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Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

Articolo aggiornato il 24 Agosto 2022

santuario santissima trinità vallepietra

Oggi voglio parlarvi di un luogo molto speciale, il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra. Talmente speciale che sembra uscito da una fiaba, abbarbicato tra precipizi e speroni rocciosi.

Il Santuario è molto conosciuto in tutto il centro Italia, tuttavia non è molto facile da raggiungere. Per questo, alla fine dell’articolo troverete tutte le informazioni pratiche per organizzare la visita al Santuario.

Il Santuario e la Santissima Trinità: le origini tra storia, fede e leggenda

Il fascino del Santuario affonda le radici nella sua origine misteriosa, a metà fra il mito e la fede. Non è semplice tracciare un confine netto tra i due campi.

Per la gente del luogo, infatti, i due aspetti si fondono dando origine a un’interpretazione difficilmente spiegabile con la razionalità. Io stessa ho ascoltato diverse versioni mescolate tra loro fin da quando ero bambina.

Le leggende

  • Partiamo con la leggenda più conosciuta a livello popolare. Si racconta che un contadino stesse arando i suoi campi. Improvvisamente, i buoi sarebbero precipitati con tutto l’aratro lungo uno sperone roccioso alto circa 300 metri. Il contadino, affacciandosi per guardare sotto il burrone, avrebbe trovato i buoi miracolosamente vivi, inginocchiati davanti al dipinto della Santissima Trinità.
  • Secondo un’altra leggenda, si narra che due uomini provenienti da Ravenna, si sarebbero rifugiati sul Monte Autore -dove attualmente sorge il Santuario- per sfuggire alle persecuzioni di Nerone. Avrebbero poi ricevuto la visita degli apostoli Pietro e Giovanni e ricevuto cibo e acqua da un angelo. Sarebbe infine apparsa la Santissima Trinità, che avrebbe benedetto il Monte Autore, dando al luogo un ‘importanza pari a quella di Gerusalemme e del Monte Sion.

L’interpretazione storica

Al di là dei racconti popolari, comunque, esisterebbe davvero un collegamento tra il Santuario della Santissima Trinità, l’Oriente e la Terra Santa. Secondo alcuni studiosi, infatti, il Santuario sarebbe stato fondato da monaci orientali. A testimonianza di questa ipotesi ci sarebbe lo stile del dipinto della Santissima Trinità, identificato come bizantino, e i nomi antichi dei luoghi circostanti. Pare infatti che, fino al secolo scorso, i monti attorno al Santuario si chiamassero Sion e Cappadocia, come l’ antica regione bizantina che oggi appartiene alla Turchia.

Indipendentemente dall’origine, il Santuario della Santissima Trinità attira ogni anno moltissimi visitatori.

Il Santuario della Santissima Trinità e le cappelle

Per raggiungere il Santuario si cammina a piedi per circa un quarto d’ora a partire dal parcheggio su strada. La cosa impressionante durante la camminata è il paesaggio circostante. Il precipizio da un lato, un enorme sperone roccioso dall’altro. Tanto alto da far girare la testa.

santuario santissima trinità vallepietra

All’arrivo, quasi sorprende la piccola struttura scavata letteralmente nella roccia. Modesta e spoglia, al suo interno contiene soltanto il dipinto raffigurante la Santissima Trinità.

santuario santissima trinità vallepietra

Oltre al Santuario, nella stessa area, scavate nella roccia ci sono tre cappelle. La prima è la Cappella del Crocifisso. Le altre due sono dedicate a San Giuseppe e a Sant’Anna -la madre della Vergine Maria-:

Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

La cappella è davvero minuscola, eppure è molto bella nei suoi colori vivaci e negli archetti che sovrastano l’altare. Effettivamente, anche in questo caso, c’è qualcosa che richiama l’Oriente, quindi, forse, la teoria dell’origine bizantina è davvero la più probabile.

santuario della santissima trinità a Vallepietra

Perché visitare il Santuario?

Se vi state chiedendo perché dovreste visitare il Santuario, non esiste una sola risposta. Molti scelgono di recarsi in questo luogo per motivi religiosi, ma non c’è solo questo.

Il Santuario si trova incastonato in un bellissimo angolo del centro Italia, quasi lungo la linea di confine tra Lazio e Abruzzo, circondato da boschi suggestivi.

Lo sperone roccioso ha il potere di far sentire incredibilmente piccolo e indifeso chiunque lo guardi. E subito si pensa ai tempi antichi, a come sia stato possibile, senza nessuna tecnologia, vivere e costruire il Santuario in un luogo tanto remoto.

L’amore per questo Santuario è insito nella gente del posto, tanto che ogni anno sono molti i pellegrinaggi organizzati e, lungo la strada per raggiungerlo, ci sono moltissime croci piazzate dalle diverse delegazioni.

santuario santissima trinità vallepietra

Anche Giovanni Paolo II amava il Santuario. Si dice che fosse molto devoto alla Santissima Trinità e, da queste parti, la sua visita è ricordata con gioia anche a distanza di molti anni.

L’unica nota negativa, purtroppo, è il commercio degli oggetti più svariati che viene permesso nel piazzale antistante il Santuario. Credenti o meno, sono profondamente convinta che un luogo sacro vada rispettato, ecco il motivo per cui non ho comprato mai nulla in quelle bancarelle. Fosse per me, le farei sistemare accanto al parcheggio, dove, tra l’altro, ci sono diversi punti ristoro dove è possibile acquistare anche specialità del territorio.

Informazioni utili per visitare il Santuario della Santissima Trinità

Come arrivare

Una volta usciti dall’autostrada -si esce a Carsoli dalla Roma- l’Aquila, ad Anagni-Fiuggi dalla Milano-Napoli- la località di riferimento è Vallepietra.

Da quel momento si percorre una strada di montagna piuttosto isolata e occorre seguire le indicazioni stradali per raggiungere il Santuario.

Orari di apertura

Il Santuario della Santissima Trinità è aperto dalle 7,00 del mattino fino alle 18,00 -chiude alle 19,00 nei giorni festivi- e resta chiuso durante il periodo invernale.

L’ultimo giorno di apertura è il 1 Novembre. Se potete, visitate il Santuario durante la settimana in quanto la domenica è spesso molto affollato.

Altre informazioni pratiche

Il Santuario è situato in montagna, quindi vi consiglio di portare con voi una giacca per le prime ore del mattino, anche in estate, in quanto le giornate possono essere particolarmente ventose. Scegliete scarpe basse e un abbigliamento comodo.

Il costo del parcheggio nei pressi del santuario è di 3,00 euro al giorno.

Voi conoscete questo Santuario? Ci siete mai stati? Se vi va, raccontatemi la vostra esperienza.

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Cosa fare a Trevi nel Lazio, tra boschi e cascate

Articolo aggiornato il 10 Agosto 2022

Cosa fare a Trevi nel Lazio

Cosa fare a Trevi nel Lazio, nella Valle dell’Aniene

Oggi voglio parlarvi di un luogo non lontano da casa mia. Uno di quei luoghi da cartolina, ancora sconosciuto al turismo di massa e che, proprio per questo, difficilmente troverete nelle classiche guide turistiche. Sto parlando di Trevi nel Lazio.

In realtà tutta la zona circostante è un mondo incantato da scoprire e assaporare piano piano. Ho pensato, quindi, di cominciare con questo articolo al quale, nel tempo, ne seguiranno altri. Il mio desiderio? Condurvi per mano alla scoperta del Lazio più nascosto, alla ricerca di luoghi dove la vita è ancora tranquilla, luoghi dove si può vivere e viaggiare lentamente.

Cosa fare a Trevi nel Lazio, un borgo quasi sconosciuto

Questo borgo di poco più di 2000 anime, si trova in provincia di Frosinone, incastonato tra i Monti Ernici e i Monti Simbruini.

Come la maggior parte dei piccoli comuni del Lazio, Trevi ha origini antichissime, tanto che ne esistono testimonianze dettagliate sin dai tempi dei romani.

A Trevi nel Lazio la vita scorre lenta e per questo è la meta ideale per chi è in cerca di una vacanza tranquilla e rilassante, a contatto con la natura e le tradizioni laziali. Tutti i paesini della zona sono accomunati da queste caratteristiche, l’ideale sarebbe quindi concedersi un po’ di tempo per scoprire questo angolo del Lazio senza fretta.

Al di là del centro abitato di Trevi nel Lazio, l’attrazione più caratteristica è proprio quella della natura.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Trevi nel Lazio è inglobato nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Tutta l’area protetta è di origine carsica e la sua caratteristica principale è rappresentata dai boschi fittissimi, costituiti soprattutto da faggi, castagni e noccioli. Gli animali sono parte viva e integrante del parco. Molti di essi appartengono a specie protette. Soprattutto il lupo, che solo in anni molto recenti ha fatto la sua ricomparsa. Oltre al lupo, gli abitanti tipici di questi boschi sono l’orso, la volpe, il capriolo e l’aquila.

Trevi nel Lazio e la natura

Se vi state chiedendo quale sia il paesaggio tipico di queste parti, date un’occhiata qui:

cosa fare a Trevi nel Lazio

Già, perché uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il territorio di Trevi nel Lazio è proprio l’acqua. Ci sono ben due fiumi che scorrono limpidi e puliti, dalle acque cristalline come solo chi abita in alta montagna può conoscere. I due fiumi sono l’Aniene e il Simbrivio.

La presenza di questi fiumi si è rivelata fondamentale per lo sviluppo dei territori circostanti e della città di Roma. A questo proposito esiste la leggenda secondo cui l’acqua della Fontana di Trevi proverrebbe esattamente da questi fiumi. Per gli abitanti di Trevi, la prova della veridicità della leggenda starebbe nel nome stesso della fontana; Fontana di Trevi, appunto.

Questi luoghi sono amati e frequentati dagli appassionati degli sport all’aperto, ma non solo. Non ci sono soltanto bikers ed escursionisti, ma anche turisti della domenica che amano rilassarsi all’ombra degli alberi.

Quando ero bambina, assieme a tutta la famiglia, appartenevo a questa categoria. Ricordo ancora che mio nonno legava il cocomero a una pietra, utilizzando una fune, per raffreddarlo in acqua. In effetti, l’acqua è davvero fredda, eppure a me è sempre piaciuto entrarci a piedi nudi e divertirmi a raccogliere pietre colorate.

Le cascate di Trevi nel Lazio

cosa fare a Trevi nel Lazio

Ed eccola, la vera meraviglia del luogo: le cascate. Questa è un’attrazione che vale davvero la pena di visitare, nonostante il percorso non troppo comodo per raggiungerla.

Fino a non molto tempo fa, infatti, bastava attraversare un ponte. Dopo il crollo accidentale, l’unico modo per arrivare alle cascate, è il percorso privato del ristorante “Le Cascate”, con accesso visibile dalla strada.

Si tratta di un percorso di fortuna, accidentato e improvvisato con tavole di legno. Secondo me, data la bellezza e l’importanza di questi luoghi, dovrebbe essere tenuto molto meglio. Comunque, basta avere ai piedi un paio di scarpe comode, il sentiero non è difficile da percorrere.

cosa fare a Trevi nel Lazio

Le cascate di Trevi si trovano nella zona di Comunacque, chiamata così in quanto sorgono nel punto di confluenza tra l’Aniene e il Simbrivio. Questo angolo di bosco è davvero suggestivo.

La sensazione infatti è quella di essere in una qualche località sperduta. Il rumore assordante dell’acqua, il fiume cristallino e il muschio sulle rocce lo rendono un luogo magico, come una sorta di mondo delle fate.

Perché non pensare, allora, a un weekend alternativo, diverso dalle classiche e famose città d’arte? Credetemi, dopo un fine settimana trascorso da queste parti, tornerete a casa davvero rigenerati.

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Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2022

borghi del lazio

Vado subito al sodo: in questa mini guida andremo alla scoperta di alcuni borghi del Lazio, per una vacanza alternativa all’insegna del benessere e della tranquillità, perfetta anche per i bambini.

Buona lettura!

Visitare i borghi del Lazio: ecco cosa troverete

Lo so, pensando al Lazio viene subito in mente Roma. Eppure la mia regione è costellata di tesori nascosti che attendono solo di essere scoperti.

Gli ingredienti di questo viaggio? Arte, natura e buon cibo, il tutto accompagnato dai ritmi lenti di una volta.

Visitare i borghi del Lazio significa scoprire tradizioni e modi di vivere che difficilmente troverete in una grande città come Roma. Vuol dire andare alla scoperta di un territorio apprezzandone le caratteristiche e le usanze che vengono ancora trasmesse di generazione in generazione. Con calma, appunto, perché la lentezza aiuta ad assaporare meglio quello che, altrimenti, verrebbe solo percepito di sfuggita, senza riuscire ad apprezzarne la ricchezza.

Borghi del Lazio: i più belli provincia per provincia

Come si intuisce dal titolo di questo paragrafo, ho scelto di suddividere i borghi in base alla provincia. Cominceremo il nostro viaggio partendo dal Nord della regione: da Rieti a Viterbo, passando per il centro -Roma e Frosinone- fino a giungere alla volta della zona costiera, a Sud del Lazio, in provincia di Latina.

  • Chiaramente questa non è una guida definitiva sui borghi del Lazio; per fare questo avrei dovuto scrivere un libro intero. Nel paragrafo introduttivo di questo articolo, ho parlato di mini-guida. Quello che vorrei suggerire con questo post, infatti, è un’idea di viaggio, un’ispirazione, segnalandovi volta per volta qualcosa sul borgo di cui vi parlo e le attrazioni più belle da visitare.
  • Potete personalizzare il vostro itinerario in base al luogo dove vivete. Se venite da altre zone d’Italia, potreste scegliere un viaggio itinerante, oppure optare per la visita a un paio di borghi dopo un soggiorno a Roma. Se invece siete di queste parti, potreste concentrare la visita ai borghi durante i weekend, ottimi per le gite fuori porta.

Provincia di Rieti

Amatrice

borghi del Lazio

Non è un caso che abbia scelto di iniziare con Amatrice. Prima del terremoto era tra le punte di diamante dei borghi del Lazio. Onestamente non sono più andata dopo il sisma, quindi non mi sento di consigliarvi cosa vedere. Andate, allora, per aiutare l’economia di Amatrice e non dimenticare le sue vittime e i sopravvissuti, dotati di una dignità e una forza d’animo non comuni. Acquistate i prodotti locali dai piccoli commercianti e gustatevi un ottimo piatto di bucatini all’amatriciana, il simbolo del borgo.

Castel di Tora

Conosciuto come Castel Vecchio fino al 1864, il borgo di Castel di Tora si affaccia direttamente sul Lago del Turano. Qui vi racconto la mia esperienza in campeggio sul lago: Campeggio libero (o quasi) nel Lazio? Al Lago del Turano!

Da non perdere:

  • l’eremo di San Salvatore – a picco sul lago-
  • la Chiesa Barocca di San Giovanni Evangelista
  • il Convento di Santa Anatolia

Collalto Sabino

Situato a 980 metri s.l.m., il borgo antico è un’insieme di piccole abitazioni in pietra e vicoletti in selciato, capaci di riportare indietro nel tempo. Dall’alto della collina, una rocca del ‘600 domina su tutto il territorio di Collalto Sabino.

Da visitare:

  • il castello baronale con il parco interno
  • percorsi e sentieri naturalistici nei boschi circostanti

Foglia

Il nome del borgo è di chiare origini pagane. Foglia deriva infatti da Fauna, la moglie di Fauno, il dio della campagna, venerato dai popoli latini e sabini.

Questo splendido borgo è situato lungo le rive del Tevere ed è ottimo per trascorrere una domenica all’insegna del cibo locale e della cultura. A proposito di cultura, non perdete una visita a Palazzo Orsini.

Ecco invece qualche proposta culinaria:

  • fettuccine con asparagi, pancetta e pecorino
  • strozzapreti al sugo con guanciale, cipolla e peperoncino

Greccio

borghi del Lazio

Questo borgo laziale è conosciuto in tutta la regione per i suoi presepi durante il periodo di Natale. La componente religiosa a Greccio è molto forte e si può respirare tutto l’anno.

Cosa visitare a Greccio:

  • Museo Nazionale del Presepe
  • santuario francescano del presepe
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Sentiero degli Artisti -all’interno del centro storico-

Se amate la natura, vi consiglio di scoprire i molti sentieri naturalistici e religiosi poco lontani da Greccio.

Orvinio

Il borgo di Orvinio è situato all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, quindi nei dintorni si possono fare diverse escursioni naturalistiche. Orvinio, situato a metà tra collina e montagna, rappresenta bene lo stile di vita tranquillo tipico dei paesini di provincia. A livello culinario sono ottimi i piatti a base di funghi porcini e le zuppe di farro.

Da visitare:

  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati

Provincia di Viterbo

Civita di Bagnoregio

borghi del lazio

Civita di Bagnoregio è la perla dei borghi del Lazio in provincia di Viterbo. Si tratta di un borgo fragile, conosciuto anche come “la città che muore”. Civita infatti sorge su uno sperone d’argilla, sempre più soggetto alla naturale erosione del tempo. Per questo, secondo molti geologi, Civita di Bagnoregio è destinata a scomparire.

Sutri

Definito come il borgo dei Volsci e degli Etruschi, il nome Sutri rimanda chiaramente al dio Saturno e ne fa intuire le origini antiche e pagane. Si trova arroccato su uno sperone tufaceo ed è circondato da tantissimo verde.

Da visitare:

  • l’ Anfiteatro romano
  • la Chiesa di San Francesco
  • la Chiesa di Santa Maria Assunta

Torre Alfina

Torre Alfina rappresenta un ottimo esempio di buona valorizzazione dei territori, in quanto riesce a sfruttare al meglio tutte le risorse storiche, artistiche e culturali, piazzandosi a buon diritto tra i borghi più belli del Lazio.

Cosa vedere:

  • Museo del Fiore
  • Chambre d’Amis – una mostra di arte moderna permanente allestita all’aperto-
  • Bosco del Sasseto, ideale per itinerari naturalistici

Vitorchiano

Se volessi riassumere in poche parole il borgo di Vitorchiano lo descriverei come un mix tra arte, cultura e natura.

Da visitare:

  • varie Chiese più il Palazzo Comunale all’interno del borgo
  • Trappa Cistercense – un convento appartenente all’ordine trappista, famoso per la produzione di miele e marmellate-
  • Selva di Malano – un percorso naturalistico dove ammirare reperti etruschi-

Provincia di Roma

Canterano

Conosciuto come “il borgo delle scale”, Canterano si trova all’interno del territorio del fiume Aniene. Il centro storico perfettamente conservato è un gioco intricato di vicoletti, stradine e scalinate, sembra di tornare direttamente al Medioevo.

Da visitare:

  • il cimitero ottocentesco
  • la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove, secondo la tradizione cristiana, sarebbe apparsa la Vergine Maria

Castel Gandolfo

borghi del lazio

Castel Gandolfo è il luogo di villeggiatura del papa. Questo elegante borgo pullula di importanti palazzi e ville storiche. Inoltre, è arricchito dalla presenza del lago. Castel Gandolfo è incluso nel territorio dei Castelli Romani, un itinerario di tutto rispetto che può rappresentare l’alternativa alla più caotica Roma.

Castel San Pietro Romano

Abbarbicato su un colle, Castel San Pietro Romano si affaccia su Palestrina, a 4, anzi, 5 chilometri da casa mia – affacciandomi alla finestra, mentre scrivo questo post, riesco a vederne le mura cittadine-.

Per questo presto ve ne parlerò in un articolo a parte in modo più dettagliato. Per ora, vi anticipo solo 3 elementi che caratterizzano questo borgo: ritmi lenti, aria buona e ottima cucina locale. Che ne dite, è abbastanza per visitarlo?

Percile

Percile è conosciuto come il borgo dei 2 laghi, Marraone e Fraturno. Entrambi si trovano in un’oasi fatta di boschi e percorsi naturalistici, ideale anche per bambini.

Attrazioni culturali a Percile:

  • le chiese del borgo – Santa Anatolia, Santa Lucia e Santa Maria della Vittoria-
  • Palazzo Borghese -oggi sede del Municipio, una volta apparteneva alla famiglia Orsini-

Subiaco

Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta dei borghi del Lazio arriviamo a Subiaco. Anche in questo caso, non siamo troppo distanti da casa mia, quindi prossimamente vi racconterò per bene cosa vedere in questo splendido borgo. Per il momento, vi consiglio di non perdervi il monastero di San Benedetto.

Provincia di Frosinone

borghi del Lazio

Atina

Bastano poche parole per descrivere questo borgo, ovvero tanta arte circondata dal verde.

Cosa vedere all’interno del borgo:

  • Duomo di Santa Maria Assunta
  • Palazzo Visacchi
  • Convento di San Francesco

Da non perdere, fuori dal borgo:

  • Cimitero “Vecchio”- con architetture di origine romana, inclusa domus + strada lastricata
  • Chiesa di San Marciano
  • Collina di Santo Stefano – un’ area naturalistica con testimonianze di architettura romana e medioevale-

Boville Ernica

Questo borgo antichissimo, famoso per il ricamo artigianale, risulta completamente inglobato all’interno della cinta muraria cittadina, ed è un concentrato di arte. I periodi storici più rappresentativi vanno dal ‘300 al ‘700.

Ecco cosa vedere:

  • Chiesa del Battista
  • Piazza Sant’Angelo
  • Collegiata di San Michele Arcangelo
  • Abbazia di San Pietro Ispano, con grotta, cripta e Cappella Simoncelli -con opere d’arte provenienti dall’antica Basilica di San Pietro in Vaticano-

Castro dei Volsci

Anche in questo caso, le origini sono molto antiche e il nome del borgo significa “castello dei Volsci”.

In questo borgo, dove nacque Nino Manfredi, le stradine tortuose si susseguono svelando la presenza di antiche botteghe molto caratteristiche.

Cosa vedere:

  • Monastero di San Nicola + chiesa
  • Chiesa di Santa Maria
  • Chiesa di Santa Oliva

Pico

Questo borgo, inserito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, conserva tutta la bellezza del centro storico medioevale.

Da non perdere:

  • Casa Landolfi + giardino -tra l’altro il borgo ospita un Parco Letterario dedicato a questo scrittore-
  • percorsi naturalistici nei pressi del centro abitato

Da acquistare:

  • ricami artigianali
  • ceramiche
  • oggetti in vimini

Borghi del Lazio in provincia di Latina

Eccoci arrivati all’estremità della regione. In questa parte finale del nostro viaggio ci sono due borghi di rara bellezza che si affacciano sul mare.

San Felice Circeo

Come si intuisce dal nome, le origini di San Felice Circeo sono a cavallo tra storia e mitologia. Secondo la leggenda, l’attributo circeo richiamerebbe alla maga Circe dell’Odissea. La sua casa sarebbe stata il promontorio che cade a picco sul mare.

Chiaramente l’attrazione principale di questo borgo è il mare, circondato da lunghe spiagge rigogliose di vegetazione mediterranea.

A livello storico, invece, ecco cosa non dovete perdere:

  • il sito archeologico di Villa dei Quattro Venti – con reperti romani-
  • il Giardino Panoramico di Vigna La Corte
  • la Porta del Parco -antica cappella dei templari-
  • la Torre dei Templari – all’interno c’è una mostra molto interessante sull’Homo Sapiens-

Sperlonga

borghi del Lazio

Anche in questo caso è il mare a fare da padrone, con il blu che risalta sul bianco degli intonaci del borgo, tutto da scoprire tra vicoletti e ripide scalinate. Ve ne parlo dettagliatamente nel mio articolo: https://michelamilani.it/cosa-fare-a-sperlonga/

Come vedete, viaggiare alla scoperta dei borghi del Lazio permette di scoprire angoli nascosti e ancora incontaminati. Secondo me potrebbe essere un’idea da prendere in considerazione per la prossima estate. Se cercate una vacanza tranquilla, all’insegna del relax e della cultura, un viaggio simile fa sicuramente al caso vostro, non credete?

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Grotte di Collepardo + Pozzo d’Antullo, dove la Preistoria si racconta

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Oggi voglio parlarvi di un luogo davvero suggestivo che ho avuto il piacere di visitare Domenica scorsa, le Grotte di Collepardo e il Pozzo d’Antullo, in provincia di Frosinone.

Grotte di Collepardo e Pozzo d’Antullo: dove si trovano

Siamo nel paesino di Collepardo, nel cuore dei Monti Ernici, più precisamente sul loro versante meridionale.

In questa cornice, che sembra uscita da un film degli anni ’50, sorgono le Grotte di Collepardo, una formazione di origine calcarea unica nel suo genere.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi. Alla fine dell’articolo, troverete qualche informazione pratica per la visita.

Grotte di Collepardo: cosa le differenzia

Queste grotte hanno un’origine antichissima.

Goccia dopo goccia, l’acqua ha modificato la roccia dando vita a stalattiti e stalagmiti che arrivano direttamente dalla Preistoria. Le Grotte di Collepardo non sono molto grandi, ma ci sono due caratteristiche che le rendono davvero uniche.

La prima, è la conformazione. Non sono certo un’esperta di geologia, ma, a detta della guida, rappresentano un caso unico in Italia perché sono le uniche grotte in posizione ascendente. A differenza delle altre conformazioni che si sviluppano sotto terra, infatti, in questo caso, dopo alcuni gradini, anziché scendere si sale. Quindi vi troverete nel cuore della roccia ma in posizione sopraelevata rispetto all’esterno.

La seconda caratteristica è l’apertura molto grande che lascia entrare la luce naturale all’interno. Tutta la prima parte è dunque illuminata dal sole, che conferisce alle varie formazioni rocciose un colore diverso in base alle ore della giornata.

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Il ruolo dei pipistrelli

Come dicevo qualche riga fa, l’eccezionalità di queste grotte non è data dalle dimensioni, infatti si compongono soltanto di due sale.

La prima, la Sala dei Pipistrelli, non è visitabile perché si trova completamente al buio. Al suo interno vive una colonia di pipistrelli che non può essere disturbata.

Il pipistrello, infatti, pur non avendo vita facile accanto agli esseri umani, svolge una funzione importantissima, contribuendo al rispetto dell’ecosistema. Si nutre di insetti e se la sua presenza venisse a mancare, si creerebbe una sproporzione tale da modificare la flora e la fauna dell’intera zona.

In questa colonia vivono circa duemila esemplari. Si calcola che ogni singolo pipistrello divori una media di circa 1000 zanzare in un lasso di tempo molto breve, spostandosi fino a 100 chilometri dalla colonia per procurarsi il cibo.

La sua importanza, dunque, è tale da essere considerata una specie protetta dall’Unione Europea, anche perché il numero degli esemplari si sta progressivamente riducendo di pari passo alla cementificazione selvaggia nelle aree urbane.

La Sala Grande

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

L’altra sala, quella visitabile, si compone di diversi ambienti, tra cui:

  • il Grande Palco
  • la Foresta Pietrificata
  • il Trono della Regina

Quest’ultima formazione deve il suo nome non solo all’aspetto -in effetti sembra davvero un trono- ma anche a un racconto popolare, secondo cui la regina Margherita di Savoia si sarebbe seduta proprio in questo punto in occasione della sua visita alle grotte nel 1904.

Il progetto di conservazione e riqualificazione

Questo luogo si inserisce nel progetto “Nuova luce alle Grotte”.

Di cosa si tratta esattamente?

La guida è stata molto brava a raccontare tutta la storia, e io cercherò di spiegarlo in modo più semplice possibile.

In sostanza, la Sala Grande è in parte illuminata dalla luce naturale. Nel corso del tempo si scoprì che l’uso assiduo della luce artificiale, combinata a quella del sole e al calore termico prodotto dalla presenza dei visitatori, aumentava la temperatura all’interno della grotta, modificandone il tasso di umidità. Questo provocava la crescita innaturale di muschi e felci, mettendo in pericolo l’ecosistema delle grotte. Quindi si decise di intervenire, chiudendo le luci artificiali permanentemente accese.

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Oggi l’interno della grotta si trova completamente al buio e la luce artificiale viene accesa dalla guida solo il tempo necessario per permettere ai turisti di visitare la Sala Grande.

Il nuovo progetto di illuminazione restituisce la giusta luce allo spettacolo naturale del sito, aiutando la comprensione e la conoscenza delle risorse naturali e, nello stesso tempo, proteggendo la biodiversità. Il progetto è della pluripremiata lighting designer Chiara Carucci di OkiDoki Architects e le tappe del percorso di visita sono scandite dalla voce di Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva. Infine, due audioguide -una per adulti e l’altra per bambini- aiutano a scoprire il patrimonio di biodiversità e di testimonianze archeologiche delle Grotte di Collepardo.

Proprio per evitare il danneggiamento delle formazioni rocciose, è vietato usare il flash, questo è il motivo per cui le foto che vedete sono tutte molto scure.

Le Grotte di Collepardo nell’Età del Bronzo

Le Grotte di Collepardo, inoltre, sono oggetto di studio anche da parte degli archeologi. Nel corso del tempo, infatti, sono stati rinvenuti i resti di diversi corpi, tutti datati in piena Età del Bronzo, dunque circa 3500 anni fa.

Le ossa affiorate si trovavano adagiate a terra ed è molto probabile che le grotte venissero usate come cimitero, benché a quell’epoca non ci fosse ancora un vero e proprio culto relativo alla sepoltura. Alla base di questa pratica quindi non c’erano motivi religiosi, bensì l’esigenza di proteggere i corpi dai predatori.

In passato si ipotizzava che le comunità presenti in zona abitassero le Grotte di Collepardo, ma oggi questa scuola di pensiero è superata. In primo luogo perché si tratta di un ambiente troppo umido per fornire un riparo accogliente dalle intemperie. Inoltre è ormai certo che nell’Età del Bronzo l’uomo avesse già abbandonato le grotte, concentrando gli insediamenti a ridosso dei fiumi.

Il Pozzo d’Antullo: storia e caratteristiche

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Ora vi parlo invece del Pozzo d’Antullo, situato a un paio di chilometri dalle Grotte di Collepardo.

Anche in questo caso, si tratta di qualcosa di unico nel suo genere. Una vera e propria voragine alta circa 60 metri e larga 300, nata a seguito dello sprofondamento di una grotta. La voragine, dunque, ha la stessa origine calcarea delle Grotte di Collepardo, a cui si pensa sia collegata, vista l’estrema vicinanza tra i due siti.

Al suo interno, si possono ammirare formazioni bellissime che oggi sono prerogativa degli uccelli. Un ambiente in cui, davvero, mancano solo i dinosauri, che da queste parti è molto facile immaginare. Una sorta di ritorno alla Preistoria, che piacerebbe a Steven Spielberg perché, credetemi, io ho subito pensato a Jurassik Park.

All’interno della parete rocciosa ci sono diversi cunicoli, talmente intricati che fin ora neppure gli speleologi più esperti sono riusciti a esplorare.

Il Pozzo d”Antullo è visitabile dall’alto, girando attorno alla sua apertura, dopo aver attraversato un bellissimo boschetto che ospita una graziosa area pic-nic.

Eccola:

Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

Grotte di Collepardo e Pozzo d’Antullo: info utili

Come vi avevo promesso all’inizio, adesso passiamo alle informazioni pratiche.

Le Grotte di Collepardo sono aperte tutti i giorni dalle 9 alle 19, a partire dalla Primavera fino al 31 Ottobre. Mediamente, si svolge un tour guidato ogni ora e l’ultimo ingresso è previsto alle 17,30.

Il prezzo del biglietto è di 7 euro a persona e include anche il giro al Pozzo d’Antullo, che altrimenti da solo costa 2 euro.

Per visitare le Grotte vi consiglio di portare con voi una giacca -l’escursione termica rispetto all’esterno è di circa 12 gradi- e di indossare scarpe comode. All’interno non ci sono passerelle, ma solo scalinate, dunque in caso di bimbi piccoli munitevi di un marsupio porta bimbi.

La mia opinione

In zona ci sono pochissimi ristoranti e, credo, solo un bar, che però si trova in cima al minuscolo paese di Collepardo, quindi non troverete nessun punto di ristoro nei pressi dei siti di cui vi ho parlato.

Dal mio punto di vista, questo luogo ha un grande potenziale ed è uno dei più interessanti da visitare in provincia di Frosinone. Però è poco pubblicizzato e poco attrezzato per i visitatori. Punti di ristoro a parte, personalmente ho notato anche una carenza nella segnaletica per raggiungere le grotte.

Tuttavia, organizzandosi in anticipo, magari con caffè e panini nel caso non vogliate pranzare al ristorante, è un’ottima meta, ideale per adulti e bambini, per scoprire le bellezze del frusinate in una giornata all’insegna della storia e dell’aria aperta.

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Visitare i Castelli Romani: conosciamo il territorio

Articolo aggiornato il giorno 11 Maggio 2022

Visitare i Castelli Romani

Visitare i Castelli Romani significa addentrarsi in un mondo forse meno conosciuto rispetto alla Capitale, ma altrettanto affascinante.

Oggi voglio parlarvi di questo territorio e del perché merita un po’ di tempo per essere visitato.

Visitare i Castelli Romani: tutto quello che c’è da sapere

I Castelli Romani comprendono una vasta porzione della provincia di Roma.

Purtroppo, secondo me, non sono valorizzati come dovrebbero. Di conseguenza, non sono tantissimi i turisti che si avventurano oltre il centro della Capitale, anche perché, diciamocelo, a livello di trasporti e di informazioni turistiche, ci sono parecchie carenze e dal mio punto di vista è un vero peccato. Non solo perché ci sono moltissime cose da visitare, ma anche perché i Castelli Romani rappresentano bene quelle tradizioni e i modi di fare che spesso sono associati alla Dolce Vita romana.

Il territorio

Geograficamente parlando, il territorio dei Castelli Romani è situato a sud-est di Roma. Come ho accennato qualche riga fa, si tratta di una zona abbastanza ampia e i paesi che ne fanno parte risultano ubicati in modo un pochino dispersivo.

Per questo motivo, il consiglio è di munirvi di una cartina della regione o di un navigatore nel caso decidiate di viaggiare in automobile. A mio avviso si tratterebbe della scelta migliore in quanto, come dicevo, i collegamenti pubblici extraurbani non brillano per efficienza.

I borghi

I Castelli Romani includono i seguenti borghi: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.

Nell’ultimo paragrafo di questo articolo troverete una serie di suggerimenti su cosa visitare nei vari paesi.

Qualche curiosità storica

I Castelli Romani sono racchiusi nel cuore dei Colli Albani, una zona di origine vulcanica.

A livello storico, ruotano attorno agli eventi della capitale. Tuttavia questi territori sono molto più antichi; infatti i latini si insediarono nell’area dei Castelli circa 4 secoli prima dei romani.

Una conferma importante di questo arriva direttamente dalla letteratura. Nell’ Eneide si narra che Julio, il figlio di Enea, fondò la città di Alba Longa, situata proprio da queste parti. In seguito, Alba Longa avrebbe fatto parte della Lega Latina assieme ad altri insediamenti cittadini limitrofi.

I Castelli Romani tra storia, natura e buon cibo

Quando si parla di un territorio che include diversi paesi, è difficile condensare in poche righe cosa visitare e perché. Infatti, non solo potrebbe risultare molto riduttivo, ma va detto anche che ogni borgo ha conservato la sua unicità, quindi il rischio è di non rendere giustizia a una zona decisamente variegata.

Tuttavia, sono almeno 3 i motivi per cui visitare i Castelli Romani:

  • l’architettura storica
  • le bellezze naturali
  • l’enogastronomia

A livello storico, le attrazioni da visitare riguardano soprattutto le ville e gli edifici religiosi, di cui, come dicevo, troverete una lista alla fine dell’articolo.

Ora vorrei spendere due parole sugli altri due punti per darvi un’idea un po’ più precisa.

Le bellezze naturali

Visitare i Castelli Romani

Ciò che rende davvero unico tutto il territorio è un mix fatto di boschi e sentieri, senza dimenticare la presenza del lago.

Quasi tutti i borghi dei Castelli rientrano nel Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani. Il Parco è un tripudio di faggeti e castagneti; fatta eccezione per alcune cime, i boschi diradano spesso in dolci colline. Nel Parco è possibile ammirare diversi animali selvatici e, per gli amanti delle camminate, non mancano certo i percorsi esplorativi.

Una delle attrazioni naturali più suggestive è il lago, che abbraccia diversi comuni. Tecnicamente appartiene ad Albano, ma, data la particolare conformazione, con le rive che lambiscono il territorio di Castel Gandolfo, i residenti lo associano sempre a questo borgo, noto, tra l’altro, per essere la residenza estiva dei Papi.

L’enogastronomia

Visitare i Castelli Romani

Ora preparate le forchette. Già, perché i Castelli Romani sono famosi anche per i vini e l’ottimo cibo.

Molte ricette riprendono i piatti tipici romani, tuttavia, ogni borgo ha la sua specialità.

Qualche esempio?

Nei dintorni, la cittadina di Nemi è molto conosciuta per le fragole, mentre il borgo di Colonna, interamente circondato dai vigneti, è rinomato per il vino novello. Ariccia, invece, è famosa per la porchetta, da gustare sola o nei panini.

Sapete di cosa parlo, vero?

Ditemi se non vi viene fame:

Visitare i Castelli Romani

Cosa visitare ai Castelli Romani

Come promesso, ecco la lista delle cose più interessanti da vedere, suddivisa borgo per borgo.

Albano Laziale

Da vedere:

  • Duomo
  • Chiesa di San Pietro
  • Catacombe di san Senatore
  • Cisternoni

Ariccia

Da vedere:

  • Piazza della Repubblica
  • Teatro Bernini
  • Chiesa di Santa Maria Assunta

Castel Gandolfo

Da vedere:

  • Palazzo Pontificio
  • Lago
  • Parco Regionale dei Castelli Romani

Ciampino

Da vedere:

  • Villa Maruffi
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
  • Parco Regionale dell’Appia Antica

Frascati

Da vedere:

  • Le Ville -Tuscolana, Torlonia, Falconieri-
  • Cattedrale di San Pietro
  • Palazzo dei Vescovi

Genzano di Roma

Da vedere:

  • Chiese
  • Infiorata
  • Museo delle Navi Romane

Grottaferrata

Da vedere:

  • Ville -Arrigoni Muti, Gavotti Gioacchini, Cavalletti-
  • Palazzo Santovetti
  • Castello de Paolis
  • Boschetto di Grottaferrata

Lanuvio

Da vedere:

  • Santuario di Giunone
  • torri medievali
  • Palazzo Colonna

Lariano

Lariano è un piccolo borgo famoso soprattutto per il cibo. Il suo pane è conosciuto in tutta la zona e ogni anno si svolge anche la Sagra del Fungo Porcino. A livello naturalistico, vi consiglio il Monte Artemisio, conosciuto anche come il Maschio di Lariano.

Marino

Da vedere:

  • Area archeologica
  • Marino sotterranea
  • Chiesa del Santissimo Rosario

Montecompatri

Da vedere:

  • Palazzo Annibaleschi
  • Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo
  • Convento di San Silvestro
  • Bosco del Tuscolo

Monteporzio Catone

Da vedere:

  • Ville Rinascimentali
  • Duomo

Nemi

Da vedere:

  • Santuario del Santissimo Crocifisso
  • Centro storico

Rocca di Papa

Da vedere:

  • Fortezza Pontificia
  • Santuario della Madonna del Tufo
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso

Rocca Priora

Da vedere:

  • Santuario della Madonna della Neve
  • Palazzo Savelli
  • Centro storico

Velletri

Da vedere:

  • Palazzo dei Conservatori
  • Palazzo Ginnetti
  • Palazzo Comunale
  • Cattedrale di San Clemente
  • Museo Civico Archeologico

Perché scegliere i Castelli Romani

Insomma, i Castelli sono la meta ideale per coppie e famiglie per un viaggio all’insegna del gusto, della storia e di una natura incontaminata, lontani dal caos della Capitale.

Forse non saranno altrettanto famosi, ma non hanno nulla da invidiare alla loro sorella maggiore.

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Tre città italiane da visitare nel periodo natalizio

città italiane da visitare a Natale

Dicembre si avvicina e, come tutti gli anni, porta con sé la magia del Natale. In questo articolo vi parlo di 3 città italiane da visitare proprio durante il periodo natalizio.

Il fil rouge di tutto sarà il presepe, che ci accompagna durante l’Avvento aiutandoci a rivivere la nascita di Gesù.

Tre città italiane da visitare durante il periodo natalizio

Partiamo alla scoperta delle tradizioni legate al presepe passando per tre città del centro Italia.

Quali?

  • Napoli
  • Assisi
  • Greccio

Iniziamo.

Napoli

Adoro Napoli perché la trovo davvero una magnifica città. Nonostante questo, ho sempre preferito visitarla in estate per via del del mare. Ma il fascino di Napoli non si esaurisce certo nell’azzurro cristallino del suo golfo.

Proprio nella città partenopea, infatti, esiste una tradizione che la rende un luogo perfetto da visitare a Natale.

Napoli, infatti, è legata alla produzione dei presepi artigianali e ogni anno sono tantissimi i visitatori che accorrono per ammirare le statuette e comprare i pezzi fatti a mano dagli artisti locali.

Ma come nasce questa tradizione e dove si possono acquistare le loro creazioni?

San Gregorio Armeno, la via dei presepi

città  italiane da visitare a Natale
Foto di Helena Volpi, da Pixabay

Le botteghe degli artisti e le bancarelle si concentrano lungo quella che è conosciuta da tutti come la “via dei presepi”.

In realtà, la strada è dedicata a San Gregorio Armeno, una figura molto importante per tutto il Cristianesimo.

Conosciuto come l’Illuminatore, San Gregorio nacque in Armenia nel 257 D.C. nella famiglia reale degli Arsacidi.

Quando suo padre uccise l’allora sovrano regnante, San Gregorio si rifugiò con tutta la famiglia in Turchia, precisamente a Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Anatolia.

Fu qui che Gregorio entrò in contatto con la religione cristiana, culto che, in seguito, cercò di diffondere anche in Armenia, il suo Paese natale.

Questo tentativo gli costò la prigione, perché il sovrano armeno, Triade 3°, non gradiva affatto le sue predicazioni. Inoltre era il figlio dell’ex sovrano assassinato proprio dal padre di San Gregorio, dunque non è difficile capire perché tra i due non potesse affatto correre buon sangue.

Si dice che, a un certo punto, Triade si ammalò di una malattia incurabile, e ottenne la guarigione solo grazie all’intervento di San Gregorio. Da quel momento il sovrano si convertì e il Cristianesimo divenne la religione di stato in tutto il Paese.

Oggi, la Chiesa dedicata a San Gregorio a Napoli ospita diverse reliquie molto importanti del santo.

La strada dei presepi, quindi, è fortemente legata al Cristianesimo, anche se bisognerà aspettare il 700 per vedere la nascita di questa importante tradizione, grazie a una delle più prestigiose scuole artigiane dell’epoca.

L’elemento di spicco dei presepi napoletani è l’ambientazione. Non più la Palestina, ma la città partenopea nella sua quotidianità.

La Sacra Famiglia, dunque, è circondata dal fornaio, dal macellaio e dal pizzaiolo, in un intreccio tra sacro e profano che raggiunge il suo culmine con la rappresentazione di personaggi attuali – calciatori, politici e vallette – come figure del presepe.

Personalmente trovo tutto questo molto discutibile in quanto per me il presepe è e deve restare la rappresentazione della Sacra Famiglia. Però devo ammettere che gli artigiani sono bravissimi perché le statuette riproducono le fattezze umane nei minimi dettagli.

Visitare la strada di San Gregorio Armeno a Natale significa addentrarsi nel cuore della Napoli popolare, dove il sacro viene reinterpretato con una fantasia senza pari. Le decorazioni natalizie illuminano un commercio che rappresenta l’anima di una città, che riesce a reinventarsi ogni anno, coniugando passato e presente, tradizioni e innovazioni, religione e vita quotidiana.

Consiglio: durante il giorno la strada è impraticabile perché viene letteralmente presa d’assalto da una marea di persone. L’orario migliore per visitarla è quello del tardo pomeriggio/ prime ore serali, quando tutti rientrano a casa, in modo da avvicinarvi alle bancarelle in tranquillità.

Assisi

città italiane da visitare a Natale

Assisi è la città in cui nacque San Francesco e una delle mie preferite in Italia.

Ma cosa c’entra con il Natale?

Non tutti sanno che, nell’estate del 1219, durante il periodo delle crociate, San Francesco si recò in Terra Santa.

Raggiungendo Acri, l’antica città di Antiochia, riuscì a incontrare il sultano d’Egitto Al-Malik-Kamil che, inaspettatamente, lo ascoltò senza fargli alcun male, tanto che il poverello d’Assisi riuscì a tornare a casa sano e salvo.

Probabilmente lo scopo di Francesco era di annunciare il Vangelo al sultano, ma non ci sono cronache dell’epoca che raccontano nei dettagli cosa sia accaduto con esattezza.

Fatto sta che la presenza francescana in Terra Santa è sempre stata costante e oggi l’anniversario di quell’incontro è ricordato come la prima occasione di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani. A questo proposito vi invito a leggere il bellissimo approfondimento su meetingrimini.org. Lo trovate a questo link: https://www.meetingrimini.org/eventi-totale/san-francesco-e-il-sultano-leredita-di-un-incontro-che-dura-da-800-anni/

Comunque, fu proprio al ritorno da questo viaggio che San Francesco, nel 1223, decise di realizzare il primo presepe.

Vi racconto meglio nel prossimo paragrafo, intanto ecco un breve elenco con le attrazioni principali da visitare ad Assisi, città che, come abbiamo visto, si lega al Natale e al presepe proprio grazie a San Francesco:

  • Basilica di San Francesco;
  • Chiesa di Santa Chiara;
  • Convento di Assisi;
  • Mangiatoia di Santa Chiara;
  • Eremo delle carceri;
  • Casa di San Francesco.

Greccio

città da visitare a Natale

Spostandoci nel Lazio arriviamo a Greccio, in provincia di Rieti.

Francesco, infatti, decise di realizzare il primo presepe della storia proprio a Greccio, durante la notte di Natale.

Il suo intento era di ricreare la scena della Natività come nella grotta di Betlemme, per toccare con mano la povertà e l’umiltà della Sacra Famiglia. La scelta del luogo cadde su Greccio perché qui trovò una grotta naturale molto simile a quelle della Terra Santa.

Da quel momento Greccio è diventato il paese dei presepi, quindi è una cittadina molto caratteristica da visitare a Natale.

Cosa vedere a Greccio

Ecco una lista di cosa visitare:

  • Il Museo del Presepe, con una collezione di presepi provenienti da tutto il mondo.
  • Santuario Francescano del presepe. Si tratta della grotta in cui San Francesco ricreò la Natività.
  • Sentiero degli Artisti, un percorso nel pieno centro storico di Greccio in cui è possibile ammirare, sui muri delle case, opere a tema naturale e religioso, tutte realizzate da artisti sia italiani che internazionali.

Oggi la tradizione del presepe rischia di cadere nel dimenticatoio perché spesso diamo più importanza all’albero di Natale. Ma il presepe fa parte della nostra cultura da tanti secoli e secondo me è una delle più belle manifestazioni della cristianità. Napoli, Assisi e Greccio ce lo dimostrano. Un viaggio in queste città, soprattutto durante l’Avvento, può essere il primo passo per riscoprire il presepe e tornare a innamorarsene.

Vi potrebbe interessare anche: Itinerario religioso in Umbria: Gubbio, Assisi e Cascia

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Gite invernali in centro Italia

gite invernali in centro Italia

L’estate è agli sgoccioli e presto lascerà il posto alla stagione fredda. Questo non significa che dobbiamo per forza chiuderci in casa. Ecco quindi qualche idea per delle gite invernali in centro Italia.

Perché stare all’aperto in inverno

Una volta, quando lavoravo come receptionist d’albergo, una coppia di ragazzi russi mi chiese come arrivare al mare dal centro di Roma. Nonostante fossero i primi di Marzo e le temperature erano particolarmente basse, loro volevano andare a nuotare.

Dovettero intuire la mia perplessità, perché mi dissero più o meno queste parole: ” Voi italiani siete il popolo più pigro del mondo. Anche se avete il sole quasi tutto l’anno, passate tantissimo tempo in casa e sono in pochi a fare sport all’aperto. Come dovremmo vivere allora noi russi? Se aspettassimo il bel tempo per uscire, non faremmo praticamente nulla”.

Diciamoci la verità, da questo punto di vista, è vero che siamo pigri. Quante volte passiamo le domeniche sul divano, rinunciando a uscire in inverno solo perché fa freddo?

Questa cosa sembra non spaventare chi vive nei Paesi del Nord. Ricordo che, quando vivevo a Dublino, i bambini trascorrevano molto tempo all’aperto e tutti facevano sport nei parchi anche sotto la pioggia.

Da quando mi sono sposata, poi, mi si è aperto davvero un mondo, perché il marito è nato e cresciuto in uno dei posti più freddi di tutta la Romania, dunque è abituato a fare tutto con le temperature molto rigide e pure io sono sulla buona strada.

I medici raccomandano di passare del tempo all’aperto in inverno -bambini inclusi- perché migliora l’umore e rafforza le difese immunitarie. Non sono certo un medico, quindi mi limito a riportare quel che dice la pediatra della mia piccola, fatto sta che quando trascorro la giornata fuori mi sento molto più carica.

Cosa troverete in questo articolo

Si sa, in Italia le ferie si concentrano soprattutto in estate e durante l’anno diventa più difficile viaggiare. Per questo, oggi vi propongo qualche idea per delle gite fuori porta da fare in inverno nella zona del centro Italia.

Sono tutte destinazioni poco distanti da Roma, ideali per staccare la spina la domenica, senza bisogno di avere tanto tempo a disposizione.

Troverete i link agli articoli dove racconto questi luoghi nel dettaglio.

Buona lettura.

Gite invernali in centro Italia: qualche idea per il fine settimana

Vi anticipo subito di cosa parlerò nei prossimi paragrafi:

  • mare in inverno
  • camminata
  • scampagnate invernali
  • luoghi sacri
  • borghi italiani

Andare al mare in inverno

Io amo tantissimo il mare, quindi ne approfittiamo per raggiungere la costa ogni volta che abbiamo un giorno libero.

In questa foto ero incinta di Elisa Maria:

gite invernali in centro Italia

Magari non si può fare il bagno, ma ci sono altre alternative. Ecco qualche idea:

  • passeggiare lungo la riva;
  • guardare sassi e conchiglie sulla battigia dopo la mareggiata;
  • giocare con la sabbia – con i bambini è divertentissimo-;
  • leggere un libro rilassandosi al sole;
  • mangiare il pesce in un ristorante godendosi la vista del mare.

Come promesso, vi lascio qualche link dove racconto di alcune città sul mare in centro Italia. Se avete qualche domanda scrivetemi pure, sarò felice di rispondervi.

  • Qui vi parlo di Terracina, una città che in estate è meta ideale per tutta la famiglia. Terracina ha un bellissimo centro storico e tanti parchi in cui passeggiare anche in inverno. La sua attrazione principale è il Tempio di Giove. Vacanze al mare in centro Italia? Si, a Terracina! Troverete tutto cliccando sugli articoli correlati.
  • Poco lontano da Terracina c’è Sperlonga, un luogo che sembra una bomboniera e si trova letteralmente a picco sul mare. Non è comodissima se viaggiate con bambini piccoli, ma se capitate da queste parti vi consiglio comunque di farci un salto. Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Camminare

gite invernali in centro Italia

Camminare all’aperto è una delle nostre attività preferite e lo facciamo spesso anche in inverno.

Per me è un vero toccasana perché mi rilassa tantissimo e migliora qualsiasi giornata storta.

Centro di Gubbio-Basilica di Sant’Ubaldo

Sono circa 40 minuti di camminata in salita. Si parte dal centro di Gubbio fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo ed è il percorso della tradizionale Festa dei Ceri.

Qui si possono ammirare dei bellissimi boschi. Ecco il link sull’articolo di Gubbio, dove- tra le altre cose-vi parlo di questa passeggiata: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città.

Cave-Rocca di Cave (provincia di Roma)

Sono circa 7 chilometri di tornanti in salita, quindi non è proprio semplicissimo, ma il percorso è su strada asfaltata e questo aiuta tanto -almeno a livello mentale-.

Il vantaggio è il silenzio perché le macchine che passano si possono contare sulle dita di una mano. Se vi avventurate su questa strada quando c’è la neve, beh, sarà davvero magico. L’ultima volta noi eravamo talmente concentrati sul paesaggio che non abbiamo nemmeno pensato di scattare qualche foto.

Capranica Prenestina-Guadagnolo (provincia di Roma)

Questa camminata -di 9 o 10 chilometri- conduce al borgo abitato più alto del Lazio.

Anche qui, a eccezione dei ciclisti e qualche automobile, vi troverete a tu per tu con la montagna. La camminata è molto facile perché anche in questo caso c’è la strada asfaltata, ma ve la sconsiglio in caso di neve perché non è detto che il percorso sia praticabile.

Ecco cosa fare una volta arrivati in cima: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Pic nic all’aperto

Adoro mangiare all’aria aperta soprattutto dopo aver camminato.

Non amo troppo le aree attrezzate dove bisogna pagare per entrare. Preferisco i luoghi più liberi, dove si può stare davvero a contatto con la natura e accendere il fuoco per riscaldarsi.

Questa è un’idea per tutta la famiglia: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati. Nell’articolo vi parlo di un pranzo in estate, ma si può fare benissimo anche in inverno, credetemi, è tutto sperimentato 🙂

Serve solo qualche accortezza in più per proteggersi dal freddo:

  • indossate sempre un cappello o una fascia per riparare le orecchie e la fronte dal vento, che qui è molto forte da Novembre ad Aprile;
  • andate nelle ore centrali della giornata, la fascia migliore è quella 11,00-15,00;
  • portate una coperta da mettere sotto il telo per evitare che l’umidità salga in superficie bagnandovi i vestiti.

Visitare Chiese e Santuari

Durante le domeniche invernali usciamo spesso al mattino per visitare qualche luogo sacro vicino a casa nostra. Per pranzo di solito ci fermiamo nei vari ristoranti tipici, riscaldandoci davanti a un bicchiere di vino. Questo ci evita di restare chiusi in casa anche quando piove o fa molto freddo.

Il centro Italia è pieno di Chiese e Santuari che si possono visitare tranquillamente in mezza giornata.

La lista sarebbe lunghissima, ne cito solo alcuni:

Visitare i borghi italiani in inverno

gite invernali in centro Italia

Fare un giro per i borghi del nostro Paese è un modo perfetto per spezzare la routine della settimana. Soprattutto nel periodo invernale, quando ci sono pochi turisti e si ha il tempo di apprezzare la tranquillità spesso difficile da trovare in estate.

Su questo punto non mi dilungo troppo. Vi lascio il link con il mio articolo sui borghi del Lazio, dove troverete l’elenco e le caratteristiche principali di ognuno: Borghi del Lazio: qualche idea per una vacanza slow.

Spero di avervi regalato un po’ di ispirazione per le gite fuori porta da poter fare in inverno, che non significa solo hotel di lusso e sport invernali. A volte basta davvero poco per evadere, anche con un tempo minimo a disposizione.

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Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

Santuario della Mentorella

Una delle cose più interessanti da visitare a Guadagnolo e dintorni è certamente il Santuario della Mentorella, di cui -come avevo promesso- vi parlo in questo articolo.

Se mi seguite, sapete già che è un luogo a pochi chilometri da casa mia. Per noi è un posto speciale perché Karol Wojtyla lo amava profondamente e lo visitò ben 7 volte.

Ora vi racconto tutto.

Dove si trova la Mentorella

Il Santuario, il cui nome completo è della Madonna delle Grazie della Mentorella, si trova a ridosso dei comuni di Capranica e Guadagnolo, al centro dei Monti Prenestini.

Se non fosse per un cartello che ne indica la direzione, pochi saprebbero della sua esistenza perché è letteralmente nascosto dalla montagna, quindi non si vede dalla strada.

Forse anche per questo ha il pregio di conservare una grande sacralità, senza i mercatini di oggetti sacri che spesso in Italia violano i Santuari.

La prima cosa che si può notare all’arrivo, infatti, è proprio il grande silenzio che avvolge ogni cosa.

Questa è la strada da percorrere a piedi dal parcheggio fino all’entrata, dove tutto è immerso nel verde dei boschi:

Santuario della Mentorella

Forse anche per questo San Giovanni Paolo 2° era molto affezionato al Santuario, tanto che amava ripetere spesso una frase che è scolpita nella memoria della gente di queste parti:

Questo luogo mi ha aiutato tanto a pregare.

Oggi, una statua di Karol Wojtyla accoglie i fedeli all’entrata del Santuario, raccontando una fede che resiste al passare del tempo.

Santuario della Mentorella

Il legame del Santuario con la Polonia, però, non si esaurisce con la figura del papa polacco, ma ha origine negli anni ’60. Per capire meglio, torniamo indietro e ripercorriamo tutta la storia.

Storia e origini del Santuario della Mentorella

Partiamo dall’inizio, ovvero dalla conversione di Sant’Eustachio.

Non ci sono notizie certe su questo Santo. Secondo la tradizione cattolica era un soldato romano che si convertì al cristianesimo dopo aver avuto un’apparizione di Gesù Cristo. Inizialmente, a ricordo di questo evento, venne costruita una prima cappella nel punto esatto dell’apparizione, che oggi coincide con quello che è il campanile della Chiesa.

Un paio di secoli più tardi, Costantino 1°, l’imperatore romano convertito anche lui al cristianesimo, decise di far costruire il Santuario.

In seguito, per diversi secoli, la Mentorella fu custodita dai monaci benedettini, dunque apparteneva all’Abbazia di Subiaco, per poi subire un primo restauro dal padre gesuita Anastasio Kircher.

Durante il periodo dell’unità d’Italia, il Santuario della Mentorella divenne proprietà dello stato italiano e solo in seguito fu ricomprato dal Vaticano.

Poi, dopo un lungo periodo in cui – di nuovo- sembrava essere dimenticato, negli anni ’60 – e qui arriviamo ai giorni nostri- il cardinale polacco Wladyslaw Rubin si adoperò per la sua rinascita.

Inizia così il legame ininterrotto con la Polonia, che spiega la presenza dei numerosi nomi polacchi sulle lapidi del cimitero del Santuario.

Santuario della Mentorella

Ora, la razionalità mi impone di precisare che non esistono fonti circa la nascita della Mentorella e che le uniche notizie certe si hanno a partire dalla giurisdizione benedettina. Però i Santuari si visitano per fede e la fede non ha bisogno di prove, quindi per me questa è storia vera – forse lo è anche per voi che mi leggete, perché dubito che un ateo troverebbe interessante un pellegrinaggio, ma se mi sbaglio fatemelo sapere- 🙂

Cosa vedere al Santuario della Mentorella

Adesso parliamo nello specifico di cosa vedere.

La Chiesa

Partiamo dall’interno della Chiesa, dove, a prima vista, tutto sembra molto semplice.

Santuario della Mentorella

Se avete questa impressione, non posso darvi torto. Il pavimento in piastrelle consumato dal tempo e dai passi dei fedeli, le capriate in legno e le mura decorate solo in parte non sembrano avere granché da raccontare. Ma non lasciatevi ingannare da questa semplicità solo apparente, perché il Santuario della Mentorella nasconde dei veri tesori. Per trovarli bisogna concentrarsi sui dettagli.

Gli affreschi

Vere e proprie opere d’arte, gli affreschi della Chiesa ripercorrono la storia del Vangelo e quella di alcuni tra i Santi più famosi:

  • il sogno di San Giuseppe con il messaggio dell’angelo circa il concepimento miracoloso di Gesù;
  • la raffigurazione della Santa Vergine con Gesù Bambino;
  • San Michele Arcangelo;
  • Santa Maria Maddalena;
  • San Benedetto da Norcia;
  • San Casimiro -il patrono della Polonia-.

La Cappella di Sant’Eustachio

Questa cappella interna alla Chiesa è costruita all’interno della roccia e racconta, attraverso una serie di raffigurazioni, la conversione del Santo e il martirio, probabilmente voluto dall’imperatore Adriano.

La Statua della Madonna delle Grazie

Si trova nella navata centrale accanto all’altare maggiore. Per i fedeli, il suo valore sta in ciò che rappresenta e nella rosa d’argento che Benedetto 16° volle donare a Maria Santissima nel 2005, anno in cui anche lui si recò in visita al Santuario.

Uscendo dalla Chiesa, c’è la parte che secondo me è quella più emozionante di tutta la visita, un percorso che abbraccia tutto il Santuario e fa battere il cuore di chi crede.

La Scala Santa

Santuario della Mentorella

Si comincia percorrendo la Scala Santa.

Secondo la tradizione cattolica, percorrendola con fede è possibile ottenere l’indulgenza parziale tutti i giorni e l’indulgenza plenaria il Venerdì Santo prima di Pasqua a condizione di:

  • confessarsi;
  • fare la Comunione;
  • recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria e una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.

Il campanile

Al termine della Scala Santa si arriva al campanile, dove Gesù apparve a Sant’Eustachio.

La grotta di San Benedetto

Santuario della Mentorella

Scendendo attraverso una scalinata costruita tra le rocce, si incontra, infine, la grotta di San Benedetto da Norcia. Secondo la Chiesa, infatti, il Santo visse in questa grotta per tre anni prima di fondare l’Ordine dei Benedettini.

Questo piccolo varco tra le rocce oggi è meta di molti fedeli che vengono a rendere omaggio a San Benedetto per le grazie ricevute ed è perennemente illuminato dalla luce delle candele, che restano accese anche di notte.

Santuario della Mentorella

Il Santuario della Mentorella è tra i più antichi del Lazio e uno dei più importanti del culto mariano. Un legame con Roma e la Polonia che unisce i Monti Prenestini in un cammino di fede attraverso l’Europa e che vi consiglio di venire a scoprire almeno una volta. Credetemi, ne vale davvero la pena.

Vi potrebbe interessare: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

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Le montagne di Karol Wojtyla: sulle orme di San Giovanni Paolo II

le montagne di karol wojtyla

Nonostante questo blog non parli di religione, mi è capitato diverse volte di accennare alla mia fede quando vi ho raccontato di alcuni santuari nel Lazio.

In questo articolo vorrei prendervi per mano e condurvi tra le montagne di Karol Wojtyla, a due passi da casa mia.

Questi luoghi avevano un posto speciale nel cuore di San Giovanni Paolo 2°. Ripercorrere le sue tracce, quindi, è un modo per sentirlo più vicino, con un senso di appartenenza che, chi crede, conosce bene -e se siete arrivati fin qui, significa che anche voi credete- 🙂

Le montagne di Karol Wojtyla: i Monti Prenestini

San Giovanni Paolo 2° amava profondamente la montagna. Durante gli anni del suo pontificato venne tante volte da queste parti.

Si racconta che spesso venisse qui in segreto, per raccogliersi in preghiera abbracciato da una natura incontaminata.

Cosa vedere nei Monti Prenestini e dintorni

Siamo nel cuore della provincia di Roma. Il territorio è quello dei Monti Prenestini, dove Monte Guadagnolo, con suoi 1218 metri, è la cima più alta.

I Monti Prenestini sono un’antica catena montuosa di origine calcarea e si snodano attraverso una serie di borghi molto caratteristici, ancora lontani dal corri corri delle grandi città.

Includono i seguenti comuni:

  • Castel Madama
  • Sambuci
  • Casape
  • San Gregorio da Sassola
  • Zagarolo
  • San Vito Romano
  • Castel San Pietro Romano
  • Rocca di Cave
  • Cave – il mio paesino-
  • Genazzano
  • Capranica Prenestina
  • Poli
  • Gallicano nel Lazio
  • Palestrina

Mi rendo conto di essere di parte, perché io vedo questi luoghi con gli occhi dell’amore, ma visitare i Monti Prenestini può essere davvero una fonte di scoperta. Infatti, il bello di questi borghi è che sono tutti diversi tra loro.

Hanno in comune le piccole dimensioni, ma ognuno di essi conserva le sue caratteristiche, quindi non ne troverete due uguali. Si va dai meravigliosi scorci che guardano alla capitale, ai piatti tradizionali della cucina romana, reinterpretati però in chiave popolare. Senza dimenticare una ricchissima tradizione folcloristica che spesso va a braccetto con le tradizioni religiose, ecco spiegata in due parole la bellezza di questi luoghi. Magari ve ne parlerò in altri articoli, altrimenti adesso scriverei un libro e forse più di uno.

Come dicevo prima, Monte Guadagnolo è la cima più alta dei Monti Prenestini e Karol Wojtyla era letteralmente innamorato di questo territorio.

Come vedrete, questo non è un itinerario nel senso classico del termine, perché non ci sono i giorni ne i percorsi dettagliati, che ho scelto di non indicare proprio per lasciarvi il più liberi possibile di ripercorrere i passi di San Giovanni Paolo 2° in base al vostro sentire personale.

Le montagne di Karol Wojtyla: Guadagnolo

Ho appena detto che questo viaggio non è proprio un itinerario. In realtà non è nemmeno un pellegrinaggio, ma un modo per accostarsi al papa polacco e sentirlo più vicino nei luoghi che portava nel cuore.

Per questo, ho pensato di includere una lista con le diverse attività da fare da questi parti, sempre con il filo conduttore di Karol Wojtyla. Tutte cose che si sposano perfettamente al territorio, in un mix di storia, natura e fede che caratterizza i Monti Prenestini.

Ecco cosa fare nei luoghi amati dal papa:

  • escursione nella zona boschiva di Guadagnolo + pranzo all’aperto;
  • visita al paesino di Guadagnolo;
  • trekking nei percorsi naturalistici;
  • visita al Santuario della Mentorella.

Ora vi dico tutto.

Escursione nel bosco + pranzo all’aperto
le montagne di karol wojtyla

Dato che parliamo di montagna, ho deciso di iniziare proprio dalla natura, anche perché queste sono zone poco conosciute che però meritano davvero una visita.

Questi boschi sono molto amati dalla gente di qua. A dire la verità, noi li consideriamo un vero e proprio patrimonio locale. Si caratterizzano per un sottobosco composto soprattutto da more selvatiche – da cui si ricava un’ottima marmellata!- ginestre e denti di leone.

Io sono praticamente cresciuta tra queste montagne. Fin da bambina ricordo le scampagnate all’aria aperta nei mesi estivi, mentre in inverno il mio papà mi accompagnava sempre a scegliere le pigne da decorare per Natale.

Insomma, questo per dire che, se amate la montagna, troverete sicuramente qualcosa da fare a prescindere dalla stagione dell’anno. Tra l’altro, questi angoli di natura sono adatti anche ai bambini. L’unico accorgimento, è di evitare di avventurarsi fuori dai percorsi segnalati da Settembre a Gennaio, durante la stagione della caccia.

La parte più fitta del bosco vede la presenza di pini e abeti, anche se la grande nevicata del 2012 ha cambiato notevolmente il paesaggio, lasciandolo molto più spoglio di quanto non fosse una volta.

I prati montani a ridosso degli alberi sono un punto di osservazione privilegiato per vedere le stelle cadenti durante la notte di San Lorenzo. Infatti sono lontani dalle luci cittadine e da qui si può ammirare un cielo davvero spettacolare. Durante il giorno, invece, sono un’ottima area di sosta per pic-nic e grigliate. Ve ne parlo qui: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

Visita al paese di Guadagnolo

Guadagnolo è un piccolo borgo sulla cima della montagna. Le sue origini sono così antiche che noi facciamo fatica a distinguere la storia dalla leggenda.

Questo paesino possiede un non so che di affascinante, forse perché tutto profuma di bosco ed è la meta ideale per trascorrere una giornata di relax tra natura e buon cibo.

Non è certo un caso che la stradina principale si chiami Via del Salvatore, ma il legame con la fede, e con il Vaticano, non si esaurisce qui. La sua attrazione principale infatti è la Statua di Gesù Redentore, voluta proprio dai predecessori di Karol Wojtyla, che chiesero espressamente di posizionarla a Guadagnolo, nel punto più alto del borgo.

Qui vi parlo della nostra ultima gita fuori porta in questo paesino, che in inverno conta qualcosa come 50 abitanti o poco più: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

Trekking nei percorsi naturalistici: ” Sulle orme di Karol Wojtyla”
le montagne di karol wojtyla

Questo sentiero, inaugurato nel 2004, ripercorre -non solo metaforicamente- i passi di San Giovanni Paolo 2° durante i suoi ritiri sui Monti Prenestini.

Attenzione, però, a non confondere il sentiero con l’altro itinerario omonimo. Quel “Sulle orme di Karol”, infatti, è un vero e proprio pellegrinaggio su scala europea, perché collega Wadowice in Polonia a Piazza San Pietro a Roma. Partendo dalla capitale, prosegue poi attraverso Castel Gandolfo – la residenza estiva dei Papi- Castel San Pietro Romano, Palestrina e Guadagnolo.

Questo di cui vi parlo, invece, è un itinerario lungo circa 7 chilometri e si snoda attraverso i boschi che circondano Guadagnolo fino al paese di Pisoniano. Viene considerato un sentiero abbastanza facile, ma non si cammina in piano, quindi secondo me un minimo di allenamento è indispensabile. Inoltre, benché la strada da seguire sia ben segnalata, soprattutto se non siete di queste parti, vi consiglio di farvi accompagnare da una guida.

Purtroppo non è una cosa semplicissima, perché il sentiero non è promosso come dovrebbe e spesso finisce per essere quasi dimenticato dalle amministrazioni locali. Noi avevamo chiesto qualche informazione alla Pro Loco di Guadagnolo per poi decidere di percorrerlo da soli anche perché il marito conosce bene le montagne. Vi consiglio, allora, di inviare una mail al comune di Capranica Prenestina -posta@comunecapranica.it – oppure contattarli telefonicamente ai numeri (06)958-41-26 / (06) 958-40-31 e chiedere se ci sono guide disponibili.

Le montagne di Karol Wojtyla: il Santuario della Mentorella
le montagne di karol wojtyla

Adesso arriviamo al cuore del nostro itinerario spirituale con il Santuario della Mentorella, luogo amatissimo da San Giovanni Paolo 2°.

La Mentorella è un gioiello incastonato tra i Monti Prenestini a pochissimi chilometri dal paese di Guadagnolo.

Qui ci sono tanti dettagli che raccontano dell’amore del papa per il Santuario, tanto che davvero sembra di percepire ancora la sua presenza.

le montagne di karol wojtyla

In una sala accanto al Santuario, c’è una galleria fotografica che ripercorre le visite di Karol Wojtyla nel corso degli anni, raccontandone i momenti salienti con delle immagini bellissime.

le montagne di karol wojtyla
le montagne di karol wojtyla

San Giovanni Paolo 2° visitò questo Santuario sette volte: il 31 Marzo 1979, il 28 Dicembre 1987, il 17 Aprile 1990, il 27 Dicembre 1991, il 30 Dicembre 1996, il 28 Ottobre 1997 e il 3 Febbraio 2000.

Il 29 Ottobre 2005, anche Benedetto 16° si recò alla Mentorella, un evento, questo, che accomuna i due pontefici, non solo nel modo di percepire e comunicare la fede, ma anche nell’amore per questo luogo sperduto tra i monti.

le montagne di karol wojtyla

I tre luoghi simbolo da visitare alla Mentorella sono:

  • la Chiesa
  • la Grotta Benedettina
  • la Scala Santa

Spero di avervi ispirato per questo viaggio alternativo, lontano dai soliti percorsi turistici, alla scoperta delle montagne che Karol Wojtyla tanto amava.

A questo link trovate l’articolo completo sulla Mentorella: Il Santuario della Mentorella: un tesoro nascosto tra i monti

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Il Bosco di Paliano, l’area pic-nic a due passi dalla capitale

il bosco di Paliano

In questo articolo vi parlo della mia esperienza al Bosco di Paliano, una splendida area pic-nic a pochi chilometri da Roma.

Di solito non amo troppo le aree attrezzate, ma devo ammettere che il Bosco di Paliano si è rivelato davvero una piacevole scoperta.

Dove si trova e come arrivare

Come suggerisce il nome, questa area pic-nic si trova a Paliano, nel cuore di un bosco secolare.

In realtà, si tratta di qualcosa di molto diverso da quanto mi aspettavo. Infatti, siamo andati assieme ai nonni per accompagnare il nostro nipotino ed eravamo convinti di trascorrere qualche ora nell’area naturalistica più famosa della zona, conosciuta come “La Selva”. Pensavamo fosse stata riaperta dopo un lungo periodo di chiusura al pubblico, ma ci sbagliavamo perché al momento non si prevede, purtroppo, nessuna riapertura.

Da quanto si dice da queste parti, qualche anno fa la Regione Lazio vendette La Selva a un privato, il quale fu costretto a chiudere i battenti per un motivo che non ci è dato sapere, privandoci così di una splendida risorsa naturale. Come e perché un patrimonio naturalistico di questo tipo debba finire in mano ai privati ancora non riesco a spiegarmelo.

Sta di fatto che La Selva e il Bosco di Paliano sono due luoghi diversi, seppure vicinissimi tra loro. Quindi posso davvero dire di aver scoperto questa area pic-nic per puro caso.

Non è affatto difficile arrivare. Il Bosco si trova a ridosso della città di Colleferro. Prendendo la Strada del Vino Cesanese, si raggiunge la Contrada la Selva. Da qui in poi, basta seguire i cartelli turistici con le indicazioni, attraversando una strada sterrata per qualche centinaio di metri, prima di essere accolti nel parcheggio gratuito proprio di fronte all’entrata.

Cosa fare nel Bosco di Paliano: natura, divertimento, riflessioni

La filosofia del luogo è molto chiara sin dal primo momento. Sul gazebo della biglietteria, infatti, si nota subito una frase molto emblematica, che oggi come oggi non dovremmo mai dimenticare:

Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Proverbio Navajo

Queste parole rispecchiano tantissimo il mio modo di pensare, quindi ho amato il Bosco da subito, ancor prima di entrare. Ogni cosa è davvero organizzata nel rispetto della natura.

Vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Camminare nella natura

il bosco di Paliano

Come dicevo all’inizio, siamo in un bosco secolare, uno di quelli dove è ancora possibile sentire il profumo della terra e respirare la saggezza degli alberi.

Una delle attività principali, infatti, è proprio la camminata all’interno del suo ambiente incontaminato. Il Bosco di Paliano si estende per circa 30 ettari e i percorsi si sviluppano attraverso 5 chilometri di sentieri.

il bosco di Paliano

Durante la passeggiata, con un po’ di fortuna, si possono incontrare i diversi animali che popolano questa foresta di querce: dai gufi fino agli scoiattoli, che, vivendo allo stato completamente naturale, sobbalzano al minimo rumore.

I sentieri che abbiamo percorso noi sono tutti adatti ai bambini. Tuttavia, vi consiglio di non avventurarvi nel bosco con i passeggini, soprattutto quelli di ultima generazione con le ruote molto sottili. Per fortuna, noi avevamo con noi la fascia porta bimbi, altrimenti sarebbe stato difficile trasportare la nostra piccola senza inciampare in ogni radice.

La panchina rossa

Uno degli angoli più significativi del percorso è quello che ospita la panchina rossa, simbolo contro la violenza sulle donne. La particolarità, però, non è tanto nella panchina -ormai se ne incontrano tantissime ovunque- ma nella cornice a grandezza d’uomo che la precede.

il bosco di Paliano

Potrei limitarmi a spiegare il motivo di questa scelta, ma preferisco riportare fedelmente le parole dei ragazzi di Casa Johnny e Casa Mary della Comunità Socio Riabilitativa della città di Paliano:

La visione parziale è data dalla cornice rossa, che limita e coglie solo uno spaccato del tutto che ci circonda. Quando non riusciamo a vedere le molteplici soluzioni che la realtà ci offre, rimaniamo imprigionati in un’unica visione, o se vogliamo, diamo solo una risposta ai nostri problemi, senza pensare alle molteplici soluzioni che potremmo trovare per risolverli. Questo ci porta ad agire d’istinto e l’istinto non tarda molto spesso a trasformarsi in violenza.

La violenza agita, ci lascia senza fiato, incuriosisce la società, alimenta dibattiti, eccita gli opinionisti, crea vittime e carnefici, ci riporta drammaticamente a una primitività che non ci abbandona mai.

Siamo figli di una natura che ci ha creati razionali e irrazionali e mantenere un equilibrio tra queste due istanze non è sempre facile.

Eppure esiste un’aggressività più taciuta, più silenziosa, più subdola e pericolosa, quella che agita silenziosamente contro se stessi, quella che ci porta a cercare rifugio in un luogo indefinito e senza confini che tutti chiamano follia.

Siamo i matti, per qualche ragione abbiamo voluto abitare questa regione oscura e misteriosa, noi siamo gli abitanti di Mattagonia, un posto bizzarro e strampalato dove tutti sono re e tutti servitori, dove tutti sono pazzi pur di essere qualcosa.

Qui c’è chi si crede Dio ma a pensarci bene anche da voi, nel vostro mondo razionale, c’è qualcuno che si pensa tale.

C’è chi ha preso tante di quelle legnate che considerare matto ha il sapore di una bestemmia. C’è chi è stato abbandonato perché l’amore è bello ma la responsabilità di crescere un figlio è una rogna. C’è chi prega Dio in quanto, come Padre, e per giunta Eterno, non è che abbia fatto granché per lui.

Il dolore migliore è quello intenso che poi sfuma, come può accadere a una ferita che si rimargina.

Il nostro è un dolore sordo, continuo, e per tornare a Dio, eterno.

La rabbia, la tristezza, la frustrazione, l’angoscia, il delirio, l’allucinazione, avrebbero fatto scattare in noi dosi di aggressività che nemmeno ve lo immaginate, avremmo picchiato, avremmo ucciso o ci saremmo uccisi e molti lo hanno fatto.

Altri, e siamo noi che stiamo scrivendo, abbiamo preferito trovare un angolo in questo universo pazzo e ci siamo contenuti e storditi.

Siamo in una ruota che gira sempre uguale e ogni giorno un eterno ritorno del giorno precedente, ma non chiamiamo tutto questo “vivere”, accontentiamoci di sopravvivere.

Parole dure, scioccanti e dal sapore amaro, che raccontano di una sofferenza mai dimenticata. Parole che per me sono state un pugno dello stomaco e mi hanno fatta vergognare. Quante volte, nella mia quotidianità, mi sono lamentata di quelli che per me sono problemi, senza conoscere affatto il dolore, intendo quello vero. Allora, ho pensato a come etichettiamo le persone, giudicandole senza conoscere la loro storia. Ancora una volta, penso che tutti insieme abbiamo la precisa responsabilità di proteggere i più fragili, perché questo mondo, che io sono sicura valga ancora la pena di essere esplorato, possa essere più bello e giusto per tutti.

Il parco giochi ecologico

il bosco di Paliano

Il commento scritto da questi ragazzi, non è l’unico esempio di collaborazione tra il territorio e il Bosco di Paliano.

L’area pic-nic infatti, nasce soprattutto con la finalità di insegnare anche ai più piccoli il valore delle risorse naturali, dando vita a un progetto che ha a cuore non lo sfruttamento, ma la cooperazione tra uomo e natura.

Il parco giochi del Bosco, ad esempio, è realizzato interamente con il legno di scarto degli alberi, sapientemente trasformato per permettere ai più piccoli di divertirsi, lasciando libero sfogo alla fantasia.

Il regolamento

Proprio nel rispetto del Bosco e dei suoi abitanti, c’è un regolamento molto rigido:

  • non ci sono cestini per la spazzatura, i rifiuti vanno portati a casa. La direzione può fornire a richiesta dei sacchetti biodegradabili.
  • Non si possono accendere fuochi.
  • Per i fumatori, è assolutamente vietato gettare a terra i mozziconi delle sigarette. Questo non solo per evitare il rischio di incendio, ma anche per mantenere pulito il bosco. Presso la biglietteria si possono comprare i posacenere portatili.
  • Si chiede di abbassare la suoneria del cellulare, soprattutto all’interno dei sentieri, per non disturbare gli animali.

Le attività extra nel Bosco di Paliano + informazioni pratiche

il bosco di Paliano

Oltre alle passeggiate, si possono prenotare diverse attività a pagamento, tra cui:

  • tiro con l’arco;
  • passeggiate con i pony per bambini;
  • noleggio delle biciclette.

L’area pic-nic

il bosco di Paliano

Per quanto riguarda l’area pic-nic, ci sono circa 50 tavoli che si possono utilizzare gratuitamente perché il servizio è incluso nel prezzo del biglietto.

Per essere certi di trovare posto, si possono prenotare in anticipo, chiedendo eventualmente anche l’uso del barbecue su base fissa in pietra. Noi avevamo portato il pranzo da casa, quindi non ho pensato a chiedere il prezzo per il barbecue – ma saprò dirvi la prossima volta perché ci torneremo sicuramente- 🙂

Ma non è tutto.

Al Bosco di Paliano si organizzano anche attività di intrattenimento, cosa che lo differenzia dalle altre aree pic-nic. Ad esempio, per l’ estate, ci sono in programma diverse dimostrazioni di falconeria, lezioni di ginnastica e serate con l’aperitivo all’aperto. Questi eventi hanno tutti costi diversi e comunque vanno prenotati sempre con un certo anticipo. Per avere tutte le informazioni aggiornate sulle attività settimanali, vi consiglio di visitare la pagina Facebook il Bosco di Paliano.

Apertura

Dal 1° Maggio al 12 Giugno e dal 14 Settembre al 31 Ottobre, il Bosco è aperto nei fine settimana e durante i giorni festivi. Dal 13 Giugno al 12 Settembre, è aperto tutti i giorni – tranne il lunedì- dalle 10,00 alle 18,00.

Prezzi

Il biglietto giornaliero costa 5,00 euro a persona a partire dai 13 anni di età, dai 3 anni fino ai 12, i bambini pagano un ingresso ridotto di 3,00 euro.

Volendo, è possibile stipulare gli abbonamenti che variano dai 15,00 ai 25,00 euro a persona, quindi permettono di risparmiare parecchio in caso di famiglie numerose, soprattutto se contate di tornare spesso.

Perché trascorrere la giornata al Bosco di Paliano

Ricapitolando, ecco i lati positivi della nostra esperienza con bambini al seguito:

  • ambiente incontaminato;
  • boschi bellissimi, ideali a stimolare la fantasia e l’apprendimento dei più piccoli;
  • sentieri facilmente percorribili anche per chi non è abituato a camminare;
  • sicurezza dell’area pic-nic, dove i bimbi possono giocare tranquilli, senza essere guardati a vista dagli adulti.

Se dovessi trovare un lato negativo, direi che il bar dell’area pic-nic non è assolutamente fornito. Le uniche cose che si possono trovare sono le bibite -calde!- e qualche snack veloce perché non c’è elettricità.

Ora, capisco perfettamente che siamo all’interno di un bosco, quindi il rispetto dell’ambiente ha la priorità assoluta e non deve essere deturpato dai fili elettrici. Però, quando ci sono 30° all’ombra, mi sembra il minimo avere a disposizione almeno qualche bibita fresca e dei gelati -seppur confezionati- a fronte di persone che comunque pagano il biglietto di entrata. Per questo, suggerirei ai gestori di munirsi di generatore elettrico, in modo da risolvere il problema senza danneggiare l’ambiente naturale 🙂

Un’altra cosa da sottolineare sono i prezzi delle attività extra. Mi sembrano un po’ più alti rispetto alle altre aree pic-nic, ma è anche vero che il personale deve essere pagato, così come ha un costo l’organizzazione delle attività e la manutenzione del bosco. Alla luce di questo, mi sembra tutto giustificato e noi siamo stati ben felici di pagare qualcosa in più a fronte di questa meraviglia che, come dicevo prima, ha anche l’obiettivo di insegnare ai piccoli la protezione e la valorizzazione dell’ambiente. E questo, davvero, non ha prezzo.

Concludo lasciandovi l’indirizzo e il contatto telefonico del Bosco di Paliano:

Area Palianese Sud, 0318

370-153-3848

Altre aree pic-nic dove mangiare all’aperto a pochi passi da Roma: Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

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Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Articolo aggiornato il 15 Luglio 2021

cosa fare a sperlonga

Con questo post prosegue la serie di articoli dedicati alle vacanze al mare in centro Italia. Oggi vi parlo un po’ di cosa fare a Sperlonga.

Per chi vive nei pressi di Roma, Sperlonga non ha bisogno di presentazioni perché è una tra le mete più rinomate della costa. Non è difficile capirne il motivo. Ve lo racconto nei prossimi paragrafi.

Sperlonga nella storia

Ci sono dei luoghi dove la natura riesce a esprimersi in tutta la sua bellezza e nulla sembra essere lasciato al caso. Luoghi dove cielo e mare si sfiorano tra gli speroni rocciosi e le onde spumeggianti.

La cittadina di Sperlonga si trova nella punta meridionale del Lazio, ma non è sempre stato così. Un tempo, apparteneva alla Campania, questa però è solo una piccolissima parte della sua storia travagliata.

Il primo insediamento storico del borgo aveva origini greche. Infatti, secondo alcune fonti locali, Sperlonga sarebbe stata fondata da un gruppo di soldati provenienti da Sparta. Deve esserci per forza almeno un pizzico di verità in questo, perché, in effetti, ci sono moltissime somiglianze con la Grecia. Dalle minuscole casette bianche fino ai vicoletti attraverso cui si snoda il centro storico.

Purtroppo, le mie foto non rendono giustizia a Sperlonga, perché il giorno in cui siamo andati, il tempo non era dei migliori, ma vi assicuro che, dal vivo, il paesaggio sembra davvero quello di un quadro.

cosa fare a Sperlonga

Come si può immaginare, soprattutto nei tempi più antichi, l’economia della città si basava esclusivamente sulla pesca. Il mare, però, non era solo una risorsa, perché le invasioni straniere che arrivavano dal largo della costa rappresentavano un pericolo costante. Data la sua posizione privilegiata, a cavallo tra il Monte Circeo e il Golfo di Napoli, Sperlonga subiva spesso attacchi dalle flotte dei pirati dell’epoca.

Nel 1622 tutto il borgo fu completamente raso al suolo dall’esercito ottomano. Per fortuna, nel corso del tempo, il nucleo abitativo centrale fu ricostruito e oggi Sperlonga rientra nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Tra l’altro, e questa è una cosa che apprezzo tantissimo, è una città plastic-free. Questo significa che i bar e i ristoranti non vendono bibite in lattina ma solo in bottiglie di vetro, contribuendo così a ridurre il numero di rifiuti che spesso finiscono in mare.

Ora entriamo nel vivo dell’articolo e vediamo cosa visitare in questa bellissima località.

Cosa fare a Sperlonga

Il mare

Arrivare sul lungomare non è semplicissimo perché la parte centrale del borgo sorge su un grande sperone roccioso, quindi si deve scendere passando per una scalinata, ma ne vale davvero la pena.

Le acque cristalline lambiscono piccoli tratti di spiaggia simile al borotalco. Di tanto in tanto, le calette spuntano all’orizzonte, creando un paesaggio molto variegato e suggestivo. Nel territorio sono disseminate alcune grotte naturali che spesso possono essere raggiunte solo in barca.

Il porto + cena di pesce

Al termine del tratto di spiaggia sabbiosa si arriva al porto. La sua particolarità sta nelle dimensioni minuscole, che si accordano alla perfezione allo spirito del luogo. A questo punto vi consiglio di fare una sosta veloce nel piccolo bar che si affaccia sulle banchine perché prepara un buonissimo caffè. Vi servirà per ricaricarvi prima di raggiungere, sempre a piedi, Torre Truglia.

Visitare Torre Truglia

cosa fare a sperlonga

Torre Truglia rappresenta il simbolo di Sperlonga.

Si tratta di una torre costiera costruita a scopo difensivo e può essere visitata gratuitamente.

Si ipotizza che una volta fosse un vero e proprio punto di vedetta militare. Le guardie al suo interno non avevano soltanto il compito di avvistare il nemico e dare l’allarme. Dovevano infatti comunicare anche con le altre torri di guardia, attraverso l’uso di fuochi e di specchietti. Esisteva, quindi, un sistema ben strutturato di comunicazione, organizzato in un vero e proprio linguaggio in codice.

Questa torre è assolutamente da visitare. Non tanto per l’interno che è praticamente spoglio, quanto per il panorama mozzafiato che si può ammirare dalla cima. Nelle giornate di sole è possibile vedere chiaramente Terracina, e scorgere Sabaudia, a Nord, mentre a Sud lo sguardo si spinge verso Gaeta e il suo golfo.

Il centro di Sperlonga

cosa fare a Sperlonga

Dopo aver visto Torre Truglia è il momento di risalire in città per dirigersi verso il cuore del borgo, che secondo me è tra i più spettacolari d’Italia.

Il centro di Sperlonga non è grande e non ci sono moltissime cose da visitare, ma è davvero incantevole. Sembra di tuffarsi immediatamente nel passato e non si può resistere alla tentazione di addentrarsi nei vicoletti intervallati da ripide scalinate, mentre i fiori spiccano sul bianco delle case.

I fiori e le piante ornamentali non sono gli unici elementi che vivacizzano la città. Ogni angolo è un tripudio di ceste di frutta e abiti colorati perché qui esiste ancora il commercio al dettaglio e ogni negozietto espone la sua merce all’esterno.

cosa fare a Sperlonga

Ogni volta che penso a Sperlonga, a me viene sempre in mente un’opera d’arte: viva e colorata, tipica di un’Italia che si volge verso il Sud, con il suo calore e la sua ospitalità.

Cosa vedere a Sperlonga fuori dal centro

Il territorio che circonda Sperlonga è ricco di storia e bellezze naturali. Vi lascio qualche consiglio su cosa visitare nei dintorni della città.

Isole Pontine

L’arcipelago è costituito dalle isole di Santo Stefano, Gavi, Zannone, Ventotene, Palmarola e Ponza. Le prime tre isole sono praticamente disabitate, quindi conservano ancora un fascino molto selvaggio che vale sicuramente la pena di scoprire. Se siete alla ricerca di qualcosa di più turistico, Ventotene e Ponza sono le destinazioni ideali, con bellissime spiagge e centri abitati che ospitano antiche botteghe e locali in cui gustare dell’ottimo pesce. Tra le due alternative, l’Isola di Palmarola rappresenta la via di mezzo. Da vedere assolutamente il Faraglione di San Silvestro e la Grotta del Gatto. Il punto di imbarco più vicino a Sperlonga per raggiungere le Isole Pontine è Terracina.

La Villa di Tiberio

Questa villa, scoperta per caso alla fine degli anni 50, è una delle maggiori attrazioni del luogo e rappresenta un’importante testimonianza del prestigio di Sperlonga durante l’epoca romana.

All’inizio, la struttura si componeva di una serie di terrazze affacciate sul mare, utilizzando una tecnica costruttiva che si ritrova in diversi templi sparpagliati nella regione.

Il cortile era il cuore pulsante di tutto l’edificio, attorno al quale si sviluppavano le altre stanze. La villa include una cavità molto suggestiva conosciuta come la grotta di Tiberio ed è inglobata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Ecco qualche informazione pratica per la visita. Il costo del biglietto intero è di 5,00 euro a persona. La villa di Tiberio si trova in Via Flacca km 16,300 a Sperlonga, mentre il numero di telefono è : 0771-54-80-28.

Il Parco Naturale della Riviera di Ulisse

Si estende tra i comuni di Sperlonga, Formia, Gaeta e Minturno. Questa splendida area protetta regala scorci meravigliosi tra promontori, grotte e fondali trasparenti.

All’interno del Parco Naturale si possono prenotare diverse attività organizzate, tra cui immersioni, camminate e tour in bicicletta. A questo link troverete tutte le informazioni dettagliate e come prenotare le diverse attività: https://www.parchilazio.it/rivieradiulisse

Prima di concludere, un’ ultima informazione: il centro di Sperlonga, è totalmente pedonale. Potete lasciare la macchina nel parcheggio comunale sotterraneo, aperto tutta la notte.

Sperlonga è adatta a voi se:

  • amate il mare;
  • vi piace visitare i piccoli centri;
  • non avete problemi a spostarvi a piedi.

Data la particolarità del suo territorio, con il lungomare scomodo da raggiungere partendo dal centro, e le continue scalinate, purtroppo è poco adatta se avete bambini piccoli da trasportare con passeggini o carrozzine. Infatti, mentre per un’escursione ci si può arrangiare con il marsupio porta bimbi – l’ho sperimentato in prima persona – è più complicato trascorrerci un’intera vacanza perché fisicamente diventa molto faticoso.

Se cercate una destinazione ideale per una vacanza al mare con bambini, vi consiglio di dare un’occhiata al mio articolo dove parlo un po’ di Nettuno, località perfetta per i bimbi di ogni età: Cosa fare a Nettuno in un giorno: idee e consigli

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Il centro storico di Terracina, una perla di bellezza sul mare

Articolo aggiornato il giorno 1 Luglio 2021

il centro storico di Terracina

Vi ho già parlato di Terracina come la meta ideale per le vacanze al mare, soprattutto con i bambini. Oggi, invece, voglio raccontarvi qualcosa in più sul centro storico di Terracina, del quale io sono davvero innamorata e che a mio parere merita di essere visitato almeno una volta.

Le località di mare vengono sempre associate alle spiagge, alla brezza salmastra e ai falò di mezzanotte. Di solito la parte storica viene messa in secondo piano e, secondo me, è un vero peccato.

Spesso i borghi sulla costa racchiudono piccoli e grandi tesori che attendono solo di essere scoperti dagli occhi curiosi dei turisti. Passeggiare all’interno di queste cittadine quindi può rivelarsi una piacevole sorpresa.

Il centro storico di Terracina è una vera perla affacciata sul mare, vi racconto tutto nei prossimi paragrafi.

Il centro storico di Terracina: ubicazione + monumenti storici

Dove si trova la parte antica

Urbanisticamente parlando, la città di Terracina si sviluppa su due livelli. Il primo, di stampo moderno, abbraccia tutto il lungomare. Il borgo antico, invece, si trova in alto, quasi a ridosso del Tempio di Giove, e regala una vista eccezionale. Nelle giornate di sole, sembra quasi di poter toccare le Isole Pontine.

Io vi parlo dei vari punti di interesse presentandoli come un piccolo itinerario perché, facendo la nostra stessa passeggiata, quello che segue sarà l’ordine in cui incontrerete le varie attrazioni.

Il centro storico di Terracina: un mix di antichità

La prima cosa che si nota nella zona è il convivere di opere risalenti a periodi molto diversi tra loro: a partire dall’epoca romana fino ad arrivare al Rinascimento.

A fare da contorno ci sono i negozi tipici e le botteghe d’arte, dove gli artisti interpretano il mare in tutte le sue forme.

Iniziamo.

La Chiesa del Purgatorio

Non appena entrati nella parte antica, abbiamo trovato ad accoglierci la Chiesa del Purgatorio.

La costruzione è piuttosto decentrata rispetto alla zona pedonale e la si raggiunge attraverso una scala laterale, quasi nascosta, che in realtà funge anche da base all’edificio.

Il centro storico di Terracina

La prima impressione è la forte somiglianza con le Chiese siciliane e, del resto, non è un caso. La Chiesa del Purgatorio, infatti, fu realizzata tra il 1750 e il 1787 sulle base della Chiesa medioevale di San Nicola ed è l’unico esempio di architettura barocca-spagnola a Terracina.

Come si può immaginare dal nome, tutte le decorazioni interne richiamano il tema della morte, che nella concezione cristiana è il passaggio obbligato per la vita eterna. Per i cattolici, infatti, il Purgatorio è il luogo di purificazione prima del Paradiso. Le decorazioni rappresentano la gioia della vicinanza a Dio, proprio per questo hanno colori molto sgargianti, in un mix di blu, rosso e oro.

Il Foro Emiliano

Il centro storico di Terracina

Proseguendo il percorso a piedi si arriva al cuore del centro storico di Terracina.

Il Foro Emiliano, a distanza di moltissimi secoli, racconta ancora il glorioso passato della città e il suo stretto legame con la capitale.

Le colonne portanti dei templi, le basi in travertino e i ciottoli dell’epoca danno l’impressione di trovarsi in una Roma in miniatura.

La parte più importante del Foro conserva i resti del Capitolium, il tempio dedicato alla triade di Giunone, Giove e Minerva.

La piazza principale e la Via Appia

Il centro storico di Terracina

Superato il Foro Emiliano e passando sotto le arcate del Castello Frangipane, dall’origine medioevale, si giunge alla piazza principale del centro storico di Terracina.

Quando siamo arrivati in questo punto, mi sembrava di trovarmi in una specie di Olimpo. Con un sorriso, sono immediatamente tornata agli anni della mia infanzia, quando tutti i pomeriggi guardavo il cartone animato di Pollon – se avete la mia età, 33 anni- sapete di cosa sto parlando 🙂

I vari edifici di questa piazza – realizzati in travertino- risalgono al Medioevo e al periodo rinascimentale. Si nota subito che sono tutti dello stesso colore. Si tratta di una sfumatura particolare che gli archeologi chiamano bianco imperiale, che si ritrova anche nei ciottoli della strada, l’antica Via Appia di Traiano.

L’atmosfera quindi è davvero unica, come sospesa nel tempo, ma l’estate è il periodo in cui tutto diventa ancora più magico. Soprattutto di sera, quando questi vicoli ricchi di storia si animano di musica e luci colorate.

Il Duomo di Terracina

Infine, sempre nel cuore del borgo, c’è la Cattedrale di San Cesareo, che si mostra ai passanti in tutta la sua bellezza.

I locali la chiamano “il Duomo” e già solo le decorazioni della facciata sono un piccolo tesoro in miniatura.

Il centro storico di Terracina

La scalinata che precede l’ingresso indica che la Cattedrale poggia sui resti di un antico tempio romano e nel tempo ha subito diversi restauri. Purtroppo non ho avuto il tempo di scattare fotografie all’interno perché stava per iniziare la Messa, comunque vi consiglio di visitarla per gli affreschi settecenteschi e lo splendido pavimento di origine medioevale.

La gastronomia

Tutta la zona è conosciuta per l’olio di oliva, il vino e i formaggi. Ovviamente, il pesce è la portata principale di ogni ricetta e il borgo antico ospita tantissimi ristoranti che sbucano come funghi nei vicoletti lastricati. Alcuni sembrano proprio spuntare dal nulla, leziosi come un salotto della casa delle bambole.

Il centro storico di Terracina

Da provare assolutamente sono le fritture miste di pesce e le varie zuppe. Quasi tutti i ristoranti espongono il menù all’esterno quindi potete sbirciare i piatti e i prezzi prima di entrare. Vi parlerò meglio del cibo in un altro post.

Per ora, vi lascio il link al mio articolo dove vi racconto di un’altra splendida località nelle vicinanze, perfetta per esplorare le bellezze di questo territorio: Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

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Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

cosa vedere a guadagnolo

Oggi voglio parlarvi di cosa vedere a Guadagnolo, un luogo che io conosco bene.

Come altri posti di cui vi racconto, questo piccolissimo borgo di montagna si trova in provincia di Roma, a qualche manciata di chilometri da casa mia e lo frequento abitualmente sin da quando ho memoria.

Amo tornarci ogni volta che ho voglia di staccare la spina per qualche ora, così domenica, senza pensarci troppo, siamo saliti in macchina carichi di panini e un paio di birre fresche.

Vi dico tutto nei prossimi paragrafi.

Guadagnolo tra storia e racconti locali

Guadagnolo è un minuscolo centro abitato che prende il nome da Monte Guadagnolo, lo sperone calcareo su cui sorge e regala un panorama incantevole.

Il borgo infatti si trova a 1218 metri sul livello del mare. Mare che si può vedere distintamente dalla sua cima quando le giornate sono abbastanza limpide.

Parte del titolo di questo post è tra virgolette perché contiene un’imprecisione. Secondo gli archivi locali, infatti, Guadagnolo è il centro non comunale abitato più alto della regione. I documenti specificano questo dato in quanto Guadagnolo non è un comune a sé, bensì la frazione di Capranica Prenestina, da cui è preceduto di qualche chilometro sul fianco della montagna.

Tuttavia, qui siamo cresciuti pensando a Guadagnolo come il borgo abitato più alto del Lazio perché i nostri nonni e bis-nonni lo ripetevano continuamente pure con un certo orgoglio. Quindi per noi resta il paesino più alto della regione, a dispetto degli archivi e delle sottigliezze linguistiche, perché così vuole la cultura popolare.

Di Guadagnolo sappiamo anche che è un centro molto antico. Infatti nacque durante il periodo delle invasioni barbariche, quando alcune famiglie locali cercarono rifugio in montagna nel tentativo di salvarsi dalle incursioni straniere.

Il nome, invece, richiama si a Monte Guadagnolo, ma ha un’origine molto incerta. Ricordo di aver letto da qualche parte che, sulla strada che conduceva al centro abitato, una volta c’era una piccola osteria. I proprietari offrivano riparo agli animali da trasporto e i loro padroni erano ben felici di scaldarsi davanti a una zuppa fumante e a un buon bicchiere di vino rosso. I pericoli, però, erano sempre in agguato, per questo in inverno difficilmente qualcuno si avventurava su una strada tanto insidiosa. Il guadagno del povero oste era così esiguo che lui stesso lo definiva un “guadagnolo”, vezzeggiativo che poi avrebbe dato il nome al borgo che oggi conta circa 56 abitanti.

Anche mio nonno raccontava spesso questa storia, quindi, sinceramente, non so dire se abbia un fondo di verità o sia nata da una leggenda popolare.

Cosa vedere a Guadagnolo

Come avrete intuito dal numero dei suoi abitanti, Guadagnolo è un borgo minuscolo, per questo non ci sono chissà quali attrazioni da vedere, però è perfetto per trascorrere qualche ora all’aria aperta.

Anche perché le dimensioni non intaccano il suo fascino, che sta proprio nella semplicità.

L’attività della Proloco: storia di un grande amore per le origini

Il punto di arrivo di Guadagnolo è anche il suo centro in Piazza Dante Alighieri, dove spiccano le aiuole fiorite e l’edificio in mattoni, sede della Proloco.

Questa associazione riveste un ruolo fondamentale per la comunità. In inverno, infatti, Guadagnolo è quasi disabitato perché molte famiglie hanno scelto di spostarsi verso Roma per essere più vicine ai luoghi di lavoro. In estate però le seconde case tornano a vivere e gli abitanti lavorano attivamente per promuovere il borgo.

Quasi ogni sera si svolgono feste all’aperto animate da balli in piazza e musica popolare, mentre, la domenica, i mercatini sono una vera e propria tradizione.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento ai caduti

Il cuore pulsante di Guadagnolo è il breve tratto di strada pedonale – circa 50 metri- che prende il nome di Via del Salvatore.

Questa piccola passeggiata conduce direttamente al Monumento ai Caduti, un angolo erboso circondato da panchine di marmo e aiuole fiorite.

cosa vedere a Guadagnolo

Da questo punto è possibile osservare la tortuosa strada che conduce al paese, una vista che regala un’immagine molto bucolica di Guadagnolo, dove prevalgono i campi e le balle di fieno destinate agli animali durante l’inverno.

Il Monumento ai Caduti è un punto di ritrovo per i numerosi motociclisti che, la domenica mattina, arrivano dalla capitale per mangiare un panino al fresco e trascorrere qualche ora in montagna.

Anche noi abbiamo fatto sosta qui, soprattutto per far mangiare la nostra piccola e tenerla all’ombra durante le ore più calde della giornata.

Si è divertita un mondo a osservare i fiori e fare i primi passetti sull’erba ancora fresca di rugiada.

Per scelta, io non metto on-line immagini di mia figlia, ma il marito mi ha scattato questa foto e ve la mostro per darvi un’idea dell’atmosfera che si respira qui. La nostra piccola gli era proprio accanto e mentre ero in posa lei faceva ciao ciao con la manina.

cosa vedere a Guadagnolo

Osservare lo stile di vita: come si vive a Guadagnolo

Le piccole dimensioni di ogni cosa, dalle case alle strade, sono forse la caratteristica più importante di Guadagnolo, assieme alla cura dei dettagli.

Tutte le case hanno almeno un vaso di fiori alla finestra e alcuni angoli sembrano davvero usciti da un quadro.

cosa vedere a Guadagnolo

Qui il tempo sembra essersi fermato e, sotto certi aspetti, è difficile da descrivere, perché si tratta di un modo di vivere che ormai sta scomparendo.

Guadagnolo è un paesino dove la signora del bar fa il giro del bancone per fare un sorriso a nostra figlia ed è anche un luogo dove, all’ora di pranzo, si lasciano i passeggini e le biciclette fuori, mentre si mangia tranquillamente con la porta aperta.

cosa vedere a Guadagnolo

Il monumento a Gesù Redentore

Dopo la pausa al Monumento dei Caduti, si può tornare indietro e prendere la salita laterale, di fronte alla piazza. Una ripida scalinata conduce al punto più alto del paese. Qui si trova la grande statua di Gesù Redentore, realizzata interamente in bronzo con le braccia aperte rivolte verso Roma.

cosa vedere a Guadagnolo

La sua costruzione risale a un progetto voluto da Papa Leone XIII in occasione del Giubileo del 1900. Il pontefice, infatti, fece realizzare 20 monumenti dedicati a Gesù Redentore, da installare sulle cime delle montagne italiane. Per la provincia di Roma fu scelto il borgo di Guadagnolo.

La statua attuale risale al 1976, anno in cui quella originaria fu quasi completamente distrutta da un fulmine. L’unica parte a salvarsi fu la testa, oggi conservata come una reliquia nella Chiesa di San Giacomo, alle porte del paese.

Nello stesso piazzale ci sono anche i resti di un piccolo tempio di origine romana.

cosa vedere a Guadagnolo

Durante il tragitto per tornare a casa, stavo pensando a come siamo abituati. Pensiamo sempre che per scoprire luoghi meravigliosi bisogna per forza andare lontano, in chissà quale meta esotica. Guadagnolo però ci ricorda che non è sempre così.

Alla fine sono convinta che dipende tutto dal punto di vista con cui guardiamo le cose. Noi domenica scorsa ci siamo sentiti in vacanza pur essendo a due passi da casa. Perché in questo piccolo borgo c’è bellezza. Basta saperla vedere nei fiori colorati, nell’aria frizzante di montagna e nei piccoli giardini incastonati nella roccia. Ecco, forse, cosa vedere – davvero- a Guadagnolo.

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Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2021

cimitero americano nettuno

Il cimitero americano di Nettuno racconta uno spaccato importante della seconda guerra mondiale.

Probabilmente, leggendo il titolo, qualcuno resterà perplesso. Da quando un cimitero compare nella lista dei luoghi da visitare all’interno di un blog di viaggi? Soprattutto, perché mai portare dei bambini in un luogo simile?

Eppure, se continuate a leggere, scoprirete perché, almeno secondo il mio punto di vista, si tratta di un’esperienza importante.

Nettuno è una città sul mare, perfetta per trascorrere le vacanze estive e ricca di spunti interessanti per una gita fuori porta. Ma per questa volta lasciamo da parte le attività vacanziere e scopriamo qualcosa di più dal punto di vista storico.

Nettuno si trova sulla costa laziale, a pochi chilometri da Anzio, luogo famoso per lo sbarco americano proprio durante il secondo conflitto mondiale. Ecco il perché della presenza di un cimitero americano, che per me incarna alla perfezione la follia umana, nella città vicina.

Il cimitero americano di Nettuno, un pezzo d’America nel cuore d’Italia

cimitero americano nettuno

La prima cosa che colpisce di questo luogo è il silenzio. Pur trovandosi nel centro di Nettuno, non appena si oltrepassano i cancelli di entrata, si respira un’atmosfera senza tempo.

L’assenza di rumori e l’estendersi ordinato delle tombe fanno pensare di trovarsi all’interno di una bolla di sapone.

L’impressione sarà quella di essere in una specie di film americano. Poi la sorpresa lascerà spazio alle domande. I vostri bambini vorranno sapere perché ci sono tante tombe americane proprio a Nettuno e sarà un’ occasione per raccontare loro gli eventi fondamentali della seconda guerra mondiale. So che si tratta di un argomento molto forte, ma, con l’ignoranza che dilaga in questi tempi, una visita di questo tipo può essere davvero istruttiva.

Una volta oltrepassati i numerosi gruppi di tombe, si arriva a una grande costruzione in marmo molto imponente. Al centro spicca una sala aperta ai lati. In questo luogo è possibile fermarsi a guardare le cartine geografiche dell’Italia, rappresentate in base ai movimenti delle truppe americane ai tempi del conflitto.

cimitero americano nettuno

Il tutto è circondato da aiuole fiorite e giardini curati meticolosamente. Per un istante sembra quasi di trovarsi in un parco. Ogni elemento è molto geometrico, dall’erba dei prati tagliati al centimetro fino al centro visitatori, un edificio dall’aspetto severo e squadrato.

Al suo interno c’è una stanza che ricorda molto i classici salotti americani.

cimitero americano nettuno

Non si tratta di un caso. Questa sala, infatti, fino a qualche anno fa, veniva utilizzata dai parenti dei soldati sepolti al cimitero che arrivavano dagli Stati Uniti per pregare sulle tombe. Una sorta di cappella dove ritirarsi a riflettere, insomma, ma realizzata appositamente per accogliere i visitatori in un ambiente il più possibile familiare.

Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini

Chiaramente non si tratta di un’attrazione ludica, ma di una passeggiata che va fatta con un altro spirito. A partire dai 9-10 anni di età, quando nelle scuole elementari si studia la storia delle due guerre mondiali.

Il cimitero americano di Nettuno racconta la crudeltà della guerra e la stupidità dell’uomo. Visitare fisicamente un luogo ha un impatto molto più grande delle date riportate sui libri.

Io sono sempre stata particolarmente interessata alla storia di questo periodo. Il merito è soprattutto di mia nonna Francesca, che all’epoca della seconda guerra mondiale era una bimbetta di pochi anni.

Le sere d’inverno amava sedersi accanto a me davanti al fuoco del camino e ripercorrere il periodo della sua infanzia.

Io non finivo mai di farle domande sulla guerra e ricordo bene i suoi racconti in cui mi parlava della paura e della povertà di allora, ma anche di tutte le speranze per il futuro.

Una cosa, tuttavia, mi è rimasta ben impressa nella mente. Negli anni, mia nonna non è mai riuscita a superare un certo timore nei confronti del popolo tedesco. Nonostante fosse cosciente che non tutte le persone si comportarono allo stesso modo, lei non ha mai dimenticato il suono delle sirene che annunciavano i bombardamenti e nemmeno il freddo delle notti trascorse nella grotta accanto alla sua casa, circondata da vicini e familiari.

Questo, nel corso del tempo, mi ha fatto riflettere tantissimo perché mi ha permesso di comprendere che non c’è medicina contro i traumi della violenza. Magari con il tempo i ricordi si affievoliscono, eppure certe esperienze ti segnano nel profondo, accompagnandoti per tutta la vita.

Oggi ho 33 anni e ho avuto la fortuna di poter ascoltare le testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona quei drammatici eventi. Però gli anni passano e i testimoni oculari diventano sempre più rari. Presto, non ci saranno più.

Ecco perché consiglio di visitare il cimitero americano di Nettuno con i bambini. Trovare del tempo per farlo ed essere preparati a rispondere alle loro domande diventa fondamentale. Noi abbiamo il dovere di ricordare e trasmettere la nostra testimonianza a chi viene dopo di noi, in modo da non ripetere gli errori del passato. Proprio per questo, mi piace paragonare noi adulti agli artigiani che forgiano i metalli. Abbiamo la grande responsabilità di forgiare le generazioni future. Questo compito così importante è tutto nelle nostre mani e noi non dovremmo dimenticarlo mai.

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Itinerario religioso in Umbria: Gubbio, Assisi e Cascia

Articolo aggiornato il 16 Giugno 2021

itinerario religioso in Umbria

Oggi voglio parlare di tre posti molto famosi. Piccole città a cui sono profondamente legata in quanto andavo spesso a visitarle da bambina assieme alla mia famiglia e dove, anche adesso, torno sempre con piacere, perché ogni volta è come riscoprire un pezzo di me stessa. Gubbio, Assisi e Cascia, tre luoghi nel cuore del centro Italia legati tra loro dal fil rouge della spiritualità.

Vi porto a scoprirli attraverso un itinerario religioso in Umbria della durata di tre giorni.

Partiamo?

Come organizzare l’itinerario religioso in Umbria

Non è certo un segreto. Io amo tantissimo gli itinerari fai da te perché mi lasciano sempre una certa libertà di visitare le cose che mi interessano di più. Soprattutto, mi piace il fatto di poter gestire il tempo come meglio credo, magari fermandomi più giorni nello stesso luogo per scoprirne i dettagli, o semplicemente per respirare appieno l’atmosfera di un posto, senza dover rispettare per forza orari e programmi predefiniti.

Se la pensate come me e volete prendere spunto per organizzare questo itinerario in autonomia, la prima cosa da fare in assoluto è quella di procurarvi una bella cartina della regione, anche attraverso Google Maps.

La tappa iniziale del nostro itinerario religioso in Umbria è Gubbio, a Nord della regione. Passando poi per Assisi, la tappa intermedia, arriveremo a Cascia, situata più a Sud.

Io vi propongo il percorso così come lo abbiamo fatto noi.

L’itinerario è pensato in modo da poter inter scambiare le singole tappe, quindi, se vivete a Sud dell’Umbria, potete tranquillamente iniziare da Cascia e concludere l’itinerario a Gubbio. In teoria, vivendo in provincia di Roma, avremmo dovuto fare così anche noi, solo che ci siamo trovati a girovagare per la regione senza una meta precisa come spesso ci accade nei nostri viaggi on the road, così, trovandoci a Gubbio, abbiamo cominciato proprio dalla città più a Nord.

L’ideale sarebbe fermarsi almeno un paio di giorni in ogni città, in modo da poterle scoprire con calma. Non solo perché sono luoghi che meritano veramente, ma anche perché vi si respira un’atmosfera molto particolare. Non so se per via della componente religiosa, che per me è fondamentale, il fatto è che da queste parti il tempo sembra scorrere lentamente, e concedersi qualche giorno in più per visitarle ristora l’anima.

Purtroppo in questa occasione noi avevamo solo tre giorni a disposizione e ci siamo concentrati esclusivamente sull’aspetto religioso, ma sono certa che torneremo ancora, anche perché il marito è rimasto letteralmente estasiato dall’Umbria.

Anche avendo un tempo limitato, dovete comunque considerare di passare almeno una notte in ogni città, quindi vi serviranno tre alberghi, uno per ogni tappa. Se scegliete di fare questo itinerario in estate, è meglio prenotare con un po’ di anticipo perché, essendo appunto piccole località, i posti letto non sono infiniti.

Noi ci siamo sempre spostati in macchina e sicuramente in questo caso è la soluzione migliore per una questione di comodità. In questo periodo ci sono delle offerte molto interessanti su Expedia dove, prenotando auto e soggiorno in hotel insieme, si riescono a ottenere sconti molto interessanti.

Ma ora partiamo con l’itinerario vero e proprio.

Itinerario religioso in Umbria: alla scoperta di Gubbio, Assisi e Cascia

1 °giorno in Umbria: Gubbio e Sant’Ubaldo

itinerario religioso in Umbria, Gubbio

La città di Gubbio non ha bisogno di presentazioni. Secondo me è uno dei borghi medioevali più belli del centro Italia, grazie al fatto che ha conservato praticamente intatta tutta la struttura antica. Partendo dalla piazza principale, dove ci sono i parcheggi, ci si può inoltrare a piedi attraverso le antiche stradine oppure salire utilizzando gli ascensori. Sarete immediatamente accolti da vicoli in fiore, palazzi intrisi di storia e piccole botteghe dove si respira un profumo di bosco, tra miele e tartufi. A proposito, se volete saperne di più, vi consiglio di dare un’occhiata a questo articolo: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città

La parte religiosa, invece, è forse quella meno conosciuta. Gubbio è legata indissolubilmente alla figura di Sant’Ubaldo che divenne un vescovo amatissimo da tutto il popolo.

Ubaldo nacque proprio a Gubbio e amministrò la città con molta saggezza, spesso difendendola da innumerevoli attacchi stranieri, incluso quello di Federico Barbarossa. Le sue spoglie sono conservate nella Basilica che domina la città e che porta il suo nome.

La Basilica di Sant’Ubaldo si trova nel cuore della montagna, a oltre 800 metri di altezza. Potete raggiungerla in auto oppure salire con la funivia. Volendo, potete anche fare questa passeggiata a piedi come abbiamo fatto noi.

La prima cosa che noto ogni volta che mi avvicino a questa Basilica è l’imponenza dell’edificio, tuttavia, man mano che si prosegue con la visita, salta all’occhio la sua semplicità. A dispetto delle vetrate colorate all’interno, si tratta di un luogo spirituale molto sobrio, forse anche a causa della sua ubicazione. Trovandosi fuori città, in un contesto isolato, è infatti un luogo molto silenzioso e proprio per questo ancora più magico. Ogni anno, a Maggio, in città si svolge la Festa dei Ceri, ceri che gli egubini trasportano a piedi fin quassù, a dimostrazione di quanto la Basilica sia importante per la popolazione, che ancora oggi venera Sant’Ubaldo e lo considera il protettore della città.

2 °giorno in Umbria: Assisi, sulle tracce di San Francesco e Santa Chiara

Storia e curiosità su San Francesco d’Assisi

itinerario religioso in Umbria, Basilica di San Francesco d'Assisi

Mentre Gubbio è conosciuta anche per il folclore -pensiamo all’albero di Natale più grande del mondo, interamente realizzato grazie a un complicato intreccio di luci colorate- Assisi trova la sua linfa vitale nella spiritualità, soprattutto grazie a San Francesco.

Conoscete la storia, vero?

Francesco era il rampollo di una ricca famiglia di Assisi. Un giorno, illuminato dalla fede, decise di rinunciare alle ricchezze del padre. Destò molto scandalo il suo gesto di gettare via gli abiti e restare nudo tra la folla. Fu preso per pazzo, ma il suo altro non era che un gesto simbolico per lasciarsi alle spalle la vecchia vita e cominciare quella nuova. Povero tra i poveri. Qualche tempo dopo riuscì a ottenere da Roma il riconoscimento dell’Ordine Francescano. Oggi San Francesco è venerato in tutto il mondo cattolico ed è una delle figure più amate dai fedeli.

Ecco alcune curiosità su di lui:

  • Si dice che sapesse parlare con gli animali. Molto famoso è l’episodio del lupo, il quale smise di attaccare gli abitanti di Gubbio proprio grazie al suo intervento.
  • Si racconta che San Francesco abbia ricevuto le stigmate.
  • Compose il Cantico delle creature.
  • La tradizione cristiana vuole che sia anche l’autore del primo presepe nella storia.

La Basilica di San Francesco d’Assisi

La Basilica di San Francesco d’Assisi è un grandioso monumento che richiama ogni anno migliaia di fedeli da ogni angolo del mondo.

La struttura attuale si compone di 3 parti:

  • La cripta interna, che contiene la tomba di San Francesco. La tomba è perennemente illuminata da una lampada a olio. Ogni anno l’olio proviene da una regione italiana diversa e io amo pensare che, a Francesco, questa cosa sarebbe piaciuta molto.
  • La Chiesa inferiore, che è la parte più semplice di tutto l’edificio. In questa zona si trova la cappella con le reliquie del santo.
  • La Chiesa superiore. Tutti dovrebbero visitare questa chiesa. Credenti o meno, gli affreschi di Giotto sulla vita di San Francesco sono di una bellezza disarmante, una gioia per gli occhi. Purtroppo subirono danni gravissimi durante il terremoto del 1997. Io avevo 9 anni, eppure le immagini drammatiche della chiesa che crollava mentre le persone fuggivano terrorizzate sono rimaste impresse nella mia mente. I lavori di restauro sono durati anni e hanno richiesto la competenza dei migliori professionisti in circolazione.

Santa Chiara d’Assisi

Itinerario religioso in Umbria, statua di Santa Chiara

La storia di Santa Chiara è legata indissolubilmente a San Francesco.

Chiara rimase affascinata dalle parole di Francesco e dal suo stile di vita, così anche lei decise di rifiutare il denaro della famiglia e prese i voti. Avrebbe poi fondato l’Ordine delle Clarisse. La Chiesa di Santa Chiara ad Assisi è molto semplice, in stile tardo gotico, tuttavia merita sicuramente una visita in quanto ospita il corpo della santa e alcune reliquie.

3 °giorno in Umbria: Santa Rita da Cascia

itinerario religioso in Umbria, Cascia

Arriviamo così all’ultima tappa del nostro itinerario. Raggiungiamo la città di Cascia, famosa per la figura di Santa Rita.

Santa Rita, conosciuta come la santa delle cause impossibili, prese i voti a un’età non proprio giovanissima, dopo aver perso il marito ed entrambi i figli. A lei sono dedicati sia la Chiesa che il relativo Monastero. Queste strutture si trovano nella parte più alta di Cascia e sono facilmente raggiungibili grazie alle modernissime scale mobili.

La Chiesa di Santa Rita – che io amo tantissimo- si caratterizza per i marmi molto colorati, che le donano un’atmosfera vivace a dispetto della sacralità del luogo. Al suo interno si può ammirare la cappella di Santa Rita, dove sono rappresentate, grazie alla personificazione degli angeli, le 4 virtù cardinali: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza.

La parte che amo di più di Cascia però è il monastero dove visse Santa Rita. Una zona è dedicata alla clausura. Nella porzione visitabile si possono ammirare la cella di Santa Rita e alcune reliquie come un rosario e il suo anello di nozze. A ricordo della santa c’è anche un bellissimo roseto, risalente al 1800. Il simbolo di Santa Rita, infatti, sono proprio le rose.

Questa santa è così amata che qualche anno fa la Rai trasmise un film sulla sua vita. La parte della protagonista fu interpretata da una bravissima Vittoria Belvedere.

Tra tutte le tappe di questo itinerario, mi risulta difficile dire quale amo di più. Forse Assisi, con San Francesco, oppure Cascia, con la sua atmosfera così mistica. Si tratta di una sensazione che non so spiegare bene a parole, so benissimo che sembra strano detto da una persona che scrive, ma è così. Soprattutto se penso alla grande sensazione di pace interiore che ho provato nel momento in cui ci trovavamo a Cascia.

Comunque la si voglia vedere, questo è un itinerario emozionante, dove la spiritualità fa da padrona. Anche nel caso in cui non foste religiosi, io vi consiglio comunque di visitare questi luoghi perché rappresentano una meraviglia storica e culturale del nostro Paese.

Non vedo l’ora di tornarci nuovamente per concentrarmi su altri dettagli, perché ogni città meriterebbe almeno un libro per poter raccontare tutto. Forse, un solo libro non sarebbe nemmeno sufficiente.

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Torino in bicicletta: itinerario tra la Dora, laghi e castelli della provincia

torino in bicicletta

Amate le due ruote? In questo articolo vi parlo di uno splendido itinerario per visitare Torino in bicicletta.

Il percorso si snoda attraverso la provincia della città e vede come protagonisti i castelli e il fiume Dora.

Ma procediamo con ordine.

Noleggiare le biciclette a Torino

torino in bicicletta

Se viaggiate senza bici al seguito, la soluzione è affittarle direttamente in città.

Il miglior servizio di bikesharing a Torino è senza dubbio ToBike.

La filosofia di ToBike è rivoluzionare il concetto del trasporto e offrire un’alternativa green per vivere al meglio Torino, sia per i turisti che per i residenti. Ecco come funziona.

Dopo aver sottoscritto un abbonamento, si può noleggiare la bicicletta e riconsegnarla in qualsiasi punto della città, scegliendo tra le 140 stazioni disponibili che aderiscono al progetto. Potete iscrivervi al servizio scaricando sul telefono l’App ToBike, oppure comprando gli abbonamenti nei punti vendita autorizzati. A questo link trovate l’elenco completo dei rivenditori: http://convenzioni.bicincitta.com/rivendite/25-rivendita-torino

Ci sono diversi tipi di abbonamenti. Se volete visitare Torino in bicicletta vi consiglio:

  • l’abbonamento settimanale a consumo al costo di 8,00 euro, che include la prima ricarica obbligatoria di 3,00 euro;
  • l’abbonamento giornaliero a consumo al prezzo di 5,00 euro, sempre con la ricarica di 3,00 euro inclusa.

Esistono anche soluzioni valide per 24 e 48 ore. Prima di acquistare, chiedete bene ai rivenditori cosa è incluso in ogni formula, in modo da trovare l’abbonamento migliore per i vostri programmi.

Ora partiamo con l’itinerario vero e proprio.

Torino in bicicletta: pedalando dalla Dora al Musiné

torino in bicicletta

Questo itinerario di circa 25 km attraversa la parte Ovest della provincia di Torino. Inizia dal paesino di Pianezza e prosegue toccando i territori di Alpignano, Caselette, San Gillio e Druento.

Il percorso incrocia la Corona di Delizie, che rappresenta un po’ il fiore all’occhiello della storia di Torino. La Corona di Delizie è un insieme di ville principesche, costruite dai nobili in epoca sabauda per trascorrere i periodi di villeggiatura nella tranquillità delle campagne torinesi. Il percorso delle ville forma una sorta di anello quasi interamente visitabile in bicicletta.

Volendo è possibile unire l’itinerario di questo articolo e proseguire alla scoperta delle residenze sabaude, ma dato che c’è davvero tanto da vedere, vi consiglio di concentrarvi su un percorso alla volta.

Io mi sono cimentata in questo itinerario con una mia compagna universitaria in autunno, un giorno di Settembre. Sicuramente è il periodo ideale perché i colori dei boschi e delle campagne sono davvero spettacolari e le temperature non sono troppo elevate. Potete anche fare questa escursione in estate e in primavera, ma attenzione alla pioggia perché c’è un tratto vicino al fiume che quando è brutto tempo non è praticabile.

Iniziamo.

Pianezza

Pianezza è il punto di partenza di questo itinerario a due ruote, ma in zona non ci sono stazioni dove poter noleggiare le biciclette. La soluzione migliore allora è spostarsi dal centro di Torino in metropolitana e raggiungere il comune di Collegno. Scendete a Fermi e proseguite lungo Via Edmondo de Amicis fino ad arrivare alla stazione di noleggio Dalla Chiesa/Pastrengo. A questo punto raggiungete Pianezza pedalando per qualche chilometro.

Cosa vedere a Pianezza

Pianezza è un tranquillo paesino di provincia a circa 10 km da Torino.

Nei secoli ha conosciuto invasioni e pellegrini francesi che la attraversavano per raggiungere Roma. La storia recente le ha donato un’anima barocca che si accosta decisamente al Liberty dei primi anni del Novecento.

L’edificio che sposa perfettamente queste caratteristiche è Villa Leumann.

Ecco qualche notizia al riguardo:

  • Nacque come una struttura per scopi principalmente agricoli;
  • divenne una villa di campagna nei primi anni del 1700;
  • Napoleone Leumann la acquistò verso la fine del 1800 e Fenoglio la trasformò aggiungendo elementi liberty;
  • oggi Villa Leumann è la sede del comune di Pianezza.

Dopo aver ammirato Villa Leumann, proseguite pedalando su Via Pianezza, e raggiungete la pista ciclabile lungo il fiume Dora.

Questo è uno dei tratti più belli dell’itinerario perché è totalmente immerso nel verde e il canto degli uccelli si accompagna allo scroscio delle acque del fiume.

torino in bicicletta

Dopo alcuni chilometri, arriverete al bellissimo sito medioevale della Pieve di San Pietro.

  • La Pieve è citata in un documento di Federico Barbarossa già alla metà del 1100;
  • l’edificio racchiude diversi stili architettonici, dal romanico al gotico;
  • da ammirare soprattutto la Cappella Provana, dedicata a San Giovanni Battista, con bellissimi affreschi sulla vita del santo.

Alpignano

Dopo aver ripreso la pista ciclabile su strada, proseguite nella scoperta della provincia di Torino in bicicletta passando per Alpignano.

A primo impatto il paese non dice granché. Sembra semplicemente un luogo di passaggio tagliato in due dalla Dora, eppure nasconde angolini bellissimi che spesso sfuggono agli occhi dei turisti frettolosi.

Da visitare:

  • Cappella di San Sebastiano;
  • Chiesa di San Martino;
  • Museo della Lampadina.

A questo punto è ora di fare una sosta. Se non avete il pranzo al sacco, cosa che comunque consiglio sempre perché permette di mangiare dove e quando si preferisce, ad Alpignano c’è il McDonald’s. Io di solito preferisco il cibo tipico, ma in questo caso un pranzo veloce permette di riprendere subito a pedalare e proseguire con l’itinerario.

A proposito di soste veloci, vi lascio il link sul mio articolo sullo street food di Torino: Cosa mangiare a Torino: largo allo street food!

Torino in bicicletta: Caselette, San Gillio e Druento

Dopo aver lasciato Alpignano, imboccate la ciclostrada Valle di Susa. Si arriva a Caselette tra paesaggi suggestivi e sentieri immersi nella natura, con le Alpi sullo sfondo.

Cosa vedere a Caselette e San Gillio

Caselette è un piccolo comune situato all’inizio della Val Susa e sorge ai piedi del Monte Musiné.

L’attrazione più interessante è il Castello di Camerletto.

Ecco qualche notizia:

  • Il castello nacque come centro agricolo e fu donato a Caselette da una nobile famiglia della Val Susa prima dell’anno 1000.
  • Divenne un importante centro monastico gestito prima dall’ordine dei Certosini, poi dai Cistercensi.
  • Agli inizi del ‘900 fu trasformato in una scuola per artigiani. Oggi è gestito da un privato che si occupa della sua manutenzione.

Da Caselette, proseguite con il giro in bicicletta sulla strada provinciale per circa 10 km. La tappa successiva dell’itinerario è il piccolo centro di San Gillio.

Da vedere a San Gillio il Lago Borgarino, ai piedi del Monte Musiné.

Proseguite poi per Druento.

Cosa vedere a Druento

L’attrazione da non perdere a Druento è il Castello dei Laghi, che fa parte del Parco Naturale de La Mandria.

Il castello, voluto da Vittorio Emanuele 2° di Savoia, si trova al centro di tre laghi di origine artificiale: Lago Grande, della Strada e Lago Cristoforo. Questa zona è un punto di vista privilegiato per ammirare gli uccelli. Vi consiglio comunque di tornare con calma e di prendervi un’intera giornata per visitare a fondo il parco, che è un’area naturale protetta della Regione Piemonte.

Siamo arrivati così al termine del nostro itinerario alla scoperta della provincia di Torino in bicicletta.

Da Druento si rientra a Pianezza e a questo punto ci sono due possibilità. Potete reimmettervi all’interno dei percorsi che conducono alle ville sabaude e proseguire con la pedalata oppure tornare a Collegno e riconsegnare le biciclette che avete noleggiato.

Non mi resta che augurarvi buona pedalata.

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Campeggio libero (o quasi) nel Lazio? Al Lago del Turano!

campeggio libero nel lazio

Siete arrivati fin qua cercando “campeggio libero nel Lazio“? Allora forse conoscete già la sensazione di libertà che offre il campeggio libero. Un po’ come nei film americani, dove si accende il fuoco di notte e tutto profuma di avventura.

In questo articolo vi parlo della mia esperienza di campeggio quasi libero al Turano, in un’area picnic proprio sulla riva del lago, il Centro Pesca Turano.

Fin ora non conoscevo benissimo questa zona, quindi devo ringraziare mio fratello per avermela consigliata, dato che lui ha un talento speciale nello scoprire angoli nascosti durante le sue escursioni domenicali.

Naturalmente abbiamo portato con noi anche la nostra cucciola perché sono convinta che farla crescere libera e all’aria aperta sia il più bel regalo che possiamo farle.

Il lago del Turano, perfetto per il campeggio (quasi) libero a 2 passi da Roma

Il lago del Turano si trova in provincia di Rieti. Venendo da Roma, si raggiunge facilmente dall’uscita autostradale di Carsoli, per poi proseguire fino a Turania, poco lontano dal bellissimo borgo di Castel di Tora.

Il Turano è un lago balneabile di origine artificiale, realizzato nel 1939 in seguito alla costruzione di una diga. L’acqua del lago inizialmente serviva per produrre energia idroelettrica ai centri abitati limitrofi. Il lago, quindi, nacque per esigenze puramente pratiche, eppure fa talmente parte del paesaggio che è come se ci fosse sempre stato. In pochi decenni, il Turano ha dato vita a un ecosistema complesso, che si inserisce a meraviglia nei boschi circostanti.

campeggio libero nel lazio

Attorno al lago gravitano diverse specie di uccelli selvatici, attratti soprattutto dai pesci che popolano il Turano: carpe, trote, anguille e persici reali, per la gioia di tutti i pescatori.

Consiglio: per pescare al lago del Turano sono necessari la licenza di pesca e l’apposito tesserino relativo alla provincia di Rieti. Potete richiederlo nei negozi di pesca e nelle armerie autorizzate dopo aver pagato un bollettino di circa 27,00 euro.

Tutte le spiagge del lago sono abbastanza percorribili e ci sono numerosi punti attrezzati anche per trascorrere semplicemente un giorno di relax. Tuttavia, per apprezzare la bellezza e la pace del lago il campeggio libero è la soluzione migliore.

Noi abbiamo campeggiato nell’area picnic Centro Pesca Turano, davvero essenziale, che sicuramente non è per tutti. Nel prossimo paragrafo capirete perché.

Campeggio libero nel Lazio: Centro Pesca Turano

campeggio libero nel lazio

L’unica differenza tra un campeggio libero e il Centro Pesca Turano è nei controlli all’ingresso. Tutta l’area si affaccia direttamente sul lago, con un ampio parcheggio a vista, situato ai margini del bosco. In sostanza, quindi, entra solo chi campeggia e non ci sono persone estranee che girano tra le tende.

Ecco come funziona.

Il regolamento

Il lago del Turano è una zona naturalistica protetta. Per questo, non ci sono piazzole per delimitare gli spazi come nei campeggi organizzati, quindi con le tende e l’attrezzatura ci si può allargare quanto si vuole.

Una delle cose più belle è la possibilità di accendere il fuoco direttamente a terra, proprio come nel classico campeggio libero. Per proteggere l’ecosistema, è vietato raccogliere la legna dal bosco, ma si può portare da casa oppure acquistarla dai gestori dell’area picnic, al prezzo di 5,00 euro a carriola. Il fuoco acceso è utile soprattutto di notte perché non c’è elettricità.

I prezzi

Se volete fare campeggio libero e trascorrere qualche giorno in questo angolo del Lazio, il costo è certamente un punto a favore del Centro Pesca Turano. Noi infatti abbiamo pagato solo 3,00 euro al giorno a persona. Potrei definirlo come un piccolissimo prezzo da pagare per dormire in un’area recintata lontana da qualsiasi malintenzionato, sicuramente un buon compresso tra la libertà del campeggio libero e la sicurezza di quello organizzato.

Altri servizi:

All’interno dell’area picnic si possono affittare i tavoli in legno presenti sul posto e le strutture in pietra dove appoggiare le griglie di cottura della carne. Noi non li abbiamo utilizzati perché abbiamo portato tutto da casa, ma possono essere prenotati al bar interno che, in alta stagione, è aperto fino all’una di notte. Sempre al bar si possono affittare i pedalò per raggiungere l’altra sponda del lago. Infine, ci sono 2 wc, uno per gli uomini e l’altro per le donne. Sono semplicemente toilette, non ci sono docce, lavandini o specchi.

Ricapitolando, i punti di forza di quest’area picnic sono:

  • la posizione sul lago
  • il controllo all’entrata delle persone
  • il bar
  • molto spazio libero a disposizione

Come avrete capito, l’unico neo sono i servizi igenici. Lo so che si paga un prezzo irrisorio per campeggiare, ma 2 wc sono decisamente troppo pochi. Inoltre, dovrebbero essere ristrutturati e puliti più spesso.

Nel complesso però, visto che il lago del Turano è un luogo bellissimo e noi amiamo la vita all’aria aperta e il campeggio libero, è un’esperienza che ripeteremo sicuramente.

Ma cosa portare per fare campeggio libero? Ve lo dico nel prossimo paragrafo!

Cosa portare per fare campeggio libero al lago del Turano

Questa è una breve lista delle cose che noi abbiamo portato, oltre alle tende e alla cucina da campo con i fornelli e la bombola del gas:

  • ghiaccioli e borse termiche in gran quantità per tenere in fresco l’acqua;
  • ombrelloni, perché gli alberi si trovano solo nella zona del parcheggio, quindi è necessario crearsi l’ombra per tutta la giornata;
  • corde e picchetti per ancorare gli ombrelloni al suolo, che è composto di erba e sassi, quindi è un terreno molto duro;
  • torce portatili per l’interno delle tende. Come vi dicevo prima, non ci sono luci artificiali, quindi per la notte le torce sono davvero utili. Vi consiglio inoltre, di lasciare il fuoco acceso tutta la notte: oltre a illuminare lo spazio intorno alle tende, tiene lontani gli animali. Pur essendo un’area recintata, la zona è molto selvatica e i cinghiali potrebbero spuntare da un momento all’altro.
  • Sandali o copriscarpe per entrare in acqua perché la riva e il fondo del lago sono molto sassosi;
  • teli per lavarsi e creare una “zona doccia”, legandoli tra loro;
  • felpe pesanti e sacchi a pelo per la notte in quanto c’è una forte escursione termica.

Campeggio libero nel Lazio: perché scegliere il lago del Turano?

campeggio libero nel lazio

Fin ora sono stata oggettiva, parlando sia dei pregi che dei punti deboli del Centro Pesca Turano. Volete che vi dica la verità?

Mi sono innamorata perdutamente di questo lago. Durante il giorno pullula di uccelli e l’azzurro del cielo che riflette sull’acqua si sposa perfettamente con il verde dei boschi.

La sera, quando cala il silenzio, il lago del Turano si trasforma in un luogo magico, quasi fuori dal mondo.

All’inizio, se non siete abituati, quel silenzio potrebbe sembrarvi quasi opprimente, ma basta lasciare da parte il nostro lato moderno per sentirsi scivolare in una pace profonda.

Trascorrere la serata davanti al fuoco, avvolta da una coperta bevendo un tè per riscaldarmi, è un’esperienza che non cambierei mai per nessun hotel di lusso. E’ una sensazione familiare per chi ama l’aria aperta, un po’ come essere a casa, ma sotto le stelle. Che lontano dalle luci della città diventano incredibilmente luminose e cariche di mistero.

Fare campeggio libero significa prendere l’odore acre del fumo mentre si griglia la carne e ballare a suon di musica al tramonto. Trascorrere la notte perdendosi a guardare le fiamme del fuoco, mentre qualcuno racconta storie misteriose e di paura, con la voce ridotta a un sussurro. Guardare le stelle cadenti e stringersi in un sacco a pelo, nel buio della tenda. Svegliarsi al mattino e guardare l’alba che tinge di rosa l’acqua del lago. Ecco perché scegliere di fare campeggio libero al Turano.

Un consiglio che vi do, è di andare in bassa stagione, dall’inizio di Settembre e fino al mese di Ottobre. In questo modo non ci sarà quasi nessuno e gli spazi sono talmente grandi che avrete la sensazione di essere soli. Allora si che sarà davvero magico.

campeggio libero nel lazio

Chiaramente, non è un’esperienza per tutti perché serve spirito di adattamento. Ma, se alla base c’è amore verso la natura, ci si può lavorare, il resto viene dopo!

Potete contattare il Centro pesca Turano all’indirizzo e-mail : info@centropescaturano.com o tramite la pagina Facebook ” Centro Pesca Turano”.

Adesso, la parola a voi. Conoscete altri luoghi in Italia e nel Lazio dove fare campeggio libero?

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Girare l’Italia in bicicletta: intervista a Jessica Cerato

italia in bicicletta
Photo by Jessica Cerato

Sapete quante volte ho accarezzato l’idea di prendermi un lungo periodo tutto per me e fare un viaggio on the road? Io non ho ancora messo in pratica questo sogno, però c’è chi ha preso il coraggio a due mani ed è partito, con l’obiettivo di girare l’Italia in bicicletta.

Lei è Jessica Cerato e con il suo compagno, Emanuele Castellani, hanno deciso di rompere gli schemi e imbarcarsi in una fantastica avventura di viaggio, scoperta e crescita personale.

Incuriosita dal loro progetto, ho chiesto a Jessica di rispondere ad alcune domande e così è nata l’idea di questa intervista. Non mi dilungo oltre e lascio la parola a Jessica.

Girare l’Italia in bicicletta: a tu per tu con Jessica Cerato

L’organizzazione del viaggio

  • Ciao Jessica, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Per me è davvero un piacere averti ospite nel mio blog. Cominciamo dall’inizio: come è nata l’idea di girare l’Italia in bicicletta?

L’idea di fare il giro d’Italia in bicicletta è nata durante il lockdown. Emanuele e io siamo sempre stati affascinati dai grandi viaggi, ma non siamo mai riusciti ad organizzarne uno a causa della mancanza di tempo a disposizione. Dal momento che avevamo capito di aver perso il lavoro entrambi, dopo il momento di crisi in cui si è ritrovato il nostro Paese, non ci siamo scoraggiati e abbiamo preso la palla al balzo per realizzare uno dei nostri sogni! Complice il fatto di aver seguito il docutrip di Jovanotti “Non voglio cambiare pianeta” ci è venuta in mente la pazza idea di volerci dedicare alla nostra bella Italia!

  • Un progetto davvero ambizioso! Come è andata con la preparazione fisica?

Proprio perché non si poteva uscire, inizialmente ci siamo allenati in casa. Quindi corsa -nei 200 metri tollerati vicino la propria abitazione- esercizi a corpo libero e cyclette! Ci ritagliavamo un’oretta al giorno da dedicare alla preparazione fisica. Poi, dopo il lockdown, con la fase 2, abbiamo iniziato a fare qualche uscita in bicicletta.

  • Cosa ci dici del bagaglio? Come vi siete organizzati per un viaggio tanto lungo?

Per quanto riguarda i bagagli, abbiamo cercato di semplificare al massimo le nostre esigenze, così da portare meno peso possibile. Abbiamo cominciato acquistando i portapacchi, due per ogni bici, e le borse da cicloturismo. Abbiamo montato il tutto una prima volta, ma il bagaglio risultava davvero troppo pesante. Dopo aver sentito la differenza con la bici scarica, abbiamo optato per minimizzare ancora il bagaglio: pochi cambi e sapone di Marsiglia per lavarli!

In bici per l’Italia: l’itinerario

  • Quali tappe toccherete in questa avventura?

A grandi linee, partendo da Roma, attraverseremo la Via Francigena fino a Massa Carrara, per poi arrivare a La Spezia, toccando le Cinque Terre e Genova, per quanto riguarda la Liguria.

Alessandria e Vercelli sono le tappe programmate per il Piemonte, mentre in Lombardia giungeremo a Vigevano, Milano, Brescia e Desenzano del Garda.

Arriveremo in Veneto seguendo la ciclovia Aida, per poi raggiungere la parte bassa del Trentino Alto-Adige. Seguendo la ciclovia della Valsugana ci sposteremo prima a Bassano del Grappa, per poi arrivare a Padova e Chioggia. A seguire, arriveremo in Puglia lungo la costa adriatica. Infine, attraverseremo la Basilicata e la Calabria per ricongiungerci alla costa tirrenica e tornare verso casa, a Roma.

Si tratta di un itinerario generale, poi, di settimana in settimana, decidiamo le tappe precise. Dipende da tanti fattori combinati: cosa vogliamo visitare, chi ci offre ospitalità, il tempo e i chilometri da percorrere.

  • Puoi raccontarci brevemente come avete messo in piedi l’itinerario?

Abbiamo pianificato il percorso a tavolino, cartina d’Italia alla mano. Poi abbiamo usato soprattutto due risorse che si sono rivelate fondamentali per l’organizzazione. Google Maps per avere un’idea più precisa delle distanze e vari gruppi Facebook, dai quali abbiamo preso molti spunti e ricevuto consigli. A proposito di Facebook, vi consiglio di visitare la nostra pagina In bici per l’Italia per essere sempre aggiornati sulle nostre avventure.

I costi del viaggio

  • Puoi dirci, indicativamente, quanto spenderete durante il viaggio? Avete usato degli sponsor per finanziare il progetto oppure vi siete autofinanziati?

Essendo in due e trattandosi di un paio di mesi fuori casa, abbiamo calcolato di spendere circa 100 euro al giorno, quindi 6.000 euro in totale. Ci sono tappe in cui si spende di più, altre in cui si ammortizzano le spese. Dipende molto dalle soluzioni che si scelgono on the road. Per esempio, mangiando sempre nei ristoranti, la cifra aumenterebbe considerevolmente, mentre i costi sarebbero stati più contenuti se avessimo scelto di dormire sempre in tenda. Non abbiamo sponsor, ci autofinanziamo per la gran parte del viaggio. Tuttavia abbiamo aperto una campagna su Gofundme per chi volesse partecipare economicamente alla realizzazione del nostro progetto. Il link è questo https://gf.me/u/x6ih44

Girare l’Italia in bicicletta: difficoltà e consigli

  • Cosa pensi delle piste ciclabili in Italia? Sono in buono stato di manutenzione?

Per le piste ciclabili si potrebbe certamente fare di più. Il nord offre maggiori opportunità, i centri delle città ne sono ben provvisti, ma alcuni tratti di periferia andrebbero mantenuti meglio.

  • Qual è stata la parte del viaggio più faticosa e difficile da affrontare, fino a questo momento?

Il giorno più duro è stato proprio il primo. Abbiamo unito due tappe della Via Francigena, che solitamente si percorrono separate. Inoltre, con la convinzione di essere quasi arrivati , avevo mangiato poco e il sole del 10 Agosto di pomeriggio si è fatto sentire in tutta la sua prepotenza. Ho avuto una crisi di fame, e forse anche un po’ di panico, pensavo di mollare, di aver fatto una cavolata imbarcandomi in un simile progetto. Non avevo più energie, né fisiche né mentali, per proseguire e raggiungere la nostra prima meta. Emanuele è stato un ottimo motivatore e così con fatica siamo arrivati a Sutri. E meno male che non ho mollato, un’esperienza più bella di questa non potrei viverla!

  • Sono proprio d’accordo con te! Ci parli di un luogo che ti ha colpita particolarmente?

Per il momento credo proprio che la Val d’Orcia mi abbia rubato il cuore! Paesaggisticamente parlando è favolosa, inoltre, lungo la Via Francigena ho conosciuto molte belle persone che mi hanno dato tanto.

  • Questo è il bello della condivisione e dell’entusiasmo che sicuramente suscita un progetto come il vostro! Avresti qualche consiglio da dare a chi volesse percorrere qualche tappa dell’itinerario? Per esempio, un suggerimento ai meno allenati e alle famiglie con eventuali bambini?

Allora, ai meno allenati potrei consigliare la ciclovia Aida perché bella e poco faticosa per chi è alle prime esperienze in bici. Per le famiglie con bambini, invece, non saprei dare consigli precisi. Sinceramente, non avendo figli, non posso immaginare quali siano le diverse esigenze.

  • Cosa dovrebbe aspettarsi chi decidesse di fare la vostra stessa esperienza e girare l’Italia in bicicletta?

Per fare questa esperienza servono spirito di adattamento e motivazione. Ogni giorno è diverso. Ci sono sempre nuove sfide: dai dislivelli del terreno, al maltempo, ai contrattempi inevitabili. Del resto non è un viaggio qualsiasi ma una vera avventura. Un’imparagonabile avventura!

  • Fino a quando sarete in viaggio? Che progetti hai per il futuro?

Resteremo in viaggio fino a Ottobre ma, un volta tornati, non ho ancora dei progetti chiari, sarà perché stavolta voglio veramente godermi il presente!

Te lo auguro davvero con il cuore Jessica, grazie per aver accettato la mia intervista!

Che ne pensate del progetto di Jessica ed Emanuele? Ambizioso, vero? Certo, loro però sono la dimostrazione che nulla è impossibile. Il detto che, per realizzare un sogno bisogna crederci, calza davvero a pennello.

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Mare con neonati? Si, con la giusta organizzazione!

mare con neonati

Se mi seguite sui social, saprete già che sono da poco diventata mamma di Elisa Maria.

Si sa, alla nascita di un bambino, spesso piovono consigli non richiesti. Se poi ci aggiungiamo l’ansia tipica delle neo-mamme, capita che arriviamo a farci mille paranoie -concedetemi il termine dialettale-. Almeno, a me è accaduto proprio questo. La scorsa settimana, con il marito, abbiamo deciso di concederci una giornata diversa dal solito, portando con noi la nostra piccola. Andare al mare con neonati è fattibilissimo.

Ora vi racconto un po’ di questa prima esperienza, in modo da aiutarvi a dissipare qualche dubbio -perché se siete capitati su questa pagina, sicuramente state cercando consigli al riguardo-.

Viaggiare con bambini: una piccola riflessione

Prima di continuare, premetto che, lo scorso anno, quando annunciai di essere incinta, il commento che sentii più spesso fu :”Bello, ora però dovrete dimenticarvi dei viaggi”.

Il marito e io sorridevamo, perché già da allora credevamo nella possibilità di viaggiare con i bambini. Basta solo avere qualche accorgimento in più e adattarsi alle loro esigenze.

Il primo passo per dissipare i timori di neo-genitori e abituarci a portare ovunque la nostra piccola, lo abbiamo compiuto andando al mare per la prima volta in tre.

Man mano che crescono, i bambini sanno adattarsi molto meglio degli adulti e, se abituati a viaggiare fin da piccolissimi, per loro diventerà normale fare le valigie e partire alla volta di nuove avventure.

Mare con neonati: come mi sono organizzata

Come scrivevo prima, per viaggiare con i bambini, è necessario avere qualche accortezza supplementare, soprattutto nel caso dei neonati.

La scelta del luogo

Per essere tranquilli, specialmente durante la prima esperienza, abbiamo preferito evitare le spiagge più isolate e difficili da raggiungere e abbiamo scelto Nettuno.

Questa città di mare, infatti, dista solo un’ora di macchina da dove abitiamo e le sue spiagge sono ideali per una giornata al mare con bambini neonati.

In particolare:

  • la spiaggia è facilmente raggiungibile dalla strada, senza dover attraversare passerelle e ripide scalinate scendendo con la carrozzina
  • c’è un parcheggio vicinissimo dove poter lasciare l’auto, così da non dover percorrere troppa strada sotto il sole
  • nelle vicinanze ci sono tutti i servizi di cui si può aver bisogno, dai bar alla farmacia, per qualsiasi evenienza.

L’orario per andare al mare

Le ore più fresche, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, sono le più indicate per andare in spiaggia con i bambini.

Non avendo un punto d’appoggio a Nettuno, noi abbiamo deciso di partire da casa dopo pranzo e trascorrere il pomeriggio e la serata in spiaggia, evitando così di stressare troppo la nostra piccola. Per la cena abbiamo portato dei panini da casa, in modo da non perdere tempo al ristorante e goderci al massimo quelle ore in riva al mare.

Ecco i vantaggi di questa scelta:

  • si evitano le ore più calde;
  • le spiagge sono poco affollate -quasi deserte-;
  • il mare al tramonto è pura poesia.

Che dite, bastano queste motivazioni?

Tutto l’occorrente da portare per una giornata al mare con neonati

Nei prossimi paragrafi vi racconto come mi sono organizzata.

Personalmente ho parecchio spirito d’adattamento, ma a Elisa Maria non deve mancare nulla. Se lei è serena, lo sono anch’io e viceversa. Penso sia questo il segreto per viaggiare con bambini, anche piccolissimi.

Di seguito trovate tutto ciò che ho portato con me.

Vestiti di ricambio

Nella borsa della piccola ho messo un body extra una tutina di cotone a maniche lunghe, dato che, dopo il tramonto, in spiaggia c’è molta umidità. Ho portato anche una coperta pesante che le ho avvolto addosso durante la poppata serale, prima di tornare a casa.

Pannolini, cremina per arrossamenti e Mylicon

Riguardo ai primi, è difficile calcolare la quantità giusta da portare. Per non sbagliare, ne porto sempre più di quanti ne servano effettivamente. Per un pomeriggio e una serata al mare ne ho portati 8 e ne ho utilizzati 3.

La cremina contro gli arrossamenti la porto sempre con me. Elisa Maria ha la pelle molto delicata e basta poco per provocarle un’irritazione. Io uso la Babygella ed è molto comoda da portare perché la confezione da 250 ml occupa davvero poco spazio.

Ho portato anche il Mylicon in caso di colichette, in modo da scongiurare qualsiasi evenienza. Anche se, come ho scritto sopra, non troppo lontano dalla spiaggia c’è una farmacia, quindi non sarebbe stato un problema se avessi dimenticato qualcosa.

Latte artificiale: come e quanto?

Questo è l’unico punto che richiede un minimo di organizzazione in più.

Purtroppo, io non ho latte e, nel mio caso, quello artificiale è stata una scelta obbligata. So che Elisa Maria cresce bene anche così, però avrei tanto voluto allattarla naturalmente. Poi, volete mettere la comodità di non doversi portare dietro tutta l’attrezzatura per la pappa?

Comunque, dato che non è così, ecco come mi sono organizzata.

Io uso il latte in polvere e ho portato da casa un biberon già pronto, riponendolo in questo contenitore della Chicco per mantenerlo alla giusta temperatura:

mare con neonati

Per le poppate successive, ho messo le dosi del latte -contando i misurini- in un recipiente ermetico sterilizzato e ho scaldato l’acqua che ho conservato in questo thermos:

mare con neonati

Se anche voi utilizzate il latte artificiale per i vostri piccoli, vi consiglio caldamente un thermos di questo genere. Quando sono a casa, la sera, prima di andare a dormire, faccio bollire l’acqua per le poppate notturne e si mantiene calda fino al mattino, così impiego meno tempo per preparare il latte a Elisa Maria.

La quantità basta per circa 3 poppate e quando sono fuori è ancora più comodo, perché non ho bisogno di cercare un bar e chiedere di scaldare l’acqua.

Mare con neonati: si può fare?

La risposta è: assolutamente si. La nostra prima volta al mare con la piccola è stata un successo: noi ci siamo rilassati e lei è stata molto tranquilla.

E’ tutto rose e fiori? No, certo. Guardate:

mare con neonati

Qualsiasi blogger sa bene che le foto devono rispettare determinate caratteristiche. Questa è sfocata, storta e non instagrammabile, come si dice in gergo, ma non siamo riusciti a farne una migliore. Proprio in quel momento la mia cucciola ha iniziato a strillare, aveva bisogno di coccole e non c’era verso di tenerla nella carrozzina.

Però ho scelto comunque di mostrarvela perché è autentica e senza filtri, proprio come qualsiasi esperienza con i bambini, soprattutto in viaggio. Il segreto? Non lasciarsi andare al nervosismo e prendere gli imprevisti con un sorriso.

Un’altra città di mare molto adatta alle esigenze delle famiglie con bimbi al seguito è Terracina. Presto andremo anche là in tre per la prima volta. Intanto, se volete scoprire qualcosa in più su Terracina, ne parlo in questo articolo: Vacanze al mare in centro Italia? Si,a Terracina!

Mamme, cosa ne pensate? Lascio la parola a voi. Siete mai andate al mare con i vostri bambini neonati? Mi raccontate la vostra esperienza?

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Cosa mangiare a Torino: largo allo street food!

cosa mangiare a torino

State programmando una visita alla città del Lingotto e siete curiosi di sapere cosa mangiare a Torino? Dimenticate per un attimo il classico repertorio culinario piemontese. Almeno per questa volta, al bando polenta e Bagna Cauda, largo allo street food!

In questo post vi parlerò di tre cibi tipicamente “di strada” da mangiare a Torino da poter gustare tranquillamente seduti nei migliori locali della città. Nel frattempo, vi consiglio di dare un’occhiata al mio post su cosa vedere a Torino: Due giorni a Torino fra musei, parchi e mercati

Cosa mangiare a Torino: 3 must da provare

La pizza fritta

La pizza fritta è senza alcun dubbio di origine napoletana, eppure è il primo street food che vi consiglio di mangiare a Torino.

Prima di raccontarvi come e quando si è diffusa anche in Piemonte, diamo un’occhiata alle sue origini.

La storia della pizza fritta

Se oggi possiamo gustare la sfiziosa variante della classica pizza tonda è merito dell’ingegno napoletano.

Le prime pizze fritte, infatti, nacquero come variante popolare della pizza tradizionale cotta nel forno a legna.

cosa mangiare a torino

Si racconta che, durante la seconda guerra mondiale, la pizza tonda fosse un alimento per ricchi, un po’ per la scarsità dei forni a legna, in quel periodo quasi completamente distrutti, un po’ per la difficoltà di reperire gli ingredienti per la farcitura.

Qualcuno allora pensò bene di friggere l’impasto in grandi pentoloni e di usare gli ingredienti che aveva in casa per insaporire la pizza.

La pizza fritta arrivò sui grandi schermi grazie al film “L’oro di Napoli”, dove Sophia Loren interpretava una donna partenopea che si guadagnava da vivere friggendo le pizze sull’uscio di casa.

Con il tempo, la pizza fritta si diffuse un po’ in tutto il Sud Italia, soprattutto in Puglia. Durante gli anni ’60 e ’70, molti pugliesi si trasferirono a Torino, attratti dalle opportunità lavorative offerte dalle fabbriche e dalle aziende che gravitavano attorno alla Fiat, portando in Piemonte la tradizione della pizza fritta.

Essendo un prodotto di tradizione popolare, la pizza fritta tradizionale veniva farcita -soprattutto a Napoli- con la ricotta e i ciccioli, ovvero gli scarti della carne di maiale. Da allora questo street food così goloso si è evoluto e oggi si può gustare in tantissimi modi diversi, con i ripieni più svariati.

Tutte le varianti della pizza fritta

cosa mangiare a Torino

La fantasia in cucina degli italiani da il meglio di sé nell’inventare nuovi modi per farcire la pizza fritta. Dal classico pomodoro e basilico all’aggiunta della mozzarella di bufala per i palati più tradizionali, passando per il grana, i friarielli e – variante gustosissima- il pesce nella versione marinara. In molti poi propongono la pizza fritta con l’aggiunta di erbe e spezie tipiche della tradizione mediterranea: origano, rosmarino, mentuccia, aglio e peperoncino.

Negli ultimi anni la pizza fritta sta conoscendo davvero un enorme successo e spesso viene proposta anche nei ristoranti, persino nelle varianti dolci.

Nel prossimo paragrafo vi racconto dove mangiare la pizza fritta a Torino.

Santi Pizza Fritta: la miglior pizza fritta di Torino

Questo locale si trova in zona San Salvario, conosciuta per la vivace vita notturna. Quì è possibile mangiare una pizza fritta da leccarsi i baffi.

Gli ingredienti usati per la farcitura della pizza sono molto variegati. Qualche esempio? Pomodoro e mozzarella, alici, burro, vitello tonnato e pinoli. Inoltre, per ogni gusto viene proposto un cocktail diverso che si sposa perfettamente con il ripieno della pizza. Insomma, da provare!

Dove si trova Santi Pizza Fritta: Via Claudio Luigi Berthollet 9.

Cosa mangiare a Torino: i tramezzini

cosa mangiare a torino

Il tramezzino è la versione italiana del sandwich inglese, le cui origini risalgono alla metà dell’ 800.

Esistono diversi racconti sulla nascita del sandwich. Pare che a inventare i primi sandwich sia stata la duchessa di Badford, Anne Marie Stanhope che, stanca di attendere la cena, preparò dei piccoli panini farciti con burro e cetrioli da accompagnare al tè delle cinque. Altri invece farebbero risalirne l’origine a un gruppo di giocatori incalliti, che inventarono dei panini farciti da mangiare velocemente per non interrompere la loro partita di pocker.

Chi inventò la parola “tramezzino” fu invece Gabriele D’Annunzio che non sopportava l’uso di termini stranieri all’interno della lingua italiana.

Il primo caffè italiano a proporre i tramezzini alla sua clientela si trova proprio a Torino, la città quindi è la casa del tramezzino italiano. Questo locale storico esiste tutt’ora ed è proprio quello in cui vi consiglio di mangiare i tramezzini a Torino. Ecco tutte le informazioni.

Il Caffé Mulassano, in Piazza Castello 15, è una piccola e accogliente caffetteria dall’ambiente molto esclusivo grazie alle atmosfere Liberty di un tempo. I tramezzini sono ovviamente la sua specialità. Tra le tante tipologie vi consiglio di provare assolutamente quello all’aragosta. Se siete in zona all’ora di colazione, sono ottimi anche i cornetti, magari accompagnati da una cioccolata calda, altra specialità tipica di Torino.

Cosa mangiare a Torino: il Kebab

cosa mangiare a torino

Arriviamo all’ultimo street food consigliatissimo da mangiare a Torino: il Kebab. Anche in questo caso, parliamo di un cibo d’importazione che ha saputo farsi strada nel cuore dei torinesi, un cibo che arriva da lontano.

La storia del Kebab

In Italia siamo abituati a pensare al Kebab come a una pietanza nord-africana e, in effetti, a Torino c’è una numerosissima comunità marocchina ed egiziana, ecco spiegata la presenza dei tanti ristoranti in città.

In realtà però, per trovare l’origine del Kebab dobbiamo andare in Iran, più precisamente nell’antica Persia. Pare infatti che a inventare il Kebab furono i soldati dell’esercito imperiale, utilizzando le loro spade come strumenti di cottura per i tranci di carne di agnello.

Da allora il Kebab si diffuse non solo in Medio Oriente, ma in tutto il continente asiatico, tanto che ogni Paese lo ha reinterpretato secondo le consuetudini locali.

Il Kebab a Torino

A Torino le varianti più diffuse sono il Kebab marocchino – servito al piatto e accompagnato da salsa piccante, salsa allo yogurt e humus di ceci- e il doner Kebap turco. Quest’ultimo viene servito all’interno o di un pane molto sottile che ricorda la nostra piadina romagnola, oppure con un panino lievitato al sesamo.

L’abbinamento del Kebab a riso, insalata e patatine fritte è nato dopo per venire incontro ai gusti degli occidentali e non è tipico del Medio-Oriente.

Ma dove mangiare il Kebab a Torino? Come dicevo prima, la città è piena di ristoranti, tuttavia vi consiglio senza ombra di dubbio Horas Kebab, in Via Berthollet 24/b, sempre in zona San Salvario. Oltre al classico Kebab, da Horas troverete tanti piatti della tradizione araba, tra i quali vi consiglio il Falafel -polpette di ceci- e il Gollash. Il Gollash è un dolce egiziano, variante del più famoso Baklava, tipico non solo del Medio Oriente ma anche dei Paesi Balcanici. Gli ingredienti base sono la pasta fillo, il miele, la cannella e la frutta secca. Vi consiglio di accompagnare il Gollash -o Baklava- a un classico bicchierino di tè verde aromatizzato alla menta. Provateci e non ve ne pentirete, l’abbinamento è eccezionale.

Spero di avervi fatto venire l’acquolina in bocca e di aver risposto -in modo anche un po’ alternativo- alla vostra domanda su cosa mangiare a Torino.

Buon appetito!

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Cosa vedere a Genova: tour marinaro con bambini (e non)

cosa vedere a genova

Se amate il mare e vi piacerebbe partire alla scoperta della Liguria, Genova è sicuramente il punto di partenza. Il mare è la sua caratteristica principale, ecco perché vi suggerisco di concentrarvi su questo elemento per scoprire da una prospettiva particolare la bellezza della città. Se vi state chiedendo cosa vedere a Genova, ecco un tour adatto a grandi e piccini, che vi permetterà di scoprire gli angoli più suggestivi di questa città marinara.

Genova e il mare: un amore lungo una storia

Tutta la storia di Genova è profondamente segnata dal mare, a partire dal Medioevo, il periodo di massimo splendore della città. Grazie al suo controllo sul Mediterraneo, la Repubblica di Genova riuscì a creare un vero e proprio impero mercantile che arrivava fino in Palestina. I genovesi divennero famosi in tutto il mondo allora conosciuto per la loro abilità di commercianti.

Il riflesso di questa grandezza si respira ancora oggi all’interno della città, non solo fisicamente, grazie al porto e alle industrie, ma anche, e soprattutto, culturalmente. I lunghi viaggi in mare hanno plasmato il carattere dei genovesi, rendendolo un popolo riservato ma fiero, capace di affrontare a testa alta le difficoltà. Vi assicuro che non è solo un modo di dire. Basti pensare alla forza con cui Genova ha reagito alle catastrofi degli ultimi anni, dalle alluvioni fino al crollo del ponte Morandi.

Cosa vedere a Genova, la città marinara del Nord-ovest italiano

Ora entriamo nel vivo di questo tour della Genova marinara. Come scrivevo nel paragrafo introduttivo, questa visita si adatta perfettamente alle famiglie con bambini. Si può fare tranquillamente in 3 giorni, anche 4, se, come me, amate i viaggi lenti e volete respirare davvero i luoghi che visitate.

Pronti per cominciare?

Acquario di Genova

Alla domanda su cosa vedere a Genova, si può rispondere cominciando dal suo famoso Acquario, che è un po’ il simbolo della città. Accedere all’interno del percorso significa avere davvero l’impressione di trovarsi in fondo al mare.

Ecco qualche dato tecnico: l’Acquario si sviluppa su una superficie di 27.000 chilometri quadrati e, al suo interno, sono presenti ben 200 specie vegetali diverse e circa 12.000 animali.

La visita base dura circa 3 ore. Tuttavia, si può prolungare il percorso acquistando una delle diverse esperienze proposte all’interno della struttura, tra cui la danza delle meduse e la visita alle vasche dei pinguini. Questi ultimi, assieme agli squali e ai delfini, sono gli animali più apprezzati dell’Acquario, soprattutto dai bambini.

Un consiglio super interessante: sul sito ufficiale è possibile acquistare un’esperienza da regalare, per festeggiare un compleanno in modo diverso dal solito. Se cercate un regalo alternativo per stupire qualcuno della famiglia, potrebbe essere un’idea. Per questo e molti altri dettagli sull’Acquario di Genova, vi allego il link del sito: https://www.acquariodigenova.it/

Porto Antico

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La tappa successiva di questa visita a Genova è il Porto Antico, che si incontra subito dopo essere usciti dall’Acquario.

Come suggerisce il nome, si tratta di una zona storica in quanto, nell’antichità, era il luogo dove attraccavano le navi mercantili provenienti da tutto il Mediterraneo. Oggi è una zona vivace e moderna, un vero punto di attrazione per chi si accinge a conoscere la città. Secondo me, ci sono alcune cose assolutamente da non perdere, al Porto Antico, durante una visita a Genova.

  • Salire sull’ ascensore panoramico fino a 40 metri di altezza per ammirare la città dall’alto.
  • Visitare la Biosfera. Si tratta di una struttura moderna, molto all’avanguardia, di forma sferica. Per la sua costruzione sono stati utilizzati solo vetro e acciaio, seguendo le indicazioni dell’architetto Renzo Piano. Vi dirò, da fuori non dice molto, ma non lasciatevi ingannare, perché la vera bellezza si trova al suo interno. Si possono ammirare, infatti, molte specie di animali – tra cui tartarughe, pesci e uccelli- e vegetali – come palme, felci e diversi alberi esotici-. Insomma, una delizia per gli occhi per tutti gli amanti del verde e della natura.
  • Pattinare sul ghiaccio con vista mare. Credetemi è super divertente, sembra quasi di tornare bambini! Attenzione, però, la pista sul ghiaccio è aperta solo fino ad Aprile. Se visitate Genova in estate e vi piace il genere, un’alternativa potrebbe essere l’affitto del segway– che, sinceramente, a me non piace affatto, preferisco di gran lunga le biciclette. Ognuno ha i suo gusti, no? -.

Boccadasse

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Un’altra cosa da visitare a Genova, specialmente in un tour incentrato sul mare, secondo me è Boccadasse. Come si intuisce dalla foto, è il borgo marinaro di Genova, dalle origini antiche e misteriose. Secondo una leggenda, sarebbe stato fondato da un gruppo di mercanti spagnoli. Il nome del borgo significa “bocca d’asino” e starebbe a indicare la forma della sua spiaggetta.

Consiglio: prendetevi un’intera giornata per visitare con calma Boccadasse. Fate un giro tra le casette colorate del borgo, rilassatevi sulla spiaggia ad ammirare il panorama, magari davanti a un bel bicchiere di vino e concludete con una cena a base di pesce in uno dei ristoranti vicini. Credetemi. tornerete in albergo davvero rilassati, ne vale la pena!

Museo del Mare

Ecco un’altra tappa interessante per tutti gli amanti del mare, grandi e piccini.

Questo museo si sviluppa su 4 piani e, all’interno, ci sono diverse sale interattive che raccontano il viaggio in mare durante le epoche passate. Non mancano poi riproduzioni di vascelli, barche e carte nautiche. Tuttavia, il Museo del Mare offre molto altro: dalla visita al sottomarino alle mostre sui flussi migratori italiani nei secoli, toccando, ovviamente, anche la figura di Cristoforo Colombo.

Orari d’apertura e prezzi

Da Marzo a Ottobre il Museo del Mare è aperto tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,30. Da Novembre a Ottobre, invece, è chiuso il lunedì e la chiusura serale è anticipata di un’ora, fatta eccezione per i giorni festivi.

Il prezzo del biglietto base per gli adulti è di 13,00 euro per la visita al solo museo, 19,00 se si vuole aggiungere la visita al sottomarino. I bambini hanno diritto a diverse riduzioni che possono cambiare in base al periodo. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata in rete o rivolgervi al proprietario dell’hotel in cui alloggerete.

Casa di Cristoforo Colombo

Probabilmente non è la cosa più importante da vedere a Genova, ma nel nostro tour marinaro non poteva mancare una visita – seppur breve- alla casa natale di Cristoforo Colombo! Vedrete, soprattutto se viaggiate con bimbi che stanno studiando per la prima volta la storia della scoperta dell’America, la visita sarà un successo.

L’edificio è davvero molto antico. Di origine medioevale, è stato poi ristrutturato nel ‘700. Si pensa che anticamente doveva essere alto 4 piani. Al piano terra c’era la bottega del padre di Colombo, un commerciante e tessitore di lana. Il resto della casa, oggi, si sviluppa su due piani ed è la sede del polo museale del Comune di Genova.

Cosa vedere a Genova: i Parchi di Nervi

La conclusione di questo tour è davvero spettacolare. I Parchi di Nervi sono un insieme di giardini monumentali che si estendono per oltre 90.000 chilometri quadrati. Al loro interno ci sono diverse ville signorili, circondate da roseti e colonie di scoiattoli.

Consiglio: entrate nel Parchi attraversando la Passeggiata Anita Garibaldi. Questo percorso ha una lunghezza di circa 3 chilometri e, partendo dal porto di Nervi, si affaccia su un bellissimo lungomare frastagliato, dove si formano calette e piscine naturali. L’atmosfera è molto suggestiva e vi permetterà di ammirare il mare genovese da un punto di vista diverso.

Come vedete, l’elenco delle cose da fare è davvero lungo e, se siete alla ricerca di cosa vedere a Genova, non resterete certo delusi.

Buon viaggio amanti del mare!

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Dolci tipici di Carnevale: alla scoperta delle tradizioni italiane

dolci tipici di carnevale

Carnevale non è sinonimo soltanto di maschere e stelle filanti, ma anche di dolci profumati che, con la loro fragranza, riempiono la cucina rallegrando i pomeriggi di Febbraio. Da Nord a Sud, ecco quali sono i dolci tipici di Carnevale.

Dolci tipici di Carnevale: i miei preferiti

In questo periodo, spesso, torno con il pensiero agli anni di quando ero bambina. La cucina di mia nonna si riempiva di farina e coriandoli, mentre lei preparava per tutti i nipoti i dolci tipici del Carnevale più diffusi dalle nostre parti, la provincia di Roma. Quei dolci mi hanno accompagnata negli anni e anche oggi continuano ad essere i miei preferiti.

  • Frappe: in realtà sono conosciute in tutta Italia, anche se con nomi diversi. Alcuni le chiamano Chiacchiere, altri Bugie. In ogni caso, tutti sembrano evocare la leggerezza e l’allegria tipiche di questo periodo, dunque non poteva esserci nome più adatto per questi dolcetti di Carnevale. Le frappe sono sfoglie friabili e sottili ricoperte di zucchero a velo. Si possono trovare confezionate o vendute sfuse, soprattutto nel caso di produzione propria, tipica di forni e pizzerie.
  • Castagnole: il nome deriva proprio dalle castagne, in quanto queste frittelle hanno la stessa dimensione. Sono palline fritte o cotte in forno ricoperte di zucchero. Nella versione classica sono semplici, tuttavia spesso nelle pasticcerie si trovano varianti con farciture molto golose alla crema o al cioccolato.

I classici intramontabili

Alcuni dolci non passano mai di moda. Pur essendo tipici di questo periodo, sono talmente conosciuti che, nelle pasticcerie, si possono trovare in qualsiasi periodo dell’anno.

dolci tipici di carnevale
  • Ravioli dolci: come suggeriscono il nome e la forma, si richiamano ai ravioli di pasta sfoglia utilizzati come primo piatto salato, solo che, in questo caso, l’impasto è dolce. Solitamente il ripieno è a base di crema o cioccolato. In alcune regioni vengono serviti accompagnati da una porzione di marmellata.
  • Cenci: sono dolcetti simili alle Frappe, tanto che in alcuni casi si usa indifferentemente l’uno e l’altro nome per indicare entrambe le preparazioni. Vengono cotti in forno oppure fritti in olio bollente. I Cenci sono una ricetta toscana e nell’impasto contengono il Vin Santo. Si accompagnano bene con la confettura alla marmellata.
  • Struffoli: di origine napoletana, sono palline a base di uova e farina cotte in olio bollente, solidificate tra loro grazie al miele caldo. Gli Struffoli si decorano con i confettini colorati, cosa che li rende molto graditi ai bambini.
  • Frittelle: non hanno certo bisogno di presentazioni! Ne esistono infinite varianti, in alcune zone del Lazio sono molto diffuse con la farcitura alle mele o ai frutti di bosco.
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Altri dolci di Carnevale nelle regioni italiane

I dolci che seguono sono forse meno conosciuti rispetto agli altri, tuttavia sono ben radicati nelle tradizioni dei territori da cui provengono.

  • Friciò piemontesi: sono dolcetti simili alle Castagnole, ma dalla forma leggermente più allungata. Di solito sono fritti nell’olio bollente e vengono serviti caldi con una spolverata di cacao amaro o zucchero a velo. La scorza di limone nell’impasto e il ripieno di uvetta rendono i Friciò piemontesi morbidi e profumati.
  • Crescionda spolentina: come suggerisce il nome, è un dolce della tradizione umbra, tipico di Spoleto. Si tratta di una torta multistrato con amaretti, rum e cannella. Nonostante a Carnevale si prepari sempre la versione dolce, ne esiste anche una salata, simile a una focaccia.
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  • Graffe: di origine napoletana, sono ciambelle fritte molto semplici, ricoperte di zucchero.
  • Girelle di Carnevale: tipiche delle Marche, in alcuni paesini vengono chiamate anche Arancini, ma non hanno nulla a che vedere con le crocchette di riso siciliane! L’impasto di queste girelle è assolutamente dolce. Aromatizzate all’arancia, risultano molto soffici e spesso l’uvetta e il cioccolato arricchiscono la superficie delle girelle rendendole ancora più sfiziose.

Insomma, a me è venuta fame scrivendo questo articolo! Quali sono i vostri dolci preferiti in questo periodo? Conoscete altri dolci tipici di Carnevale da aggiungere alla lista?

Per altre curiosità sul Carnevale, cliccate sul link: https://michelamilani.it/origine-carnevale-maschere/

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Carnevale in centro Italia: 5 mete imperdibili

carnevale in centro Italia

Pensando al Carnevale, ci vengono subito in mente Rio de Janeiro e Venezia, le due città legate per eccellenza alle maschere. Eppure, non sempre è possibile recarvisi. Che sia per il budget più elevato – soprattutto nel caso di Rio- o per mancanza di tempo, ecco 5 mete imperdibili dove trascorrere il Carnevale in centro Italia.

Si tratta di destinazioni tutte facilmente raggiungibili da ogni provincia -o quasi- delle regioni centrali, dunque sono perfette per trascorrervi il weekend. Se poi avete a disposizione qualche giorno in più, vi consiglio di fermarvi a visitare queste località, in quanto sono piene di storia e attrattive.

Allora, siete pronti per scoprire i più bei festeggiamenti del Carnevale in centro Italia?

Carnevale in centro Italia: le località imperdibili

Toscana

carnevale in centro Italia
  • Viareggio: il Carnevale di Viareggio è forse il più conosciuto in Italia, assieme a quello di Venezia. I carri allegorici, realizzati in cartapesta, raccontano i grandi temi di attualità del Paese in chiave satirica. La politica sembra essere l’argomento più gettonato e la popolazione è molto fiera dei carri allegorici. Ogni anno ci sono in palio diversi premi per il carro più bello, fantasioso o tradizionale. Durante il Carnevale i rioni della città di Viareggio vengono addobbati a festa e la sfilata dei carri è accompagnata da balli e canti. A partire dal tardo pomeriggio in poi è anche possibile gustare dell’ottimo cibo tipico. Se avete tempo, vi consiglio di visitare il Museo delle Maschere.

Marche

carnevale in centro Italia
  • Fano: il Carnevale di Fano è uno dei più belli del centro Italia ed ha origini molto antiche. Le fonti cittadine raccontano dei festeggiamenti a partire dalla metà del 1400. Anche a Fano i carri allegorici vanno a braccetto con la satira e, come in molte altre località italiane, vengono bruciati a inizio della Quaresima. Questo gesto simbolico rappresenta la fine dei festeggiamenti e l’inizio del periodo di purificazione prima della Pasqua. Una curiosità: il Carnevale di Fano è definito il più dolce d’Italia, in quanto, durante le sfilate, dai carri allegorici vengono lanciati cioccolatini e caramelle.

Carnevale in centro Italia: Emilia Romagna

  • Cento: nel settore delle maschere, Cento è un’autorità. Sapete che la città è gemellata con Rio de Janeiro? Del resto, anche a Cento il Carnevale ha origini molto antiche e i suoi organizzatori non si sono mai risparmiati. Da queste parti esistono diverse società carnevalesche, tuttavia la notizia più tenera è il lancio di peluche dai carri allegorici. Immaginate la gioia dei più piccoli!

Lazio

  • Ronciglione: in questa cittadina il Carnevale non è solo divertimento. Molti eventi che hanno luogo durante i festeggiamenti sono legati alla storia. Le figure più importanti sono gli Ussari, cavalieri ottocenteschi che attraversano il centro della città a cavallo in ricordo delle lotte contro le dominazioni straniere. Dopo la sfilata dei cavalieri, il lato giocoso della festa riprende il sopravvento. La tradizione più importante è quella del Martedì Grasso, quando il Re del Carnevale riceve in consegna le chiavi della città fino al giorno delle Ceneri.

Campania

carnevale in centro Italia
  • Napoli: la città partenopea non ha bisogno di presentazioni. Tuttavia a Carnevale si anima di feste, danze popolari, canti e sfilate allegoriche tanto da essere tra le mete imperdibili per il Carnevale in centro Italia. Le origini dei festeggiamenti si perdono nei secoli, tuttavia, fino al 1600 solo la nobiltà aveva l’usanza delle maschere. I più poveri organizzavano un Carnevale tutto loro, contrapposto a quello dei signori. Alcune notizie che ho trovato nel web parlano di gravi incidenti a seguito degli assalti ai carri allegorici dei nobili. Oggi, la tradizione più importante a Napoli è il funerale del Carnevale. Carnevale viene interpretato da un uomo in carne su un letto di salumi, mentre i napoletani intonano canti tradizionali.

Spesso ci dimentichiamo di quanto sia bella l’Italia e non sempre occorre andare lontano per trovare la meta che fa per noi. Come nel caso del Carnevale in centro Italia. Forse alcune delle località di questo articolo non hanno la fama internazionale di Venezia e Rio de Janeiro, tuttavia sono ideali per un weekend all’insegna del divertimento, senza troppo impegno o dispendio economico.

A proposito, conoscete la vera storia del Carnevale? In questo articolo trovate tante curiosità interessanti sull’origine della festa e delle tipiche maschere italiane: https://michelamilani.it/origine-carnevale-maschere/

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Le origini del Carnevale, viaggio nella storia delle maschere

origini di carnevale

Per la gioia dei piccini ma non solo, Febbraio è uno dei mesi più allegri dell’anno grazie al Carnevale. Le strade si riempiono di carri allegorici, maschere e coriandoli. Ma quali sono davvero le origini del Carnevale e dove nascono le maschere che conosciamo fin da bambini?

Le origini del Carnevale: l’antica Roma

origini di carnevale

Nell’ antica Roma il mese di Febbraio era associato alla fine dell’inverno, il periodo in cui la natura tornava a vivere. Per l’occasione venivano organizzati grandi banchetti e feste danzanti in onore di Saturno. Si trattava di un’antica divinità greca poi romanizzata. Secondo la leggenda, infatti, Saturno sarebbe stato scacciato dall’Olimpo da Giove e costretto a rifugiarsi in Italia. Saturno rappresentava per i romani il dio dell’abbondanza e della fertilità, tanto che spesso veniva raffigurato con una falce tra le mani. Durante i festeggiamenti in suo onore i ricchi patrizi festeggiavano assieme ai servi e venivano dimenticate tutte le convenzioni sociali. Le festività romane in onore di Saturno rappresentano la più antica origine del Carnevale.

Le origini del Carnevale: l’epoca cristiana e il Rinascimento

Per trovare un sentimento religioso nel Carnevale si deve fare un salto fino alla diffusione del cristianesimo. A partire dal Medioevo viene coniato il termine come noi oggi lo conosciamo. La parola Carnevale, infatti, deriva dal latino “carnem levare”, ovvero togliere la carne. Il termine fa rimento al grande banchetto del Martedì Grasso prima delle Ceneri. Da questo momento il Carnevale diventa un periodo di festa e allegria prima della purificazione della Quaresima.

origini di carnevale

Durante il periodo rinascimentale nascono i carri allegorici. Le maschere, soprattutto in alcune regioni italiane, diventano sempre più raffinate. Il Carnevale di Venezia ancora oggi è sicuramente il più famoso in Italia e i costumi sono delle vere e proprie opere d’arte. A partire dal Rinascimento il Carnevale perde gran parte del suo significato religioso, tornando a essere un momento di svago per adulti e bambini.

Tra il 1700 e il 1800, grazie alla Commedia dell’Arte, nascono le maschere tradizionali italiane, che accompagnano tutti noi fin da quando eravamo piccoli.

Le origini del Carnevale: le maschere più famose

Tutte le maschere italiane della Commedia dell’Arte riprendono, in modo più o meno accentuato, i tratti distintivi delle classi sociali dell’epoca. Queste sono le più famose:

  • Arlecchino: una delle mie maschere preferite. Secondo la tradizione, Arlecchino era molto povero, tanto da non potersi permettere un costume per il Carnevale. Così i suoi compagni portarono ad Arlecchino tanti pezzetti di stoffa che vennero cuciti fino a diventare un unico abito colorato. Nella Commedia dell’Arte Arlecchino incarna la pigrizia, ma anche l’astuzia e il coraggio.
  • Brighella: acerrimo nemico di Arlecchino. Come si intuisce dal nome, Brighella ama attaccar briga con chiunque gli capiti a tiro, stando ben attento, però, a essere molto ossequioso verso la nobiltà. Il costume tipico di Brighella è una divisa detta “livrea”, con inserti bianchi e verdi, simbolo di fedeltà al suo padrone.
  • Colombina: una bella servetta bugiarda e vanitosa. Ama farsi rispettare e combina tanti guai pur di mantenersi leale alla sua padrona. I colori tradizionali del suo abito sono il blu della gonna e il rosso delle calze. Colombina è l’unica maschera femminile della Commedia dell’Arte italiana.
  • Pantalone: il nome è tutto un programma. Pantalone è il peggior avaro che si possa immaginare. Commerciante di professione, crede di essere un personaggio molto autoritario. La maschera tradizionale si compone di una camicia, una calzamaglia e un mantello rosso.
  • Pierrot. Ora entriamo in una disputa controversa. Secondo i più, Pierrot sarebbe infatti una maschera francese. Secondo altri, invece, si tratterebbe di un personaggio teatrale nato in Italia nel 1500 circa. La maschera rappresenta l’innamorato respinto. Il nome antico sarebbe Petrolino, poi trasformato nel francese Pierrot soltanto in un secondo momento. Di solito Pierrot non è considerato una tipica maschera italiana e dubito che sapremo con certezza la sua vera origine. Io comunque l’ho inserito nella lista in quanto è forse la mia maschera preferita. 🙂
origini di carnevale
  • Pulcinella: ora ci addentriamo nell’Italia più profonda, precisamente a Napoli. Conosciuta in tutta Europa, questa maschera ha origini napoletane d.o.c ed era una della più rappresentate in teatro. L’abito tradizionale si compone di camicia, pantaloni e cappello appuntito, tutto di colore bianco, con una maschera nera sul viso. Pulcinella incarna ed esaspera tutti i difetti dell’antica borghesia napoletana, dall’avarizia all’insolenza. La sua caratteristica più famosa è l’incapacità di mantenere i segreti -conoscete il detto “il segreto di Pulcinella”?- .

Riscoprire le origini del Carnevale per tornare alle nostre radici

Oggi il Carnevale ha totalmente perso il suo significato religioso e molte della maschere tradizionali sono state sostituite dai personaggi dei moderni cartoni animati. Eppure è sempre bello immergersi nella tradizione del nostro Paese e prendersi il tempo per riscoprire la vera origine del Carnevale. Anzi, sarebbe bello che nelle scuole si tornasse a raccontare di queste tradizioni, in quanto rappresentano la nostra storia e il nostro modo di essere. Potrebbe essere un modo simpatico per tornare alle nostre radici avvicinando i bambini al teatro tradizionale italiano. Sicuramente molto meglio che trascorrere i pomeriggi davanti alla tv. Ma questa è un’altra storia.

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I mercatini di Natale nel Lazio: quelli da non perdere

mercatini di natale nel Lazio

Questo dell’ Avvento, è uno dei periodi dell’anno che preferisco. In queste settimane che precedono il Natale, tutto si tinge di magia. Mi sembra quasi di tornare bambina, quando, con gli occhi luccicanti di entusiasmo, ammiravo il Presepe e l’albero addobbato a festa. Da sempre, i mercatini per me rappresentano il simbolo del Natale. Quanto amo passeggiare tra i banchi ascoltando i canti natalizi in sottofondo! Ecco perché ho pensato a questo post; un articolo dove poter raccontare dei mercatini di Natale nel Lazio, con tutte le iniziative assolutamente da non perdere!

L’origine dei mercatini di Natale

i mercatini di Natale nel Lazio

La tradizione dei mercatini di Natale è molto antica e si è sviluppata dapprima nei Paesi del Nord Europa: Francia, Germania, Belgio e Austria. Insomma, in quei luoghi dove la neve fa compagnia a Babbo Natale e gli abeti si trovano nel loro habitat naturale.

Inizialmente si trattava di mercati legati al commercio stagionale, delle fiere dove si vendevano i prodotti dell’orto e gli animali, per la carne e i formaggi. Con il passare dei secoli, tuttavia, le fiere vennero concentrate nel periodo natalizio e man mano cresceva il numero degli artisti che scendevano in piazza per vendere le loro creazioni.

Con il tempo, le fiere stagionali vennero relegate alla primavera e all’autunno, lasciando un posto d’onore ai mercatini di Natale, che si diffusero anche in Italia.

Nel nostro Paese, i mercatini di Natale più famosi sono soprattutto quelli del Nord Italia –Trentino Alto Adige in primis- eppure, in realtà, la tradizione è ben radicata in tutto il territorio italiano. La regione Lazio è ricca di eventi natalizi legati ai mercatini; se ne trovano tanti, molti dei quali sono davvero ben organizzati. Ecco, allora, che i mercatini di Natale nel Lazio possono rappresentare l’occasione di trascorrere del tempo in famiglia, alla scoperta del nostro territorio. Il tutto accompagnato da quel gusto tipico che precede il Natale.

mercatini di natale nel Lazio

I mercatini di Natale nel Lazio: tutte le info sulle iniziative da non perdere

La provincia di Frosinone

Anagni:

Situata in provincia di Frosinone, Anagni è conosciuta con l’appellativo di “città dei papi”; detiene quindi un posto di tutto rispetto a livello socio-culturale. La gente del luogo è molto fiera dei propri mercatini di Natale, incentrati principalmente sull’ artigianato e la gastronomia. In base alle informazioni riportate sulla pagina facebook della città di Anagni, i mercatini di Natale avranno luogo il 20-21-22 Dicembre. – Prima di recarvi sul posto, dunque, conviene dare un’occhiata alle date per la conferma!

Fiuggi:

Fiuggi è una delle città più importanti del Lazio e ha alle spalle una storia complessa. Da sempre punto di riferimento per il turismo termale e congressuale, Fiuggi offre un bellissimo centro dove poter passeggiare. Durante il periodo natalizio le strade sono allietate da banchetti di ogni tipo. Un’ottima occasione per pensare ai regali di Natale e per approfittare di qualche degustazione enogastronomica. Sono previste inoltre animazioni con Babbo Natale e i suoi elfi. Il programma prevede molte giornate di festa, spalmate durante tutto il periodo delle festività.

La provincia di Roma

Frascati:

Ho scelto volutamente di evitare di parlare di Roma, almeno in questo articolo sui mercatini di Natale nel Lazio. L’obiettivo, infatti, è quello di non oscurare le località più piccole della regione. Forse sono meno conosciute, tuttavia, spesso, non hanno nulla da invidiare alla capitale.

Ad esempio, Frascati è considerata il fiore all’occhiello dei Castelli Romani, l’insieme dei territori che circondano Roma e sono inglobati in un bellissimo parco naturale. La loro particolarità? Ogni cittadina dei Castelli Romani ha una propria storia e delle caratteristiche che la distinguono dalle altre, dando vita a un territorio molto variegato sotto ogni punto di vista. Ne ho parlato in questo articolo: https://michelamilani.it/visitare-i-castelli-romani-conosciamo-il-territorio/

I mercatini di Natale di Frascati sono rinomati in tutta la provincia di Roma e pullulano di idee creative, dagli addobbi per l’albero alla gastronomia. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Il programma è davvero pieno, vi consiglio di informarvi sul sito del Comune per essere aggiornati su tutti gli eventi previsti.

La province di Viterbo e Rieti

Arriviamo così, in questo tour virtuale tra i mercatini di Natale del Lazio, al Nord della regione. Una zona meno conosciuta, forse, ma che merita davvero di essere scoperta. Per queste province, ci sono due mercatini in particolare da segnalare.

Viterbo:

Viterbo è il capoluogo della provincia e vanta stretti legami storici con il mondo vaticano, tanto da contendersi il primato con Anagni come città dei papi. In quello che è chiamato il Palazzo dei Papi, viene allestito ogni anno un magnifico presepe, magari da visitare dopo una pattinata sul ghiaccio nella pista adiacente, un plus a cui i viterbesi non sanno rinunciare. In questa cittadina, i mercatini di Natale si svolgono in un clima di festa assoluta, all’interno del Viterbo Christmas Village, aperto tutti i giorni fino al 6 Gennaio in orari da controllare sul sito del Comune. Alcune di queste attrazioni sono a pagamento.

Greccio:

mercatini di natale nel lazio

Da non confondere con Greggio nel Nord Italia, Greccio meriterebbe un articolo tutto per sé, in quanto è un borgo davvero speciale. Sapete perché? Greccio è il luogo del primo Presepe della storia, realizzato da San Francesco. Il Santo amava questo borgo e spesso vi si recava per pregare, tanto che Greccio ospita oggi un importante santuario francescano. Durante il periodo natalizio non perdete assolutamente il Presepe vivente e il Mercato dell’artigianato e dell’oggettistica per il Presepe. Nei pressi dei mercatini di Natale, dove è possibile acquistare delle ceramiche artigianali di ottima qualità, ogni anno viene allestito il villaggio di Babbo Natale, pensato apposta per i più piccini. Anche in questo caso il programma natalizio è ricco di eventi, che si svolgeranno durante tutto il periodo festivo.

A voi piacciono i mercatini di Natale? Quali sono i vostri preferiti?

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Vacanze al mare in centro Italia? Si, a Terracina!

Articolo aggiornato il 29 Giugno 2021

vacanze al mare in centro Italia

Se siete alla ricerca di una località dove trascorrere le vacanze al mare in centro Italia, Terracina potrebbe essere il posto perfetto. Situata nel basso Lazio, quasi a metà strada tra Roma e Napoli, Terracina è il luogo dove il mare fa compagnia alla storia.

Per questo motivo e per molti altri, ogni anno viene presa d’assalto dai turisti e il lungomare brulica di vita a tutte le ore del giorno e della sera.

Vacanze al mare in centro Italia: perché Terracina?

I motivi per scegliere Terracina come meta per le vacanze estive sono tanti. Il primo, ovviamente, è proprio il mare.

Le spiagge attrezzate vengono gestite con grande cura e l’acqua è davvero pulita.

Io preferisco sempre le aree libere, però devo ammettere che qui tutti gli stabilimenti offrono servizi dallo standard molto elevato. Per Terracina, infatti, non è una novità ricevere il riconoscimento della bandiera blu, a testimonianza non solo della bellezza del mare, ma anche della qualità di tutte le varie infrastrutture.

Il centro della città offre praticamente di tutto: dai numerosi locali in cui mangiare fino ai supermercati dove fare le spesa in caso scegliate di soggiornare in appartamento.

Inoltre, nonostante il traffico caotico, Terracina ha un occhio di riguardo per gli amanti delle due ruote. Tutto il lungomare infatti è costeggiato da una pista ciclabile, lunga circa 3 chilometri.

La città, infine, è molto conosciuta per gli sport acquatici. Ogni anno si svolgono numerose competizioni internazionali e ci sono diverse scuole che offrono corsi di windsurf e kitesurf, anche per i bambini.

Terracina tra storia e cultura

Le attrazioni della città, tuttavia, non si esauriscono con il mare.

Terracina in passato era un luogo amatissimo dai romani, tanto che ne hanno plasmato il territorio lasciando importanti testimonianze della loro presenza.

vacanze al mare in centro Italia

Grazie alla sua posizione strategica, la città rivestì un ruolo chiave anche durante tutto il Medioevo.

Cosa fare a Terracina: non solo vacanze al mare

Questa importanza storica, rende la città una meta da visitare tutto l’anno. Tra l’altro, storia e natura si intrecciano in un connubio così affascinante che non è facile distinguere il confine tra le due.

Io vi lascio una carrellata di luoghi da visitare dopo aver trascorso la giornata in spiaggia.

Il tempio di Giove

Come si intuisce dal nome, siamo in piena epoca pre-cristiana. Il Tempio è un grandioso monumento dall’aspetto molto imponente ed è considerato uno dei simboli della città. Situato nella parte più alta del promontorio, è ben visibile dal lungomare e rappresenta un vanto per tutti gli abitanti. Potete visitarlo anche di sera, quando ogni angolo viene illuminato ad arte creando un’atmosfera molto suggestiva.

Il centro storico

Il centro storico si trova su un promontorio rialzato rispetto al livello del mare. La sua posizione non è casuale. In questo modo, infatti, era possibile avvistare per tempo eventuali imbarcazioni nemiche che si avvicinavano a Terracina. Oggi regala ai visitatori uno spettacolo naturale molto romantico, soprattutto durante l’ora del tramonto, quando tutto si tinge di rosso. Secondo me è uno luoghi più belli da visitare tra le località sul mare di tutto il centro Italia, con il suo mix di antichi reperti romani e medioevali. Ve ne parlo qui: Il centro storico di Terracina, una perla di bellezza sul mare

Il monumento naturale di Campo Soriano

Questo monumento naturale è un altro simbolo di Terracina e sembra vegliare sui pescatori che si apprestano a rientrare dal mare durante l’alba. Si tratta di una bellissima formazione rocciosa di origine carsica, molto somigliante nella forma ai più famosi Faraglioni di Capri. I locali la chiamano affettuosamente “la rava di San Domenico”. Il termine però è di origine incerta. In alcuni dialetti italiani indica la pianta della rapa, qui invece ha a che fare con la geologia perché può indicare sia una frana che una formazione rocciosa.

Parco cittadino Oasi

Restiamo in ambito naturalistico con questo angolo di verde nel cuore di Terracina che vi consiglio di visitare soprattutto con i bambini.

L’Oasi non è un semplice parco pubblico, bensì una vera fattoria a due passi dal mare. Al suo interno, infatti, oltre all’area dedicata agli amanti della corsa, ci sono laghetti artificiali e stalle dove si possono osservare da vicino gli animali della fattoria: non solo galline e conigli, ma anche oche e asinelli.

Per finire, l’Oasi è un punto di interesse storico, perché ospita nel suo perimetro un tratto dell’antica Via Appia di Traiano, nel colore che gli archeologi definiscono bianco imperiale. Inoltre è possibile vedere i resti di quelle che erano vere e proprie botteghe romane.

La sorgente di Santo Stefano

Circondata da un bellissimo bosco, questa sorgente è conosciuta fin dall’antichità. Ci sono diversi itinerari naturalistici che si possono percorrere per scoprire una parte del territorio meno conosciuta dal turismo di massa ma altrettanto suggestiva, incorniciata da elementi carsici e richiami storici. Oggi la sorgente è un luogo privilegiato per ammirare le orchidee selvatiche.

Per finire, se avete voglia di scoprire i dintorni di Terracina dedicando un intero giorno a una gita fuori porta, vi consiglio una visita a Sperlonga. Ne parlo in questo articolo: Cosa fare a Sperlonga, il borgo tra cielo e mare

Ricapitolando, ci sono ottimi motivi per scegliere Terracina come destinazione per le vacanze al mare nella zona del centro Italia:

  • mare pulito;
  • spiagge sabbiose adatte ai bambini;
  • servizi tutti facilmente accessibili;
  • sport acquatici per grandi e piccini;
  • pista ciclabile sul lungomare;
  • tante attrazioni da visitare nei dintorni.

L’unico neo è la folla di gente a qualsiasi ora del giorno, cosa che rende difficile trovare un parcheggio in centro città e anche una semplice sosta in pizzeria rischia di essere stressante. D’altra parte, questa è una cosa abbastanza frequente nelle località più conosciute, soprattutto al mare in estate. Comunque si tratta di una mia personalissima opinione perché io preferisco i luoghi più tranquilli e meno frequentati. Per ovviare a questo, noi cerchiamo sempre di partire durante i periodi di bassa stagione, soprattutto dopo Ferragosto. Da questo momento in poi, infatti, non solo i prezzi calano notevolmente, ma ci sono molti meno turisti e amo questa tranquillità che mi permette di godermi il mare a modo mio. Se avete questa possibilità, è una cosa che vi consiglio assolutamente perché tornerete rigenerati senza lo stress tipico dei luoghi super affollati.

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Pescare in provincia di Roma: le Mole Vecchie

Pescare in provincia di Roma: le Mole Vecchie

Se avete la passione per la pesca e vi state chiedendo dove pescare in provincia di Roma, questo è assolutamente il post che fa per voi!

Prima di cominciare, però, preciso una cosa. Personalmente non sono appassionata di pesca, mi sono limitata semplicemente ad accompagnare mio marito; infatti, è lui il pescatore della famiglia. Per questo motivo non ho minimamente le competenze necessarie per esprimere un giudizio tecnico sulla pesca alle Mole Vecchie. Il mio scopo è quello di ispirarvi e raccontarvi un luogo dove è possibile praticare la pesca e, per gli accompagnatori, rilassarsi trascorrendo una giornata all’aria aperta.

Pescare in provincia di Roma: le Mole Vecchie, informazioni pratiche

Il circolo pescatori le Mole Vecchie si trova a Colle Mattia, in Via di Colle Mattia 71, non troppo lontano dalla stazione ferroviaria. Per raggiungerlo, si percorre una stradina secondaria e si prosegue verso l’interno.

Questo è sicuramente uno dei punti a favore delle Mole Vecchie in quanto la zona è molto silenziosa e fuori dal traffico cittadino. Pur nella mia inesperienza nella pesca, mi rendo conto che il silenzio è fondamentale per non spaventare i pesci.

Pescare in provincia di Roma: prezzi e regolamento delle Mole Vecchie

Il marito ha speso 19,00 euro per mezza giornata e 2 canne da pesca di proprietà portate da casa (dopo le 5 ore di pesca è previsto un supplemento. Il prezzo per l’intera giornata, sempre con 2 canne, è di 29,00 euro). Aveva preparato da casa anche le esche, tuttavia per chi non ne avesse la possibilità, queste possono essere acquistate, assieme alla pastura, presso il bar del laghetto. Come accompagnatrice, io non ho pagato nulla.

Per accedere alle Mole Vecchie, occorre rispettare il regolamento interno della struttura. Vi riporto i punti principali.

  • il bigodino è vietato da Settembre a Maggio; può invece essere utilizzato da Giugno ad Agosto;
  • sono vietate le ancorette e la pesca con più ami;
  • non è consentita la pesca a strappo;
  • Storioni e Black Bass (Persici Neri) sono specie protette: qualora vengano pescate, c’è l’obbligo di rigettarle immediatamente in acqua.

Le Mole Vecchie: la mia opinione sul laghetto di pesca

Pescare in provincia di Roma, le Mole Vecchie

Come vi accennavo nell’introduzione di questo post, io non so nulla di pesca. Il marito non è rimasto troppo soddisfatto in quanto non ha pescato nulla. Sinceramente, però, non so se attribuire questo fatto alla quantità di pesci presenti in acqua o a semplice sfortuna.

La mia non è l’opinione di un’esperta. Tuttavia posso dire che ho trovato le Mole Vecchie un luogo piacevole e abbastanza curato. La struttura del bar non è nuova, ma il caffè è ottimo e il proprietario molto disponibile. Tra l’altro, il laghetto ospita una piccola area barbecue, mentre al bar possono essere acquistati dei panini per il pranzo.

Ho trascorso la mattinata rilassandomi mentre leggevo un libro su una panchina; il marito era concentratissimo sulle sue canne. Del resto, ho imparato che la pesca è un’arte che richiede una pazienza infinita.

Cosa non mi è piaciuto:

Ci sono tuttavia due cose che non mi sono piaciute.

  • Il bagno non era stato pulito.
  • Non c’è molta ombra ed è un peccato. Dovrebbero essere piantati più alberi, sarebbero apprezzati anche da eventuali accompagnatori.

Ammetto però che la mia potrebbe benissimo essere un’opinione del tutto soggettiva. E femminile, dato che, a parte qualche rara eccezione, i pescatori erano tutti uomini. Del resto non ho sentito nessuno lamentarsi. Insomma, se amate la pesca e siete alla ricerca di un luogo tranquillo dove pescare in provincia di Roma, le Mole Vecchie può rappresentare certamente il luogo ideale.

Sono molto curiosa dove mi condurrà il marito durante la prossima battuta di pesca. Voi amate la pesca? Conoscete altri luoghi dove pescare in provincia di Roma?

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Cosa mangiare a Gubbio e dintorni

Articolo aggiornato il 22 Aprile 2021

cosa mangiare a Gubbio

Se state organizzando un viaggio a Gubbio, probabilmente vi starete chiedendo anche cosa si può mangiare in questa splendida città medioevale.

Inizio subito col dirvi che, se amate il buon cibo, Gubbio è davvero il luogo che fa per voi. La cucina tipica egubina, infatti, è molto conosciuta per la sua bontà.

Io l’apprezzo tantissimo perché include piatti semplici, che richiamano l’antica tradizione contadina. Da queste parti, il cibo ha conservato l’amore per la tradizione e il suo territorio. Quasi tutti gli ingredienti, quindi, provengono dai dintorni della città, proprio perché si tratta di prodotti tipici dell’Umbria.

Un pranzo o una cena a Gubbio permette di gustare cibi di prima qualità a km 0, un plus che rende il cibo di questo luogo, e, più in generale, di tutta la regione, davvero eccezionale.

Scopriamo allora cosa mangiare a Gubbio.

Cosa mangiare a Gubbio: gli antipasti

Come in ogni pranzo o cena che si rispetti, vi consiglio di cominciare dall’antipasto.

Secondo me, la scelta migliore è rappresentata dalle preparazioni più semplici perché sono le più tipiche e genuine.

Per noi, ogni volta che torniamo a Gubbio, è tradizione iniziare dalle bruschette.

Le bruschette croccanti sono un piatto davvero frugale e veloce, molto diffuse nel mondo contadino, dove il pane rappresentava spesso la base dell’alimentazione. Vi suggerisco di provare quelle condite semplicemente con un pizzico di sale e un cucchiaino di olio d’oliva. Proprio l’olio d’oliva, infatti, è un prodotto tipico della regione e molte qualità si producono nelle colline che abbracciano Gubbio. Si dice che l’olio extravergine d’oliva umbro sia tra i più pregiati d’Italia e si caratterizza sempre per il suo sapore deciso, che richiama il territorio dove crescono gli ulivi.

Primi piatti della cucina egubina

Per i primi piatti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Se amate la pasta, sicuramente gli Strangozzi vi faranno venire l’acquolina in bocca. Si tratta di un tipo di pasta artigianale, spessa e porosa, dalla forma allungata, simile agli spaghetti grossi. Gli Strangozzi sono tipici di Gubbio, ma in ogni ristorante si possono assaggiare anche delle ottime fettuccine e pappardelle.

Ecco gli abbinamenti che vi consiglio:

  • fettuccine al tartufo;
  • fettuccine funghi, piselli e tartufo;
  • fettuccine salsiccia e tartufo;
  • pappardelle al ragù di cinghiale;
  • pappardelle al sugo e tartufo.

Proprio il tartufo è l’alimento principe della città. Si utilizza molto sulle bruschette e sulla carne, ma secondo me, abbinato alla pasta, dona quel sapore deciso al retrogusto di bosco, come io amo definirlo, che sa di Umbria e che per il marito è inconfondibile. Soprattutto grattugiato sulla pasta al sugo.

cosa mangiare a Gubbio

Vi dico solo una cosa: non importa quale tipo di pasta sceglierete. Sappiate solo che sarà impossibile evitare la scarpetta.

Sarà pure poco educato, ma lasciare tutto il condimento nel piatto è peccato. Punto. A proposito, sapete di cosa sto parlando, vero? No? La scarpetta è la tipica tradizione romana e, credo, di tutto il centro Italia, di raccogliere ciò che resta del condimento con una o più fette di pane. Che a Gubbio è rigorosamente senza sale, quindi contribuisce ulteriormente a risaltare i sapori.

Cosa mangiare a Gubbio: secondi piatti

Se l’antipasto e il primo non vi hanno saziato, è d’obbligo continuare con un secondo, anche solo per provare quanto di meglio ha da offrire la cucina tipica di Gubbio.

La carne di maiale e quella di cinghiale, più asciutta e selvatica rispetto alla prima, sono molto diffuse e vengono servite in forma di arrosti e spezzatini.

cosa mangiare a Gubbio

Per gli amanti dei legumi, non perdetevi le lenticchie di Castelluccio. Questo tipo di lenticchie sono piccole e arrotondate. Devono la loro fama anche al fatto che tengono bene la cottura, quindi si possono utilizzare non solo come secondo, ma anche nelle zuppe, senza trovarsi una poltiglia nelle preparazioni più lunghe.

Se invece preferite qualcosa di più veloce, vi consiglio di provare i taglieri assortiti che sono il fiore all’occhiello di ogni ristorante della città. Del resto, salumi e formaggi sono un pezzo forte non solo di Gubbio, ma di tutta l’Umbria.

cosa mangiare a Gubbio

Ora vi svelo una piccola curiosità. Sapete che la parola “norcineria” deriva dal nome della città di Norcia, famosa per i suoi negozietti tradizionali, dove si vendono insaccati di produzione propria?

Quindi o come antipasto o per secondo, non perdete l’esperienza del tagliere, accompagnato da un buon calice di vino.

Io vi consiglio questi:

  • il bianco dei Colli Perugini DOC;
  • il rosso dei Colli Orvietani DOC;
  • l’Assisi DOC -io preferisco il rosso perché trovo il bianco troppo dolce, secondo me è più ideale per un aperitivo-;
  • il Torgiano Riserva DOCG – un vino rosso eccezionale che richiede un invecchiamento di almeno 3 anni-.

Provateli, poi magari fatemi sapere cosa ne pensate.

Cosa mangiare a Gubbio: il plus imperdibile

Per finire, arriviamo a una chicca: una pietanza imperdibile da mangiare a Gubbio che nella sua semplicità racchiude la storia di una tradizione molto antica. Sto parlando della Crescia. Eccola:

cosa mangiare a Gubbio

La Crescia è una focaccia molto conosciuta a Gubbio e arriva direttamente dalla tavola contadina. La si può trovare farcita in molti modi; verdura e salsiccia, prosciutto cotto e formaggio stagionato, stracchino e speck.

Se dovessi suggerirvi come magiare la Crescia a Gubbio, vi consiglierei con del semplice prosciutto crudo. Si tratta del ripieno più semplice, ma secondo me in questo modo si esalta meglio il sapore dell’impasto.

Fine pasto a Gubbio: il Brustengolo

Per concludere la lista dei cibi imperdibili da mangiare a Gubbio, parliamo di dolci.

Io vi consiglio di provare il Brustengolo, una torta tipica della città. Un signore del posto ci ha spiegato che viene preparato usando la farina di mais, per questo è senza lievito. -Comunque, in caso di allergie o intolleranze, chiedete sempre ai camerieri, perché magari gli ingredienti possono essere modificati rispetto alla ricetta tipica-. Dopo l’impasto, il Brustengolo viene arricchito con mele, uvetta, noci e pinoli. Pensate che una volta questa prelibatezza era considerata il dolce dei poveri. Oggi la frutta secca al supermercato costa tantissimo, ma prima questi prodotti si raccoglievano nei boschi, quindi erano a disposizione di tutti e i contadini se ne servivano liberamente.

Se invece preferite un fine pasto più leggero, anche se non sono sicura che questo sia il termine esatto, vi consiglio di provare i Tozzetti. Sono biscotti simili ai cantucci, ma più morbidi, da inzuppare in un bicchiere di vino bianco. Insomma, frugale si, ma poco calorico certamente no.

A breve, scriverò un altro post dove vi parlerò dei migliori ristoranti della città.

Per ora, vi lascio il link al mio articolo su cosa visitare in un fine settimana a Gubbio: Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città

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Come organizzare un itinerario perfetto in 3 semplici step

Articolo aggiornato il 29 Novembre 2020

come organizzare un itinerario

Vi piacerebbe programmare un viaggio in autonomia ma non l’avete mai fatto? Oggi andiamo a vedere come organizzare un itinerario fai da te dalla a alla z.

Quando si programma una vacanza, il punto interrogativo è sempre lo stesso. Rivolgersi a un’agenzia di viaggi oppure organizzare tutto da soli?

Personalmente, quando ho voglia di rilassarmi, mi rivolgo senza pensarci alla mia agenzia. A volte però mi piace organizzare tutto da sola, costruendo l’itinerario interamente sui gusti e le esigenze della mia famiglia.

Cominciamo subito a vedere come si procede. Alla fine dell’articolo troverete anche alcuni dei siti che uso più frequentemente per i viaggi che pianifico da me.

Itinerari diversi, organizzazione differente!

Partiamo da un punto fondamentale: l’organizzazione di un itinerario varia in base a quanto volete allontanarvi da casa.

Un itinerario a lungo raggio richiede una programmazione molto precisa perché ci sono diversi aspetti da considerare.

In questo caso, il primo passo è la ricerca dei voli. Inoltre bisogna pensare anche agli eventuali obblighi burocratici. Vediamo velocemente i più importanti.

  • Serve il passaporto?
  • Occorre un visto di ingresso?
  • Sono previste vaccinazioni obbligatorie?

Dopo aver approfondito questi punti, l’organizzazione del viaggio passa per 3 step, validi sia per gli itinerari lontano da casa che per quelli appena fuori regione.

Organizzare un itinerario: gli step da seguire

organizzare un tinerario

Questa secondo me è la parte più divertente di tutta l’organizzazione, perché è come avere davanti un foglio bianco e decidere quali colori usare per dipingerlo.

Scegliere la meta

Il primo passo per organizzare un itinerario fai da te è la scelta della destinazione. Cercate ispirazione. Pensate a un luogo che vi piacerebbe visitare, un posto che vi attira particolarmente. Siete all’inizio della progettazione, quindi potete dare libero sfogo alla fantasia.

  • Vi piace il caldo?
  • Preferite il mare o la montagna?
  • Vi piace passeggiare nella natura?
  • Praticate uno sport particolare?

Bene, ora chiudete gli occhi e visualizzate il luogo che rispecchia i vostri interessi. Dopo averlo individuato, cominciate a ragionare concretamente sulla meta del vostro itinerario, perché da questo momento comincerà l’organizzazione vera e propria.

Studiare la destinazione e la sua fattibilità

Dopo aver pensato a una meta ideale, è il momento di capire se questa sia fattibile o meno. Qua entrano in gioco diversi fattori, a partire dai soldi necessari fino al tempo che avete a disposizione.

Per esempio, quando ho un solo fine settimana libero, io evito di allontanarmi troppo perché passerei quasi tutto il tempo in viaggio e mi concentro su mete vicine.

Ecco come procedo.

  • Il primo passo è pensare al mezzo di trasporto. Se voglio restare a un paio d’ore da casa, la scelta varia tra la macchina o il treno. Quando posso, viaggio sempre in treno perché è un mezzo molto ecologico, inoltre spesso si trovano buonissime offerte che mi permettono di spostarmi a un prezzo davvero stracciato.
  • Se devo passare almeno una notte fuori inizio subito a dare un’occhiata ai prezzi degli alberghi. Cerco di essere flessibile con le date perché è un trucco che, di solito, fa risparmiare parecchio.

Organizzazione pratica dell’itinerario

A questo punto mi sento sempre una specie di artista perché, proprio come una sarta, cucio l’itinerario interamente su di me. Il risultato è un’esperienza unica che non si può trovare in nessuna agenzia di viaggi.

In questa terza fase, il viaggio comincia davvero a prendere forma.

Ecco cosa faccio.

  • Io sono decisamente vecchio stampo. Preferisco sempre la cara, antica e insostituibile carta alla tecnologia. Quindi mi procuro una cartina della regione che ho scelto di visitare, a volte stampandola da Google Maps. Poi prendo un pennarello colorato e segno le tappe dell’itinerario, cercando anche di calcolare le distanze.
  • Mi appunto su un quaderno le cose più interessanti da vedere e le attività che vorrei svolgere. Alcune vanno prenotate in anticipo, quindi lo faccio prima della partenza in modo da non doverlo fare durante il viaggio. Per sicurezza, stampo sempre una ricevuta cartacea.
  • Poco prima della partenza vado a ricontrollare tutte le prenotazioni e mi assicuro di non dimenticare i documenti.

A questo punto il viaggio può cominciare. Ma quali sono i siti internet migliori per organizzare un itinerario fai da te?

I migliori siti per costruire un itinerario in autonomia

Ultimamente ce ne sono parecchi in circolazione, ma io uso sempre gli stessi perché preferisco andare sul sicuro. Cominciamo dal trasporto.

Acquistare i biglietti di viaggio on-line

Vediamo le principali opzioni di trasporto che si possono prenotare sul web.

Biglietti aerei

  • Cominciamo da Skyscanner. Lo conoscete? Inserendo le informazioni di viaggio è possibile trovare l’offerta migliore per la destinazione che avete scelto.
  • Per i voli europei, di solito Ryanair è la compagnia che offre le soluzioni più economiche, ma consiglio di fare attenzione. Tutti i servizi accessori-incluso il bagaglio a mano- sono a pagamento, quindi il costo lievita in un attimo. Confrontate la tariffa con le classiche compagnie di bandiera, a volte riescono a essere pure più economiche di una low-cost.

Biglietti ferroviari

Di solito io prenoto su Trenitalia. Amo viaggiare sui Frecciarossa, ma se il viaggio è breve-fino a 100 km di distanza da casa- uso anche i classici treni regionali. Magari ci vuole un po’ di più, ma con 15/20 euro al massimo vado e torno.

Viaggiare in macchina con il car-shiring

Se vi recate in un luogo che non è servito dalla ferrovia, una soluzione può essere il car-shiring. Tra le varie alternative la più gettonata è Bla-bla car. Per il momento non l’ho mai usato, ma se sta prendendo tanto piede, significa che offre un buon servizio.

Scegliere un albergo sul web

Se non siete abituati a navigare sui siti di ricerca degli hotel, all’inizio forse vi sentirete spaesati perché esiste un’offerta gigantesca: dagli ostelli fino alle camere di lusso, con tutti i servizi e i prezzi immaginabili.

Cerchiamo di fare chiarezza.

Trivago

Sicuramente avrete visto la pubblicità. Con Trivago si può ottenere una camera al prezzo più basso possibile. Questo avviene perché si confrontano le tariffe delle varie strutture.

Come receptionist d’hotel, vi dico che se prenotate da soli per la prima volta può risultare complicato. Infatti, una volta scelta la camera, non resterete sulla piattaforma di Trivago, ma verrete inviati direttamente sul sito di ricerca che ospita quell’offerta, con una grafica e un sistema di prenotazione differenti. Quindi usatelo semplicemente per farvi un’idea sui prezzi.

Booking.com+Expedia

Sono due siti concorrenti. Di Expedia amo la possibilità di prenotare anche il volo, ma consiglio di fare attenzione perché spesso acquistare biglietto aereo + hotel separatamente risulta più economico.

Ecco qualche consiglio se vi avvicinate per la prima volta al mondo delle prenotazione on-line.

  • Quando iniziate la ricerca, usate sempre i filtri. Per il tipo di struttura che cercate -per esempio hotel o bed and breakfast- per il prezzo, la distanza dal centro città e i servizi accessori. Volete la piscina? Vi serve la lavanderia? Questo trucco vi permetterà di ottenere dei risultati sulla base delle vostre esigenze e risparmierete una marea di tempo.
  • I risultati di ricerca vengono influenzati da precisi criteri stabiliti durante la stipula del contratto tra Booking o Expedia e la struttura ricettiva. Questo significa che i primi risultati non sono necessariamente i migliori.
  • Per una serie di motivi che non sto qua a spiegare perché non è l’argomento di questo articolo, può anche accadere che sia più conveniente prenotare direttamente in hotel. Mi occupo da anni di questo settore, credetemi se vi dico di fare sempre un colpo di telefono all’albergatore.

Questi sono, in sostanza, tutti i passi che faccio quando organizzo un itinerario da sola.

Voi come fate? Conoscete altri trucchi? Oppure preferite prenotare il viaggio rivolgendovi a un’agenzia?

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Cosa fare a Capranica Prenestina: picnic sui prati

Articolo aggiornato il 2 Dicembre 2020

cosa fare a Capranica Prenestina

Organizzare un picnic sui prati trascorrendo la giornata all’aria aperta è una delle cose più caratteristiche da fare a Capranica Prenestina.

Dove si trova il paese

Capranica Prenestina è conosciuta dalla gente del posto semplicemente come Capranica. Siamo nel cuore del Lazio, a pochi chilometri da Roma. Il territorio è disseminato di piccoli tesori architettonici e naturalistici, ma spesso restano sconosciuti ai turisti che si limitano a visitare il centro della capitale, senza spostarsi verso le zone limitrofe.

Parliamo di territori dove si vive lentamente, lontani dal caos delle grandi metropoli e che raccontano uno stile di vita che rischia di essere dimenticato.

Come si intuisce dal nome, Capranica si trova sui Monti Prenestini, a Est di Roma, e ha un’altitudine di circa mille metri sul livello del mare. Essendo un piccolo borgo di montagna, d’inverno conta davvero pochissimi abitanti. In estate però si popola di escursionisti e l’unica piazza del paese si anima di mercati ed eventi musicali.

Come arrivare a Capranica Prenestina?

Per raggiungere Capranica serve necessariamente una macchina. Prendete come riferimento l’autostrada A1 Roma-Napoli e uscite al casello autostradale di San Cesareo. A questo punto potete arrivare a Capranica passando per Palestrina. Se invece uscite al casello di Valmontone, dovete attraversare Cave e superare il paesino di Rocca di Cave.

Pur essendo un piccolo borgo, Capranica è tutta da scoprire. Oggi parliamo dei prati montani che la circondano e di come organizzare un picnic all’aperto, un’attività perfetta per grandi e piccini.

Qualche curiosità su queste montagne

cosa fare a Capranica Prenestina

Prima di passare all’organizzazione di una scampagnata da queste parti, voglio raccontarvi qualcosa in più sul territorio.

Come dicevo prima, siamo nel cuore dei Monti Prenestini e, grazie a una protezione attenta e costante da parte delle autorità locali, la zona è riuscita a preservare intatta la sua bellezza.

Le stradine tortuose sfiorano i pascoli lasciando spesso spazio a una vegetazione brulla, fatta di pini e piante di more.

cosa fare a Capranica Prenestina

Fino a qualche anno fa, i boschi erano più fitti, ma la grande nevicata del 2012 ha in parte modificato il territorio.

All’epoca studiavo all’università a Torino e guardavo costernata i servizi dei telegiornali, che mostravano come Capranica e i paesini intorno fossero raggiungibili solo in elicottero. L’esercito si occupava di rifornire gli abitanti dei beni di prima necessità. Io avevo prenotato il biglietto per tornare a casa. Pensavo che non ce l’avrei mai fatta, invece il mio aereo fu l’ultimo a partire da Torino alla volta di Roma, solo perché viaggiava con dei militari a bordo che dovevano necessariamente raggiungere la capitale. Chiusero l’aeroporto di Fiumicino subito dopo l’atterraggio del mio volo. Ricordo di non aver mai visto prima tanta neve. Dalle mie parti quella del 2012 resterà una nevicata storica che andrà ad aggiungersi all’album dei ricordi popolari. Con la nevicata del 1986 e del 1956.

Gli animali al pascolo

cosa fare a Capranica Prenestina

Gli animali al pascolo qui sono uno spettacolo comune. Camminano liberamente tutto il giorno, proprio come una volta. Ci sono pecore, capre e le mucche dalle lunghe corna ricurve.

Questi animali in passato rappresentavano la fonte di sostentamento principale degli abitanti della zona. Le persone vivevano soprattutto di pastorizia, poi però le montagne hanno iniziato a spopolarsi e i giovani a partire alla volta di Roma.

Oggi l’economia del posto è cambiata profondamente. Molti che vivono qui lavorano in città e fanno i pendolari. Nonostante questo, però, l’allevamento è ancora una risorsa importante. Continua a rappresentare una tradizione che si tramanda in famiglia e i prodotti derivati, come la carne e i formaggi, spesso vengono venduti ai ristoratori locali che possono vantare una cucina realmente a km0.

Come organizzare il pic-nic a Capranica Prenestina

cosa fare a Capranica Prenestina

Ora veniamo alla parte pratica, ovvero come organizzare un picnic perfetto ai prati di Capranica.

Mi sento davvero esperta sull’argomento perché frequento questi luoghi da quando non sapevo nemmeno camminare e continuo a tornarci anche adesso da adulta.

Ci sono tante alternative nella scelta di cosa portare da mangiare in un picnic in montagna.

  • A volte prepariamo il pranzo la sera prima. Dalla pasta fredda, magari condita con delle verdure fresche, fino ai classici quadratini di frittata.
  • Quando non abbiamo voglia di cucinare in anticipo, o facciamo una scampagnata improvvisata, portiamo i panini. Chiaramente noi li prendiamo nel mio alimentari a Cave, ma in tutto il territorio ci sono tanti punti vendita dove acquistare il pane e gli affettati. Per non parlare di pizza e mortadella, la mia merenda preferita di sempre. Attenzione: non tutti qui preparano i panini, quindi vi consiglio di portare con voi un coltello per tagliare il pane.
  • Un’opzione sempre valida è la carne alla brace. Non si può accendere il fuoco a terra, quindi portate un supporto per la griglia.
cosa fare a Capranica Prenestina

Altre cose utili per un picnic a Capranica

Ecco una lista di alcuni oggetti utili per organizzare una giornata all’aria aperta ai prati di Capranica.

  • Teli per sdraiarsi all’ombra degli alberi;
  • tavoli e sedie da campeggio se volete un minimo di comodità;
  • crema solare in estate e repellente per insetti.

Noi portiamo sempre anche un thermos con del caffè perché il bar più vicino si trova nel centro abitato di Capranica e dista circa 2 chilometri dai prati.

Se scegliete di trascorrere una giornata in montagna in inverno, non dimenticate un cappello e una felpa pesante in quanto il vento spesso è molto forte. Nonostante questo ne vale la pena perché i boschi in questo periodo sono davvero magici. Con la mia famiglia l’ho fatto molte volte dato che viviamo a un quarto d’ora di macchina da Capranica. Tra grigliate davanti al fuoco e passeggiate invernali non ci si annoia di certo.

Un paio di consigli

  • Fate sempre attenzione a non allontanarvi troppo dalla strada perché, se non siete pratici della zona, è facile perdersi se ci si inoltra nella parte più fitta della montagna.
  • A partire da fine Settembre, le piste di caccia vengono indicate con dei segnali apposti sugli alberi e lungo i sentieri, quindi bisogna stare attenti a non invadere questi spazi.

Trascorrere una giornata nel verde, a contatto con la natura, è solo una delle tante cose da fare a Capranica Prenestina. Nei prossimi post vi racconterò cosa vedere nei dintorni e cosa mangiare da queste parti.

Intanto, buon picnic!

Vi potrebbe interessare anche: Cosa vedere a Guadagnolo, il “borgo abitato più alto del Lazio”

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Gubbio in due giorni: qualche idea per visitare la città

Articolo aggiornato il 19 Maggio 2021

Gubbio in due giorni

Siete alla ricerca di una destinazione da visitare tranquillamente nel fine settimana? Oggi vi conduco in Umbria, terra di boschi, storia e sapori straordinari e vedremo cosa fare a Gubbio in due giorni.

Cominciamo con una piccola curiosità. Sapete che Gubbio è conosciuta come “la città di pietra”? Del resto, non potrebbe essere altrimenti. Basta un’occhiata per rendersi conto di come questo luogo conservi perfettamente intatta la sua struttura medioevale, con i tipici blocchi calcarei che vanno dal bianco al grigio e regalano alla città un’atmosfera tutta particolare, come sospesa nel tempo.

Quasi tutte le attrazioni si concentrano proprio all’interno delle mura antiche, quindi Gubbio è perfetta da scoprire a piedi.

Due giorni a Gubbio: il periodo migliore

Iniziamo col dire che si tratta di un luogo da visitare in ogni stagione. A Dicembre la città si illumina -non solo metaforicamente- di magia, grazie all’albero di Natale più grande del mondo. Se però immaginate un abete gigantesco, siete fuori strada, perché viene realizzata una cosa molto più particolare. Ogni anno, a partire dal giorno dell’Immacolata, si collegano migliaia di luci che si abbarbicano per la montagna, ricreando la forma di un albero di Natale.

Visitando Gubbio in primavere, invece, precisamente nel mese di Maggio, potete assistere alla tradizionale Corsa dei Ceri, dedicata a Sant’Ubaldo, il patrono della città. La mia stagione preferita però resta l’autunno, soprattutto fine Ottobre. Non solo perché di solito in questo periodo non ci sono molti turisti, ma soprattutto per i mille colori dei boschi, che donano alla città quel non so che di poetico.

Gubbio: perché un giorno non basta

Spesso ho sentito dire che trascorrere un solo giorno a Gubbio è sufficiente perché è una città piccolina, io però non sono d’accordo. Il primo giorno sicuramente si può dedicare alle attrazioni principali, ma il secondo permette di concentrarsi sui dettagli che sarebbe un peccato perdere.

Noi amiamo i viaggi lenti e questo è un dato di fatto. Ma credetemi. Io ci sono stata diverse volte, eppure, a ogni ritorno, Gubbio mi regala qualcosa di nuovo: un scorcio della città, un panorama ammirato da una posizione diversa oppure, semplicemente, un vino che non avevo mai assaggiato prima.

Ora partiamo con il nostro piccolo tour alla scoperta della città.

Cosa fare a Gubbio in due giorni?

Curiosità e…un po’ di fiction!

Il centro di Gubbio si conserva talmente bene che in ogni angolo c’è sempre qualcosa da scoprire e fotografare. A partire dalla Chiesa di San Giovanni, nascosta in una piazzetta deliziosa. L’ edificio è conosciuto come la Chiesa di Don Matteo. Infatti, nella famosa serie tv, questa è la chiesa dove Terence Hill celebra la messa, interpretando un personaggio che è riuscito, nel tempo, a conquistare il cuore di moltissimi telespettatori.

In realtà da qualche anno la produzione della fiction è stata spostata altrove ma, nell’immaginario collettivo, Gubbio rimane la città di Don Matteo. Tanto che è possibile fermarsi anche nella caffetteria dove Terence Hill e Nino Frassica -leggete Don Matteo e il Maresciallo Cecchini- giocano le loro quotidiane partite a scacchi.

Gubbio in due giorni

Il bar di Don Matteo si affaccia su uno dei luoghi più importanti della città, Piazza dei Quaranta Martiri. Proprio qui si trova il Palazzo dei Consoli, con la facciata in stile gotico, che nella fiction è usata per ospitare la caserma dei carabinieri.

Palazzi e fontane

Tra i palazzi più importanti a Gubbio c’è sicuramente Palazzo Ducale. Questo edificio si differenzia dagli altri in quanto, di medioevale, ha solo le fondamenta. Infatti, la struttura antica fu inglobata in quella più recente solo durante i lavori di restauro, che in realtà hanno portato a una vera e propria ricostruzione del palazzo, ecco il motivo dello stile rinascimentale, che spicca su quello molto più sobrio del Medioevo.

Adesso una piccola chicca: sapete che si può diventare “matti onorari” della città per un giorno? Vi domandate cosa sto dicendo? A Gubbio c’è la Fontana dei Matti. Per diventare matti onorari, correte tre volte intorno alla fontana e bagnatevi la testa con un po’ d’acqua. Et voilà, il titolo sarà vostro. A ogni paese la sua tradizione.

La funivia e la Basilica di Sant’Ubaldo

Proseguiamo il nostro giro alla scoperta di Gubbio con la Basilica di Sant’Ubaldo. Strada facendo, vi consiglio di fare una sosta alla piccola, minuscola Chiesa di San Marziale.

All’interno può sembrare davvero spoglia perché è totalmente priva di decorazioni. Infatti è realizzata nello stile romanico più puro, uno dei miei preferiti. Il nome le fu attribuito nel 1553, quando la struttura venne inglobata al già presente monastero di San Marziale.

Oltrepassando la chiesetta troverete una strada in salita che conduce alla funivia. Se amate camminare, potreste raggiungere a piedi la Basilica di Sant’Ubaldo e usare la funivia solo per scendere. Se camminate lentamente, ci vogliono circa 40 minuti per arrivare in cima. Io vi consiglio di fare questa passeggiata. Attraversando curve e tornanti circondati dai boschi egubini, incontrerete diversi punti panoramici. Come vi dicevo all’inizio, i colori in questo periodo sono magnifici.

Ecco un piccolo assaggio:

Gubbio in due giorni

Si tratta dello stesso percorso della Festa dei Ceri. In questa occasione, i partecipanti raggiungono la basilica correndo, ma, se camminate, la salita non è impossibile. L’importante è avere un paio di scarpe comode e una giacca annodata in vita perché in autunno comunque c’è sempre un po’ di vento freddo.

Al piano superiore della basilica c’è anche un piccolo museo. L’entrata è gratuita e si possono ammirare sia le reliquie di Sant’Ubaldo che i ceri usati durante la festa. Inoltre, ci sono dei video che raccontano l’origine dei festeggiamenti.

Consigli per la funivia:

Ora vi do una piccola dritta. Se soffrite di vertigini, non usate la funivia e raggiungete la basilica in macchina. Le cabine, infatti, non sono quelle classiche, chiuse dai vetri di protezione, ma semplici gabbie sospese nel vuoto.

Gubbio in due giorni

Io mi riprometto sempre di non salire, poi però, vince la tentazione di ammirare il panorama, verde come può essere solo il cuore dell’Umbria. Comunque, l’uso della funivia, proprio per via delle cabine scoperte, è condizionato dal tempo. Nei giorni di vento chiude per motivi di sicurezza e resta aperta solo fino al periodo autunnale.

La Chiesa di San Francesco

Gubbio in due giorni

Non tutti sanno che San Francesco d’Assisi è legato anche a Gubbio. Secondo la tradizione, infatti, dopo aver rifiutato le ricchezze della famiglia, Francesco avrebbe vissuto proprio qui. Ma non solo.

I cattolici raccontano che il poverello d’Assisi aveva il dono di parlare con gli animali. Conoscete l’episodio del lupo? Si dice che un esemplare molto feroce terrorizzasse gli abitanti di Gubbio. Francesco riuscì a convincere il lupo a non attaccare più gli umani e siglarono questa promessa su una pietra, che sarebbe contenuta proprio all’interno della chiesa a lui dedicata, appena fuori le mura della città.

Cos’altro fare a Gubbio in due giorni: cibo, vini e artigianato

Dopo aver dedicato il primo giorno a Gubbio visitando le attrazioni storiche e culturali della città, è il momento di rilassarsi tra buon cibo e artigianato.

Tutti i ristorantini all’interno del borgo medioevale offrono la possibilità del menu alla carta o di quello turistico. Il menu turistico costa all’incirca dai 13 ai 20 euro a persona. Nonostante il prezzo attento al portafogli, la qualità del cibo è davvero ottima. Qui trovate qualche idea sull’enogastronomia del posto: Cosa mangiare a Gubbio e dintorni

Tra un antipasto e una degustazione di vini locali, non perdete l’occasione di passeggiare tra le botteghe del paese. Questa è la cosa che noi preferiamo fare di più ogni volta che torniamo a Gubbio. Si tratta davvero di una festa, sia per gli occhi che per il palato. Lenticchie, salami, miele, formaggi e tartufi, insomma un viaggio nel viaggio che passa attraverso il gusto e i profumi.

Se amate l’artigianato, troverete molti prodotti interamente realizzati a mano. Tra tutti, meritano un posto speciale i piatti di ceramica, decorati come una volta dai proprietari delle botteghe, spesso davanti agli occhi estasiati dei turisti. Le tecniche e i disegni si assomigliano, ognuno però ha una mano diversa, quindi non troverete mai due prodotti uguali. Sarà che io amo tantissimo queste cose, perché raccontano di un mondo che rischia di scomparire, offuscato dalla produzione industriale che propone prodotti realizzati in serie e mancano dell’amore artigiano, quindi passerei ore ad ammirare questi artisti mentre dipingono ogni singolo pezzo.

Del resto, ci vuole tempo per scoprire i dettagli e i tesori più nascosti non vanno d’accordo con un viaggio consumato in fretta. Ecco perché per visitare a fondo Gubbio, non basta un solo giorno. Anzi, occorre ritornarci, tante e tante volte, perché questa città è così: più si conosce, più si ama.

Non siete d’accordo?

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Torino esoterica: alla scoperta della magia della città

Articolo aggiornato il 18 Dicembre 2020

In questo itinerario vi porto alla scoperta della Torino esoterica.

La città nasconde molti segreti. Qui le leggende e i misteri si perdono nella notte dei tempi e a volte riescono a insinuare il dubbio nella razionalità umana, tanto che Torino si è guadagnata l’appellativo di città magica per eccellenza.

Il mistero della città

Torino esoterica

Secondo la tradizione, la magia a Torino è rintracciabile già a partire dalla nascita della città, situata in una collocazione molto particolare.

Vediamo perché.

  • Torino sorge al centro tra due fiumi, il Po e la Dora. Secondo un’antica tradizione, questi fiumi rappresenterebbero la contrapposizione tra il sole e la luna, cioè tra il potere maschile e quello femminile, conferendo alla città un grande potere spirituale.
  • Torino si trova sul parallelo numero 45. Proprio in questo punto confluirebbero potenti energie, in apparente equilibrio ma perennemente contrapposte.

Torino tra magia ed esoterismo: la leggenda

Secondo una leggenda, la città sarebbe polo di attrazione per due tipi di forze: la magia bianca -positiva- e la magia nera– dalle connotazioni negative-.

La magia bianca collega Torino alle città europee di Praga e Lisbona. Con la magia nera, invece, Torino forma il triangolo nero assieme a Londra e San Francisco.

Itinerario alla scoperta della Torino esoterica

Queste leggende si rincorrono da secoli e ci sono dei veri e propri tour tematici per gli appassionati dell’argomento. Di solito si snodano lungo il percorso che va dalla magia nera a quella bianca.

Vi consiglio assolutamente questa passeggiata per visitare Torino ammirandola da un punto di vista differente, tuttavia vi suggerisco di organizzare da soli il vostro itinerario alla scoperta della magia della città, proprio come ho fatto io.

Perché?

  • Un itinerario fai da te vi permette di soffermarvi sui luoghi che vi interessano di più;
  • Scoprire da soli gli indizi esoterici sparpagliati per la città è divertentissimo;
  • Potete invertire il percorso iniziando dalla magia bianca per terminare con i luoghi legati alla magia nera. Credetemi, è molto più interessante, si percepisce davvero quel pizzico di mistero in più che è difficile spiegare a parole, l’ho provato sulla mia pelle. D’altronde l’uomo è sempre stato attratto dai segreti dell’occulto, no?

Iniziamo con l’itinerario come l’ho percorso io. Facendolo di sera, è davvero una passeggiata da brividi! 🙂

Cosa vi serve?

  • Un paio di scarpe comode;
  • una macchina fotografica;
  • un binocolo per osservare i dettagli;
  • una cartina della città per spostarvi in autonomia.

Misteri e leggende a Torino: la magia bianca

Piazza San Carlo

Il punto di partenza di questo itinerario serale è Piazza San Carlo, legata alla magia bianca.

Il grande monumento equestre di Emanuele Filiberto di Savoia si trova proprio al centro della piazza, che ha un aspetto tipicamente seicentesco. Oggi è considerata il salotto di Torino.

Tutti i palazzi che si affacciano sulla piazza sono molto eleganti e i loro proprietari erano i nobili che ruotavano attorno alla vita di corte, fatta di intrighi e misteri.

L’elemento più interessante è la decorazione dei cornicioni. Ognuno raffigura volti di personaggi ultraterreni, con elementi decorativi ricorrenti.

A primo impatto si potrebbe pensare a una moda diffusa dell’epoca, ma forse quelle immagini rappresentano qualcosa di più. Le simmetrie sono davvero impressionanti. Chissà se queste decorazioni nascondono un segreto. Potrebbe trattarsi di un messaggio nascosto? Una sorta di codice decifrabile per la massoneria?

Torino esoterica

Il mistero non si esaurisce con le decorazioni, perché nella piazza c’è anche una statua della Vergine con la Sacra Sindone, un elemento dalla forte valenza simbolica.

A partire dal suo ritrovamento, la Sindone ha assunto subito una connotazione positiva, non solo nel mondo cristiano. Nel Medioevo si diceva che, chiunque vi fosse passato davanti, avrebbe avuto una vita colma di fortuna, un elemento estraneo al cristianesimo che però rappresenta un forte retaggio pagano. Il politeismo si incrocia al cattolicesimo in un filo sottile che è difficile districare, passato e presente si tengono per mano dando vita a misteri che restano irrisolti.

Piazza Castello

Piazza Castello è la seconda tappa dell’itinerario. Come si intuisce, il nome della piazza è dovuto alla presenza del Palazzo Reale, un imponente edificio tanto elegante da togliere il fiato. Furono proprio i Savoia a decidere di far realizzare, fuori dal castello, un’area da utilizzare per gli eventi di rappresentanza reale. Nel tempo gli architetti di corte hanno impreziosito lo spazio con statue e palazzi porticati.

Piazza Castello è considerata il luogo della luce, uno dei posti dove l’energia positiva di Torino sarebbe più forte. Secondo gli appassionati di esoterismo, la linea del cancello traccia il confine tra la magia bianca e quella nera.

Piazza Vittorio

Si arriva infine a Piazza Vittorio, con la chiesa Gran Madre di Dio. Proprio di fronte alla chiesa, c’è una grande statua di Emanuele I di Savoia, un’ulteriore testimonianza di quanto la famiglia reale abbia plasmato a fondo il territorio di Torino.

Torino esoterica

Secondo una leggenda, orientandosi in un punto preciso in base alla posizione della statua, si arriva all’esatta direzione da percorre per ritrovare il Santo Graal. Sono in molti a credere che questo si trovi proprio a Torino, nascosto da qualche parte dalla massoneria.

La Sindone e il Santo Graal sono due elementi importanti per molti cattolici e si legano indissolubilmente all’esoterismo di Torino. Non facendo altro che aumentare il suo carico di mistero.

Itinerario nella Torino esoterica: la magia nera

Leggende, fede e religione si intrecciano anche lungo il percorso della magia nera, che secondo me è quello più misterioso e pure un po’ inquietante.

La Porta del Diavolo

La prima tappa del percorso della magia nera è la Porta del Diavolo, in Via 20 Settembre.

Esistono tante leggende sull’origine di questa porta, alcune delle quali sembrano dei veri racconti del terrore.

Secondo uno dei racconti più oscuri, il particolare della porta, una specie di figura umana dall’espressione brutale, conterrebbe il volto di un apprendista stregone. Lo sventato studente sarebbe stato punito dal demonio per averlo infastidito con le sue continue invocazioni alle forze occulte.

Qui troviamo un legame interessante con molte teorie cospirazioniste. Oggi sono in molti a credere che il mondo sia governato da sette massoniche tramite l’economia e il lavoro. Sapete che il palazzo con la Porta del Diavolo è la sede della Banca Nazionale del Lavoro? Un particolare che sicuramente aumenta i misteri della città, non credete?

Rondò Forca

La tappa successiva di questa passeggiata è la zona di Rondò Forca.

L’area si trova tra Via Cigna e Corso Regina Margherita; una volta era il luogo dove avvenivano le esecuzioni dei condannati. Nel punto esatto dove sorgeva la forca, oggi c’è una statua che passa quasi inosservata.

Gli abitanti di Torino dicono che, nelle notti d’inverno, si sentono i lamenti dei condannati. Questa leggenda popolare calza a pennello a Rondò Forca perché si trova all’incrocio di due viali molto grandi, quindi c’è sempre molto vento. In passato deve essere stato facile associare il fischio del vento alla presenza dei fantasmi anche perché di sera la zona è davvero misteriosa. Non so spiegarvi il motivo, è qualcosa che si sente a pelle, provare per credere.

Piazza Statuto

L’ ultima tappa di questo itinerario tematico è Piazza Statuto, il punto culminante della magia nera.

Sapete che Piazza Statuto è l’anima nera di Torino?

Anticamente, il luogo dove ora sorge la piazza, era parte di un accampamento romano; però era un luogo di confine, riservato alla sepoltura dei morti.

Molti secoli dopo, durante il periodo di massimo splendore dei Savoia, fu realizzata la piazza, circondata dagli immancabili palazzi porticati che caratterizzano Torino.

Al centro della piazza c’è il Monumento dei caduti al traforo del Frejus, con i titani che circondano una sorta di genio alato.

Torino esoterica

Ci sono diverse interpretazioni sul significato di questo monumento. Secondo gli appassionati di esoterismo, l’opera rappresenta la vittoria della Ragione -il genio alato- sulla Forza -i titani-.

La parte più misteriosa però è l’ obelisco della piazza. In cima si trova una stella a 5 punte, uno dei più famosi e discussi simboli massonici. Molti credono che nella stella convergono le più potenti forze della magia nera e la considerano l’anticamera dell’inferno.

In passato questa teoria trovava terreno fertile nella popolazione a causa dell’atmosfera particolare che si respira a Piazza Statuto.

Ci sono dei luoghi che si prestano perfettamente a leggende di questo tipo, forse perché il fruscio del vento della sera, quando la piazza è rischiarata solo dai lampioni, rende Piazza Statuto un luogo dall’atmosfera davvero misteriosa.

Del resto, tutte le tappe riferite alla magia nera che abbiamo visto in questo itinerario si trovano nella parte Ovest della città. L’Ovest è dove tramonta il sole e il tramonto secondo alcune teorie esoteriche è associato all’inferno, dove i demoni danzano nell’oscurità. Ditemi, non sentite già un brivido lungo la schiena?

Questo itinerario su Torino esoterica è perfetto per adulti e bambini perché un po’ di mistero rende sempre un viaggio più interessante.

Se amate gli itinerari tematici fuori dalle solite rotte turistiche, vi lascio il link per un tour su due ruote alla scoperta della provincia di Torino: Torino in bicicletta: itinerario tra la Dora, laghi e castelli della provincia

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Visita al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno

Articolo aggiornato il 22 Giugno 2021

Santuario Santa Maria Goretti

Oggi vi parlo della mia visita al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno.

In realtà si tratta di un luogo che conosco bene perché la città si trova a circa un’ora di macchina da casa mia, ma ogni volta ci torno con piacere e amo fermarmi per recitare una preghiera anche quando vado al mare.

Santa Maria Goretti è una figura importantissima per l’identità religiosa e culturale di Nettuno. Conoscete la sua storia?

Chi era Maria Goretti

Maria nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, nel 1890, in una famiglia poverissima.

Quando era ancora molto piccola, la famiglia decise di trasferirsi. Prima a Paliano -a pochi chilometri da Cave, il paesino dove vivo- poi a Ferriere di Conca, nei pressi di Nettuno.

All’epoca, tutte le campagne della zona erano un inferno paludoso infestato da insetti e zanzare. L’Agro Pontino infatti sarebbe stato bonificato solo durante il periodo fascista e, all’epoca in cui Maria e la sua famiglia si stabilirono nella zona, c’erano ancora condizioni igieniche molto scarse e la povertà faceva da padrona.

Il rischio di ammalarsi e morire era sempre dietro l’angolo. Il padre di Maria Goretti morì proprio a causa della malaria, lasciando a sua moglie la responsabilità di allevare i numerosi figli.

Maria aiutava la mamma a badare ai fratellini più piccoli. I racconti dell’epoca la descrivono come una bambina fuori dall’ordinario, quasi angelica. Ubbidiente, timorosa di Dio e forte nella sua fede. Si racconta che uno dei suoi desideri più grandi fosse quello di fare la prima Comunione. Maria riuscì nel suo intento. Fu abile nell’apprendere tutto il catechismo richiesto, nonostante il poco tempo libero e le condizioni di povertà della sua famiglia.

Come tutte le storie dei Santi, anche questa, di storia, non ha un lieto fine, perlomeno sulla Terra. Maria infatti fu uccisa barbaramente con 14 coltellate dal suo vicino di casa Alessandro Serenelli, dopo aver rifiutato le sue avances. A nulla servì la corsa in ospedale e la seguente operazione chirurgica, nel tentativo disperato dei medici di salvarle la vita. Maria morì il giorno successivo all’aggressione all’età di 12 anni.

Poco prima di morire, pronunciò una delle frasi che l’avrebbero resa celebre. Riferendosi al suo assassino, Maria disse:

Lo perdono e lo voglio con me in Paradiso.

Quel giorno era il 6 Luglio del 1902. Sarà poi Papa Pio XII a presiedere la cerimonia della sua canonizzazione, nel 1950.

La storia di Maria è stata ripresa anche a livello televisivo, con il film “Maria Goretti” del 2003, dove la Santa era interpretata dall’attrice Martina Pinto.

Il Santuario

Il Santuario dove riposa il corpo di Santa Maria Goretti si trova proprio al centro di Nettuno. Tuttavia ha un forte legame anche con la Madonna delle Grazie. Per capire il perché, dobbiamo tornare indietro di parecchi secoli, ai tempi di Enrico VIII.

Famoso per essere stato sposato ben sei volte, Enrico divorziò dalla sua legittima moglie, Caterina D’Aragona, per sposare la sua amante Anna Bolena, cosa che causò lo scisma dell’Inghilterra con la Chiesa Cattolica di Roma e la nascita della Chiesa Anglicana. Per questo motivo il sovrano inglese aveva proibito ai suoi sudditi l’uso delle immagini sacre. Alcuni marinai decisero allora di portare in salvo una statua della Madonna alla quale erano particolarmente devoti.

Durante il loro viaggio sbarcarono a Nettuno, dove una tempesta impedì loro di ripartire. Gli uomini interpretarono le cattive condizioni del tempo come un presagio divino e lasciarono la statua a Nettuno, collocandola nel Santuario che sorgeva in riva al mare.

Proprio il mare ha segnato la storia del Santuario, mettendone più volte a rischio l’esistenza. Nel corso dei secoli gli uomini hanno ingaggiato una battaglia impari contro la natura e la storia si è ripetuta qualche decennio fa, quando la salsedine sembrava aver corrotto irrimediabilmente la struttura. L’ultimo restauro del Santuario risale al 1966, quando già ospitava le spoglie di Maria Goretti.

Come si presenta il Santuario

Oggi si accede all’area consacrata attraversando un piazzale di stampo moderno, delimitato da cancelli che, la sera, vengono chiusi.

La prima cosa che mi colpisce ogni volta che entro in questo luogo è la semplicità dell’ambiente.

Santuario Santa Maria Goretti

Il minimalismo accompagna tutti gli elementi decorativi, incluso il soffitto con le travi in legno.

Santuario Santa Maria Goretti

Personalmente ho sempre trovato caldo e accogliente qualsiasi ambiente realizzato in legno, poco importa che si tratti di un castello, di uno chalet o, come in questo caso, di un luogo sacro.

Scendendo attraverso una scalinata laterale, si arriva alla cripta dedicata a Santa Maria Goretti. In questo luogo ci si può raccogliere in preghiera, oppure semplicemente ammirare la ricostruzione della sua vita.

I momenti principali della vita di Maria Goretti sono stati ricostruiti sotto forma di presepe. A ogni immagine è associato un momento della giornata, dall’alba al tramonto. Questa sala si trova completamente al buio e si illumina quando qualcuno si ferma davanti alle immagini, schermate dai vetri di protezione.

Questa prima immagine ricostruisce la morte del padre di Maria.

Santuario Santa Maria Goretti

Qui invece è rappresentato il momento dell’aggressione.

Santuario Santa Maria Goretti

Infine, quello della morte di Maria in ospedale.

Santuario Santa Maria Goretti

All’interno della cripta si possono trovare notizie anche di Alessandro Serenelli, l’assassino di Maria, e del suo percorso di pentimento e conversione durante gli anni del carcere.

Infine, sempre all’interno del Santuario, c’è una specie di piccolo museo dedicato a Maria Goretti. In realtà si tratta di una stanza molto semplice dove si possono osservare alcune reliquie della Santa e le fotografie della visita di Giovanni Paolo II al Santuario di Nettuno. Una delle fotografie più significative è questa.

Santuario Santa Maria Goretti

Lo scatto risale al giorno della canonizzazione a Piazza San Pietro.

La signora anziana davanti al feretro è la mamma di Maria e dal suo volto traspare tutta la sua emozione. Ogni volta, soprattutto da quando sono diventata madre, mi chiedo sempre se la canonizzazione della sua piccola dovesse sembrarle un atto di giustizia divina, quasi un ricompensa per una vita di stenti e il dolore inimmaginabile di perdere una figlia in un modo tanto assurdo.

Continuo a chiedermelo, ma non ho ancora trovato una risposta.

Informazioni utili per la visita al Santuario

  • Se vi interessa sapere qualcosa in più sulla storia del Santuario o sulle attività che vengono svolte, questo è il link dove potete trovare tutte le informazioni : http://www.santuarionettuno.it/
  • Vicino l’ entrata principale del Santuario, troverete una piccola stradina laterale, proprio sulla vostra sinistra. All’interno c’è un parcheggio a pagamento. Anche se non è custodito, è ottimo se volete passare la giornata in spiaggia o visitare il Santuario senza lasciare la macchina troppo lontano.
  • Un paio di anni fa, quando il marito e io eravamo ancora fidanzati, ci hanno ospitati come pellegrini per una notte all’interno del convento sul retro. Ci serviva un punto di appoggio tranquillo e sono stati proprio gli abitanti di Nettuno a suggerircelo. Se non vi dispiace dormire in un ambiente spartano, potrebbe essere la soluzione giusta anche per restare qualche giorno al mare. Prima di andare via, noi abbiamo semplicemente lasciato un’offerta per la Chiesa.

Se amate i Santuari e volete scoprire altri luoghi di pellegrinaggio in Centro Italia, vi potrebbe interessare questo articolo: Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

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Cosa fare a Nettuno in un giorno: idee e consigli

Articolo aggiornato il 24 Giugno 2021

Nettuno in un giorno

In questo articolo vi parlo un po’ di cosa fare a Nettuno in un giorno.

Nettuno è una ridente cittadina sulla costa laziale dal passato molto importante. Io la conosco bene perché, quando ero bambina, per la mia famiglia era una tradizione trascorrere le domeniche estive in spiaggia.

Ricordo che, accanto al parcheggio, prima di scendere al mare, c’era un muretto dove ci fermavamo sempre a fare colazione. O meglio, facevano fare colazione a noi bambini, con il ciambellone della nonna e il thermos di latte fresco portato da casa. Sapevano bene che quello era l’unico momento in cui restavamo tranquilli, perché poi saremmo corsi subito a giocare con quella libertà infinita tipica dei più piccoli.

Comunque, Nettuno non è affatto solo mare e si presta benissimo per una gita fuori porta in qualsiasi stagione dell’anno. Io amo il mare anche d’inverno, quindi non appena possibile facciamo sempre un salto per trascorrervi una giornata. L’ultima volta ci siamo andati in primavera.

Ora però la smetto con le chiacchiere e vi racconto cosa vedere a Nettuno oltre -ovviamente- al mare.

Una meta ideale per coppie e famiglie con bambini

Come vi accennavo nel paragrafo precedente, io frequento Nettuno da sempre e negli anni ho visto tutti i cambiamenti avvenuti che, purtroppo, non sono stati sempre positivi.

Tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del 2000, la città ha conosciuto una cementificazione selvaggia. Ovunque spuntavano costruzioni ammassate e disordinate e i vari hotel e le abitazioni proprio sulla riva del mare avevano eroso tutta la spiaggia.

Oggi, quel periodo sembra essere solo un brutto ricordo e, benché alcuni edifici raccontano di un passato per nulla attento alla protezione dell’ambiente marino, la zona costiera è stata completamente riqualificata.

Ci sono ampie spiagge dotate di tutti i servizi, e per chi non volesse usufruire delle concessioni private, esistono le aree libere. Qui l’accesso alla spiaggia è sostanzialmente privo di barriere architettoniche, quindi è molto comodo spostarsi con i passeggini e sedia a rotelle, cosa che secondo me dovrebbe essere messa in pratica ovunque. Inoltre, sempre a ridosso della spiaggia libera, c’è un grande parcheggio, comodissimo perché si possono lasciare in macchina le cose che non servono nell’immediato. Il lungomare è circondato da ampi marciapiedi e un tratto è adibito a pista ciclabile. I vari servizi, dai supermercati, fino ai bar e le farmacie, si trovano a qualche minuto a piedi. Insomma, tutti questi elementi rendono Nettuno la meta ideale non solo per le giovani coppie, ma anche per le famiglie con bambini, sia per una vacanza che per un’escursione occasionale e, se avete dei piccoli al seguito, saprete cosa intendo dire.

A proposito, qui vi parlo della nostra prima volta al mare con Elisa Maria quando aveva solo due mesi: Mare con neonati? Si, con la giusta organizzazione!

Ora vediamo come arrivare.

L’alternativa ecologica: arrivare a Nettuno in treno

Se non avete voglia di guidare, è possibile arrivare a Nettuno in treno e si tratta di un viaggio fattibile da fare anche con i bambini più grandicelli, a partire dai 3/ 4 anni di età.

Da quando è nata nostra figlia, noi per comodità ci siamo sempre spostati in macchina, ma, se venite da Roma, il treno è decisamente il mezzo più comodo.

La stazione ferroviaria si trova proprio in centro città, distante dal mare solo qualche minuto a piedi.

Ci sono collegamenti diretti da Roma Termini tutti i giorni, anche la domenica, questo proprio per venire incontro alle esigenze dei turisti del fine settimana. Il viaggio dura circa un’ora e il biglietto costa 3,60 euro a persona per tratta.

Ora però entriamo nel vivo dell’articolo e vediamo cosa vedere a Nettuno.

Cosa fare a Nettuno in un giorno: idee e consigli

Prima dicevo che Nettuno ha alle spalle un passato molto importante. In effetti, è proprio così.

La città ha un’origine antichissima. A partire dal Medioevo, passando per il Rinascimento, fino ad arrivare alle due guerre mondiali, Nettuno ha rivestito un ruolo di prim’ordine nella storia del Lazio -e non solo-.

Essendo una colonia romana, anticamente era soprattutto un luogo di villeggiatura molto amato dalle nobili famiglie di Roma. A testimonianza di questo periodo, ci sono tutt’ora una serie di ville e resti di templi. In seguito, a partire dal Medioevo, Nettuno subì diverse incursioni barbare e la storia locale ricorda quella saracena come la più feroce in assoluto. Inoltre, le vicende della città sono fortemente intrecciate a quelle dello Stato Pontificio e il centro storico racconta una lunga storia fatta di domini e lotte di potere.

Il borgo medioevale

Nettuno in un giorno

Il castello di Nettuno risale proprio al periodo medioevale e fu acquistato dalla famiglia Colonna nella prima metà del 1400. Per tutto il secolo successivo rappresentò un punto di difesa strategico. Infatti, arrampicandosi sulle torri più alte, era possibile scorgere in anticipo gli invasori provenienti dal mare.

Attorno al castello si sviluppa il borgo medioevale, quello che una volta era il cuore della città. Questa area non è molto grande, ma io la trovo davvero caratteristica perché i dettagli antichi sono ben visibili in ogni angolo.

Nettuno in un giorno

Proprio all’interno del borgo, fuori dal caos del lungomare, ci sono alcuni tra i migliori ristorantini della città e, neanche a dirlo, il pesce è la specialità del posto.

Il giorno che noi abbiamo fatto questa passeggiata faceva davvero molto caldo. Il cielo era limpido e l’aria profumava di mare. Attorno a noi, l’odore del pesce fritto si diffondeva dalle finestre dei ristoranti ed era davvero una tentazione da far venire l’acquolina in bocca. Infatti, non abbiamo nemmeno provato a resistere. 🙂

Non visitavo il borgo da circa un paio d’anni. Mentre camminavo, ho notato con molto piacere che tutto è trattato con estrema cura. Le stradine conservano intatti i ciottoli di origine romana e regna una pulizia minuziosa. Molto difficilmente si trovano cartacce gettate a terra.

I ristoratori del resto tengono molto a questa atmosfera di decoro e tipicità, tanto che spesso sono loro ad abbellire le strade con piante e fiori colorati.

Nettuno in un giorno

Il porto turistico

L’altra chicca da vedere a Nettuno è sicuramente il porto turistico, inaugurato negli anni ’80.

Si può raggiungere dalla strada principale che costeggia il lungomare oppure scendendo una ripida scalinata dall’interno del centro storico. In questo caso, l’ingresso è più defilato perché si arriva dal lato secondario.

All’interno del porto troverete bar, ristoranti e gioiellerie. Eppure, ciò che vale davvero la visita, sono gli yacht ormeggiati alle banchine, dove vince il lusso più sfrenato.

Quando ero bambina, mano nella mano con mia madre e mio padre, restavo incantata ad ammirare le grandi barchette, come le chiamavo allora. Dicevo sempre che un giorno ne avrei comprata una pure io. Ora che sono adulta, beh, ho realizzato che non potrei permettermi uno yacht nemmeno lavorando cinque vite, però è sempre bello fermarsi ad ammirarli e sognare a occhi aperti, immaginando di fare il giro del mondo attraverso gli oceani. Anche perché il porto è talmente legato all’anima attuale di Nettuno che non si può evitare una sosta.

Il lungomare

Uscendo dal porto si arriva direttamente sulla strada principale di Nettuno, quella che costeggia il lungomare.

Qui si passeggia completamente immersi nel cuore pulsante e moderno della città. Ci sono tantissimi bar dove fermarsi a bere qualcosa, per non parlare delle gelaterie artigianali e delle pizzerie a taglio, ottime per un pranzo veloce. In estate l’atmosfera è sempre vivace e caotica, quasi un invito alle vacanze.

Se avete la fortuna di incappare in un giorno molto caldo, è d’obbligo una passeggiata sulla spiaggia, rilassandosi al sole. Tra i turisti della domenica, intenti a godersi il tepore primaverile, danno all’occhio i preparativi frenetici dei proprietari degli stabilimenti, in vista dell’alta stagione.

Cos’altro visitare a Nettuno in un giorno

Come vi anticipavo all’inizio, Nettuno non è solo mare e ci sono diverse attrazioni storiche e culturali da visitare, tutte adatte per trascorrere il tempo in occasione di una gita fuori porta.

Concludo lasciandovi qualche idea.

  • Forte Sangallo: si tratta di una fortezza cinquecentesca a picco sul mare, nata come punto difensivo. Al suo interno c’è il Museo Alleato. La città infatti ha avuto un ruolo molto importante durante la seconda guerra mondiale, in quanto lo sbarco degli americani avvenne proprio ad Anzio, a qualche chilometro da Nettuno.
  • Cimitero Americano: purtroppo è la triste conseguenza dello sbarco di Anzio. Situato alle porte della città, il cimitero americano è una tappa imperdibile per gli tutti gli appassionati di storia moderna. La prima volta che ci sono stata mi è subito venuto in mente il film del soldato Ryan e fa male vedere quanti ragazzi non abbiano più fatto ritorno a casa. Certo, non è un posto che si visita per divertimento, ma io lo consiglio perché è una testimonianza importante di un pezzo di storia che i nostri nonni hanno vissuto sulla loro pelle. Anche con i bambini. Qui trovate il mio personalissimo punto di vista: Il cimitero americano di Nettuno: perché visitarlo con i bambini
  • Santuario di Santa Maria Goretti: è il santuario legato alla Santa bambina, alla quale gli abitanti di Nettuno sono molto devoti. Io che sono religiosa, amo farci una breve sosta ogni volta che mi trovo a Nettuno. Ecco il link del mio approfondimento: Visita al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno
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Torino in due giorni tra musei, parchi e mercati

Articolo aggiornato il 29 Dicembre 2020

Torino in due giorni

In questo articolo vediamo cosa visitare a Torino in due giorni, come arrivare e come muoversi in città.

Una premessa su Torino

Pensando alla città, immaginate fabbriche e automobili? Nulla di più sbagliato, perché Torino è molto più di questo.

La città è riuscita a scrollarsi di dosso il suo passato grigio e industriale a partire dai Giochi Olimpici Invernali del 2008. Da allora Torino ne ha fatta di strada e oggi è una meta turistica che sposa perfettamente modernità e tradizione.

Ci sono tantissimi posti da visitare e sicuramente non bastano due giorni per scoprire tutto. Ecco perché ho scelto di concentrarmi solo sui musei, i parchi e il mercato più famoso della città. In un prossimo articolo vi racconterò cosa fare e cosa vedere a Torino avendo più tempo a disposizione.

Come organizzare un viaggio a Torino

Nei prossimi paragrafi vediamo come arrivare in città e come spostarsi.

Come arrivare a Torino

La prima soluzione per arrivare a Torino è l’aereo. L’aeroporto Sandro Pertini è ben collegato con le principali città italiane. Si trova a Caselle, ma una volta arrivati si può facilmente raggiungere il centro grazie ai pullman della compagnia Sadem. Sul sito https://www.aeroportoditorino.it/it/tomove/trasporti-e-parcheggi/in-bus trovate tutti gli orari dei collegamenti e il prezzo dei biglietti.

Volendo potete raggiungere Torino anche in treno. Questa è l’alternativa che preferisco perché così si arriva direttamente in centro città.

Torino è servita da Italo Treno e dai Frecciarossa e i collegamenti con le altre città italiane sono frequentissimi. Se prenotate il biglietto con largo anticipo potete trovare offerte veramente a due soldi.

A mio parere queste sono le offerte più convenienti per raggiungere Torino in treno:

  • Italo vado e torno: se acquistate insieme andata e ritorno potete usufruire di uno sconto del 10%;
  • Italo Special: con questa offerta risparmiate viaggiando il martedì, il mercoledì e il giovedì;
  • Trenitalia Offerta Insieme: c’è un risparmio del 30% acquistando i biglietti in gruppi da 2 a 5 persone;
  • Trenitalia Carta Verde: permette di usufruire del 30% di sconto sul biglietto a tariffa base se avete meno di 30 anni;
  • Trenitalia Young: viaggiate con lo sconto del 30% sui vari tipi di biglietti se avete meno di 30 anni.

Come spostarsi a Torino

Spostarsi a Torino è davvero semplice. Ecco tutte le alternative.

La metropolitana

La metropolitana di Torino è tra le più efficenti in Italia. Io la prendevo tutti i giorni quando studiavo all’università e ricordo solo un ritardo. L’unica pecca è che c’è una sola linea, quindi non tutti i punti della città sono raggiungibili in metro. Comunque, dalla fermata di Torino Porta Nuova, che è la stessa della stazione dei treni, salendo in superficie trovate tram e autobus per ogni zona della città.

I Pullman

I Pullman a Torino non sono sempre puntuali e spesso viaggiano con ritardo a causa del traffico, ma coprono benissimo il centro. Se siete a Torino per un paio di giorni vi consiglio di acquistare il biglietto speciale 48 h. Costa 7,50 euro a persona e può essere usato su pullman, tram e metropolitana.

Per risparmiare ulteriormente, è possibile acquistare la Piemonte Card 2 giorni che, oltre al trasporto, include l’entrata ai musei di cui vi parlo in questo articolo.

Visitare Torino a piedi

Se amate camminare, vi consiglio di visitare il centro a piedi. Rispetto ad altre città europee e italiane, Torino è più piccola e quindi le attrazioni principali da visitare in due giorni sono molto vicine. Inoltre, la città ha origini romane e conserva la sua pianta a scacchiera. In altre parole, non ci si può perdere perché Torino è praticamente un quadrato 🙂

Cosa vedere a Torino in due giorni

Iniziamo il nostro giro alla scoperta delle bellezze della città e partiamo dal simbolo indiscusso: la Mole Antonelliana.

La Mole Antonelliana

La Mole è quell’elegante edificio in stile neoclassico che appare sempre in tutte le cartoline della città. Inizialmente doveva essere usata come sinagoga, poi però fu acquistata dal Comune di Torino che ne fece un simbolo di unità nazionale.

Al suo interno ci sono gli ascensori che permettono di salire fino al tempietto. Non perdetevi assolutamente una vista di Torino dall’alto perché il panorama che si può ammirare è davvero eccezionale.

I Musei

Solitamente non amo troppo visitare i musei quando viaggio quindi ne parlo raramente, ma questa volta faccio un’eccezione. Infatti questi musei raccontano un pezzo di storia della città e meritano davvero una visita.

Il Museo del Cinema

torino in due giorni

Il Museo del Cinema si trova all’interno della Mole Antonelliana, quindi potete visitarlo dopo essere saliti con gli ascensori per ammirare la città dall’alto.

Perché un museo del cinema? Non poteva essere diversamente, dato che Torino sta al cinema come il burro sul pane.

In città l’attività cinematografica è sempre stata rilevante. Ecco qualche esempio:

  • nella pellicola Guerra e Pace del 1956 alcune scene della battaglia più importante sono state girate nel centro della città;
  • Dario Argento ambientò a Torino Profondo Rosso;
  • più recentemente, la fiction Questo Nostro Amore, con Anna Valle e Neri Marcorè è stata girata interamente fra Torino e le campagne piemontesi.

Il Museo del Cinema di Torino è molto particolare, per capire bene bisogna visitarlo. L’allestimento infatti procede a spirale e si snoda su più percorsi, ognuno dei quali racconta un periodo particolare della storia del cinema. Si parte quindi dai cimeli più antichi, i miei preferiti, quelli che hanno fatto la storia cinematografica, fino alle sale dedicate alla fantascienza. Molti percorsi proposti sono interattivi, quindi risultano interessanti anche per i bambini. Vi lascio il link del museo con tutte le informazioni dettagliate: https://www.museocinema.it/it

Il Museo Egizio

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Il Museo Egizio si trova a pochi minuti a piedi dalla Mole Antonelliana. Penso che poche città al mondo, a parte Il Cairo, possano vantare simili collezioni.

All’interno delle sale espositive si possono ammirare statue, papiri e antichi oggetti della vita quotidiana. Per i più appassionati, si, ci sono anche le mummie.

Visitare questo museo significa fare un tuffo nel passato di almeno duemila anni ed essere catapultati nel cuore della civiltà egizia. Alla fine della visita avrete una gran voglia di volare direttamente nella Valle dei Re. Intanto ecco il link del museo: https://www.museoegizio.it/

Consiglio: il Museo del Cinema e il Museo Egizio si trovano a pochi passi da Piazza Vittorio, una zona molto vivace dove fermarsi a bere qualcosa. Pur essendo in pieno centro città, i prezzi sono decisamente abbordabili, un’apericena si aggira intorno ai 10,00 euro a persona.

Torino in due giorni: il mercato di Porta Palazzo

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Una tappa imperdibile in un giro a Torino in due giorni è il mercato di Porta Palazzo.

Dicono che sia il mercato etnico più grande d’Europa. Non so se sia vero, ma sono davvero affezionata a questo luogo. Ogni volta che ci andavo, era sempre una sorpresa ascoltare la babele di lingue, con il naso che mi pizzicava per l’odore delle spezie, mentre osservavo i vibranti colori dei caffetani che svolazzavano dalle bancarelle. Amavo perdermi in quel mix multiculturale e sognavo terre esotiche e lontane.

Purtroppo Porta Palazzo non ha una bella fama e spesso viene etichettato come un posto pericoloso. Beh, a me non è mai accaduto nulla, basta soltanto usare un po’ di prudenza come in qualsiasi altro luogo affollato di una grande città.

Visitare Porta Palazzo significa scoprire un quartiere popolare multietnico che caratterizza Torino tanto quanto gli eleganti palazzi del centro. Perché una città non è fatta solo di storia, ma anche di vita vera e questo mercato rappresenta bene uno spaccato di quotidianità dei torinesi di oggi.

Il Parco del Valentino

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Torino è piena di parchi ma il più bello in assoluto secondo me è il Parco del Valentino. I torinesi lo chiamano semplicemente “il Valentino”.

Il parco prende il nome dall’omonimo castello che una volta era di proprietà dei Savoia. Oggi ospita la Facoltà Universitaria di Architettura, ma è ancora possibile visitare il borgo medioevale, a cui si accede direttamente dal parco.

Il Valentino si sviluppa lungo la riva del Po ed è molto caratteristico perché nel tempo fu abbellito dai vari architetti di corte. Statue e fontane si alternano ai piccoli giardini rocciosi posizionati all’interno delle aiuole e, nelle giornate di sole, ci sono tanti scoiattoli che saltano liberamente da un albero all’altro.

Il Parco del Valentino è un punto di riferimento sia per gli sportivi che per le famiglie, insomma, fateci un giro e trascorrete un pomeriggio all’ombra degli alberi perché è davvero rilassante.

Scoprire le cioccolaterie

torino in due giorni

Le cioccolaterie di Torino non sono semplicemente un’attrazione da scoprire ma rappresentano uno stile di vita. Torino è la patria dei Gianduiotti, e, soprattutto in inverno, è d’obbligo una pausa dolce in uno dei tanti locali del centro.

Tutte le cioccolaterie nel cuore della città si trovano sotto ai portici che caratterizzano Torino. Gli arredi sono d’epoca e spesso richiamano il Barocco e il Liberty del primo Novecento.

Trascorrere i freddi pomeriggi d’inverno sorseggiando una cioccolata calda mentre leggevo un libro era uno dei miei passatempi preferiti quando studiavo all’università. Soprattutto quando fuori nevicava e le Alpi sembravano fatte di zucchero filato.

Ma quali sono le migliori cioccolaterie di Torino? Vi lascio un elenco di quelle che io frequentavo sempre.

Caffè Fiorio

Il Fiorio è una delle più antiche cioccolaterie della città e dietro al suo nome c’è la storia d’Italia. Era un punto di ritrovo per rivoluzionari e liberali ed era frequentato abitualmente da Cavour. Gli arredi sono ancora quelli originari dell’epoca.

Le sue specialità, oltre naturalmente al cioccolato, sono:

  • il bicerin, una specie di caffè alcolico aromatizzato al cioccolato;
  • il gelato artigianale, vi consiglio assolutamente il cono alla gianduia.

Caffè Fiorio si trova in Via Po n.8C.

Caffè Platti

Caffè Platti è un rinomato locale storico inaugurato nel 1875. Oggi fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia e si caratterizza per le sue eleganti sale in stile barocco.

Vi consiglio di accompagnare il caffè o la cioccolata calda ad una delle loro eccezionali torte.

Caffè Platti è in Corso Vittorio Emanuele 2° num.72.

Cioccolateria Baratti e Milano

Questo locale nasce come confetteria nel 1858. Gli ingredienti principali usati nella preparazione dei dolci sono le nocciole piemontesi, il latte di Normandia e, ovviamente, il cioccolato. Il lato che apprezzo maggiormente di questo locale è l’attenzione speciale all’origine dei prodotti. Il loro cioccolato, ad esempio, viene lavorato in Italia, ma è coltivato e raccolto nei Paesi d’origine da cooperative locali. L’etica nel lavoro non guasta mai, anzi, da un grande valore aggiunto ai proprietari e alla loro cioccolateria.

Da provare:

  • le caramelle
  • i cremini
  • i gianduiotti
  • la torta al cioccolato fondente

L’indirizzo è Piazza Castello 27.

In questo articolo ho scelto di soffermarmi solo su alcuni luoghi di Torino, ma la città ha davvero tanto da offrire e ve ne parlerò nei prossimi articoli.

Intanto vi lascio il link a questo itinerario tematico per scoprire Torino sotto un punto di vista diverso: Torino esoterica: alla scoperta della magia della città

Perché sicuramente parliamo di una città autentica, ma dalla bellezza nascosta da scoprire pian piano. Un luogo dove respirare la storia e accostarsi a un passato industriale, del quale le testimonianze sono sparpagliate per tutto il territorio. Una città che ha saputo reinventarsi e oggi abbraccia i viaggiatori all’ombra delle Alpi.