Categorie
Mediazione culturale

Baby gang in aumento: esiste una soluzione?

baby gang in aumento
Foto di: Djedj, Pixabay

Ormai non fa più notizia. Le baby gang sono in aumento e tengono sotto scacco le nostre città. I reati violenti come il furto e la rapina a mano armata sono all’ordine del giorno, ma non solo.

Non è raro osservare, tra i vari gruppi che si contendono il controllo del territorio, degli scontri che si traducono in sequestro di persona, risse e accoltellamenti in strada, sotto gli occhi terrorizzati dei passanti.

Un fenomeno preoccupante che è in crescita, al quale il sistema giudiziario italiano appare incapace di rispondere. Non si tratta soltanto di tempistiche troppo lunghe, il problema è a monte, perché spesso gli imputati sono al di sotto della soglia di punibilità, dunque, a meno che non venga modificata la normativa, il sistema giudiziario e le forze dell’ordine hanno le mani legate.

Baby gang in aumento: esiste una soluzione?

baby gang in aumento
Immagine di: Tumsu, Pixabay

Ma chi sono e da dove vengono questi giovanissimi?

Tipologia e diffusione delle baby gang in Italia

Lo studio “Le Gang giovanili in Italia” di Tanscrime, consultabile sul sito del Ministero dell’Interno a questo link https://www.interno.gov.it/it/notizie/mappatura-nazionale-baby-gang-realta-aumento-italia, prova a tracciarne una mappatura, individuando tre tipi di baby gang. La prima tipologia non ha una struttura gerarchica e la sua presenza è omogenea da Nord a Sud. La seconda -rintracciabile soprattutto nel Meridione- si ispira alle organizzazioni mafiose italiane. La terza fotografa bene la situazione attuale:

[…] gruppi che si ispirano a organizzazioni criminali o gang estere: presenti prevalentemente in aree urbane del Nord e del Centro del Paese composti in prevalenza da stranieri di prima e seconda generazione. […]

Lo studio termina con una serie di proposte di intervento, che si condensano in un richiamo a una maggiore collaborazione tre le istituzioni e al sostegno alle famiglie.

La situazione in Europa

Inquadrare le caratteristiche delle baby gang però, non basta per comprendere a fondo un fenomeno che non è affatto tutto italiano.

La Francia non sembra essere da meno e pochi mesi fa il primo ministro svedese Ulf Kristerssan parlava della situazione sempre più preoccupante anche in Svezia -fonte: sussidiario.net, articolo del 30/09/23 di Josephine Corinci-

Per correre ai ripari, nel tentativo di arginare la violenza che dilaga, occorre capire le motivazioni e le dinamiche alla base dell’aumento delle baby gang in Italia.

Non tutti i gruppi sono baby gang

Stando ai dati dello studio firmato Tanscrime, molti degli appartenenti a questi gruppi organizzati si ispirano ai modelli delle baby gang straniere.

In questo c’è sicuramente un fondo di verità, almeno nei casi in cui i gruppi sono coadiuvati a monte dalla criminalità organizzata.

Eppure, assistiamo spesso ad aggregazioni volontarie che nulla hanno a che fare con le mafie di matrice straniera presenti sul territorio italiano.

Il ruolo dei trapper

baby gang in aumento
Foto di: Robert Balog, Pixabay

Aggregazioni che in molti casi passano per la musica e devono la popolarità ai social, tanto che, sempre nel medesimo studio, si legge:

[…] si aggiunge la sempre più persuasiva esposizione ad attività e rappresentazioni estreme in rete o nei media tradizionali che, in qualche caso, possono attivare processi emulativi o favorire condotte devianti alla ricerca di consenso tra pari. […]

I trapper in Italia

Il fenomeno è inevitabilmente correlato ai trapper, termine spesso sconosciuto ai più, che però, almeno in parte, aiuta a far luce sui motivi del successo che riscontrano nei giovanissimi.

