con le varie istituzioni, un dialogo che deve necessariamente tradursi in una serie di azioni atte a rilanciare l’industria turistica del nostro Paese.

Perché non possiamo più permetterci di vivere di rendita, aspettandoci i turisti sempre e comunque come per magia, dobbiamo invogliarli a sceglierci intervenendo sulle criticità del settore.

Questo è l’unico modo per resistere a una concorrenza sempre più forte non solo da parte di Paesi che vantano una grande tradizione turistica come Grecia, Spagna e Francia, ma anche e soprattutto per far fronte all’attrazione che le destinazioni emergenti -nel nostro caso quelle dell’area balcanica- esercitano su un flusso sempre più importante di potenziali arrivi.

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La riqualificazione del Fosso di Folignano: il ruolo del GAL e le opportunità per i Monti Prenestini

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

Esiste uno stereotipo secondo il quale, chi ha un blog e scrive di viaggi, deve essere onnipresente. Fiere, mostre, eventi e chi più ne ha, più ne metta.

Io però ho scelto un modo diverso di fare blogging, accettando che, almeno per me, è impossibile esserci sempre e comunque.

Questo è il caso di un evento a cui non ho potuto partecipare, ma che voglio raccontarvi. Un po’ perché riguarda direttamente il mio territorio, ma, soprattutto, perché merita davvero. Non si tratta del solito evento mordi e fuggi, che lascia il tempo che trova, finendo nel dimenticatoio il giorno successivo. In questo caso, parliamo di una promozione virtuosa del territorio, che, a lungo andare, porterà benefici concreti a tutti i suoi abitanti e ai turisti che sceglieranno di visitarlo.

Ma partiamo dall’inizio.

La riqualificazione del Fosso di Folignano

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

Domenica 24 Ottobre, si è tenuta un’escursione al Fosso di Folignano, un angolo dalla bellezza suggestiva praticamente sconosciuto a chi si accinge a visitare la capitale.

L’escursione aveva l’obiettivo di far conoscere i lavori di riqualificazione nei quali l’associazione GAL ha avuto un ruolo centrale.

Prima di spiegarvi cos’è il GAL, ci tengo a raccontarvi qualcosa, seppur molto brevemente, di questi luoghi in cui sono nata e cresciuta, dove ho scelto di tornare dopo gli anni a Torino e, in seguito, di restare.

I Monti Prenestini, poco lontani dai Castelli Romani, si trovano a Nord-Est della capitale e racchiudono paesini ricchi di storia e tradizioni. Come accade spesso alle piccole località, fin ora hanno pesantemente risentito della vicinanza a Roma, che ne ha eclissato le potenzialità ma non certo la bellezza. Solo recentemente si è capito che la chiave per farne destinazioni turistiche di tutto rispetto è la valorizzazione delle peculiarità locali e qui entra in gioco il GAL.

Cos’è il GAL

L’acronimo GAL sta per Gruppo di Azione Locale e si tratta di un’associazione nata allo scopo di valorizzare le risorse del territorio, con l’ambizioso progetto di creare un modello di turismo sostenibile, in sinergia con le imprese agricole, turistiche e commerciali del posto.

Come associazione, il GAL promuove progetti nei comuni che vi hanno aderito.

La regione Lazio è suddivisa in due GAL distinti – che nella prima pubblicazione di questo articolo avevo confuso, quindi rettifico, mi perdonate?-

Uno è il GAL “Terre di Pre.Gio”, in cui rientrano:

  • i Monti Prenestini – con San Vito Romano, Olevano Romano, Genazzano, Cave e Capranica Prenestina-;
  • la Valle del Giovenzano, con Saracinesco, Sambuci, Pisoniano, Gerano, Ciciliano e Cerreto Laziale.

La sigla “Pre.Gio”, deriva dall’unione, non solo simbolica, dei nomi di questi due territori del Lazio.

L’altro GAL, quello a cui faccio riferimento in questo articolo, è il GAL dei Castelli Romani e Monti Prenestini.

Il progetto

riqualificazione del Fosso di Folignano
Photo by: GAL Castelli Romani e Monti Prenestini

La riqualificazione del Fosso di Folignano si inserisce nell’ambito della conservazione delle risorse naturali locali ed è stata finanziata dal GAL e dai Monti Prenestini per un valore di 79,000 euro -fonte: montiprenestini.info-.

Il Fosso di Folignano fa parte del Monumento Naturale della Valle delle Cannucceta, luogo amato sia dalle famiglie che dagli appassionati di trekking ed escursionismo.

Negli ultimi anni, a causa del processo di erosione naturale, la zona si prestava sempre meno come meta green. Da oggi, invece, ha tutte le carte in regola per tornare a essere una meta tutta da scoprire all’interno degli itinerari naturalistici dei Monti Prenestini.

All’inaugurazione erano presenti i vari sindaci dei comuni limitrofi e, come afferma il primo cittadino di Castel San Pietro Romano, Gianpaolo Nardi:

[…] i comuni possono intercettare i fondi europei, se hanno il coraggio di mettersi in rete per una progettazione comprensoriale. […] Il GAL rappresenta una realtà […] importante per il nostro territorio e ci aspettiamo di proseguire questo percorso insieme agli altri comuni e le aziende private […]

Le opportunità per i Monti Prenestini

La speranza, allora, è che davvero il futuro veda una sempre più stretta collaborazione tra il GAL e le istituzioni, senza dimenticare le imprese locali, che sono la linfa, non solo economica, dei Monti Prenestini e dei Castelli Romani.

Soprattutto, personalmente mi auguro una valorizzazione reale delle nostre risorse naturali e culturali, cosa che, in passato, purtroppo è mancata, soprattutto nei comuni dei Monti Prenestini.

Valorizzare la realtà locale significa -anche- saperla raccontare. Se i comuni dei Monti Prenestini riusciranno a far propria questa sfida, allora avranno -anzi, avremo- tutte le caratteristiche per presentarci come un circuito turistico integrato, non alternativo, ma complementare alla capitale.

Perché dovremmo sempre ricordare che non è una gara a chi arriva prima, si tratta piuttosto di lavorare di pari passo, offrendo ai turisti un ventaglio di scelta capace di andare oltre il Colosseo e i Fori Imperiali.

Solo così il turismo diventerà una risorsa anche per i piccoli comuni e questa è una partita ancora tutta da giocare.

Per essere sempre aggiornati sulle novità del GAL, i bandi di gara e i progetti finanziabili, vi invito a consultare il sito https://www.galcastelli.it/

Se volete saperne di più sui Monti Prenestini, partite da qui: Le montagne di Karol Wojtyla: sulle orme di San Giovanni Paolo II