Trapper deriva da trap, trappola, e si identifica con i luoghi più emarginati degli Stati Uniti dove nei primissimi anni ’90 avveniva lo spaccio della droga.

Dalla definizione si intuisce la provenienza sociale e i temi trattati dai trapper, che spesso in Italia hanno origini Nord africane. Origini, perché le famiglie sono arrivate nel nostro Paese tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, ma loro sono nati qua.

Riflessioni sui trapper e la malavita: cosa non ha funzionato

Forse, allora, proprio nell’ultimo dato sta la chiave di lettura.

Questi ragazzi, pur essendo nati e cresciuti in Italia, parlano di violenza, povertà ed emarginazione.

Un’emarginazione che si muove su più fronti: quella identitaria -quanti si sentono italiani e in che modo l’origine influisce sulla loro vita?- e quella sociale. Quest’ultima passa per la mancata integrazione – e si apre un paradosso enorme, perché per chi è nato qui non dovrebbe aver senso parlare di integrazione- ma non solo.

Una delle accuse che viene rivolta più spesso alla politica -basta ascoltare qualche intervista per rendersene conto- è la risposta che questa non ha saputo dare in termini di opportunità, come se lo Stato li avesse emarginati e, dunque, rifiutati.

Le baby gang sono il fallimento del modello integrativo italiano

Come suggerisce il nome, gli appartenenti a quelle che comunemente definiamo baby gang -includendo tra queste i trapper di origine straniera, che però a ben vedere non sempre rientrano nel fenomeno, in quanto spaccio, risse e rapine rappresentano il risultato di un certo tipo di vita e non il fine del gruppo- sono giovanissimi, quasi sempre sotto i 25 anni.

Da questo dato è facilmente intuibile che tutti hanno lasciato la scuola poco più che adolescenti. Il periodo maggiormente critico, ovvero la fascia di età 13-16 anni, dice anche che l’abbandono è avvenuto all’inizio delle superiori. Quasi sicuramente questa scelta non è avvenuta per caso, ma è l’epilogo di un disagio sociale covato da tempo, probabilmente all’interno delle stesse famiglie di origine. Famiglie che hanno avuto difficoltà a integrarsi all’epoca del loro arrivo, famiglie che una volta mandavano i loro figli alla scuola dell’obbligo.

Allora dov’erano le Istituzioni all’epoca? Perché non sono intervenuti i servizi sociali, allontanando quei bambini da un futuro all’insegna dei soldi facili e della malavita? Se fosse stata mostrata loro un’alternativa, oggi la situazione sarebbe diversa?

Aumento delle baby gang in Italia: esiste una soluzione?

Difficile dirlo col senno di poi, sta di fatto che un recupero è più semplice in giovane età che da adulti.

Quel che è certo, è che le baby gang di oggi rappresentano il fallimento della politica sociale italiana di dieci anni fa, perché fare i moralisti è facile, tutt’altra storia è far capire che esiste una strada diversa a chi nella vita ha conosciuto solo emarginazione e povertà. Che si trasformano in rabbia sociale, difficile da contenere. Certo, esiste chi, nonostante tutto, riesce a rompere la catena e ad affrancarsi da un destino che pare essere già scritto, ma solo pochi, pochissimi ci riescono.

Ecco allora che la soluzione sta nella prevenzione. Ricostruire le storie disastrate di chi oggi fa parte delle baby gang, andando a vedere come e quando si è verificato il cortocircuito sociale. E intervenire sui nodi, quali l’isolamento, il basso reddito e l’abbandono precoce degli studi, che spesso viaggiano di pari passo. Così dovrebbe funzionare la sinergia tra le Istituzioni, altrimenti, sono solo parole buttate al vento.

Ti piacciono i miei contenuti e hai un’idea o un progetto da propormi? Visita la pagina Lavora con me, dove troverai tutti i modi in cui possiamo collaborare insieme.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *